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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 6 febbraio 2020

"IL PARCHEGGIO DI VIA DELLA GIULIANA NON SI DEVE FARE"


Ogni tanto ritornano: è la volta del parcheggio sotterraneo di via della Giuliana, al Trionfale. Finiti alcuni sondaggi, tornano sul piede di guerra i residenti preoccupati da un insieme di fattori: falde acquifere, tenuta statica dei palazzi, lunghezza temporale dei cantieri.
Il progetto del parcheggio della Giuliana rientra fra quelli previsti nel Piano Urbano Parcheggi. Il PUP, nato nel 1989, modificato da Veltroni sindaco, poi da Alemanno e da Marino, fino ai giorni nostri, prevede la realizzazione di una serie di parcheggi sotterranei, spesso contrastatissimi dai residenti. Quello di via della Giuliana viene deciso nel 2006 sotto Veltroni per 85 posti auto e viene poi confermato nel 2011 sotto Alemanno ma, per compensare la riduzione posti di un altro PUP a Lungotevere Castello, subisce un incremento dei parcheggi a 288 stalli, 85 dei quali pertinenziali e gli altri 203 destinati alla vendita ai privati. La società che ha in concessione la realizzazione del progetto, la Cam srl, vanta una convenzione con il Campidoglio e si trova nella fase esecutiva del progetto. A giugno scorso sono stati completati gli ultimi carotaggi. E da allora il comitato spontaneo dei residenti che già in passato aveva osteggiato l’opera ha ripreso vigore e domani, alle 18.30, all’auditorium “Lo Sciamano” di via Morin è stata indetta una riunione cittadina che, come alcune delle precedenti, promette di essere infuocata. 
Spiega Daniela Gallo, storica promotrice del “no” al PUP di via della Giuliana: “Negli ultimi sondaggi tutti noi abbiamo potuto vedere l’acqua affiorare negli scavi. Qui sotto c’è una falda acquifera. E, quando nel nostro quadrante sono stati realizzati altri parcheggi interrati - via Andrea Doria e Mercato Trionfale - ci sono state notevoli lesioni agli edifici. Per altro, a un centinaio di metri da dove dovrebbe essere realizzato il PUP di via della Giuliana c’è il parcheggio interrato del Mercato Trionfale che ha ogni giorno un centinaio di posti auto vuoti. Il timore che abbiamo è che la realizzazione di questo PUP possa lesionare le nostre case oltre che essere poco utile”.

sabato 29 giugno 2019

COME E PERCHÉ ANNEGHIAMO NEI RIFIUTI


C’è un diario nell’ultima e più grave crisi del ciclo dei rifiuti che spiega come mai le strade della Capitale siano da settimane un’immensa discarica. Si parte a fine marzo: Luigi Palumbo, commissario nominato dal Tribunale che gestisce le aziende di Manlio Cerroni, annuncia ad Ama che i due impianti di trattamento (di Cerroni, appunto) privati avrebbero dovuto essere sottoposti a manutenzione. Da fine aprile per tutta l’estate. Risultato: 500 tonnellate giornaliere in meno di rifiuti indifferenziati da lavorare. 
Sono i giorni della grande crisi di Ama: quelli dell’addio dell’ultimo assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, e della defenestrazione dell’ennesimo CdA dell’era grillina in Campidoglio con l’addio polemico di Bagnacani seguito dagli strascichi in Procura. Massimo Bagatti, direttore esecutivo che regge Ama nel periodo di transizione, riesce a trovare un compromesso con il privato: la manutenzione programmata sarà più morbida e si parte non più il 25 aprile ma il mese successivo, 27 maggio, cioè il giorno dopo le elezioni europee. 
In quei giorni ci sono gli appelli, la corsa frenetica a trovare soluzioni tampone, a chiedere, tramite Zingaretti, l’aiuto delle altre regioni e delle altre province
Perché una cosa deve essere ben chiara: né VeltroniAlemanno hanno avuto la forza di imporre soluzioni alternative a Malagrotta. Poi Marino che Malagrotta l’ha semplicemente chiusa ma sempre senza avere la via d’uscita. Ma la Raggi e i 5Stelle nel dna hanno la negazione dell’utilità degli impianti di trattamento: né termovalorizzatorigassificatoriinceneritori. E men che meno discariche di servizio che nulla hanno a che vedere con una Malagrotta bis. Basti vedere la cagnara aizzata solo all’idea di una discarica di servizio a Pian dell’Olmo: i grillini tornano rapidamente il partito del "no” salvo poi rivolgersi a Zingaretti e all Regione. E, infatti, l’Ama targata Raggi/5Stelle gli impianti li usa eccome, quelli delle altre Regioni però. E a carissimo prezzo. 

Il problema è che prima di spedire fuori Roma i rifiuti questi vanno trattati, preparati. E il trattamento si fa negli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB). Ama ne aveva due: Salaria e Rocca Cencia. Salaria è andato a fuoco a dicembre scorso e oramai è chiuso anche se, come ricorda spesso il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, mancano gli atti ufficiali di chiusura. Rocca Cencia si guasta spesso, visto che sta lavorando al limite della capacità. Ama avrebbe anche un terzo impianto, un tritovagliatore mobile a Ostia, già feudo grillino, ma l’impianto, della capacità di 200 tonnellate al giorno, resta fermo. Gli altri sono impianti privati. Anzi, di uno solo: Cerroni. Il tanto bistrattato dai grillini ras dell’immondizia è ancora lui a tenere a galla la città. Ma le manutenzioni programmate - e, quindi, di fatto sottovalutate dal Campidoglio - creano il tappo. Altri privati non si fidano di Ama e della solidità di chi non approva un bilancio da due anni. Inoltre, questo perdurante stato di cronica mancanza di impianti, obbliga Ama a portare i rifiuti fuori città logorando la già vecchia fotta dei propri mezzi, una flotta oramai pericolosamente scesa a metà dell’efficienza e con veicoli vicini all’età della pensione. 



domenica 26 ottobre 2014

ROMA E IL FÜHRERPRINZIP

Nulla ha, Ignazio Marino, di ideologicamente avvicinabile al Partito Nazionalsocialista. Ma, in un anno e mezzo di governo, sembra egli aver assimilato e messo in pratica una delle basi metodologiche di governo del Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, il Führerprinzip. Vale a dire quel principio secondo il quale il "capo", nel suo caso il Sindaco, decide per tutti e la sua autorità è assoluta, intangibile, incriticabile (se non in silenzio) e solo "obbedibile".




Sin dall'inizio, il Pd, ha frignato, battuto i piedi, mugugnato prima e poi, progressivamente sempre più a voce alta, criticato le scelte e l'operato del Primo cittadino.
Dall'altro lato della scrivania, accompagnato dal solito sorrisino sardonico, non sembrano esserci mai state risposte.




E non è solo il Pd. La stessa accusa - "Marino non ascolta nessuno" - viene mossa da tutti gli altri: industriali romani, costruttori, albergatori, commercianti, cittadini.

Qualche settimana fa (LINK: IL SODAGGIO (INCONSAPEVOLE) SHOCK), in occasione della visita di Bill De Blasio a Roma, Roma Today postò sulla propria pagina Facebook, la notizia del commento del primo cittadino di New York sul suo omologo romano ("Roma è in buone mani"). Senza scomodare Swg, bastava leggere e contare i commenti dei romani a questa affermazione per comprendere che la percentuale dei favorevoli a Marino era ridotta a roba da prefisso telefonico
E - fatta salva la sceneggiata sulla trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero - non è che la pagina facebook di Marino brilli per le manifestazioni d'amore dei suoi amministrati. Anzi.

Swg ha oggi certificato in modo piuttosto netto che Marino è stato un ripiego, che i romani sono pentiti del voto che hanno espresso, che il Pd non ha feeling con lui e che la Notte dei Lunghi Coltelli si avvicina a grandi passi.

Una Notte che non vede Marino in grande posizione: paradossalmente, la sua salvezza potrebbe risiedere proprio nella sua debolezza.

Il Pd - sempre secondo Swg - rimane il primo partito a Roma aumentando i suoi voti, nonostante Marino. Ma i 5Stelle incalzano da vicino e non è detto che l'effetto Renzi possa essere sufficiente ad assicurare, in caso di elezioni comunali anticipate in primavera, la permanenza del centrosinistra alla guida della Capitale. Quindi, appunto, è la debolezza di Marino che può (forse) salvargli la poltrona.
A breve ci sarà da approvare il bilancio: ed è quello il momento della verità. È, infatti, poco credibile che, per mandare a casa Marino, la maggioranza dei Consiglieri comunali si dimetta, provocando la fine anticipata della consiliatura. Ma, sul bilancio, basta poco: far slittare i tempi e arriva il commissario.

Tuttavia, apparirebbe davvero come un mezzo suicidio un'ipotesi di questo genere. Se il Pd intende davvero chiudere con questa esperienza, lo faccia in modo palese, chiaro, trasparente: si dimettano i consiglieri e si torni alle urne. Sarebbe sciocco e, soprattutto, controproducente politicamente, organizzare il trappolone sul bilancio per far fuori il Sindaco. Si dica semplicemente: non ti seguiamo e crediamo che tu stia sbagliando; per il bene della città ti togliamo la fiducia dimettendoci in massa. Fare lo sgambetto sul bilancio sarebbe solo la conferma di un partito pavido e verrebbe pagata cara nelle urne. 

Dall'altro lato, forse è giunto il momento per Marino di smettere di sentirsi investito di una missione per unzione divina, di attenersi, appunto, al führerprinzip; e di prendere atto che una fetta molto consistente delle sue iniziative sta gettando la città nel caos più totale, e che, quindi, è ora di ripensare in modo radicale alcune decisioni.

Non è pensabile, infatti, che tutta la città nelle sue diverse declinazioni ritenga questa Amministrazione inetta, inefficace, inefficiente
Opera e cultura, Atac, Ama e rifiuti, metropolitane, Vigili Urbani, dipendenti comunali, dirigenti capitolini. E, poi, ancora: commercianti e residenti nel centro e nelle periferie: nessuno di questi settori e di queste categorie plaude a un qualcosa fatto da questo sindaco. 
E, qui, non c'entrano i problemi di bilancio. 
Questo deve esser chiaro: i tempi sono durissimi, ma le pochissime risorse che la città ha da gestire in autonomia, sono state dirottate per pianificare e realizzare iniziative non condivise né per i metodi né, sovente, per la loro stessa essenza.




Ad esempio: occorrerebbe non che qualcuno spiegasse - dacché, appunto, Marino non ascolta - ma che il Sindaco stesso prendesse atto che la città ha un'estensione di 1287 km quadrati e non si limita al quadrilatero segnato da piazza del Popolo, Colosseo, via Nazionale e Lungotevere. 
Che non puoi avere il parcheggio gratuito al Senato e aumentare il costo delle strisce blu. Che le buche stanno figliando come conigli e che se oggi occorre 100 per rimetterle a posto, più tempo passa più soldi serviranno domani.
Che se sacrifici vanno fatti, vanno fatti sulla metropolitana invece che tentennare da un anno e mezzo. Che non basta dire "ho chiuso Malagrotta" per aver risolto il problema dei rifiuti. Che l'Atac sta sempre più con un piede nella fossa e che - ieri era colpa di parentopioli, e oggi? - non si possono aumentare i costi del biglietto e tagliare contemporaneamente le linee riducendo il servizio all'utenza.

Insomma, valeva tanto per Alemanno, vale ancora di più per Marino: i romani non chiedono al Sindaco molto. Gli chiedono di tenere le strade e i parchi puliti, di rimuovere i rifiuti, far riparare le buche e provare a far camminare gli autobus. 

Questo è il minimo sindacale. 

Il resto - Tor Bella Monaca per Alemanno e Fori Imperiali per Marino - va bene per il Marchese del Grillo: "Bello l'armadio, bella la boiserie". 
Ed è dall'epoca di Veltroni, invece, passando per Alemanno e oggi per Marino, che i sindaci hanno dimenticato questo aspetto scambiando un'elezione quinquennale per la porta della Storia. Neanche fossero Faraoni che devono lasciarci le piramidi. 

venerdì 16 maggio 2014

MARINO/MONDO GAY: UN AMORE "DIVERSO"

Eccolo là. Ci risiamo. Il rapporto fra il mondo gay e il sindaco per caso, Ignazio Marino, deve necessariamente essere turbolento.

Lo scorso anno, a metà giugno, divamparono un paio di giorni di polemica, rientrata a fatica e con non pochi mugugni. 
Ignazio si era appena ritrovato catapultato in Campidoglio e ancora non si sapeva bene muovere. E, ovviamente, incappa nello scivolone.
Invitato al Pride dello scorso anno, il Sindaco declinò: "aveva già impegni con la famiglia". E, si sa, la famiglia viene sempre prima di tutto.





Musi lunghi fra le Associazioni LGBTQ, che evidentemente pensavano di essersi liberate del pericolo fascista rappresentato da Alemanno, e che, invece, si beccano la doccia fredda.

Passa qualche tempo, a Roma si contano una bella fetta di omicidi gay più una consistente recrudescenza di episodi di omofobia - ovviamente, tutti passati sotto silenzio visto che non c'era più il mostro fascista da accusare - e Ignazio annuncia trionfante la sua partecipazione al Pride del 2014.
Associazioni giustamente gongolanti: né Rutelli, né Veltroni avevano mai partecipato al Pride. Alemanno si limitò - suscitando lo scandalo nei supporter di destra - a dare il patrocinio per l'Europride con Lady Gaga. Marino partecipa. E in prima fila. 

Poi, uno dopo l'altro in 48 ore, altri due scivoloni notevoli.
Il primo, che fa infuriare Imma Battaglia, storica leader del movimento e animatrice del DgayProject, è lo slittamento della seduta dell'Assemblea Capitolina straordinaria dedicati all'omofobia.



"Siamo sotto elezioni - spiega il presidente del Consiglio comunale, il Piddino Mirko Coratti - e questo tema può essere strumentalizzato". Stupisce, nel caso specifico, il silenzio del Primo Cittadino. 
Maliziosamente, si potrebbe dire che è un silenzio interessato.



Passano poche ore e Marino - e il suo staff di comunicatori - incappa nello scivolone più clamoroso: definire i gay "diversi", con tanto di virgolette.
Roba che se l'avesse fatta Alemanno, avremmo avuto già la richiesta di intervento dei Caschi Blu dell'Onu!



Nella newsletter ufficiale del Campidoglio, infatti, campegga in neretto, a chiare lettere, che i gay sono considerati dei "diversi".

Maggiormente ridicolo, poi, il tentativo patetico di metterci una pezza ben peggiore del male


Scoperto il casino - che parrebbe essere colpa" di qualche dipendente capitolino interno che cura la newsletter ma che ha come direttore responsabile il lautissimamete pagato Marco Girella, capo ufficio stampa di Marino - ci vengono a raccontare che, evidentemente come degli incompetenti, hanno pubblicato la versione sbagliata
Perché poi, com'è noto, c'era la marmotta che incartava la cioccolata.



Magari, miglior figura avrebbero fatto nell'ammettere che la newsletter forse non è stata ricontrollata da nessun giornalista responsabile invece di accusare i sottoposti - cosa di uno squallore unico - oppure di prendersela con una tastiera dislessica.

Insomma, quello di Marino Ignazio da Genova per il mondo gay è davvero un amore "diverso".