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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 11 luglio 2018

PALAZZO NARDINI È VINCOLATO: NIENTE VENDITA


Palazzo Nardini - antica sede del Governatorato di Roma con il Papa Re - è vincolato e non si può vendere
Lo ha stabilito la Commissione Regionale per la Tutela del Patrimonio Culturale del Lazio (la stessa, per intendersi, che bocciò la richiesta di vincolo avanzata dalla soprintendente Margherita Eichberg sulle tribune dell’ippodromo di Tor di Valle). 
La Commissione ha approvato, all’unanimità, “la riformulazione del vincolo su Palazzo Nardini, avviata dalla Soprintendenza il 10 aprile scorso, ai sensi del Codice dei Beni Culturali”. 
Palazzo Nardini, attualmente nel patrimonio della società pubblica Invimit, era già vincolato per il suo valore architettonico e storico artistico. 
Il nuovo provvedimento riconosce all’intero complesso anche il particolare interesse storico per il suo riferimento alle vicende politiche, della cultura, nonché di testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive e religiose del nostro Paese. 
Il nucleo originario dell’edificio viene costruito nella seconda metà del 1400 e prende il nome dall’allora arcivescovo di Milano, Stefano Nardini, che dà il via alla costruzione del palazzo. Alla morte di Nardini, la proprietà passa all’Arciconfraternita Ospedaliera del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum che lo affitta a una serie di personaggi storici: il cardinale Giovan Battista Orsini; Franceschetto Cybo, figlio di papa Innocenzo VIII; Federico Sanseverino, cardinale di Salerno; e altri.
A metà 1600 il palazzo diviene ufficialmente la sede del Governatorato di Roma dove rimarrà per un secolo quando sarà il Governatorato si trasferirà a Palazzo Madama, oggi sede del Senato. 
Curiosità: il nome della strada su cui sorge Palazzo Nardini, via del Governo Vecchio, discende proprio dalla destinazione dell’edificio. 
Negli anni 30 del secolo scorso, a Palazzo Nardini si installa la sezione penale della Pretura di Roma
Il 2 ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti a diversi movimenti dell’epoca, prese possesso di Palazzo Nardini, abbandonato, che divenne, quindi, la prima sede della Casa Internazionale delle donne. Trasformatolo in una struttura di accoglienza per le donne in difficoltà, il Palazzo rimase sede della Casa fino al 1985 quando, dopo un quadriennio di trattative, il sindaco di allora, Nicola Signorello (Dc), assegnò loro un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara.
Nel 2001 la Regione Lazio (presidenza Storace) assegna il Palazzo alla Asl, poi stringe un accordo con il Ministero dei Beni culturali che si conclude, nel 2003, con l’acquisto dell’edificio per 37,5 milioni di euro. Nel 2008 la Regione (presidenza Marrazzo) decide di rivendere il Palazzo al Mibact per farne la sede di una biblioteca, con tanto di lavori nei solai per sostenere il peso per circa 5milioni di euro. Fra il 2011 e il 2014 la Regione (presidenze Polverini e Zingaretti) conduce una trattativa con il Mibact per finalizzare questo trasferimento di Palazzo Nardini. Arrivano i primi ok, ma, all’ultimo, il Mibact si tira indietro: la biblioteca non interessa più. 
La Regione, allora, tenta la carta Invimit, la società pubblica che dovrebbe valorizzare i beni dello Stato. 
E c’è pure una paginetta di gossip vecchia Dc: il “no” finale all’acquisizione di Palazzo Nardini da parte del Mibact avviene sotto la guida del Ministero di Dario Franceschini, la Invimit è guidata da Elisabetta Spitz, già direttrice dell’Agenzia del Demanio, prima moglie di Marco Follini. Ad esprimere interessamento per Palazzo Nardini all’Invimit sarebbe stata Angiola Armellini, già compagna di Bruno Tabacci
Poi arriva la Soprintendenza che pone il vincolo, ieri confermato dalla Commissione regionale. Sul vincolo, Invimit aveva tentato la carta Tar: ma il Tribunale, a maggio, ha negato la sospensiva fissando l’udienza di merito a dicembre.

martedì 19 giugno 2018

STADIO; BOUTADE DELL'INVIMIT: "AFFIDATE A NOI LA REALIZZAZIONE"


Non ci sarà un amministratore giudiziario a traghettare Eurnova dopo l'arresto di Luca Parnasi. Per evitare l'intervento di una figura imposta dall'alto dal Tribunale di Roma, Parnasi ha intenzione di dimettersi dalle sue cariche societarie. Verrà quindi convocato a breve il consiglio di amministrazione che dovrà nominare i nuovi vertici aziendali di Eurnova. Così facendo verrà scongiurato il rischio di provvedimenti di sequestro preventivo ai danni della società. Inoltre l'effetto di questa soluzione è che le trattative per la costruzione dello stadio potranno perseguire il loro corso. La soluzione proposta dai legali di Parnasi è stata condivisa dalla Procura. Gli inquirenti non hanno mai voluto esprimersi sulla regolarità dell'iter amministrativo che ha portato all'approvazione del progetto e, secondo quanto trapela da ambienti vicino alla società giallorossa, la mancata adozione di provvedimenti diretti sulla società Eurnova e sugli atti amministrativi fino a qui adottati sarebbe dovuta all’assenza di elementi che possano rendere viziate, e quindi censurabili, le procedure. 
Resta il fatto che uno dei pubblici ufficiali che Parnasi avrebbe corrotto è il soprintendente Francesco Prosperetti, uno dei funzionari che votò contro l'ipotesi di apporre il vincolo architettonico sulle tribune e la pista dell'ex ippodromo di Tor di Valle. Vincolo che, se fosse passato, avrebbe bloccato definitivamente il progetto presentato da Parnasi. Non si può dire, al momento, se la decisione e gli atti firmati da Prosperetti siano stati influenzati dal rapporto corruttivo intessuto col costruttore. Ma non si può nemmeno escludere che possano essere acquisiti elementi documentali o testimonianze che in futuro possano far luce su quanto accaduto. Anche se la decisione di archiviare la richiesta di vincolo avanzata da Margherita Eichberg, predecessora di Prosperetti alla Soprintendenza romana, venne presa in modo collegiale da 3 Soprintendenti su 5 contrari al vincolo (Prosperetti, Leonardo Nardella e Saverio Urciuoli) e due -  Alfonsina Russo oggi alla guida del Colosseo e Mauro Tosti Croce - invece favorevoli al vincolo. Una decisione, per altro, assunta in considerazione dell’assenso iniziale dato dalla Soprintendenza nel 2014 (all’epoca guidata dall’architetto Federica Galloni) al progetto Stadio durante la Conferenza di Servizi preliminare. 
Intanto, fra i possibili acquirenti si candida la Invimit, società pubblica (100% Ministero delle Finanze) di gestione del risparmio con il suo presidente, Massimo Ferrarese che dichiara: “Affidate la realizzazione dello Stadio a noi. La mia segreteria si è già messa in contatto con quella della Raggi per programmare un incontro urgente sull’argomento. Abbiamo un fondo creato appositamente per questo tipo di investimenti che intendiamo utilizzare per la costruzione di importanti impianti sportivi. A differenza di qualsiasi iniziativa privata che porterebbe guadagni esclusivamente alle imprese chiamate a realizzarla, tutti gli utili delle opere di Invimit sono destinati alla riduzione del debito pubblico del nostro Paese”.
Una dichiarazione più utile a far dimenticare la pessima riuscita che la Invimit ha ottenuto dall’affare Palazzo Nardini (edificio storico di via del Governo Vecchio sul quale la Soprintendenza ha posto il vincolo impedendo alla Regione Lazio di venderlo proprio alla Invimit): quello dello Stadio è un progetto privato e la As Roma è società sportiva, per giunta, quotata in Borsa. Impossibile avere soci pubblici. 

venerdì 1 dicembre 2017

STADIO, ADDIO AI VINCOLI DELLE BELLE ARTI SULL'IPPODROMO


I vincoli che incombevano su Tor di Valle non ci sono più. In quello che, per la società giallorossa e i tifosi romanisti, può essere segnato come un giorno di festa, arrivano contemporaneamente due fra le notizie più attese: saltano sia il “vincolo Eichberg”, quello architettonico sulle tribune dell’Ippodromo e sul sedime della pista, che il “vincolo Galloni”, quello sul diritto d’autore a favore dell’architetto Clara Lafuente, erede di uno dei progettisti dell’Ippodromo, Julio Lafuente.
I due “vincoli” erano un ostacolo incombente sulla strada dell’approvazione del progetto della Roma di costruire il suo stadio di proprietà a Tor di Valle. Basti pensare che il “vincolo Eichberg” è stato uno degli elementi utilizzati dal Campidoglio a trazione 5Stelle per rivedere la delibera Marino di pubblico interesse. 
Per il “vincolo Eichberg” la vicenda inizia quando l’allora soprintendente, Margherita Eichberg, a febbraio scorso, comunica ufficialmente di aver dato il via all’iter di apposizione del vincolo architettonico. A giugno, poi, il dietrofront: con un po’ di buon senso amministrativo, la nuova Soprintendenza, affidata a Francesco Prosperetti, accogliendo il parere della Conferenza dei Soprintendenti del Lazio, archivia la procedura avviata dalla Eichberg. Niente vincolo: se doveva essere, bisognava apporlo nel 2014, durante la Conferenza preliminare. In quell’occasione, invece, le varie Soprintendenze tacquero. 
Il tardivo ravvedimento avvenuto a inizio 2017, così come la stessa Margherita Eichberg dichiarò a Il Tempo, avrebbe esposto il Ministero a un rischio elevatissimo di risarcimento danni. 
Il 17 giugno, due giorni dopo l’archiviazione decisa da Prosperetti, Italia Nostra presenta ricorso per via gerarchica alla Direzione Generale del Ministero. Passano i mesi, il 17 settembre scadeva il termine per la risposta, ma solo ieri il Mibact ha sciolto la riserva, dopo un approfondito confronto con l’ufficio legislativo: il “vincolo Eichberg” non s’ha da fare. Ora a Italia Nostra che l’aveva promosso resta solo un ricorso al Tar, molto costoso e con scarsissime probabilità di successo. 
Nello stesso pomeriggio di ieri, salta anche il “vincolo Galloni” la cui storia è meno intricata di quello della Eichberg. Il “vincolo Galloni” nasce dall’istanza presentata al Ministero da parte di Clara Lafuente, erede dell’architetto Julio Lafuente, uno dei progettisti dell’Ippodromo di Tor di Valle, di tutelare l’opera del padre sulla base delle norme che proteggono il diritto d’autore. L’annuncio dell’apposizione di questo vincolo era stato dato dalla stessa Federica Galloni, alla guida della Direzione Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del Ministero, proprio dalle pagine de Il Tempo. Due elementi in meno per la Conferenza dei Servizi che si riunirà, per il via libera finale, lunedì 4 e martedì 5.


Alla notizia della caduta dei vincoli che incombevano sul progetto Stadio della Roma di Tor di Valle la rete è letteralmente esplosa. In pochi minuti decine e decine di commenti, post, tweet hanno saturato i social network.
@AMoriconi è stata facile profeta: “se tutto va bene - cinguettava - RomaCares dovrebbe mettere all’asta la possibilità di andare a prendere a picconate la tribuna di Lafuente: un sacco di gente spenderebbe bei soldi per vederle demolite”. E, infatti, CeccoBass: “basta che me chiamano… je la smonto e la rimonto da nartra parte!”, e Luc@re’ (“Un panino con la mortazza e ‘na birra. E ci vado io a demolire il Lafuente. Con la termite”).
Ci sono le preoccupazioni per le rane: “Oddio… ma davvero? e le rane? che passerà con le povere rane? So’ preoccupatissimo!! Vi prego datemi notizie delle rane”;”Je ce so rimaste solo le rane” e chi ironizza su alcuni giornalisti contrari al progetto “travestiti da rane e incatenati alle tribune di Lafuente” cui, però, farebbe “compagnia Berdini che je canta “ragazzo triste come me”. 
L’ironia pungente dei romani, quasi affettuosamente, non dimentica l’ex assessore all’Urbanistica della Raggi, Paolo Berdini, e la sua più famosa citazione, quel “l’hanno presa sui denti” che lo pose in guerra aperta con la parte giallorossa di Roma. 
Una frase che, oramai, sullo Stadio è un mantra, un po’ come quel “chiamo l’esercito” di Alemanno. Non può quindi mancare chi, come Mike Ferrajolo simpaticamente la ricorda: “L’avete presa sui denti”, ovviamente indirizzata a chi ha presentato i ricorsi. Stesso pensiero espresso da Fulvio Sarnelli (“se lo sono dato sui denti”)
Poi c’è chi già è alla ricerca della via per raggiungere lo Stadio: “regà, visto che ormai è fatta, strada più veloce per arrivare nel nuovo stadio da Pietralata? San Giovanni in Laterano-Colombo-via del Mare?”. E chi si lancia in analisi sociologico-politiche: “Questo progetto sta spazzando via tutti i poteri forti che hanno devastato Roma banchettando a piacimento , politici e imprenditoriali. Se ha resistito anche a Berdini e ai 5Stelle resterebbe solo la caduta di un asteroide per bloccarlo” o suggestioni miste tifo-politiche: “C'è chi sta aprendo le dirette in stile radio radicale per far parlare la gggente indignata dalla costruzione dello stadio e lanciando anatemi sulla parte politica che lo approverà. Stanno scendendo in campo truppe cammellate in formazione mista di laziali rosiconi e romanisti relativi. Che spasso”.