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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 24 dicembre 2014

UNO STADIO ANCORA MOLTO LONTANO

Delibera approvata ma Stadio ancora lontano, lontanissimo e molti nodi ancora da sciogliere. 


Roma-Lido, ponte ciclopedonale sul Tevere e salvaguardia ambientale sono tre nodi che gli emendamenti, presentati e approvati in Consiglio comunale alla delibera che sancisce l'interesse pubblico alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle, hanno ancora di più evidenziato.

Il progetto, di base, resta quello inizialmente presentato da Pallotta: Stadio da 60mila posti con le sue immediate pertinenze, Business Park con tre torri e area commerciale. Le modifiche principali le ha ottenute il Campidoglio durante la trattativa e riguardano le opere pubbliche: almeno il 50% dei tifosi che deve poter raggiungere lo Stadio con il trasporto su ferro e il ponte ciclopedonale sul Tevere e riduzione delle cubature a compensazione.

La Roma-Lido, però, fin dall'inizio oggetto di molte polemiche, rientra nel progetto dalla porta principale. 
Di emendamenti ne erano stati presentati 119. Ne sono stati dichiarati ammissibili solo 44. E di questi ne sono stati approvati 11 più altri 8 trasformati in ordini del giorno.

Fra gli emendamenti approvati, spicca quello, a firma D'Ausilio/De Luca (Pd), che impone, a fianco alla MetroB e alla sua ipotizzata nuova diramazione, il "contestuale potenziamento della Roma-Lido con interventi di ammodernamento e attrezzaggio necessario per il raggiungimento" dello standard di 8 treni l'ora, uno ogni 7 minuti. In sostanza, viene posta la Roma Lido come una priorità, riconosciuta anche dallo stesso assessore all'Urbanistica Caudo

Il quale però lancia un mezzo allarme e un mezzo segnale di apertura: "La Regione dovrebbe fare l'adeguamento della linea, che costerebbe oltre 260milioni di euro per portarla a frequenza di vera metropolitana, un treno ogni 3 minuti. Se ci riesce, a quel punto la linea sarebbe sufficiente ad assicurare i 20mila passeggeri/ora che servono sullo Stadio e, quindi, i 50milioni di euro dei proponenti da destinare al trasporto su ferro potremmo dirottarli lì". Ma se la Regione non dovesse proprio adeguare la Roma Lido per mancanza di fondi? "in quel caso, Houston abbiamo un problema, sarebbe a rischio l'intero progetto".



Il secondo emendamento che potrebbe modificare il progetto è quello che prevede di "adottare le misure per migliorare la mobilità alternativa, ciclopedonale e l'accessibilità fluviale tramite il Tevere con banchine di approdo", un pallino di Andrea Santoro (Pd), presidente del Municipio IX. In pratica, nei disegni definitivi potremmo trovare la sorpresa delle banchine sul Tevere e nuove piste ciclabili.




Rientra, invece, fra quegli emendamenti un po' più politici quello, presentato da SeL, che pone la "salvaguardia ambientale" come "assoluta priorità" nel valutare l'interesse pubblico. Poco rilevanti gli effetti, già previsti per legge, dell'emendamento nel punto in cui chiede di valutare come "integrazione e modifica al progetto" tutti gli elementi ambientali che emergessero dagli studi, rimane il fatto che l'emendamento, pur inserito nella parte di premessa e non nel deliberato, potrebbe essere un appiglio (ad esempio, quando, per mettere in sicurezza Via del Mare e Via Ostiense, si dovrà magari procedere al taglio delle alberature) per bloccare i lavori



Ora, per dirla con l'assessore Caudo "si aspettano i progetti, che devono essere seri e di qualità. Saremo intransigenti su questo. A Roma non servono cattedrali nel deserto e presteremo la massima attenzione a ogni singola pagina degli elaborati. Se la Roma vuole fare in fretta, deve fare bene".

giovedì 23 ottobre 2014

STADIO, EPPUR SI MUOVE

Stadio, pianin pianino si va avanti. Con un singhiozzino, ieri pomeriggio, le Commissioni Ambiente e Urbanistica hanno dato il loro parere favorevole alla delibera di interesse pubblico per lo Stadio di Tor di Valle. 




Restano, invece, al palo per mancanza del numero legale, le altre tre Commissioni - Sport, Lavori Pubblici e Trasporti - i cui membri, presenti alla riunione congiunta di tutte e cinque le Commissioni interessate dal provvedimento, non sono stati, però, in grado di assicurare il numero minimo di presenze per esprimere un voto valido. 
Quindi, queste tre commissioni, dovranno essere  nuovamente convocate per chiudere la partita e consentire, finalmente, alla Delibera di approdare in Aula per il voto finale. 
A questo punto, è ipotizzabile attendersi questo voto - decisamente scontato nell’esito positivo, pur in presenza di molti mal di pancia dei consiglieri sia di maggioranza che di opposizione - per l’ultima decade di novembre. Un piccolo slittamento, dunque, che però, anche dalle considerazioni espresse da Antonio Stampete (Pd), presidente della Commissione Urbanistica e coordinatore di questa maxiseduta, quasi una plenaria del Consiglio comunale, lascia ormai quasi definitivamente nel libro dei sogni la possibilità di aprire i cantieri per la primavera del prossimo anno e di giocare il primo incontro all’interno del nuovo Stadio per il 2017.




I mal di pancia li hanno espressi un po’ tutti i consiglieri: D’Ausilio (Pd) “La legge nazionale è scritta male”; Cantiani (NCD) “Chiedo di nuovo di avere da Agenzia della Mobilità un modello di esercizio per la metro B se si dovesse procedere con la diramazione per lo Stadio”; Bordoni (Forza Italia) “Ribadisco la necessità di approfondire i problemi sulle connessioni stradali”; Ghera (Fratelli d’Italia) “Mancano ancora troppi approfondimenti su troppi temi, non si possono firmare cambiali in bianco”; Rossin (Forza Italia) “Troppi problemi irrisolti, viabilità e trasporti in primis”; Giansanti (Lista Marino) “I commi della legge stadi sono posticci”; Frongia e De Vito (M5S) “Sì allo Stadio, no a Tor di Valle”. 



Alla fine il mezzo pasticcio del voto: uno slittamento sciocco ma che fa comprendere ancora quanti inciampi ci siano sulla strada del nuovo Stadio.

mercoledì 3 settembre 2014

STADIO, PD IN ANALISI

Proprietà dello Stadio e interesse pubblico: questi i due temi emersi dalla riunione di ieri pomeriggio del Partito Democratico romano: il progetto del nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle continua a far ballare la politica romana, in special modo i Democrat. 



Il 4, la Giunta approverà la delibera di interesse pubblico e il presidente della Roma, Pallotta, è rimasto nella Capitale in attesa della conclusione di questo passaggio. E il tempo stringe. Ecco perché il Pd serra le fila.


Scontato il leti-motiv iniziale di tutti gli interventi - riassumibile dalle parole del segretario romano del Pd, Lionello Cosentino: “È una scommessa da vincere” - ad aprire le danze è il capogruppo, Francesco D’Ausilio: “Questo abbraccio tra amministrazione e privato ha dato l'idea l'opera fosse già fatta”. 



Nell’incontro di ieri pomeriggio, nella sede di via delle Sette Chiese, c’era tutto il “gotha” del Pd romano: da Cosentino a Giuntella, dagli assessori Marino e Leonori ai consiglieri (Coratti, Panecaldo, D’Ausilio, Policastro, Stampete), e  Deputati, (Bonaccorsi, Di Stefano, Miccoli, Coscia).  

Dopo l’intervista di ieri, l’assessore Caudo ha telefonato al prefetto Pecoraro. Pare che l’Assessore lo abbia rassicurato che i problemi di viabilità, da lui sollevati, verranno inseriti fra le prescrizioni al progetto definitivo.



Il primo tema caldo è quello della proprietà del futuro impianto: As Roma o Pallotta? 

Di Stefano: “Serve una legge che dica che gli stadi devono essere di proprietà delle associazioni sportive che sono patrimonio delle città”. E, anche il segretario romano, Cosentino, ha richiamato l’attenzione sul problema della proprietà: “Nella delibera, anche con penali, dobbiamo lavorare affinché resti il vincolo tra l'uso dello stadio e l'As Roma. Sulla proprietà non possiamo intervenire ma sulla convenzione sì”. 
Il primo paletto, dunque, che il Pd romano intende porre in modo chiaro è quello della proprietà dell’impianto. 
Detto che la legge non consente di “obbligare” Pallotta a inserire lo Stadio nel patrimonio della As Roma, l’escamotage ideato dal Campidoglio, e sul quale domani dovrebbe arrivare il parere di Avvocatura e Segretariato generale, è di inserire una clausola all’interno del contratto fra Parnasi/Pallotta e il Comune (la convenzione urbanistica) attraverso la quale sia garantita una indissolubilità fra Società e impianto. In sostanza, nel contratto verrà scritto che l’interesse pubblico viene dato anche dall’esistenza di questo legame e che, quindi, chi volesse acquistare solo la Società o solo lo Stadio dovrà accollarselo sborsando la cifretta di circa 190 milioni di euro. 



Il secondo paletto è quello dell’interesse pubblico. “Deve emergere in modo chiaro e incontrovertibile - ha detto Panecaldo - e per questo, anche per assicurare il rispetto delle norme urbanistiche, dopo la delibera di Giunta, avremo quella di Consiglio che sarà pubblicata e, seguendo l’iter ordinario, le osservazioni dei cittadini saranno portate in Conferenza di Servizi in Regione”. Per il presidente della commissione Ambiente, Athos De Luca, "dobbiamo mettere in campo delle garanzie perché se non è forte l'interesse pubblico vuol dire che c'è solo un interesse privato, poi ci sarà la partita della Regione".
Non ha preso parte alla riunione, ma Umberto Marroni, deputato ed ex capogruppo Pd in Comune, ha fatto sentire nuovamente la sua voce: “Occorre garantire una procedura concorrenziale per la realizzazione delle opere pubbliche”.


L’assemblea del Pd di ieri segue l’incontro di lunedì scorso fra la maggioranza e l’assessore Caudo, mentre oggi, alle 15, Caudo incontrerà, insieme ad esponenti della maggioranza, anche l’opposizione.