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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Ponte di Traiano. Mostra tutti i post
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venerdì 26 luglio 2019

CINQUE ANNI PER IL PONTE DEI CONGRESSI (SE VA TUTTO BENE)


Se tutto andrà bene, fra 5 anni, nel 2024, avremo il Ponte dei Congressi costruito. Almeno nel primo lotto. E sempre se non ci saranno ulteriori problemi come ricorsi e prescrizioni. Un quinquennio è la previsione fatta da Roberto Botta, ingegnere, vicedirettore generale del Comune e, soprattutto, capo del Dipartimento Lavori pubblici che, intervenendo alla seduta della Commissione Lavori pubblici, convocata oggi su richiesta delle opposizioni, in particolare di Ilaria Piccolo (Pd), ha spiegato il progetto, le sue ricadute, costi e tempistiche.
Appena sfiorata - e prudentemente subito accantonata - l’interazione del Ponte con il progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
Il Ponte dei Congressi nasce nel 2000, con un concorso di progettazione internazionale, e il progetto prevede di costruire un ponte con tre corsie per le auto e due piccole complanari per bici e pedoni, che colleghi l’autostrada Roma-Fiumicino con la via del Mare/Ostiense all’altezza di viale Isacco Newton. Una volta realizzato il ponte sul Tevere, verrebbe modificata l’intera circolazione stradale della zona: chi viene dall’aeroporto in direzione centro, dovrebbe uscire obbligatoriamente sul Ponte dei Congressi per prendere poi la via del Mare finendo per riconnettersi sull’autostrada al Ponte della Magliana. Al contrario, chi viene dal centro in direzione Fiumicino, userebbe il Ponte e il Viadotto della Magliana che diventerebbero a tre corsie a senso unico ad uscire da Roma. 
Il progetto, quindi, nel suo complesso prevede due lotti: la costruzione del Ponte dei Congressi  e l’unificazione della via del Mare/Ostiense per il primo lotto e il totale rifacimento del Ponte e del Viadotto della Magliana per il secondo.
Al momento, di finanziato c’è solo il primo lotto con progettazione definitiva avanzata: 172 milioni in totale, di cui 145 messi dal Governo (Renzi) e 28 a carico del Campidoglio per la viabilità accessoria da coprire con un mutuo che, però, verrà attivato solo dopo gli appalti. Per il secondo lotto, si è a mala pena alla progettazione preliminare, mancano i calcoli sui costi e, ovviamente, le relative forme di finanziamento.
Per il primo lotto, la tempistica ipotizzata dal Comune prevede quattro anni di tempo per i lavori più un altro anno e mezzo (almeno) di burocrazia: tre mesi per la validazione del progetto definitivo, poi la gara d’appalto per trovare il General Contractor che dovrà redigere la progettazione esecutiva, fare gli appalti, anticipare la quota di 28 milioni di competenza del Comune e, costruire il tutto.
Diciannove anni di progetti e disegni che hanno visto quattro Conferenze di Servizi (preliminare interna e esterna, decisoria interna ed esterna), due passaggi al Consiglio Superiore dei Lavori pubblici e, stando alle affermazioni di Botta, centinaia e centinaia di prescrizioni che hanno reso lentissimo l’iter approvativo. Solo per un ponte che è entrato anche dentro la vicenda Stadio della Roma. E se ieri, in Commissione, la presidente Alessandra Agnello (5Stelle) ha tentato di attenuare il legame fra i due progetti, ci ha pensato la consigliera Piccolo a sottolineare come il lacciuolo l’abbia legato la Raggi inserendo il Ponte dei Congressi nella delibera di Pubblico interesse sullo Stadio. 
E, a questo punto, emerge la netta discrepanza sui tempi: se anche il cronoprogramma quinquennale del Campidoglio per il Ponte dei Congressi fosse rispettato al minuto (e già sarebbe un miracolo), ci sono almeno due anni in cui, ipotizzando lo “scioglimento” dei nodi ancora aperti anche semplicemente entro il 2019, lo Stadio della Roma di Tor di Valle potrebbe essere aperto e funzionante senza né il Ponte di Traiano, cassato da Berdini e dalla Raggi, né quello dei Congressi. 
Rendering 1: nella parte bassa il futuro nuovo Ponte dei Congressi che si innesta sulla via del Mare/Ostiense unificata e, sullo sfondo, il Ponte della Magliana che sarà ristrutturato. Entrambi i ponti saranno a senso unico: Magliana per uscire da Roma e Congressi per entrare in città creando l'"effetto rotatoria".
Rendering 2: diverse viste del futuro Ponte dei Congressi



Rendering 3: Il futuro Ponte dei Congressi sarà dotato di illuminotecnica scenografica notturna

martedì 2 luglio 2019

RENZI E LE "CHIACCHIERE" SULLA VENDITA AL QATAR


Rilievo penale, zero. Concretezza, anche meno di zero. Più o meno, chiacchiere da ristorante. Però chiacchiere fra signori che contano: Luca Palamara e Luca Lotti. In mezzo a un turbine di chiacchiere, ci finisce la As Roma, lo Stadio di Tor di Valle e la presunta vendita della stessa Società al Qatar. Stando ai brogliacci delle intercettazioni, pubblicati ieri su La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, mentre Lotti e Palamara discutono di nomine e di intrighi politici stile House of Cards, a un certo punto sbuca fuori dal nulla un pezzetto di chiacchierata sulla Roma e sullo Stadio.
Va ricordato che Luca Lotti, da ministro allo Sport nel governo Gentiloni, fu l’autore della famosa telefonata in Regione Lazio che sbloccò, il 5 dicembre 2017, la Conferenza di Servizi arenatasi sulla vicenda del Ponte di Traiano. In quell’occasione, Lotti promise, la copertura del Governo alla realizzazione del Ponte. 
Tornando alla chiacchierata fra Lotti e Palamara, nel racconto viene coinvolto anche l’ex premier, Matteo Renzi. Tornando a casa, Palamara, intercettato, racconta alla moglie che Lotti gli avrebbe riferito che Renzi si stava adoperando (“sta facendo da intermediario”) per far passare di mano la Roma da Pallotta al Qatar. Siamo nei giorni in cui sui giornali gira vorticosamente la notizia di questa presunta trattativa, una trattativa mai nata e subito smentita dalla Roma (Pallotta: “È tutto falso”). E visto che Renzi era stato in Qatar riciccia l’idea della vendita con riferimento anche allo stadio: “ma lo stadio si fa o no” avrebbero chiesto i qatarioti. E Renzi a Lotti - ma stiamo a quanto Palamara riferisce alla moglie - avrebbe detto che non si può garantire per lo Stadio per la contrarietà (“il problema”) di “Franco Caltagirone”. Non fosse per il calibro degli intercettati, sarebbero giusto chiacchiere da bar. 

venerdì 14 giugno 2019

LA RAGGI TENTENNA, LA ROMA SE NE VA


Il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, ha incontrato, per la seconda volta in pochi giorni,  il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino. Al centro dell’incontro l’offerta, avanzata più volte da Montino, di poter “ospitare” sul territorio del comune litoraneo lo Stadio della Roma.
La prima riunione è stata “di cortesia istituzionale”, come hanno spiegato lo stesso Montino e la As Roma: nessun sopralluogo, nessun terreno effettivamente visionato, né geometri né ingegneri al seguito. A quella riunione, poi, è succeduta quella di ieri pomeriggio. Questa volta, meno “di cortesia” e fatta per acquisire informazioni più dettagliate sui terreni, privati, che il Sindaco avrebbe proposto ai giallorossi.

UN PIANO DI RISERVA
Non c’è nessuna fuga a Fiumicino. L’idea della Roma è quella di tenersi aperta una porta, Fiumicino, nel caso in cui con il Campidoglio si andasse alla rottura. Questo secondo incontro è, quindi, un piano di riserva, non un’opzione valida ora.

RICOMINCIARE DA CAPO
Non è un’opzione valida ora - può diventarlo solo se con la Raggi andasse tutto all’aria - anche perché l’iter dovrebbe ricominciare da zero. Al netto dei ponti d’oro e dei tappeti rossi che, a parole, l’amministrazione comunale di Fiumicino oggi vagheggia, occorrerebbe ripartire da zero. Gli 80 milioni spesi fino a oggi, sarebbero stati buttati. Del progetto potrebbe salvarsi solo la parte estetica ma la parte di statica e ingegneria dovrebbe essere rifatta. Solo dopo nuovi sondaggi geologici. Tra l’altro, le modifiche normative imporrebbero questa volta la presentazione di un progetto a un livello molto più avanzato di quello presentato a Marino nel 2014. Poi ci sono da valutare i vincoli: la vicinanza con l’aeroporto presenta limitazioni a altezze degli edifici e materiali di costruzione non riflettenti. Infine, per quanto con estrema faciloneria si parli di una non necessità di variante urbanistica, nessuno dei terreni oggi proposto - dietro Parco Leonardo - avrebbe il corretto accatastamento, verde sportivo attrezzato, cosa che richiederebbe una variante e, quindi, un passaggio in Regione Lazio.

PRESSIONI SUL CAMPIDOGLIO
Tuttavia, il piano di riserva, al netto delle difficoltà tecniche tutte superabili ma non con la facilità oggi raccontata, ha un effetto. Fa pressione, c’è da capire quanto voluta e quanto no, sul Campidoglio. Le trattative sono nella fase decisiva. 
La prossima riunione è fissata per mercoledì 19. 
In quell’occasione, la Roma, dopo lo sforzo sostenuto nell’ultima riunione, di venire ulteriormente a patti con il Comune anche su questioni non di diretta competenza del privato (Roma-Lido della Regione, espropri sulla via del Mare/Ostiense per soddisfare le richieste di modifiche progettuali che il Comune vuole in lontana vista del Ponte dei Congressi) si aspetta che il Campidoglio sblocchi l’impasse in cui il progetto è precipitato grazie alle improvvide decisioni assunte dalla Raggi su imbeccata dell’ex assessore Berdini cioè tagliare le opere pubbliche di mobilità (Metro B e Ponte di Traiano) che, nella versione Marino, avrebbe realizzato il privato per usare solo quelle realizzate e finanziate dal pubblico (Roma-Lido e Ponte dei Congressi). 
Ecco, quindi, che la consapevolezza che, qualora le trattative fallissero, la Roma non rimarrebbe esposta ma avrebbe una via d’uscita è un’arma di pressione con svariati risvolti. 
Primo: la Raggi, che ad oggi, dopo un triennio di governo, ha in mano meno di un mazzo di ravanelli, rischia di passare alla storia come il Sindaco che ha cacciato quasi un miliardo di euro di investimenti sulla città, affossando un progetto che ha ricadute per svariate migliaia di posti di lavoro. Senza considerare le ripercussioni sportive
E, pur se non ci sono conferme ufficiali, in caso di fallimento delle trattative, la Raggi passerebbe anche alla storia per la causa di risarcimento che la Roma non esiterebbe certo a muovere al Campidoglio. Con tutti i problemi del caso, a partire da quelli mediatici e a finire con il rischio Corte dei Conti. 
Una sola via d’uscita resta alla Raggi: decidere. Sì o no allo Stadio, ma basta tentennamenti e sotterfugi dilatori. 






giovedì 6 giugno 2019

STADIO; LA ROMA PROVA A FAR RAGIONARE LA RAGGI


Chi si aveva messo lo champagne in fresco, dovrà aspettare ancora per aprirlo ma finalmente si registrano passi in avanti, forse ancora timidi ma pur sempre in avanti, nella lunghissima querelle tecnica sullo Stadio della Roma di Tor di Valle fra i proponenti - la Roma e Eurnova - e il Campidoglio. 
Il diario ha registrato ieri la riunione numero 107, stavolta una plenaria con tutti gli uffici comunali presenti: urbanistica, mobilità, lavori pubblici. 
Una riunione che sarebbe passata sostanzialmente inosservata come le 106 precedenti se non fosse stato per le dichiarazioni rese dal sindaco, Virginia Raggi, che, martedì sera, ha rilanciato la vicenda Tor di Valle con un atteggiamento duro e puro rivolto a mettere la Roma in difficoltà e a coccolare l’ala malpancista della maggioranza in Consiglio comunale.
Sul tavolo della discussione di ieri pomeriggio sempre il solito tema di fondo: quando poter aprire lo Stadio. 
Da una parte, il Campidoglio grillino, dopo aver cancellato le opere di mobilità da quelle di pubblico interesse in carico alla Roma, cerca ora di mettere una pezza a colori, sfruttando le ambiguità della formulazione della delibera Raggi e vincolando l’apertura di Tor di Valle al completamento di opere in carico alla Regione Lazio (Roma-Lido di Ostia), allo Stato (Ponte dei Congressi) e al duo Comune/Città Metropolitana (via del Mare/Ostiense). 
Dall’altro, la Roma che vuole evitare questo legame dato che nessuno degli Enti pubblici coinvolti è in grado di garantire i tempi di realizzazione delle opere di propria competenza. In sostanza, la Raggi, dando seguito alle idee di Berdini, ha avallato prima e adottato poi l’idea che il Ponte dei Congressi potesse sostituire quello di Traiano e che l’intervento già programmato dalla Regione sulla Roma-Lido fosse sufficiente a garantire un trasporto pubblico adeguato, ottenendo in questo modo minori costi e, quindi, minori cubature a compensazione. Senza, quindi, le tre Torri.
I proponenti hanno avanzato una serie di proposte - preferenziali per i bus in attesa della Roma-Lido ristrutturata; copertura delle maggiori spese per realizzare in sede unica la nuova via del Mare/Ostiense; gestione diretta dell’appalto per comprare i treni per la Roma-Lido - che ora saranno esaminate dagli uffici comunali. Entro un paio di settimane è attesa la risposta che, però, dovrà prima o poi finire anche sul tavolo del sindaco, Virginia Raggi, che dovrà alla fine fare il lavoro per cui è stata eletta: decidere. 

lunedì 22 aprile 2019

STADIO ALLO SCONTRO FINALE (versione estesa)











Fra gli uffici del Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio di Tor di Valle siamo giunti allo scontro finale
La Roma ha spedito la scorsa settimana il testo “ufficiale” della proposta di Convenzione Urbanistica, cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti. 
Chi l’ha visto, racconta di decine di pagine ma anche di alcuni punti sui quali l’accordo con il Comune non c’è
Questo è l’atto più importante: la Convenzione urbanistica - che dovrà essere poi obbligatoriamente votata in Consiglio comunale - contiene tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere ed, fra tutti i passaggi, l’atto amministrativo forse più importante.   
L’obiettivo, ufficialmente mai formalizzato ma perseguito da tutti gli attori (Roma, Eurnova e Campidoglio) era quello di provare a chiudere i lavori entro fine aprile per poter andare in Consiglio comunale per il voto su variante e convenzione urbanistica prima delle elezioni europee, fissate per il 26 maggio. 
Ancora oggi, matematicamente, i tempi ci sarebbero ancora ma la distanza fra le parti non sembra colmabile con poco sforzo e farà, quanto meno, slittare di un mese il closing dell’accordo, scavallando, quindi, le elezioni europee. 
Sempre se il closing si troverà: se le parti irrigidiscono le rispettive posizioni è possibile un ulteriore slittamento fino a data da destinarsi e, viste le potenziali ripercussioni politiche sul governo nazionale e su quello cittadino, delle elezioni europee, totalmente aperto a qualunque soluzione. Compresa la possibilità che il Governo possa emanare un nuovo provvedimento sugli Stadi, tema che, ciclicamente, riesce fuori.
Alla fine, se non si riuscirà a trovare la quadra con gli uffici, la decisione finale finirà per essere rimessa direttamente al sindaco, Virginia Raggi. 

(QUASI) PRONTI PER IL VOTO
E tutti gli altri atti amministrativi - tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni presentate alla Variante Urbanistica, e via dicendo - sono tutti pronti: se si chiudesse l’accordo sul testo della Convenzione urbanistica (cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti e che contiene soprattutto tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere; ndr), si potrebbe andare al voto in tempi rapidissimi, prima delle elezioni europee.
Ma l’accordo, appunto, non c’è. Almeno, non c’è ancora su 4 punti. La Roma aspetta una risposta formale dal Campidoglio che, però, non arriverà prima del 2 maggio, e, vista la successione di ponti che sguarnisce gli uffici, forse anche qualche giorno dopo. 

I 4 PUNTI IN DISACCORDO: LE TRIBUNE POSTICCE
Vediamo quali sono i 4 punti sui quali manca ancora la luce verde. Il primo riguarda le tribune posticce dell’ippodromo di Tor di Valle quelle da ricostruire, a spese della Roma, in piccola porzione rispetto all’originale per preservare l’opera del progettista, Julio Lafuente, e realizzarvi un museo dell’impiantistica sportiva
Queste tribune erano state “accantonate” in Conferenza di Servizi. Costerebbero 2,5 milioni di euro circa che, però, erano stati destinati a modificare la parte di viabilità per le emergenze: allargare le piste ciclabili e prolungare di 500 metri oltre il Raccordo l’unificazione della via del Mare/Ostiense. Erano le prescrizioni fornite dalla Città Metropolitana con l’ultimo parere, quello reso il giorno stesso della chiusura della Conferenza il 5 dicembre 2016. È il parere che toglie dagli impicci il Comune: nel precedente, Palazzo Valentini aveva chiesto una seconda via d’accesso all’area Stadio, cioè il Ponte di Traiano. La prima richiesta viene cancellata in zona Cesarini in cambio della nuova sistemazione delle strade. Sistemazione viabilistica che la Roma accetta ma come contropartite chiede la cancellazione delle tribune. Però, formalmente non esiste un atto che realmente le elimina e così, anche per la determinazione dell’ex sovraintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce, le Tribune sono tornate a essere un pomo della discordia.

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: I TRASPORTI PUBBLICI
Due dei quattro punti di distanza fra Comune e Roma sono legati ai trasporti pubblici e riguardano la ferrovia Roma-Lido di Ostia. La Roma non intende rimanere incastrata dalle possibili (e probabili) lungaggini burocratiche legate all’appalto della Regione Lazio per il rifacimento della linea, i famosi 180 milioni che, più o meno da un triennio, Zingaretti si rivende ciclicamente senza che si aprano effettivamente i cantieri. Però il Comune, anche per dare una parvenza di utilità al siparietto fatto con il Politecnico di Torino, vorrebbe “congelare” l’apertura dello Stadio alla conclusione dei lavori sulla linea argomentando che la tempistica prevista per questo rifacimento è inferiore a quella per realizzare lo Stadio e il suo contorno. Qui l’accordo è davvero difficile da trovare.
Sempre legato a questo, è il problema dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, terzo nodo di scontro fra la Roma e il Comune. Si tratta della parte cash delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce: c’è una parte di opere di urbanizzazione primaria (fogne, luce, strade e parcheggi, verde) e una in contanti che si calcola in base al volume del costruito. La stima per Tor di Valle è di 45 milioni di euro e il Consiglio Comunale, con la delibera Raggi sul pubblico interesse del 2017, li ha già destinati all’acquisto di treni per la Roma-Lido di Ostia. La Roma, vorrebbe sfruttare la legge che consente di pagare questo contributo spalmandolo per l’intera durata del permesso a costruire e, quindi, vorrebbe corrisponderli dilazionati. Un po’ per non spendere subito tutta insieme la cifra e un po’ per evitare che finiscano nella fiscalità generale del Comune e possano poi essere impiegati per altro e non essere più disponibili al momento utile, cioè al momento dell’acquisto dei treni, con il rischio di ritrovarsi invischiati in qualche nuova richiesta economica. Il Campidoglio li vuole tutti e subito per poter procedere a comprare i convogli. Possibile un accordo su un finanziamento totale immediato ma vincolato alla reale destinazione. 

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: LA VIA DEL MARE/OSTIENSE
L’ultimo punto sul quale ancora non c’è accordo è anche quello sul quale sembra meno arduo chiuderlo: la via del Mare/Ostiense unificata
Oggi abbiamo la via del Mare affiancata alla via Ostiense e da questa divisa da uno spartitraffico e ciascuna delle due strade ha una sola corsia per senso di marcia. Il risultato sono 4 corsie ma fra loro alternate: una scende verso Ostia e una sale verso Roma, un’altra scende e un’altra sale. 
Fra viale Marconi e Tor di Valle, poi, c’è un punto lungo circa 930 metri, in cui la via del Mare è separata dalla Ostiense dalla presenza di alcuni fabbricati artigianali e industriali. Il nodo è tutto qui: nel 2006 la Provincia di Roma (oggi Città Metropolitana), proprietaria delle due strade, aveva elaborato un’ipotesi di esproprio dei capannoni e unificazione delle due vie in un’unica sede
Ma quel progetto, complice la cronica carenza di finanziamenti, era rimasto un disegno su carta. Anzi, non erano neanche state aggiornate nemmeno le mappe catastali. 
In Conferenza di Servizi, invece, il Comune ha rispolverato quell’idea del 2006 e l’ha fatta propria in modo che, costruito il Ponte dei Congressi, fosse più agevole realizzare tutta la viabilità accessoria dell’intero quadrante
La Roma, invece, aveva presentato un progetto che sì, unificava le due strade da Marconi al raccordo (allargandole con complanari e svincoli vari, specie in prossimità dello Stadio) ma che quel tratto di 930 metri lo lasciava con i capannoni in mezzo, in modo non dissimile da quel che accade sul Raccordo fra Anagnina e Appia.
Lo scontro, quindi, è su questi 930 metri. 
Che hanno un costo, a detta della Roma, una ventina di milioni di euro circa e che la Roma non vorrebbe spendere in più ma che il Comune ritiene si possano prendere dai risparmi sulle gare d’appalto. 930 metri che, soprattutto, hanno un problema: gli espropri. La Roma non vuole trovarsi bloccata negli iter infernali e lunghissimi sugli espropri. 
L’accordo fra le parti ancora non c’è ma è potenzialmente il più vicino da raggiungere: i progetti saranno modificati solo dopo l’adeguamento delle carte da parte di Città Metropolitana e il completamento delle procedure di esproprio da parte del Comune. 

VALORE DEGLI IMMOBILI
Uno degli elementi di maggiore perplessità nella delibera Raggi del 2017 era dato dal valore di 805,5 euro a metro quadro che, semplificando, è il guadagno netto per gli imprenditori al momento della vendita dei negozi e degli uffici, depurato già dei costi per la costruzione. Il valore in questione era stato calcolato nel 2014, con la versione Marino/Caudo del progetto. E nel 2017 aveva destato le perplessità tanto dello stesso Caudo quanto, poi, anche dei critici dell’intera opera: Cristina Grancio e Stefano Fassina l’hanno inserita come uno dei punti di forte critica alla base della loro proposta di delibera di annullamento dell’intero iter. 
Nei vari compiti affidati dal sindaco Raggi agli uffici all’interno della due diligence post arresto di Parnasi rientra anche il controllo su tutti gli oneri del progetto. La domanda è legittima: come fa un valore del 2014, stimato per giunta sulla realizzazione di grattaceli, a rimanere invariato nel 2017 e con la costruzione di palazzine invece che di tre torri?
L’analisi ancora non è completata ma le prime risultanze indicano che la Roma ci sta andando a perdere: il valore a metro quadro degli immobili, in realtà, è sceso sensibilmente. E il risultato è che oggi invece di 805,5 euro a metro quadro, la Roma potrebbe, sempre semplificando, incassarne più o meno 700. Il che, per altro, richiederebbe la concessione di maggiore cubatura in compensazione!

venerdì 1 febbraio 2019

STADIO DELLA ROMA, DAL CAMPIDOGLIO MELINA SULLA RELAZIONE DEL POLITECNICO

Fonti interne del Campidoglio confermano le indiscrezioni del pomeriggio: la relazione definitiva del Politecnico di Torino sulla mobilità pubblica e privata del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle è arrivata
L’Ufficio stampa del Comune, però, glissa e invia, intorno alle 19.00, una breve nota: “Il parere del Politecnico di Torino sullo stadio di Tor di Valle dovrebbe arrivare nelle prossime ore. Roma Capitale organizzerà una conferenza stampa la prossima settimana per illustrarne i contenuti”.
Nella tarda serata, per altro, con l'abituale tecnica del far circolare veline non ufficiali, dal Campidoglio fanno sapere che la Relazione sarebbe positiva


La scadenza per la consegna del testo era fissata, da contratto, entro la giornata di giovedì, 31 gennaio. Per oggi, sempre secondo Radio Campidoglio, il sindaco, Virginia Raggi, avrebbe convocato un vertice di maggioranza per illustrare i contenuti del testo.

Di fatto, lo stesso cliché già seguito in occasione della consegna della relazione preliminare: melina ufficiale, riunione di maggioranza, veline informali virate sul positivo. E si è visto com'è finita quando sono uscite fuori le carte vere. 

Lunedì 4 febbraio, per altro, è convocata una riunione della Commissione Trasparenza (una delle commissioni consiliari di controllo che viene guidata da esponenti dell’opposizione, in questo caso il Pd Marco Palumbo) proprio per esaminare la questione Politecnico. 

Il parere all’ateneo piemontese era stato richiesto dal sindaco Raggi all’indomani della diffusione di conversazioni intercettate nell’inchiesta Rinascimento sui rapporti fra Luca Parnasi, proprietario di Eurnova e presentatore del progetto Stadio, e la politica, locale e nazionale. In queste intercettazioni Parnasi invitava i suoi collaboratori a glissare sui problemi di traffico derivanti dal taglio delle opere pubbliche (segnatamente il Ponte di Traiano) voluto proprio dall’Amministrazione Raggi utile a ottenere la riduzione delle cubature e, quindi, la cancellazione delle tre torri di Libeskind.

Quelle intercettazioni avevano riacceso la polemica interna ai 5Stelle con una frangia di 3/5 consiglieri indisponibili ad essere presenti in Aula al momento del voto sulla variante urbanistica. La Raggi, quindi, rivolgendosi a Torino con un contratto dai margini di analisi assai stretti e, per di più, secretato conta di avere in mano un’arma per convincere i riottosi.

La relazione preliminare, però, nonostante il tentativo di tenere tutto segreto, era trapelata e aveva dipinto uno scenario “catastrofico” (termine e virgolette del Politecnico) per il traffico delle partite infrasettimanali in notturna, più una serie di altre forti criticità su tutto l’impianto della mobilità previsto dal progetto versione Raggi.  
La relazione definitiva, la cui consegna iniziale era prevista il 9 gennaio, era poi slittata a oggi a causa dell’invio di nuova documentazione – di fatto il redigendo Piano Urbano della Mobilità sostenibile e qualche altra carta su investimenti su ferro – che aveva reso necessario un supplemento di indagine.

mercoledì 30 gennaio 2019

STADIO; MONTUORI (ASS. URBANISTICA): "ENTRO L'ANNO LA PRIMA PIETRA"


Noi di qui a un mese potremmo essere pronti a chiudere per andare, poi, al voto in Consiglio comunale prima dell’estate”.
Luca Montuori, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, ha in mano il dossier Stadio della Roma e, prima ancora che responsabile per materia, da tecnico - professore associato di Progettazione architettonica urbana presso il Dipartimento di Architettura di Roma Tre - è sicuramente il più attendibile dentro la Giunta Raggi a parlare del dossier Tor di Valle. Mai si era sbilanciato prima. Oggi conferma: “Se tutto fila liscio, confermo che entro l’anno potremmo anche vedere la posa della prima pietra”.

Assessore, partiamo dal piatto del giorno: la relazione finale del Politecnico di Torino. Testo che dovrebbe arrivare il 31 gennaio, e…?

E, quando arriverà ne riceverò una relazione che dovranno predisporre gli uffici che, con maggiori competenze di me, dovranno verificarne il contenuto, vedere che le risposte corrispondano alle domande. Quando questo avverrà, saremo pronti ad andare avanti”.

Se il Politecnico di Torino, però, non dovesse avallare le scelte fatte dall’Amministrazione Raggi e, pur senza nominarlo, il Ponte di Traiano tornasse in gioco? 
Non è una decisione che potrei prendere da solo ma andrebbe presa di concerto con la Sindaca, gli altri Assessori e i Consiglieri. Io credo, però, che il sistema Ponte dei Congressi con il potenziamento della Roma-Lido siano sufficienti e che il Politecnico di Torino ci dirà che va tutto bene”.

Assessore, nelle carte integrative spedite al Politecnico, c’è il “redigendo” Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) che, salvo una funivia distante 3 km dallo Stadio, non prevede investimenti nel quadrante. 
Io credo che il PUMS integri una serie di azioni già previste e che quindi migliori la situazione. A quanto ci risulta, il sistema Ponte dei Congressi, via del Mare/Ostiense rifatta tutta e implementazione Roma-Lido sono sufficienti a garantire la mobilità. Io però faccio l’assessore all’Urbanistica, pur lavorando su questo a stretto contatto con la Mobilità”.

Il Governo - il premier Conte e il ministro delle Infrastrutture, Toninelli - ha rilanciato in modo molto forte la possibilità che sia lo Stato a finanziare il Ponte di Traiano qualora ritenuto asse strategico. Va annotato poi un potenziale sviluppo urbanistico nel quadrante Tor di Valle-Magliana. Questo non rende il Ponte di Traiano un’opera strategica a prescindere dallo Stadio?
Queste considerazioni impongono una riflessione sulla strategia e la visione futura della città. Al di là del Tevere insistono programmi di sviluppo urbanistico nati in un’epoca diversa, antecedente la crisi del 2008. Dobbiamo decidere se l’asse verso Fiumicino è quello portante nello sviluppo cittadino, piuttosto che quello della Stazione Tiburtina dove si attesta l’alta velocità, i pullman da Cracovia o da L’Aquila, i treni regionali. Per noi il Polo Tiburtino è irrinunciabile. Quello per Fiumicino è un asse in attesa da anni e quindi un confronto va avviato con tutti quelli che detengono diritti edificatori: gli investitori sono ancora disponibili sull’asse Fiumicino?

Assessore, i suoi uffici, però, ci dicono che proprio lo Stadio ha rimesso in moto progetti fermi da un decennio…
A questo ragionamento manca un pezzo: i debiti contratti con le banche nel passato. Mentre in tutta Europa chiudono i grandi centri commerciali, ci servono nuove cubature lungo l’autostrada? Io ho trovato disponibilità per la discussione: gli imprenditori chiedono tempi e politiche certe”.

E se gli imprenditori non accettassero una ridefinizione delle aree? Il Ponte di Traiano serve o no?
Quando avremo il quadro più chiaro potremo decidere se il Ponte è un’infrastruttura che serve ai cittadini, alle comunità territoriali o a chi fa investimenti”.

A che punto sono le trattative per variante e convenzione urbanistica? Tempistiche?
Abbiamo continuato a lavorare, anche in contraddittorio con i nostri interlocutori, ai testi di variante e convenzione urbanistica, quest’ultima particolarmente complessa perché mette insieme Enti diversi - Comune, Regione per la Roma-Lido e Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense. Dopo il voto in Consiglio comunale, c’è da fare l’adeguamento delle carte progettuali delle opere di interesse pubblico che vanno a gara europea da fare prima della firma della Convenzione. Tutto poi andrà in Regione la cui determina, che non dipende dal Comune, costituisce il titolo edilizio. Quindi, gare europee per le opere pubbliche e, se tutto fila liscio, entro l’anno possiamo avere la prima pietra. Tempistica che non può tener conto degli eventuali ricorsi sulle gare europee”.


martedì 29 gennaio 2019

STADIO, ENNESIMA SETTIMANA DECISIVA


Giovedì 31, il giorno dopo Fiorentina-Roma di Coppa Italia, dovrebbe arrivare, stando alle carte ufficiali del Campidoglio, il testo della relazione finale redatta dal Politecnico di Torino sulla mobilità, pubblica e privata, del progetto del nuovo Stadio di Tor di Valle.

POLITECNICO, ATTO SOLO POLITICO
Quello del Politecnico, al di là di ciò che vi sarà scritto, è un pezzo di carta che non ha alcun valore giuridico né potrebbe mai essere utilizzato per fermare l’iter dello Stadio: si tratta di un atto chiesto, al di fuori della procedura, dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, la quale ha ritenuto necessario avere un parere “terzo” da utilizzare con quella frangia di 5/7 consiglieri comunali riottosi in sede di votazione della variante urbanistica.

SETTIMANA IMPORTANTE
È comunque una settimana importante per la Roma: se da Torino arrivasse una relazione che poco si discosta da quella preliminare che definiva “catastrofico” lo scenario di traffico di una partita serale infrasettimanale, il “piano B” è quello di rivolgersi al Governo. Sia il premier Conte che il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, si sono spinti molto in là con le rassicurazioni sul fatto che il Ponte di Traiano potrebbe essere pagato dal Governo
Al contrario, se da Torino venisse detto che è tutto “bello, bello, bellissimo”, la Raggi potrà rivendersi urbi et orbi la bontà delle sue decisioni (taglio delle infrastrutture di mobilità con cubature a compensazione, Ponte e metro, per ottenere il taglio delle tre torri) mettendo all’angolo sia i suoi consiglieri riottosi che i grillini dubbiosi nei Municipi.

SCOGLIO MEDIATICO
Torino, dunque, il 31 gennaio, più che uno scoglio sull’iter appare più uno scoglio mediatico sulla Giunta Raggi: a ieri, ad ogni buon conto, non risultava ancora pervenuto nulla. Nei corridoi di Palazzo Senatorio, si ostenta un palese ottimismo che, alla fine, le integrazioni documentali - il “redigendo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) e qualche altra cartuccella - siano sufficienti a trasformare una relazione nera come la pece in una candida come la neve. Tanto che sembra non essere stato preparato neanche un piano di comunicazione alternativo in caso, invece, il responso dell’Ateneo non fosse proprio brillante o, peggio, confermasse le analisi preliminari di dicembre. Una eventualità che, tra l’altro, finirebbe per ottenere l’effetto collaterale di travolgere anche lo stessi PUMS

COMMISSIONE TRASPARENZA
Una valutazione alla cieca del responso di Torino la fornirà l’atteggiamento del Campidoglio all’arrivo della relazione: il silenzio potrebbe significare un responso negativo e una impreparazione ad affrontare le conseguenze dello stesso. Al contrario, il suono cristallino delle trombe della vittoria (magari con diffusione integrale del documento) segnerà inequivocabilmente la positività della risposta. Testo che, poi, la settimana successiva sarà comunque oggetto di una seduta della Commissione Trasparenza del Consiglio comunale che ha convocato l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, e il suo capo dipartimento, Gian Mario Nardi. 

giovedì 24 gennaio 2019

STADIO; IL MINISTRO TONINELLI: "GOVERNO FARÀ IL PONTE DI TRAIANO"


Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Parola di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che, intervistato da RadioRadio, ha accennato al problema della costruzione del Ponte di Traiano, croce e delizia del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
In attesa della relazione finale del Politecnico di Torino che dovrà fugare i dubbi sulla mobilità del progetto così come modificato dalla Raggi e dai suoi, è sempre il Ponte di Traiano lo snodo attorno al quale si articolano tutte le questioni, politiche e tecniche.
Toninelli ha citato il premier, Giuseppe Conte, che, sempre su domanda di RadioRadio, nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, aveva fatto outing, “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione” e, sul Ponte, aveva detto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”.
E, attorno al Ponte, gira di fatto anche la relazione del Politecnico di Torino che, ovviamente, il Ponte non lo cita mai (non potrebbe da contratto) ma lo rende, almeno nella relazione preliminare, il gran convitato di pietra. 
Stesso discorso anche nei due Municipi, IX e XI, che, prima del voto finale in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica, dovranno esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sul progetto. E, i mal di pancia interni ai 5Stelle sono tutt’altro che sopiti.
Insomma, quando Conte a RadioRadio, disse: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato” forse non si è reso conto della contraddizione insita nelle sue affermazioni. Se il progetto nella versione Raggi fosse davvero stato migliorato rispetto alla versione Marino, non si spiega davvero come mai ci sia tutto questo gran dibattersi attorno all’unica vera decisione che la Raggi ha assunto: il taglio del Ponte di Traiano (e della metro) per arrivare a ridurre le cubature (le “tre torri” di Conte). Un taglio che, evidentemente, anche per il Governo tanto buono non deve essere se “l’opera è attenzionata, se è un asse strategico, questo Governo lo farà”, con il copyright misto Conte/Toninelli.
In fondo, però, l’attuale Governo del Cambiamento sta seguendo pedissequamente la strada già intrapresa dai suoi predecessori, in questo caso, due ministri Pd del Governo Gentiloni.
Fu Luca Lotti, fedelissimo di Renzi e ministro dello Sport, a sbloccare l’impasse della Conferenza di Servizi con la famosa telefonata in cui annunciò la volontà di Palazzo Chigi di realizzare il Ponte di Traiano. Un annuncio cui, poi, seguirono anche le esternazioni del collega di Lotti, Graziano Delrio, predecessore di Toninelli alle infrastrutture. Entrambi si dissero pronti a porre sulle spalle del Governo l’onere di finanziare il Ponte di Traiano. Ovviamente, all’epoca il Governo Gentiloni era in uscita e le promesse elettorali costano poco, specie se poi non si è più al governo per mantenerle. 
Oggi Conte e Toninelli, al contrario, sono all’inizio dell’avventura alla guida del Paese e le promesse potrebbero essere portate all’incasso in tempi rapidi, specialmente se la relazione finale del Politecnico di Torino non fosse tutta bella, bella, bellissima ma non si discostasse troppo dal “catastrofico” della versione preliminare. 

TONINELLI: "SE NECESSARIO, GOVERNO FARÀ PONTE DI TRAIANO"


Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, intervistato da RadioRadio, interviene sulla vicenda dello Stadio della Roma e della costruzione del Ponte di Traiano: “Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Il premier, Giuseppe Conte, intervenendo alla conferenza stampa di fine anno, su domanda sempre di RadioRadio in merito allo Stadio, dopo aver premesso “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione”, aveva detto: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'era già un'interlocuzione dell'amministrazione precedente con la società Roma e con il costruttore per questo importante progetto infrastrutturale, progetti che danno sempre un valore aggiunto alla comunità. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato, ora è progettato secondo le più avanzate tecnologie, per come è indirizzato è anche all'avanguardia e noi siamo sensibili ai temi dell'economia circolare”. In merito alla dibattuta questione della costruzione del Ponte di Traiano, il Presidente del Consiglio aveva risposto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”. 
Dopo Conte, quindi, anche Toninelli segue la strada già tracciata dal Pd che con i ministri Lotti e Delrio, aveva ipotizzato che il Ponte di Traiano potesse essere realizzato con soldi pubblici. 
In sostanza, perciò, per risolvere le grane create dalla Giunta Raggi e dalla sua decisione di tagliare le opere di mobilità pubblica pagate dai privati per poter giungere al taglio delle cubature concesse a compensazione, sarà il Governo a dover intervenire.


sabato 5 gennaio 2019

STADIO, È L'ANNO DECISIVO






Il 2019 sarà l’anno dello Stadio della Roma di Tor di Valle: 12 mesi per assistere alla posa della prima pietra dello Stadio della Roma di Tor di Valle con la speranza di iniziare già a ottobre per inaugurare, dopo due anni di lavori, per la stagione calcistica 2021/2022. 

IL POLITECNICO DI TORINO
La prima scadenza è l’arrivo, entro il 9 gennaio, della relazione definitiva del Politecnico di Torino sulla mobilità. In Campidoglio hanno spedito a Torino svariati documenti per ottenere una relazione definitiva che “benedica” le scelte dei 5Stelle di cancellare le opere di mobilità per ottenere il taglio delle cubature. 

ACCORDI CON REGIONE E CITTÀ METROPOLITANA
Il Campidoglio sta lavorando alla stesura di due accordi preliminari alla variante e alla convenzione urbanistica. Uno con la Città Metropolitana, proprietaria della via del Mare/Ostiense, necessario ad adeguare carte e progettazioni necessarie per procedere con i lavori di unificazione e allargamento delle due arterie e il contestuale innesto del Ponte dei Congressi. Il secondo protocollo d’intesa è con la Regione Lazio, proprietaria della ferrovia Roma-Lido di Ostia, per destinare i 45 milioni di euro del contributo costo di costruzione (la parte cash delle tasse da pagare al Comune) dovuto dai proponenti all’acquisto di nuovi treni e al revamping di alcuni di quelli vecchi.

VOTO IN CONSIGLIO
La firma di questi due accordi con Regione e Città Metropolitana è propedeutica al voto in Consiglio comunale della Variante, con osservazioni e controdeduzioni, e della Convenzione urbanistica. È possibile che anche la relazione del Politecnico di Torino possa essere inserita negli atti, vista la disponibilità espressa dal premier, Giuseppe Conte, che ha annunciato la possibilità che possa essere il Governo a finanziare l’opera. Ad oggi, il voto è atteso entro la primavera, prevedibilmente fra febbraio e marzo. 

PASSAGGIO IN REGIONE
Votati i due testi di Variante e Convenzione, tutto il dossier, incluse le fidejussioni bancarie che i proponenti dovranno sottoscrivere, tornerà in Regione Lazio che chiederà a tutti i vari Enti che avevano espresso prescrizioni in Conferenza di Servizi di verificare se queste sono state effettivamente accolte o meno nella progettazione tenendo presente, però, che moltissime possono essere inserite nei progetti esecutivi (non soggetti a controllo o revisione da alcun organismo). Raccolti i via libera da tutti questi Enti, verrà prima predisposta una determina dirigenziale con cui si  approva definitivamente il progetto. Questa determina, poi, dovrà essere adottata con apposita delibera di Giunta Regionale. Tutti questi passaggi dovrebbero portare via un mese e sono quelli che concludono in modo definitivo l’iter amministrativo del progetto.

GARE, BONIFICHE, ARCHEOLOGIA
Approvata la delibera regionale, i proponenti potranno iniziare a preparare le aree con le bonifiche arboree, dai rifiuti e dai possibili ordigni bellici. Subito dopo, dovrà partire la campagna di scavi archeologici preventivi decisa in accordo con la Soprintendenza. Tutte queste attività, soprattutto gli scavi archeologici, possono richiedere un semestre circa di tempo, periodo che i proponenti potranno utilizzare per le procedure per le gare europee: prima la certificazione dei progetti esecutivi da apposita società specializzata, poi bandi di gara europei, quindi le assegnazioni ai vincitori degli appalti delle opere di pubblico interesse.

TEMPI
Al netto di possibili ritardi burocratici e ricorsi su variante e sulle gare europee, se a marzo il Consiglio comunale licenzierà variante e convenzione, per aprile dovrebbe arrivare il via libera della Regione. Sei mesi per bonifiche, archeologia e gare europee e, per ottobre, si potrebbe partire con i cantieri. L’obiettivo reale sia del Campidoglio che della Roma è comunque non scavallare dicembre.





Era il 5 dicembre 2017, ultimo giorno della Conferenza di Servizi decisoria bloccata dai veti incrociati sulla questione del Ponte di Traiano. Da una parte il Campidoglio, convinto che l’intera opera potesse stare in piedi anche senza questo ponte. Dall’altra, la Regione convinta che questo Ponte fosse essenziale. Due relazioni a supporto della posizione della Regione: il Ministero delle Infrastrutture che scriveva nella sua relazione preliminare che il Ponte di Traiano era fondamentale e non si poteva sostituire con quello dei Congressi. E la Città Metropolitana, a guida 5Stelle, che in una prima relazione esprimeva la necessità di una seconda via di accesso allo Stadio, cioè il Ponte. 
Per uscire dall’impasse, la Città Metropolitana protocolla all'ultimo secondo un nuovo parere molto più morbido sul Ponte (parere non controfirmato dal rappresentante della ex Provincia in Conferenza di Servizi) e intervengono gli allora ministri dello Sport, Luca Lotti, e alle Infrastrutture, Graziano Delrio, entrambi Pd. Con una telefonata (procedimento decisamente irrituale) Lotti annunciò la possibilità che fosse il Governo a finanziare il Ponte di Traiano qualora l’opera fosse stata fondamentale. 
Caduto il Governo Gentiloni e arrivato quello gialloverde, è il premier, Giuseppe Conte, a riprendere l’idea. Alla conferenza stampa di fine anno, rispondendo ai cronisti, il Presidente del Consiglio afferma: “se (Il Ponte, ndr) è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”. In Campidoglio questa frase è stata presa molto sul serio: se la relazione del Politecnico di Torino non fosse perfetta, sarà la via d’uscita.