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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Ignazio Marino. Mostra tutti i post
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giovedì 24 settembre 2020

I TREDICINE E L'IMPERO INIZIATO CON LE CALDARROSTE

 


Un impero economico partito dalle caldarroste: questo è quando in 60 anni i Tredicine sono riusciti a costruire a Roma. Le loro bancarelle sono davanti San Pietro, i loro camion bar erano a piazza Venezia o al Colosseo, le castagne dietro piazza di Spagna. Un impero economico partito dalle caldarroste: questo è quando in 60 anni i Tredicine sono riusciti a costruire a Roma. Le loro bancarelle sono davanti San Pietro, i loro camion bar erano a piazza Venezia o al Colosseo, le castagne dietro piazza di Spagna. 
Capostipite: Donato Tredicine il 19 novembre 1959 lascia i suoi nove figli a Schiavi, in Abruzzo, e viene a Roma: la mattina al lavoro in un cantiere e il pomeriggio a vendere caldarroste fra i vicoli di piazza di Spagna. All’epoca la fonte di reddito principale erano proprio le castagne, un asset ancora oggi patrimonio di famiglia. Arrivano poi i figli, cinque: Mario, Alfiero, Elio, Dino ed Emilia. E da lì inizia un vero e proprio impero. Che cresce anno dopo anno e si basa sulle licenze per il commercio ambulante, i chioschi gelato e di frutta in centro o i camion bar, le bancarelle a piazza Navona nel periodo natalizio. Una serie di inchieste giornalistiche, prima ancora di quelle giudiziarie, avevano già evidenziato l’enorme potere dei Tredicine derivato da un controllo, diretto e indiretto, quasi monopolistico di tutte queste postazioni: nel 2012, risultavano nelle mani della famiglia 42 postazioni di vendita ambulante su 68 disponibili. 
Ancora: su 300 “posti fissi e unici” del centro storico - appunto, dalle caldarroste ai camion bar - 150 circa risultavano nelle mani della famiglia. Per rendere comprensibile il valore: per le postazioni migliori, si parla di incassi che possono arrivare anche a 5mila euro al giorno o comunque con una media di 20-30mila euro al mese. E il valore delle licenze è enorme: si arriva a 650mila euro l’una.
La famiglia diviene progressivamente sempre più importante tanto che uno dei nipoti del capostipite, Giordano Tredicine, entrerà in Consiglio comunale, fra le fila di Forza Italia. 
Prima delle inchieste su Mafia Capitale e poi quella degli arresti di ieri, ogni anno c’erano sempre lunghi ed estenuanti contenziosi sulle bancarelle natalizie di piazza Navona e poi la lunghissima querelle sullo spostamento dei camion bar dal Colosseo e dalle zone di maggior pregio: solitamente vincenti in tribunale, i Tredicine vennero sconfitti proprio sui camion bar facendo segnare una delle poche vittorie dell’Amministrazione capitolina che va ascritta a merito di Ignazio Marino.
I primi cenni di cedimento arrivarono con l’inchiesta Mafia Capitale che travolse Giordano Tredicine condannato in primo grado a 3 anni per corruzione, ridotti poi a 2 e mezzo in appello.






mercoledì 9 settembre 2020

CENTRO OSTAGGIO DEI CANTIERI LUMACA



Cantieri, cantieri e poi ancora cantieri: aperti non durante la quarantena con traffico zero, né nei mesi estivi con traffico ridotto. Aperti più o meno tutti nelle ultime giornate. 
Così a piazza Venezia, pur in presenza di flussi di traffico contenuti sia per il periodo senza scuole che per la riattivazione della ZTL, il caos regna sovrano. Si rifanno i sampietrini con squadre di operai che stanno lì, in una sorta di enorme gimcana fatta di transenne e reti da pollaio arancioni. Sono i lavori dl Giubileo, quello di Papa Francesco del 2015, con i finanziamenti, poco più di cinque milioni e mezzo di euro, stanziati dallo Stato e delibera dell’allora Giunta Marino. 
Alla fine, il Giubileo è passato, con la Porta Santa chiusa a novembre del 2016, l’aggiudicazione dei lavori è arrivata a dicembre dello scorso anno. Poi, fra Covid e abituali lentezze del Campidoglio, il risultato è che i cantieri sono iniziati già da alcuni mesi ma si andava a pezzi piccolini. Ora, invece, la Piazza è praticamente ridotta a uno striminzito budello: da via del Corso a piazza San Marco, dove ci sono i capilinea di Atac, è tutto un cantiere che si interseca con quello di via IV Novembre dove invece di essere risistemati, i sampietrini vengono tolti e sostituiti con asfalto. Stesso discorso di piazza Venezia: soldi del Giubileo 2015. Da settimane il sindaco Raggi, l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, e qualche consigliere grillino inondano l’etere (e i cellulari dei giornalisti) di fanfare propagandistiche su lavori che dopo sei mesi ancora vedono lontana la fine dei lavori su questi 415 metri di strada.
Lasciandosi piazza Venezia alle spalle, altro cantiere è alla Bocca della Verità con le corsie di marcia a salire verso il Circo Massimo ridotte da tre a due. A seguire, il cantiere apparentemente abbandonato per la creazione della pista ciclabile su Lungotevere Aventino fino a Ponte Sublicio: un po’ di vernice, qualche sostegno in ferro infisso nell’asfalto ma, almeno qui, di operai e mezzi neanche l’ombra. 
Al contrario, il cantiere di via Francesco Crispi, stradina di collegamento fra via Due Macelli e via Sistina va avanti da tempo immemore ma, almeno ieri, i lavori andavano avanti.
Infine, fra i cantieri del centro, prosegue quello di via Sistina, finanziato con mezzo milione di euro dal I Municipio (e non dal Campidoglio) che da via Crispi a Trinità dei Monti sono conclusi mentre sono in corso dal Teatro Sistina a piazza Barberini. L’unico problema è che alla fine del cantiere, la strada sarà restituita alla cittadinanza così com’era: stretti marciapiedi che favoriscono la doppia fila. 
Insieme a questi che sono i principali cantieri nel centro, in tutta la città si segnalano svariati micro lavori, come ad esempio a Trastevere, con ripercussioni sul traffico.

Piazza Bocca della Verità

Piazza Venezia sotto la Cordonata del Campidoglio

I capilinea dei bus a piazza Venezia
Piazza Venezia

Piazza Venezia lato via del Plebiscito
Via Francesco Crispi



lunedì 7 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MAURIZIO GASPARRI


Il centrodestra deve affrontare la questione di Roma come se si dovesse formare il Governo nazionale: non è più tempo di “formazioni B” o di “under 21”, servono personaggi più autorevoli dei ministri. Non esiste una figura messianica. Giorgia Meloni metterebbe tutti d’accordo ma non è l’unica. La Raggi e i grillini vanno ringraziati perché hanno dimostrato che l’incapacità non è l’alternativa alla crisi della politica
Maurizio Gasparri, più volte deputato e senatore; vicepresidente del Senato; Sottosegretario e Ministro, è un fiume in piena: “Il quinquennio di Virginia Raggi è una catastrofe ma paradossalmente è bene che ci sia stato perché dimostra che il nostro è un Paese libero, nel quale si può anche votare per il nulla”.

Un nulla però che nel 2016 ha vinto.
A volte in politica capita che più che il vincitore che vince, sia lo sconfitto che perde. Nel 2008 Alemanno vinse in un contesto  favorevole al centrodestra ma perse Rutelli che era il candidato sbagliato. Nel 2013, Marino vince ma, con il ribasso del centrodestra, gli errori e le inchieste, al posto di Marino avrebbe vinto chiunque, Marone o Maruccio. Nel 2016, lo stesso. Chiunque fosse stato candidato dai 5Stelle, anche Babbo Natale avrebbe vinto. Quindi più che dire “la Raggi ha vinto”, diciamo che hanno perso tutti gli altri: fallimenti, sconfitti ed errori più accuse montate. I grillini sono un incidente della storia e anche tutto questo dibattito sulla ricandidatura della Raggi: ma chi se ne frega. Se non si ricandida, dove va? Prenderà una percentuale di voti da scambiare poi in un momento successivo. Però vanno ringraziati”.

In che senso?
Perché si dimostra che in questo nostro Paese libero anche un’incapace può essere eletta. E che un incapace resta un incapace. La Raggi, Di Battista, Toninelli, la Azzolina, la Taverna, lo stesso Grillo vanno ringraziati perché hanno dimostrato che l’alternativa alla crisi della politica o agli eventuali casi di corruzione non è l’incapacità eretta a sistema”. 

A sinistra e a destra, però, regnano caos e incertezza e fioriscono i nomi, anche i meno probabili. 
Il centrodestra deve ripartire dall’esatto contrario della Raggi: niente improvvisati né incapaci. Ho letto questa ipotesi di candidare Flavio Cattaneo: Flavio è milanese che parla in “milanése” con la “e” larga, ha avuto una lunga carriera, ha guadagnato meritatamente una montagna di soldi, è un manager efficace ed efficiente, ma quando l’ho chiamato per chiedergli di questa ipotesi mi ha risposto in modo colorito “ma che c... dicono?!””. 

Niente Cattaneo, dunque. 
Il Sindaco deve avere capacità di ascolto, dialogo e deve conoscere il territorio dal centro alla periferia. Flavio è l’opposto della Raggi, è una persona capace ma per altre cose. In questi giorni si leggono una marea di sciocchezze”.

Non è il frutto avvelenato dell’assenza di una strategia su Roma?
Nell’equazione Roma, il nome del Sindaco è l’elemento più marginale fra gli altri. Se esistesse il nome messianico in grado di ergersi a vate della Capitale già ci sarebbe il plebiscito. Oggi una figura simile non c’è. Giorgia Meloni, se decidesse di candidarsi, avrebbe capacità, esperienza, conoscenza del territorio, grinta. Mi pare di aver capito che non si candiderà ma se decidesse diversamente non ci sarebbe spazio per alcuna discussione”.

Altri nomi?
Non esiste mica la proprietà transitiva sui nomi. Candidati sindaco manager o della società civile sono barzellette. I tecnici servono nella squadra”.

Lei potrebbe candidarsi?
Non ci si autocandida. La questione di Roma va affrontata dal centrodestra come se si dovesse formare il Governo nazionale, cioè bisogna mettere in campo il meglio che la politica abbia a Roma, più il supporto di tecnici di primo piano. A Roma abbiamo mille problemi: tanto per dirne alcuni siamo in un eterno “dopo Malagrotta”; trasporti al collasso; bilancio fermo, centro storico strozzato e se non si sbrigano a disattivare la ZTL andremo coi cacciaviti a smontare le telecamere. Per dirla alla romana: al sindaco “je deve regge la pompa”.

mercoledì 5 agosto 2020

ARRIVANO LE ELEZIONI E AMA ASSUME


Una mancia elettorale: 225 assunzioni in Ama entro il 2020, a pochi mesi dalle elezioni comunali, sembrano più un modo per dare il contentino ai sindacati e non avere troppe grane sotto elezioni piuttosto che un vero piano per far uscire l’azienda dal caos in cui l’hanno gettata i due anni e mezzo di Ignazio Marino e i quattro di Virginia Raggi.
Per l’impiantistica, “viste le difficoltà di questa fase e la mancanza di un piano industriale” se ne riparlerà nel 2021: le cose più rilevanti per evitare il caos e i miasmi che anche ad agosto allietano le narici dei romani rimasti a Roma saranno trattate dal prossimo sindaco.
Accordo sottoscritto fra Azienda e organizzazioni sindacali: per il 2020 si assumono 225 operai di zona, 40 meccanici e 20 operatori cimiteriali. 
Per l’impiantistica, appunto, se ne parla nel 2021. Sindacati, tutto sommato, contenti: “ci sono voluti oltre 10 anni, due scioperi, decine di picchetti e assemblee cittadine, centinaia di assemblee sui posti di lavoro ma alla fine Ama potrò tornare ad assumere”, scrive in una nota Cgil funzione pubblica di Roma e Lazio.
Contemporaneamente, nel solco della migliore tradizione del rinvio, si aprono ben quattro tavoli di confronto: lavoro domenicale; riorganizzazione delle officine; rimodulazione dell'orario di lavoro; riorganizzazione del servizio.
Insomma, i veri problemi si accantonano e si destinano, nella migliore delle ipotesi, ai soliti tavoli di confronto mentre ci si dedica alle assunzioni che, sotto elezioni, sono sempre un bel viatico. 

martedì 28 luglio 2020

CAOS MULTISERVIZI. SCIOPERO IN VISTA


Si riaccende lo scontro fra il Campidoglio e le organizzazioni sindacali sul futuro della Roma Multiservizi. Cgil, Cisl e Uil attaccano frontalmente: “abbiamo appreso dal sito istituzionale che l’Amministrazione ha deciso di proseguire l’iter della gara a doppio oggetto” stigmatizzando come “a poco più di un mese dalla riapertura delle scuole” non sia stata data “comunicazione ufficiale sul servizio”. 
Parliamo di quella società, la Roma Multiservizi, circa 2.400 dipendenti, che si occupa, fra le altre cose, della pulizia delle scuole, della cura del verde e dell’assistenza alle persone. Proprietà mista pubblico (Ama, 51%) e privato (due soci, 49%), all’epoca di Ignazio Marino sindaco i 5Stelle si batterono per chiudere con il privato e riportare tutto dentro ad Ama. E anche all’inizio, quando assessore all’Ambiente era Paola Muraro, venne tentata la strada della internalizzazione subito abbandonata in favore della gara a doppio oggetto (una gara fatta sia per scegliere il socio privato che per appaltare un servizio, ndr) duramente contestata dai dipendenti, dai sindacati e dalle opposizioni in Consiglio comunale. Quando ad agosto 2018 venne approvata la delibera di indirizzo da cui discendono i bandi, in Consiglio comunale le urla e la bagarre furono udite ben al di fuori dell’Aula Giulio Cesare. 
Dopo un tira e molla durato anni - la prima delibera,  luglio 2017 venne bocciata dall’antitrust e ritirata poi i successivi atti sono stati impugnati al  Tar (vittoria del Comune nel 2019) e al Consiglio di Stato (doppia vittoria dei ricorrenti a luglio e ottobre 2019) - la gara è stata sospesa dal Consiglio di Stato in attesa che si pronunci la Corte di Giustizia dell’Unione europea sui ricorsi presentati. Per cui, il Comune intanto vira di bordo e, pur proseguendo, secondo la denuncia dei sindacati, l’iter per la gara a doppio oggetto intanto fa una procedura negoziata e affida il servizio scolastico integrato al  Consorzio Nazionale servizi (CNS).
La situazione quindi si complica per la solita lentezza del Campidoglio grillino. Spiega Alessandro Bonfigli, della Uil: “Visti i tempi stretti, in attesa della costituzione ufficiale della newco, il Campidoglio sembra a voler affidare il servizio a Cns che a sua volta, nonostante il blocco sulla procedura negoziata, spezzetterebbe l'appalto alle due cooperative consorziate, Co laser e Formula servizi”. Insomma, il caos amministrativo aggravato dalla pervicacia del Campidoglio: “Se così fosse saremmo davanti al più grande gioco al massacro dei lavoratori di questa amministrazione, ancor peggio dell'ultimo cambio appalto sulla refezione scolastica spezzettata in 15 società nei 15 municipi di Roma. L’unica soluzione resta l'internalizzazione del servizio o la cessione di ramo d’azienda”, aggiunge Bonfigli che poi lancia l’altolà all’Amministrazione Raggi; “La piazza è pronta”. 

domenica 31 maggio 2020

ZTL, SCONTRO STEFANO RAGGI



Lo spegnimento delle telecamere delle varie ZTL fino al 30 agosto non ha solo il problema del totale silenzio della Giunta Raggi sui rimborsi ma ha anche un prezzo politico: la rottura con il presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno, che, in un post pubblicato sulla propria pagina facebook critica in modo netto la decisione della Raggi: “perdi coerenza e credibilità”.
E suona come un nuovo campanello d’allarme sulla tenuta della compagine pentastellata: Stefàno contro Raggi nel momento in cui l’assessore allo Sport e Grandi Eventi, Daniele Frongia, cerca altre strade che portano all’abbandono della Giunta a meno di un anno dal voto.
Andando per ordine: la Raggi, dopo l’annuncio di un paio di giorni fa, proroga le ordinanze che sospendono fino al 30 agosto le ZTL della città, dimenticandosi ancora una volta di affrontare il problema dei rimborsi per chi ha già pagato. Che Legambiente sia contraria (“altra scelta sbagliata”) è quasi banale. Che lo sia anche il presidente della Commissione Mobilità, molto meno. Anche perché Stefàno è uno dei quattro consiglieri della prima ora, eletto già con Marino sindaco, uomo di punta sui trasporti dei grillini romani: è stato di fatto il vero assessore alla Mobilità durante la pallida esperienza di Linda Meleo, formale titolare della delega. E di fatto continua ad esercitare una forte “presa” anche sotto il successore della Meleo, Pietro Calabrese.  Stefàno scriva su facebook: “Se riattivi la Sosta Tariffata, se realizzi una rete di corsie ciclabili "transitorie", se implementi i servizi di sharing, se aumenti la possibilità di mettere tavolini all'aperto, logica, coerenza, linearità, buon senso, imporrebbero anche la riattivazione della ZTL”. E aggiunge: “invece no, si procede a caso, accontentando oggi uno e domani l'altro, anche se questi stridono fortemente tra loro. E come si dice, alla fine per accontentare tutti non accontenti nessuno, e anzi ti metti contro tutti, perchè non puoi fare sempre "di tutto un po' ". E perdi quella cosa che per me è fondamentale nella vita ancora prima che in politica, coerenza e credibilità”. Spiega poi che tanto i parcheggi per lasciare la macchina sono tutti fuori dalla ZTL e che i posti dentro sono, di fatto, appannaggio dei residenti. Quindi, “aprire la ZTL non serve a nulla, se non a creare traffico "a monte" (perchè tutti si sentiranno in diritto di "provare" ad andare a via del Corso in auto) e a penalizzare il trasporto pubblico (bus e soprattutto taxi)”.
Ora, senza voler ripercorrere i lunghi addii di assessori, consiglieri e dirigenti che hanno fatto della Giunta Raggi una “giunta girevole”, con un pezzo del mondo 5Stelle che non vuol sentir parlare di deroghe ai due mandati, Frongia che, legittimamente, aspira ad un posto di vertice a Sport e Salute; e Stefàno contro Raggi sulla ZTL, fanno, in 24 ore, un bell’uno-due pugilistico


martedì 3 marzo 2020

SUPPLETIVE/ OCCHIO CHE RITORNA IL PD



Di voti ne ha presi poco più di 20mila, meno della metà di quanti ne ottenne Paolo Gentiloni, ma per Roberto Gualtieri, ministro dell’economia e ora anche deputato, e, soprattutto per il centro sinistra, il risultato pur scarno può sembrare un biglietto per il Campidoglio
Certo, il Collegio Roma 1, dove si è votato domenica per eleggere il successore di Gentiloni approdato a Bruxelles nel governo europeo come Commissario all’Economica, è più o meno costantemente un feudo del centrosinistra. Anche quando il centrosinistra perse il Campidoglio con Alemanno e con la Raggi, il Roma 1, che coincide quasi integralmente con il I Municipio Centro Storico, è sempre stato guidato dall’area dem (comunque la si voglia chiamare). 
E, certo, con un’affluenza ridotta come quella di domenica ferma al 17 e spicci per cento finisce sempre per privilegiare il voto organizzato, caratteristica propria del mondo di sinistra.
Resta il fatto che Gualtieri in termini percentuali ha incassato quasi 2 voti sui 3 espressi.
Non è una camminata sugli allori, sia chiaro. Lo schieramento di centro sinistra in termini assoluti perde un voto su due rispetto a quelli del 2018 ma ce n’è abbastanza per far esultare il segretario dem, Nicola Zingaretti che, domenica a tarda sera, quando il risultato non era ufficiale ma ormai acquisito twitta: “Bravo Roberto. Un’altra vittoria, con un grande scarto. L'alleanza funziona, da un po' si è tornati a vincere. Grazie a tutte e tutti coloro che ci hanno creduto e che hanno combattuto in una situazione difficile. E non finisce qui!”.
È chiaro un dato: l’area di centrosinistra cancella il ricordo del notaio, di Ignazio Marino e di Mafia Capitale. Via i fantasmi del passato: il filotto di buoni risultati elettorali nella Città Eterna è troppo lungo per poter essere derubricato a incidentale. 
I due Municipi che i 5Stelle non hanno saputo tenere - III Monte Sacro e VIII Garbatella - sono caduti come frutti maturi in grembo alla coalizione di centrosinistra. Nell’VIII senza ballottaggio, ha vinto Amedeo Ciaccheri, per altro esponente di un mondo movimentista da tempo in ombra. A Montesacro si è imposto Giovanni Caudo, già assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino, uno di quei pochi di quella fallimentare esperienza di governo passato alle cronache per la serietà e l’impegno a gestire la cosa pubblica. Nel Municipio XI, altra perla governativa pentastellata franata miseramente fra ripicche e sgambetti da piccola politica, il polso della situazione sul territorio assegna ancora il vantaggio al candidato Pd, Gianluca Lanzi.
Analizzando i risultati delle politiche 2018 emerge come, con i 5Stelle nel pieno dell’exploit elettorale, nei nove collegi della Capitale, solo 4 andarono ai grillini (De Toma al Roma 4 Collatino; Fioramonti a Roma 5 Torre Angela; Mariani a Roma 6 Tuscolano; e Del Re a Roma 11 Primavalle), 4 al centrosinistra (Gentiloni a Roma 1; Madia a Roma 2 Monte Sacro; Prestipino a Roma 8 Ardeatino e Magi a Roma 10 Gianicolense) e uno al centrodestra (Anna Grazia Calabria a Roma 3 Castel Giubileo). Nello stesso giorno delle politiche, poi, si votò anche per le Regionali con Zingaretti e la sua coalizione che, in città, staccarono sia il centrodestra 771mila voti contro 651mila che i 5Stelle, terzi a 607mila voti per la Lombardi. 
La somma, quindi, di tutti questi dati finisce per indicare l’area di centrosinistra come quella che oggi si trova nella migliore posizione per cercare di scalare nuovamente il Campidoglio. Sempre che, governando con i 5Stelle a Palazzo Chigi, il Pd non perda il biglietto della lotteria.


giovedì 13 febbraio 2020

UEFA EURO 2020; FRONGIA: "CONCERTONE AI FORI E VILLAGGI SPORTIVI IN PERIFERIA"

Si avvicina la gara di apertura degli Europei di Calcio - prima gara il 12 giugno all’Olimpico contro la Turchia - e si muove anche il Campidoglio. 
Ieri, seduta della Commissione Sport con audizione dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che è commissario dell’evento. Dice Frongia: “Tutto nasce da un contratto sottoscritto nel 2014 da Ignazio Marino con l'Uefa. Prevedeva la gestione del Comune di questi eventi a proprie spese. Costo 12 milioni di Euro, 2 dal Comune e 10 dal Governo. I lavori sono iniziati con Uefa e Figc già due anni fa”. Poi una serie di dettagli organizzativi: “Ci saranno altri hotspot limitrofi a via del Corso e porteremo l'evento soprattutto in periferia: l'idea è di dare fondi a tutti i Municipi per la creazione di villaggi sportivi. Il concerto inaugurale si terrà a via dei Fori Imperiali l'11 giugno, e sarà gratuito. Dal 17 al 19 aprile la coppa farà il giro della città e verrà allestito un villaggio sul ponte di Castel Sant’Angelo”.



giovedì 9 gennaio 2020

RIFIUTI, CAPITALE ANCORA SOMMERSA E AMA VA ALLA GUERRA DELLE CIFRE


Ama sul banco degli imputati tenta la difesa disperata: di fronte ai cumuli di immondizia, ai maleodoranti cassonetti stracolmi, alle centinaia di immagini e video che sui social vengono postati dagli utenti, l’Azienda si rifugia nel burocratese e nei numeri. Insomma, prova a buttarla in caciara. Circa ottomila sono i dipendenti della municipalizzata dei rifiuti ma operativi veri e propri sono circa 2.500. Un migliaio sono invalidi. Il resto - qualcosa in più di 4mila - sono amministrativi. La flotta è ridotta al lumicino, tanto che la stessa Virginia Raggi, giusto ieri a margine  della presentazione dell’ennesimo monitoraggio sugli alberi, si è sentita in dovere di rimarcare come una ventina di nuovi camion siano arrivati e altri “ne arriveranno”, con i soliti verbi al futuro. Ad oggi, se va bene, operativi sono 4 mezzi su 10. Poi c’è la catastrofe degli impianti: l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, con sano pragmatismo e violando uno dei tabù grillini aveva inserito nel nuovo piano industriale anche un termovalorizzatore. Niente, dietro front e passo di corsa: termovalorizzatore cancellato. Non si può chiedere ai pentastellati di digerire la discarica a Monte Carnevale e pure un termovalorizzatore. Qualcosa della vulgata va salvaguardata e pazienza se la città affoga oggi e andrà peggio domani. Perché fra sette giorni Colleferro chiude. Proroghe non sembrano esserci: sempre a margine del monitoraggio degli alberi, né la Raggi né il vice presidente della Regione, Daniele Leodori, hanno aperto a possibili prolungamenti della vita della discarica di Colleferro. Che, quindi, dal 15 gennaio chiuderà i battenti lasciando a Roma, per terra, 1.100 tonnellate di indifferenziato al giorno (su circa 3mila prodotte, quindi un terzo) cui vanno sommate anche quelle, 2/300 tonnellate al giorno, che vanno a finire nell’impianto di Rida Ambiente ad Aprilia il quale scarica i residui di lavorazione sempre a Colleferro e che già dagli ultimi giorni del 2019 non accoglie più l’immondizia romana. La crisi dell’impiantistica romana ha radici profonde e lontane: la presenza di Malagrotta ha sempre evitato alla Capitale di affrontare in modo sistematico il nodo rifiuti. Il tentativo di trovare soluzioni alternative sotto Alemanno ha finito per scontrarsi con i veti incrociati e si è arenato in un nulla di fatto. Con Marino arriva la chiusura di Malagrotta a settembre 2013 ma la presentazione dell’alternativa - gli ecodistretti - non solo arriva ad aprile 2015 ma è incompleta, contestata e muore con la fine dell’esperienza del Chirurgo in Campidoglio a ottobre dello stesso anno senza aver mai visto la luce. Nel frattempo, nessun nuovo impianto viene creato. I quattro anni di Virginia Raggi finiscono per aggravare la situazione con la città che da due anni vive nell’emergenza costante e l’eccezione sono i periodi, sempre più brevi e sporadici, di strade pulite e cassonetti svuotati regolarmente. 
Di fronte al caos di queste feste natalizie, Ama finisce di nuovo sul banco degli imputati e ieri pomeriggio ha tentato il contrattacco inondando le redazioni di sette comunicati in meno di due ore zeppi di numeri e cifre asettiche che finiscono per scontrarsi con la realtà delle immagini del mondo reale. Dice l’Azienda che nel periodo Natale-Capodanno sono stati raccolti il 3,4% in più di rifiuti rispetto al 2018, sostenendo che “il piano di Natale ha funzionato”. Poi, che il tasso medio di assenza dal lavoro, nel periodo fra il 23 e il 29 dicembre è sceso al 3,8% in “chiaro decremento rispetto al 4,45% rilevato nello stesso periodo del 2018. Il trend in costante diminuzione è testimoniato anche dal confronto con il tasso di assenze del periodo equivalente del 2017, quando, nella settimana in oggetto, si era registrata una percentuale media di assenze del 5% con picchi dell’8,5%”. Altro passaggio: “il giorno di Capodanno” erano al lavoro 1.200 operatori con il 4,8% di malati e che sono state anche raccolte 50 tonnellate di rifiuti abbandonati. Infine, Ama ci tiene a precisare che "proseguono le attività di verifica delle condizioni di decoro presso le aree esterne ai plessi scolastici” con il monitoraggio di "200 tra scuole, asili nido e altri siti sensibili come ospedali, presidi sanitari, strutture socio-assistenziali, effettuando interventi di pulizia mirati ove necessario. Queste attività vengono svolte con cadenza quotidiana dal personale in forza alle 55 sedi di zona e alle 5 autorimesse dislocate in tutta la città. Le operazioni di pulizia delle aree adiacenti gli istituti scolastici sono effettuate da squadre formate da 2/3 operatori con l’ausilio di 1 mezzo a vasca per la raccolta dei rifiuti (oltre a 1 spazzatrice in caso di necessità)”.


giovedì 2 gennaio 2020

DISCARICA A MONTE CARNEVALE



La scelta della Raggi arriva a metà del pomeriggio del 31 dicembre: la discarica di Roma sarà a Monte Carnevale. La nuova discarica è nel territorio del Municipio XI, commissariato da aprile 2019 dopo il fallimento della Giunta municipale 5Stelle e che andrà al voto in primavera. Siamo ad appena un paio di km in linea d’aria da Malagrotta che, però, ricade nel territorio del Municipio XII
Nella tarda mattinata del 31 dicembre era saltata Tragliatella, dichiarata sito non idoneo per la vicinanza con una serie di edifici sensibili (una scuola e un centro di riabilitazione su tutti). In cambio della designazione di Monte Carnevale “la Regione stralcerà dal Piano Rifiuti in via d’approvazione, come da accordo, l’indicazione del sub-ato per il Comune di Roma Capitale e disporrà tutte le attività necessarie per consentire, come richiesto da Roma Capitale, una serie lavori straordinari all'impianto Tmb di Rocca Cencia”.
Ignazio Marino chiuse Malagrotta nel settembre 2013. A dicembre 2019, sei anni dopo, siamo ancora lì: stessa area, anche se amministrativamente parte di due Municipi differenti, stesso impianto, la discarica. Neanche due ore dopo la comunicazione del Campidoglio su Monte Carnevale e si scatena l’inferno. 
Ancora non credo alle mie orecchie e ai miei occhi. Aspetto di leggere la delibera di giunta, che ancora non ho potuto vedere, prima di ammettere la sconfitta del M5s, tutto - scrive Simona Ficcardi, consigliera capitolina, su Facebook - la scelta della sindaca e dalla giunta è gravissima, una scelta che ripudio”.
Altrettanto duro Stefano Vignaroli, altro grillino e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie. A botta calda, il 31 dicembre, afferma che “la decisione di realizzare la nuova discarica di rifiuti urbani di Roma a due chilometri dalla discarica di Malagrotta è inaccettabile” e definisce “vergognosa” e “una presa in giro” la scelta della Raggi. Poi, il giorno dopo, smorza i toni e prova a buttare la colpa su Zingaretti e la Regione: “Quella di Monte Carnevale è una scelta improvvisata, effettuata dal Comune su pressione della Regione. Regione che ha deciso di chiudere Colleferro e non ha trovato alternative. Sul sito di Monte Carnevale il Comune aveva poco tempo fa dato parere negativo anche per la sola discarica di inerti. A soli 80 metri ci sono le abitazioni e a 240 si trova il Sic Macchiagrande della Riserva Statale del Litorale Romano. Andrebbe inoltre valutata con la massima attenzione la condizione della falda acquifera” che Vignaroli giudica già “compromessa da opere di escavazione per scongiurare il rischio di un nuovo disastro ambientale nella Valle Galeria”. Insomma, buttarla in caciara politica e continuare ad alimentare diffidenze e paure: un perfetto mix con pensiero quasi complottista: “Un sito che proprio recentemente è passato da una società privata ad un’altra. Quando si tratta di realizzare una discarica non è pensabile scegliere il sito in modo affrettato e superficiale”. Dopo tre anni e mezzo di governo Raggi, è troppo pure per la propaganda grillina. 


A parte le proteste dei residenti e quelle dei pentastellati, c’è il resto del mondo politico che si schiera contro Virginia Raggi e la scelta di Monte Carnevale come sito per la futura discarica di Roma. 
Parte Matteo Salvini che come augurio per l’anno nuovo spera “che il 2020 porti ai romani nuove elezioni e un sindaco finalmente capace, no a nuove discariche sulla pelle dei cittadini”. Sparano a palle incatenate anche da Fratelli d’Italia: Marco Visconti, delegato all’Ambiente dei meloni ai (omonimo dell’ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno): “non ci siamo proprio. È lo stesso quadrante di Malagrotta, nel territorio dove tra l’altro, la Regione aveva già avviato l’iter, prontamente opposto dal M5S in Campidoglio, per una discarica per lo stoccaggio dei rifiuti speciali contenenti amianto”. Contro Monte Carnevale anche Piergiorgio Benvenuti, ultimo presidente di Ama sotto Alemanno: “incredibile, grave, senza nessuna logica o programmazione”, dice a proposito di Monte Carnevale rimarcando come “sarà una nuova Malagrotta, proprio nello stesso territorio”. Marco Palma e Federico Rocca invitano Mario Torelli, ex presidente grillino del Municipio sfiduciato dai suoi ad aprile scorso e nominato dalla Raggi-commissario come suo delegato, a “portare la delega del Municipio, magari in una busta della spazzatura rigorosamente per la carta e cartone alla Sindaca Raggi”
Nel silenzio del Pd capitolino, anche Gianluca Lanzi, candidato Dem alla presidenza del Municipio (si vota in primavera) si schiera contro Monte Carnevale parlando di Tragliatella come di un “depistaggio volto a coprire quello che la Raggi ha sempre avuto in mente: far tornare i rifiuti nella Valle Galeria” accusando contemporaneamente la destra (“Renato Brunetta”) per l’opposizione a Falcognana e la Lega per quella a Tragliatella ma dimenticando le proteste analoghe del Pd
Da ultimo, il Comune di Fiumicino - col sindaco Esterino Montino e l’assessore alla scuola, Paolo Calicchio - dicono “no a Monte Carnevale” considerato “dietro alla porta di casa nostra”:  “è a ridosso della vecchia discarica di Malagrotta, c’è la raffineria di Roma, l’impianto Ama per i rifiuti speciali e l’aeroporto Leonardo Da Vinci. L’impianto, poi, sarebbe sopra le falde acquifere che forniscono Fiumicino”.

lunedì 30 dicembre 2019

DE PRIAMO: "SPETTA A FDI INDICARE IL CANDIDATO SINDACO"




Per la qualità e la quantità di lavoro svolto su Roma in questi anni, e, quindi, l’esperienza acquisita, credo spetti a Fratelli d’Italia indicare il nome del candidato sindaco della Capitale per le comunali del 2021. E non credo molto ai nomi della società civile: certe cariche come il Sindaco di Roma richiedono sensibilità politiche”.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Andrea De Priamo, analizza l’esperienza di governo cittadino della Raggi e dei 5Stelle e traccia la strada per il futuro.
Credo che il tempo stringa e che sia necessario per il centrodestra essere pronti con nome e programma anche un anno prima del voto”.

Cioè fra sei mesi. Priorità? Il nome o il programma?
Prima di tutto il programma. Noi abbiamo già una serie di provvedimenti pronti, li abbiamo presentati in questa consiliatura e da quelli pensiamo di ripartire. Il nome è importantissimo ma ancor di più lo sono le priorità della città”.

Due anni e mezzo di Ignazio Marino da sommare, a giugno 2021, a un quinquennio Raggi. Sette anni e mezzo in cui Roma, chiacchiere propagandistiche a parte, è rimasta ferma.
Per questo ci sono molte cose da fare. Ad esempio, con l’Urbanistica. Rapidamente vanno rilanciati i programmi di rigenerazione urbana e va affrontato il problema dei condoni in giacenza. Lo dicono tutti i sindaci ma poi nessuno lo fa realmente. Lì c’è un tesoretto di svariate decine di milioni di euro che può essere recuperato e messo a frutto, ad esempio, per la manutenzione delle strade”.

Grandi opere pubbliche: metro C, metro D, funivie. Tanti nomi, pochi soldi e tantissimo tempo perduto.
Noi abbiamo ritenuto in passato che la C fosse semplicemente troppo costosa rispetto alla resa. Ora, però, deve essere portata avanti. Rapidamente. E arrivare non solo a Clodio/Mazzini ma all’Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Mi auguro che nel tempo che alla Raggi resta da governare, la revisione progettuale sulla tratta Venezia-Clodio sia completata. Sono due anni che la annuncia”.

E le altre grandi opere?
Seguiremo due regole: pressare il Governo, qualunque esso sia, perché si renda conto dell’importanza di Roma e ne finanzi lo sviluppo”.

E la seconda?
Niente perdite di tempo. Basta con tentennamenti e ripensamenti anche per opere discutibili. Ad esempio: se le funivie fossero iniziate, dovrebbero andare avanti. E così il resto”.

Capitolo rifiuti. 
Non possiamo pensare di andare avanti con un’Ama ridotta in queste condizioni. Va fatto un ragionamento che parta dall’impiantistica necessaria, senza pregiudizi. Anche con l’apertura ad Acea. Basta che non ci sia un’Ama di serie B”.  

Cosa salva della Giunta Raggi? E cosa boccia?
L’assessore De Santis e il lavoro fatto sul personale del Campidoglio. Bocciata l’ex assessore ai Lavori pubblici, Margherita Gatta”.

mercoledì 10 luglio 2019

IGNAZIO MARINO SULLO STADIO DELLA ROMA - FACT CHECK


L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Capitale e ha rilasciato alcune dichiarazioni sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. Questo il fact check delle frasi dell'ex Primo Cittadino.   


"Spero che lo stadio della Roma si faccia ma non sono molto ottimista. Se fossi rimasto al governo di questa città in un mandato lo stadio sarebbe già stato inaugurato. Ci sono state decisioni successive che hanno creato conflittualità e problemi anche dal punto di vista della giustizia. Spero che non venga sprecata un'occasione incredibile che creerebbe almeno 5mila posti di lavoro per l'avvio del cantiere ed un indotto economico rilevante per Roma". 

Lo ha detto l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, intervenendo ai microfoni di Radio Roma Capitale.

"Noi trovammo un progetto disegnato con un grande interesse da parte degli imprenditori privati. Con l'aiuto determinante di Giovanni Caudo, professore di urbanistica a Roma Tre, noi chiedemmo al presidente della Roma di cambiare quel progetto, di investire centinaia di milioni di euro in opere pubbliche. Parliamo di metro, ponte carrabile e ponte pedonale sul Tevere, un grande parco attrezzato, il raddoppio della capacità di trasporto su ferro per portare il 60/70% degli spettatori allo stadio con mezzi pubblici. Tutto questo è stato cancellato dalla Raggi ed è stato detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini, nonostante la legge preveda il contrario. Resto stupito di come sia stato possibile cancellare una progettazione così puntigliosa. Tutto è stato abbandonato e quello che manca è proprio una visione della Capitale d'Italia. Ogni mattina viene lanciata una nuova idea e resta abbandonata dopo qualche tempo". 





FACT CHECKING

Tralasciando le considerazioni politiche che Marino dovrebbe forse girare al Pd, due appunti:

Se fossi rimasto al governo di questa città in un mandato lo stadio sarebbe già stato inaugurato”.
FALSO 
Quando Marino ha terminato l’esperienza in Campidoglio (ottobre 2015), non era ancora pronto il progetto definitivo che è stato consegnato in Comune a maggio 2016. 
Ammesso che la prima Conferenza di Servizi - quella che, ad aprile 2017, bocciò il progetto per la mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale da parte della Regione dovuta alla mancata approvazione della Variante urbanistica da parte del Comune - si fosse conclusa positivamente a marzo 2017, la posa della prima pietra non sarebbe avvenuta prima dell’autunno 2017 (probabilmente verso novembre/dicembre): bonifiche delle aree, gare europee, scavi archeologici. 
Considerando i 24/26 mesi di lavori minimi previsti dalla Roma per la costruzione della parte essenziale del progetto versione Marino (i lavori per le 3 Torri sarebbero stati scaglionati per almeno 5 anni solo in caso di vendita su carta degli immobili in costruzione), prima dell’autunno 2019 il complesso non sarebbe mai stato aperto e funzionale. 
Ovviamente, tutta questa tempistica è basata sul calcolo dei tempi minimo rispetto a potenziali problemi in Conferenza di Servizi, nella stesura della Convenzione urbanistica, nelle gare d’appalto e nelle procedure di costruzione: quindi è un calcolo teorico e estremamente ottimistico.

Parliamo di metro, ponte carrabile e ponte pedonale sul Tevere, un grande parco attrezzato, il raddoppio della capacità di trasporto su ferro per portare il 60/70% degli spettatori allo stadio con mezzi pubblici. Tutto questo è stato cancellato dalla Raggi ed è stato detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini, nonostante la legge preveda il contrario”.
FALSO
Il ponte pedonale sul Tevere è rimasto anche nella versione Raggi del progetto.
Il parco attrezzato non era previsto nella versione Marino: era previsto un contributo di 10mln circa per la sua realizzazione ma era opera che avrebbe dovuto realizzare il Comune. Nella versione Raggi il parco è stato spostato fra le opere di pubblico interesse quindi dovrà essere realizzato e a carico dei privati prima dell’apertura dello Stadio. 

Sulla questione del trasporto su ferro la cosa è più complessa. 
È falso che la versione Marino prevedesse il 60/70% degli spettatori allo Stadio con il TPL. La percentuale era solo il 50% (sta nella delibera). Nella versione Raggi la percentuale è rimasta.
Quello che è cambiato fra le due versioni è chi fa cosa e come si paga questo qualcosa.
Nella versione Marino venivano stanziati come opera di interesse pubblico con cubature a compensazione 50,45 milioni di euro per fare “prioritariamente” lo sfioccamento della Metro B da Eur Magliana a Tor di Valle (in subordine, un intervento di analogo valore sulla Roma-Lido). A questi 50,45 milioni di euro se ne aggiungevano altri 13 e spicci per la nuova stazione Tor di Valle che avrebbe unificato all’attuale coppia di binari della Roma-Lido la nuova coppia di binari della Metro B. Il proponente sarebbe stato responsabile anche della costruzione delle opere pubbliche di mobilità.
Nella versione Raggi, rimane come opera di interesse pubblico con cubature a compensazione lo stanziamento per la nuova Stazione Tor di Valle ma per un ammontare ridotto (10,3 min €) perché non si fa più lo sfioccamento della Metro B quindi non serve più la nuova coppia di binari. Ci si appoggia all’opera di ammodernamento della Roma-Lido finanziata dallo Stato e dalla Regione ritenendola sufficiente a garantire la quota del 50% di spettatori allo Stadio con il TPL. Viene però destinato l’intero ammontare del Contributo costo di costruzione di circa 45 milioni di euro (quota contanti delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce, calcolata sul volume globale del costruito e che non dà origine a cubature a compensazione) all’acquisto di treni e ad eventuali ulteriori interventi sulla Roma-Lido. 


A sinistra la "versione Marino" delle opere a compensazione, a destra, la "versione Raggi"

La Raggi non ha mai detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini. Semplicemente ha ritenuto che gli interventi già finanziati dal pubblico, autonomi e indipendenti dal progetto Stadio - Ponte dei Congressi e ristrutturazione della Roma-Lido di Ostia - fossero sufficienti a garantire la mobilità dello Stadio in occasione degli eventi. Per lei, l’interesse pubblico, quindi, era quello di ridurre la cubatura concessa al privato nella versione Marino del progetto considerata troppo onerosa dal punto di vista del consumo di suolo.