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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 7 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA LEGA ATTACCA: "DALLA REGIONE 35MILA EURO PER I DETENUTI"



Un pezzo di centrodestra in Regione scrive al Presidente della Repubblica per il problema del potenziale contagio dei detenuti a Rebibbia e un altro pezzo protesta per le cifre che il Garante dei detenuti del Lazio spende in queste settimane. 
Se il vicepresidente del Consiglio regionale, Pino Cangemi, si fa portavoce presso Mattarella (e il Governo) dei problemi del possibile contagio del Covid fra i detenuti di Rebibbia per il sovraffollamento, dalla Lega alla Pisana la consigliera Laura Corrotti stigmatizza come, in questo periodo, il Garante dei detenuti annunci la spesa di 35mila euro per pagare alloggi ai detenuti in semilibertà ma senza casa e che paghi altri soldi (oltre 40mila euro) in due consulenze sul “Piano strategico per l’empowerment (la crescita personale, ndr) della popolazione detenuta”.
Scrive la Corrotti: “Ben 35mila euro ai detenuti ammessi ai domiciliari per poter dare loro un alloggio una volta fuori dal carcere: è questa l’ultima decisione della Regione Lazio che, dopo la volontà di alleggerire il numero della popolazione carceraria espressa dal Garante, stanzia questi fondi. Se il  Garante crede che le carceri siano sovraffollate, presenti un progetto al Consiglio che ne discuterà appena possibile; il Garante non può diventare una zona franca in cui si può fare tutto senza controllo, soprattutto data la carenza di risorse a disposizione”. 

giovedì 23 gennaio 2020

BOLOGNA, POLICLINICO E CASTRO PRETORIO, STAZIONI OFF LIMITS


L’odissea scale mobili che da almeno un paio d’anni “allieta” i trasbordi metro di romani e turisti potrebbe subire in questo 2020 una splendida nuova stagione di disagi e caos. Piramide, Castro Pretorio, Policlinico, Bologna, Tiburtina F.S., Quintiliani, Monti Tiburtini, Pietralata, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia: in tutte queste fermate nel 2020 vanno cambiate le scale mobili, gli ascensori e i tapis roulant. 
La legge prescrive due revisioni, la prima a dieci anni, la seconda, molto approfondita, a venti e, a trent’anni di età, le scale mobili vanno in pensione e devono essere completamente sostituite
Quello che sta accadendo ora sulla metro A - Battistini, Cornelia, Baldo degli Ubaldi, Valle Aurelia e Cipro - è la revisione ventennale. Che il sindaco Raggi parli di “operazioni che prima non erano mai state effettuate” e di “scale mobili della metropolitana abbandonate da 20 anni” suona decisamente ilare: la revisione ventennale è la prima nella vita ventennale di queste 5 stazioni. 
Sulla B sono in totale 22 le scale mobili, altrettanti gli ascensori e 4 i tapis roulant da sostituire. Il Campidoglio - in questo caso la manutenzione straordinaria spetta direttamente al Comune - ha incaricato Atac di essere stazione appaltante ed è stata fatta una gara vinta dalla Schindler
Inizialmente, l’investimento messo a bando era di quasi 11 milioni e mezzo di euro e la Schinlder ha vinto con un ribasso economico di poco superiore al 4% facendo, quindi, scendere il valore globale della fornitura a 9,2 milioni di euro.
Di questi, quasi 7 milioni e mezzo serviranno alla fornitura delle 22 scale, 22 ascensori e 4 tapis roulant; 800 mila euro per pagare lo smantellamento dei vecchi; 165mila per pagare la progettazione; 153 mila per la opere civili e, infine, 632mila euro per gli oneri per la sicurezza.
In totale l’appalto avrà una durata di 706 giorni, quindi quasi 2 anni e sarà suddiviso in lotti, definiti come “contratti applicativi”. 
Il primo lotto a che vedrà gli operai lavorare su scale mobili e ascensori è quello di Bologna, 4 scale su 8; Policlinico, 2 scale su 4; e Castro Pretorio, 3 scale su 4. Viste le condizioni di operatività, quindi, la lungimiranza capitolina rischia di lasciare solo in uscita queste tre stazioni visto che sono tutte e tre profonde. 
Le altre, invece, piano piano che arrivano a scadenza dovranno fermarsi. In questo caso, però, la scarsa profondità delle stazioni non dovrebbe avere effetti diretti sul loro funzionamento: i problemi li avranno le persone con ridotta mobilità. E quindi, in questo caso, a fermarsi progressivamente per raggiunta scadenza saranno prima gli impianti di Piramide che vanno a scadenza il 25 giugno e il 3 luglio; poi, il 25 novembre, scadranno quelli di Tiburtina. E il 28 novembre tutti gli altri. Insomma, la solita programmazione del Comune a 5Stelle.