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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 20 novembre 2018

STADIO 1/ PALLOTTA SCATENATO, LO STADIO SE LO FA LUI



Novanta milioni di euro: questa è la cifra che James Pallotta, presidente della As Roma, sarebbe pronto a pagare per rilevare le quote di Eurnova del progetto Stadio di Tor di Valle. Negli ultimi giorni ci sarebbe stata una fortissima accelerazione nelle trattative che sembrano vicine a un puto di svolta. Ufficialmente non ci sono dichiarazioni: le bocche sono cucite e ai piani nobili della As Roma la questione Stadio si affronta con serenità e attesa. Dietro le quinte, però, iniziano a chiarirsi le condizioni per le quali la società giallorossa potrebbe subentrare a Eurnova, i tempi e i costi dell’operazione.

IL PREZZO
Dalle intercettazioni diffuse dopo l’arresto di Parnasi, era emerso che l’immobiliarista stava trattando la cessione di tutto il pacchetto alla Dea Capital (società di gestione del risparmio del Gruppo De Agostini) per 200 milioni di euro. Una cifra consistente ma in cui vi confluivano il progetto Stadio, i terreni di Tor di Valle più altre iniziative immobiliari di Eurnova. 
Le trattative fra Pallotta e Eurnova si starebbero - condizionale d’obbligo - orientando sui 90 milioni di euro, meno della metà di quanto prospettato con Dea Capital ma decisamente di più del valore del solo terreno che soffre forti oscillazioni: vendere, magari sotto la pressione di eventi esterni, prima della conclusione dell’iter, infatti, comporterebbe un prezzo di una ventina di milioni di euro. Praticamente il saldo dei terreni alla Sais di Gaetano Papalia cui restano da ricevere (tecnicamente vanno al curatore fallimentare) 16 milioni al completamento dell’iter di variante e convenzione più altri 7 a saldo del prezzo pattuito con Parnasi (19 milioni già pagati su 42 totali dei quali 16, appunto, vincolati al perfezionamento dell’iter di valorizzazione). 

LA STADIO TDV SPA
Non sarebbe, però, la As Roma a rilevare le quote e i terreni da Eurnova ma lo farebbe direttamente la Stadio TdV SpA, la società, con sede a Milano in via Montenapoleone, creata apposta per occuparsi del dossier. La società è controllata direttamente dal patron giallorosso, James Pallotta, ma non è fra gli asset di diretta dipendenza del club. In questo modo, la As Roma rimarrebbe al riparo dalle fluttuazioni legate all’andamento del progetto. 

I TEMPI
Se le trattative andranno a buon fine, difficilmente si potrà avere una conclusione prima di tre settimane. Il che, quindi, darebbe il tempo anche al Campidoglio di ricevere dal Politecnico di Torino la relazione preliminare sulla due diligence sul traffico che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha voluto dopo la diffusione di un’intercettazione di Parnasi che, dialogando con uno dei suoi collaboratori, lo esortava a non far cenno del problema traffico conseguente al taglio delle opere pubbliche voluto proprio dall’Amministrazione 5Stelle per poter incassare il taglio delle tre torri di Libeskind.

LE PROSSIME TAPPE
Nel momento in cui dovesse essere ufficializzato il passaggio sotto il controllo di Pallotta delle quote di Eurnova del progetto Stadio e dei terreni di Tor di Valle, sarà necessario vedere anche la reazione del Campidoglio che, però, dovrebbe essere ben felice di proseguire il lavoro. Il primo elemento da chiarire sarà che Pallotta acquisterà direttamente la società Eurnova o se si limiterà a rilevare le sue quote del progetto. 
In entrambi i casi, il secondo passaggio sarà quello di identificare un nuovo sviluppatore: sia se Eurnova fosse semplicemente assorbita da Stadio TdV Spa sia se quest’ultima acquistasse solo le quote e i terreni, per Pallotta si aprirà la necessità di trovare un nuovo partner in grado di completare gli ultimi step rimasti. 
Questo significa trovare qualcuno in grado di gestire la redazione, pubblicazione e gestione delle gare europee per le opere pubbliche; predisporre, in cooperazione con la Soprintendenza statale, la campagna di scavi archeologici; effettuare le bonifiche dell’intera area da ordigni bellici, amianto, rifiuti. 
Per archeologia e bonifiche si tratta di operazioni preliminari all’avvio dei cantieri. Preliminari e obbligatorie che possono richiedere, soprattutto gli scavi archeologici, svariate settimane per essere eseguiti. Per questo l’obiettivo è quello di far effettuare questi lavori nel tempo necessario per pubblicare e poi aggiudicare le gare d’appalto europee. 

POSSIBILE APERTURA DEI CANTIERI A FINE 2019
Se effettivamente fra febbraio e marzo si votassero variante e convenzione, occorrerebbero poi 4 o 5 settimane per il check finale sulle carte e la delibera di Giunta Regionale che chiude l’iter. Sei/otto mesi per le gare europee e, al netto di potenziali ricorsi, cantieri apribili per fine 2019.



sabato 16 giugno 2018

PARNASI VOLEVA MOLLARE LO STADIO


C’è una sorta di via d’uscita che potrebbe salvare, magari in tempi non necessariamente lunghi, il progetto Stadio. Via d’uscita che, in ogni modo, di incognite ne presenta comunque tante. Ed è parzialmente contenuta proprio nell'ordinanza di arresto, in cui il Gip riferisce di una trattativa fra Parnasi e il suo gruppo e uno dei più importanti fondi di gestione del risparmio, la DeA Capital Real Estate. La DeA Capitale è una società per azioni, fondata nel 2000 da Carlo De Benedetti (quello di Repubblica), con sede a Milano, acquisita nel 2007 dal Gruppo De Agostini che la rinomina in DeA Capital. 
Lo scopo della DeA è semplice: trovare investimenti immobiliari per far fruttare i soldi investiti nel fondo. 
Secondo il GIP, “è emersa la volontà di Parnasi di vendere il terreno sul quale sorgerà lo Stadio nonché il progetto complessivo, comprensivo di autorizzazioni” fino ad ora conseguite. “La convenzione urbanistica - proseguono le carte dei magistrati - con il Comune di Roma sarà quindi sottoscritta la soggetto che in quel momento risulterà proprietario”. L’operazione, secondo la DeA - che precisa di non essere coinvolta nell’inchiesta - era solo in una fase preliminare, mentre per l Giudice per le indagini preliminari era “in fase conclusiva. Dall’ascolto di alcune comunicazioni emerge che si sta stipulando un accordo non vincolante e nei prossimi mesi è prevista la firma preliminare”. Parnasi da questa operazione avrebbe guadagnato “200 milioni di euro” a fronte di una spesa per l’acquisto delle aree di “42 milioni, pagamento per altro non ancora ultimato” con un incremento di 5 volte il valore iniziale ovviamente dovuto “alle autorizzazioni amministrative, tra cui primeggia la variante urbanistica”. 
Una soluzione, questa della vendita, che secondo Radio Trigoria, alla Roma sarebbe andata assai a genio e che, comunque, era considerata assolutamente ovvia visto che Parnasi non aveva la liquidità economica per poter affrontare da un punto di vista finanziario la costruzione di un progetto così imponente, anche nella versione ridotta della Raggi. 
Nel frattempo sembra chiarirsi lo scenario futuro che potrebbe consentire, certo non in tempi brevissimi, il ripescaggio del progetto. Al momento la Procura non ha ritenuto di compiere il sequestro di nessun atto dell’iter né chiedere l’interdizione della società Eurnova, limitandosi, pur contestando un reato associativo, a procedere alle misure cautelari personali per Luca Parnasi e i suoi più stretti collaboratori. Quindi, il giudice per le indagini preliminari non ha potuto provvedere alla nomina del curatore mancando l’istanza della Procura. Perciò, due appaiono le strade percorribili: la prima, l’assemblea dei soci di Eurnova si riunisce e nomina un nuovo amministratore. Oppure, non riuscendo in questa nomina, l’assemblea si rivolge al giudice civile ordinario per la nomina di un curatore. Nuovo amministratore o curatore che potranno riprendere il progetto di vendita che già Parnasi stava concludendo. In questo modo, con il subentro di una nuova società tutto l’iter si potrebbe rimettere in moto. Anche se il subentro di una nuova società proponente obbligherebbe il Campidoglio ad effettuare nuovamente un controllo preliminare sulla solidità e probità del nuovo partner della Roma. La tempistica però per una soluzione del genere non sarà certo breve: difficile ipotizzare un tempo inferiore ai 6 mesi per far ripartire la macchina. Salvo, poi, decidere se farla ricominciare dall’ultimo step, quello del voto sulla variante urbanistica una volta che gli uffici capitolini abbiano controllato la legittimità di tutti gli atti sin qui predisposti, o dall’inizio.