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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 18 febbraio 2020

STADIO; ANCORA CIARLE IN LIBERTÀ

Ricominciamo.

La storia è sempre la stessa e, in mancanza di meglio, riciccia e si ripropone tipo i peperoni a cena: a gennaio 2017, l’Avvocatura capitolina rende un parere ufficiale al sindaco Raggi sulla possibilità di annullare in autotutela la delibera Marino sullo Stadio di Tor di Valle. È il “parere Murra” protocollo RF/2017/4672 di cui abbiamo già dato conto:

Nello stesso identico periodo, pressata dalla frangia antistadio dei consiglieri grillini, la Raggi fa una cosa strana: chiede all’avvocato Andrea Magnanelli, collega di Rodolfo Murra all’Avvocatura comunale, un secondo parere. Lo chiede al di fuori della via gerarchica e lo ottiene.
In questo parere, Magnanelli sinteticamente sostiene che, se ben motivata, c’è la possibilità per il Comune di procedere all’annullamento in autotutela della delibera Marino.

Un paio di dettagli: per annullamento in autotutela si intende quanto stabilito dall’articolo 21 nonies della legge 241/1990 che si riporta integralmente:

Art. 21-nonies. (Annullamento d'ufficio)
1. Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell'articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell'articolo 20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge. Rimangono ferme le responsabilità connesse all'adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo.
2. È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole.
2-bis. I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali nonché delle sanzioni previste dal capo VI del testo unico di cui al d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.


Di fronte a due pareri di due esperti legali fra loro non esattamente opposti ma banalmente divergenti, la Raggi finisce per assumere la decisione meno rischiosa: si va avanti e si modifica il progetto.

Va incidentalmente ricordato che le norme di formazione del bilancio del Comune impongono, a fronte di una causa con richiesta di risarcimento del danno, l’accantonamento pluriennale delle somme potenzialmente riconoscibili dal giudice in caso di soccombenza in tribunale. Per chiarire: se io faccio causa al Comune e chiedo 1 miliardo di euro di danni, il Comune deve stimare a quanto posso essere ragionevolmente condannato dal giudice (ad esempio: 500 mila euro) e, in caso di sconfitta, devo accantonare quella somma divisa sul bilancio pluriennale (ad esempio: 100 milioni l’anno per un quinquennio).

Sarebbe ora che Virginia Raggifin troppo reticente sul tema Stadio – parlasse e spiegasse pubblicamente e chiaramente perché, di fronte a due pareri divergenti, scelse una strada invece che l’altra, quindi si decise ad andare avanti invece che cancellare tutto.
Spiegare – come immagino – che la decisione fu dettata dalla necessità economica di non esporre il Campidoglio al rischio di una causa con la As Roma (mediaticamente pesante specie dopo il “no” alle Olimpiadi); causa comunque senza certezza assoluta di vittoria nella migliore delle due ipotesi e a rischio sconfitta nella peggiore; e, comunque, con la necessità obbligatoria di dover in ogni modo accantonare e bloccare somme, sarebbe una decisione politica nel segno della trasparenza.

A parte queste considerazione, veniamo ai giorni nostri:

1)    Nel giugno 2017 la Giunta Raggi porta in Consiglio, dove viene approvata con 28 voti favorevoli, una nuova delibera di pubblico interesse allo Stadio.
2)    Ai sensi del comma 2 dell’articolo 21nonies della legge 241/90 (“È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole”) l’approvazione della nuova Delibera sana la possibilità di annullare la vecchia.
3)    La nuova Delibera, per altro, cambia in maniera radicale anche quegli aspetti del “parere Magnanelli” che, secondo l’Avvocato, avrebbero potuto essere utilizzati come argomenti per tentare l’annullamento.
4)    Qualche anima candida potrebbe pensare che i consiglieri votarono quella delibera “senza sapere” cosa contenesse il parere Magnanelli. Difficile da credere visto che c’è una consigliera comunale che da mesi cita il parere dichiarando di averlo letto ma di non averlo potuto né fotocopiare, fotografare o ottenere. Quindi, i consiglieri erano comunque a conoscenza dell’esistenza di due pareri, pertanto quanto previsto dal comma 2bis dell’articolo 21nonies della legge 241/90 (“I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1”) appare davvero difficile da applicare.
5)    Eh ma ora indaga la magistratura!” Veramente, la magistratura non è un unicum ma ha una serie di specializzazioni. C’è quella amministrativa, quella civile, quella penale e quella contabile. Quella penale ha deciso che non ci sono reati contestabili a chi aveva responsabilità nell’iter decisionale del progetto né che l’iter stesso è in qualche modo coinvolto. Quella contabile deve accertare ora se le decisioni assunte dalla Raggi hanno creato un danno erariale. Personalmente credo che quelle decisioni lo abbiano evitato ma con serenità direi di aspettare la conclusione dell’inchiesta della Corte dei Conti (magistratura contabile). Anche perché se vengono continuativamente presentati esposti, la magistratura (di volta in volta quella interessata) apre un fascicolo che, dopo la gran quantità di archiviazioni, sembra servire solo ad alimentare l’esposizione mediatica del fronte del no….
6) Un ultimo accenno al presunto “danno erariale”: senza voler anticipare il lavoro della Procura della Corte dei Conti che sta indagando su un esposto presentato, mi domano (e credo se lo domanderanno anche i magistrati contabili) quale mai possa essere il danno erariale procurato da un procedimento che ancora non si è definitivamente concluso. Ovvero, perché sussista un danno erariale, il danno… deve essere commesso. Non essendo ancora concluso il complesso iter amministrativo – il che non significa che non siano maturati diritti, sia chiaro – che danno potrebbe mai essersi verificato?

Tutto ciò, in conclusione, per dire: da gennaio 2017 il mondo è andato un tantino avanti. L’inchiesta in corso è solo su aspetti erariali, non penali né amministrativi ed è all’inizio. Visti i precedenti – e la fonte di questo esposto è la stessa di quelli penali archiviati – andrei cauto, molto cauto, nel chiedere cose fra il risibile e l’insostenibile, tipo l’annullamento nel 2020 di un atto del 2014 che è stato confermato da un atto del 2017 a sua volta preso con la piena coscienza e consapevolezza di tutti i passaggi amministrativi necessari.

giovedì 11 aprile 2019

AVVOCATURA 2017: LO STADIO SI DEVE FARE


Vecchie e nuove storie che si incrociano sulla via di Tor di Valle e dello Stadio della Roma: oggi pomeriggio, in scena al IX Municipio, quello entro cui ricade proprio l’area del progetto Stadio, va la votazione sulla delibera Grancio/Fassina che chiede l’annullamento d’ufficio della delibera Raggi sul pubblico interesse. E, contemporaneamente, dopo l’incontro della scorsa settimana fra l’Avvocatura capitolina e i consiglieri pentastellati in Campidoglio e nei Municipi, dai cassetti spunta fuori il parere ufficiale che la stessa Avvocatura diede a Virginia Raggi a gennaio 2017.
Un parere (protocollo RF/2017/4672) redatto da Rodolfo Murra, allora in forza alla squadra dei legali del Comune, e controfirmato dal capo dell’Avvocatura, Carlo Sportelli
Il parere - si legge dagli atti - venne richiesto il 13 gennaio 2017 dal sindaco Raggi che domandava all’Avvocatura se la delibera Marino potesse essere annullata d’ufficio; quale fosse il reale “peso” giuridico della dichiarazione di pubblico interesse e, infine, quale fosse la posizione del proponente. 
Già allora Murra, nel rispondere ai quesiti, fu piuttosto chiaro: dopo aver effettuato le analisi della giurisprudenza, scriveva che in caso di revoca “il proponente pur non potendo accampare diritti alla realizzazione dell’opera potrebbe essere legittimato a richiedere quanto meno il rimborso degli oneri vivi occorsi per la progettazione definitiva”. In soldoni: nel 2017 la revoca avrebbe comunque comportato un risarcimento danni. Non solo. Secondo passaggio fondamentale: in caso di annullamento si poteva prefigurare “la colpa” da parte del Comune, ovvero “l’emissione di atti inizialmente favorevoli poi ritirati che hanno creato affidamento nella loro legittimità” cosa che avrebbe comportato il “conseguente rischio dell’accoglimento” della richiesta di risarcimento. Anche qui, in sintesi: alto rischio di risarcimento danni per aver “ingenerato il convincimento nel destinatario l’incolpevole convincimento di poter legittimamente procedere”. 
E questo era l’anno di grazia 2017: Paolo Berdini era ancora assessore (sarebbe stato allontanato a San Valentino) e solo il 24 febbraio, quindi oltre un mese dopo il parere Murra, la Raggi, Baldissoni e Parnasi avrebbero concluso il nuovo accordo sfociato poi nel progetto rivisto, nella nuova delibera di pubblico interesse (giugno 2017) e nella nuova Conferenza di Servizi
Allora c’era da cassare solo una delibera, quella Marino/Caudo. Oggi, invece, bisognerebbe cancellarne due, Marino e Raggi, e, in più rispetto al 2017, ci sono altri elementi che rendono impraticabile qualunque marcia indietro: questa è la stessa maggioranza che ha votato il pubblico interesse nel 2017 e, secondo, si è anche avuto il via libera dalla Conferenza di Servizi decisoria
Tutti elementi, incluso il trascorrere del tempo e i lavori preparatori a variante e convenzione urbanistica, che finiscono per rafforzare “il convincimento di poter legittimamente procedere” da parte della Roma.
La prima pagina del "parere Murra" del Gennaio 2017 sullo Stadio della Roma
Ecco, quindi, che la giornata odierna nel IX Municipio cessa di avere una vesta giuridica che per altro non ha mai avuto dato che si tratta di un parere non obbligatorio e, men che meno, vincolante. Ma assume contorni politici molto netti: il risultato è in bilico. L’aula municipale dovrà esprimere semplicemente un parere su una delibera, quella Grancio/Fassina, la cui inconsistenza giuridica (improcedibile l’annullamento in autotutela della delibera Raggi) non ne attenua però la portata politica. E, di certo, qualunque sia l’esito del voto, esso riattizzerà ancora una volta le polemiche che sono l’unica cosa davvero inutile nell’intera vicenda.  


mercoledì 6 giugno 2018

AVVOCATURA REGIONALE, SCOPPIA IL CASO MURRA


C’è un travaso quasi costante di avvocati fra il Campidoglio e la Regione: dopo Nicola Sabato, rimasto un annetto in servizio alla Pisana, questa volta è il turno di Rodolfo Murra, già capo dell’avvocatura capitolina con Ignazio Marino sindaco e considerato uomo (di legge) molto vicino al Partito Democratico, e da pochi giorni assurto al ruolo di avvocato capo in Regione.
Solo che, questa volta, ci sono un po’ di passaggi curiosi in questo nuovo travaso: quanto meno, alcune curiosità nei bandi che la Giunta Zingaretti ha emanato.
Il primo è dell’estate scorsa: l’8 giugno 2017, a pochi mesi dal voto per il rinnovo del Consiglio regionale, viene pubblicato un “avviso informativo per la ricerca di professionalità per il conferimento dell’incarico di avvocato coordinatore dell’avvo- catura regionale a soggetto esterno all’amministrazione re- gionale”. 
È un posto di grande prestigio piuttosto ben remunerato: non meno di 200mila euro l’anno. E, fra i requisiti del bando c’era quello di avere un’anzianità di “patrocinio dinanzi alle magistrature superiori da almeno 15 anni”: insomma, Cassazionista da 3 lustri. Secondo requisito: “non avere procedimenti pendenti di fronte alla Corte dei Conti né condanne per danno erariale”.
Arrivano varie domande in Regione, fra cui quella di Murra. 

Solo che Murra i quindici anni da cassazionista li compirà dopo il bando, a fine gennaio 2018, come risulta dal curriculum riportato dall’Albo dell’Ordine romano. 
In più, Murra era sotto inchiesta della Corte dei Conti per la storia è quella delle transazioni fra il Campidoglio e il Consorzio Metro C in cui risultano indagati (e il prossimo 5 luglio avranno l’udienza) anche gli ex sindaci, Alemanno e Marino, l’ex assessore alla Mobilità, Improta. L’accusa, per tutti e 32 gli indagati in quella vicenda, era quella di un danno erariale per un versamento di 253 milioni di euro dalle casse comunali a quelle del Consorzio Metro C per chiudere i contenziosi economici su una serie di varianti al progetto. 
Passano i mesi e di questa procedura si perde traccia. Dalla Regione spiegano: l'avvocatura è la funzione apicale a maggiore carattere fiduciario (dipende direttamente dal Presidente), in quando lo rappresenta in giudizio. Per questo - anche alla luce di un possibile election day a fine 2018, che nell'estate 2017 non si escludeva - venne deciso di rinviare la decisione alla nuova legislatura. Ora, tralasciando il fatto che l’avvocato capo rappresenta l’istituzione e non semplicemente il suo Presidente (che, se chiamato in causa come privato cittadino deve farsi assistere privatamente da un legale), non è che al momento di indire il primo bando la Giunta regionale non fosse a conoscenza della successiva e prossima scadenza elettorale. 
Ma, andiamo avanti. Arrivano le elezioni e Zingaretti rivince, pur perdendo la maggioranza in Consiglio. Il posto di capo dell’Avvocatura regionale è rimasto vacante fino a poco fa: invece di concludere la procedura 2017, ne viene fatta una nuova. Si parte il 10 maggio, nuovo bando da cui, però sparisce uno dei requisiti, quello di “non avere procedimenti pendenti di fronte alla Corte dei Conti”. 
Bando, comunque, concluso: vince Rodolfo Murra.

lunedì 18 novembre 2013

CONCORSONE 3: "FAMO CHE NUN FAMO"

Secondo l'Amministrazione Marino il maxi concorso è viziato da "grossolane irregolarità" poiché le buste che contenevano i nomi dei candidati non garantivano l'anonimato.
Ma lo stesso maxi concorso non sarà annullato.

Una soluzione che non è una soluzione, un "famo che nun famo", per dirlo con un'espressione in romanesco.
È una soluzione politica di cortissimo respiro.

Oggi, questa pseudosoluzione potrebbe al massimo garantire un po' di pax sociale (e sindacale) di cui Marino e la sua Giunta abbisognano. Ma, non solo lascia aperti tutti i pesantissimi interrogativi già avanzati negli ultimi due giorni, ma ne apre addirittura di nuovi e con risvolti ancor più tragici.

PRIMO: LA QUESTIONE (O GIALLO) DELLE BUSTE
La denuncia iniziale di Marino e Nieri - avanzata nella conferenza stampa d'urgenza di venerdì pomeriggio scorso - era che le buste non garantivano l'anonimato.
Oggi, si scopre che le buste erano addirittura due, una effettivamente "internografata" - rivestita, cioè, internamente di una pellicola violacea oscurante il contenuto - l'altra, rinvenuta nei faldoni dei concorsi, era invece bianca.
Ora, secondo quanto asserito dal Vicesindaco nell'incontro con la stampa di oggi pomeriggio, in queste buste erano inseriti i foglietti con i dati anagrafici dei concorrenti. 
Prima anomalia denunciata da Nieri: alcuno foglietti con i dati anagrafici erano stampati al computer, altri erano scritti a mano.
Nelle buste internografate il contenuto - sia se stampato che se scritto a penna - non era visibile di fronte a una finestra. Posta invece di fronte a lampada alogena da 60 watt, era possibile leggere il foglietto stampato ma non quello scritto a penna.
Nella busta bianca, invece, basta la luce del sole che filtra da una finestra per rendere visibile il contenuto della busta, tanto se scritto a mano quanto se stampato.

In realtà, questo falso giallo si spiega semplicemente: nei concorsi con pochi partecipanti - quelli che vennero definiti un flop dalla sinistra e per i quali l'attuale capo segreteria di Marino, Enzo Foschi, rilasciò una simpatica dichiarazione "si vede che nessuno vuole lavorare con Alemanno" - la Praxi prestampò i nomi. Per quelli con un elevato numero di concorrenti, invece, venne deciso di evitare questa procedura, che sarebbe stata troppo onerosa, ripiegando su una più comune scrittura a mano.

Resta aperta la questione delle due buste. E su questa dovrà lavorare la Procura per capire se la Praxi è stata ingannata dai suo fornitori, oppure se ha scientemente alterato la fornitura; oppure ancora per capire se la sostituzione c'è stata ad opera di qualche funzionario comunale infedele e, infine, se si sono verificate omissioni nei controlli da parte non solo dei responsabili della gara d'appalto e anche dei Commissari d'esame, nessuno dei quali, pare, avrebbe mai verbalizzato questa stranezza delle buste.

MA QUANTO PESANO LE BUSTE?
Detto questo, realmente quanto "pesano" le buste? 
Secondo quanto riferito da Nieri e dall'avvocato Murra, sono state rinvenute queste buste bianche mischiate a quella internografate in tutti e 22 i concorsi, in percentuale maggiore in quei concorsi che contavano un più elevato numero di iscritti.
Ora, il sospetto è palese: nelle buste a minor grado di riservatezza potrebbero essere stati inseriti i nomi dei raccomandati. 

Certo, la procedura di analisi e correzione dei compiti prevede la presenza dell'intera Commissione, da 4 a 7 componenti. 
Il Presidente apre la busta grande contenente le prove scritte e le passa ai Commissari per la numerazione delle pagine utilizzate, l'apposizione di un numero progressivo identificativo del compito e poi la correzione dell'elaborato al termine della quale il voto viene scritto a penna sul tema. 
Il numero progressivo identificativo viene riportato sulla busta dei dati anagrafici che rimarrà chiusa fino alla conclusione delle correzioni di tutti gli eleborati di tutti i candidati. 
Solo dopo di allora, quando i voti di tutti i temi saranno stati assegnati, ogni elaborato verrà "abbinato" - utilizzando il numero progressivo identificativo che era stato scritto all'inizio sul tema e sulla busta con i dati anagrafici - al suo autore.

Appare, quindi, difficile credere che uno dei Commissari (dovrebbe essere il Presidente a tenere in mano la busta con il nome del candidato) alzi in controluce, di fronte a tutti gli altri, la busta per leggere il nome e decidere, così, in modo predeterminato, di attribuire un voto alto al tema del raccomandato di turno. Figurarsi metterla su una lampada alogena da 60 watt! 
Però, magari, la busta bianca è più leggera, oppure "scrocchia" in modo diverso dall'altra: insomma, questa busta potrebbe comunque, in qualche modo aiutare l'ipotetico Commissario infedele ad alterare in positivo il voto del candidato raccomandato. 
E non conta neanche il numero delle buste bianche: più buste vorrebbe dire più raccomandati. Non è importante, alla fin fine, sapere il nome e cognome esatto del raccomandato: il Commissario infedele sa che a ogni busta bianca deve corrispondere un voto alto. Del resto, mica è uno solo il posto da assegnare!

Nieri, in conferenza stampa, si è affrettato a dire che l'intera Amministrazione nutre la massima fiducia tutti i Commissari.
Tuttavia, il semplice sospetto che queste buste possano alterare un concorso è una ragione giusta e sacrosanta per annullarlo.

Basterebbe, quindi, fare un po' di prove: i candidati i cui nomi erano racchiusi nelle buste bianche che voto hanno ottenuto? Alto e promossi? Basso e bocciati? O misti, qualche promosso e qualche bocciato?
Una di quelle semplici prove, che gli Uffici capitolini potrebbero fare in breve tempo e che potrebbe sgomberare il campo da qualsiasi ombra di irregolarità oppure costituire la "prova regina" che dietro la storia delle buste si nasconde un tentativo di incanalare il concorso verso risultati predeterminati.

I DUBBI SULLE PROCEDURE DI CONTROLLO
A questo punto, si apre la vicenda dei dubbi sulle procedure di controllo seguite.
Nonostante svariate domande rivolte a Nieri in conferenza stampa, il Vicesindaco non ha chiarito come mai a distanza di un anno dal termine delle prove del concorso, siano sorti questi dubbi.
La spiegazione addotta è la stessa di venerdì scorso: nel nominare la nuova Commissione per il concorso per i Vigili Urbani, abbiamo avviato controlli a campione sugli altri concorsi che hanno fatto sorgere le perplessità.
Il primo dubbio nasce dalla scelta dei due funzionari incaricati di condurre questi accertamenti: Antonella Caprioli, nominata da Marino alla guida del Dipartimento Risorse Umane, e Rodolfo Murra, nominato da Marino alla guida dell'Avvocatura capitolina.
La Caprioli è stata in tre diverse Commissioni: in una Presidente, nelle altre due membro. E, da Commissario, non risulta abbia mai sollevato dubbi né sulla presenza di due buste né sulla questione della trasparenza alla lampada alogena di quella internografata.
Il secondo è l'avvocato Murra. Considerato un ottimo legale - come del resto la Caprioli è considerata comunque una funzionaria molto competente - è tanto bravo che, per conto dell'Ordine degli Architetti, ha svolto corsi di preparazione per il Concorso per Architetto del Comune di Roma. Proprio uno di quei concorsi le cui carte ha dovuto riesaminare da controllore.



Sorprende, però, il fatto che, nonostante la sua bravura, l'avvocato Murra abbia superato la concorrenza dell'avvocato Carlo Sportelli che, per conto dell'Avvocatura capitolina, è sempre stato investito delle tematiche giuridiche inerenti il personale.

Secondo dubbio: le procedure. I soli responsabili civilmente, penalmente e amministrativamente della tenuta di tutte le carte. Delle prove e dei verbali di un concorso pubblico sono i Commissari d'Esame e la segreteria della Commissione. 
Quando venne aperto il fascicolo d'indagine sul concorso per Vigili Urbani - un fascicolo aperto per falso, poiché uno dei verbali venne firmato da tutti i componenti della Commissione mentre risultò da intercettazioni telefoniche, legate all'inchiesta sulle sponsorizzazioni del Circolo sportivo dei Vigili, che uno dei Commissari era in vacanza e non a Roma a firmare - i Carabinieri si presentarono in Comune per acquisire la documentazione sul concorso muniti di un ordine firmato da un magistrato
Qui, invece, senza alcun ordine del giudice, viene avviata una procedura di controllo che ha visto Murra e Caprioli aprire armadi, plichi, faldoni, buste senza neanche la presenza del Presidente della Commissione d'esame.
Che i Commissari non fossero presenti durante queste ispezioni lo ha confermato lo stesso Nieri in conferenza stampa.
Ovviamente né la Caprioli né Murra hanno fatto altro che condurre un controllo che, come lo stesso Murra ha chiarito, si è limitato all'analisi di quelle carte relative ai concorsi che avevano già concluso la correzione delle prove scritte. 

COME VA A FINIRE?
Ecco, questo è il quesito più importante, quanto meno perché coinvolge non solo la vita di 1995 (potenziali) vincitori di concorso o dei circa 20mila partecipanti alle prove scritte ma anche perché, per i suoi effetti potrebbero ripercuotersi sulle casse capitoline, e quindi sull'intera città, per molti anni a venire.
In primis, la questione ricorsi.
Il punto nodale può essere semplificato così: se, come l'attuale Amministrazione ritiene sia, il concorsone è viziato da irregolarità, questo dovrebbe essere annullato.
L'annullamento comporta le seguenti conseguenze: ricorsi a go-go. Ricorrerebbero tutti quelli che hanno partecipato alle prove scritte e forse potrebbero farlo anche tutti quelli che hanno preso parte alle preselezioni. Da 20mila a 300mila ricorsi. Gli avvocati d'Italia stapperebbero lo champagne per molti anni a venire. Poi ci sarebbe il problema Praxi. O il Comune dimostra la sua estraneità e diviene parte lesa, e allora la Praxi farebbe prima a chiudere ora perché sarebbe investita di richieste di risarcimenti miliardari. Oppure la Praxi dimostra la sua di estraneità e allora sarebbe il Comune a dover pagare.
Poi ci sono i ricorsi interni: intanto quelli contro tutti quei dirigenti che, all'epoca della Giunta Alemanno, hanno messo in piedi il concorsone, poi quelli che hanno omesso di effettuare i controlli. Tradotto, fra dirigenti e commissari, presidenti di commissione d'esame e segretarie di commissione, un centinaio di dipendenti potrebbe essere chiamato a rispondere in sede giudiziaria di questa vicenda. E/o gli stessi membri di Commissione potrebbero chiamare il Sindaco e il suo Vice a rispondere del sospetto - per quanto Nieri si sia sperticato a ribadire la fiducia dell'Amministrazione nei commissari - che si sarebbe potuto alterare l'esito del concorso.
Ironia della sorte, fra questi stessi dirigenti c'è la Caprioli che da controllore dovrebbe denunciare se stessa tre volte nella sua qualità di Commissario!

Oltre queste conseguenze, che rimangono tutte in piedi anche in caso di non annullamento del concorso - che è poi quello che sta accadendo oggi - ce n'è un'altra: i 1995 vincitori che, prima o poi, blocco del turn over compreso, saranno assunti, rischiano di lavorare per non si sa quanti anni, con una spada di Damocle sulla testa: fino alla conclusione delle indagini dei magistrati - sollecitate e annunciate oggi da Nieri quando afferma che "porteranno le carte in Procura" - lavoreranno senza avere la certezza che l'agognato posto fisso in Comune possa essere o meno revocato.
1995 vite e famiglie sospese.
Una decisione piuttosto pilatesca che, infine, potrebbe avere anche un altro risvolto quasi ironico: se un domani la magistratura dovesse accertare che il Concorso era irregolare, anche Marino, Nieri, Murra e Caprioli potrebbero essere chiamati a risponderne nelle varie sedi, poiché sapevano ma non hanno adottato gli atti necessari ad impedirlo.