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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 2 giugno 2020

LUCHA Y SIESTA, LA REGIONE DISERTA L'ASTA. RIPARTONO LE POLEMICHE

Rischia di riaccendersi la polemica fra il Campidoglio e la Regione Lazio più quella, mai sopita, fra il centrodestra e il centrosinistra regionali. 
Il tutto, sulla pelle delle donne. 



Oggi è andata deserta la gara per la vendita dell’edificio di proprietà Atac dove ha sede l’associazione Lucha Y Siesta che ha occupato lo stabile di via Lucio Sestio per farne un centro di accoglienza e assistenza a donne vittime di violenza.
Lo stabile rientra in quelli che Atac deve vendere per ripianare i debiti e onorare il concordato preventivo con l’ovvia conseguenza dello sfratto della Casa. 
Negli scorsi mesi - per coincidenza a ridosso delle elezioni suppletive per la Camera che hanno visto trionfare l’attuale ministro dell’Economia, il Pd Roberto Gualtieri - la Regione Lazio si era pubblicamente impegnata ad partecipare alla gara per l’acquisto. Erano i giorni in cui il Pd e il centrosinistra ha provato prima a far passare uno stanziamento nella legge di bilancio a favore dell’altra Casa delle Donne, quella Internazionale alla Lungara. Poi, fallito il tentativo, ci ha riprovato con fondi regionali e con una doppia “cantonata” social: prima Zingaretti su twitter annuncia lo stanziamento, poi se lo rimangia. Il giorno dopo, stesso cliché da parte della segreteria e regionale del Pd. In entrambi i casi, colpa di qualche eccessivamente zelante social media manager. 
Fatto sta che all’epoca il centrodestra insorse contro questi stanziamenti, considerati un foraggiamento elettorale. E i 5Stelle si attaccarono frontalmente col Pd, in una riedizione dei memorabili scontri Raggi-Zingaretti sui rifiuti e lo Stadio della Roma.
Ora, il conflitto mediatico si riaccende: la Regione non presenta l’offerta per l’immobile di Lucha Y Siesta e i 5Stelle e il centrodestra attaccano entrambi la Regione.

CAMPIDOGLIO: “DIFFERENZA FRA ‘ANNUNCITE’ E POLITICA”
Esordisce l’assessore ai Servizi sociali del Campidoglio, Veronica Mammì, che parla di “differenza tra 'annuncite' e politica”. E aggiunge: “ricordo bene i rappresentanti regionali tesi nello sforzo eroico di sbracciarsi, per annunciare che avrebbe partecipato all'asta per 'salvare' l'immobile… prenderlo, con tutte le donne dentro… vincere l'asta sembrava praticamente cosa fatta… e invece, all'asta non si sono proprio presentati. In quelle stesse settimane di annunci, il Comune 'cattivo' lavorava, concretamente, per dare delle alternative abitative alle donne e ai loro bambini, prima che l'immobile fosse venduto all'asta".
Le fa eco il capogruppo grillino in Consiglio comunale, Giuliano Pacetti: “Dov’è finita la Regione Lazio? La differenza tra Regione e Comune è tutta qui: noi non prendiamo impegni che sappiamo di non poter mantenere. Noi non prendiamo in giro nessuno. Dalla Regione Lazio invece sono arrivate solo parole mentre il Comune di Roma ha messo in sicurezza le donne vittime di violenza”.

FRATELLI D’ITALIA: NUOVA PUNTATA SCONTRI RAGGI-ZINGARETTI
Da Fratelli d’Italia, vanno all’attacco il deputato Federico Mollicone, e la consigliera regionale Chiara Colosimo: “La politica degli annunci e degli scontri della coppia Zingaretti-Raggi si arricchisce di una nuova puntata. Oggi il Comune fa sapere che l'asta per l'immobile  è andata deserta e la Regione stessa non vi ha preso parte. Insomma una vicenda imbarazzante dai contorni oscuri e della quale a pagarne le conseguenze sono donne già segnate da storie di soprusi e violenze”.

L’EFFETTO SU ATAC DELLA MANCATA ASTA
C’è poi un altro risvolto: la gara deserta significa che ancora una volta Atac rimane senza uno dei pilastri del concordato preventivo. Una delle basi del Concordato è il ripianamento dei debiti attraverso la vendita del patrimonio immobiliare da cui l’azienda si aspetta di incassare almeno 92 milioni di euro.
Già nella giornata di oggi i funzionari Atac, ascoltati in Commissione Mobilità, hanno preannunciato lo slittamento almeno al 2023 del pagamento dei creditori chirografari (quelli non privilegiati, ndr) e la necessità non solo di rivedere il Contratto di Servizio con il Comune (che Atac non onora da anni nonostante la propaganda aziendale e grillina) ma anche di ridiscutere il biglietto integrato a tempo e di avere almeno 150 milioni dallo Stato per attappare la falla causata dal Covid. Pena il fallimento. 
La mancata vendita dello stabile di via Lucio Sestio è un altro macigno sulla strada della sopravvivenza di Atac.  




mercoledì 15 novembre 2017

COLLE OPPIO, UN MAGAZZINO NELLA SEDE DI FDI


La singolar tenzone fra il Campidoglio e Fratelli d’Italia per lo sgombero della storica sezione del Colle Oppio non accenna a finire. Anzi. Entro questa settimana il pool di avvocati del partito di Giorgia Meloni - Zazza e Del Balzo, con Andriani, Borre' e Dichiara - presenterà il ricorso al Tar contro lo sgombero deciso dalla Raggi. A breve, quindi, sarà il Tribunale amministrativo a decidere chi ha ragione: se il Comune che sostiene la morosità di FdI, o Fratelli d’Italia che sostiene non solo di aver pagato, con tanto di esibizione dei bollettini, ma anche che il locale, un seminterrato di una sessantina di metri quadri senza finestre e aria, non può essere messo a reddito. 
A parziale dimostrazione di questa tesi c’è l’annuncio dell’assessore al Patrimonio, Rosalba Castiglione, che, ieri, in Commissione Trasparenza ha annunciato che i locali del Colle Oppio saranno adibiti a magazzino. 
Una decisione che, complice l’esistenza di svariati locali di proprietà comunale desolatamente vuoti come quello di fronte la sede della Sovrintendenza Capitolina di piazza Locatelli, sembra giustificare l’accusa di persecuzione politica che, secondo FdI, la Giunta Raggi starebbe compiendo contro il partito della Meloni in ragione della tornata elettorale a Ostia che proprio una esponente di FdI, Monica Picca, oppone alla candidata 5Stelle, Di Pillo.

Secondo l’assessore Castiglione lo sfratto è dovuto a una “morosità di 11.626 euro, di cui 1.700 per il pregresso e 9.900 dopo la comunicazione del nuovo canone avvenuta a gennaio a 2017 e ammontante a 11.880 euro annuali, 990 al mese”. La Castiglione ha comunque tenuto aperto uno spiraglio nei confronti di Fdi, sottolineando che lo sgombero “non vuol dire che non ci possano essere altri immobili comunali da destinare a questo scopo”. 

La replica di Fratelli d’Italia, oltre che in Tribunale, è affidata a una serie di interventi politici: per Fabrizio Ghera, capogruppo in Consiglio comunale: “O quel locale o è un magazzino o un ufficio di pregio, come hanno scritto nei giorni scorsi lo stesso assessore e il capogruppo M5S, perché se è un magazzino non possono chiederci 990 euro al mese individuandolo come ufficio, ma il canone è di 250 euro. Ci vengono chiesti 11 euro al metro quadro per Colle Oppio che è uno scantinato insalubre non accatastato, altro che ufficio di pregio, mentre negli ultimi bandi per uffici centrali si parte da meno di 3 euro. È una discriminazione politica fatta in malafede: nel 2017 è stato pubblicato un bando per immobili di pregio a Villa Borghese, nel Casino Cenci Giustiniani, a base d’asta di 2,27 euro al mq, al Buon Pastore addirittura a 2,14 euro e a Colle Oppio invece a 11 euro”.

Per Federico Mollicone, presidente del Circolo Colle Oppio “Le affermazioni dell’assessore Castiglione aggravano la posizione del Comune e dimostrano l'intenzione discriminatoria dello sgombero. Non si riprende con la forza la sede di un'associazione garantita dalla Costituzione per realizzarci un magazzino. Un’associazione - e Roma ha centinaia di sedi in locali impropri - ha delle deroghe che il pubblico non ha. L’Assessore cerchi di conoscere almeno le norme dell'ambito che amministra. Colle Oppio non sarà mai un magazzino. Solo pensarlo è sintomo di analfabetismo politico e amministrativo”.
Fra qualche settimana, quindi, sarà il Tar a sbrogliare questa sgradevole matassa. 



sabato 4 novembre 2017

COLLE OPPIO, LETTERA ALLA RAGGI E MARATONA PER LA DEMOCRAZIA


Incontriamoci, parliamo e una soluzione la troviamo. Questa, in sintesi, la sostanza della lettera che Fratelli d’Italia ha inviato a Virginia Raggi, sindaco di Roma, sulla questione dello sfratto della storica sede del Colle Oppio
Oggi, da mezzogiorno alle 10 di sera, il partito della Meloni ha organizzato una “maratona oratoria per denunciare l'azione liberticida del sindaco di Roma e dei 5 Stelle”, dice Federico Mollicone, presidente della sezione. Che aggiunge: “Di fronte la sede, leggeremo brani di autori classici, alternandoli a interventi politici e musicali fino a concludersi con una festa e un brindisi finale alla libertà”.
La parte politico-amministrativa è affidata alla lettera alla Raggi. Si parte leggeri: “oggi tutti i quotidiani pubblicano con dovizia di particolari i bollettini pagati e le mancate risposte del Campidoglio alle nostre richieste di rinnovo della concessione, immotivatamente lasciata scadere dal 1972 e mai rinnovata per l’inerzia dell’Amministrazione”. 
Il portavoce Lazio di Fratelli d’Italia, il deputato Marco Marsilio, e il portavoce romano, Massimo Milani, evitano di calcare troppo la mano: “È acclarato che la macchina burocratica di Roma Capitale ha messo in atto un recupero forzoso del bene sul falso presupposto di una morosità inesistente, inducendo gli organi politici dell’Amministrazione, Sindaco in testa, a rilasciare dichiarazioni diffamatorie sul nostro conto”. 
Lo “sconto”, però, è solo politico, la macchina burocratica, impersonale e senza volto, non si salva: “il Dipartimento non le ha occultato solo i pagamenti effettuati - proseguono i due esponenti di Fratelli d’Italia - ma ha anche omesso di raccontare che da oltre un anno (dopo aver sanato il pregresso) ci siamo messi a disposizione per stipulare una nuova concessione e rideterminare il canone”. 
Solo che, la perizia di Risorse per Roma, dopo aver riconosciuto quanto siano invivibili i locali, aveva deciso di applicare come canone quello degli uffici della zona (11 euro a metro quadro al mese) invece che quello degli scantinati (poco più di 3 euro a metro quadro/mese). “La stima per il nuovo canone è stata oggetto di una nostra motivata e argomentata controproposta che da sei mesi attende risposta”. 
Quindi, si passa un po’ sul tecnico-giuridico, ricordando che la Corte dei Conti, in una serie di sentenze, ha riconosciuto che alle associazioni (“e i partiti politici sono, sotto il profilo giuridico ‘associazioni non riconosciute’”) non si possono applicare i canoni di mercato. E, infatti, Marsilio e Milani ricordano alla Raggi che “l’Assemblea Capitolina ha approvato all’unanimità una mozione per sospendere i provvedimenti di sfratto”. In realtà, sarebbe l’Ordine del Giorno 79, proposto da alcuni consiglieri 5Stelle, votato con l’astensione del Pd. 
Quindi, ricordano i due portavoce di FdI, “Sindaco e Assessore hanno assunto e difeso un provvedimento” sbagliato che “espone oltremodo l’Amministrazione a rischio di soccombenza in sede di contenziosi legali, con conseguenze negative anche sul piano economico, per non parlare di quelle sul piano politico”. 
Lo schiaffetto politico alla Raggi arriva comunque: “Solo per FdI è stata fatta un’eccezione rispetto alla sospensione degli sgomberi, rafforzando l’impressione che si stia agendo con intento discriminatorio e per ragioni propagandistiche”. 

Insomma, la conclusione è quella di chiedere alla Raggi “un supplemento di riflessione e ragionevolezza, revocando la Determinazione dirigenziale di sfratto e la restituzione dei locali con convocazione di una riunione per concludere un accordo sul rinnovo della concessione e l’aggiornamento del canone”. Basterà?