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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 4 settembre 2020

SCANDALO D'AMATO/BARILLARI: "CHIEDERÒ DOVE SONO FINITI I SOLDI"


"Chiederò in ogni sede, Commissione e Consiglio, all’assessore D’Amato di chiarire e spiegare dove sono finiti questi soldi. Già con il caso mascherine fantasma hanno dimostrato di non saper gestire gli appalti. In questo caso, non lascerò nulla di intentato per sapere la verità”.
Davide Barillari, consigliere regionale ex 5Stelle, espulso, e ora nel misto, è un habituè degli esposti:Stiamo preparando una denuncia da presentare in Procura sul fatto che queste notizie vengono nascoste alla Commissione e poi date alla stampa. L’altro ieri c’è stata un’audizione in Commissione e D’Amato è venuto a raccontare alcune cose, nasconde il resto ai Commissari e poi passa tutto alla stampa. Questa attività di Giunta che è propagandistica ed è fuori dal controllo del Consiglio regionale è un abuso di potere è falso”.
La stiamo presentando chi? Lei e...? Qualche altro consigliere?
Io e lo staff di avvocati che mi sta seguendo. Purtroppo in Regione Lazio, a parte le dichiarazioni in Aula, l’opposizione in concreto non fa nulla Anche sul caso “mascherine fantasma”, tante chiacchiere ma poi chi fa le denunce non c’è. Quindi vado avanti per conto mio”.
Sul caso “mascherine fantasma” possiamo annoverare la consigliera Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia, la consigliera Laura Corrotti della Lega e la consigliera Francesca De Vito, sua ex collega del Movimento 5Stelle. Di sue posizioni non c’è traccia.
C’è differenza fra una denuncia che si fa in Aula e quella penale. Io ho chiesto alla Colosimo ma alla fine una denuncia non è stata fatta. In Aula ci sono risposte generali e generiche. Su questo mi sono stupito e allora vado avanti io”. 
Tornando a D’Amato, cosa ha omesso di dire?
Come Zingaretti con il Consiglio, D’Amato usa la Commissione per raccontare la sua narrazione della verità, omettendo i problemi, le criticità, i punti deboli. Cosa che dovrebbe essere presentata oggettivamente ai Consiglieri come relazione".
Barillari, questa è una prassi seguita da tutti: dal Premier al Sindaco di Roma.
Certo. Ma la differenza fra un politico e un membro della Giunta che invece dovrebbe essere super partes. Noi facciamo domande senza ricevere risposte. Il politico ha il dovere di rispondere, invece D’Amato viene a portare le sue leggi e i suoi numeri”.
Questo è un nodo politico. Su cosa basa il suo esposto?
L’esposto si basa su ipotesi di reato: il falso sulle dichiarazioni reiterate sull’uscita dal commissariamento della sanità senza che sia stato prodotto un atto ufficiale su questo. Altro esposto, un mese e mezzo fa, è sulla gestione della pandemia, non hanno distribuito le mascherine, come hanno gestito gli ospedali Covid privati rispetto ai pubblici, la mancanza di un Piano non aggiornato”.
Nel corso della sua attività politica alla Pisana, lei ha presentato svariate denunce alla Procura. 
Prima in Aula avevamo un approccio più politico. Ora non ci resta che l’iniziativa legale nella speranza che qualche Procura possa aprire un fascicolo d’indagine”.
Di tutti quelli che ha presentato, conosce l’esito?
Ce ne sono tanti; uno su cui sapevo che la polizia postale stava indagando riguarda un esposto per falso presentato contro Zingaretti che dichiarava motivi istituzionali come ragioni di assenza dalle sedute del Consiglio regionale e invece era a fare campagna elettorale in giro. Questo è un falso in atto pubblico e su questo so che la Procura sta lavorando”.

venerdì 3 luglio 2020

FRANCHESCHINI L'ANTI-RAGGI


Ad ogni scossone dei rapporti fra i due azionisti principali del Governo, il Pd e i 5 Stelle, e il premier, Giuseppe Conte, corrisponde, quasi con una relazione geometrica, uno scossone sulla tenuta interna dei due stessi partiti, uno sulla Regione Lazio e uno sulla corsa al Campidoglio. Tutti diabolicamente collegati come fosse un enorme domino.
Negli ultimi giorni due elementi stanno mandando in fibrillazione il sistema: Conte e il Pd si stanno allontanando sempre di più praticamente su ogni tema all’ordine del giorno, dal Mes e dal Dl Liquidità, fino alle cose più piccole. E, in Regione, continua la lotta al coltello fra i due Zingaretti boys, il vicepresidente Daniele Leodori, e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con il segretario del Pd stufo di questa continua serie di discussioni che stanno finendo per logorare la già raffazzonata maggioranza che tiene su la Pisana. Tanto che, secondo fonti Pd, lo stesso Zingaretti starebbe iniziando a considerare l’esperienza di governo in Regione come un qualcosa di concluso.
La sommatoria di questi due fronti - Pd e Conte e Regione maionese impazzita - potrebbe finire per avere ripercussioni molto più profonde anche sulla candidatura per Roma. Il mandato Raggi scade a giugno 2021 e, ancora oggi, la risposta di tutti i partiti, Pd per primo, è che di Roma e delle candidatura se ne parlerà dopo le Regionali di autunno che segneranno, qualunque sia il risultato, uno spartiacque.
Il risultato delle Regionali potrebbe assestare il colpo di grazia al governo Conte o comunque indebolirlo, rendendo necessario un cambio di passo e di assetti nell’esecutivo. In questo caso, per evitare le urne che potrebbero consegnare a Salvini e alla Meloni la maggioranza del Parlamento che eleggerà, nel 2022, il successore di Sergio Mattarella al Quirinale, Zingaretti potrebbe essere obbligato ad entrare direttamente nella compagine di governo.
Di conseguenza, salterebbe sia la Regione - che andrebbe al voto anticipato, forse anche insieme al Comune di Roma in un election day di fuoco - che l’assetto interno del Pd. Zingaretti, dunque, dovrebbe lasciare la guida del Lazio ma, entrando nel governo, finirebbe per divenire automaticamente il capo delegazione, fagocitando il ruolo oggi ricoperto da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali e capo delegazione del Pd all’interno della maggioranza. 
I rapporti tra il premier Conte e Franceschini, inoltre, non sarebbero affatto idilliaci: i due hanno visioni molto discordanti su tutti i principali dossier aperti. Le discussioni a Palazzo Chigi sarebbero all’ordine del giorno.
Insieme a quelli di Roberto Gualtieri ed Enrico Letta - solo per citare i nomi di due big Dem, ai quali bisogna comunque aggiungere Paolo Gentiloni e, soprattutto, David Sassoli - il nome di Franceschini era già girato come quello di possibile candidato sindaco di Roma per la coalizione di centrosinistra. È uomo di levatura, con una solida esperienza amministrativa e di governo (l’esatto contrario della Raggi e di Marino) ma, come da lui stesso detto in conversazioni private con colleghi di partito, non è romano e, pur essendo il marito di Michela Di Biase, consigliera regionale romana e una delle «grandi potenze» del Pd capitolino, il timore è quello di finire come Ignazio Marino, un marziano troppo distante dalla mentalità del Campidoglio e della sua melassa. 
Inoltre Franceschini oggi si trova nel suo elemento: ai Beni Culturali e capo delegazione Pd è, di fatto, uno degli uomini di maggior rilievo nel panorama politico Dem.
Tuttavia, l’eventuale ingresso di Zingaretti al Governo finirebbe, appunto, per erodere la posizione di Franceschini il quale, a questo, punto, potrebbe anche essere tentato dall’avventura a Palazzo Senatorio.


domenica 10 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "FARE PIENA LUCE"


Si va verso lo showdown in Consiglio regionale sul caso “mascherine fantasma”: giovedì prossimo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, riferirà in aula sull’intera vicenda e, oltre chiedere scusa per i toni usati contro le opposizioni, potrebbe presentarsi con le poltrone di Carmelo Tulumello, a oggi ancora capo della Protezione civile regionale, e di Andrea Cocco, vicecapo di gabinetto, come offerta di pace. 
Anche fosse, però, non è detto che basti. Vanno lette in questo senso le dichiarazioni che Zingaretti ha fatto ieri nel corso di una conferenza stampa dall'ospedale Spallanzani: “Abbiamo tutto l'interesse affinché si faccia piena luce su questa vicenda. C'è stata anche una sollecitazione delle forze di opposizione che condivido. Assicuro che stiamo facendo di tutto anche attraverso l'invio della documentazione alla Procura, per appurare cosa è accaduto e se qualcuno si è approfittato di una situazione di necessità di questo approvvigionamento. Se qualcuno lo ha fatto pagherà tutto. Oltre alla violazione della legge si parla di una malattia che ha messo un sistema intero in grande fibrillazione.Tutta la documentazione che la Protezione civile ha sarà puntualmente inviata alle forze preposte alle indagini. Ovviamente noi lavoriamo anche per il pieno recupero degli esborsi fatti dalla Regione”. Lontani i tempi delle accuse ai consiglieri di opposizione che avevano sollevato il caso - Chiara Colosimo (FdI) per prima, Laura Corrotti e Orlando Tripodi (Lega) e Francesca De Vito (M5S) - e che dalla maggioranza e dallo staff di Zingaretti erano stati accusati di spacciare fake news, fare sciacallaggio e speculazione politica.
E mentre l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, nella stessa conferenza stampa lancia la campagna sui test per il Covid - da lunedì si partirà su base volontaria con 100mila operatori sanitari e 60mila delle forze dell’ordine per poi passare ai cittadini - le opposizioni non paiono davvero accontentarsi delle parole di Zingaretti di ieri. 
Per il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), “oltre il caso mascherine fantasma”, quello Eco Tech, c’è anche quello delle “mascherine fuffa”, la fornitura di 5milioni di mascherine FFP2 fornite dalla European Network (quasi 22 milioni euro) e bloccate perché non adatte a scopi sanitari. 
La Lega ha presentato due interrogazioni specifiche, una su Eco Tech e una sulla Europea Network, e attacca: “È curioso che in Lombardia, su richiesta delle opposizioni, si sia già istituita la commissione d'inchiesta sull'emergenza, mentre Zingaretti sfugge da tre settimane dalla proposta di legge della Lega presentata alla Pisana. Fontana non ha nulla da nascondere, invece il Presidente della Regione Lazio? Oppure il Segretario del Pd è imbarazzato dall'iniziativa del Pd lombardo?”.
Altrettanto dura Roberta Angelilli, membro della direzione nazionale di FdI e, insieme a Chiara Colosimo, fra i “motori” dell’inchiesta delle opposizioni: “Al di là delle accuse e degli attacchi ai quali la sinistra ci ha sottoposto in queste settimane, apprezziamo le parole di Zingaretti che riconosce che le opposizioni hanno ben svolto il loro compito istituzionale. Ma le parole non bastano. Devono essere accompagnate dai fatti. Ancora oggi ci sono richieste di accesso agli atti e interrogazioni che giacciono inevase e senza risposta. Chi ha sbagliato, anche fosse solo per manifesta incapacità, deve essere rimosso. E non si può pensare che giovedì, in Consiglio, Zingaretti faccia semplicemente la mossa e pronunci qualche parolina di scuse. Deve dimostrare di avere il coraggio di rimuovere chi ha scritto sciocchezze negli atti regionali, chi non è stato in grado neanche di vagliare la credibilità di una polizza o fare una visura societaria. Un leader nazionale non può essere ostaggio di quarte file senza né arte né parte”. 


domenica 26 aprile 2020

FASE 2, TAMPONI A TUTTI MA NON AI VIGILI


In vista della fase 2, la Giunta della Regione Lazio approva una delibera proposta dall’assessore alla sanità, Alessio D'Amato, che stabilisce i parametri per i test sierologici su operatori sanitari e delle Forze dell'Ordine. Solo che nell’elenco degli inclusi - Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Esercito 'Strade Sicure', Guardia di Finanza e Guardia Costiera - mancano i Vigili urbani. E, manco a dirlo, si scatena la polemica. Durissimo il comandante del Corpo di Roma, Antonio Di Maggio, che definisce “vergognoso” il provvedimento regionale e aggiunge: “È da un anno che lavoro senza percepire alcun compenso e non esiterò a destinare parte della mia pensione per far eseguire tutti i test necessari agli appartenenti al Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale presso laboratori o strutture private. Un impegno che certificherò a breve”. Infine, ultimo affondo: “riterrò priva di credibilità qualunque smentita o promessa da parte della Regione, a meno che entro la prossima settimana non arrivi un provvedimento certo con le date dei test per tutti gli uomini e le donne della Polizia Locale”.
Toni più pacati ma la sostanza non cambia anche da parte dell’assessore al Personale del Campidoglio, Antonio De Santis: “Siamo basiti e amareggiati. I nostri agenti devono essere tutelati. Non sono lavoratori di Serie B. Sarebbe uno sgarbo molto rischioso”.
Stessa lunghezza d’onda per l’Ugl Polizia Locale, che in una nota del coordinatore romano Marco Milani, denuncia “la disparità di trattamento” parlando “schiaffo alla categoria” concludendo con un “Giudichiamo irresponsabile e deprimente questa immeritata mancanza di collaborazione, proveniente proprio dall'istituzione che dovrebbe valorizzarci e motivarci”. Di “schiaffo” parla anche il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fabrizio Ghera che definisce “irresponsabile e vergognosa” la delibera regionale. 
Mezza marcia indietro finale della Giunta Zingaretti: “la Regione Lazio sta predisponendo un protocollo con Anci Lazio e Upi Lazio affinché i Comuni e Province, a spese della Regione e nel rispetto delle necessarie indicazioni sanitarie, effettuino i test sierologici a tutti i componenti dei corpi di Polizia locale e provinciale della Regione Lazio”.
Un protocollo a parte, non quello per le Forze dell’Ordine, insomma: “Nella certezza che Roma Capitale riesca a mettere da parte le dinamiche burocratiche, come ben sa l'assessore competente, il piano  prevede il pieno coinvolgimento della giunta Raggi”, conclude la nota della Regione. 



martedì 21 aprile 2020

"MASCHERINE FANTASMA": LA REGIONE AMMETTE GLI ERRORI


Nessuna “fake news”, come da giorni strepitavano a sinistra. E, anzi, l’ammissione: “Con Eco Tech abbiamo sbagliato”. 
Questo è l’elemento più importante emerso ieri mattina dalla seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Protezione Civile del Consiglio regionale del Lazio sulla vicenda “mascherine fantasma” e l’intero stock di acquisti fatti dalla Regione per l’emergenza Coronavirus.

ZINGA ANCORA IN FUGA
Non si sono visti neanche da lontano Nicola Zingaretti, presidente della Regione, e il suo assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, che proprio non hanno ritenuto necessario connettersi alla seduta, pur essendo stati formalmente invitati a farlo. Al loro posto, Daniele Leodori, vicepresidente della Giunta. 

TULUMELLO CONNESSO IN SILENZIO
Per dovere di cronaca va detto che anche il Capo della Protezione Civile regionale, Carmelo Tulumello, era connesso. Ma è rimasto solo un nome nell’elenco dei partecipanti: mai visto né in viso né in voce. 

48 DETERMINE IN 36 GIORNI
Le spiegazioni di Leodori sono articolate su 42 pagine di slide che prendono in esame il periodo che va dal 2 marzo all’8 aprile. In 36 giorni solari sono state emanate 48 determine per acquisti necessari a fronteggiare l’emergenza Covid-19. Dopo l’8 aprile lo Stato ha deciso che le Regioni non potevano più fare acquisti in autonomia ma pagati fai fondi nazionali. Quindi, lo shopping compulsivo del Lazio si è fermato.
Stando alle carte fornite da Leodori, con queste 48 determine la Regione ha speso 105 milioni e 701mila euro “interamente a carico delle risorse stanziate dal Governo” anche se l’ammontare effettivo degli impegni di spesa è superiore ai 130milioni di euro. Con questi soldi sono stati pagati, in tutto o solo come anticipo, 22 diversi fornitori.

34,5 MILIONI DI MASCHERINE COMPRATE 
Sinteticamente, Leodori ha riassunto cosa la Regione ha comprato. Il dato più consistente è quello delle mascherine. In totale ne sono state acquistate 34 milioni e mezzo: quasi 13 milioni di chirurgiche, oltre 17,6 di FFP2 e poco più di 4 milioni di FFP3. 
Poi il resto: dai calzari alle tute (che “sarà la prossima emergenza”, ha detto Leodori), agli occhiali e via dicendo.

I CONTI NON TORNANO
A seguire, Leodori, dopo aver spiegato le grandi difficoltà del momento, ha fornito un dettaglio di una serie di comande, sottolineando quelle consegnate in Protezione civile. 
Però guardando i numeri di Leodori i conti non tornano: su 34,5 milioni di mascherine ordinate, nei magazzini della Protezione civile, alla data del 19 aprile, ne risultavano poco più di 15,1 milioni. C’è un buco di poco meno di 20 milioni di pezzi. Che non possono essere solo quelle della Eco Tech.

IL CASO ECO TECH
Perché c’è un caso nel caso: quello della Eco Tech, il vaso di Pandora di tutto questo caos. 
Sinteticamente: la Regione ordina alla Eco Tech nove milioni e mezzo di mascherine. Che non arrivano. Quindi, si va all’annullamento dell’atto che, però, poi viene riconfermato. Leodori spiega: “A oggi l’unico vero problema è la consegna delle mascherine Eco Tech Se ci accorgiamo di essere stati truffati a piazzale Clodio ci andiamo insieme. Possiamo aver sbagliato qualche atto”. 
Della partita Eco Tech sono arrivati solo 2 milioni di chirurgiche. Quindi, mancano ancora 7,5 milioni di pezzi. Perciò, sui dati di Leodori c’è un buco nelle consegne di 13 milioni di altri pezzi che non sarebbero ancora arrivati. 

POLEMICA SUI PREZZI
Per dimostrare la bontà delle scelte fatte dalla Giunta Zingaretti, Leodori ha sostenuto che i prezzi cui il Lazio ha acquistato fossero convenienti e, a sostegno, ha citato alcuni prezzi pagati da altre Regioni. Citazione di 5 euro al pezzo per le chirurgiche per l’Abruzzo che smentisce categoricamente. Abbiamo chiesto alla Regione Lazio di dare copia di questa delibera. Risposta: “chiedetela all’Abruzzo”.

OPPOSIZIONI INSODDISFATTE
Manco a dirlo, se per i consiglieri di maggioranza è tutto a posto, per le opposizioni siamo ancora in piena bagarre: “non sono arrivate risposte a nessuna domanda specifica” è più o meno la posizione di De Vito (M5S), Corrotti e Tripodi (Lega), Colosimo, Righini, Pirozzi e Ghera (FdI). Si aggiunge Simona Baldassarre (eurodeputata Lega) “sconcertanti le parole di Leodori”.


domenica 19 aprile 2020

CORONAVIRUS; "NIENTE TAMPONI, COSTANO TROPPO"


Caso mascherine fantasma a parte, con i suoi strascichi di veleni politici, c’è anche un altro caso che rischia di esplodere nel Lazio dopo la Lombardia e la Toscana. Quello dei tamponi che si potevano fare e la cui mancanza ha effetto sulle Residenze Sanitarie Assistite (RSA) che divengono facilmente focolai per il Covid. 
Spiega Antonello Aurigemma, consigliere regionale di Fratelli d’Italia: “Ci sono una serie di documenti, di email e Pec, da cui risulta come la Regione a fronte della possibilità di utilizzare i laboratori privati, abbiamo preferito non farlo aggravando la situazione invece che alleviandola. C’è una circolare del Ministero della Salute che spiega come sia fondamentale eseguire i tamponi al personale sanitario. I degenti nelle RSA sono praticamente reclusi dall’inizio della pandemia senza poter vedere nessuno. Quindi, i contagi non possono essere avvenuti attraverso i contatti inesistenti con persone esterne alle strutture. Ecco perché era e resta fondamentale che la Regione si muova e faccia i tamponi. È sorprendente vedere come negli elenchi delle determine regionali per fronteggiare l’emergenza ci siano acquisti ingenti di mascherine ma solo 150mila tamponi”.
E, a sostegno della sua segnalazione, Aurigemma esibisce i documenti: il 2 aprile la sezione sanità dell’Unione Industriali spedisce una Pec al presidente della Regione, Nicola Zingaretti e all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con cui viene offerta la disponibilità dei “laboratori privati accreditati di tutto” il Lazio ad “eseguite i tamponi e i test ai cittadini”. Secondo gli industriali, questa possibilità avrebbe alleggerito “le strutture pubbliche, migliorando i tempi e la sicurezza degli operatori sanitari”. Non solo. Ma, aggiungeva Unindustria “saremo anche in grado di organizzare rapidamente l’effettuazione degli esami presso il domicilio del paziente nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza”. 
La risposta della Regione, sei giorni dopo, è gelida: “sono pervenute segnalazioni in merito a strutture private autorizzate proponenti in regime privatistico a prezzi esorbitanti test per il Covid”. Detto da una Regione che arriva a pagare 7 euro e mezzo una mascherina FFP2. 
Poi si entra nel merito. Per i tamponi nasofaringei c’è “disponibilità limitata dei test” e “carenze nella disponibilità dei reagenti” ma il problema più grosso è che costano: “69,88 euro” a carico del Servizio Sanitario regionale, per cui “le strutture sanitarie autorizzate come laboratori analisi, seppure con settori specializzati in citogenetica e biologia molecolare, non sono autorizzate a fare tamponi”.
Però si potrebbero fare i test sul sangue. Qui però mancano dei “protocolli definiti a livello nazionale e regionale” quindi i laboratori privati che li fanno lo dovranno fare in “regime privatistico” ovvero, paga il paziente e il Servizio Sanitario non rimborsa. C’è anche il costo che la Regione stima congruo “per evitare fenomeni speculativi": 20 euro per il test rapido con il sangue capillare e 45 per quello con il prelievo in vena. 


sabato 18 aprile 2020

CORONAVIRUS; SCOPPIA IL CASO DEGLI HOTEL


Il caos Coronavirus non si centra solo sul caso mascherine fantasma della Regione Lazio né sul feroce scontro politico fra centrosinistra e centrodestra (con i 5Stelle accuratamente defilati e in silenzio) sulle audizioni del capo della Protezione civile regionale, Carmelo Tulumello. C’è anche il caso - sollevato dal consigliere regionale della Lega, Daniele Giannini - dei presunti pazienti ospitati in quarantena nell’hotel di via Siderno, nel VII Municipio.
Giannini è in possesso di un video, ripreso presumibilmente davanti questo hotel, nel quale si vede un’ambulanza attrezzata con barriere di protezione per pazienti Covid da cui scendono prima alcune persone in abiti civili poi un medico o un infermiere con tuta protettiva, occhiali, mascherina. 
Dopo questo video, Giannini ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, per sapere “se la struttura in via Siderno, 37 abbia sottoscritto la convenzione” come previsto da una determina della Regione del 30 marzo scorso con cui si disciplinano i rapporti con gli hotel che ospitano pazienti con sintomi leggeri o appena dimessi dagli ospedali o comunque in quarantena. 
Inoltre, Giannini chiede anche di sapere quale sia la capienza dell’hotel e quanti pazienti effettivamente vi siano, “quali misure siano state adottate per evitare che i soggetti in quarantena ospitati presso la struttura in via Siderno, 37 escano dall􏰈’hotel con il rischio di contagiare chi abita e lavora nel VII Municipio che, considerando soltanto gli oltre 300mila residenti, è il pi􏰌ù popoloso di Roma”. 
Ancora: nella stessa area già ci sono due focolai: sia il centro per richiedenti asilo di Torre Maura (2 migranti positivi su 60) sia il “Selam Palace”, il palazzo Enasarco alla Romanina occupato dal 2006 da 600 persone (positivi 16 adulti e 2 bambini), e quindi Giannini chiude domandando “se i soggetti ospitati nell􏰈’hotel siano in emergenza abitativa e, in caso affermativo, da quale stabile occupato provengono”.