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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 11 agosto 2020

IL QUINQUENNIO DI “SUCCESSI” DI VIRGINIA RAGGI


Il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio si può sintetizzare in tanta (scadente) propaganda e paralisi del Comune.
La prima cosa che emerge è proprio il fermo totale di tutte le principali attività della macchina capitolina: da quelle ordinarie a quelle straordinaria.
L’accelerazione degli ultimi giorni sullo Stadio della Roma è solo un palliativo elettorale che segue un quadriennio di inerzia. Come per Tor di Valle, l’incapacità decisionale dei grillini - persi in discussioni interne senza fine e senza costrutto in ossequio al principio dell’uno vale uno che si trasforma in un’impasse infinita - si è riverberata direttamente su tutte le grandi opere che sono al palo. Ferma la metro C che ha accumulato, di fatto, un ritardo di lavorazione pari esattamente al mandato pentastellato. Azzerato il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero, opera di cui si sono perse le tracce. Come per la metro D, ripescata dal cilindro poche settimane fa ma solo a livello di annunci. Scomparsi dai radar: la Città dei Giovani, le Torri dell’Eur, le caserme di via Guido Reni, la Raggi si è concentrata sulle due opere più inutili della storia: le funivie, strappate al nulla dalla necessità di imporre una traccia del passaggio dei grillini a Palazzo Senatorio. 
Lo stesso percorso delle grandi opere - tentennamenti e ripensamenti - lo si vede nella composizione della Giunta che ha cambiato un enorme numero di assessori. Un’invasione di “stranieri” che di Roma conoscono poco o niente ha preso possesso delle stanze del Campidoglio, arrivati tutti accompagnati dalla fanfara e ripartiti dopo qualche mese fra le polemiche: prima degli attuali ci sono stati tre assessori al Bilancio; due alle Partecipate, due al Commercio, uno ad Urbanistica, uno a Lavori pubblici, uno alla Mobilità, una alle Politiche sociali, una al Patrimonio. A questi va sommato l’assessorato alla Semplificazione, soppresso. Più il caos rifiuti.
Gli assessori all’Ambiente sono cambiati tanto quanto i manager di Ama. Il risultato finale è sotto gli occhi e i nasi di tutti i romani: chiacchiere a parte buone solo per intasare le caselle email dei giornali, Ama è arrivata al limite. I rifiuti restano in strada per settimane ovunque: al centro e in periferia, dove c’è il porta a porta spinto e dove ci sono i cassonetti. Il Piano rifiuti della Regione - usato come alibi dai 5Stelle dal 2018 - per quando non convincente ora è approvato. La Raggi ha rinnegato la prima parte del verbo grillino finendo per indicare Monte Carnevale, di fronte a Malagrotta da cui dista poco più di un km in linea d’aria, come sede della discarica di Roma. Ma, tempi tecnici a parte, la città è preda delle crisi dei rifiuti che con cicli sempre più ravvicinati fra loro e più lunghi nella durata stanno rendendo la Capitale un letamaio maleodorante. 
E con i rifiuti, si accompagna il verde: aiuole stile giungla, alberi che crollano per totale assenza di manutenzione e un monitoraggio che, a ogni crollo, ci viene propinato come fosse la panacea. 
Terzo settore in crisi, quello del trasporto pubblico. La propaganda grillina gira tutta attorno al concordato: un congelamento dei debiti, di cui solo una piccola parte viene pagata e, per il resto, un’Azienda che si tiene in piedi solo grazie alle sovvenzioni (sotto varie forme) pubbliche. Anche qui, chiacchiere a parte, siamo a 18 bus flambé nel 2020, metropolitane che hanno già fatto perdere ai romani oltre 17 giorni di tempo e management i quali, analogamente ad Ama, saltano come i tappi a capodanno. 
E questa lunga serie di “successi” della Giunta Raggi ha anche un’immediata eco in Consiglio comunale dove da ormai molto tempo, la maggioranza grillina è tale solo sulla carta riuscendo a mala pena a tenere il numero legale. Le sconfitte elettorali nelle urne - Politiche, Regionali, suppletive dei Municipi - si vedono anche in Aula Giulio Cesare dove i rapporti fra i consiglieri sono sempre più tesi.  

giovedì 6 agosto 2020

METRO A SINGHIOZZO: PERSI 17 GIORNI DA INIZIO ANNO




Prosegue inarrestabile il servizio a singhiozzo che Atac fornisce all’utenza: l’Azienda sarà anche salva, per parafrasare la propaganda grillina, ma in strada i mezzi non passano.
Ieri mattina, per il secondo giorno consecutivo, è rimasta chiusa la ferrovia Roma-Lido di Ostia fra Piramide e Acilia. Il motivo, in questo caso, è il rogo nell’area di Tor di Valle ma le scene sulle vetture sostitutive, al netto del mancato rispetto delle misure anti Covid, sono da paese del Quarto mondo.
La mattinata si era aperta con la chiusura in uscita della stazione Vittorio Emanuele della linea A della metro. E capita che Atac si perda i bus: alle 11.47 l’Azienda non era in grado di fornire i tempi di arrivo del 77 in direzione Piramide. In questi giorni, poi, il servizio di superficie viene svolto con una media della metà dei bus che erano disponibili prima della quarantena e, nonostante questo, capita ancora che Atac non riesca a garantire che sulle linee certificate come idonee per il trasporto disabili non vi siano bus con ostacoli: è successo ancora ieri, sulla linea 90, dove a mezzogiorno e mezzo girava la vettura 5271 non accessibile ai portatori di handicap.
Nei giorni scorsi, poi, si sono registrati guasti alla Metro B e alla C: due volte ciascuna il 2 agosto con rallentamenti e circolazione interrotta.
Fra circolazione interrotta, stazioni chiuse, rallentamenti da inizio anno Atac ha fatto perdere ai romani (almeno) 17 giorni, cioè un abbondante 8% del servizio che l’Azienda avrebbe dovuto fornire.
I dati provengono dall’account twitter ufficiale di Atac, @infoatac, che di norma avvisa con i cinguettii quando una linea si ferma o rallenta o chiude.
L’analisi nel dettaglio dimostra come la più tartassata sia la linea A: da inizio gennaio a fine luglio, sono stati persi 5 giorni e 23 ore in chiusure, e 2 giorni e 1 ora in rallentamenti. A volte si tratta di cose di pochi minuti ma altre volte sono stazioni che chiudono per ore o interruzioni lunghe delle linee per soccorrere passeggeri, guasti tecnici (tipologia di motivazione abusatissima da Atac senza che mai si sappia quale guasto fosse), scioperi, intervento delle forze dell’ordine. 
A seguire come linea tartassata c’è la C, che, per inciso, è la linea più nuova fra le tre e con i treni a guida automatica. Nei primi sette mesi del 2020 in totale si sono persi più di otto giorni di servizio: 4 con blocchi e sospensioni della circolazione e 4 con i rallentamenti. 
Paradossalmente, quindi, la migliore per prestazioni risulta la linea più vecchia di Roma, la B: qui si è perso un totale di un giorno e pochi minuti in termini di chiusure e nemmeno uno completo come rallentamenti che si verificano sì di frequente ma sono spesso di pochi minuti di durata. I bilanci staranno anche a posto, come sostengono i grillini, ma la gente non si sposta sopra i libri contabili.   

martedì 28 luglio 2020

STOP ALLA METRO UN GIORNO SU SEI



Giornata di passione infernale per le metropolitane capitoline: prima, intorno alle nove di mattina, si blocca la stazione Termini della B con forti rallentamenti dell’intera linea, poi si replica, intorno alle tre del pomeriggio, ma sulla C.
Nel giorno in cui la Raggi annuncia la conclusione dei carotaggi per la stazione Venezia, Atac regala ai romani una delle sue migliori performance sulle sotterranee. 
Partiamo dalla linea B: alle 9.24 Atac twitta su Termini: “causa guasto tecnico circolazione rallentata sull’intera linea”. Rallentamenti che proseguono fino a quasi le 11 di mattina quando finalmente l’Azienda annuncia il ripristino della regolare circolazione.  
Stessa criptica causa: il guasto tecnico - a richiesta Atac non ha saputo né voluto specificare di quale guasto si è trattato - si ripresenta intorno alle tre del pomeriggio sulla linea C. Stavolta però niente “semplici” rallentamenti. La terza linea metro di Roma si ferma del tutto in entrambi i sensi di marcia. Lo stop totale dura tre quarti d’ora. Verso le 15.45 Atac cinguetta la riattivazione del servizio nelle tratte fra San Giovanni e Mirti e fra Giardinetti e Pantano. Ma, per ancora un’altra ora e mezza, servono le famigerate navette sostitutive per la tratta centrale fra Giardinetti e San Giovanni. Solo alle sei del pomeriggio la circolazione è ripresa sull’intera linea anche se, ancora per un po’, si sono registrati ritardi e disagi per gli utenti.
Utilizzando l’account ufficiale dell’azienda, @infoatac, viene fuori un quadro desolante: almeno una volta a settimana si verifica qualche problema sulle linee metro.
Limitando l’analisi alla sola linea A, da inizio anno si sono registrare ben 32 chiusure di stazioni - una ogni sei giorni e spicci - e, fra quelle totali e quelle parziali, ben 14 sospensioni della linea. Ovviamente, in molti casi si tratta di chiusure e sospensioni che durano solo alcuni minuti che, però, specie nell’ora di punta, possono rappresentare un enorme problema per l’utenza: non solo lì per lì i convogli non passano o saltano una fermata ma quando il servizio torna regolare si sono accumulate code infinite. 
La dizione “guasto tecnico” tanto cara ad Atac che non fornisce mai spiegazioni esaurienti alla faccia della trasparenza, è stata utilizzata quattro volte per chiusura totale della linea, cinque per la chiusura solo di alcune tratte (Battistini-Ottaviano, Battistini-Termini, Anagnina-Cinecittà) e ben 10 volte per giustificare la chiusura di una stazione.
C’è la top ten delle stazioni chiuse: vince la medaglia di peggior stazione della linea A la fermata Furio Camillo che ha subito sette chiusure nel 2020 (9 nel 2019 e 18 nel 2017). Argento per Re Di Roma che in questo anno è rimasta chiusa sei volte. Terza sul podio, Repubblica che, dopo la lunghissima chiusura dovuta alle scale mobili rotte, in quest’anno è già stata chiusa 5 volte. Ultima testimonianza della solerte trasparenza di Atac: venti volte l’azienda ha chiuso stazioni metro nel 2020 con la generica motivazione di “guasto agli impianti di stazione”. 


lunedì 13 luglio 2020

E I ROMANI SI MERITANO QUESTO?

TRASPORTI PUBBLICI
Atac, Crisi infinita. E Roma Tpl è in proroga
L’arrivo di nuovi bus - spacciato come una novità mentre, dopo Veltroni, ne acquistarono sia Alemanno che Marino - non riesce minimamente a compensare il tracollo di Atac. La Raggi e i 5Stelle hanno scelto la strada del concordato preventivo ma, nonostante le iniezioni di mezzi pagati dal Comune e non da Atac, l’Azienda arretra nel servizio erogato all’utenza tanto che, da gennaio 2020, non vengono neanche più pubblicati i rapporti mensili sullo stato del servizio erogato.
La prima rata dei creditori privilegiati del concordato sarà pagata in queste settimane ma tutti gli altri creditori senza privilegi slitteranno al 2023 e i funzionari Atac già hanno messo le mani avanti e, usando il Covid come argomentazione, chiesto l’aiuto del Governo per avere liquidità.  
L’altra società, il consorzio Roma Tpl, ha il contratto di servizio scaduto a maggio 2018. Da allora, il Comune a trazione grillina, non è stato in grado di indire una regolare gara d’appalto per trovare sul mercato il successore: dopo 3 proroghe, l’unico tentativo fatto è stato stangato dai giudici amministrativi che hanno bocciato la gara. Siamo giunti alla quarta proroga - ed è appena il caso di ricordare quante polemiche sollevò proprio la Raggi contro Marino per le proroghe - che scadrà a fine ottobre 2020 ma, visti i tempi ristretti che rendono sempre più difficile indire la nuova gara, si arriverà alla quinta.  

MANUTENZONE STRADE
Buche ovunque e risarcimenti
Nei primi tre anni di governo sul fronte manutenzione stradale il nulla o quasi. A testimoniarlo, le righe scritte nella Relazione annuale dell’Agenzia per il controllo della Qualità dei servizi pubblici del Comune (soggetto autonomo ma i cui vertici sono nominati dall’Assemblea capitolina, quindi dalla maggioranza 5Stelle) in cui si fa riferimento a una “ripresa” dell’attività nel 2018. Lo stato del manto stradale delle vie di Roma è sotto gli occhi di tutti. 
Gli stanziamenti disposti dal Campidoglio sono una goccia nel mare per la loro esiguità: a marzo scorso il “vanto” del Comune a 5Stelle era uno stanziamento complessivo di 322 milioni di euro, 95 per l’ordinaria e 266 per la manutenzione straordinaria. 
Le strade di Roma sono divise in due tipi: di competenza del Campidoglio e sono le consolari o comunque strade di grande rilievo e importanza, e quelle di competenza dei Municipi. In termini di misure, le strade di competenza del Comune sono 800 km lineari, pari a circa 11 milioni di metri quadri. Quelle di competenza dei Municipi, sono 4.700 km per una superficie di 45 milioni di metri quadri, vale a dire meno di 6 euro a metro quadro. Reti arancioni da pollaio a parte, il conto economico del disastro Raggi sulle strade lo fornisce ancora l’Agenzia per la Qualità: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.
GRANDI OPERE
Metro C e Stadio, troppo tempo perso 

Fra quelle pubbliche e quelle private, la Giunta Raggi si è contraddistinta per un quadriennio di assoluta indecisione. Impossibile dimenticare i tre anni persi a discutere (sui social) cosa fare della Metro C e altrettanto impossibile dimenticare come le due talpe che stanno scavando i tunnel siano ferme da un anno sotto i Fori Imperiali per l’incapacità di approvare gli atti necessari a farle proseguire.
L’intero complesso delle altre grandi opere di urbanistica - Torri dell’Eur, Mercati generali, Caserme di via Guido Reni - siano rimaste impantanate nelle sabbie mobili della palude grillina: ferme. 
Come fermo è la più grande opera privata in progettazione: lo Stadio della Roma. Ancora oggi, dopo quattro anni di Consiliatura, ci sono consiglieri che domandano “che succede se non lo votiamo”, dimostrando di non aver neanche capito le regole di base. In quattro anni la Raggi è riuscita nell’impresa di peggiorare il progetto e rallentare l’iter approvativo. Un capolavoro. 
Da quattro anni assistiamo alle buone intenzioni sull’acquisizione dalla Regione al patrimonio comunale delle due ferrovie ex concesse, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti. Ma, oltre le chiacchiere mancano tutti gli atti amministrativi necessari a completare l’iter.   

IL NODO DEI RIFIUTI
Situazione al collasso e monnezza ovunque
Il capitolo rifiuti è forse quello dove più di tutte si è manifestata la nemesi delle favole grilline: da “no discarica” alla creazione della discarica a Monte Carnevale. Da mai più Malagrotta alla scelta di un sito, Monte Carnevale, appunto, prospiciente Malagrotta e da esso distante un chilometro e 200 metri. Da “la differenziata salverà Roma” a un più mogio rimettiamo i secchioni. 
Dopo quattro anni di “cura Raggi” i risultati sono semplicemente catastrofici: l’immondizia, con cicli sempre più ravvicinanti nel tempo e lunghi nella durata, rimane in strada. Ama è come mai avvenuto prima sull’orlo del fallimento tanto che il direttore generale del Campidoglio ha aperto a una possibile ricapitalizzazione dell’azienda. Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti è peggiorato: l’impianto Ama di via Salaria è andato a fuoco, quello di Rocca Cencia è al limite. Ci si appoggia a Manlio Cerroni e ai suoi impianti oppure ad altri privati. 
I vertici di Ama sono cambiati vorticosamente con sette avvicendamenti in quattro anni: Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani, Massimo Bagatti, Luisa Melara, Stefano Zaghis. Il risultato finale lo spiegano le tabelle dell’Agenzia per la Qualità dei Servizi del Comune: il voto dei romani ad Ama oscilla fra il 2,8 della pulizia stradale al 4,2 della raccolta.

VERDE PUBBLICO
Gli alberi vanno giù e la città è una giungla
A ogni bava di vento o pioggia che sia appena più intensa dell’acquerugiola, gli alberi della città vengono giù. E giù, peraltro, restano a lungo tanto che viene da domandarsi se il Campidoglio non stia sperimentando un sistema di decomposizione naturale. E per ogni albero caduto tocca anche sorbirsi la giaculatoria del monitoraggio: il Comune gli alberi li monitora sempre. Evidentemente monitora quelli sbagliati, visto che, nonostante questa intensa opera di controllo, gli alberi continuano a cadere.
Il verde pubblico della città ha superato il livello giungla urbana. Il Campidoglio gestisce direttamente 41 km quadrati di verde urbano cui va aggiunto un altro km e 700metri quadri di verde scolastico: 315mila alberi situati per il 54% nei parchi, per i 36% in strada pari a 1.200 km di filari alberati e per il 4% nelle scuole. 
I dati del Campidoglio, propaganda sui monitoraggi a parte, raccontano che nel solo 2012, ultimo anno di Alemanno, erano state effettuate 9500 potature. Nei primi tre anni del Governo Raggi, sono state superate le 10mila: praticamente meno di 3500 potature annue. E se nel 2012 erano stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più.

giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

venerdì 5 giugno 2020

VIA LIBERA ALLE TALPE DELLA METRO C FINO A PIAZZA VENEZIA


Finalmente, dopo mesi di attesa, la Giunta Raggi è riuscita ad approvare la delibera di Giunta per far proseguire lo scavo dei tunnel della metro C fino a piazza Venezia.
Le talpe ora possono ripartire dopo mesi di ragnatele sotto i Fori Imperiali dovuti all’incapacità amministrativa del Campidoglio di produrre gli atti necessari a sfruttare i 9 milioni di euro stanziati a novembre 2019 dal Ministero delle Infrastrutture. 
Con la delibera approvata, la Giunta ha autorizzato la modifica del progetto. Per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “oggi facciamo un ulteriore passo in avanti verso la prosecuzione di un'opera strategica per la nostra città”. 
L’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, giustifica i mesi di ritardo con un “questa è la prima approvazione di variante messa nero su bianco in completa trasparenza e dopo un attento controllo da parte di Roma Capitale” e ovviamente i ritardi sono colpa di “un impianto amministrativo disastrato, frutto di approcci sbagliati e legati a vecchie logiche”.
Le opposizioni - Svetlana Celli, lista civica; Ilaria Piccolo, Pd - alzano il tiro: “mesi di ritardo non sono un successo”.  
Difficile, però, dimenticare il lungo tira e molla che ha caratterizzato i pentastellati e la loro visione delle metro a Roma. 
Come ricorda MetroXRoma: “Dal "tubone senza fermate in centro" di Alemanno&Marino, al dirottamento a Flaminio, sempre di Marino, a chi doveva infine rappresentare una discontinuità rispetto al passato e che, invece, proprio come i predecessori ha speso tre anni a produrre "berdinate" come il mandare la Metro C a Corviale o a Circo Massimo, condite con tanta colpevole inerzia. Il tutto nonostante gli appelli dei Comitati” e della stampa a partire propri da Il Tempo, alla Raggi e si suoi assessori alla Mobilità, Linda Meleo prima e Pietro Calabrese poi, per accelerare le decisioni ed evitare che le talpe finissero tombate sotto i Fori Imperiali. Ora si apre la partita della richiesta di finanziamenti per la realizzazione della stazione Venezia vera e propria, le cui indagini preliminari sono già in corso e sono visibili anche dalla piazza.

sabato 4 aprile 2020

METRO C, NUOVA GUERRA FRA CONSORZIO E COMUNE




Due email di Posta certificata e un comunicato piccato del Campidoglio: non c’è pace per la metro C. Dopo il salvataggio in extremis delle talpe che stanno scavando le gallerie dal tombamento causato dall’inerzia del Campidoglio grillino che, in tre anni, non è mai riuscito a decidere cosa fare della terza linea delle metro romana, ora la partita si sposta sulla ripresa degli scavi. 
Il Consorzio Metro C - quello che sta scavando i tunnel - spedisce due PEC a Comune, Regione, Governo più o meno con lo stesso messaggio: fateci ripartire, il Comune sta perdendo nuovamente tanto tempo. La prima è del 19 marzo e parla di “ingiustificata inerzia dell’Amministrazione” nell’approvare gli atti necessari a riprendere gli scavi. Una settimana dopo, seconda PEC, ancora più dura: il Consorzio aggiunge all’inerzia anche il fatto che rimanendo fermo lo scavo, rimangono fermi anche “molteplici lavorazioni” come la stazione Amba Aradam “il cui progetto architettonico risulta non approvato”. 
La replica piccata del Campidoglio è affidata alla penna dell’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “si vogliono gettare ombre sul nostro operato. La prosecuzione della metro C non è a rischio, le 'talpe' che scaveranno fino a piazza Venezia non rimarranno ferme, Gli atti propedeutici alla ripartenza delle talpe, e la costruzione delle gallerie approderanno presto in Assemblea Capitolina. È partito il lavoro di verifica da parte degli Uffici di competenza, a cui seguirà il passaggio in Giunta Capitolina e infine l’ok dell’Aula”. Quando, però, l’Assessore non lo dice. 

La PEC del 19 marzo

E quella del 25


lunedì 24 febbraio 2020

DOMENICA ECOLOGICA, METRO FERME E CAOS TRASPORTI


Nel giorno della domenica ecologica, va in tilt la metro A. Prima un guasto tecnico agli impianti di stazione a Battistini - un classico da svariati mesi a questa parte - che causa, a cascata, fortissimi rallentamenti su tutta la linea a metà pomeriggio. Poi, evento tragico: il decesso di una persona che, a Manzoni, è finita sui binari all’arrivo del treno. Alla fine, da poco prima delle 18 del pomeriggio, la linea A si ferma. Dopo una mezz’ora ripartono i treni fra le ultime stazioni, da Ottaviano a Battistini, anche se con rallentamenti. Due squadre dei vigili del fuoco con l'ausilio del carro sollevamenti hanno lavorato nella stazione Manzoni, sui binari in direzione della stazione Anagnina, per recuperare una persona, uomo 33 anni di nazionalità dello Sri Lanka finito sotto il convoglio ferroviario. Fino al tardo pomeriggio, non erano state chiarite le cause del decesso. 
Anche il resto della rete non se l’è passata benissimo: di prima mattina, quando il blocco alla circolazione  era appena stato attivato, un incidente fra veicoli privati blocca le linee tram della Prenestina - 5, 14 e 19 - che rimangono ferme per un’oretta. Poi, a metà mattinata, il bollettino registra il forte rallentamento della metro C a causa del malore di un passeggero a Borghesiana. 
Per la domenica ecologica, la terza di questo 2020, le disposizioni del Campidoglio prevedevano il divieto di circolazione ai veicoli all’interno della Fascia Verde. Il divieto di circolare è per tutti i veicoli, diesel e benzina, con alcune deroghe le principali delle quali riguardano i veicoli alimentati a gas, gpl, elettrici; veicoli di servizio; delle forze dell’ordine e dei servizi di emergenza; i pullman turistici e quelli autorizzati a fare il tour del centro storico; i noleggi con conducente; medici, veterinari, trasporto farmaci; giornalisti; sacerdoti, ministri di culto e cerimonie religiose. 
Le eventuali sanzioni non possono essere elevate “da remoto” ma occorre essere fermati dai Vigili che hanno comunicato di aver verificato “circa 2300veicoli elevando “152 violazioni” nel primo tempo del blocco, quello dalle 6.30 alle 12.30, mentre nella seconda tranche, dalle 17.00 alle 20.00 (orario modificato per la concomitanza della partita di campionato Roma-Lecce), le sanzioni sono state 245 per un totale di 397 multe elevate.  
Nella prima domenica ecologica, il 19 gennaio, erano stati 2300 i controlli e 301 le multe; nella seconda, il 9 febbraio, 2200 verifiche ma 447 sanzioni. 

sabato 8 febbraio 2020

IL TRAM 8 SI ALLUNGA FINO A TERMINI


Novità in arrivo, oltre che per la metro C, anche per il tram 8. In Commissione Mobilità, a parte la terza linea della sotterranea, è stato affrontato anche il nodo del tram 8 che arriverà fino a Termini
In Commissione è stato spiegato che “i binari, che attualmente si fermano al capolinea di largo Berlinguer, proseguiranno e passeranno davanti al marciapiede dell’Altare della Patria, poi su via dei Fori Imperiali e infine su via Cavour fino a piazza Vittorio, dove poi si divideranno: una parte correrà fino a Termini, l’altra fino alla via Prenestina. Da un lato quindi nascerà la nuova linea 8 Casaletto-Termini e dall’altro una linea ‘Est-Ovest’ Casaletto-Prenestina". 
Inizia a definirsi il progetto della cosiddetta ‘linea tranviaria dei Fori’, il cui progetto è stato presentato ieri in Commissione ieri dall’ingegner Pierfrancesco Canali
Parallelamente all’iter per la realizzazione della stazione ‘Venezia’ prosegue, dunque, anche il progetto del nuovo tram dei Fori il cui cantiere si intreccerà con quello della fermata e per questo è stato affrontato oggi nell’ambito della discussione sul futuro della metro C
Una particolare novità sarà data dal sistema di alimentazione elettrica ai Fori Imperiali: “La nuova linea - ha aggiunto Canali - non avrà linea aerea e sarà una sorta di passeggiata verso i Fori”. Il che significa, spiega il presidente della commissione, Enrico Stefàno, che la linea verrà dotata “di nuovi tram con speciali batterie”. Del resto, argomenta ancora Stefàno, “abbiamo chiesto e ottenuto dal Ministero dei Trasporti il finanziamento per l’acquisto di 50 nuovi tram” alcuni dei quali dovrebbero essere utilizzati sull’altra linea tranviaria - la Termini-Vaticano-Aurelio, TVA - in progettazione in Campidoglio, da Termini, passando per via Nazionale, IV Novembre, piazza Venezia, via del Plebiscito. L’"obiettivo dell’amministrazione - conclude Stefàno - è chiedere i finanziamenti entro giugno sia della linea dei Fori, che della stazione Venezia della linea C, che della linea tranviaria Tva”.

ENTRO MAGGIO IL PROGETTO DI VENEZIA METRO C


Mentre le linea A della metro cade a pezzi - un’ora di stop fra Battistini e Ottaviano alle cinque e mezza del pomeriggio - in Campidoglio si sogna la metro C. Entro maggio, stando a Roma Metropolitane, il Campidoglio presenterà al Ministero delle Infrastrutture il progetto definitivo per la stazione Venezia della metro C per cui sono in corso, da dopo le feste di Natale, i sondaggi archeologici sotto l’aiuola centrale di piazza Venezia. 
Sarà una fermata molto “archeologica” visto che, delle due uscite per ora sicure, quella a piazza Madonna del Loreto incorporerà i resti dell’auditorium di Adriano. L’altra sarà all’angolo tra piazza Venezia e via del Plebiscito. È allo studio, poi, una terza uscita che potrebbe essere realizzata nei pressi di piazza San Marco, sotto cui nascerà in futuro la stazione ‘Venezia’ della linea D. In più sarà realizzato un tunnel sotterraneo che collegherà Palazzo Venezia all’Altare della Patria passando in uno spazio espositivo.
Non fosse il danno dei quasi quattro anni di ritardo dovuti alla indecisione della Giunta Raggi, la Commissione Mobilità di ieri dedicata alla Metro C sarebbe di quelle da segnare per l’importanza. In Commissione, Andrea Sciotti, responsabile del progetto per Roma Metropolitane, ha spiegato che “Le talpe ferme sotto via dei Fori ripartiranno in tempi rapidi. Sono, invece, già attualmente in corso le attività di completamento delle indagini archeologiche per acquisire gli ultimi elementi sul definitivo di Venezia e le opere complementari. Al centro dell’aiuola centrale è allestito il campo prova per il congelamento del terreno. Entro maggio completeremo il progetto per la stazione e chiederemo il finanziamento all’interno del prossimo bando del Mit. Appena consegnato il progetto di ‘Venezia’ al Mit, nella seconda metà del 2020 è previsto invece l’approfondimento tecnico sulla T2, ovvero la tratta Venezia-Clodio della linea C. In estate - ha concluso Sciotti - si è conclusa la prima fase di project review con le attività propedeutiche sulle diverse soluzioni costruttive delle stazione, a partire da Chiesa Nuova. Va ancora deciso se posizionarla lì ma con una soluzione tecnologica differente o se spostarla verso piazza della Cancelleria e largo Argentina. Abbiamo definito con la Soprintendenza un nuovo piano di indagini archeologiche che costeranno 5-10 milioni. Inoltre è in corso la verifica del rapporto contrattuale con Metro C spa".

giovedì 16 gennaio 2020

A PIAZZA VENEZIA APRONO DUE CANTIERI PER METRO C


Ecco il cantiere della metro C a piazza Venezia dove sorgerà la futura stazione della linea metropolitana”.
C’è una musichetta dai vaghi echi rock nel post che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha pubblicato ieri mattina sulla propria pagina Facebook. 
Il video del Sindaco ritrae due piccoli cantieri: il primo, quasi di fronte l’Altare della Patria con due operai, una ruspa piccola e un camion. Il secondo, lungo via dei Fori Imperiali quasi di fronte la salita per il Campidoglio di San Pietro in Carcere, con altri due operai e una trivella. 
"Quelle che vedete - scrive ancora la Raggi sotto il video - sono le immagini dei carotaggi: si tratta praticamente di prove tecniche utili per verificare il sottosuolo, la consistenza dei terreni e le attività di consolidamento. Stiamo procedendo con gli scavi anche per individuare i sottoservizi come le condutture dell’acqua e le linee elettriche. Sono fasi preliminari, ma indispensabili. Tutto questo ci permetterà di stimare in modo certo costi e tempi della futura stazione ma soprattutto evitare ogni spreco e ridurre al minimo “gli imprevisti” durante la fase degli scavi. Dopo aver ottenuto i fondi ministeriali, andremo avanti con gallerie oltre i Fori Imperiali. Le talpe continueranno a scavare. La metro C avrà un’altra stazione museo a Piazza Venezia, nel centro della nostra città”.
Un video che arriva con almeno tre anni di ritardo: i primi tre anni e spicci della Giunta Raggi con i grillini persi dietro le loro fantasie sulla metro C. Chi - l’ex assessore Berdini - voleva proporre di  portarla da San Giovanni a Corviale; chi - lungo elenco - voleva fermarla a San Giovanni, chi a Colosseo
Solo nel 2018-2019, quando con l’approvazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile i romani hanno nettamente e chiaramente espresso la volontà di avere metropolitane prima di qualunque altra cosa, i pentastellati hanno finito per convincersi tutti della necessità di proseguire dopo Colosseo. Tre anni, però, persi con la corsa dell’ultimo minuto da parte del Governo e del Campidoglio per evitare il seppellimento totale delle due talpe che scavano le gallerie, rivenduto dall’Amministrazione Capitolina come un successo mentre in realtà è solo una pezza messa per evitare un danno milionario causato proprio dalla indecisione di Palazzo Senatorio. Ora il Campidoglio grillino ha un ultimo compito: completare la revisione del tracciato velocemente per non perdere ulteriori anni preziosissimi. 

IL FILOBUS SI SPEZZA A METÀ



Martedì sera, intorno all’eroe 20, c’è ancora il blocco della circolazione attivo valido anche per i diesel euro6. La giornata è stata pesante: mattinata con metro A e metro C a singhiozzo. Roma-Viterbo che registra l’abituale cancellazione di corse. Su via Nomentana, direzione Monte Sacro, sta passando uno dei filobus in servizio sulla linea 90. Forte rumore, stridio, metallo accartocciato: si rompe una “ralla”, vale a dire uno speciale cuscinetto che serve a ridurre il carico sui pezzi in movimento. E le due parti del filobus si rompono: praticamente, e semplificando assai, è un po’ come se si fosse rotto il gancio che tiene unite le due parti del lungo veicolo. Risultato: la “fisarmonica” di gomma del mezzo è contorta e allungata, tubi vari tranciati, la parte rimorchiata dei veicolo che struscia a terra e mezzo fermo.
Come fin troppo frequentemente accade anche quando i bus si incendiano, la bravura dell’autista è stata fondamentale per evitare che ci fossero feriti. 
Note ufficiali l’Azienda non ne ha rilasciate confermando quanto la trasparenza di Atac sia relegata a favoletta buona per qualche anima naïf. Quel poco che trapela è che il veicolo fosse uno di quelli nuovi, messo in pista dalla Raggi nel 2017 e che, come d’abitudine, verrà condotta un’inchiesta interna di quelle che poi si perdono nel nulla, tanto che, quando se ne chiede il conto, Atac non fornisce nessun dato
L’indagine verrà comunque anche estesa agli altri veicoli filobus della flotta per capire se si è trattato di un caso unico o se c’è qualche difetto di fabbrica nell’intero lotto.
Come d’abitudine appena c’è un problema, silenzio più totale da parte di Virginia Raggi e, sulla stessa linea comunicativa dell’ex assessore Linda Meleo, dell’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese. Cercando sui loro account social le ultime esternazioni in materia di filobus si risale su twitter al marzo 2017 per Calabrese e al settembre 2018 per la Raggi. Su Facebook, la pagina del Sindaco riporta a giugno 2019 l’ultimo post sui filobus e quella di Calabrese a ottobre 2019 con un post si attacco a Matteo Salvini in visita al deposito Atac di Tor Pagnotta dice sono ricoverati i filobus. Per il resto, come sulle scale mobili e sugli altri abituali disservizi, il silenzio: se non ne parlano, il problema non esiste. 
Il filobus rotto martedì sera fa parte del lotto dei 45 veicoli ordinati all’epoca di Alemanno sindaco e finiti al centro di una inchiesta giudiziaria per tangenti. L’inchiesta della Procura di Roma - nata come una costola di una più vasta indagine su Finmeccanica - ipotizzava una tangente di 500mila euro a favore dell’ex ad di Eur SpA, Riccardo Mancini, già tesoriere di Alemanno nella campagna elettorale per le comunali 2008. Alla fine del processo, Mancini venne condannato in primo grado, maggio 2018, a 5 anni per estorsione (non corruzione) morendo per infarto un mese dopo. Alemanno, invece, venne prosciolto. 
Al di là dell’aspetto giudiziario, quei 45 filobus costarono alle casse di Roma Metropolitane 20 milioni di euro. Ed ebbero una vita “amministrativa” assai travagliata: due anni per essere consegnati a Roma, altri due abbondanti prima di esser messi in strada.

mercoledì 15 gennaio 2020

IL CAMPIDOGLIO TRIPLICA: STOP AI DIESEL OGGI E DOMANI.


Il Campidoglio raddoppia. Anzi, triplica. Dopo lo stop alla circolazione deciso ieri anche per i più nuovi motori diesel euro 6, il provvedimento viene esteso alla giornata di oggi, mercoledì, e, già che ci siamo, a quella di domani, giovedì. 
La nota è stata diffusa nel pomeriggio: “considerato il persistere a Roma degli elevati livelli di inquinamento da PM10, è stata disposta per le giornate di mercoledì 15 e giovedì 16 gennaio la limitazione alla circolazione veicolare privata” nella fascia verde
Vale a dire nell’area della città che include, fra gli altri, il capolinea Battistini della metro A, Forte Braschi, Pineta Sacchetti, Trionfale, Camilluccia, piazza Giuochi Delfini, Prati Fiscali e viale Jonio, il parcheggio di scambio di Ponte Mammolo, la Palmiro Togliatti come limite per Tiburtina, Prenestina, Casilina, Tuscolana. Poi, Appia Nuova, Grotta Perfetta, la Colombo da via Laurentina, Casaletto, Gregorio VII. 
All’interno della fascia verde, dunque, tutti i diesel, fino agli euro 6 non potranno circolare fra le 7.30 e le 10.30 e dalle 16.30 alle 20.30. Per ciclomotori e motoveicoli euro 0 e 1, vetture a benzina euro 2 il divieto di circolazione va dalle 7.30 alle 20.30 senza interruzione. Il Campidoglio, poi, ricorda che per i diesel euro 1, e 2 e i motori a benzina euro 1 vige “l’interdizione completa all’ingresso nella fascia verde”.
E, come da prassi, anche i riscaldamenti non possono essere a una temperatura superiore ai 18 gradi.
Poche illusioni: a meno di miracoli meteo che spazzino via lo smog e le polveri sottili, questi divieti dovranno essere prorogati anche per venerdì e sabato. Con domenica 19 che è anche domenica ecologica che prevede la limitazione alla circolazione di tutti i veicoli a motore nella fascia verde dalle ore 7.30 alle 12.30 e dalle 16.30 fino alle 20.30.
Previsto il rafforzamento dei Vigili in strada con pattuglie disposte lungo l’itinerario tangenziale al centro - lungotevere, Corso Italia, Castro Pretorio, Manzoni, Labicana, Circo Massimo - e in una serie specifica di strade: Acqua Bullicante, Portonaccio, Prenestina, Corso Francia, Quirino Maiorana, Marconi, Oderisi da Gubbio, Trastevere, Magna Grecia, Appia, Etiopia, Libia, Somalia, Corso Trieste, Cipro, Trionfale, Medaglie d’Oro, Palmiro Togliatti, Tuscolana, Cinecittà, Monti Tiburtini, Tiburtina.  
La giornata di ieri ha fatto registrare anche la solita trafila abituale di problemi per i trasporti pubblici. Metro A e Metro C con treni rallentati durante la mattinata per una serie di guasti tecnici; per la Roma-Viterbo, due corse saltate la mattina e due nel pomeriggio. Cosa che rende le “raccomandazioni” del Campidoglio alla cittadinanza quanto meno ottimistiche quando si legge che “risulta necessario da parte della cittadinanza attuare una serie di azioni volontarie, volte alla riduzione delle emissioni con l’obiettivo di contribuire a prevenire l’aumento delle concentrazioni inquinanti in atmosfera, tra le quali ad esempio optare per l’uso dei trasporti pubblici evitando il più possibile l’impiego del veicolo privato a motore”. 
E se le polemiche politiche proseguono - Svetlana Celli, capogruppo in Campidoglio della Lista Civica Roma Torna Roma: “il blocco dei diesel testimonia assenza di strategie contro l’inquinamento" - una rilevazione di Coldiretti-Ixé riporta come il 72% degli italiani siano “disposti a rinunciare o a ridurre drasticamente l'utilizzo dell'auto per tutelare l’ambiente”.



Tre pezzi da 90 si schierano contro la decisione del Campidoglio 5Stelle di bloccare la circolazione anche ai nuovi diesel euro6: l’Aci, l’Unione Petrolifera e Assogasliquidi
L’Automobile Club d’Italia è assolutamente contrario all’assurda demonizzazione dei diesel Euro6, al centro del mirino di tante Amministrazioni - a cominciare da Roma - con blocchi del traffico ingiustificati, che non hanno alcun fondamento scientifico e non garantiscono risultati certi”. Lo dichiara il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, che boccia senza riserve ogni limitazione alla mobilità con provvedimenti “privi di logiche comprensibili ed accettabili: le auto di ultima generazione, anche diesel, hanno un impatto ambientale irrisorio, notevolmente inferiore ad altre motorizzazioni. Con provvedimenti irrazionali come questi, non si danno risposte serie alle importanti istante degli ambientalisti e si creano disagi inutili a milioni di cittadini”.
Più o meno in fotocopia l’Unione Petrolifera secondo la quale la limitazione ai diesel euro 5 e euro 6 è “del tutto ingiustificata da un punto di vista scientifico, senza alcun vantaggio ambientale e quindi inutilmente penalizzante per un’ampia fascia di cittadini”. Anche per loro “gli euro 5 e 6 presentano infatti emissioni di polveri ben al di sotto dei limiti di legge, se non addirittura prossime allo zero”. 
Da ultimo, anche Assogasliquidi/Federchimica (per intenderci, le società che vendono il Gpl) stigmatizza lo stop alle auto e coglie l’occasione per ribadire come “i dati mostrino con evidenza gli enormi vantaggi del GPL rispetto alle altre fonti fossili. Andrebbe incoraggiato sempre di più l’acquisto di auto che utilizzano questa fonte o la conversione di vecchie auto a benzina” per poi richiamare l’attenzione sul riscaldamento domestico come fonte di inquinamento: “antichi retaggi culturali incoraggiano la combustione di pellet e legna in impianti di scadente qualità ambientale con scarsa manutenzione”.

sabato 28 dicembre 2019

METRO C, SPUNTA SAXA RUBRA


La metro C “continuerà almeno fino a Clodio-Mazzini, i romani chiedono di andare oltre Farnesina e di arrivare a Saxa Rubra”: lo ripete da un po’ Virginia Raggi, sindaco di Roma. E lo ha ripetuto anche ieri, di fronte al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, invitata a un sopralluogo al cantiere della stazione Amba Aradam/Ipponio della C. 
Oggi Amba Aradam/Ipponio è la via d’uscita degli elementi scavati dalle talpe che, ora, sono arrivate sotto via dei Fori Imperiali, in direzione piazza Venezia, appena dopo via di San Pietro in Carcere
Per dovere di cronaca: nel tracciato originale della linea C non c’è la fermata Saxa Rubra. Al massimo c’è quella Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Ma tant’è.


Al sopralluogo - politicamente molto simile a un tour di ringraziamento alla De Micheli che ha messo una toppa al disastro della Giunta Raggi evitando il tombamento delle talpe stanziando in extremis 10 milioni di euro per proseguire gli scavi - c’era lo stato maggiore del Campidoglio: l’assessore alla Mobililtà, Pietro Calabrese, e il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, il presidente di Metro C, Franco Cristini, l'amministratore delegato Fabrizio Paolo Di Paola, e l'amministratore unico di Roma Metropolitane, Giovanni Mottura
Lontanissimi i tempi - 23 settembre 2013 - in cui i grillini  (firme di Raggi, De Vito, Stefàno e Frongia) presentavano in Consiglio una mozione per fermare la C a San Giovanni. Oggi, il nuovo verbo grillino è quello delle metro. 
Nonostante la stazione Amba Aradam, a causa dell’inerzia della Giunta pentastellata, non aprirà nel 2021 ma nel 2024, il sopralluogo è l’occasione, per il Sindaco, per rilanciare un’altra volta il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile: “Ad agosto abbiamo approvato il Piano che disegna uno scenario della mobilità di Roma da qui a 10 anni predisposto insieme ai cittadini” che hanno espresso “una richiesta molto complessa di trasporto su ferro”. 
Il Ministero dei Trasporti - spiega ancora la Raggi - ha stanziato 10 milioni per continuare gli scavi fino a Colosseo. Amba Aradam sarà un’altra stazione museo, proprio come San Giovanni, perché negli scavi è stato ritrovato un ‘castrum’”. Giustamente, quindi, la Raggi chiede che il Mistero dei Beni Culturali partecipi in modo più incisivo alle opere: “chiederemo al Mibact una partecipazione maggiore per creare un sistema museale con tutti i reperti ritrovati negli scavi delle nostre metropolitane”. 
Per quanto vi siano ancora “molti step per il completamento della metro C” la Raggi rilancia: “la stazione di piazza Venezia sarà il nodo di scambio con la futura metro D”, ad oggi un’idea dell’èra Veltroni rimasta su carta
È la volta del ministro De Micheli: “Come ministero abbiamo appena approvato i 10 milioni per sbloccare la metro C e arrivare a piazza Venezia e sono contenta perché questa sarà un’opera che cambierà la vita dei romani”. Il Ministro ha poi aggiunto come “nei giorni scorsi sia stato approvato in Conferenza Stato-Regioni quasi mezzo miliardo di euro per tramvie e funivie a Roma”. Questi fondi serviranno a finanziare l’acquisto di 50 nuovi tram, la realizzazione delle linee tranviarie su viale Palmiro Togliatti e via Tiburtina e le funivie Battistini-Casalotti e Magliana. Il ministero di Porta Pia ha invece respinto le richieste del Campidoglio di finanziare anche il tram via Cavour-largo Corrado Ricci e la Roma-Giardinetti.





Foto 1 - I “conci” che vengono utilizzati per rivestire internamente le gallerie durante lo scavo
Foto 2 -L'area di cantiere di Amba Aradam/Ipponio lato via Norico
Foto 3 - I nastri trasportatori sui quali vengono caricati i materiali scavati dalle due talpe,
ora all’altezza del Campidoglio, e che fuoriescono a Amba Aradam
Foto 4 - Un momento dell’incontro di ieri. A sinistra: il presidente della Commissione Mobilità del Comune, Enrico Stefàno; il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli;
l’assessore capitolino alla Mobilità, Pietro Calabrese; il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Foto 5 - La galleria “dispari” (quella che sarà percorsa dai treni in direzione Monte Compatri)
che collega la stazione Amba Aradam/Ipponio con quella di San Giovanni 

Foto 6 - Le due gallerie che collegano la stazione Amba Aradam/Ipponio con San Giovanni: la prima è
per i treni che andranno in direzione Monte Compatri, la seconda per quelli in direzione Clodio/Mazzini

Foto 7 - L’area delle future banchine della stazione Amba Aradam/Ipponio
Foto 8 - Uno dei monitor di controllo della talpa meccanica che sta scavando le gallerie

Foto 9 - Il monitor della talpa che mostra l’avanzamento dello scavo. Attualmente la TMB si trova
appena oltre l‘ingresso del Campidoglio di via di San Pietro in Carcere, sotto via dei Fori Imperiali.  
Foto 10 - L'ultimo tratto di galleria scavata con l’inizio del motore della talpa
Foto 11 - Le “Colonne d’Ercole”: qui finiscono i binari. Da questo punto in poi si sta scavando