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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 12 agosto 2020

LE NUOVE “IMPRECISIONI” DI VITTORIO EMILIANI

Per la seconda volta, dopo marzo 2019, capita di leggere un nuovo articolo di Vittorio Emiliani contro il progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle.
Per la seconda volta, un articolo zeppo di inesattezze clamorose per una penna, in passato, così importante nel panorama del giornalismo intaliano.

Analizziamo dall’inizio.

Scrive Emiliani, prendendo le mosse dall’annuncio di Virginia Raggi di volersi ricandidare a Sindaco di Roma, che la stessa Raggi “ha già messo all’attivo nel proprio bilancio il nuovo Stadio di Tor di Valle (Stadio personale del presidente uscente James Pallotta) avversato da geologi, idraulici, urbanisti, trasportisti e, ovviamente, politici”. 

Prima inesattezza - sarebbe stato sufficiente leggere i comunicati sulla cessione societaria per verificarla - lo “Stadio personale del presidente uscente James Pallotta” magari poteva essere aggiunto “e di quello entrante, Dan Friedkin”, visto che, nell’affare, ci rientrano tutte e tre le società create da Pallotta per occuparsi di Tor di Valle. 
Sarebbe bastato, caro Emiliani, questo già per smontare una bubbola antica, “o ssadio de pallotta”, comprendendo che Friedkin compra tutto il cucuzzaro, che la norma impone la scelta di una “società sportiva utilizzatrice in via prevalente” e che nella Convenzione è ribadito fino alla nausea il vincolo trentennale fra la As Roma e Tor di Valle.
Per sua comodità, Emiliani, le inserisco qui la copia dei comunicati ufficiali diffusi in base alle norme che regolano le società quotate in borsa.




Procede poi Emiliani riepilogando la tiritera dei presunti motivi del no. 
A parte che Emiliani avrebbe necessità di rileggere la norma che pone in capo al soggetto privato la scelta dell’area, il Nostro dice che “al progetto mancano alcuni pezzi fondamentali”, che si può fare “un nuovo Stadio tutto giallorosso”, “basta avere i soldi e un’area realmente adatta: dal punto di vista idrogeologico, urbanistico, trasportistico”, che Tor di Valle è un’”area è una delle più “difficili”, incoerenti, fragili di tutta Roma, come succede lungo le rive del Tevere. E’ stata qualificata come R4 e dunque “non trasformabile” se non realizzando opere idrauliche fondamentali. Anzitutto, la messa in sicurezza del fosso di Vallerano, che ogni anno straripa e allaga la vicina Decima”.

Pensi, Emiliani, nel progetto sono inserite una serie di opere idrauliche che servono proprio a eliminare lo “straripamento” del Fosso del Vallerano e di quello dell’Acqua Acetosa. 
Quello che Emiliani dimentica è che i fossi sono al di fuori del perimetro dello Stadio e che spetterebbe allo Stato intervenire (cosa vanamente attesa da un trentennio): se è vero che “straripano” tutti gli anni, magari i soldi potrebbe metterceli il Comitato per la Bellezza così da ridurre questa seccatura. Invece, ce li mette la Roma (semplificazione: i soggetti proponenti ieri e attuatori domani) che, così, risolverà un problema che con lo Stadio non c’entra nulla ma riguarda tutta quella parte di città che vive a ridosso dei due Fossi e che non sempre ma solo quando si verificano intensissime precipitazioni durante le piene del Tevere si ritrovano le cantine allagate. Perché è questo lo “straripamento” di cui Emiliani parla: fossi che non hanno sufficiente forza per scaricare nel Tevere la portata e che, quindi, rigurgitano.   
Tuttavia, poiché non vogliamo farci mancare nulla, le allego qui un breve stralcio di una dichiarazione pubblica resa dall’allora quasi assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, in merito al rischio idrogeologico. Era il giugno 2016 e stavamo a Radio Radicale



Seguitiamo la perorazione di Emiliani che domanda a Friedkin: “Lei chiederà, al pari di Mr. Pallotta, al Comune di autorizzare come “condimento” un bel po’ di metri cubi di grattacieli e altro, prima quale zona mista (direzionale/residenziale), poi come centro direzionale e commerciale, il Business Park?

Emiliani lei ha troppa esperienza per non pensare che voglia burlarsi di noi fingendo di non sapere che i progetti non è che si discutono sulla base delle idee del Comitato della Bellezza. 

Ora, Emiliani, lei dovrebbe avere anche la voglia di leggere l’intera delibera 132 del 2014 (quella di Marino) perché nelle pagine iniziali viene scritto quale era la proposta iniziale avanzata dal proponente, ma in quelle finali viene indicato anche qual è la soluzione che poi è stata adottata. 
Certo, come sempre accade, il proponente non si presenta a una trattativa offrendo l’intera posta in palio, ma parte piano. 
Poi il Campidoglio ha - esattamente come la legge autorizza a fare - trattato con il proponente e l’offerta iniziale di impiegare 50 milioni a fronte di opere pari a 270milioni di valore è stata pesantemente modificata (pagina 19).
Le allego qui ciò che dispone (nelle delibere si legge tutto e tutto è importante ma è la parte dispositiva quella che alla fine fa testo) la delibera 132/2014.



Sarebbe ora necessario dedicarsi al resto delle sue osservazioni: che, però, come lei stesso ammette, sono decisamente stantie visto che lei stesso scrive che si riferiscono “a stime del 2017”. Ci permettiamo di evidenziarle che siamo nell’anno del Signore 2020 e che sotto i ponti è passata tanta di quell’acqua...

Tuttavia, un paio di precisazioni sono necessarie perché stranamente lei sembra aver completamente dimenticato tutto ciò che è avvenuto dal 2017 in poi. 

Limitandosi solo alle cose attuali, lei scrive: “un gran pasticcio: un primo tratto della Via del Mare sarebbe unificato alla Via Ostiense, poi le due arterie si dividerebbero di nuovo dal bivio per lo Stadio a Viale Marconi”, poi aggiunge che “il problema è già risolto dal progetto per il nuovo Ponte dei Congressi”; cita “le idrovore per l’acqua piovana: altri 9,6 milioni”. Poi, sforzandomi invano di capire da dove desume il successivo dato, lei aggiunge : “I parcheggi multipiano, secondo il Campidoglio, competono al privato e non al Comune, per un costo di 55 milioni e mezzo. Senza dimenticare che per realizzare i parcheggi invece a raso e le strade interne al comprensorio ci vogliono altri 74,7 milioni a metà fra Comune e privato”.

Il progetto è stato esaminato da una Conferenza di Servizi che ha apportato decisive modifiche. La prima, ad esempio, riguarda la via del Mare/Ostiense che viene unificata non solo come sensi di marcia ma anche come sedime dell’arteria da viale Marconi al Grande Raccordo Anulare. Il punto (900 metri) in cui il tracciato delle due strade diverge causa capannoni industriali sarà unificato post espropri. Opera non inclusa nel progetto, aggiunta dopo su richiesta del Comune, che costerà una ventina di milioni di euro (potete sempre sostituirvi voi del Comitato per la Bellezza con i vostri fondi) e che servirà alla progettazione del Ponte dei Congressi che in quel punto dovrà congiungersi con le nuove via del Mare/Ostiense (una riprogettazione che, guarda caso, consente al Comune di risparmiare 20 milioni di euro riducendo lo stanziamento di competenza del Campidoglio dagli iniziali 45 milioni alla ventina messa a bilancio).



Le idrovore come i parcheggi e la viabilità interna rientrano nelle opere che il privato deve realizzare obbligatoriamente e che non danno origine a nessun tipo di compensazione. 
Cavolo, da un esperto di urbanistica come lei, errori simili non sono ammissibili.  

Ci permetta, poi, Emiliani: lei deve portare rispetto ai tifosi della Roma e non può travisare la storia a proprio uso e consumo. 
Lei si azzarda a scrivere: “A suo tempo il leggendario Dino Viola presidente della Roma “brasiliana” campione 1983 aveva puntato per un nuovo Stadio sulla Magliana, ma se ne era allontanato subito quando era stato informato che era piena di tranelli essendo lungo il Tevere e sotto il suo livello grazie al famoso “drizzagno” mussoliniano”. 
Mi permetto di segnalarle un volume su Dino Viola, scritto da un collega e amico che ripercorre la storia di quella proposta di Stadio. 
Manuel Fondato; Dino Viola - La prigionia del sogno; edito da Ultra Sport. Le pagine 94 e 95 raccontano la storia di come il Campidoglio di allora - Nicola Signorello sindaco - si tirò indietro all’ultimo e non c’entravano né il Tevere né Mussolini. 

Gentile Emiliani, 
Qualche tempo fa alcuni suoi compagni di varie battaglie hanno sottoscritto una lettera aperta al sindaco di Milano, Beppe Sala, sull’abbattimento del Meazza/San Siro in vista della costruzione del nuovo stadio di Milan e Inter. Potrebbe essermi sfuggita, ma non mi pare di aver letto la sua firma in calce a questo appello. E sono certo che, qualora non fosse sfuggita a me, lei rimedierà rapidamente e guiderà con la stessa sagacia ed intensa vitalità la carica dei conservatori dello status quo. Dubito, infatti, che la Bellezza del suo Comitato si possa limitare al confine segnato dal Grande Raccordo Anulare. 


Ah, un’ultima dimenticanza: sicuramente lei è perfettamente a conoascenza che, quando nel 2015, l’Autorità di Bacino del Tevere riesaminò l’alveo del Fiume, catalogò l’intero Quartiere Flaminio sotto la sigla R4.   

sabato 30 marzo 2019

LE FAKE NEWS DI VITTORIO EMILIANI


Oggi, Vittorio Emiliani, penna di antichissima data del giornalismo italiano, delizia il palato dei suoi lettori con un pezzetto sullo Stadio della Roma di Tor di Valle infarcito non di inesattezze (ché possono sempre succedere, anche ai più anziani ed esperti fra i giornalisti) ma di vere e proprie fake news
Uso il termine inglese, perché l’equivalente italiano – menzogne, falsità, notizie false – suonerebbe quasi diffamatorio e non c’è intento simile qui, ma solo quello di contestare, dati alla mano, l’ennesima presa di posizione di chi non legge le carte – e lo dimostrano proprio queste affermazioni – ma pontifica dall’alto della sua posizione acquisita in tanti anni di mestiere.

Iniziamo con le valutazioni politiche.
Scrive Emiliani: “Lo stadio di James Pallotta a Tor di Valle sta perdendo credito e velocità in una strada sempre più in salita. Gli arresti clamorosi, prima di Luca Parnasi e dell'avvocato Lanzalone, poi del presidente grillino del consiglio comunale Marcello De Vito, concorrono ad una frenata ormai da brivido”.

Due inchieste diverse, maliziosamente unite fra loro, mescolate come un gin tonic ma dimenticando di ricordare come la Procura di Roma abbia ogni volta ribadito che le procedure e l’iter del progetto Stadio non c’entrano nulla. Da un collega così esperto, un errore simile è davvero imperdonabile.

La variante al progetto iniziale che consentirebbe di far partire l'acquisto per 105 milioni da Eurnova (Parnasi) dei terreni dell'ex Ippodromo, slitterebbe ormai da maggio all'autunno”.
Nuova confusione. Non c’è una “variante al progetto iniziale. C’è da votare, quando sarà pronta, una variante urbanistica in Consiglio comunale, variante che discende dalla delibera di pubblico interesse votata da questo Consiglio comunale a giugno 2017 (e che per la Procura non è stata toccata dall’inchiesta). Il solitamente attento Emiliani dimentica di sottolineare come quella Delibera Raggi abbia prodotto un progetto che è stato approvato in Conferenza di Servizi da Stato, Regione, Città Metropolitana e Comune, con diversi dipartimenti e uffici e società controllate coinvolti, per un totale di centinaia di funzionari pubblici che vi hanno lavorato
E che quel verbale, con tutte le sue 42 prescrizioni (a proposito: chi è che può portare un progetto che in Conferenza di Servizi sia passato così com’era senza mai ricevere neanche una prescrizione?) ha dato origine a una variante urbanistica da votare. Che, quindi, non può essere in contraddizione con la Delibera che l’ha originata per il principio che la Pubblica Amministrazione non può emettere atti fra loro contraddittori.
Andando avanti: l’acquisto non è dovuto alla variante urbanistica e, mi pare, sia un affare fra privati che a Emiliani non dovrebbe interessare più di tanto.
Lo slittamento: le previsioni del voto prima delle Europee sono state fatte prima dell’arresto di De Vito il moralizzatore grillino della prima ora, ed erano subordinate al verificarsi di una serie di condizioni (la conclusione dei lavori tecnici preparatori) che è ancora possibile. Ma nessuno – né la Roma, né Eurnova, né il Campidoglio – ha mai preso un impegno formale a votare a maggio. Non esiste, quindi, alcuna notizia su uno slittamento di un termine mai annunciato.

Proseguiamo: “come ha potuto pensare, un uomo d'affari quale James Pallotta, di poter costruire, in tempi brevi, uno stadio moderno in una zona "maledetta" dal punto di vista idrogeologico, impiccata da quello dei trasporti, da finanziare avendo quale "premio" cubature residenziali e direzionali?”.
Ripetiamo insieme, Vittorio: la legge non consente nessuna cubatura residenziale. 

Se dopo 7 anni nei quali non hai perso occasione per sproloquiare sul progetto Tor di Valle ancora non hai capito neanche questo dettaglio, forse è giunto il momento di pensare alla pensione. Con estremo rispetto.

La maledizione idrogeologica è l’altra grande puttanata che tu e qualcun dei tuoi continuate a ripetere sperando che una falsità diventi vera a furia di dirla. Per favore, mi porti – ci porti – a sostengo di questa tua tesi, non quanto dice l’Autorità di Bacino del Tevere (sarebbe troppo chiederti di leggere le carte, me ne rendo conto) ma almeno un pezzo di giornale che ci racconti di una corsa del trotto sospesa o rimandata a Tor di Valle per allagamento della pista? Una, una sola, ti prego.
Poi, magari, se vuoi fare le cose serie, leggi bene il progetto e quello che dice ABTevere. Grazie. Ne va della serietà della nostra comune professione di giornalisti.

La malizia poi si vede nel mescolare – con una strizzatina d’occhio alle frange estremiste dei tifo romanista – le cessioni di mercato con la questione Stadio: “Dopo aver venduto in questi anni ogni elemento appena valorizzato. Una Nazionale: Allison, Benatia, Romagnoli, Marquinos, Naingolan, Strootman, Politano, Pijanic, ecc. ecc. Il nuovo stadio come la carta magica per spiccare il volo. Con chi in campo?”.
Cerco di spiegarlo in modo semplice: esiste il Fair Play Finanziario che la Roma – a differenza di molte società italiane e molte europee – è stata chiamata a rispettare con vincoli piuttosto stringenti
Senza Stadio di proprietà per vincere ti serve un allineamento planetario unico (un po’ tipo la congiuntura astrale di De Vito). 
Con lo Stadio non è detto che vinci, ma forse puoi avere qualche soldino in più da spendere.

A proposito di soldarelli, Emiliani si tuffa in un’analisi economica: “nel vecchio caro Olimpico (2,5 milioni di affitto l'anno)” – sono 2,8 milioni annui – poi c’è la citazione di cifre cui manca la fonte.
Scrive Emiliani: “[La Roma] ha incassato oltre 39 milioni di euro, alla pari col Milan, precedute soltanto dalla Juve (56,4 milioni), ma davanti all'Inter (36,7 milioni). Lontane Napoli (meno di 20 milioni), Lazio (12,2 milioni ricavi) e Fiorentina (8,2). Certo distanti anni-luce dai ricavi di Barcellona (quasi 140 milioni), Real Madrid (123 milioni) o Manchester United (124)”.
Noi andiamo a prendere le cifre citate dall’ultimo rapporto Deloitte sulle entrate delle società di calcio europee.
Secondo la Deoitte, il Real Madrid dallo Stadio ha incassato 143,4 milioni di euro (16% in più di quanto riportato da Emiliani), il Barcellona 144,8 (+3,4%), lo United 119,5 (-3,6%), la Juventus 51,2 (-9,2%), la Roma 35,4 (-9,2%), Inter 35,3 (-3,8%) e Milan 36,9 (-5,7%). Ovviamente, questi sono solo gli incassi da bigliettazione dello Stadio. Manca, nell’analisi (e non a caso una società seria come la Deloitte li inserisce) i ricavi derivanti da merchandising e diritti tv. Non penso sia necessario illustrare come i tre fattori si influenzino fra loro. 
Per chi volesse approfondire il tema, qui può trovare l’ultimo report Deloitte: 


Poi, Emiliani prosegue: “Certo, negli altri Paesi europei la corsa agli stadi nuovi di zecca o ristrutturati è stata molto forte. Anche perché, quando erano in ballo le stesse società calcistiche (quasi ovunque tranne che in Francia dove gli impianti sportivi sono al 99% pubblici), queste hanno chiesto una parte commerciale consistente attorno allo stadio, ma niente più”.
Avrà fatto uno studio approfondito sugli stadi all’estero?
Forse, ma non ha ancora capito la legge italiana. Infatti, ribadisce: “Non centinaia di migliaia di metri cubi di pura speculazione, per residenze e uffici”.
Vittorio, ripetiamo insieme: non sono consentite cubature residenziali. E quella che tu chiami speculazione è il premio per le opere pubbliche
Ma certo, tu e i tuoi siete pronti a farvi mecenati di Roma e, pur di evitare una compensazione, pagherete voi le strade, i ponti, la metro che il Comune ha chiesto al privato e in cambio dei quali – non dello Stadio ma di queste opere pubbliche – gli ha riconosciuto sulla base della legge un diritto ad ottenere cubature in cambio.

La chiusura del pezzo è meravigliosa. Un accenno – ma arriverà ovviamente la presa di posizione contraria in nome della bellezza architettonica di Lafuente… ah no, quelle sono le tettoie di Tor di Valle mica San Siro di cui si ventila l’abbattimento – c’è sulle vicende milanesi: “Per San Siro, Inter, Milan e il Comune si metteranno d'accordo se demolirlo o ristrutturarlo. Bisogna vedere quanto influiscono i vincoli della Soprintendenza sul vicino ex Ippodromo del trotto. E quanti cittadini (tanti forse) sono per la seconda soluzione ritenendo l'impianto comunale una "monumento cittadino". Nessuno paria di "premi" in cubature, semmai di un'area commerciale. Punto”. Beh, noi aspettiamo fiduciosi di leggere un altro pezzo di grande giornalismo documentato a firma Emiliani su San Siro.

Da ultimo, altra strizzatina d’occhio alla parte sempre miope e scontenta della piazza: “E poi, quali titoli internazionali recenti possono vantare le società italiane? L'AS Roma in particolare? E la Lazio di Lotito che pure dice di volere un suo stadio?”.
Nessuno, siamo d’accordo. Ma possiamo ringraziare quelli che dissero NO a Dino Viola quando solo in Spagna e in Inghilterra (e con ben altre norme) si costruivano stadi di proprietà. Che, poi, più o meno sono gli stessi che oggi dicono NO a Tor di Valle e a Pallotta. Allora come oggi, chissà quanti hanno mai letto le carte dei progetti e quanti parlano per sentiti dire.