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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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lunedì 7 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MAURIZIO GASPARRI


Il centrodestra deve affrontare la questione di Roma come se si dovesse formare il Governo nazionale: non è più tempo di “formazioni B” o di “under 21”, servono personaggi più autorevoli dei ministri. Non esiste una figura messianica. Giorgia Meloni metterebbe tutti d’accordo ma non è l’unica. La Raggi e i grillini vanno ringraziati perché hanno dimostrato che l’incapacità non è l’alternativa alla crisi della politica
Maurizio Gasparri, più volte deputato e senatore; vicepresidente del Senato; Sottosegretario e Ministro, è un fiume in piena: “Il quinquennio di Virginia Raggi è una catastrofe ma paradossalmente è bene che ci sia stato perché dimostra che il nostro è un Paese libero, nel quale si può anche votare per il nulla”.

Un nulla però che nel 2016 ha vinto.
A volte in politica capita che più che il vincitore che vince, sia lo sconfitto che perde. Nel 2008 Alemanno vinse in un contesto  favorevole al centrodestra ma perse Rutelli che era il candidato sbagliato. Nel 2013, Marino vince ma, con il ribasso del centrodestra, gli errori e le inchieste, al posto di Marino avrebbe vinto chiunque, Marone o Maruccio. Nel 2016, lo stesso. Chiunque fosse stato candidato dai 5Stelle, anche Babbo Natale avrebbe vinto. Quindi più che dire “la Raggi ha vinto”, diciamo che hanno perso tutti gli altri: fallimenti, sconfitti ed errori più accuse montate. I grillini sono un incidente della storia e anche tutto questo dibattito sulla ricandidatura della Raggi: ma chi se ne frega. Se non si ricandida, dove va? Prenderà una percentuale di voti da scambiare poi in un momento successivo. Però vanno ringraziati”.

In che senso?
Perché si dimostra che in questo nostro Paese libero anche un’incapace può essere eletta. E che un incapace resta un incapace. La Raggi, Di Battista, Toninelli, la Azzolina, la Taverna, lo stesso Grillo vanno ringraziati perché hanno dimostrato che l’alternativa alla crisi della politica o agli eventuali casi di corruzione non è l’incapacità eretta a sistema”. 

A sinistra e a destra, però, regnano caos e incertezza e fioriscono i nomi, anche i meno probabili. 
Il centrodestra deve ripartire dall’esatto contrario della Raggi: niente improvvisati né incapaci. Ho letto questa ipotesi di candidare Flavio Cattaneo: Flavio è milanese che parla in “milanése” con la “e” larga, ha avuto una lunga carriera, ha guadagnato meritatamente una montagna di soldi, è un manager efficace ed efficiente, ma quando l’ho chiamato per chiedergli di questa ipotesi mi ha risposto in modo colorito “ma che c... dicono?!””. 

Niente Cattaneo, dunque. 
Il Sindaco deve avere capacità di ascolto, dialogo e deve conoscere il territorio dal centro alla periferia. Flavio è l’opposto della Raggi, è una persona capace ma per altre cose. In questi giorni si leggono una marea di sciocchezze”.

Non è il frutto avvelenato dell’assenza di una strategia su Roma?
Nell’equazione Roma, il nome del Sindaco è l’elemento più marginale fra gli altri. Se esistesse il nome messianico in grado di ergersi a vate della Capitale già ci sarebbe il plebiscito. Oggi una figura simile non c’è. Giorgia Meloni, se decidesse di candidarsi, avrebbe capacità, esperienza, conoscenza del territorio, grinta. Mi pare di aver capito che non si candiderà ma se decidesse diversamente non ci sarebbe spazio per alcuna discussione”.

Altri nomi?
Non esiste mica la proprietà transitiva sui nomi. Candidati sindaco manager o della società civile sono barzellette. I tecnici servono nella squadra”.

Lei potrebbe candidarsi?
Non ci si autocandida. La questione di Roma va affrontata dal centrodestra come se si dovesse formare il Governo nazionale, cioè bisogna mettere in campo il meglio che la politica abbia a Roma, più il supporto di tecnici di primo piano. A Roma abbiamo mille problemi: tanto per dirne alcuni siamo in un eterno “dopo Malagrotta”; trasporti al collasso; bilancio fermo, centro storico strozzato e se non si sbrigano a disattivare la ZTL andremo coi cacciaviti a smontare le telecamere. Per dirla alla romana: al sindaco “je deve regge la pompa”.

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A PAOLO CENTO



Chi pensasse a sinistra di riprendere un cammino interrotto dopo Veltroni, commetterebbe un errore. È politicamente cambiato tutto. Nella coalizione larga e nelle primarie fondamentali nel ridare la parola al nostro popolo, giudico che il dialogo che ci sarà a Garbatella l’11 settembre fra Amedeo Ciaccheri e Monica Cirinnà, sia importante e auspico che possa maturare in scelte comuni”.
Paolo Cento, consigliere comunale, tre volte deputato partendo dai Verdi, poi nell’Ulivo, quindi in Sinistra Ecologia e Libertà e ora in Sinistra Italiana, usa mille cautele verbali ma apre al potenziale sostegno alle primarie a Monica Cirinnà. 
Alla Sinistra non serve una battaglia identitaria ma dobbiamo confrontarci senza pregiudizi. A Roma non serve una Sinistra bonsai, cespuglio del Pd, ma una Sinistra che conta. La Cirinnà ha il vantaggio di essere “un’irregolare” del Pd e la possibilità convergenza va verificata fino in fondo”.

Cento, a quale idea di coalizione pensa? 
A sinistra dobbiamo fare una coalizione larga che, dal punto di vista sociale, deve andare dalle parrocchie al ceto medio in difficoltà come artigiani, piccole imprese, lavoratori precari. Poi il mondo dell’associazionismo, del volontariato, dei centri sociali. Questo è il “campo largo” cui dobbiamo rivolgersi per non consegnare Roma ai sovranisti e alle destre, radicate in città e, quindi, avversario competitivo”.

Virginia Raggi si è autodefinita “di sinistra”. La sua è davvero un’esperienza di sinistra?
No, quella della Raggi non è classificabile né come esperienza di destra né tantomeno di sinistra. Durante la quarantena se in questa città non ci fosse stato il mutualismo legato alle parrocchie o al mondo dell’associazionismo, saremmo sprofondati nella disperazione più totale. E questo è un canone che caratterizza la sinistra. Anche perché basta vedere lo scontro sulla Casa internazionale delle Donne per capire che non è una Giunta di sinistra. La Giunta Raggi ha preso i voti sulla speranza di un cambiamento radicale che non si è visto”.

Però, come, sulla morosità dei partiti che per decenni non hanno pagato un esiguo affitto, non possiamo dimenticare che il debito accumulato dalla Casa delle Donne è di quasi un milione di euro a fronte di canoni risibili.
Un conto sono le sedi di partito, un conto le realtà associative. La Casa internazionale delle Donne ha reso alla città un servizio in supplenza delle istituzioni assenti. La peculiarità di queste esperienze non si può piegare a un bando o a un regolamento. Però la critica alla Raggi non è limitata solo a questi aspetti: pensiamo ai piccoli imprenditori, ad esempio. In questi anni in Campidoglio non hanno avuto interlocutori né ascolto: basta vedere il pasticcio della ZTL di questi giorni. Ulteriore dimostrazione di una mancanza di visione”.

Qual è allora la sua visione della città per il futuro?
Roma deve essere inclusiva, che accoglie le fragilità sociali. Innovativa dal punto di vista tecnologico con grandi investimenti per le attività economiche mettendo anche in moto le università. E va ripensata e rilanciata la vocazione ecologica, anche in termini di infrastrutture”.

Sì ma i soldi per tutti questi grandi investimenti da dove li tiriamo fuori?
Va fatta un’opera di ristrutturazione del debito della città con il sistema bancario e con Cassa Depositi e prestiti. Serve un patto fra le forze politiche e i candidati Sindaco per i poteri e i fondi per Roma. Abbiamo il problema di spendere bene le risorse che abbiamo e che sono poche. Va rivista l’architettura istituzionale della città magari, anche a sinistra, riflettendo su quella proposta “Roma Regione” avanzata dalla destra un po’ di tempo fa”.

A parte gli aspetti sociali, le infrastrutture?
Roma ha bisogno di metropolitane leggere piuttosto che di quelle sotto terra che hanno tempi biblici e costi che si moltiplicano ogni giorno”.

Così perdiamo altri sette anni e mezzo dopo Marino e Raggi...
Se penso alla Tiburtina: sono quindici anni che è fermo il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero”.

sabato 5 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A LUCIANO CIOCCHETTI



Si può riassumere con quattro espressioni: incompetenza, improvvisazione, ignoranza e lontananza dalla realtà”.
Luciano Ciocchetti, un altro di quei politici con un lungo cursus honorum partendo dall’allora dodicesima circoscrizione (oggi sarebbe il Municipio IX Eur), poi il Consiglio comunale, deputato, consigliere regionale, assessore all’Urbanistica in Regione di cui è stato anche vicepresidente, non usa molti giri di parole per descrivere il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio.
Quello che sta per finire è uno dei quinquenni più brutti che i romani abbiano vissuto. Il Sindaco, anche nelle interviste e nelle dichiarazioni che fa, sembra scesa dalla luna. Del resto, anche le violente spaccature interne allo stesso Movimento 5Stelle dimostrano questa situazione drammatica. Da ultimo, basta vivere a Roma: chi ci vive anche solo da qualche anno non l’ha mai vista così mal ridotta e abbandonata”.
I 5Stelle sostengono di aver dovuto impiegare questi anni per riparare i danni ereditati dalle passate Amministrazioni.
Parto da cose semplici: per potare gli alberi, quanti anni ci vogliono? Per tagliare l’erba, quanti? In cinque anni non sono stati in grado di fare la gara per potare gli alberi di Roma. L’erba non viene tagliata da anni e abbiamo avuto gli incendi di luglio e di agosto. Queste sono le cose minime che un’Amministrazione comunale deve fare. Questa è colpa delle Amministrazioni precedenti? Il gioco di dare la colpa ai predecessori puoi farlo il primo anno, forse il secondo ma già dal terzo non regge più. Su, siamo seri: questa è incapacità manifesta. Anche questa cosa del bilancio…”.
Cosa?
Questa del presunto risanamento di bilancio: non hai speso nulla, niente gare e soldi fermi. Non è un bilancio risanato. Il servizio di trasporto pubblico reso all’utenza è calato del 30 per cento dal 2016 a oggi. L’altro ieri a La7 ha detto questa favola dell’aver asfaltato il 90 per cento delle strade di competenza del Campidoglio, a Roma c’è un’espressione colorita: “la faccia come il c…”. Politiche culturali tagliate, periferie abbandonate, politiche sociali azzerate: eliminano i servizi dicendo di aver risparmiato e risanato”.
Questo è il quadro di partenza del prossimo Sindaco. A destra e a sinistra, però, la situazione è tutt’altro che chiara. Guardando al centrodestra: la Lega, in passato ostacolo per fondi e poteri per Roma, è un problema?
Questo è un tema di carattere nazionale che va affrontato una volta per tutte. La realtà è che su Roma ci sono state solo due leggi: quella del 1990, piena Prima Repubblica, e quella Berlusconi del 2009. Alla fine, dati alla mano, di Roma Capitale se ne sono fregati tutti: a sinistra ne hanno sempre parlato ma poi di atti concreti nulla. E non penso proprio che prima delle Comunali del 2021 l’attuale maggioranza sia in grado di assumere decisioni in merito. Quindi, iniziamo a ragionare su come utilizzare le norme e i fondi che abbiamo e in base a quelli cominciare a programmare la riattivazione dei servizi minimi essenziali. Per questo io dico che non serve un tecnico che non conosce Roma, non conosce i problemi di quei due terzi di romani che abitano fuori dalla cinta delle Mura Aureliane o addirittura oltre il Raccordo. Serve qualcuno “di territorio”, che conosca Roma e intorno al quale possa costruirsi una squadra seria composta dai migliori e non dagli “amici”. Roma non può essere governata da un uomo solo al comando ma serve una squadra in cui ,lì sì, che devono esserci tecnici di primo piano”.
Ha anche in mente un potenziale nome da proporre per candidato Sindaco?
No, non è compito mio. Conoscendo Roma e avendo avuto ruoli istituzionali, cerco di definire un profilo”.
E a sinistra chi può essere temibile?
So che il duo Bettini/Zingaretti sta spingendo molto su Sassoli che, mi dicono, starebbe resistendo. Sassoli sarebbe un candidato temibile”. 

venerdì 4 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A CLAUDIO DURIGON




Tanto a sinistra come a destra sulla corsa al Campidoglio sembra regnare solo tanta confusione e incertezza.
Intanto noi stiamo lavorando a partire dal programma. Vogliamo elaborare una strategia che consenta alla città di uscire dagli anni bui della Raggi e di Ignazio Marino. Sapremo scegliere un nome di qualità per il centrodestra al momento giusto, che dia le giuste prospettive di attuazione del programma, attuando un’inversione totale rispetto alla incompetenza della Raggi che ha fermato la città per troppo tempo”.
Claudio Durigon, sindacalista Ugl, deputato, commissario della Lega a Roma, già sottosegretario al Lavoro nel governo Conte 1, è duro sulla valutazione del quinquennio Raggi (con menzioni anche per Zingaretti) e fa da pontiere con gli alleati sul nome. Durigon, a chi spetta fare il nome? Alla Lega o a Fratelli d’Italia?
Troveremo una convergenza come abbiamo fatto in tutte le situazioni nazionali. Alla fine con la giusta discussione si raggiunge l’unità. Il nome oggi viene in secondo piano. L’esigenza primaria è quella di costruire un programma che risollevi una città abbandonata a se stessa”.
Qualche idea sulle basi di questo programma?
Abbiamo iniziato a gettare le basi su quel che vogliamo per Roma: pulizia, efficienza, sviluppo, sicurezza. Credo che il centrodestra sarà pronto con un programma che faccia tornare Roma vera Capitale”.
Fra i manifesti c’è quello sullo sport. Primo punto, lo Stadio della Roma. Vuol dire che i consiglieri della Lega voteranno a favore del progetto Raggi, se e quando andrà in Aula?
Noi siamo a favore delle infrastrutture. Penso che la Raggi non doveva perdere così tanto tempo e se c’è arrivata solo oggi, a sette mesi dal voto, sia in enorme ritardo. Lo stesso pensiero va al Flaminio e, qualora sarà, anche allo Stadio della Lazio. Noi siamo a favore. Noi eravamo pronti anche a votare a favore di Roma città Olimpica salvo che la Raggi ha deciso di non correre”.
Sì, ma in concreto: voterete sì o no all’attuale progetto?
Dobbiamo verificare il progetto che entrerà in Consiglio. La valutazione non è una cosa secondaria”.
Ha citato il Flaminio. Che, però, è un problema che ha già bruciato i sindaci Alemanno, Marino e Raggi. Tanti vincoli e scarsa appetibilità economica.
Noi dobbiamo ripartire dando risposte. Dobbiamo mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti che ruotano sul Flaminio con l’obiettivo di riqualificare quell’area. È compito del sindaco quello di farsi promotore e trovare soluzioni”.
Fra destra e sinistra, non c’è nessuno che promuova l’operato della Raggi.
Ha perso tempo e fatto tanti danni”.
Altro tema: i rifiuti. Difficile non notare che la Lega si sia schierata con le proteste dei no discarica di Monte Carnevale. D’accordo che siete favorevoli ai termovalorizzatori ma anche con i termovalorizzatori la discarica serve comunque.
Le responsabilità vanno ripartite fra i due personaggi che stanno governando la Regione, Nicola Zingaretti, e il Comune, Virginia Raggi. Serve  un ciclo dei rifiuti chiuso e sostenibile, altrimenti la discarica da sola diventa solo una foglia di fico, un alibi. Non solo la Lombardia o il Veneto, ma anche le rossE Emilia-Romagna e Toscana hanno inceneritori, termovalorizzatori e discariche, sistemi integrati che hanno garantito l’ambiente e il decoro urbano”.
Durigon, uno dei ritornelli della campagna elettorale su Roma sarà la “Lega nemica della Capitale”, con riferimento al vecchio Roma Ladrona come alle ultime posizioni in tema di finanziamenti e poteri.
Parliamo dei tempi antichi. La Lega non era neanche presente a Roma. Oggi è un’altra cosa: noi abbiamo chiesto di aprire un confronto per capire quali poteri speciali servono alla città. Poteri speciali alle grandi città, Roma per prima, sono dovuti”.

giovedì 3 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA AD ANDREA AUGELLO

A Roma il centrodestra non ha bisogno di un programma ma di un progetto che è una cosa molto più seria e complessa: vincere le elezioni senza avere un progetto è un boomerang che ha già bruciato generazioni di amministratori. Questo progetto si basa sulla competizione, cui Roma dovrebbe prepararsi e non lo sta facendo, ad aggiudicarsi le risorse che arriveranno in Italia attraverso il Recovery Fund”.
Andrea Augello, già sottosegretario, senatore, assessore al Bilancio della Regione Lazio, oggi in Fratelli d’Italia, Roma la conosce bene. 
Augello, cosa intende quindi per “programma”?
I finanziamenti europei sono per l’ambiente, le infrastrutture, le imprese. Opportunità, forse irripetibili, che possono strappare Roma a questa marginalità purché ci siano idee chiare su cosa fare. A Roma ormai vengono meno non le sfide con le altre capitali europee ma i servizi primari: hanno collassato i trasporti, la nettezza urbana, la manutenzione stradale, la potatura del verde. Tutto questo non si affronta senza un grande investimento ma anche una riorganizzazione di questi servizi primari. Queste risorse possono essere reperite in modo significativo da nuovi finanziamenti europei”.
D’accordo, ma nello specifico?
Non si può pensare di fare questo da soli. Occorre riaprire un dialogo con i corpi intermedi, con il tessuto delle imprese. È un lavoro molto più complesso che fare un programma. Programmi che sono libri dei sogni e poco altro: bisognerebbe introdurre il principio delle coperture finanziare e forse diventerebbero più credibili, meno pagine e più concretezza”.
Augello, un’analisi su Roma non può eludere il quinquennio Raggi.
I cinque anni di Virginia Raggi consolidano una parabola discendente del declino della città. Si può discutere su quanto questo sia dipeso dalla sua impreparazione e quanto da problemi strutturali. Roma ha comunque raggiunto il suo più basso punto di declino che coincide anche con la massima marginalità della città nella programmazione delle politiche del governo. Nell’esperienza del M5S è mancata anche la discontinuità rispetto a pasticci, inchieste e avvisi di garanzia, cioè tutto quel mix che aveva fatto la fortuna del Movimento 5Stelle. L’Amministrazione Raggi è ormai di casa nella Procura della Repubblica”.
A sinistra sembra regnare il caos. Ma a destra non è che le cose sembrino migliori: a parte i manifesti di Salvini con tre slogan, non c’è altro. C’è un nome a destra?

Il centrodestra, rispetto alle passate e suicide elezioni ha ben chiara l’esigenza di presentarsi assolutamente unito. Non ho mai creduto a questa storia dei nomi. Intanto dobbiamo capire quale tipo di elezione dovremo fare a Roma: le comunali cadranno dopo le regionali di settembre”.
Se finisce cinque a uno…
O anche quattro a due, insomma, male per il centrosinistra, difficilmente saranno evitabili conseguenze sulla Regione Lazio e sul Governo nazionale. Votiamo con un rimpasto di Governo che porta Zingaretti fuori dalla Regione e quindi votiamo per Regionali e Comunali insieme oppure votiamo solo per le Comunali? Le due alternative fanno un’enorme differenza, anche per la scelta del nome che, quindi, diventerà di attualità da ottobre con un quadro politico più definito. A quel punto al tavolo del centrodestra potremmo avviare il confronto sui contenuti del progetto anche per scegliere il migliore profilo. Anche perché io non credo all’uomo che vince da solo. Un uomo solo a Roma non fa niente”.
Il suo nome lo infiliamo nella rosa dei papabili?
Non credo nelle autocandidature. Inoltre, al ballottaggio un candidato del centrodestra politicamente molto identificabile, faciliterebbe quello di centrosinistra nel tentativo di coagulare gli elettori della maggioranza di governo”.
Uno dei temi da inserire nel “progetto” è quello dei poteri di Roma. La Lega è un problema? 
Credo che sia un problema superato: la Lega “Roma Ladrona” è storia del passato”.

mercoledì 2 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MONICA CIRINNÀ

"Amo la mia città, sono stata consigliera comunale per vent'anni. Sto valutando se partecipare alle primarie, che auspico si tengano. Sosterrò chiunque le vincerà. Le primarie servono a dare vita a una coalizione larga che vada oltre i partiti, aperta alle esperienze civiche: si deve sempre passare per il consenso. Vale per Monica, Zevi, Caudo”.
Monica Cirinnà non si nasconde: dopo cinque mandati da consigliera comunale, dopo l’elezione al Senato, è uno dei nomi della rosa Pd per la candidatura a Sindaco.
Una candidatura ben vista dal mondo LGBT ma quasi certamente avversata dalle “comitive” di tipo confessionale.
La questione non è la sfida cattolici contro laici. Penso di poter rappresentare un’area trasversale, dentro e fuori il PD, che si occupa di diritti civili e sociali, che sono un tutt'uno. È un diritto avere la città pulita come avere un congedo parentale. Su questo credenti e non credenti trovano il terreno per un impegno comune, lasciando insieme un segno nel tempo che vivono”. 
Disposta a fare accordi anche con i 5Stelle, magari al ballottaggio?
Lavoro con i 5Stelle al Senato da tempo. Avevamo posizioni lontane, c'è stata una loro evoluzione su tanti temi. Su Roma il discorso però è diverso: la crisi della città è sotto gli occhi di tutti, causata dal no perenne, a partire dalle Olimpiadi. Per vincere, non dobbiamo solo sottolineare le grandi mancanze di questa Sindaca, ma concentrarci in positivo per recuperare le romane e i romani che, delusi da destra e sinistra, hanno creduto alle promesse dei 5Stelle. È un errore pensare che chi va al ballottaggio si possa accordare con chi ne è rimasto escluso. A Roma c'è un 40 per cento di indecisi e delusi, anche elettori grillini. È a quell’elettorato che dobbiamo parlare, non all’establishment”.
Anche perché i 5Stelle non sono la vecchia Dc o il vecchio Pci con dirigenti in grado di controllare pacchetti di voti.

Non credo al “travaso” dei voti. Nell'elezione del Sindaco è determinante che il candidato crei una sua sintonia profonda con gli elettori, suscitando emozioni. Non penso che questo possa essere trasferito su un altro candidato. Chi arriverà al ballottaggio dovrà rivolgersi a tutti i cittadini. Il secondo turno è una partita nuova e solo così si può battere una destra oscurantista e pericolosa”.
Esiste una destra che le piace, non oscurantista, non pericolosa?
Quella liberale, di Carfagna, di Prestigiacomo, di colleghe con cui lavoro oggi per trovare un’intesa sulla legge contro l’omofobia. Una destra liberale, legata anche al mondo cattolico democratico”.
C’è un candidato nel centrodestra che teme?
Più che un nome posso tracciare un identikit”.
Tracci.
Potremmo essere insidiati da persone moderate, non legate alla ritualità del “camerata nero”, o avere una forte competizione con chi, anche a destra, si occupa di povertà ed emarginazione”
Sembra l’identikit di Guido Crosetto.
Non è romano anche se vive a Roma, persona per bene che stimo. È un identikit che potrebbe corrispondere ad altri profili nel centrodestra”.  
Parafrasando la canzone di Valeria Rossi, “Dammi tre parole”, tre punti di partenza per lavorare su Roma?
Manutenzione: pulizia, cura del verde, illuminazione pubblica, buon funzionamento del trasporto urbano, con grande attenzione alle aree più fragili. Lavoro: che vuol dire rilanciare ogni possibilità di occupazione per i romani e creare le condizioni per far rimanere i laureati a Roma. Vuol dire transizione ecologica, ricerca, servizi di qualità, commercio, turismo, una città attrattiva: non il disastro Raggi che ha fatto scappare tutte le grandi aziende, anche multinazionali. "Visione”: Roma deve riprendersi il suo ruolo nel in Italia e nel mondo. Per questo propongo a tutti i candidati di firmare da subito una "pax romana": anche chi perderà le elezioni dovrà fare un leale gioco di squadra per chiedere a Governo e Parlamento la piena attuazione della riforma dell'ordinamento di Roma Capitale, soprattutto per quel che riguarda la consistenza dei fondi destinati a Roma”.

domenica 30 agosto 2020

ELEZIONI COMUNALI 2021, INTERVISTA A GIOVANNI CAUDO

Io ho dato la mia disponibilità a partecipare alle primarie. Che, pur essendo di coalizione, non prevedono la partecipazione dei 5Stelle con i quali, se fosse, non intendo avviare nessun mercato di posti in cambio di alleanze”.
È stato l’assessore all’Urbanistica della Giunta di Ignazio Marino, è il “papà” del progetto iniziale dello Stadio della Roma e, oggi, è il presidente del III Municipio strappato alle suppletive ai 5Stelle. 
Giovanni Caudo, almeno uno a sinistra ha il coraggio di dire che intende candidarsi. Come continuatore dell’esperienza Marino?
Quella è stata un’esperienza positiva. Punto. Con Marino continuo ad avere un rapporto di amicizia. Ma, nel caso, la mia è una candidatura diversa”.
I suoi avversari potrebbero agitare lo spettro dell’inchiesta che la vede indagato sulla vicenda delle Torri dell’Eur.
Un’inchiesta vecchia già di un quinquennio. Ho incontrato più volte il pm (Erminio Amelio, ndr) per essere interrogato e credo di aver chiarito la mia posizione. Aspetto con serenità ma, intanto, io vado avanti”.
Un quinquennio l’inchiesta, un quinquennio la Raggi. Dalla visuale privilegiata di ex assessore e presidente di Municipio ha dovuto confrontarsi col Campidoglio.
A parte il rispetto umano per Virginia Raggi, credo che questa consiliatura sia stata un’occasione persa per la città con tante aspettative andate deluse. Indecisioni su tutti i livelli, dirigenti politici spesso improvvisati e in alcuni casi non interessati alla città ma a un tweet. Il prossimo sindaco dovrà occuparsi dei 150 anni di Roma Capitale nel 2021 e del Giubileo del 2025: due appuntamenti la cui preparazione sarebbe spettata alla Raggi. E qui siamo ancora con l’Ama che non funziona e gli autobus che prendono fuoco”.
Lei sarebbe disposto ad allearsi con i grillini?
Le primarie sono di coalizione e i 5Stelle non ne fanno parte. In un ipotetico ballottaggio, poi, ci si rivolge a tutti gli elettori anche a quelli che votano pentastellato ma, se toccasse a me d’intesa con la coalizione, non ci sarebbe alcun mercato di posti. La radicalità della mia candidatura è l’unica offerta che posso fare”.
Caudo, ha citato i rifiuti e Atac. Non sono i soli problemi, ma ha in mente qualcosa per questo?
Sui rifiuti occorre “investire” su due temi, quello sociale, cioè la partecipazione consapevole dei cittadini allo sforzo di tenere pulita la città, e quello industriale. Devono andare di pari passo. Occorre pensare a qualcosa che unisca Ama, Acea e Eni, per utilizzare i rifiuti nel modo più produttivo, riducendone l’impatto negativo. Ridurre il problema agli zozzoni è una faciloneria: Ama non funziona e non per colpa degli operatori ma perché in questi cinque anni la capacità operativa è peggiorata”. 
Atac? La Raggi si “vende” il salvataggio dell’azienda.
Il salvataggio è solo burocratico ma il servizio invece è scadente, paghiamo milioni di chilometri che non vengono percorsi e alle fermate ormai ci sono gli assembramenti. Un conto è il bilancio, che va peraltro ben controllato, un conto è il servizio reso ai cittadini. Va ripensata l’architettura aziendale e la rete come fu fatto ai tempi di Tocci”.
Se a sinistra sembra regnare confusione, quale quadro vede a destra? C’è un candidato che teme di più?
Io non credo ci sia da “temere” un candidato di destra. Anzi, auspico che a destra emerga una figura autorevole e competente. Perché la qualità del governo di una città dipende in modo diretto anche dalla qualità dell’opposizione. Spero poi che non si giochi una campagna elettorale sulla pelle degli ultimi e dei disperati”.
Caudo, la sicurezza però è un tema.
Sì ma la sicurezza è una cosa, non rendersi conto che sgomberare un campo Rom o un accampamento di disperati senza nessuna alternativa significa solo crearne uno nuovo cento metri distante, spostando il problema senza risolverlo soltanto per avere uno slogan per un post o un manifesto”.

sabato 29 agosto 2020

ELEZIONI COMUNALI 2021, INTERVISTA A GIULIO PELONZI

Questo gioco del totonomi non porta da nessuna parte. Più che il nome altisonante, serve un progetto, una visione della città e una squadra all’altezza delle necessità di recuperare almeno un decennio perso. Il nome arriverà dopo, con le primarie che devono essere primarie delle idee”.
Giulio Pelonzi è il capogruppo del Pd in Consiglio comunale ed è uno degli homini novi dei Dem a Roma. Pelonzi, questa storia delle primarie suona piuttosto stantia: i nomi che circolano oggi, David Sassoli e Paolo Gentiloni, sono stati stracciati alle primarie del 2013 da Ignazio Marino. E sappiamo com’è finita.
Ma infatti devono essere primarie vere che non si limitino alla scelta fra nomi ma sulle idee. Io vorrei delle primarie in cui i candidati sindaco si confrontano fra loro sulle idee per Roma”.
Che esce da cinque anni di Virginia Raggi.
Un quinquennio buttato. La Raggi e i 5Stelle hanno dimostrato di non saper governare. A Palazzo Senatorio ma anche nei Municipi. E le macerie che lasciano sono terrificanti”.
Esempi?
I poteri per Roma, oggi Virginia Raggi li invoca. A parte che nel 2016, in audizione alla Commissione Affari Istituzionali del Consiglio regionale, disse che non servivano e ci sono i resoconti stenografici, oggi sembra chiederli solo come alibi per l’immobilismo. Cinque anni di appalti mancati, di Atac al disastro, di rifiuti che strabordano, di mancato sviluppo delle opere pubbliche, di “no” alle Olimpiadi, di edilizia popolare ferma”.
Però il Pd e il centrosinistra hanno enormi responsabilità: fra Regione, Provincia (fino a che c’era) e Campidoglio il centrosinistra ha governato sempre per 47 anni contro i 22 e mezzo degli altri.
Certo che la Raggi ha comunque ereditato una situazione difficile legata in primo luogo al taglio dei trasferimenti dello Stato e della Regione. Però ci hanno messo tantissimo del loro con una totale incapacità amministrativa a tutti i livelli”.
Sull’altro fronte, quello di destra? Chi teme di più?
Ovviamente Giorgia Meloni è il candidato sindaco che può sparigliare ma, dato che sembra non avere alcuna intenzione di candidarsi, onestamente non saprei indicare altri nomi. Anche perché, e questo ragionamento vale per entrambi gli schieramenti, non si è mai vista una corsa a sindaco che inizia un anno prima delle elezioni. Tutto questo dibattito nasce solo perchè la Raggi ha forzato i tempi e ha annunciato il desiderio di ricandidarsi nel giorno delle stelle cadenti”.
“Stelle cadenti” in che senso?
L’annuncio è arrivato il 10 agosto, giorno di San Lorenzo e per tradizione delle stelle cadenti. Come quelle dei 5Stelle, cadono una dopo l’altra”.
Pelonzi, la Raggi avrà anche i suoi motivi per fare lo strappo, ma siete voi del Pd che ci governate assieme a Palazzo Chigi e anche in Regione dove la Giunta Zingaretti regge solo grazie ai buoni uffici della pattuglia grillina alla Pisana. 
Ma non c’entra”.
No, c’entra eccome: è fisiologico che si apra un dibattito se il Pd dice “no a un Raggi bis”, qualcuno “no ai 5Stelle” anche se poi in Parlamento si vota tutti assieme, qualcuno vuole le primarie di partito, qualcuno di coalizione. Onestamente, a sinistra regna un gran caos.
Ripeto, il quadro è semplicemente prematuro. Ora è una reazione alla ricandidatura della Raggi. Dopo le Regionali si vedrà seriamente”.

venerdì 28 agosto 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MATTEO ORFINI

Togliamoci subito il dente: il totonomi. Un nome per il candidato sindaco di Roma? Italia Viva lancia Calenda che, però, declina fermamente. No sono arrivati dai nomi più papabili della galassia Pd, da David Sassoli a Enrico Letta, tanto che, oramai, chiunque abbia ricoperto un incarico elettivo è diventato un papabile. Matteo Orfini - deputato ed ex commissario del Pd romano - è il caos? 
È una domanda che va rivolta al segretario nazionale del Pd che è romano ed è presidente della Regione Lazio: la definizione di una strategia su Roma spetta prima di tutto a lui”.
E a Bettini...
No, a Zingaretti”.
Zingaretti e Bettini è lo stesso duo che scelse Ignazio Marino...
Io suggerirei di affrontare questo passaggio senza ripetere gli errori del passato: non partiamo solo dalla ricerca ossessiva di un nome che ci fa vincere ma cerchiamo di mettere in campo un progetto per il rilancio della città, una squadra e poi il candidato. Dobbiamo partire da qualcuno che la città la conosce”.
Ovvero?
Che conosca anche la Roma al di fuori delle Mura Aureliane. Per fare un esempio geografico, vorrei un candidato sindaco che sappia dove sono e cosa sono Tragliatella e San Vittorino, giusto per citare due poli opposti. Serve un sindaco che conosca le dinamiche della città, anche della periferia più estrema e che sia portatore di una squadra con una visione e un progetto per Roma, scelto con primarie di coalizione. Estendendo il modello anche ai Municipi. Una coalizione che io vedo sul modello “classico” del centrosinistra”.
Da settimane in casa Dem si ragiona sull’idea che al ballottaggio la Raggi non ci arriva e, quindi, si lavora per identificare il miglior modo per assorbire i voti grillini al ballottaggio.
Questo è esattamente l’approccio che rischia di portare a una sconfitta: è un ragionamento tutto interno a un ceto politico e tutto basato su una questione di alleanze. Di fronte a una città che ha un’enormità di problemi noi giochiamo di tattica e non di strategia. Credo che sia necessario muoversi diversamente”.
Come?
Il Pd dovrebbe intanto prendere consapevolezza della propria forza elettorale confermata da una serie di elezioni vinte a Roma una dopo l’altra. E questo è legato direttamente all’autorevolezza della sua classe dirigente: al Parlamento Europeo presiede un esponente dei Dem romani (David Sassoli), il commissario europeo per l’Italia è un altro Dem romano (Paolo Gentiloni), il ministro dell’Economia (Roberto Gualtieri) e il segretario nazionale (Zingaretti) sono tutti esponenti del Pd romano. Evidentemente il Pd romani ha una sua forza e un consenso in città di cui dovrebbe prendere coscienza per mettere a punto una proposta. Non dobbiamo inseguire alleanze innaturali”.
Sì, ma tutta questa classe politica autorevole - a partire da Zingaretti che mai si è cimentato con la corsa al Campidoglio - quando viene interpellata ben si guarda dal correre.
È vero. Ma il tema non è il nome”.
Sì, non è solo il nome ma il nome è comunque un tema...
Questa è come una finale di Champions, non ce l’hai vinta in partenza ma sei la squadra che ha i giocatori più forti. Quanto meno parti col favore del pronostico”.
Giudizio sul quinquennio Raggi?
Un’esperienza oggettivamente fallimentare. Chiunque ha un po’ di onestà intellettuale non può non vederla come disastrosa. E non è una responsabilità solo della Raggi ma dell’intera classe politica espressa dai 5Stelle. Quando sento “se levano la Raggi allora...”, rispondo “no, è l’intero apparato grillino”.
Stessa linea di Roberto Giachetti.
Abbiamo avuto un disastro amministrativo a tutti i livelli della città. Oggettivamente hanno fallito la sfida”.
Guardando a destra, escludendo Giorgia Meloni, c’è un candidato che potrebbe insidiare questo primato del Pd?
Io sono talmente convinto della potenzialità di un’alleanza di centrosinistra che se togliamo la lavanda tattica e scendiamo a giocare, possiamo battere chiunque. C’è un ritardo colmabile ma dobbiamo iniziare a lavorare”.

giovedì 27 agosto 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A CARLO CALENDA

Io non mi candido. L’ho già detto: il mio impegno è dare vita a un partito per i popolari, liberali e riformisti”.  
Carlo Calenda è molto chiaro: a correre per sindaco di Roma non ci pensa proprio. 
Non lo farei neanche se avessi l’appoggio del Partito Democratico”. 
Ha bruciato la seconda domanda. 
Non ci sono le condizioni: piuttosto che appoggiarmi il Pd si butterebbe al Tevere preferendo  appoggiare la Raggi. E, in secondo luogo, io non credo che con questo Pd si possa governare Roma”.
Caratteristiche del candidato ideale?
Primo: aver amministrato realtà complesse, Non si può mettere a governare una grande città chi non ha mai amministrato nulla. Poi, capacità di immaginare la missione di Roma che oggi manca perché è stata amministrata talmente male che non ci sono i servizi di base”.
Quali?
Il core business della città: trasporti, decoro urbano e sicurezza che oggi sono fuori controllo”.
Poi?
Va immaginata l’area di sviluppo: nel Piano per Roma l’avevamo accennato. Ad esempio, il turismo. Roma attrae un turismo di basso livello. Non attrae quello congressuale, sportivo, medico che sono quelli che spendono più soldi. Per attrarli bisogna costruire un piano che li renda attuali ma se hai i cinghiali per strada...”.
Altri nomi di peso - Enrico Letta o David Sassoli o Paolo Gentiloni - si sono comunque defilati. 
Il Pd non so chi intenda candidare se Sassoli o Roberto Gualtieri. Ma mi pare che entrambi non siano interessati e i Dem sono nel pallone come su tante altre cose”.
Ma col Pd sarebbe disponibile a trovare un candidato comune?
Certo che lo sono. Sono a prescindere disponibile a lavorare per trovare un candidato adatto, a ripartire ideando insieme un piano articolato per la città. Sono pronto a farlo con il Pd e con le forze più di centro”.
A destra che scenario vede?
Io spero che la Meloni trovi un candidato da opporre che non sia come quelli espressi dalla Lega in Toscana in Emilia Romagna. A Roma serve che il dibattito politico sia forte, la campagna sia vera, che Giorgia tiri fuori un candidato capace e soprattutto che lo tiri fuori lei e non la Lega”.
Candidati della società civile?
Io penso che le figure di maggior rilievo che potrebbero fare questo lavoro siano anche piuttosto spaventate dall’idea di essere appoggiate dai partiti che poi non vogliono cambiare assolutamente niente a roma e quindi di trovarsi un po’ nella condizione di Ignazio Marino. Di cui non è che ho una stima straordinaria come amministratore, ma che è l’esempio di come si candidi qualcuno che è un nome e poi, appena quel qualcuno prova a toccare qualcosa, ti saltano al collo. Mi riferisco alle figure fuori dalla politica, di alto livello, che proprio mentre servirebbero a destra come a sinistra se ne guardano bene”.
Il capostaff della Raggi, Max Bugani, sostiene che lei non si presenta perché ha paura della Raggi.
Io rispondo generalmente a tutti. Ma c’è anche un limite a tutto”.
Tracciamo un bilancio del quinquennio Raggi/5Stelle?
No, non c’è nessun bilancio da tracciare. Ho incontrato tanta gente impreparata ma nessuno con il grado di impreparazione totale di Virginia Raggi. Direi che è la politica più incapace che abbia incontrato. Ma non è mica colpa sua...
È che la disegnano così?
No è l’assurdità dei partiti che candidano una avvocato alle prime armi  a fare il sindaco di una grande città. Non so su che basi pensavano ci potesse riuscire. In 75 anni siamo stati addestrati a considerare la politica sotto l’ideologia o i sentimenti: non conta se sai amministrare ma se rappresenti la rabbia o la destra o il comunismo. Ed è la ragione per cui siamo ridotti allo sfacelo”.
Ma ecco perché poi esce il suo nome come quello di uno che potrebbe amministrare.
Ma io non sto andando a coltivare girasoli a Tahiti, ho dato vita a un partito politico”.
Ma riuscire dove altri hanno fallito...
Se a me piacerebbe la sfida gestionale? Da morire come è stato per il Ministero dello Sviluppo economico”.

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A WALTER VERINI

Sono trascorsi anni da quel quindicennio e certi meccanismi non possono più essere riproposti: Roma sarà governata da quello schieramento che saprà parlare non alla “curva” dei propri tifosi ma quanto più possibile allo “stadio” intero. E al ballottaggio la Raggi non ci arriverà”.
È uno dei più stretti e storici collaboratori di Veltroni e il Campidoglio lo ha visto dall’interno. Walter Verini è diplomatico nell’esprimersi ma la posizione è tutto fuorché morbida.
Verini, nel Pd romano tengono banco due temi: il nome del candidato Sindaco e il rapporto con i 5Stelle in vista del ballottaggio.
Più che il nome è necessario il dialogo con la città. Non possiamo pensare come Pd di continuare con la tradizione di una elezione primaria chiusa, deI ticket e del solo nome. Per governare Roma forse non bastano neanche le “cento” persone indicate da Rutelli e ne servono di più: basti guardare alla rete dei Municipi, del sociale, del volontariato, dell’economia, della ricerca, della cultura. Sono energie che devono essere coinvolte perché Roma la vincerà chi saprà coinvolgere queste realtà, che sono anche nelle periferie che da un decennio sono ai margini”.
Sì ma con i 5Stelle ci governate e Virginia Raggi corre per il bis.
Al momento la situazione è questa”.
Perché “al momento”? Ha forse qualche informazione che possa non esserci una corsa al Raggi bis?
No, è solo una mia riflessione. Ma vedo che neanche nella stretta cerchia del Sindaco ci sta tutto questo entusiasmo. Mi pare che giusto qualche giorno fa il vicesindaco, Luca Bergamo, abbia espresso posizioni quanto meno fredde verso la ricandidatura. Linea analoga per la Lombardi. Poi, magari andrà avanti ma al ballottaggio non penso che ci arrivi”.
Un giudizio netto.
Beh, dobbiamo domandarci se in questi ultimi anni la città sia migliorata o meno. Io so che all’epoca di Rutelli e Veltroini c’era un doppio filone nell’azione del Campidoglio. Intanto una spasmodica attenzione ai bisogni della quotidianità. Sono testimone diretto: con Veltroni non c’erano pause o festivi. Poi c’era la visione, la vocazione internazionale di Roma come Capitale europea e universale. E qui, nella sindacatura Raggi non c’è stata purtroppo né l’una né l’altra”.
Veramente, alcune critiche arrivano alla Raggi proprio perché continua a fare post su una scalinata ripulita dalle erbacce o su un ascensore riparato.
A parte che di queste cose leggiamo giusto da alcuni giorni ma qui il discorso è complessivo. A Roma in questo quinquennio abbiamo avuto un arretramento globale di tutto, dall’ordinario allo straordinario. Si dovevano impostare i lavori per il Giubileo e spetteranno al prossimo Sindaco. Roma è semplicemente peggiorata. Alle elezioni per il suo secondo mandato, Veltroni prese il 61,4 percento. Lei pensa che la Raggi sia in grado di conseguire lo stesso risultato? Io no e semplicemente perché si è dimostrata inadeguata al ruolo, priva di una visione sulla città e incapace di amministrarne la quotidianità”. 
E qual è il nome della sinistra in grado di avere una visione della città e che sappia amministrarla?
Il nome non può uscire solo da un confronto interno, al chiuso dei partiti. Il mondo è cambiato e dobbiamo prenderne atto. Peraltro, io non penso che basti solo il nome del leader, del candidato sindaco. Occorre mettere insieme una squadra che sappia parlare alla città. Un qualcosa che si può fare solo uscendo nella società e mobilitando le migliori energie”.
Facciamo un gioco: un nome del centrodestra che lei teme possa vincere la corsa.
Non so chi il centrodestra candiderà. Ma il ragionamento che ho fatto per il Pd vale anche dall’altro lato. La corsa a Palazzo Senatorio sarà vinta da chi saprà parlare alla platea più ampia. Ma mi auguro che la destra di Salvini e Meloni non torni in Campidoglio dove hanno già dato prove negative con posizioni chiuse che rischierebbero di accentuare il declino della Capitale”.