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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Regolamento impianti sportivi comunali. Mostra tutti i post
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giovedì 7 marzo 2019

CAPANNELLE, ANCORA GIOCHI DAL COMUNE


Il Campidoglio ci riprova. Dopo gli annunci dei giorni scorsi da parte di Hippogroup, lo storico gestore dell’Ippodromo di Capannelle, di chiusura del rapporto con il Comune, che di Capannelle è il proprietario, e dell’avvio delle procedure di licenziamento dei dipendenti e di restituzione delle chiavi dell’impianto, ieri il diario della crisi - giunto al giorno 795 dalla scadenza della concessione a Hippogroup - ha fatto registrare una nota stampa del Comune “aperturista” almeno a parole verso le richieste di Hippogroup.
Nella nota, si legge: “Roma Capitale tende nuovamente la mano verso l’ippica romana: al fine di assicurare la ripresa delle corse all’interno di Capannelle e preservare i livelli occupazionali dell’impianto, ha infatti inviato una risposta positiva alle richieste di HippogroupViene fornita alla società una ulteriore e fondamentale informazione segnalando che è in corso presso l’Assemblea Capitolina l’iter relativo alla riapertura dei termini per presentare un nuovo Piano Economico Finanziario”.
In realtà, nel comunicato stampa non si fa ovviamente menzione al fatto che nella lettera inviata a Hippogroup il Campidoglio ribadisca di considerare i 66mila euro di canone di affitto solo a titolo di acconto e non definitivo come vorrebbe il gestore. Questo è, oggi, il nodo principale attorno al quale si articola l’aspro confronto fra Comune e Hippogroup. Il canone venne determinato a 66mila euro anno (dai 2,2 milioni annui originari) dal giudice fallimentare. Il Campidoglio, scaduta la concessione, ha richiesto quello originario rivalutato (2,4 milioni annui) con l’opposizione di Hippogroup che si è rivolta di nuovo al giudice il quale, però, prima del 2021 non emetterà sentenza. Il Comune, dopo un lungo tira e molla sull’ammontare della cifra, ha accettato i 66mila euro ma solo come acconto; per Hippogroup invece la cifra va considerata definitiva vista anche la lunga attesa prima della sentenza. 
Tornando al testo del comunicato del Campidoglio: “Nella nota inviata oggi si sottolinea che in Assemblea Capitolina è in corso l’iter per consentire ai concessionari che ne hanno diritto, tra i quali anche Hippogroup, di ricalcolare la durata della concessione in base ai lavori realizzati. Già 33 concessionari di impianti comunali, in situazioni analoghe a Capannelle, hanno seguito questo iter. Un’ulteriore possibilità perseguibile da Hippogroup, oltre a quest’ultima, consiste nel far riferimento ai lavori da realizzare. Facciamo quindi appello al senso di responsabilità dei gestori della struttura per trovare una soluzione che possa permettere di far ripartire le corse al più presto”. 
A questo, si aggiunge un post su facebook dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, considerato da Hippogroup il responsabile di questa situazione: “Non voglio porre l’accento su quanto detto in questi giorni né sui toni esasperati, ma faccio appello al senso di responsabilità di tutti, sottolineando come il sottoscritto non sia il “nemico” da combattere, ma uno degli attori principali della vicenda, impegnato in prima linea a trovare una soluzione”.
Nessun cenno, né sulla lettera a Hippogroup, né nella nota stampa né su facebook, dell’attesa risposta alla richiesta di Hippogroup di accedere alle procedure previste dal nuovo Regolamento sugli impianti sportivi votato dai grillini. La risposta è già in ritardo di 3 mesi. 
Hippogroup si è presa una giornata di tempo per rispondere al Comune dopo aver consultato i propri legali. Il diario della crisi di Capannelle promette nuove puntate.

martedì 5 marzo 2019

CAPANNELLE, SUI TRALICCI CONTRO IL LICENZIAMENTO


La vicenda dell’Ippodromo di Capannelle sta letteralmente esplodendo fra le mani dell’assessore allo sport, Daniele Frongia, e, di riflesso, in quelle del sindaco, Virginia Raggi. 
Prima furono i sit in sotto il Campidoglio; poi il blocco della via Appia; quindi l’operaio che tenta di darsi fuoco, con annessa gaffe della Raggi che lo aveva scambiato per un pastore sardo. Ieri mattina, nuova protesta: 4 operai salgono sui tralicci della luce: “Siamo stufi di questa situazione, l'assessore Frongia ci sta prendendo in giro da due anni. Non va bene giocare con la pelle dei lavoratori”, chiedendo di parlare direttamente con il sindaco, Raggi “e non con Frongia, perché non crediamo più alle cose che ci dice”.
Il problema è sempre la questione del canone di affitto che, con il concordato fallimentare in continuità (lo stesso emesso per l’Atac grillina), è stato decurtato dal Tribunale dagli originari 2,2 milioni di euro annui a 66mila.  E che il Campidoglio grillino prima ha richiesto nella totalità originaria e poi, di fronte, all’opposizione (anche in Tribunale) di Hippogroup, ha accettato i 66mila euro ma solo come acconto nell’ipotesi che il Tribunale (nel 2021) possa rivedere la sua precedente decisione. 
Lo scontro è sempre più forte e, alla fine della scorsa settimana, Hippogroup ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento del centinaio di dipendenti e la restituzione dell’impianto al Comune, al quale spetterebbe far fronte alle spese di sorveglianza e manutenzione senza avere la benché minima alternativa pronta. Insomma, il caos più totale. 
Dopo cinque ore appesi ai tralicci della luce, i 4 operai sono scesi verso metà pomeriggio: “Dal Campidoglio non è venuto nessuno. Siamo stati costretti a scendere ma non finisce qua. Andremo avanti chiedendo a tutti i costi un incontro con il sindaco Raggi e anche con il ministro Di Maio. Stiamo pagando per gli interessi personali di Daniele Frongia con la Hippogroup, che ha cambiato il suo capo staff, che stava concludendo l'affare per sbloccare la situazione, e intanto non ci riceve”. 
Inutile dire che tutte le opposizioni ci vanno a nozze: Battaglia e Pelonzi (Pd), Palozzi (Fi), Celli (Civica), Figliomeni e Cochi (FdI), tutti uniti a chiedere chiarezza e le dimissioni di Frongia. 
Il precipitare della situazione di Capannelle - cui si sommano il caso Lazio Nuoto alla Garbatella e quelli di altri gestori di impianti sportivi comunali sul piede di guerra per l’infelice e fallimentare nuovo Regolamento grillino sulla gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale - ha imposto al Sindaco di far organizzare dal direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, una riunione riservata alla quale ha preso parte l’intero Dipartimento Sport e il capo di Gabinetto della stessa Raggi, Stefano Castiglione, ma non Daniele Frongia né alcuno nessuno dei suoi collaboratori stretti. E, il giorno dopo, è stato ancora il capogabinetto, Castiglione, a mantenere aperto l’ultimo tenue filo di dialogo con Hippogroup, interrottosi di fronte alla impossibilità per la Raggi di sconfessare pubblicamente Frongia il quale, tuttavia, anche se non in forma ufficiale, sembra, almeno per il momento essere stato messo da parte: visto che il capogabinetto Castiglione, a gestire in prima persona il dossier Capannelle. A 81 giorni dalle elezioni europee la Raggi non può permettersi l’esplosione dell’intero settore sportivo romano. 


sabato 23 febbraio 2019

CAPANNELLE, LICENZIAMENTI PRONTI


Anche per l’Ippodromo di Capannelle - il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma e gestito, da 72 anni, dalla Hippogroup - si sta andando velocemente verso lo showdown
In mancanza di nuovi elementi, il 28 febbraio, fra 5 giorni, Hippogroup chiuderà la porta ai singhiozzi del Campidoglio e farà partire le lettere di licenziamento: un centinaio di persone con contratto diretto, più un altro migliaio nell’indotto, sono oramai a rischio di perdere il lavoro. Ieri, il nuovo atto di questa tragicommedia è andato in scena in Commissione Trasparenza con la tensione sempre più palpabile che si è concretizzata in parole grosse indirizzate al presidente della Commissione Sport, il grillino Angelo Diario
In mattinata, il Comune, con l’ennesimo movimento sussultorio, diffonde una nota dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che annuncia la decisione di accettare i 66mila euro annui di canone di affitto per l’impianto. Si tratta della cifra decisa dal giudice quando ha accordato il concordato preventivo (lo stesso di Atac) a Hippogroup e che il Comune, invece, per mesi ha cercato di cassare e per tornare ad incamerare il canone originario, di oltre 2 milioni annui. Però, il Comune corre subito a precisare che i 66mila euro sono solo un “acconto dell’eventuale importo maggiore che il Tribunale Civile di Roma potrebbe determinare a seguito della prossima udienza fissata per il 6 aprile 2020. La stessa Hippogroup, infatti, ha impugnato al Tribunale la nota di richiesta di indennità di occupazione chiedendo al Giudice di determinare l’importo dovuto; Roma Capitale, quindi, accetta temporaneamente la cifra di € 66mila lasciando al Giudice stesso la determinazione finale dell’importo corretto”. Poi, Frongia tenta di passare all’incasso: “L’Amministrazione ritiene che, a questo punto, non sussista più impedimento alcuno ad accettare la proposta e quindi richiede di riprendere al più presto le corse, di mantenere gli attuali livelli occupazionali, di procedere al reintegro del personale licenziato e di assicurare una continuità dell’attività ippica e degli eventi collaterali che ogni anno si svolgono nell’ippodromo”.
La replica di Hippogroup arriva nel pomeriggio. Elio Patuasso, Ad della Società, a RadioRadio spiega: “La lettera di Frongia non è un accoglimento della richiesta. Infatti non è riportato un canone certo, come invece avevamo richiesto, ma i 66mila euro sono considerati come acconto su una futura sentenza il cui primo grado, se andrà bene, arriverà solo nel 2021. Nessuna menzione della richiesta di indicare una data certa di pubblicazione del nuovo bando per la gestione dell’impianto. Per noi resta valida la scadenza del 28 febbraio”.
Insomma, prima il Campidoglio intima a Hippogroup di restituire le chiavi di Capannelle, poi, di fronte al ricorso al Tar, annulla la richiesta ma inizia il balletto sul canone di affitto che ancora non si arresta. I lavoratori protestano e Capannelle rischia di diventare un nuovo problema per la Giunta Raggi. 

venerdì 1 febbraio 2019

SPIRAGLIO DI LUCE PER CAPANNELLE


Un mese di stop e niente corse di cavalli a Capannelle. Ora, forse, nella lunghissima telenovela che oppone la società Hippogroup, che gestisce l’ippodromo da 72 anni, e il Campidoglio, proprietario del complesso che è il più grande impianto sportivo comunale, si apre uno spiraglio che potrebbe riportare di nuovo i cavalli a calcare le piste sull’Appia Nuova.
Nel corso del pomeriggio di ieri si è svolta una riunione in Comune al termine della quale Hippogroup e Campidoglio hanno rilasciato una nota congiunta: “Roma Capitale e Hippogroup Roma Capannelle srl, in pieno spirito di collaborazione per risolvere le problematiche dell'ippodromo di Roma, hanno avviato il tavolo tecnico operativo finalizzato alla definizione del percorso che condurrà alla pubblicazione del bando di gara, nonché alla gestione del periodo transitorio. Sono state quindi definite le tempistiche dei lavori, per permettere la ripresa delle attività agonistiche nel minor tempo possibile. L'amministrazione e la società sono fiduciose di raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Nessuna indicazione né sui tempi in cui si potranno riprendere le corse, né sulle modalità, queste ultime demandate a un tavolo tecnico. 
La querelle contrappone Hippogroup e l’Amministrazione Raggi nasce con il passaggio dal vecchio al nuovo Regolamento per gli impianti sportivi, fatto dai 5Stelle, che, con una visione ragionieristica, tratta gli impianti sportivi come beni da mettere a reddito più che come luoghi di sport e socialità, applicando il codice degli appalti, tanto che molte società sportive storiche stanno iniziando la smobilitazione in favore di quei franchising anonimi di palestre e piscine
In sintesi, nel passaggio fra il vecchio regolamento con le suo proroghe e il nuovo che le proroghe le ha cassate, sono rimasti “appesi” quasi 25 milioni di euro di investimenti fatti da Hippogroup fra il 1998 e il 2016 e rimasti incagliati nella burocrazia comunale. Per rientrare in possesso dell’ippodromo, alla scadenza della concessione, prima il Comune ha richiesto le chiavi, con ricorso al Tar da parte del gestore, poi ha preteso il ripristino del canone a 2,2 milioni di euro l’anno, nonostante il giudice che ha approvato il concordato fallimentare l’avesse fissato in 66mila euro annui. Entrambe le pretese del Comune sono state ritirate in autotutela ma, intanto, HIppogroup ha sospeso le gare. Che ora, forse, riprenderanno. 

sabato 19 gennaio 2019

CAPANNELLE, ANNULLATO L'AUMENTO DEL CANONE


Protesta, in Campidoglio, ieri mattina dei lavoratori della Hippogroup, la società che gestisce da 72 anni l’ippodromo delle Capannelle e che, a seguito delle decisioni dell’Amministrazione capitolina, è a rischio chiusura. Ricevendo una delegazione dei manifestanti, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, ha annunciato l’annullamento in autotutela degli atti che riportavano a 2,2 milioni di euro annui il canone di concessione dell’impianto. È il secondo annullamento in autotutela che l’assessorato allo Sport è costretto a fare nella vicenda: il primo era stato il provvedimento, impugnato al Tar, di restituzione delle chiavi

LAZIO NUOTO A RISCHIO SFRATTO



Ori olimpici, podi mondiali, atleti di punta delle nazionali, collare d’oro del Coni e medaglie al merito sportivo  ma, anche e soprattutto, lo sport come elemento elemento di socializzazione tanto per i disabili quanto per i normodotati: per il Campidoglio nulla di tutto questo conta. Contano solo fredde e irreali tabelle economiche. E così, a marzo, Roma rischia di perdere la polisportiva Lazio Nuoto che da 33 anni è un punto di riferimento di Garbatella e San Paolo.
È uno degli effetti collaterali della riforma 5Stelle degli impianti sportivi comunali. Tutto a bando di gara con l’obiettivo di rendere produttivi le palestre e le piscine comunali. Dimenticando che lì si produce sport e socializzazione più che soldi. 
Giovedì 17 gennaio l’assessorato allo Sport, guidato da Daniele Frongia, ha pubblicato il bando di gara per “l’affidamento in concessione del servizio di gestione dell’impianto sportivo capitolino per il nuoto sito in Roma, via Villa di Lucina 80/Via Giustiniano Imperatore, 199”, la piscina (25 metri per 6 corsie) e la piccola palestra della storica Polisportiva Lazio Nuoto.
Spiega Massimo Moroli, presidente della Polisportiva: “A settembre è scaduta la concessione che avevamo con il Comune. Abbiamo iniziato le procedure per chiedere la proroga ma non abbiamo avuto modo di concluderle così velocemente come ha fatto il Comune a indire il bando”. 
In pratica, per avere la proroga della concessione, la Polisportiva avrebbe dovuto presentare un progetto di adeguamento o manutenzione economicamente impegnativo ma il bando è arrivato decisamente in fretta prima che mutui e disegni fossero pronti. 
Bando che prevede di affidare per 6 anni la concessione della gestione della piscina per un canone totale di 76mila euro, pari a poco più di 12mila e 600 euro annui. Solo che basta scorrere le tabelle che il Comune stesso ha predisposto per rendersi conto dell’astrattezza del conto economico (e della sua scarsa sostenibilità). 
Per il primo anno, per il Campidoglio, la piscina avrebbe 580 iscritti, 377mila euro scarsi di uscite, fra tasse, spese per il personale, ammortamenti di materiali, utenze; e poco meno di 390mila euro di entrate. Guadagno mensile: 1.078 euro. 
Per il secondo e terzo anno, invece, le cose migliorano, secondo i tecnici comunali: gli iscritti diventano 600, niente più ammortamenti, spese che scendono a 353mila euro annui e ricavi che salgono a 402mila euro annui, con un utile di 4.100 euro al mese.
Quarto anno, ancora meglio: 630 iscritti, 363mila euro di uscite e 422mila euro di entrate, con utile mensile di quasi 5mila euro. 
Penultimo anno di concessione: iscritti a 710, spese a 400mila euro, ricavi a 475mila (6200 al mese). 
Infine, il sesto e ultimo anno: gli iscritti sono saliti a 750, le spese a 411mila euro e i ricavi a 502mila con un utile superiore a 7.500 euro al mese. 
Certo, c’è da sperare che non aumenti mai nessuna tassa, tipo l’Iva! Che gli iscritti salgano con progressione geometrica, che non si guastino macchinari o attrezzature della piscina. Insomma, che vada tutto liscio come l’olio. 
Come sa bene chiunque abbia un’attività, un quadro simile è un libro dei sogni. 
Non bastasse questo quadro - che è quello che, poi, alla fine, determina il costo del canone di concessione - la visione ragionieristica dell’Amministrazione 5Stelle attribuisce fino a un massimo di 30 punti su 100 alla sola offerta economica. Insomma, il 30% del punteggio rischia di vederselo assegnato non una “polisportiva del territorio” ma un franchising industriale di palestre e piscine, di quelli che producono luoghi tutti uguali e tutti allo stesso modo anonimi. 
Noi parteciperemo al bando - aggiunge Moroli - ma certo consapevoli dei nostri limiti: o riduciamo la qualità dell’impegno”, poi si ferma. 

giovedì 1 marzo 2018

RIMANDATO A DOPO LE ELEZIONI IL REGOLAMENTO PER L'IMPIANTISTICA SPORTIVA

Prima delle elezioni niente più sedute del Consiglio Comunale: tutti i consiglieri (o quasi) impegnati nella campagna elettorale, chi la propria chi a sostegno di altri. E quindi per l’approvazione del nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, predisposto ed emendato dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, sarà necessario attendere la ripresa delle sedute dopo le elezioni. Con una certa dose di irritazione da parte del sindaco di Roma, Virginia Raggi, che avrebbe mostrato in modo piuttosto veemente tutto il suo disappunto per essere stata coinvolta dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e dal presidente Diario, in una conferenza di presentazione alla stampa del nuovo Regolamento. Una conferenza, evidentemente, troppo ottimisticamente anticipata rispetto al voto in Aula Giulio Cesare. 

sabato 24 febbraio 2018

RINVIATO IL REGOLAMENTO SUGLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI

Avevano indetto una conferenza stampa in pompa magna, il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, scomodando i Musei Capitolini per presentare il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali quasi fosse già approvato. Alla fine, invece, nella più strana seduta convocata in notturna (senza che si fosse sotto approvazione di Bilancio) che si sia mai vista, il Regolamento, scritto da Diario, al voto non ci è proprio arrivato. Rinviato a una successiva seduta, probabilmente martedì, con la discussione neanche iniziata.
Anche perché Segretariato generale e Dipartimento Sport del Campidoglio in realtà avevano consegnato i rispettivi pareri solo sul testo originale della delibera, depositato a fine novembre e non sui successivi emendamenti. Un testo iniziale duro, fortemente contestato dai concessionari degli impianti comunali già pronti a ricorrere al Tar. Così duro che, dopo mesi di incontri e tentativi di chiarimenti, Diario, con molto sano pragmatismo, aveva corretto, presentando una serie di emendamenti (alla fine saranno 51) in parte proposti da concessionari, Coni e Fdi. Solo che gli emendamenti, consegnati agli uffici per i pareri solo il 19 sera, hanno ricevuto pareri per metà negativi (24 no su 51 proposte); pareri negativi peraltro non tutti di natura tecnico formale ma anche stranamente di senso politico.
Una sorpresa giunta proprio alle 18 di giovedì sera, all’inizio della seduta di Consiglio.
Dopo un paio d’ore di altalena sul filo del numero legale, parlando di debiti fuori bilancio e di mozioni, al momento di aprire le danze sul testo del Regolamento, è arrivato il passo indietro.
Formalmente, su richiesta delle opposizioni - segnatamente del consigliere di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo - di fatto “per evitare di chiudere la seduta per mancanza del numero legale e doverla riconvocare magari nella mattina”, dice De Priamo e così, intorno alle 22 di giovedì si sono spente, per ora, le luci su questo testo.
Su carta, se non ci saranno ulteriori sorprese, se ne riparlerà martedì, a 5 giorni dal voto per le elezioni politiche e quelle regionali. Una scadenza che, per buon senso, dovrebbe suggerire di rinviare tutto alla settimana successiva, visto, soprattutto, che non vi sono scadenze improrogabili cui dover dare risposta.
Una chiusura legata al problema delle presenze del gruppo 5Stelle: Cristina Grancio, la pasionaria dell’Urbanistica, e Gemma Guerrini, salita alla ribalta per la vicenda del Cinema America, sono ai margini della vita del gruppo consiliare, in posizione sempre più critica e defilata. Entrambe assenti con la Guerrini per giunta malata, come in malattia sono Fabio Tranchina e Monica Montella. Quattro assenti che abbassano pericolosamente la maggioranza 5stelle sul filo del numero legale: non a caso, oramai, le opposizioni hanno adottato la tattica di essere presenti in aula, intervenire nella discussione, ma non votare obbligando, quindi, i grillini a rimanere compatti sui proprio scranni per non andare sotto.
E giovedì sera, complice una mozione legata alla legittimità del servizio di notifica dei tributi comunali attualmente svolto da Poste Italiane ha portato la consigliera Agnello - già legale per Poste Italiane - a doversi astenere dal partecipare al voto per conflitto di interessi. Risultato, maggioranza sotto, “salvata” dal voto contrario di Svetlana Celli (Civica Giachetti) orchestrato da Andrea De Priamo (FdI) che ha concordato con la maggioranza grillina il rinvio del Regolamento ad altra seduta in cambio del mantenimento del numero legale. Piccoli trucchi d’aula. Martedì ci si riproverà con il consigliere Diario che ha già stilato un sub emendamento che tiene conto dei pareri degli uffici: “La sostanza di ciò che abbiamo presentato in conferenza stampa con il Sindaco e l’assessore Frongia non cambia. Confermiamo tutte le indicazioni circa le novità contenute nel nuovo testo, la più grande delle quali è che per la prima volta, a differenza dei due precedenti testi del 1995 e del 2002, si interrompe il regime degli affidamenti provvisori”.

Chiosa la Celli: “Mentre i consiglieri di questa maggioranza si dilettano con i giochi di prestigio, risulta impossibile capire quale sia il testo finale e quale la strategia sullo sport del M5S a Roma”.

venerdì 23 febbraio 2018

CAMPIDOGLIO, SALTA APPROVAZIONE NUOVO REGOLAMENTO IMPIANTI SPORTIVI

5Stelle sotto il numero legale (23 presenti), 
salvati dall’opposizione. 
Pareri contrari degli uffici al nuovo testo.



Alla fine del nuovo regolamento sugli impianti sportivi comunali se ne riparlerà in qualche prossima seduta: l’Assemblea Capitolina - convocata in seduta notturna con spesa per straordinari di Vigili e personale comunale - ha finito per essere rinviata. Di fatto per mancanza del numero legale: solo 23 grillini presenti in Aula e solo l’intervento dell’opposizione (voto contrario di De Priamo di Fratelli d’Italia) ha evitato l’ufficializzazione del numero. E questa è una notizia: i 5Stelle, dopo i crolli nei Municipi VIII e III e gli scricchiolii nel IV e V, iniziano a trovare difficoltoso mantenere addirittura il numero legale in Consiglio, complici anche le frizioni politiche con le due (quasi) eretiche consigliere, Cristina Grancio e Gemma Guerrini
Fatto sta che la questione del numero legale ha finito comunque per agevolare i pentastellati: 30 emendamenti (su 36) che il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, ha presentato al testo del Regolamento (predisposto da… Angelo Diario) non avevano infatti ottenuto il via libera degli uffici del Dipartimento Sport e, in qualche caso, anche del Segretariato generale.
Accordo, quindi, per rinviare (in cambio del voto contrario a una mozione ed evitare la caduta del numero legale) con le opposizioni. 
Minimizza Diario: "Abbiamo depositato un subemendamento per recepire le osservazioni del dipartimento e quindi non c'è alcun problema procedurale”. 
Subemendamento, però, che gli uffici non avrebbero ancora valutato.
Noi saremmo disponibili a fare anche le 5 del mattino - ha proseguito Diario - ma siamo d'accordo con le opposizioni a rinviare la discussione al primo Consiglio utile perché si tratta di una delibera talmente importante che tutti devono avere il giusto tempo per valutare i documenti”.
E sì che lo scorso 15 febbraio il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e lo stesso Diario avevano intrattenuto la stampa parlando delle meraviglie del nuovo regolamento come fosse già stato approvato.

giovedì 15 febbraio 2018

ULTIMA CHIAMATA PER CAPANNELLE


È il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma. Per 72 anni è stato gestito ininterrottamente da una sola società, la Hippogroup. Ora, complice il nuovo regolamento sugli impianti sportivi che la maggioranza 5Stelle, presentato dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, porterà in Aula al voto presumibilmente martedì prossimo, l’Ippodromo di Capannelle sta per entrare in un cono d’ombra da cui potrebbe uscire ridotto come il Flaminio. 
Andiamo per ordine. Dimentichiamo le scene del film Febbre da Cavallo e le gesta (che tra l’altro si svolgevano a Tor di Valle) di Mandrake e del Pomata: da molti anni quel mondo non c’è più e i cavalli sono in crisi. 
In tutto il Lazio ci sono una quindicina di grandi allevamenti che regalano alle piste un paio di migliaia di cavalli: sono più o meno 1500 gli animali che corrono al galoppo e intorno ai 500 quelli impiegati nel trotto. 
A Capannelle si corre cinque volte a settimana: martedì, venerdì e domenica al galoppo e il mercoledì e il sabato al trotto. E proprio quest’ultima specialità - complice la chiusura di Tor di Valle nel 2013 - è l’ultima entrata a Capannelle dove, anche su richiesta dell’Amministrazione comunale, sono stati approvati e compiuti i lavori di creazione della pista del trotto, accogliendo cavalli e fantini di Tor di Valle ed evitando così che l’ippica, già duramente colpita dalla crisi, subisse anche i contraccolpi della fine dell’ippodromo del Mandrake.
Cinquantamila, più o meno, gli appassionati di cavalli: l’equivalente di una medio-alta partita all’Olimpico in fatto di afflusso di tifosi. E un giro d’affari, almeno per Capannelle, che a stento raggiunge i 5 milioni di euro l’anno, tutto compreso. 
Un centinaio, fra part e full time, i dipendenti della Hippogroup e più o meno 400 le altre figure professionali che ruotano intorno al settore: veterinari, stallieri, venditori di mangimi, vigilanza: Capannelle costa più o meno 6 milioni di euro l’anno, fra sicurezza, manutenzione, illuminazione, canone al Campidoglio. Canone che, nel 2013, venne fissato dal Tribunale fallimentare in una procedura di concordato analoga a quella oggi intrapresa per Atac in circa 50mila euro, invece degli originari 2 milioni stabiliti dal Comune quando i cavalli ancora “tiravano”. E che oggi il Campidoglio a trazione pentastellata vorrebbe nuovamente incassare. 
I conti, però, non tornano: 6 milioni i costi di oggi, 4 milioni Il contributo che il Ministero delle Politiche agricole versa all’Ippodromo, un milione o poco più il guadagno dalle attività e, quindi, in totale ogni anno Capannelle sta sotto di almeno mezzo milione di euro. Insostenibile con la richiesta di 2 milioni di canone. Anche perché la Hippogroup ha presentato un progetto per dotare di illuminazione la pista del trotto al fine di poter fare gare d’estate, quando per le norme di tutela degli animali, i cavalli possono correre solo nelle ore di frescura, tanto che gli allenamenti terminano alle 5 di mattina. Progetto che, pur avendo ottenuto il via libera dalla conferenza dei servizi, non ha mai incassato l’ok finale del Campidoglio. 
A novembre scorso, poi, il Dipartimento Sport ha adottato una determina dirigenziale con la quale, entro sei mesi, vista la scadenza della concessione, richiedeva indietro le chiavi della struttura. Per procedere, non appena approvato il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, a pubblicare un nuovo bando per assegnare Capannelle. L’approvazione del progetto di illuminazione avanzato da Hippogroup, invece, qualora approvato con le vecchie norme, avrebbe consentito un prolungamento quasi automatico della concessione. Ad andare via, però, la Hippogroup non ci pensa proprio: è stata presentata al Tar un ricorso contro la decisione del Campidoglio di richiedere le chiavi con tanto di risarcimento danni. 

MARTEDÌ AL VOTO IL REGOLAMENTO PER GLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI


In Aula Giulio Cesare avrebbe dovuto entrare oggi. Invece del can can mediatico organizzato dai 5Stelle per presentare il nuovo Regolamento per i 165 impianti sportivi comunali rimane solo la conferenza stampa con il sindaco, Virginia Raggi, e l’assessore allo Sport, Daniele Frongia. Domani, con la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari, verrà ufficializzata la data di inizio della discussione sul provvedimento: a quanto è dato sapere, si inizierà con la seduta di martedì 20.
Non è l’unica frenata che la maggioranza grillina ha fatto sul nuovo Regolamento. Un testo fortemente contestato dalle Associazioni sportive dilettantesche, dagli Enti di promozione sportiva, dai titolari delle concessioni degli impianti. Troppo rigide le posizioni dei 5Stelle che, in partenza, avrebbero voluto adottare una sorta di tagliola su tutte le concessioni: niente più proroghe. Poi, piano piano, nel corso di una serie di assemblee dei concessionari e di riunioni della Commissione Sport, il presidente della Commissione, Angelo Diario, primo firmatario del testo, ha progressivamente ammorbidito questa rigidità comprendendo, con un po’ di sano pragmatismo, che la strada inizialmente intrapresa avrebbe rischiato di bloccare nel giro di pochi anni più o meno definitivamente tutta la pratica sportiva nei centri comunali, palestre dei municipi o grandi impianti. Insomma, il rischio “Stadio Flaminio” con la desertificazione di un settore invece dinamico e vitale era dietro l’angolo. 
Ecco, quindi, che nella trentina di emendamenti che lo stesso Diario ha predisposto al suo testo originario di fine novembre scorso, trovano posto quelli avanzati da Fabrizio Ghera, di Fratelli d’Italia, e quelli evidenziati da concessionari e associazioni. Viene introdotto il parametro europeo, prima escluso: potranno partecipare ai futuri bandi anche società non italiane purché riconosciute dal “Coni” del loro paese. E, per Capannelle - il più grande fra gli impianti sportivi di proprietà comunale - viene introdotta la possibilità che a gestirlo non siano solo società iscritte al Coni o al Comitato Paralimpico (altro emendamento inserito da Diario) ma anche le “discipline sportive associate” che pare essere un modo per evitare che chi si occupa di ippica (trotto e galoppo), essendo iscritto non al Coni ma al Ministero delle Politiche agricole e forestali, rimanga tagliato fuori dai bandi. 
Altra novità che dovrebbe entrare in discussione in Aule è quella dell’inserimento del project financing come metodo per uscire fuori dall’impasse legata a quelle società che hanno presentato progetti tecnicamente approvati ma non ratificati dal Consiglio comunale. 
Insomma, un grande ammorbidimento su tutta la linea che fa sperare se non in un voto positivo delle opposizioni almeno in una benevola astensione. Anche per questo, per non acuire uno scontro che non avrebbe avuto altro vantaggio che quello di guadagnare 4 giorni di tempo, la maggioranza grillina ha deciso di evitare di forzare il regolamento e il calendario dei lavori d’aula inserendo d’imperio la discussione e il voto sul regolamento nella giornata odierna: un atto che avrebbe solo ottenuto l’effetto di far alzare all’opposizione barricate che, forse, porterebbero non essere necessarie. 

martedì 13 febbraio 2018

CORSA CONTRO IL TEMPO O ADDIO ALLA MARATONA DI ROMA

Il tempo scorre: entro fine febbraio il Campidoglio dovrà pubblicare il bando per mandare a gara l’assegnazione dell’edizione 2019 della Maratona di Roma. Oppure, se non interverrà una improbabile proroga nell’assegnazione alle società di Enrico Castrucci che l’hanno organizzata fino a oggi, non ci saranno più i tempi tecnici per espletare la gara d’appalto e nel 2019 a Roma per la prima volta in 25 anni, non si disputerà la più famosa fra le corse podistiche cittadine. Questa mattina, infatti, torneranno a riunirsi gli uffici tecnici comunali per presentare una bozza di bando al Comitato promotore della Maratona, istituzione creata all’epoca di Rutelli sindaco, mandata in soffitta da Veltroni nel 2004 con l’avvio del regime di proroghe dirette mai interrotto e rispolverato dall’Amministrazione Raggi proprio con lo scopo di interrompere la pratica delle proroghe. Operazione di suo non proprio facile vista la grande rilevanza internazionale dell’evento che non può ammettere nessun margine di errore nell’organizzazione. Tra l’altro, con il rischio che gli  organizzatori delle edizioni precedenti trascinino il Campidoglio in tribunale. Per questo, errori non sono consentiti ma, mentre la sabbia nella clessidra scorre impietosa, uno dei nomi dei possibili organizzatori sembra sfilarsi: è il caso di Paolo Bellino, direttore generale di RCS Sport (la Gazzetta dello Sport, Giro d’Italia) che, interpellato da Radio Radio su un eventuale interessamento al bando per l'organizzazione della Maratona di Roma, ha gettato acqua sul fuoco: “Oggi siamo qui per la RomaOstia poi ritorneremo per il Giro d'Italia. Punto”. 

lunedì 12 febbraio 2018

IMPIANTI SPORTIVI, PRONTO IL BANDO DELLE POLEMICHE


L’obiettivo è quello di chiudere stamani la prima parte dell’iter di approvazione del nuovo Regolamento per gli Impianti sportivi comunali con il voto favorevole in Commissione e di portare il testo al voto di adozione definitiva in Aula Giulio Cesare. 
I concessionari dei 165 impianti sportivi comunali sono sul piede di guerra: qualcuno è moroso ma tutti gli altri hanno effettuato investimenti cospicui per migliorare le strutture perché in cambio avevano ottenuto proroghe della concessione. Proroghe che ora sono tutte a rischio: per i 5Stelle, stando ai testi del Regolamento che circolano, niente più proroghe. Ma solo appalti. E pazienza se chi ha le concessioni ha speso centinaia di migliaia di euro. 
Certo, molti concessionari hanno utilizzato il sistema “proroga in cambio di lavori” per farsi prolungare le licenze di concessione e qualcuno ha anche fatto un po’ il furbo ma per almeno 8 casi su dieci si tratta di grandi investimenti di impianti dove i romani vanno a tariffe agevolate e non concorrenziali e che, quindi, tariffe basse e canone al Comune, richiedono anni per rientrare. Proroghe che prima erano legittime e riconosciute e che ora, applicando il codice degli appalti quasi che i concessionari sportivi fossero fornitori di autobus o manutentori di strade, i pentastellati vogliono eliminare. 
Un Regolamento che, per altro, se non interverranno emendamenti, prevede anche dei buchi normativi: potranno partecipare ai bandi solo le società iscritte al Coni. Rimarrebbe fuori il più grande fra gli impianti sportivi comunali, quello di Capannelle, visto che l’ippica (trotto e galoppo) viene fatta da società per legge iscritte negli elenchi del Ministero dell’Agricoltura e non del Coni, dove invece sono iscritte le società che fanno sport equestri (ad esempio i concorsi di piazza di Siena). Per cui, chi ha capacità e, forse, la struttura economica per sostenere l’Ippodromo di Capannelle non potrà partecipare al bando. 
Un Regolamento che, per giunta, non viene presentato dalla Giunta: l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, è rimasto prudentemente defilato, lasciando che il suo “uomo forte” in Consiglio, Angelo Diario, ci mettesse la faccia. Tanto che, infatti, quando entrerà in discussione in Aula Giulio Cesare, si tratterà di una delibera di iniziativa di un singolo consigliere pur trattandosi di un tema delicato come quello di un Regolamento. Prassi questa che i 5Stelle stanno seguendo su molte materie e che apre anche il quesito sulla regolarità di uffici della Giunta che finiscono per lavorare per i consiglieri. 

martedì 9 gennaio 2018

L'ANNO ZERO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI


Impianti sportivi comunali e palestre scolastiche: entra nel vivo l’iter di approvazione del nuovo regolamento sull’impiantistica comunale che, nelle prossime settimane, approderà in Consiglio comunale per il voto. Da una parte i 5Stelle, capofila il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, e dietro le quinte, a tirar i fili, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia: l’ultimo regolamento è del 2002, si è andati in un regime di proroghe varie ed è entrato in vigore il nuovo codice degli appalti per cui - l’argomentazione pentastellata alla base del nuovo regolamento - dobbiamo mandare a bando tutte le concessioni. Dall’altro, associazioni e Enti di promozione sportiva e tutto quel mondo dello sport di base che ruota intorno agli impianti comunali e alle palestre delle scuole: un humus da cui nascono, a volte, i campioni olimpici azzurri e che, in ogni modo, costituisce punto di aggregazione e di socialità per bambini e adulti. Per queste realtà del territorio che spesso hanno investito soldi per migliorare le strutture, organizzare corsi ai prezzi popolari fissati dalle tariffe comunali (ad esempio: una partita di calcetto costa 6 euro a persona negli impianti comunali, 10 o anche 12 in quelli privati), le decisioni dei 5Stelle costituiscono una mannaia che non solo rischia di mandare all’aria il lavoro di anni ma di distruggere il tessuto sportivo della città. 
Io mi occupo di judo - spiega Silvio Di Francia, ex assessore di Veltroni e appartenente a una palestra privata al Prenestino - e il problema di questo nuovo regolamento è quello di smontare un giochino senza saperlo rimontare dopo. Si rischia la fine della Polisportiva Giovanni Castello a via Sannio: due anni di chiusura, tetto crollato, un patrimonio sportivo e sociale disperso. Mettere a bando le palestre e gli impianti comunali così come vogliono fare i 5Stelle è sbagliato. Approfondiscano il tema, sospendendo l’iter di questo provvedimento”.
Ieri pomeriggio l’assemblea pubblica dedicata alle palestre municipali; il prossimo 15 gennaio quella per gli impianti comunali. Impianti che sono 160 e che garantiscono la pratica sportiva a prezzi calmierati, fissati dal Campidoglio cui i concessionari pagano una “retta” annuale più o meno pari al 10% dei prezzi di mercato. Negli anni i titolari delle concessioni hanno usufruito di un sistema di proroghe: io titolare investivo soldi per progetti (una piscina, nuovi spogliatoi, nuovi locali e via dicendo) e, in cambio, il Comune mi prorogava la durata della concessione per il tempo necessario a rientrare dell’investimento, un tempo calcolato sulla base di una precisa tabella. Con il nuovo regolamento, i 5Stelle intendono mandare a bando tutte le concessioni ma rimangono aperte alcune questioni: una ventina di società hanno già effettuato lavori e chiesto i mutui per pagarli a fronte di un precedente via libera del Comune. Comune che, però, con il nuovo regolamento disconoscerebbe questi debiti, esponendosi, tra l’altro, a rischio cause. E ci sono una quarantina di società le cui concessioni sono in scadenza entro il prossimo triennio: una scadenza troppo ravvicinata per poter programmare interventi. Poi c’è anche qualche furbetto - una ventina - morosi sui canoni. Il resto ha concessioni valide ancora per molti anni ma sul cui destino il nuovo regolamento non fa chiarezza. Palestre e impianti: proseguendo con questo regolamento, i 5Stelle aprono la guerra dello sport a Roma.