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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 19 giugno 2019

STADIO, PASSI AVANTI. RESTA IL NODO ROMA-LIDO


Chi pensava che fra gli effetti della conferenza stampa di Francesco Totti fosse compreso anche un de profundis per il progetto Stadio di Tor di Valle, rischia di rimanere assai deluso. Ieri, nuova riunione tecnica - l’agenda reca il numero 109 - fra i proponenti e gli uffici comunali. E le distanze ora non sembrano così ampie rispetto alle settimane a cavallo fra Pasqua e fine maggio quando - complici i lunghi ponti vacanzieri, una improvvida pec spedita agli uffici comunali con la bozza di convenzione e le notizie su “Fiumicino piano B” - si era registrato un aumento della tensione e della lontananza dell’accordo. 
Lo stadio resta fondamentale nei progetti della Roma, come ha ribadito a Sky il vicepresidente giallorosso, Mauro Baldissoni: “Poter costruire uno stadio di proprietà nel calcio moderno significa avere un amplificatore di ricavi che sono necessari alla società Roma per poter incrementare la sua capacità competitiva. Senza, l'orizzonte diventa molto complesso. Se tutti dichiarano di volere primeggiare sappiate che senza un acceleratore di ricavi che passa per la costruzione di una nuova infrastruttura sarà pressoché impossibile sfidare la Juventus che solo da sola ha più del doppio del nostro fatturato”.
E allora, sotto di riunione in riunione - la prossima è fissata per venerdì 21 allargata a Città Metropolitana -  per cercare di giungere a una accordo: questo è, stando a Radio Campidoglio, anche l’intendimento del Comune. Il problema per la Raggi è che politicamente rischia di non avere numeri sufficienti in Aula e per questo il Campidoglio ha assunto una posizione insolitamente rigida. 
In via di soluzione la questione legata all’acquisto di alcuni nuovi treni per la Roma-Lido, i cui costi saranno coperti dalla Roma con i 45 milioni del contributo costo di costruzione: il Campidoglio avrebbe sostanzialmente accettato la proposta della Società di essere non solo “ufficiale pagatore” ma di curare anche la gestione dell’appalto. Sembrerebbe in via di soluzione anche il tema del metodo di calcolo della penale da pagare se venissero separati l’asset Stadio da quello della proprietà della società sportiva la cui unione è sottoposta dalla delibera di pubblico interesse a un vincolo trentennale. 
Resta ancora aperto il nodo della contestualità, come oramai viene chiamato alle riunioni, cioè del “contestuale funzionamento” delle opere pubbliche di mobilità al momento dell’apertura dello Stadio. Combinando la disposizione delle delibere Marino e Raggi - il 50% dei tifosi allo stadio con il traporto pubblico - con le opere di mobilità pubblica - Roma-Lido di Ostia da rifare a carico della Regione e implementazione della ferrovia per l’aeroporto a carico di Ferrovie dello Stato - il rischio è che lo Stadio possa essere pronto prima delle opere ferroviarie col rischio di non essere utilizzabile. Lo scontro, fondamentalmente, è ora tutto su questo tema. Nella riunione di ieri, il tema contestualità è stato accantonato e, dopo l’incontro Baldissoni-Raggi dei giorni scorsi, si sta studiando la possibilità di rivolgersi alla Conferenza di Servizi per chiarire quale deve essere l’interpretazione autentica delle varie prescrizioni
La strategia della Roma, quindi, si sta delineando: Fiumicino piano di riserva rimane sullo sfondo, ottenere un parere dalla Conferenza di Servizi che sblocchi l’impasse e poi chiedere il voto in Consiglio comunale. Una richiesta, quella del voto, che la società giallorossa è comunque pronta a fare se dovesse perdurare la melina politica della Raggi sapendo che una bocciatura in Consiglio comunale aprirebbe le porte a un contenzioso giudiziario, perché come ha detto Baldissoni “nulla di intentato” sarà lasciato.

giovedì 9 maggio 2019

PALLOTTA: IN COMUNE PERDONO TEMPO. APPELLO AI TIFOSI



Lunedì era stata la battuta sul Colosseo (“Non so quanto ci hanno messo a costruire il Colosseo, ma siamo vicini a quella tempistica”), ieri, James Pallotta, presidente della Roma, è andato giù duro sul Comune. E non con una chiacchierata a una testata giornalistica ma tramite un tweet dall’account ufficiale della Roma: “Ho inviato da Boston importanti membri di Stadio della Roma (dello staff, ndr) sperando in un progresso, ma al Comune erano troppo occupati per incontrarli. Forse un grande investimento e tanti nuovi posti di lavoro non sono così importanti. Se i tifosi vogliono lo stadio, devono sollecitare un intervento”.
In prima lettura, queste affermazioni sembrano indicare un netto cambio di strategia comunicativa. Basta basso profilo, basta attese e rinvii, basta incontri infruttuosi in cui, ogni volta, sembra sempre che si ricominci da zero. Nell’ottica della comunicazione giallorossa queste frasi di Pallotta potrebbero segnare una nuova stagione: si vedrà a breve se è l’inizio di una campagna di pressione mediatica sul Campidoglio
A 17 giorni dalle elezioni europee, con la Raggi e la sua Amministrazione sotto botta per inchieste, le metro e Atac allo sfascio, i rifiuti e Ama allo sbando, le buche, il verde, e, da ultimo, per l’esplosione del problema dell’assegnazione delle case popolari ai Rom, queste parole di Pallotta devono comunque suonare come un campanello d’allarme per il Sindaco e i suoi. 
In tutto questo tempo - 2655 giorni dall’inizio dell’iter - la Roma ha sempre tenuto un atteggiamento fin troppo tranquillo: tre Sindaci (Alemanno, Marino, Raggi) e un Commissario straordinario (Tronca), 4 assessori all’Urbanistica, trattative infinite per due versioni diverse del progetto, tre Conferenze di Servizi, le fibrillazioni politiche sulla “pelle” dello Stadio fra grillini e Pd, fra Zingaretti e la Raggi, la Regione e il Comune

Solo una volta - a inizio 2017 - la Roma alzò la voce. Spalletti e Totti con il “famostostadio” dettero una sferzata fondamentale all’Amministrazione grillina che, di lì a poco, chiuse l’accordo per la versione del progetto senza Torri e senza opere pubbliche di mobilità. 

Dopo di che, nuovamente un quieto silenzio. Silenzio dopo l’arresto di Lanzalone, chiamato dai 5Stelle nazionali e romani a sciogliere tutti i nodi creatisi per l’incapacità grillina di trovare una strada unica e percorribile sul progetto. Silenzio dopo la comica della due diligence interna e, ancor di più, dopo la farsa del Politecnico di Torino, con le relazioni secretate (e violate). Silenzio di fronte alle nuove fibrillazioni della maggioranza penstastellata che sembra ancora incapace di assumere una posizione unitaria e univoca e portarla fino in fondo. 
Ora, si avvicina il momento della verità. Lunedì prossimo ripartono i colloqui diretti fra la Roma e il Campidoglio. Praticamente tutti i documenti sono pronti: tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni sulla variante. Ma sul tavolo ci sono ancora da sciogliere i 4 nodi fondamentali della Convenzione urbanistica: modalità di versamento dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, le modifiche chieste dal Campidoglio al progetto per unificare la via del Mare/Ostiense, il rifacimento della Roma-Lido e, da ultimo, le tribune posticce dell’ippodromo da ricostruire nel parco. Il confronto Roma/Campidoglio va avanti da un anno, con oltre 100 incontri senza che si intraveda una soluzione. Qui c’è la “ciccia” vera dell’accordo: per la Roma la volontà di non ritrovarsi con l’apertura dello Stadio legata ad appalti gestiti da Regione e Comune.



domenica 12 novembre 2017

STADIO, I PROPONENTI: "BASTA GIOCHI POLITICI"

Da una parte c’è a sicurezza di riuscire a portare a casa il risultato e ottenere, in breve tempo, il via libera al progetto Stadio di Tor di Valle. Dall’altra, una sempre maggiore dose di irritazione per i giochini politici che continuano a disputarsi sulla pelle del progetto: fibrillazioni fisiologiche che, però, vengono utilizzate come clava per botte fra i due contendenti, Pd e 5Stelle, ma anche per sgambetti interni allo stesso Pd.
I proponenti del progetto non ci stanno ancora a vedere il futuro Stadio della Roma trasformato in un terreno di scontro politico. Il ritornello che ripetono è: “sarebbe ora di smetterla”. Insomma, il vecchio hastag “#famostostadio” rilanciato nuovamente. E certo non sono stati due passi casuali l’uscita di Eusebio Di Francesco sull’importanza che ha lo Juventus Stadium sui risultati finali della Vecchia Signora, né il rilancio, il giorno seguente, di Francesco Totti, per giunta non dal profilo twitter personale ma da quello Official As Roma, a indicare, quindi, una pesante presa di posizione della società di James Pallotta. 
“Sì, la storia della litigata la conosciamo anche noi. Noi parliamo quotidianamente con il Campidoglio e ci è stata data la più ampia rassicurazione che quanto avvenuto sia una bagatella di poco conto”, dicono gli staff dei proponenti. 
Frasi pronunciate con la più assoluta calma e serenità, a voler rimostrare quanto sia concreta la chanche di portare a casa “un progetto privato fondamentale non solo per la città di Roma per anche per l’Italia” in termini economici e occupazionali. “Un progetto sul quale devono interrompersi questi giochini di contrapposizioni politiche”.
Anche la storia del vincolo sul diritto d’autore che il Mibact si appresta a riconoscere alla figlia di Julio Lafuente e che potrebbe far perdere tempo prezioso alla Roma in ricorsi, è stata vissuta come una forma di sgambetto politico non dissimile da quella, sempre targata Mibact, del vincolo Eichberg sulle Tribune. 
La Conferenza dei Servizi langue: dopo la prima seduta del 28 settembre scorso, manca ancora la data della convocazione della nuova riunione. Si susseguono gli incontri bilaterali fra tecnici della Regione e dello Stato, del Comune e della Regione, a volte anche con i tecnici dei proponenti ma tutto sembra racchiuso in una sorta di nebbia densa: dal Campidoglio la voce è che questa partita si stia giocando su livelli politici molto più in alto della sola Conferenza dei Servizi. 
“Le preoccupazioni dell’Assessorato alla Mobilità sono infondate perché la Regione Lazio metterà a bando, entro fine anno, i 180 milioni di euro che lo Stato ha stanziato per rifare la Roma-Lido di Ostia. Questo consentirà di avere una linea di trasporto pubblico finalmente all’altezza. La domanda piuttosto dovrebbe essere: come mai da ben oltre un anno la Regione ha annunciato lo stanziamento di questi fondi da parte del Governo ma ancora non è partita la gara d’appalto per rifare la linea? Che cosa stanno aspettando?”, è il quesito che sottovoce viene fatto notare dai proponenti. 
E, ancora: “questo progetto vale ben oltre un miliardo di euro. A questo punto sarebbe davvero ora di accantonare tutte queste miserie da piccola politica per chiudere la partita e portare a casa investimenti e infrastrutture di cui questa città ha estremo bisogno”.
Del resto, il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, lo scorso 20 ottobre, al 32esimo convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria era stato molto chiaro: “Se la luce verde arrivasse oggi, o a 3-4 settimane da oggi, noi puntiamo a chiudere il finanziamento necessario, pulire il sito e avviare i lavori entro la fine del primo trimestre dell’anno prossimo, poi ci sono 26/28 mesi per la costruzione. Quindi tutto questo vuol dire riuscire ad arrivare aprire per la stagione 20/21 ed un piccolo ritardo di una o due settimane vorrebbe dire passare all’anno successivo e perdere una stagione, maggiori costi, minori ricavi, un danno incalcolabile”. Tre settimane da allora sono già passate. 


venerdì 10 novembre 2017

PRESSING DI TOTTI SUI POLITICI: "STADIO, NIENTE SCHERZI"



Due giorni fa era stato il mister, Eusebio Di Francesco, a rilanciare il tema Stadio della Roma di Tor di Valle: “La differenza con la Juve è lo stadio di proprietà. Voglio essere su questa panchina quando inaugureremo il nostro”. Ieri è stato il turno di Francesco Totti che ha pubblicato un tweet molto chiaro: “D'accordo con il mister. Il nuovo stadio ci darà una grande spinta anche sul campo. Come tutti i tifosi attendo impaziente e fiducioso il via libera”. 
In meno di 24 ore la Roma schiera due pesi massimi. Nel momento in cui il progetto sembra arenato in Conferenza dei Servizi fra la “visione” del Campidoglio - tutto bene così, anche senza ponte di Traiano - e quella della Regione e dello Stato - senza ponte di Traiano non c’è accessibilità e sicurezza - la Roma torna a far sentire la sua voce. 
Il momento è delicatissimo: ufficialmente tutti sono in attesa che gli uffici tecnici del Comune, della Città Metropolitana, della Regione e dello Stato terminino l’esame delle carte presentate.
In realtà lo scontro è tecnico da un lato ma soprattutto politico dall’altro. 
Un momento simile a quello vissuto a cavallo fra la metà di gennaio e febbraio scorsi: in quelle settimane concitate il sindaco, Virginia Raggi, stava vivendo l’ora più buia dalla sua elezione con le indagini su Marra e sulle polizze di Romeo. E il suo assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, aveva chiuso con la guerra fredda al progetto, aprendo ufficialmente le ostilità con la famosa frase “l’hanno preso sui denti”, riferita allo stop al progetto.
In quell’occasione, il 5 febbraio, il via fu dato anche allora dall’allenatore giallorosso: Luciano Spalletti irruppe letteralmente durante un diretta Sky e lanciò l’appello in romanesco “famo ‘sto stadio” che, il giorno dopo, venne trasformato dalla società in un hastag su twitter “#famostostadio” con tweet e rilanci di Totti e di tutti gli altri giocatori. 



La rete divenne una specie di inferno di tifosi scatenati, con ministri, tipo quello allo Sport, Luca Lotti, che rilanciarono il tema. 
E la Raggi, alla fine, capitolò. Complice l’intervista di Berdini a La Stampa che segnò definitivamente la rottura con il Sindaco e la fine dell’esperienza di governo capitolino dell’urbanista, la Raggi si piegò alla potenza della rete, finendo per sottoscrivere un accordo, quello del 24 febbraio, con il DG giallorosso, Mauro Baldissoni. Accordo da cui discende la nuova delibera di pubblico interesse e il conseguente nuovo progetto oggi in discussione in Conferenza dei Servizi.


domenica 24 agosto 2014

STADIO, CALMA E POI CALMA


Pallotta, presidente giallorosso, è disposto a portarci Totti in spalla e a disputarvi il primo incontro già nella stagione 2016/17. In realtà, la road map dello Stadio di Tor di Valle è ancora lunga e con un percorso irto di ostacoli. 



Il trionfalismo ora è più un auspicio che la realtà dei fatti.

Punti fermi: entro fine agosto Parnasi dovrà presentare al Comune il piano di fattibilità per le nuove opere concordate a New York: metro, ponte pedonale, videosorveglianza del parco. Dopo di che, il 3 settembre la Giunta deve varare la delibera di interesse pubblico. 
Fine delle certezze. 
Dalla Giunta, la delibera passa in Consiglio per l'approvazione. 
Devono partire le procedure per gli espropri e va redatto il progetto definitivo. E qui solo Parnasi, con Libeskind, Meis, architetti e ingegneri, avrà il pallino in mano. 
L'assessore all'Urbanistica, Caudo, ritiene che siano necessari almeno 3 o 4 mesi per redigerlo. Fatto il progetto definitivo, la Regione ha 6 mesi di tempo per approvarlo in Conferenza di Servizi. Non è detto, ovviamente, che li impieghi tutti. Infine, ci sono i tempi tecnici per la stipula della Convenzione Urbanistica, il "contratto", fra Comune e Parnasi.
 In mezzo, ovviamente, c'è che non ci siano ricorsi sugli espropri né sull'opera in sé. Qualora ci fossero, i tempi slittano, basti vedere quanto avvenuto, con 3 anni persi, con il restauro del Colosseo. E che gli eventuali ricorsi si concludano tutti a favore del Comune e di Parnasi. 
Altrimenti si apre una nuova partita.

sabato 15 febbraio 2014

UN SINDACO IN CERCA DI AUTORE

I tifosi di calcio, si sa, sono una categoria a se stante: scaramantici, settari, spesso poco lucidi quando si parla della loro squadra del cuore.
I tifosi della Roma non fanno eccezione. Dopo le prime dieci giornate di campionato, la squadra guidata da Garcia era imbattuta e a punteggio pieno.
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, interviene in radio alla trasmissione di Max Giusti. Parla della Roma e promette uno spogliarello nel caso in cui i giallorossi dovessero vincere lo scudetto.
Seguono quattro pareggi anodini e la Juventus sorpassa la Roma in testa alla classifica.
La tiepida marcia indietro del Sindaco non basta a placare gli animi. Ieri, il Sindaco si fa ritrarre in una  foto celebrativa con la maglia del capitano della Roma, Francesco Totti, e poco dopo giunge la notizia che il Capitano si è infortunato e salterà la prossima gara. 



Non pago, Marino riparla della Roma, questa volta dedicandosi allo Stadio che la società di Trigoria vuole edificare.
Attendiamo con ansia le notizie di ricoveri per irritazioni cutanee nelle zone preziose...

Tuttavia, non è tanto questo a destare perplessità: scaramanzia a parte, non è molto plausibile che fra i poteri del Primo Cittadino rientri effettivamente quello di portare sfiga. Anche se Napoleone diceva di preferire un generale fortunato a uno abile... E Marino pare non contraddistinguersi né per l'una né per l'altra...

Quello che desta perplessità è che la famosa promessa (o minaccia, dipende dai punti di vista) di denudarsi non era farina del sacco di Marino. Era un copione. Che il Sindaco ha pedissequamente recitato.
A confermarlo è Chiara Romanello, vice capo ufficio stampa di Marino la quale, commentando alcuni post proprio in merito all'infortunio di Totti concomitante con la foto del Sindaco a fianco della maglia numero 10, dice testualmente che "si trattava di un copione"...





Neanche Rockfeller, il pupazzo parlante di José Moreno che imperversava sulle reti televisive negli anni '80...