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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Massimiliano Valeriani. Mostra tutti i post
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venerdì 7 agosto 2020

RIFIUTI, RICOMINCIA LA ZUFFA


La tregua è finita: Virginia Raggi e Nicola Zingaretti, il Pd e i 5Stelle, il Campidoglio e la Regione tornano ad azzannarsi sui rifiuti. Casus belli, il Piano regionale che, nel tardo pomeriggio di mercoledì, è stato approvato alla Pisana e che, con un emendamento presentato all’ultimo dall’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, ha riacceso lo scontro sopito nei giorni della scelta di Monte Carnevale come sito della discarica di Roma. 
Gli accordi che avevano sancito la fragile tregua prevedevano per la Raggi l’indicazione del sito della discarica e per la Regione la rinuncia a fare di Roma un ambito territoriale ottimale (Ato) autonomo accorpandola invece nell’Ato su base provinciale.
L’emendamento Valeriani rispetta sulla carta questo accordo ma, di fatto, lo cambia: tanto Roma da sola quanto la Provincia dovranno ciascuna dotarsi degli impianti necessari a raggiungere l’autosufficienza. 
Apriti cielo: i grillini attaccano il Pd. Il Pd attacca su Ama e sull’ennesima crisi rifiuti con l’immondizia che ha invaso nuovamente le strade di Roma.
Il Piano viene approvato poco prima delle nove della sera di mercoledì. Poco dopo, nota del presidente della Regione, Nicola Zingaretti: “La Regione Lazio anche sui rifiuti ha fatto il suo dovere. Meno rifiuti prodotti, più differenziata, nuovi impianti e sviluppo economia circolare. Ora basta furbizie. Tutti si devono assumere le proprie responsabilità per una gestione green del ciclo. I rifiuti non sono un problema, ma una risorsa”.
Pochi minuti e risponde la Raggi che attacca su twitter: “Zingaretti, parli di furbizie sui rifiuti. L'unica furbizia è quella del tuo piano regionale. Roma e i suoi tre milioni di abitanti non meritano altre discariche e tmb nella loro città. Non rispetti nemmeno la parola data”. 
Da lì in poi, le agenzie di stampa sono letteralmente inondate di comunicati dell’una e dell’altra parte: i 5Stelle fanno quadrato intorno alla Raggi e la parola d’ordine è etichettare il Pd come il “Partito delle Discariche”. I Dem contrattaccano a testa bassa difendendo le scelte della Regione e accusando i 5Stelle di incapacità amministrativa e programmatoria.
Insomma tutto da copione: con un Piano rifiuti che non contempla la creazione di nuovi termovalorizzatori ma privilegia le discariche e che si pone come obiettivo quello di giungere per il 2025 al 70% di raccolta differenziata e all’autosufficienza senza dover, quindi, esportare più rifiuti fuori Regione. La vera novità, al di là della querelle politica, è proprio contenuta nell’emendamento Valeriani: la necessità che Roma imposti la creazione di impianti di trattamento e di smaltimento in modo autonomo dalla Provincia è forse uno dei pochi passaggi del Piano che oggettivamente tiene conto delle reali necessità della città. Per interrompere questa costante crisi dei rifiuti. 

giovedì 4 giugno 2020

ACCORDO COMUNE-REGIONE SUI PIANI DI ZONA


Lascia strascichi la sentenza del Tar che annulla per illegittimità la determina del Dipartimento Urbanistica sui prezzi delle case popolari costruite nei Piani di Zona.
Il Campidoglio e la Regione hanno firmato un protocollo d’intesa per avviare le attività finalizzate alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria - dalle fogne alle strade, dal verde agli asili - non attuate o non previste per il completamento dei Piani di Zona, con un impegno congiunto e di collaborazione tra Roma Capitale e Regione Lazio nell’individuare e finanziare secondo criteri e oneri in capo alle due Amministrazioni gli interventi prioritari.
Se per l’assessore capitolino all’Urbanistica, Luca Montuori, questo Protocollo “è un importante passo in avanti per restituire dignità al diritto fondamentale dell’abitare”, per il suo omologo in Regione, Massimiliano Valeriani, si tratta di “interventi attesi da tanti anni per migliorare la qualità della vita di migliaia di persone”.
Anche il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) Roma, Nicolò Rebecchini, giudica positivamente il protocollo ma considera anche di grande rilievo la sentenza del Tar che ha “confermato la piena validità e legittimità degli atti amministrativi che hanno regolamentato la materia fin dal 1982”. Per Rebecchini: “La sentenza ha sottolineato il pieno fondamento di due principi inderogabili del nostro ordinamento giuridico, il primo, relativo al fatto che atti riservati dalla legge alla competenza del Consiglio Comunale, non possono essere modificati con provvedimenti dirigenziali, il secondo che eventuali modifiche agli schemi convenzionali possono operare solo per il futuro e non già retroattivamente ai contratti in essere. Ci auguriamo che l’amministrazione, fermo restando il suo potere di verifica e controllo sulla corretta applicazione di quanto stabilito negli atti convenzionali, possa fare tesoro di tale sentenza rimuovendo anche altri analoghi provvedimenti che, creando grande confusione ed incertezza, potrebbero subire le stesse censure da parte del Tribunale amministrativo, come nel caso della determinazione dirigenziale sui criteri per la definizione dei canoni di locazione”.

sabato 30 novembre 2019

RIFIUTI; TECNICI AL LAVORO


Lunedì 2 seconda e ultima riunione del tavolo tecnico sui rifiuti con invito anche al neo amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis. Ieri Regione, Città Metropolitana e Comune si sono incontrati, in “casa” Zingaretti, nella sede della Giunta regionale. Al tavolo i tre direttori apicali sul cui capo ricade la gestione del ciclo dei rifiuti: Laura D’Aprile, per il Campidoglio, Paola Camuccio per Palazzo Valentini e Flaminia Tosini per la Regione. 
Note ufficiali non ne sono state rilasciate, quindi, le notizie che trapelano sono tutte indiscrezioni informali. Incontro tecnico, incentrato principalmente all’analisi dei criteri da utilizzare nella selezione delle cosiddette “aree bianche”, ovvero quelle zone del territorio sul quale è possibile realizzare impianti per il ciclo dei rifiuti. Impianti che possono andare dai tritovagliatori, agli inceneritori, dai TMB (trattamento meccanico biologico) ai termovalorizzatori fino alle discariche di servizio.
Sono le diverse normative nazionali e regionali quelle che determinano la scelta di un’area: la vicinanza di scuole, ospedali, case di cura o luoghi vincolati, abitazioni e via dicendo sono gli elementi principali che portano a indicare un’area come “bianca”, cioè senza elementi che vietino di realizzare impiantistica per i rifiuti.
Lunedì, dunque, secondo round con l’invito a Zaghis per chiudere martedì quando, almeno su carta, scadrà l’ultimatum della Regione e il tavolo dovrebbe produrre una relazione finale
Che il clima non sia esattamente entusiasta emerge dalle parole dell’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani: “La notizia positiva è che il tavolo è aperto e ci si sta confrontando. La prima cosa prevista dall'ordinanza sta andando avanti, quindi siamo tutti fiduciosi. È nell'interesse di tutti trovare un percorso condiviso, perché il problema dei rifiuti non è un problema di qualcuno contro l'altro ma della città nel cui interesse va risolto”. Con una sottolineatura: “e va risolto a RomaE mentre in Regione ci si consola con l’apertura del tavolo, l’ennesimo “nuovo” corso Ama in salsa grillina lancia il “piano industriale partecipato, fatto, per la prima volta, anche dai 7.500 dipendenti di Ama”. Ovvero, un sondaggio interno rivolto ai lavoratori dell’azienda invitati a “dare un contributo di idee per le attività future dell’azienda a breve, medio e lungo termine”. Con una lettera ai dipendenti, Zaghis spiega il “rovesciamento della piramide gerarchica” aggiungendo “del resto anche Steve Jobs ha lavorato alla Atari”. La stessa Ama che prevede di assumere “350 nuovi dipendenti” per “rinforzare gli addetti ai servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti” più 5 dirigenti apicali in “ruoli di comando in settori operativi”.

venerdì 4 ottobre 2019

CAOS RIFIUTI, NELLE MARCHE 5.500 TONNELLATE DA ROMA


Accordo fatto: la Regione Marche accoglierà circa 5.500 tonnellate al mese dei rifiuti romani. Che, però, dopo essere stati trattati dovranno tornare nel Lazio per finire nella discarica di Colleferro, di proprietà della Regione Lazio.
L’annuncio arriva nel pomeriggio, mentre in Aula Giulio Cesare è in corso la seduta dell’Assemblea capitolina dedicata al caos di Roma Metropolitane e di Ama. E con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che, parlando ai consiglieri, ringrazia pubblicamente il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e la Regione Marche per l’aiuto. 
Accantonate le stelle filanti, restano sul tappeto i problemi. Se gli accordi fra la Regione Lazio e le Regioni Marche e Abruzzo consentono a Roma di lavorare 9.500 tonnellate al mese, queste intese non risolvono il problema. Al massimo, lo procrastinano: gli accordi, infatti, avranno durata limitata e l’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti scadrà il 15 ottobre. Dopo di che la carenza assoluta di impianti per il trattamento, il riciclo e lo smaltimento finale dei rifiuti tornerà sul tavolo. 
Non a caso, tanto il presidente del Lazio, Zingaretti, quanto il suo assessore all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, richiamano l’attenzione del Campidoglio: “servono soluzioni durature per assicurare un corretto funzionamento del sistema dei rifiuti di Roma. Ma attenzione è rischioso contare solo sull'aiuto degli altri: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità ed essere autosufficiente”, dice Zingaretti. E Valeriani: “è fondamentale che in tempi brevi il Comune ed Ama promuovano interventi di medio e lungo periodo per dotare Roma degli impianti necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti ed almeno limitare drasticamente la costosa ed inquinante migrazione degli scarti indifferenziati in giro per il Lazio e le altre regioni italiane”.
Valeriani, poi, aggiunge un dato fondamentale: “Quando l’ultimo invaso della discarica di Colleferro sarà pieno, e forse succederà ancora prima del 31 dicembre, quell'impianto verrà chiuso e c’è un patto con la popolazione per non rimettere in piedi gli inceneritori”.
Il problema è enorme: dentro la discarica di Colleferro ci finiscono le rimanenze dei trattamenti dei rifiuti più o meno di tutto il Lazio e, ovviamente, di Roma. Ad esempio: Rida Ambiente, la società di Aprilia (Lt) che accoglie mille tonnellate al giorno dei rifiuti romani, dopo che li ha lavorati, scarica le rimanenze a Colleferro. Lo stesso per quello che accadrà ai rifiuti portati nelle Marche. Torneranno e andranno a Colleferro. Una volta chiusa la discarica, questi quantitativi non potranno più essere smaltiti. 

martedì 9 luglio 2019

LA RAGGI: RIFIUTI ALL'ESTERO. MA SARÀ UN SALASSO


È uno dei grandi ritornelli della politica romana quando parla di rifiuti: abbiamo la tassa più alta d’Italia e il servizio peggiore. Il rischio - se dovesse concretizzarsi l’idea di stringere nuovi accordi con l’estero per portare i rifiuti romani come la Raggi ha ammesso ieri (“lavoro per trovare dei siti di destinazione all’estero”) - è che stavolta la tassa sui rifiuti possa davvero aumentare. 
Perché una cosa va ricordata: nonostante i costi di gestione del ciclo dei rifiuti stiano costantemente aumentando grazie alla incapacità delle Amministrazioni Comunali di Roma di dotarsi dell’impiantistica necessaria all’autosufficienza, da molto tempo la tariffa è bloccata. Il che potrebbe apparire quasi un mistero, visto che si tratta di una tassa per un servizio e che, quindi, di norma, aumentando i costi questi si dovrebbero scaricare in automatico sulle tasche dei romani. 
Forse questo non accade perché Ama sta risparmiando un po’ su tutto: le gare vanno deserte e in cassa restano 227 milioni di euro non spesi. I mezzi sono fermi per il 42%, quindi meno ricambi, meno manutenzione e anche meno gasolio. Il TMB Salario è svampato a dicembre scorso e quei costi di gestione e lavorazione sono spariti. 
Tuttavia, se da una parte trovare nuove destinazioni di smaltimento potrebbe svincolare la città della crisi cicliche dovute a rotture, manutenzioni o altro dei diversi impianti che fagocitano la nostra immondizia, dall’altra non è certo qualcosa che si fa gratis.
Il conto non è troppo complicato. Le tariffe prevedono un costo di 190 euro a tonnellata per il rifiuto indifferenziato secco; 200 euro a tonnellata per l’indifferenziato umido e, infine, un costo oscillante fra i 140 e i 180 euro a tonnellata per il combustibile da rifiuto. L’oscillazione, in questo caso, è legata alla qualità del combustibile prodotto dal ciclo dei rifiuti. 
Cosa che, però, al momento per Roma non è certo un problema da valutare visto che abbiamo prima di tutto il problema di tirar su l’indifferenziato da terra. 
Le potenziali destinazioni cui il Campidoglio starebbe lavorando sono la Svezia e la Bulgaria, non esattamente due Paesi dietro l’angolo. 
Al momento, secondo i primi dati, pare che l’Ordinanza Zingaretti stia funzionando. “La collaborazione tra le istituzioni sta producendo i suoi effetti. Solo nella giornata di oggi, secondo le previsioni, saranno conferite agli impianti di Roma e della Regione in totale circa 1400 tonnellate di rifiuti che rappresentano oltre la metà del fabbisogno settimanale dei quantitativi extra pari a 2000 tonnellate”, ha detto l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani. In sostanza, rispetto al prospetto Ama di produzione 18.100 tonnellate settimanali di rifiuti tal quale la Regione ha messo a disposizione "spazi" di trattamento per 19.500 tonnellate. Questo consentirà all'azienda di fare fronte all'ordinaria produzione di rifiuti e in più di recuperare l'immondizia non raccolta nelle scorse settimane. 
Tutto questo, però, è solo temporaneo: è il sistema che si riequilibra con un intervento, l’Ordinanza, che di fatto va in deroga a molte normative ambientali consentendo, però, di pulire la città e smaltire il caos accumulato. 
Resta il problema del futuro: finita l’emergenza, sarà necessario trovare la via d’uscita per non ricadere di nuovo nel caos. Se l'Amministrazione capitolina si ostina a rimanere ancorata a una visione utopistica che vede il rifiuto evaporare per magia, a breve il problema riesploderà. Visto che sul versante impianti i grillini non vogliono sentirci, ci si appresta a spedire ancor di più all’estero il tutto: da 21mila tonnellate annue di rifiuto trattato, come stimato dalla Regione, potrebbero aggiungersi le 50mila tonnellate di indifferenziata che già vengono spedite in Austria in barba alle stringenti normative europee che vietano di trasferire l'immondizia così com'è da un Paese all'altro.
Cifre che vanno moltiplicate per 200 euro a tonnellata, chiaramente.  

VALERIANI: "RAGGI NON HA ALIBI, IN TRE ANNI IL NULLA"


Noi non vogliamo più alimentare polemiche. Ci siamo assunti una responsabiltà di fronte alla città adottando l’Ordinanza sui rifiuti e ci auguriamo che ora tutti lavorino per risolvere il problema”.
Cerca di fare il pompiere, Massimiliano Valeriani, assessore ai Rifiuti della Regione Lazio, e di evitare di acuire lo scontro con il Campidoglio e il Movimento 5Stelle, ma non fa comunque sconti.

Assessore, il neo presidente di Ama, Luisa Melara, lamenta il silenzio da parte degli impianti. Ieri Rida Ambiente si starebbe sfilando.
L’ordinanza è stata notificata ieri. Spero che Ama si stia preoccupando di mettersi d’accordo con tutti gli operatori. A differenza della mattinata in cui sembrava che nessun operatore fosse pronto, la situazione è cambiata già nel pomeriggio con il via libera di Ecologica Ambiente di Viterbo e di SAF di Frosinone. Lunedì è stata convocata una riunione in Regione con Ama e Campidoglio per fare il punto sull’operatività dell’ordinanza. Ricordo, però, che la Regione non è proprietaria degli impianti che sono sul territorio: nel caso in cui gli impianti rimanessero chiusi senza motivo, sarà l’autorità giudiziaria o il prefetto a dover intervenire”.

Per Rida Ambiente, com’è la situazione?
Mi auguro che si risolvano tutti i problemi. L’ordinanza è chiara e prescrive a tutti gli operatori di aprire i loro impianti a Roma fino alla massima disponibilità e mi aspetto che questa o accada”.

La Uil Trasporti ha dichiarato la disponibilità dei propri associati a lavorare senza guardare orari e turni fino a fine emergenza.
Ringrazio gli operatori Ama cui in questo momento spetta il compito più duro e che pagano in prima persona le difficoltà dell’azienda”.

Anche oggi dal Movimento 5Stelle si sostiene che dal 2012 la Regione Lazio latita, non avendo approvato il Piano Rifiuti.
Il Piano regionale Rifiuti vale 6 anni ed è scaduto a dicembre 2018. A gennaio 2019 abbiamo approvato le linee guida e a luglio approveremo in Giunta il Piano 2019-2025 per portarlo al voto in Aula. La Regione non fa impianti attraverso il Piano regionale che individua solo il fabbisogno. Gli impianti li fanno o i Comuni o i privati e il Comune di Roma e Ama avrebbero potuto farli anche col vecchio piano. Mi duole dirlo ma da 3 anni a questa parte, Roma Capitale non ne ha realizzato neanche uno. Con il prossimo Piano, mi auguro che Roma inizi a riflettere sul fatto che non si può andare avanti in questo modo senza avere nessun impianto di trattamento e di smaltimento”.

In realtà anche da prima dell’ultimo triennio...
L’Amministrazione Marino aveva presentato un proprio piano che, però, è stato accantonato da chi le è succeduto (i 5Stelle, ndr)”.

Sì, ma il Piano Fortini era di aprile 2015 e Malagrotta è stata chiusa a settembre 2013. Non era in ritardo quel Piano?
A maggior ragione non esiste nessun alibi per chi da 3 anni governa la città e non ha accelerato quel processo”.

venerdì 5 luglio 2019

ROMA AFFOGA NELLA MONDEZZA, RAGGI E ZINGARETTI LITIGANO


Rifiuti ancora in strada, ennesima querelle fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che si inserisce nel caos bacchettando i due litiganti. Questa è la sintesi della ennesima giornata di passione sulle strade cittadine. Mentre una infinità di zone della città lamentano una situazione catastrofica per la quantità di rifiuti ammucchiati intorno ai cassonetti, Raggi e Zingaretti continuano a scambiarsi colpi di sciabola. 
Parte la Raggi: “Sono le 15.30 del 4 Luglio e siamo ancora in attesa che la Regione Lazio firmi un'ordinanza, ossia quel documento che consente ad Ama di trovare degli impianti dove portare i rifiuti. In altri termini i camion di Ama girano per la città, raccolgono i rifiuti che riescono a portare da qualche parte e il grosso rimane in terra perché materialmente non sappiamo dove portare i rifiuti. Questa situazione è così dall'inizio di giugno quando si è rotto un impianto ed è andato in manutenzione un altro, la Regione poteva intervenire un mese fa, ha invece dovuto attendere il sollecito del ministro Costa e oggi ancora non emette questa ordinanza. Siamo in attesa. È evidente che i rifiuti in terra non sono una priorità per la Regione Lazio”. 
Risponde prima l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani: “Gli impianti che stanno salvando da mesi la città di Roma dall’emergenza rifiuti sono sempre gli stessi e si trovano fuori dalla Capitale: Aprilia, Frosinone, Castelforte, Pomezia e Viterbo. La sindaca Raggi dimostra ancora una volta la sua totale mancanza di collaborazione istituzionale e di rispetto verso intere comunità del Lazio, che stanno aiutando da tempo Roma a dispetto dei disastri portarti avanti dalla giunta capitolina. Stia tranquilla la sindaca, l’ordinanza che attende con impazienza indicherà dettagliatamente quelle misure che la sua amministrazione avrebbe dovuto fare da mesi e che non ha mai realizzato”. 
Poi, Zingaretti: “Dopo aver letto le sue dichiarazioni di oggi, mi domando se Raggi non provi un po’ di vergogna per la sua arroganza. Ha ridotto la città più bella del mondo in un disastro e su ogni problema fa lo scaricabarile non assumendosi mai le sue responsabilità. Sta spargendo i rifiuti di Roma in tutto il Lazio, in molte Regioni italiane e addirittura in diversi Paesi europei. Ovviamente con i soldi dei cittadini romani. Invece di dire grazie per la collaborazione degli abitanti e dei Sindaci dei Comuni e chiedere scusa, accusa e straparla. Domani, attivando i poteri sostitutivi con un'ordinanza, cominciamo a rimettere le cose a posto”.
E a Salvini non pare vero di poterli menare tutti insieme: “Non siamo interessati alle polemiche ma vogliamo risolvere i problemi e tutelare la salute dei romani. Se nel Lazio, per smaltire i rifiuti della Capitale, ci sono solo tre impianti funzionanti (di cui due a scartamento ridotto) e due discariche quasi sature c’è qualcuno che - in Regione Lazio e in Campidoglio - ha dormito e non si è mosso per tempo”.


martedì 2 luglio 2019

VALERIANI: "L'EMERGENZA RIGIUTI E COLPA SOLO DEL COMUNE"


Roma avrebbe bisogno di realizzare tutta l’impiantistica di cui è sprovvista e su questo noi stiamo sollecitando il più possibile l’Amministrazione capitolina a decidere e a procedere n questa direzione”. 
Massimiliano Valeriani, assessore ai Rifiuti alla Regione Lazio è molto chiaro: “il problema è Roma, non il Lazio. In questi anni nei comuni del Lazio si è passati da una differenziata al 22% a oltre il 44,5, con punte fino all’80%. I rifiuti vanno male a Roma, non nel resto della Regione. In questo momento non c’è un problema di sbocchi di impianti a livello regionale: il sistema regionale regge bene e sta dando una mano a risolvere il problema”. 

Quali sono i problemi di Roma? 
Ce ne sono due: il non funzionamento di uno dei due TMB di proprietà che era autorizzato per trattare 600 tonnellate al giorno, e quello di Malagrotta in manutenzione che trattava 1000 tonnellate al giorno. Questi due problemi si sono sommati. Con il nostro aiuto si è attivato un meccanismo di supporto a Roma da parte di tutti gli operatori del settore. Roma non può prescindere da un’impiantistica di proprietà per uscire dall’emergenza. E questo lo ribadiamo anche nel nostro Piano Regionale dei Rifiuti”. 

Già che l’ha citato: il Movimento 5Stelle accusa la Regione Lazio di essere latitante sul Piano Regionale dei Rifiuti

Totalmente falso. Il Piano Regionale dei Rifiuti non toglie i rifiuti dalla strada, compito che spetta al Comune. Il Piano rifiuti definisce il fabbisogno degli impianti che sono realizzati dai Comuni o dai privati. Non è il Piano regionale che trasforma un impianto che non c’è in uno che funziona. Il Piano attuale ha validità 6 anni, come in tutte le Regioni, è stato approvato nel 2012 ed è scaduto nel 2018. Siamo in fase di approvazione del Piano 2019-2025. E il ritardo è dovuto alla difficoltà della Città Metropolitana di Roma a definire le aree su cui devono essere realizzati gli impianti. E fino a che questo tassello mancava, la Regione non ha potuto procedere con il Piano Rifiuti. Tanto è vero che è stata necessaria la cabina di regia istituita presso il ministero dell’Ambiente per costringere la Città Metropolitana a fornire quelle mappature che prima non c’erano”. 

Mappature che hanno già creato un po’ di caos, viste le posizioni dei sindaci di Cerveteri e di Fiumicino, Pascucci e Montino. 
Ma questa osservazione va rivolta a chi ha redatto la mappa, alla Città Metropolitana il cui Sindaco è lo stesso che sieda in Campidoglio”. 

Tempi di approvazione del Piano?
"La Città Metropolitana ci ha fornito l’8 gennaio le cartografie e il 31 gennaio abbiamo approvato le Linee Guida e il Piano che ora è sotto Valutazione Ambientale strategica. Prevediamo per fine luglio di approvare il Piano in Giunta per poi portarlo nelle Commissioni consiliari e al voto”. 

Secondo lei, la ricetta per uscire da questa crisi?
Coraggio e responsabilità. Il problema c’è, la solidarietà e la responsabilità di tutte le comunità del Lazio stanno dando una mano a Roma ma ora Roma deve fare la sua parte. Nel medio-lungo periodo occorre fare quel che il nuovo CdA di Ama ha già evidenziato come programma: impianti di filiera, trattamento e smaltimento. Roma non può pensare di continuare a gestire il problema rifiuti in questo modo”. 

Come sono i rapporti con il Campidoglio?
Non ho rapporti con il Campidoglio visto che da mesi non c’è nessuno con cui parlare di rifiuti”.

sabato 1 giugno 2019

CAOS RIFIUTI; ROCCA CENCIA NON RIAPRE


Quanto meno fino a domenica 2 giugno l’impianto di trattamento meccanico biologico di Rocca Cencia non riaprirà i battenti. La rottura - avvenuta giovedì 30 e denunciata dai sindacati, Cgil in testa - del nastro trasportatore ha messo fuori servizio l’ultimo impianto di trattamento dei rifiuti di proprietà di Ama, un impianto che tratta 750 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati e che, da ieri, devono essere trattate altrove, in uno degli altri impianti presso cui già oggi Ama si serve, a partire da quelli di Manlio Cerroni e a quelli in Abruzzo.
In una nota diffusa ieri pomeriggio, Ama afferma che sono “proseguite le operazioni dei tecnici per riparare il guasto al nastro di evacuazione degli scarti dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Rocca Cencia, che ha causato la temporanea indisponibilità della struttura”, annunciando che “L’azienda conta di ripristinare la piena funzionalità dell’impianto entro questa domenica”.
Dopo l’appello di giovedì ai romani per effettuare con ancor maggiore attenzione la raccolta differenziata proprio per ridurre al minimo l’impatto dell’indifferenziato trattato a Rocca Cencia, Ama ha anche ribadito che è in corso “un lavoro di verifica e controllo puntuale sui conferimenti delle utenze non domestiche, in particolare bar, ristoranti ed attività di ristoro. Tecnici operativi territoriali, anche nei prossimi giorni, proseguiranno l’azione di contatto diretto con queste utenze, sensibilizzando e spingendo gli esercenti ad utilizzare al meglio il servizio di raccolta differenziata “porta a porta” a loro dedicato”. 
L’obiettivo è quello di migliorare la qualità e la quantità dei materiali differenziati prodotti da queste utenze, ma anche mantenere fruibili i cassonetti stradali per i rifiuti domestici correttamente separati dalle famiglie. 
Tuttavia si rianima il dibattito politico intorno al problema rifiuti che, oramai al terzo anno della Giunta Raggi, si è, se possibile, anche aggravato di mese in mese. 
Il presidente della Commissione Trasparenza, Marco Palumbo (Pd), punta il dito contro i bilancio Ama 2017 e 2018 la cui presentazione appare ancora lontana; per l’ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno, oggi delegato alle tematiche ambientali di Fratelli d’Italia, Marco ViscontiDopo il rogo che ha messo ko il Tmb Salario e con i due impianti privati di Malagrotta, impiegati a mezzo carico fino a settembre per lavori di manutenzione, il collasso del Tmb Rocca Cencia, spinto alla massima efficienza con presidi continui h24, era assolutamente prevedibile”.
Da ultimo, fronte Regione Lazio, dopo la preoccupazione espressa dall’assessore all’Ambiente di Zingaretti, Massimiliano Valeriani, circa l’assenza di un pari grado in Campidoglio, l’appello di Donato Robilotta, ex assessore alle Riforme Istituzionali: “Cari Raggi e Zingaretti, chiamate di corsa Cerroni prima dell’emergenza sanitaria.

sabato 3 novembre 2018

MAREA DI RIFIUTI SULLE SPIAGGE DI FIUMICINO


Sono già tonnellate e il Tevere non è neanche lontanamente vicino ai livelli di piena, ma l’allarme ambientale a Fiumicino è già scattato. Rifiuti di ogni tipo, dai sacchetti dell’immondizia, quelli più ordinari, fino ai rifiuti speciali e ingombranti. “Lavatrici, condizionatori, frigoriferi, materassi - dice preoccupato il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino - si sono accumulati ovunque, sia sulle scogliere che nell'area abitata di Passo della Sentinella, oltre che nella zona demaniale del faro e su tratti di litorale al nord”. 
Il vento forte dello scorso fine settimana, unito alle piogge degli ultimi due giorni e al mare grosso, ha trasformato, sostanzialmente, il litorale di Fiumicino in una specie di discarica diffusa: “Si tratta per lo più - dice ancora Montino che ha inviato una lettera agli assessori regionali al Trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti Massimiliano Valeriani e alla Tutela del territorio Mauro Alessandri - di spazzatura che i fiumi Tevere e Aniene hanno riversato in mare e che la forza della corrente ha riportato sul nostro litorale. Le mareggiate non hanno fatto che amplificare gli effetti di quanto accade quotidianamente non solo a Fiumicino, ma anche nelle spiagge più a nord. Per il Comune di Fiumicino, nonostante gli impegni quotidiani dell'Ufficio Ambiente, rimane difficile poter far fronte a questa situazione drammatica e alla rimozione dei rifiuti”.
Il problema, sottolinea il Sindaco della cittadina litoranea, è più preoccupante del solito: “Non è stata ancora completata l’analisi del quantitativo e dei costi necessari al recupero e allo smaltimento di questi rifiuti. Ogni anno, a causa dell’incuria di tutti quei Comuni che si “affacciano” sul Tevere e sull’Aniene - Roma, ovviamente, per dimensioni e posizionamento fa la parte del leone ma altri Comuni dell’hinterland e perfino dell’Umbria non sono del tutto esenti da responsabilità - a Fiumicino arrivano svariate centinaia di tonnellate di immondizia con un costo annuo non inferiore al mezzo milione di euro per raccoglierla e smaltirla. In questo ultimo caso, almeno per i rifiuti ingombranti e speciali, occorrerà un trattamento a parte visto che non si possono portare in discarica così come sono ma vanno gestiti in modo corretto. E il problema è che queste sono solo le prime piogge. Il Tevere non è neanche lontanamente a livello di piena che finisce per portare alla
foce tutta l’immondizia che viene lasciata nell’incuria sugli argini del Fiume Altri problemi a Fiumicino si manifestano anche ogni qual volta Enel interviene sulla diga di Castel Giubileo: l’innalzamento delle acque, finisce per trascinare alla foce del Tevere tonnellate di detriti, rifiuti e ciarpame. La verità è che sul Tevere ci sono troppe “autorità” senza autorevolezza”. 
Nella lettera a Valeriani e Alessandri, Montino chiede “alla Regione di intervenire in accordo con il Comune di Fiumicino e con gli altri enti preposti, per predisporre la rimozione immediata di questi rifiuti e tutti gli interventi necessari a prevenire e impedire il protrarsi di questa situazione. Occorre impedire questo scempio che deturpa il nostro territorio, in particolare alcuni paesaggi naturalistici incontaminati. Non è più possibile rimanere osservatori passivi di questa forma di inquinamento che arriva dal fiume e dal mare che riversa sul nostro territorio quintali di rifiuti dannosi per l’ambiente”.
A stretto giro, arriva la risposta degli assessori Valeriani e Alessandri: “Vista la straordinarietà del fenomeno atmosferico che in questi giorni si è abbattuto su gran parte territorio regionale, siamo pronti ad incontrare il sindaco Montino per valutare gli interventi necessari per far fronte a questa situazione”. 

giovedì 5 luglio 2018

NEANCHE L'ESTATE FERMA GLI SCIOPERI


Non basta l’ordinario caos, i romani devono pagare qualche misteriosa colpa commessa in altre vite: scioperi in vista per il trasporto pubblico, manco a dirlo, venerdì. E poi agitazioni per la raccolta dei rifiuti.
Si parte venerdì 6 luglio: inizialmente a scioperare sarebbero stati in due: l’Ugl con un’astensione dal lavoro per 24 ore. E, in aggiunta, anche i lavoratori aderenti al sindacato Cambia-menti M410 (quello della pasionaria Micaela Quintavalle, e considerato più che vicino ai 5Stelle) avrebbero incrociato le braccia per 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30. Poi, nel tardo pomeriggio di ieri, arriva l’annuncio dell’Ugl di un differimento dello sciopero ad altra data, grazie alla firme di un protocollo d’intesa siglato presso l’Assessorato capitolino alla Mobilità. 
Alla fine, quindi, a rinverdire i fasti degli scioperi del venerdì rimane solo il sindacato più grillino, con le sue 4 ore di astensione dal lavoro.
Non va meglio per la raccolta dei rifiuti. Sabato 14 luglio scenderanno in sciopero i lavoratori aderenti ai sindacati Fp Cgil, Fit Cigl, Uilt e Fiadel. Queste organizzazioni hanno inviato ieri una comunicazione alla sindaco di Roma, Virginia Raggi, al prefetto di Roma, Paola Basilone, all'assessore capitolino ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, al presidente di Ama, Lorenzo Bagnacani, e alla Commissione di garanzia sugli scioperi. Nella missiva i sindacati hanno sottolineato l'esito negativo dell'incontro con Ama avuto lo scorso 25 giugno in Prefettura e l'assenza "di passi avanti significativi in riferimento agli impegni assunti con accordo sindacale per la sostanziale modifica" delle delibere di giunta 52 e 58 del 2015. Nel mirino dei sindacati le due delibere comunali di cui viene chiesta la modifica riguardano, in sintesi, lo sblocco delle assunzioni in Ama. “Stiamo lavorando - prova a rassicurare la Raggi - credo che nei prossimi giorni sarà portata in giunta la delibera che supera questo problema”.C'è ancora, quindi, una possibilità che lo sciopero venga revocato ed è legata all'esito dell'incontro che venerdì i sindacati avranno in Campidoglio con Roma Capitale e l’Azienda. Se l’esito dell’incontro sarà una fumata nera, la serrata si farà (i livelli minimi di servizio saranno comunque garantiti) e la data del 14 luglio non e' stata scelta a caso: infatti, il codice di regolamentazione delle modalità di esercizio del diritto di sciopero prevede sia un preavviso di almeno 10 giorni per la proclamazione sia dei periodi di "franchigia ed esclusioni" tra cui quello che va dal 15 luglio al 31 agosto.
E così, mentre l’intero sistema patisce l’ennesima e oramai ordinaria crisi ciclica legata alla carenza di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti dovuta alla totale incapacità programmatoria delle Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo dal 2001 a oggi, sui romani rischia di abbattersi uno sciopero che potrebbe mandare nuovamente in blocco la raccolta dell’immondizia cittadina. 
Esemplificativo, a questo riguardo, il solito punzecchiamento reciproco fra Comune e Regione. L'assessore all'Ambiente del Lazio, Massimiliano Valeriani, sottolinea l'esigenza che si indichi una discarica in città, perché smaltire "il 100% dei rifiuti trattati della Capitale in impianti fuori dai confini comunali è insostenibile". Il M5S in Comune non ne vuol sapere, bolla come "una condanna indegna" realizzare altre "buche" come Malagrotta (la mega-discarica chiusa durante l'era Marino) e chiede risposte alla Pisana. Raggi, da parte sua, ribadisce come la soluzione sia il nuovo modello porta a porta. Che si espande sì, ma con tale lentezza che Legambiente ha stimato in 191 anni il tempo necessario a coprire l’intera città. 


sabato 24 marzo 2018

STADIO DELLA ROMA, LA VARIANTE URBANISTICA SI AVVICINA


La data è quella dello scorso giovedì, il 15 marzo: esattamente 100 giorni dopo la chiusura della Conferenza dei Servizi - secondo quanto Il Tempo anticipa in esclusiva - la Roma ha consegnato in Campidoglio l’adeguamento del progetto Stadio di Tor di Valle alle diverse prescrizioni emerse dalla Conferenza stessa. In teoria, quindi, per il Campidoglio potrebbe iniziare il percorso di approvazione della variante urbanistica.
In teoria, però. 
Innanzitutto, gli uffici capitolini dovranno verificare che le tavole presentate siano effettivamente complete ed esaustive: non deve mancare nulla e tutte le prescrizioni devono essere state inserite al posto giusto. Questo perché il dossier che è entrato in Campidoglio è quello che dovrà essere definitivo, senza più correzioni in corsa, quanto meno per quanto riguarda la parte di opere di pubblico interesse (i due ponti ciclopedonali dalla stazione Fs di Magliana e da quella Tor di Valle della Roma-Lido di Ostia; la nuova via del Mare/Ostiense e la messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e dell’Acqua Acetosa) che dovranno andare a bando di gara europeo.
La verifica delle nuove carte progettuali, poi, non potrà comunque iniziare prima che in Comune si siano assestate le nuove posizioni dirigenziali
Pochi giorni fa, infatti, dopo un iter piuttosto lungo e travagliato, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha proceduto con la rotazione dei dirigenti comunali per cui, all’Urbanistica, sono cambiati un po’ tutti i vertici. Si parte proprio dal vertice più alto, il Direttore del Dipartimento Urbanistica: la precedente “inquilina”, Anna Maria Graziano, va al V Municipio. Al suo posto, da Ostia dove ha lavorato a stretto contatto con Alfonso Sabella e poi con il prefetto Vulpiani, arriva Cinzia Esposito alla quale viene anche affidata la Direzione Piano Regolatore, prima nelle mani di Fabio Pacciani, responsabile del procedimento Stadio e rappresentante del Campidoglio in Conferenza di Servizi. Pacciani viene promosso e andrà a dirigere il Dipartimento Lavori pubblici. Quindi, non potrà
L'architetto Cinzia Esposito, nuovo
direttore del Dipartimento Urbanistica
del Comune
più seguire in prima persona il dossier Stadio. La Esposito, quindi, dovrà scegliere e nominare un nuovo responsabile del procedimento. Tutte procedure che, in qualche modo, richiederanno del tempo e ritarderanno ovviamente la risposta del Campidoglio alla Roma. Ancora da decidere, poi, se la procedura di variante andrà adottata con un primo voto sul progetto del Consiglio comunale, seguito da pubblicazione degli atti, osservazioni di cittadini, controdeduzioni degli uffici e voto finale in Consiglio, oppure se si salterà il primo voto.  
Risposta capitolina che, però, deve ancora tener conto del problema della “raccomandazione B07”, quella con cui la Regione ha reinserito il Ponte di Traiano fra le opere da fare “concedendo” al Campidoglio la possibilità di sostituirlo con provvedimenti di pari efficacia. 
Su questo tema, ora, vanno a sovrapporsi due elementi. Il primo: in Comune c’è una spaccatura fra chi del Ponte di Traiano non vuol proprio sentir parlare (una fetta di consiglieri comunali) e chi (funzionari e tecnici anche in Giunta) il Ponte di Traiano lo gradirebbe proprio. Purché sia chiaro che l’impegno del Governo - la famosa telefonata del Ministro (uscente) allo Sport, Luca Lotti - debba passare da un generico “faremo” a un concreto atto con tanto di impegno fondi
Secondo fattore di enorme peso: la debolezza di Nicola Zingaretti, presidente confermato della Regione Lazio. La mancanza di una maggioranza in Consiglio regionale rende Zingaretti così debole da dover contrattare con le opposizioni, in primis i 5Stelle, più o meno qualunque provvedimento. Chiaramente, questa debolezza, proprio verso il partito della Raggi, rende la Regione più “malleabile” con Michele Civita, assessore regionale all’Urbanistica uscente e difensore del Ponte di Traiano, che non dovrebbe essere riconfermato e sostituito da Massimiliano Valeriani, decisamente molto meno “tecnico” e più “politico” del suo predecessore.  
Al netto, però, della rotazione dei dirigenti, dei problemi politici, del tema viabilità e persino dell’esito check sulle nuove carte, la consegna del progetto aggiornato è il passo avanti che tutti i tifosi aspettavano

lunedì 2 dicembre 2013

LE ODIOSE STRUMENTALIZZAZIONI

Era il 19 febbraio 2009.
Via Cristoforo Colombo, in direzione Roma centro, superata via Capitan Bavastro.
Giornata fortemente ventosa, come quella odierna.
La tragedia: da uno dei pini marittimi collocati al centro della carreggiata si stacca un grosso ramo. Cadendo, travolge un motociclista, Daniele Innocenzi, dermatologo, di 54 anni.
Purtroppo, non c'è nulla da fare: i medici giunti in soccorso non possono che constatare il decesso del centauro.

Ovviamente, da parte di alcuni esponenti del Pd romano, è una ghiotta occasione per attaccare Alemanno. A dare man forte all'attuale vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e a una depuata, ci si aggiunge anche il Codacons di Carlo Rienzi che, in quegli anni, a tutto sembrava interessarsi tranne che alla difesa dei consumatori. A tutto quello - vedasi il restauro del Colosseo - che dava spazi e spazietti sui giornali.





Oggi, in circostanze praticamente analoghe, si verificano due nuovi episodi, sempre sulla Colombo. 
Fortunatamente, nel secondo il centauro rimane solo (si fa per dire) ferito.



 
Sarebbe sciocco, oggi, chiederne conto ai Marino, vuoi al Sindaco, vuoi all'assessore all'Ambiente.

C'è solo il cordoglio per una vittima innocente e la vicinanza a un ferito.
E, speriamo, che la coscienza di chi, all'epoca, strumentalizzò, oggi gli consigli di vergognarsi. In silenzio, possibilmente.

martedì 20 agosto 2013

Uhcazz... Piove!


Attenzione, attenzione. È venuto giù un acquazzone a Roma. Come d'abitudine disagi, allagamenti, traffico impazzito, metro in tilt.



Abbiamo raccolto un po' di opinioni di autorevoli esponenti politici romani sul problema: "è arrivata la pioggia. Una normale perturbazione atmosferica come si registrano in tante città. A Roma, invece, diventa un evento calamitoso. Le foglie insieme all'acqua hanno ostruito le caditoie, gli allagamenti in città si contano a decine, le buche si riaprono e diventano ancora più insidiose per i motociclisti. Il traffico impazzito e la città si è paralizzata. Siamo ormai a quella che potremmo definire un normale giornata di caos ordinario. Evidentemente la giunta Capitolina, confusa, disorientata e pasticciona non riesce più nemmeno a prevedere l'ordinario avvicendamento delle stagioni", afferma Umberto Marroni del Pd.
Rincara la dose Paolo Masini, attuale assessore ai Lavori pubblici della giunta Marino: la metro "invece che un mezzo rapido di spostamento sta diventando un vero e proprio calvario". gli fa eco Massimiliano Valeriani (Pd) che parla di giorno "nero per i cittadini romani che si muovono con i mezzi pubblici" con "migliaia di passeggeri costretti ad attendere sotto la pioggia i bus sostitutivi per tornare a casa". 
Anche Dario Nanni (Pd) non ci va leggero: "Ormai spostarsi coni mezzi pubblici è diventata una roulette russa per i romani che quotidianamente devono affrontare i disagi e i disservizi del trasporto pubblico". Del resto, il servizio del metro è un "servizio 'stop and go', sembra un telegrafo settimanale. Non passa settimana senza uno stop della metro".



Insomma, chiosa ancora Umberto Marroni, "la città viene continuamente lasciata a piedi dall'inadeguatezza della Giunta a gestire la quotidianità della città. A Roma bastano due gocce di pioggia per mandare in tilt il trasporto pubblico a causa dell'incirca e della scarsa manutenzione".

E sì che siamo a metà agosto, Roma è ancora vuota e le piogge erano ben annunciate!

Ovviamente queste dichiarazioni vennero diramate e amplificate in occasione di eventi analoghi nel 2010 e nel 2012.

Oggi che al governo cittadino sono gli stessi additatori di ieri, cosa diranno di se stessi?

Insomma, chi di pioggia (e annessi) ferisce... di pioggia perisce. 



Forse è il caso che Marino smetta di pensare solo alle pedonalizzazioni... anche perché, a forza di rilanciare, il prossimo sarà l'annuncio della pedonalizzazione del Tevere?