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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 9 gennaio 2020

RIFIUTI, CAPITALE ANCORA SOMMERSA E AMA VA ALLA GUERRA DELLE CIFRE


Ama sul banco degli imputati tenta la difesa disperata: di fronte ai cumuli di immondizia, ai maleodoranti cassonetti stracolmi, alle centinaia di immagini e video che sui social vengono postati dagli utenti, l’Azienda si rifugia nel burocratese e nei numeri. Insomma, prova a buttarla in caciara. Circa ottomila sono i dipendenti della municipalizzata dei rifiuti ma operativi veri e propri sono circa 2.500. Un migliaio sono invalidi. Il resto - qualcosa in più di 4mila - sono amministrativi. La flotta è ridotta al lumicino, tanto che la stessa Virginia Raggi, giusto ieri a margine  della presentazione dell’ennesimo monitoraggio sugli alberi, si è sentita in dovere di rimarcare come una ventina di nuovi camion siano arrivati e altri “ne arriveranno”, con i soliti verbi al futuro. Ad oggi, se va bene, operativi sono 4 mezzi su 10. Poi c’è la catastrofe degli impianti: l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, con sano pragmatismo e violando uno dei tabù grillini aveva inserito nel nuovo piano industriale anche un termovalorizzatore. Niente, dietro front e passo di corsa: termovalorizzatore cancellato. Non si può chiedere ai pentastellati di digerire la discarica a Monte Carnevale e pure un termovalorizzatore. Qualcosa della vulgata va salvaguardata e pazienza se la città affoga oggi e andrà peggio domani. Perché fra sette giorni Colleferro chiude. Proroghe non sembrano esserci: sempre a margine del monitoraggio degli alberi, né la Raggi né il vice presidente della Regione, Daniele Leodori, hanno aperto a possibili prolungamenti della vita della discarica di Colleferro. Che, quindi, dal 15 gennaio chiuderà i battenti lasciando a Roma, per terra, 1.100 tonnellate di indifferenziato al giorno (su circa 3mila prodotte, quindi un terzo) cui vanno sommate anche quelle, 2/300 tonnellate al giorno, che vanno a finire nell’impianto di Rida Ambiente ad Aprilia il quale scarica i residui di lavorazione sempre a Colleferro e che già dagli ultimi giorni del 2019 non accoglie più l’immondizia romana. La crisi dell’impiantistica romana ha radici profonde e lontane: la presenza di Malagrotta ha sempre evitato alla Capitale di affrontare in modo sistematico il nodo rifiuti. Il tentativo di trovare soluzioni alternative sotto Alemanno ha finito per scontrarsi con i veti incrociati e si è arenato in un nulla di fatto. Con Marino arriva la chiusura di Malagrotta a settembre 2013 ma la presentazione dell’alternativa - gli ecodistretti - non solo arriva ad aprile 2015 ma è incompleta, contestata e muore con la fine dell’esperienza del Chirurgo in Campidoglio a ottobre dello stesso anno senza aver mai visto la luce. Nel frattempo, nessun nuovo impianto viene creato. I quattro anni di Virginia Raggi finiscono per aggravare la situazione con la città che da due anni vive nell’emergenza costante e l’eccezione sono i periodi, sempre più brevi e sporadici, di strade pulite e cassonetti svuotati regolarmente. 
Di fronte al caos di queste feste natalizie, Ama finisce di nuovo sul banco degli imputati e ieri pomeriggio ha tentato il contrattacco inondando le redazioni di sette comunicati in meno di due ore zeppi di numeri e cifre asettiche che finiscono per scontrarsi con la realtà delle immagini del mondo reale. Dice l’Azienda che nel periodo Natale-Capodanno sono stati raccolti il 3,4% in più di rifiuti rispetto al 2018, sostenendo che “il piano di Natale ha funzionato”. Poi, che il tasso medio di assenza dal lavoro, nel periodo fra il 23 e il 29 dicembre è sceso al 3,8% in “chiaro decremento rispetto al 4,45% rilevato nello stesso periodo del 2018. Il trend in costante diminuzione è testimoniato anche dal confronto con il tasso di assenze del periodo equivalente del 2017, quando, nella settimana in oggetto, si era registrata una percentuale media di assenze del 5% con picchi dell’8,5%”. Altro passaggio: “il giorno di Capodanno” erano al lavoro 1.200 operatori con il 4,8% di malati e che sono state anche raccolte 50 tonnellate di rifiuti abbandonati. Infine, Ama ci tiene a precisare che "proseguono le attività di verifica delle condizioni di decoro presso le aree esterne ai plessi scolastici” con il monitoraggio di "200 tra scuole, asili nido e altri siti sensibili come ospedali, presidi sanitari, strutture socio-assistenziali, effettuando interventi di pulizia mirati ove necessario. Queste attività vengono svolte con cadenza quotidiana dal personale in forza alle 55 sedi di zona e alle 5 autorimesse dislocate in tutta la città. Le operazioni di pulizia delle aree adiacenti gli istituti scolastici sono effettuate da squadre formate da 2/3 operatori con l’ausilio di 1 mezzo a vasca per la raccolta dei rifiuti (oltre a 1 spazzatrice in caso di necessità)”.


giovedì 12 dicembre 2019

L'AGENZIA DI CONTROLLO: ROMA CADE A PEZZI



Secondo giro, seconda mazzata: l’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma Capitale (ACoS) conferma il fallimento totale della Giunta Raggi sui rifiuti. Martedì era stata l’Ispra - Istituto per la Protezione e Ricerca Ambientale, dipendente dal Ministero dell’Ambiente - a certificare tragedia dei 5Stelle nella gestione dell’immondizia, attestando il calo della differenziata in città per la prima volta dal 2010. Ieri l’ACoS che, per altro, va ancora più a fondo nell’analisi: primo schiaffo “La scarsa continuità che ha caratterizzato di recente i vertici aziendali ha impedito finora l’adozione e l’attuazione di piani industriali di respiro sufficiente a risolvere le crescenti difficoltà originate soprattutto dalla carenza infrastrutturale ingessata in un quadro strategico di lungo periodo più ideologico che tecnico”. Ovvero, cambiare in continuazione il management dell’Ama non solo impedisce di adottare un piano industriale - l’ultimo, di fatto, è quello firmato da Franco Panzironi, all’epoca di Alemanno - ma la “carenza infrastrutturale” è dovuta a un “quadro ideologico più che tecnico”. Da un punto di vista economico, “il riscontro sugli obiettivi strategici del Piano economico (di Ama, ndr) è praticamente nullo: progetto Ecodistretti è stato accantonato senza essere sostituito da una pianificazione alternativa organica completa ed esecutiva”.Inoltre, nel 2018, è aumentata la produzione di “rifiuti del 2,5% e la raccolta differenziata è pari al 44% con uno scostamento negativo di oltre il 25%” rispetto alle previsioni della Giunta Raggi. E mancano “due bilanci (2017 e 2018) non ancora approvati dal socio unico”.
Insomma, il Piano economico di Ama “manca di aderenza alla realtà, creando i presupposti per un servizio inadeguato”: Grazie alla “debole dotazione impiantistica inadeguata anche ai flussi di rifiuti ottimisticamente ipotizzati a regime” si registrano “gravi ripercussioni” sui costi e sul servizio con un “piuttosto negativo” bilancio “in termini di qualità ed efficacia” dei risultati. A rimarcare la miopia della visione dei 5Stelle sul banale e secco “no” a qualunque soluzione di impianti ci pensa l’Acos: “La scelta di non dotare la città di impianti, neppure quelli all'avanguardia che garantiscono recuperi energetici e risparmio di CO2, sta avendo l'effetto di trasformare la città in una discarica a cielo aperto”. Per altro, se l’idea grillina della salvaguardia ambientale è il ritornello per nobilitare l’assenza di politiche sui rifiuti, l’effetto ottenuto è opposto: “Nel 2018, Ama ha dovuto spedire fuori regione complessivamente quasi 500 mila tonnellate fra rifiuti e residui di trattamento, per una distanza media di circa 450 km, con costi non indifferenti e un impatto ambientale significativo: per il solo trasporto di questi quantitativi stimiamo emissioni di PM10 pari a 5 volte quelle medie annue del TMB Salario”. Non bastasse l’ambiente, anche il portafogli dei romani risente delle non scelte del Movimento 5Stelle: “Al costo ambientale si aggiunge poi il costo economico, che grava direttamente sulla TaRi pagata dai cittadini romani, attraverso incrementi di spesa al momento fra il 25% e il 50% rispetto alle tariffe di trattamento e con la prospettiva futura di ulteriori aumenti necessari a trovare sbocchi alternativi”.
Dopo l’Ispra, dunque, anche l’ACoS infilza la Raggi e la sua politica sull’immondizia mentre oggi scade il termine fissato dall’Ordinanza della Regione Lazio perché la Raggi scelga cosa fare nei sette siti identificati dal Tavolo sui rifiuti.  


Quasi quattromila e 400 corse in meno ogni giorno nel 2018, voto dei romani, un 4: se per l‘Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma Capitale (ACoS), Ama è un disastro, Atac non sta certo meglio. Nel 2018 calano le corse degli autobus che segnano un -17% fra il servizio programmato e quello effettivamente erogato. È quanto si legge nella Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali del 2019, presentata ieri mattina in Campidoglio alla presenza del presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito.
Ovviamente, è basso il voto dei romani sulla qualità del servizio di trasporto di superficie, ben sotto la sufficienza, con un punteggio di 43,9% su 100. 
Per trovare qualcosa di positivo sul trasporto di superficie in un quadro di queste proporzioni disastrose, l’ACoS va a raffrontare i dati di settembre 2018 con quelli di settembre 2019 evidenziando come l’arrivo dei 227 nuovi bus abbia comportato un miglioramento complessivo dei km percorsi del 7% passando dai quasi 6,3milioni di km del settembre 2018 ai 6,6 di quest’anno. Decisamente meno marcato il miglioramento fra quanto programmato e quanto percorso: nel 2018 si registrava un -21% dei km fatti rispetto a quelli previsti e nel 2019 siamo a un -17%. 
Esulta l’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Stiamo risanando Atac  - dice - e i primi risultati sono sotto gli occhi di tutti: il trasporto pubblico di Roma è migliorato, soprattutto negli ultimi mesi grazie all'arrivo di nuovi mezzi acquistati dalla nostra amministrazione”. Per poi strafare: “Vorrei ribadire che dal 2007 al 2013 non sono stati acquistati mezzi”. Peccato che non sia vero, visto che ne hanno comprati tanto Alemanno (337 vetture) quanto Marino (160). 
Veniamo alle corse perse. Nella relazione di ACoS è in “forte aumento il numero di corse perse sul servizio di superficie per entrambi i gestori del trasporto pubblico romano, gestito da Atac e Roma Tpl: negli ultimi cinque anni sono triplicate per Atac (1,65 milioni nel 2018, circa 4.380 in media al giorno); nello stesso intervallo di tempo, il numero di corse perse da parte di Roma TPL è aumentato di quasi sette volte”. Le corse saltate, “non sono solo un disservizio per gli utenti ma anche una perdita sul bilancio del gestore: per Atac si stima che i mancati ricavi per la programmazione non rispettata ammontino a 263 milioni di euro dal 2015, anno di entrata in vigore dell'attuale contratto di servizio, e a 66 milioni solo nel 2018”.
Segue poi l’elenco dei disservizi di Atac: “la chiusura delle stazioni metro e l'accessibilità delle stesse, gli episodi di incendio o principio di incendio sui bus, la non piena utilizzabilità dei parcheggi di scambio sono alcuni dei disservizi che hanno riguardato la mobilità pubblica e collettiva della Capitale”. Una luce nel buio tunnel dell’Azienda di via Prenestina viene dalle metropolitane: il divario tra il servizio atteso e quello reso “è più contenuto per le metropolitane” ed è quantificato “solo” in un “-4% in risalita dopo il crollo di produzione del 2017, quando la linea C era stata soggetta a riduzione del servizio per usura anomala dei materiali rotabili”.





“Oltre 7mila richieste fra il 2016 e il 2018 e 1,7 milioni di euro di risarcimento erogati dalle Assicurazioni di Roma” tanto è il costo delle buche sotto la Raggi e i 5Stelle in Campidoglio. Lo certifica l’Agenzia per la Qualità dei Servizi Pubblici (ACoS). Nel paragrafo dedicato alle strade, l’ACoS scrive che “gli interventi per il ripristino della funzionalità della rete viaria sono ripresi nel 2018”. Magari perché prima erano interrotte. Il Dipartimento Lavori Pubblici “ha provveduto a redigere e approvare gli interventi di riparazione buche sulla grande viabilità e sulle strade di competenza municipale” e “aggiudicato la gara in 5 lotti” per gli interventi di rifacimento delle strade. C’è il conto di quanto riasfaltato: 380mila metri quadri nel 2018, 420 mila nel 2019 che saliranno a 674mila a fine anno. In totale, quindi, in un biennio è stato riassaltato poco più di un milione di metri quadri di strade. Considerando che a Roma ci sono circa 5.600 km lineari di strade che coprono circa 56 milioni di metri quadri - 11 milioni di metri quadri sono gli 800 km della sola “Grande Viabilità” di competenza diretta del Campidoglio; 45 milioni sono la superficie in metri quadri dei 4.700 km di strade di competenza municipale - appare in tutta la sua pochezza quanto fatto sino ad ora.






Nel 2018 sono stati abbattuti 1.072 alberi sui 315 mila che costituiscono il “patrimonio arboreo, illustre vanto della città” e ne sono stati piantati solo 148. Lo scrive l’Agenzia per la Qualità dei Servizi pubblici nella Relazione annuale. “Per il verde, nel 2018 rispetto al 2017 si è speso di più per il personale (+2,8 milioni) e per beni e servizi (+5,5 milioni) mentre sale a 308 il numero dei giardinieri, dai 283 dell'anno precedente. A questi si aggiungono 69 detenuti appositamente formati e impiegati nei primi sei mesi del 2019 per la manutenzione del verde pubblico”. 

Poi una delle spiegazioni del perché gli alberi vengono giù appena piove o tira vento: “Gli interventi di potatura toccano il minimo nel 2018 riducendosi del 66% negli ultimi cinque anni” e se “Aumenta, dal 2017, il numero di interventi di manutenzione ordinaria” diminuisce “sensibilmente quello delle manutenzioni straordinarie”. Piccolo spiraglio di ottimismo: il 2017 aveva registrato il record negativo di nuove piantumazioni (120) e le 148 del 2018 sono un’inversione di tendenza. Meno confortante è sapere che, a poco più di un anno dalla fine del mandato Raggi, c’è ancora la dicitura “in corso di aggiudicazione” sull’accordo quadro triennale per la manutenzione degli alberi e quella “fase di espletamento” per il verde orizzontale.




“l voto medio sui servizi cimiteriali non raggiunge la sufficienza (5,4) e quasi la metà degli utenti si è detta scontenta del servizio (manutenzione, pulizia, tranquillità); altri aspetti critici sono la scarsa accessibilità e la sicurezza”: anche i cimiteri capitolini - sono 3 principali urbani, Monumentale del Verano, Flaminio e Laurentino; più altri otto suburbani, Castel di Guido, Cesano, Isola Farnese, Maccarese, Ostia Antica, Santa Maria del Carmine, San Vittorino e Santa Maria di Galeria - la Relazione annuale dell’Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma Capitale (ACoS) non lascia molti margini. “Nel 2019 i reclami pervenuti ad Ama sono stati 409, la maggior parte riguardanti i cimiteri Verano e Flaminio (rispettivamente 200 e 184 reclami). Solo 9 i reclami per i cimiteri minori. I cittadini hanno segnalato soprattutto problemi legati alle infiltrazioni di acqua, alla mancata manutenzione del verde (alberi o rami pericolanti, erbacce, assenza di potatura, etc.) o danni agli edifici”. È Ama ad occuparsi dei cimiteri con un Contratto di Servizio da poco riformato diviso in due parti: un servizio fisso ad operazione e uno a canone. Per ACoS va valutata “positivamente” la quota fissa, più discutibile il canone di cui è difficile “valutare la congruità”.  



mercoledì 19 giugno 2019

ATAC, FILOBUS LAURENTINA PRONTI


Con calma, tanta calma, ma si avvicina il momento in cui i filobus sulla Laurentina inizieranno a circolare. Stiamo parlando di quella linea di filobus progettata nell’era Veltroni come sostituzione di un prolungamento della metro B e che, nell’era Alemanno, ha visto il Comune acquistare le vetture con tanto di inchiesta della magistratura per tangenti e la condanna dell’ex ad di Eur Spa, Riccardo Mancini. Nella giornata di ieri, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha lanciato sulla propria pagina facebook un post di annuncio corredato di un breve video: “Ecco il nuovo servizio di filobus in periferia - scrive il Sindaco - È quasi tutto pronto per l’avvio del nuovo servizio filoviario Eur Laurentina-Tar Pagnotta: ieri è partito il pre-esercizio di Atac, praticamente gli ultimi collaudi per testare il “corridoio della mobilità”: una corsia riservata e protetta destinata ai mezzi del trasporto pubblico nel quadrante sud di Roma. A breve sarà disponibile un nuovo servizio per i tanti lavoratori e residenti che questi lavori li hanno visti nascere più di un decennio fa. Un altro cantiere bloccato che noi abbiamo fatto ripartire per garantire un collegamento diretto e rapido tra la metro e i quartieri più periferici a sud di Roma. Tempo risparmiato per tutti, senza attese o ingorghi e una qualità dell’aria migliore grazie all’uso di mezzi elettrici”.
Mentre a Milano è iniziata in questi giorni la consegna di 30 nuovi filobus da 18 metri, totalmente ecologici, dotati di postazioni di ricarica per i cellulari, motori di ultima generazione, pianale ribassato, due posti per portatori di handicap, luci a led sulle soglie di entrata, uscita e sugli indicatori di fermata, videosorveglianza e cabina anti aggressione per gli autisti, a Roma, dopo un ritardo accumulato di una decina di anni, stanno per entrare in servizio filobus già vecchiotti. 
Il tutto mentre il bando di Atac per acquistare 240 nuovi autobus da 12 metri ibridi e con motori diesel euro 6 slitta ancora: dall’originario 22 maggio sia già avuta una proroga al 20 giugno e ora la nuova data fissata dall’azienda di via Prenestina è il 19 settembre. Nel consueto silenzio dell’assessore alla Mobilità, Linda Meleo. 

venerdì 7 giugno 2019

ALLAGAMENTO BIS IN TANGENZIALE EST, DI NUOVO CAOS


Sembra una riedizione tragicomica del valzer apri-chiudi delle fermate metro A Spagna e Barberini sotto Natale ma stavolta tocca alla Tangenziale Est
Mercoledì la nuova Galleria - quella progettata nell’era Veltroni e realizzata sotto Alemanno e che passa alle spalle della Stazione Tiburtina, lunga 2,8 km - si allaga. Traffico impazzito di fatto su tutta la Tangenziale per quasi l’intera giornata. Poi, nella serata di mercoledì, riapertura. 
Ieri, il bis. Metà mattinata e nuovo allagamento. Nuova chiusura, di nuovo traffico impazzito e, nel pomeriggio, riapertura. 
Vigili, tecnici, sopralluoghi ma non c’è chi non abbia percorso quei tunnel e non si sia reso conto di come, in pochi anni dall’apertura avvenuta nel 2012 la manutenzione non sia mai stata sufficiente ad assicurare il buono stato di quel lungo tunnel. Negli ultimi mesi, poi, le tracce di perdite d’acqua si sono fatte sempre più consistenti tanto che in alcuni punti più che una strada sembrava un acquitrino!
E non è solo un problema di manutenzione. Appena insediato Alemanno in Campidoglio, funzionari di quella Amministrazione espressero dubbi in merito alle soluzioni progettuali escogitate soprattutto per l’intersezione fra la nuova e la vecchia Tangenziale in prossimità dello svincolo per prendere l’autostrada A24 Roma-L’Aquila. I progettisti risposero alle obiezioni sollevate dicendo che si trattava di un progetto già approvato sotto Veltroni e che non era possibile apportare nessuna modifica. Eppure il problema torna a galla quotidianamente con quel tratto - e una buona parte della galleria in direzione San Giovanni - che sono costantemente bloccati per il traffico generato proprio dalla pessima soluzione studiata per l’intersezione. Stessa problematica sollevata, in occasione del primo allagamento di mercoledì, dal Comitato Cittadini Stazione Tiburtina che chiede al Comune di riaprire il tavolo di lavoro con Ferrovie dello Stato. Fs infatti costruì la nuova galleria come parte di uno scambio con il Comune necessario a consentire l’allargamento della stazione Tiburtina per farla diventare l’attuale stazione alta velocità. L’accordo prevedeva anche la creazione della grande condotta fognaria della Tiburtina e un parco. In una nota, il Comitato Stazione Tiburtina ricorda che del parco previsto “non vi è più traccia” e che la Tangenziale, sempre bloccata, ha costanti “problemi di allagamenti”.
Ovviamente, in vista del potenziale abbattimento di parte del vecchio tracciato della Tangenziale, quello nei pressi della Stazione parzialmente in sopraelevata, tutti questi problemi mai risolti tornano alla ribalta.   

giovedì 23 maggio 2019

COMUNE, ULTIMA CHIAMATA PER LA PACE FISCALE


I contribuenti in lite con il Comune per i tributi hanno tempo fino al 31 maggio per presentare la domanda per la “pace fiscale”, vale a dire per una conclusione della lite a prezzi scontati.
L’annuncio viene dall’assessore al Bilancio del Comune, Gianni Lemmetti, che sulla propria pagina facebook spiega: “Mancano pochi giorni al termine ultimo del 31 maggio per presentare la domanda di adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti. Si tratta della cosiddetta “pace fiscale”, la procedura prevista dalla legge e a cui Roma Capitale con delibera dell'Assemblea capitolina ha dato attuazione. Significa che i cittadini che entro il 31 maggio avranno presentato la richiesta con il relativo versamento secondo le modalità indicate sul sito del Comune, potranno chiudere le vertenze con Roma Capitale e Ama SpA, pagando importi ridotti rispetto a quelli previsti”.
In sintesi: la finanziaria 2018 ha stabilito che i Comuni possono “fare la pace” con i cittadini con i quali erano in lite per una serie di tributi. 
Per Roma, si tratta di vertenze davanti ai giudici tributari relativi a Ici, Imu, Tasi e canone pubblicità, più, per Ama, anche su Tari e Tares
In sostanza, tutti coloro i quali avevano presentato ricorsi contro il Comune o l’Ama per questi tributi, possono, presentando entro fine mese la domanda sul sito del Comune - https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/definizione-agevolata-controversie-tributarie-le-domande-entro-il-31-maggio.page - chiudere la controversia a prezzo agevolato.
In pratica per tutti ci sarà uno “sconto” cancellando interessi e sanzioni. Quel che rimane sarà il “valore della controversia” (cioè, di fatto, l’importo del tributo originario) sul quale sarà calcolato un ulteriore “sconto” in base al grado di giudizio della causa e all’esito della stessa. Di fatto, quindi, se l’ultima o l’unica causa l’avesse vinta il Comune, sarà necessario pagare l’intero importo del tributo originario. Se, invece, si fosse giunti in Cassazione e il Comune avesse sempre perso tutti i gradi di giudizio, il contribuente dovrà pagare solo il 5% del valore del tributo originario. 
In mezzo a questi due estremi, ci sono gli altri “sconti”: il 10% di sconto sul tributo originario se il ricorso in primo grado è stato presentato entro il 24 ottobre 2018 ed è ancora pendente; il 60% di sconto se il Comune ha perso in Commissione Tributaria provinciale il primo grado; l’85% di sconto, infine, se il Comune ha perso in Commissione Tributaria regionale. 
Spiega ancora Lemmetti: “La possibilità di ottenere la pace fiscale è stata estesa a tutti i tributi ma sono esclusi il canone per l'occupazione di suolo pubblico (di competenza del giudice ordinario e non di quello tributario) e le multe per violazioni al codice della strada”.
Non è la prima volta che si cerca di chiudere vertenze con i contribuenti: nell’epoca Alemanno, ad esempio, venne varata una sorta di condono tombale che riguardava anche le multe al codice della strada. In quel caso, finì sotto l’occhio del ciclone anche Equitalia per i sistemi di riscossione coattiva in cui, frequentemente, venivano inserite in un’unica cartella multe effettivamente da riscuotere insieme ad altre cadute in prescrizione, generando, insieme a volte a multe o tributi inesistenti ma richiesti, il fenomeno delle “cartelle pazze”. 
Anche all’epoca, come oggi, l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni è duplice: da un lato, ottenere una pace sociale verso i contribuenti pareggiando i conti, dall’altro incassare sicuramente meno del “prezzo ordinario” ma incassare subito e senza ulteriori strascichi giudiziari e perdite di tempo. Insomma, piuttosto che tanti ma non si sa quando, meglio pochi, maledetti e subito. 

CONCORSONE BEFFA PER COMUINICATORI, ENTRA IL PORTAVOCE DI DE VITO



Hanno studiato, si sono preparati, hanno sostenuto un concorso pubblico. E sono risultati idonei. Il Comune, che quel concorso aveva bandito, dice anche che gli servono quelle persone, gliene servono 30. Però ne assume solo 5 e, casualmente, fra questi cinque uno dei fortunati è il portavoce del presidente del Consiglio comunale. Marcello De Vito, sospeso ma ancora in carica dopo essere stato arrestato per presunta corruzione. Al danno di non essere assunti, poi, si somma la beffa: l’ultima iniziativa del ministro della Pubblica Amministrazione, l’avvocato Giulia Bongiorno, mette la scadenza ai vincitori che da fine settembre saranno semplicemente cancellati.
Insomma, una delle più classiche italiche ingiustizie: studi, fai il concorso, vinci, non ti assumono anche se serviresti e la tua graduatoria sparisce per decreto ministeriale.
Parliamo del famoso concorsone 2012, quello bandito sotto la Giunta Alemanno. Si trattava di un totale di 22 concorsi per 1995 diverse qualifiche: ruoli tecnici come geometra, geologo, ingegnere o architetto, poi ruoli amministrativi, e, ancora, vigili urbani, maestre d’asilo e anche giornalisti.
In questo caso, sotto osservazione è finita la procedura per assumere i “funzionari dei processi comunicativi e informativi”, vale a dire i giornalisti. In palio c’erano 50 posti che vennero assegnati dopo 4 prove: un quiz, due prove scritte e un orale. In totale, risultarono idonee 213 persone con le prime 50 vincitrici del concorso. In realtà, poi, 14 dei vincitori, vista la proverbiale solerzia nelle assunzioni, s’erano già trovati un’altro lavoro quindi rinunciarono per cui, alla fine, sono risultati assunti i primi 64. E, come anche per le altre 21 procedure, gli idonei in graduatoria sono andati a costituire una specie di bacino dal quale, in concomitanza con pensionamenti o altro, il Comune avrebbe potuto attingere per rimpinguare i propri ranghi. 
Nonostante in pianta organica si facesse menzione della necessità di ulteriori 30 funzionari della comunicazione da assumere, in sei anni il Campidoglio non ha ritenuto necessario assumere nessun giornalista oltre i vincitori, al contrario di quanto fatto per le altre procedure. Arriva la Bongiorno che, con un proprio decreto ministeriale, decide che le graduatorie aperte avrebbero avuto una scadenza. Per i giornalisti, il 30 settembre. Fine dei giochi e i 149 idonei in graduatoria possono definitivamente accantonare l’idea di entrare in Comune a lavorare.
Poi, il colpo d’ala. Nelle ultime settimane, stando alla delibera provvisoria spedita ai sindacati, il Comune decide di assumere altri 5 giornalisti fra gli idonei in graduatoria
Soli cinque sulla trentina stimata come necessaria
Fra questi - è il terzo nell’elenco - spicca il nome di Sandro Gugliotta. Che di particolarità ne ha due: la prima è che ha già un lavoro. La seconda che oltre ad essere stato il portavoce di Marcello De Vito è anche un superattivista pentastellato.
Stando, infatti, al curriculum, Gugliotta, legittimamente classificatosi fra gli idonei, è un funzionario direttivo presso l’Amministrazione penitenziaria; giornalista in una serie di testate come Romait, Nuovo Corriere di Roma e del Lazio, AboutBMW e altre; portavoce di De Vito e “responsabile della comunicazione politica e istituzionale del gruppo consiliare MoVimento 5Stelle ROMA” al Comune di Roma, da agosto 2003 (di almeno 10 anni in anticipo sui tempi!). 

martedì 5 marzo 2019

METRO B1; PARCHEGGI FINITI E CHIUSI


Sono due parcheggi, ciascuno da 250 posti auto: uno nel II Municipio, alla fermata Annibaliano della B1. L’altro, nel III, alla fermata Conca d’Oro: 500 posti auto che servirebbero come il pane ma che, almeno per un altro paio d’anni (abbondanti), difficilmente saranno aperti al pubblico.
Si tratta di due parcheggi di scambio di cui, nei progetti originari della metro B1 (Bologna-Jonio), era prevista la costruzione, interrotta sotto la consiliatura Alemanno.
In realtà, i due parcheggi sono sostanzialmente completi (o quasi): mancano alcuni elementi necessari all’apertura come l’impianto antincendio, le tamponature, l’illuminazione. Motivi sufficienti a non farli aprire al pubblico. 
Spiega Antonello Aurigemma, assessore ai Trasporti nella Giunta Alemanno: “La questione nasce con Veltroni. Salini aveva vinto l’appalto per la B1 fra Bologna e Conca d’Oro. Veltroni, con un’intuizione geniale e il via libera dell’Authority per la concorrenza, contratta con Salini anche la prosecuzione dell’opera fino a Jonio. A opporsi è stata l’Authority dell’Unione Europea con la quale trattammo: rimase l’affido del prolungamento ma mettemmo a gara tutte le pertinenze, quindi i due parcheggi e la gestione degli spazi commerciali. Noi lasciammo il bando pronto”. 
Che, però, la luce non l’ha mai vista. 
Abbiamo fatto una serie di sopralluoghi, a inizio febbraio, sia a Annibaliano che a Conca d’Oro - spiega il presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno - e abbiamo un cronoprogramma per consentire l’apertura al pubblico per il 2021. Noi prevediamo entro l’anno l’indizione di una conferenza di servizi, poi il progetto esecutivo e, quindi, la gara per i lavori di sistemazione delle due strutture con fondi del Comune, così che sia Atac a gestire le due aree di sosta. I lavori partiranno nella seconda metà del 2020 e dureranno nove mesi”.
A parte il lunghissimo stop ai lavori - due anni e mezzo circa della Giunta Marino più altri due anni e mezzo della Giunta Raggi - l’Amministrazione grillina ha radicalmente modificato i criteri del bando che erano stati decisi dalla Giunta Alemanno che prevedeva un affido con gara ai privati che avrebbero completato le strutture, gestito i parcheggi e anche i 2200 metri quadri commerciali di Conca d’Oro, recuperando così l’investimento fatto per finire i parcheggi. Per la Giunta Raggim, invece, sarà Atac, con fondi pubblici, a finire l’opera. 
“Io temo che questa decisione dell’attuale Amministrazione capitolina possa richiedere tempi molto più lunghi di quelli previsti da Stefàno”, spiega il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, già assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino. “Non so per quale motivo il bando Alemanno non venne portato a termine ma questa modifica è sostanziale e prevede una spesa di denaro pubblico ma tempi che, nella migliore delle ipotesi saranno quelli indicati da Stefàno. Io temo che possano essere decisamente più lunghi e di quei parcheggi c’è bisogno ora”.

venerdì 14 settembre 2018

OLIMPIADI, DIETROFRONT DELLA RAGGI


È evidente che il modello che c'era prima non può più reggere dal punto di vista economico e di quello dell'impatto sulle città. Se il Comitato (Olimpico, ndr) deciderà di cambiare modello, molte città tra cui Roma potranno decidere di ospitare un evento così importante”. 
No, non lo ha dichiarato il presidente del Coni, Malagò, ma il sindaco di Roma, Virginia Raggi
Se non è una piroetta degna del palcoscenico di un teatrino di periferia, poco ci manca. Ovviamente, ci sono le precisazioni del Sindaco: “Quello che ci sta mostrando l'andamento delle Olimpiadi è che anche altre città hanno rinunciato e altre hanno deciso di consorziarsi per riuscire a sostenere l'impegno olimpico. Ricordo che oggi noi abbiamo all'interno dei 13 miliardi di debito ancora 1 miliardo da pagare per gli espropri delle Olimpiadi del 1960”. Ora, il famoso miliardo legato ai pagamenti degli espropri delle Olimpiadi del 1960 era già stato rilevato da Alemanno nel 2008 e inserito fra i debiti della gestione commissariale decisa dal Governo Berlusconi. Preistoria. 
Molto più recente è il 21 settembre 2016: di fronte a un'affollatissima claque di plaudenti grillini entusiasti, il sindaco di Roma, Virginia Raggi e l’allora suo vice, Daniele Frongia, oggi retrocesso solo al ruolo di assessore allo Sport, deliziarono Parigi e Los Angeles con la decisione di ritirare Roma dalla corsa ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024
Dodici slide, tutte incentrate sulle Vele di Calatrava, il faraonico e incompiuto progetto della Città dello Sport voluto da Veltroni sindaco. Dodici slide ricche solo di slogan: “è da irresponsabili dire sì”, “non ipotechiamo il futuro di Roma e dell’Italia”, “basta sprechi e false promesse, no alle Olimpiadi del mattone”, “un buon affare per le lobby, solo debiti per i cittadini”
Oggi il concetto espresso dalla Raggi è quello del cambiamento del modello di gestione delle opere olimpiche e dei finanziamenti: se cambia quello, Roma può ricandidarsi. Sorvolando sul fatto che ci sono una serie di regole non scritte sull’alternanza dei continenti ospitanti (2020 Asia con Tokyo; 2024 Europa con Parigi; 2028 Nord America con Los Angeles) cosa che rende inverosimile una candidatura con potenzialità di vittoria prima dell’edizione 2036, il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) le regole le aveva già cambiate dopo le edizioni di Atene (2004) e di Pechino (2008). 
Dopo Pechino, il Cio ha stravolto i criteri di valutazione dei dossier: più sostenibilità meno opere faraoniche. 
Fu Berlino 1936, con il desiderio del cancelliere Hitler di dimostrare la rinata potenza tedesca dopo tre lustri di drammatica crisi politico-economica, ad inaugurare la stagione delle Olimpiadi spettacolo, con grandi opere, celebrate dai filmati di Leni Riefensthal. Dall’epoca fu un superarsi continuo, fino al crollo di Atene e, poi, di Pechino. 
Appunto, per evitare il ripetersi di spese insostenibili per le città, il Cio ha deciso già dal 2008 che i nuovi dossier olimpici siano meno appesantiti da interventi e richiedano investimenti minori. Inoltre il Comitato Olimpico prevede di erogare direttamente dei contributi economici a favore della città ospitante che si sommano a quelli dello Stato, agli sponsor e ai diritti tv. 

L’eventuale vittoria di Roma per l’edizione 2024 - stando a una relazione del Centro Studi economici dell'Università di Tor Vergata - avrebbe riversato sula città opere infrastrutturali, riqualificazioni e giro d’affari stimati in 4 miliardi di euro con una crescita del Prodotto interno lordo dello 0,4% e, in termini occupazionali, con la creazione di circa 177mila posti di lavoro in tutto il periodo di cantiere, di cui 48 mila direttamente collegati ai lavori preparatori dei Giochi.
Il cambiamento delle regole del Cio sulle opere da realizzare nelle città ospitanti è dimostrato dalla relazione che Sadiq Khan, il sindaco laburista di Londra, ha reso sull’edizione 2012: metro e trasporti potenziati, rilancio urbanistico di un’area prima malfamata e degradata e la bellezza di 110mila nuovi posti di lavoro, un ritmo di 22mila nuovi occupati l’anno. E ulteriori 125mila occupati di qui al 2030. Tutti dati - letti dopo 5 anni dalla chiusura dei Giochi e quindi oramai stabilizzati - superiori in alcuni casi di tre volte le stime iniziali.  
C’era un ultimo slogan in chiusura di quelle slide per il “no” alla corsa olimpica e recitava: “le nostre idee, lo sport deve essere per tutti e di tutti”. Lasciamo ai romani giudicare se, dopo due anni da quelle slide, la promessa della Raggi sia realizzata. 

giovedì 19 luglio 2018

LA FUNIVIA NON SI FA. PER ORA




Addio funivie. Almeno per questo giro il Campidoglio pentastellato cancella uno dei cavalli di battaglia della Raggi: i progetti delle due funivie - la cosiddetta “minimetro” da Jonio a Bufalotta e la funivia vera e propria da Battistini a Casalotti - escono dal novero delle opere finanziate. 
Nella delibera sull’assestamento di Bilancio che a breve approderà in Aula consiliare per il voto, infatti, si legge a pagina 32, che le due opere vengono definanziate “attesa l'impossibilità di attivare le procedure di affidamento entro il 31/12/2018”. In sintesi: inutile tenere bloccati questi soldi (158mila euro per la Jonio-Bufalotta e 300mila per la Battistini-Casalotti) visto che non si farà mai in tempo a trovare il progettista entro fine anno. In realtà dai corridoi del Campidoglio filtra una lettura diversa: questi soldi devono far parte della dote che la Raggi ha deciso di assegnare a Roma Metropolitane, la società del Campidoglio che si occupa di progettazione di infrastrutture di mobilità e che l’attuale Amministrazione prima voleva liquidare, bloccandola per un biennio, e ora ha deciso di salvare per evitare di doversi presentare in prima persona a sostenere le cause multi milionarie con i privati, tipo quella per il prolungamento della linea B da Rebibbia a Casal Monastero. Per cui, dicono dal Comune, questi soldi verranno stanziati nel nuovo testo del futuro Contratto di Servizio con Roma Metropolitane (quando avverrà).
Si registrano, poi, nuove fluttuazioni nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE). Dal 2011 i Comuni sono obbligati, a differenza del passato, a “bloccare” in questo apposito fondo, una percentuale fissa dei crediti che non vengono incassati. L’esempio più semplice sono le multe, anche se questo fondo include anche tutti i tributi dovuti ai Comuni. 
Prima i Comuni iscrivevano nel bilancio, come incassi, il 100% delle multe effettuate: in realtà, però, se ne incassavano molte di meno e così si aprivano voragini nei conti comunali. La legge, quindi, è stata modificata e, ogni anno, i Comuni devono mettere via una percentuale (sempre aumentante) su questi crediti che non vengono incassati. Per il 2018 la percentuale è il 75%, destinata a diventare il 95% nel 2020. 
Il Campidoglio, quindi, con l’assestamento di bilancio deve modificare questo fondo: 235 milioni per quest’anno, 260 per il 2019 e 266 per il 2020. Soldi che vengono vincolati a
causa dell’inefficienza delle Amministrazioni (il calcolo si fa sulla media del quinquennio, quindi comprende Alemanno, Marino e la Raggi) ad incassare multe e tributi: la soluzione sarebbe aumentare l’efficienza nell’incasso con una efficace lotta all’evasione e all’elusione. 
Vanno poi registrate minori entrate per le casse comunali: scendono di 4 milioni e mezzo gli incassi di Assicurazioni di Roma. Una cifra di poco superiore alla metà (8 milioni) di quanto Assicurazioni di Roma stima di dover pagare nel 2018 in risarcimenti da buche in più rispetto al 2017.
Altro calo, quello degli incassi derivanti dai canoni per le concessioni degli impianti sportivi comunali: quasi un milione di euro in meno rispetto a quanto previsto nel bilancio 2017. Da capire se si tratta dei primi effetti del nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, varato a febbraio di quest’anno e che ha portato intanto al contenzioso fra il Campidoglio e la Hippogroup, la società che da 72 anni gestisce l’Ippodromo delle Capannelle, il più grande impianto sportivo del Comune e, in secondo luogo, ha causato grande malcontento in tutti gli operatori del settore. 
Da registrare, fra le minori entrate, anche una consistente diminuzione dei proventi derivanti dal rilascio dei permessi per la Ztl del Centro Storico che scendono di quasi un milione e mezzo e 331 mila euro in meno dagli utili di Acea Ato 2. 

mercoledì 28 febbraio 2018

IL PIANO NEVE COMUNALE FATTO COL "COPIA E INCOLLA"


Se la città è uscita non troppo provata dalla nevicata lo deve più alla poca neve caduta e al fatto che il fenomeno si sia verificato di notte, a città ferma, e che già all’inizio della mattina fosse tutto finito con un bel sole che ha rapidamente ripulito le strade. 
Perché il Piano “speditivo” della Raggi - varato lo scorso 7 dicembre - è né più né meno che un copia e incolla dei precedenti piani redatti (a costo zero) dall’allora capo della Protezione civile comunale, Patrizia Cologgi, con qualche cambio di parola. Ma niente di più: soprattutto nessuna convenzione sottoscritta con le aziende, per cui la corsa al noleggio degli spalaneve costerà almeno 500mila euro alle casse comunali. 
Primo problema è proprio la Protezione civile capitolina: in tutti questi mesi, i grandi impegni della Raggi non hanno consentito al Campidoglio di nominare un capo della Protezione Civile che è affidata ad interim a Diego Porta, comandante dei Vigili, che, pur da ottimo funzionario, non può gestire i pizzardoni di giorno e la Protezione civile di notte. Cosa, tra l’altro, evidenziata al Sindaco in più di un’occasione. 
I piani emergenziali sono fermi tutti quanti o a quelli redatti da Marino, o da Alemanno o addirittura all’epoca di Veltroni. E il Piano Neve non fa eccezione. Del resto, basta scaricarlo dal sito internet comunale e confrontarlo con le precedenti versioni per accorgersi del copia e incolla
Il risultato è l’esercito che dovrà rimuovere il restante ghiaccio, sperando che non arrivi la seconda, annunciata, nevicata. E che il sale che nelle ultime ore è stato sparso sulle strade è proprio quello comprato da Alemanno nel 2012. Cui la Raggi, all’ultimo secondo utile, ha aggiunto altri sacchi acquistati in fretta e furia sul mercato. E, ancora: che il tanto decantato monitoraggio degli alberi è stato smontato da una decina di centimetri di neve. Non c’è strada a Roma dove non ci siano rami spezzati a terra e solo per fortuna non ci sono state conseguenze più gravi. E gli interventi dei Vigili Urbani, almeno in queste ore, si sono limitati a recintare con il nastro giallo alberi e rami caduti. E a proposito dell’impiego dei caschi bianchi: “Ancora non è stato varato il piano di reperibilità per i Vigili urbani - afferma sconsolato Gabriele Di Bella, storico dirigente sindacale della Polizia locale - e così si cercano agenti per coprire i buchi con gli straordinari. Un evento previsto è diventato un’emergenza”. Fabrizio Santori, FdI in Regione, denuncia: “abbiamo foto del deposito di via Montebruno rigorosamente chiuso con cataste di sacchi di sale inutilizzati” e Giancarlo Righini, l’altro FdI in Regione, che rilancia: “Pullman Cotral fermi nel silenzio di Zingaretti”. 
Altro tasto dolente: Atac. Sulle 1300 vetture su gomma che quotidianamente costituiscono la flotta circolante della municipalizzata del trasporto, ce ne sono circa la metà dotate di gomme termiche con un investimento non inferiore ai 2,5 milioni di euro in copertoni invernali. Eppure, nonostante questi numeri (le 700 vetture prestano servizio sulle linee principali) anche il trasporto pubblico è andato in tilt con lunghe attese alle fermate. 

venerdì 23 febbraio 2018

RISORSE PER ROMA, SPESE FOLLI E POCHI RISULTATI



In uscita Massimo Bartoli, presidente e amministratore delegato di Risorse per Roma, lo è da maggio dello scorso anno. Ma l’inerzia dell’Amministrazione Raggi nell’identificare e poi nominare un successore ancora tiene l’ex Direttore Esecutivo del Campidoglio nell’era Marino ben saldo sulla poltrona che gli assegnò proprio l’ex Sindaco Pd della città. 
Nel frattempo, però, il valore e il numero delle pratiche lavorate per il Condono edilizio (una delle incombenze base che Risorse per Roma compie per conto del Campidoglio insieme all’assistenza sull’Urbanistica, all’affrancatura del diritto di superficie e alla progettazione ingegneristica) scende clamorosamente: nel 2013, anno di pieno regime della Società dopo le ristrutturazioni avviate nella consiliatura Alemanno, era di poco più di 10 pratiche di condono esaminate (quasi 8mila accolte e oltre 2.200 respinte) per un controvalore di circa 19 milioni di euro. Nel 2015, ultimo anno della gestione Marino, le pratiche lavorate erano calate a poco più di 9mila, meno di 7mila accolte (-13%) e sempre 2.200 respinte, per un valore di 17 milioni con un meno 11% rispetto a due anni prima. Nel 2017 la situazione è ancora più drasticamente peggiorata: appena poco più di 6mila le pratiche lavorate (-34% rispetto al 2015 e -40% sul 2013) con un calo tanto di quelle accolte, quanto di quelle respinte e un controvalore che perde quasi il 20% sul 2017 e addirittura il 27% sul 2013 attestandosi poco sotto i 14 milioni di euro. 
Anche il contratto di servizio scema di valore: nel 2013 il Campidoglio pagava a Risorse per Roma 54 milioni annui ora si è scesi a 42 milioni. 
Eppure si registrano anche tante incongruenze: segretarie che percepiscono la bellezza di 6.741 euro di busta paga lorda. È il caso di I.F.T. assunta a tempo indeterminato nel 2009 come “quadro”, vale a dire con diploma e categoria retributiva “C”, con il compito di “assistenza all’Amministratore delegato”. All’epoca, la paga base era di 1400 euro e un superminimo di 2819 euro che, con contingenze, indennità e altro, portava il totale a 4918 euro lordi al mese. La busta paga di ottobre, invece, registra un superminimo quasi raddoppiato: dai 2800 euro del 2009 si è passati a ben 4018 del 2017. 
Non bastassero le segretarie con stipendi decisamente consistenti, ci sono altri elementi che imporrebbero al Campidoglio (e all’Inps) una rapida e approfondita indagine. Escludendo persone colpite da gravi malattie, si registrano altissimi tassi di assenteismo: nell’ultimo anno ci sono dipendenti che hanno accumulato addirittura 140 giorni di assenza. 
È il caso di E.P. che, però, è in buona compagnia: M.C. ne segna 120, L.P. 110, F.S. 101. L’elenco si chiude con S.C., al quattordicesimo posto, con 35 giorni di malattia accumulati nell’ultimo anno. In sostanza c’è chi sta a casa un giorno su 10 e chi arriva a rimanerci anche quasi uno su due. Non è dato di sapere se Risorse per Roma abbia mai richiesto all’Inps visite fiscali: trattandosi di una controllata pubblica RpR è comunque soggetta alle normative stabilite dalla legge Madia. Ma a differenza di altre società pubbliche, il Contratto di Lavoro prevede che Risorse per Roma paghi il 100% dello stipendio quando si è in malattia con un costo di centinaia di migliaia di euro l’anno. 
Oggi Risorse per Roma conta circa 630 dipendenti: un numero cresciuto a dismisura nell’era Alemanno quando alle circa 300 unità lavorative originarie si sommarono più o meno altrettante persone provenienti dalla società Gemma che si occupava di condoni edilizi cui seguirono poi un’ottantina di persone incaricate di effettuare la vigilanza nei Villaggi della Solidarietà (campi rom). Proprio fra questi ultimi, scesi nel frattempo a 76 persone, si registrano altissimi livelli di assenza dal lavoro. Ogni giorno, su 76 dipendenti, per malattie, ferie, permessi, assistenza a parenti invalidi ai sensi della legge 104, ne mancano 10 (dato più o meno uguale nel 2015, 2016 e 2017) con punte di 19 assenti nei mesi di agosto del 2015 e 2016 e di oltre 20 nell’agosto 2017.