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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 5 agosto 2020

PARISI: “IL PIANO RIFIUTI NON RISOLVE NIENTE”


Durante la campagna elettorale nel 2018 ci siamo impegnati a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione Lazio entro il 2019, bastava attivare tutti gli impianti autorizzati dal Piano Polverini”. 
Stefano Parisi, consigliere regionale del Lazio, era il candidato alla Presidenza nelle elezioni 2018, arrivato poco dietro Nicola Zingaretti.  
Consigliere, per “chiusura del Piano” intende l’autosufficienza del Lazio nella gestione del ciclo rifiuti? 
Sì, intendo quello. L’emendamento che ho proposto e che è stato approvato prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti entro il 2025 come primo obiettivo del Piano”.
Parisi, il Piano manca dell’impiantistica per la chiusura del ciclo sull’indifferenziato. 
Già. Loro dicono: entro il 2025 raggiungeremo il 70% di raccolta differenziata. Totalmente irrealizzabile. Se anche fosse realizzato questo obiettivo comunque avremmo 500mila tonnellate da portare fuori dalla Regione. È un Piano che non risolve niente. Una valanga di piccole misure sul compostaggio da fare nel giardino di casa”. 
Pochi giorni fa il progetto Ama di un impianto di compostaggio aerobico a Cesano ha ottenuto l’assenso con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale ma la Lega si è schierata con i Comitati della protesta. 
La Lega è a favore dei termovalorizzatori ma poi su un semplice impianto di compostaggio si mette contro. Per noi nel Lazio serve un secondo impianto di termovalorizzazione, oltre a quello di San Vittore del Lazio, altrimenti l’obiettivo che il Consiglio ha approvato, di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione entro il 2025, non è realizzabile. C’è però una parte di Fratelli d’Italia che è totalmente contraria. Questa è la contraddizione del centrodestra”.  
Dunque avete proposto un secondo termovalorizzatore.  
Si, ma difficilmente passerà anche se ci sono settori anche della maggioranza favorevoli. Ma Zingaretti oramai ha consegnato la Regione, come il Governo, alla subalternità ai 5Stelle. La verità è che su questi temi la politica ha paura di guidare la Regione verso la modernità”. 

martedì 4 agosto 2020

VIA LIBERA ALL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO AMA A CESANO


Arriva, con numerose prescrizioni, la valutazione di impatto ambientale (Via) all’impianto di trattamento per i rifiuti umidi progettato da Ama e da realizzarsi a Cesano, nel territorio nel XV Municipio.
Il progetto è stato presentato in Regione da Ama a inizio marzo 2018 e ha subito un iter al quale hanno preso parte: l’Agenzia regionale di Protezione ambientale del Lazio, la Asl, svariati dipartimenti del Campidoglio, comprese le sue aziende agricole e il XIII Municipio, il Comune di Anguillara Sabazia, l’Enea e sei diversi Comitati e Associazioni più o meno contrari al progetto. 
Alla fine, la Via viene accordata con un totale di 71 fra prescrizioni e osservazioni
Il progetto prevede di realizzare un “impianto di recupero di rifiuti urbani biodegradabili provenienti da raccolta differenziata mediante compostaggio (bio-ossidazione aerobica)” ed è stato proposto da Ama.
L’impianto dovrebbe sorgere in località via della Stazione di Cesano in un’area al di fuori del GRA, localizzata nel territorio del Municipio Roma XV a ridosso del confine con i comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma e Formello. In totale di tratta di un’area di 68mila metri quadri.
L’impianto dovrebbe produrre “compost” attraverso un processo che stabilizzi i rifiuti organici mescolati con materiale di origine lignea.
Dal punto di vista biologico la frazione più problematica proveniene dalla raccolta differenziata (scarti di cucina, scarti mercatali)”, si legge nella Via. Il processo si svolge in tre fasi: miscelazione e pretrattamento; ossidazione delle sostanze organiche e loro stabilizzazione e, infine, maturazione del composto. 
In totale il nuovo impianto avrà una capacità di trattamento totale di 60mila tonnellate annue, di cui 50mila proverranno dai rifiuti organici e 10mila dal materiale di origine lignea che non è classificato come rifiuto.
Stando alle tabelle inserite nella Via, l’impianto potrebbe assorbire rifiuti organici per 111 kg annui per abitante, pari a quelli prodotti annualmente da circa 450mila abitanti, più o meno corrispondenti ai residenti nei Municipi III, XV e parte del XIV.   


Il progetto prevede la costruzione di un capannone di oltre 17mila metri quadri di superficie dove saranno trattati i rifiuti organici mentire “i rifiuti verdi (quelli di origine lignea, ndr) saranno invece stoccati e trattati al di sotto di una tettoia dedicata contigua al capannone di lavorazione dotata di pavimentazione industriale e rete di raccolta dei percolati”.
Per evitare i miasmi generati durante la fase di ossidazione (che sviluppa calore) “il capannone, all’interno del quale verranno effettuate tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti organici sarà tenuto in costante depressione al fine di evitare emissioni fuggitive. L’aria estratta sarà avviata ad un sistema” di filtri “della superficie di circa 1.768 mq”.
Il risultato dopo i 90 giorni di maturazione sarà un “compost stabile ed utilizzabile come ammendante (fertilizzante) in campo agricolo”.
Ovviamente monta la protesta dei vari comitati del no assieme ai quali si schiera la Lega al Consiglio Regionale del Lazio. Una protesta politica miope che non arriva a cogliere la necessità di dotare Roma di impianti sulla differenziata: la città è sommersa dai rifiuti e il sistema di riciclo è al collasso.