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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Giovanni Caudo. Mostra tutti i post
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domenica 30 agosto 2020

ELEZIONI COMUNALI 2021, INTERVISTA A GIOVANNI CAUDO

Io ho dato la mia disponibilità a partecipare alle primarie. Che, pur essendo di coalizione, non prevedono la partecipazione dei 5Stelle con i quali, se fosse, non intendo avviare nessun mercato di posti in cambio di alleanze”.
È stato l’assessore all’Urbanistica della Giunta di Ignazio Marino, è il “papà” del progetto iniziale dello Stadio della Roma e, oggi, è il presidente del III Municipio strappato alle suppletive ai 5Stelle. 
Giovanni Caudo, almeno uno a sinistra ha il coraggio di dire che intende candidarsi. Come continuatore dell’esperienza Marino?
Quella è stata un’esperienza positiva. Punto. Con Marino continuo ad avere un rapporto di amicizia. Ma, nel caso, la mia è una candidatura diversa”.
I suoi avversari potrebbero agitare lo spettro dell’inchiesta che la vede indagato sulla vicenda delle Torri dell’Eur.
Un’inchiesta vecchia già di un quinquennio. Ho incontrato più volte il pm (Erminio Amelio, ndr) per essere interrogato e credo di aver chiarito la mia posizione. Aspetto con serenità ma, intanto, io vado avanti”.
Un quinquennio l’inchiesta, un quinquennio la Raggi. Dalla visuale privilegiata di ex assessore e presidente di Municipio ha dovuto confrontarsi col Campidoglio.
A parte il rispetto umano per Virginia Raggi, credo che questa consiliatura sia stata un’occasione persa per la città con tante aspettative andate deluse. Indecisioni su tutti i livelli, dirigenti politici spesso improvvisati e in alcuni casi non interessati alla città ma a un tweet. Il prossimo sindaco dovrà occuparsi dei 150 anni di Roma Capitale nel 2021 e del Giubileo del 2025: due appuntamenti la cui preparazione sarebbe spettata alla Raggi. E qui siamo ancora con l’Ama che non funziona e gli autobus che prendono fuoco”.
Lei sarebbe disposto ad allearsi con i grillini?
Le primarie sono di coalizione e i 5Stelle non ne fanno parte. In un ipotetico ballottaggio, poi, ci si rivolge a tutti gli elettori anche a quelli che votano pentastellato ma, se toccasse a me d’intesa con la coalizione, non ci sarebbe alcun mercato di posti. La radicalità della mia candidatura è l’unica offerta che posso fare”.
Caudo, ha citato i rifiuti e Atac. Non sono i soli problemi, ma ha in mente qualcosa per questo?
Sui rifiuti occorre “investire” su due temi, quello sociale, cioè la partecipazione consapevole dei cittadini allo sforzo di tenere pulita la città, e quello industriale. Devono andare di pari passo. Occorre pensare a qualcosa che unisca Ama, Acea e Eni, per utilizzare i rifiuti nel modo più produttivo, riducendone l’impatto negativo. Ridurre il problema agli zozzoni è una faciloneria: Ama non funziona e non per colpa degli operatori ma perché in questi cinque anni la capacità operativa è peggiorata”. 
Atac? La Raggi si “vende” il salvataggio dell’azienda.
Il salvataggio è solo burocratico ma il servizio invece è scadente, paghiamo milioni di chilometri che non vengono percorsi e alle fermate ormai ci sono gli assembramenti. Un conto è il bilancio, che va peraltro ben controllato, un conto è il servizio reso ai cittadini. Va ripensata l’architettura aziendale e la rete come fu fatto ai tempi di Tocci”.
Se a sinistra sembra regnare confusione, quale quadro vede a destra? C’è un candidato che teme di più?
Io non credo ci sia da “temere” un candidato di destra. Anzi, auspico che a destra emerga una figura autorevole e competente. Perché la qualità del governo di una città dipende in modo diretto anche dalla qualità dell’opposizione. Spero poi che non si giochi una campagna elettorale sulla pelle degli ultimi e dei disperati”.
Caudo, la sicurezza però è un tema.
Sì ma la sicurezza è una cosa, non rendersi conto che sgomberare un campo Rom o un accampamento di disperati senza nessuna alternativa significa solo crearne uno nuovo cento metri distante, spostando il problema senza risolverlo soltanto per avere uno slogan per un post o un manifesto”.

lunedì 15 giugno 2020

SQUADRISTI ROSSI CONTRO MONTANELLI


La furia iconoclasta alla fine ha colpito la statua di Indro Montanelli a Milano, imbrattata da vernice rossa e “adornata” di scritte di insulti.
Ed è arrivata rapida la rivendicazione su facebook: Rete Studenti Milano e LuMe (Laboratorio universitario Metropolitano), gli abituali collettivi collaterali e contigui alla sinistra, hanno pubblicato il video dell’azione rivendicandola come “giusta revisione critica” della storia. 
La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta e, nella mattinata di ieri, prima militanti di Fratelli d’Italia, poi i “retake” sono andati a ripulire la statua che domani sarà ripulita definitivamente dal Comune.  
E se a Milano i “Sentinelli”, pur ribadendo il valore della loro richiesta di eliminare la statua, si discostano dall’iniziativa degli studenti, il mondo politico, quasi in modo unanime, condanna il gesto.
Per il sindaco di Milano, Beppe Sala, “la statua deve rimanere lì” e per il suo assessore alla cultura, Filippo Del Corno, l’imbrattamento è stato “un atto vandalico squadrista”. A sinistra persino l’Associazione Nazionale Partigiani si schiera contro: “atto odioso” e “furia iconoclasta che vuole colpire importanti figure della storia” per Roberto Cenati, presidente provinciale ANPI di Milano. “Segnale inquietante” per Alfredo Bazoli, capogruppo PD in Commissione giustizia alla Camera, e secondo Andrea Marcucci, capogruppo PD al Senato “Ignorare la storia e riscrivere le sentenze, è il nuovo passatempo degli estremisti”. Diluvio di messaggi dal centrodestra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Riccardo De Corato, Ignazio La Russa, Renata Polverini, Antonio Tajani, Annagrazia Calabria, Mariastella Gelmini, Anna Maria Bernini usano tutti parole durissime. 
Fuori dal coro, l’assessore alla Cultura del III municipio, Christian Raimo, scrittore esponente del mondo più movimentista della sinistra, che su facebook scrive “L’Italia s’è Destà” con riferimento al nome della ragazzina sposata da Montanelli in gioventù.
Raimo non è nuovo a uscite controcorrente sulle quali, però, il presidente del Municipio, Giovanni Caudo, tace preferendo non commentare cose che non riguardano l’impegno di Raimo al Municipio.


sabato 11 aprile 2020

CORONAVIRUS, ARRIVANO I PRIMI BUONI SPESA




Inizia la distribuzione dei buoni spesa: ci sono ancora cinque giorni di tempo per presentare le domande e ottenere i buoni pasto in formato classico cartaceo oppure in quello elettronico tramite un’applicazione da scaricare sul proprio cellulare. 
Il Campidoglio al momento parla di circa 50mila domande presentate con una tendenza piuttosto stabile che dovrebbe portare il totale finale a 60mila richieste di buoni spesa. Richieste che, ovviamente, dovranno essere vagliate per evitare qualche furbetto. 
Questa mattina abbiamo iniziato la distribuzione dei primi Buoni Spesa cartacei, destinati alle famiglie che stanno vivendo maggiori difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus. Grazie allo stanziamento di 15 milioni di euro da parte del Governo, abbiamo dato una risposta concreta e veloce a chi ha perso il lavoro, non riesce ad arrivare alla fine del mese o comunque ha bisogno di acquistare beni necessari. Abbiamo trovato una società che oltre ai buoni pasto cartacei li poteva fornire anche su cellulare. Al momento infatti sono già stati attivati 2.000 buoni spesa. Oggi è in consegna il primo milione e mezzo di buoni cartacei”, afferma il sindaco di Roma, Virginia Raggi
Intanto il Gruppo Bauli ha fatto giungere in Comune 7 camion carichi di colombe pasquali: 43mila dolci tipici della Pasqua saranno consegnate agli operatori impegnati nel contrasto al Coronavirus e alle famiglie in condizioni di fragilità e verranno distribuite dalla Protezione Civile comunale, anche tramite la rete delle parrocchie, dei Municipi e delle associazioni del Volontariato cittadino. “Speriamo che questo piccolo aiuto possa aiutare a vivere, nonostante tutto, l’atmosfera di questa Pasqua così insolita”, ha detto il presidente della Bauli, Michele Bauli.
Non mancano ancora le polemiche politiche: Rachele Mussolini (civica Meloni) chiede di “rivedere subito il bando di gara per i buoni spesa: è vergognoso limitarne l’erogazione solo fino al limite dei fondi disponibili  quando è sufficiente utilizzare una parte di quelle non corrisposte per la rata di restituzione dei mutui”.
I Presidenti dei Municipi di centrosinistra - Alfonsi, I; Del Bello, II; Caudo, III, Ciaccheri, VIII - chiedono alla Raggi “di attivare un tavolo istituzionale con i Municipi. Oggi i territori sembrano lasciati soli, privi di risorse adeguate, senza un coordinamento strategico di indirizzo da parte dell’amministrazione centrale. Buoni pasto, erogazione servizi essenziali, servizi scolastici sono solo alcune tra le principali criticità”.
Risponde la Raggi: “il dialogo c'è sempre stato”.





martedì 3 marzo 2020

SUPPLETIVE/ OCCHIO CHE RITORNA IL PD



Di voti ne ha presi poco più di 20mila, meno della metà di quanti ne ottenne Paolo Gentiloni, ma per Roberto Gualtieri, ministro dell’economia e ora anche deputato, e, soprattutto per il centro sinistra, il risultato pur scarno può sembrare un biglietto per il Campidoglio
Certo, il Collegio Roma 1, dove si è votato domenica per eleggere il successore di Gentiloni approdato a Bruxelles nel governo europeo come Commissario all’Economica, è più o meno costantemente un feudo del centrosinistra. Anche quando il centrosinistra perse il Campidoglio con Alemanno e con la Raggi, il Roma 1, che coincide quasi integralmente con il I Municipio Centro Storico, è sempre stato guidato dall’area dem (comunque la si voglia chiamare). 
E, certo, con un’affluenza ridotta come quella di domenica ferma al 17 e spicci per cento finisce sempre per privilegiare il voto organizzato, caratteristica propria del mondo di sinistra.
Resta il fatto che Gualtieri in termini percentuali ha incassato quasi 2 voti sui 3 espressi.
Non è una camminata sugli allori, sia chiaro. Lo schieramento di centro sinistra in termini assoluti perde un voto su due rispetto a quelli del 2018 ma ce n’è abbastanza per far esultare il segretario dem, Nicola Zingaretti che, domenica a tarda sera, quando il risultato non era ufficiale ma ormai acquisito twitta: “Bravo Roberto. Un’altra vittoria, con un grande scarto. L'alleanza funziona, da un po' si è tornati a vincere. Grazie a tutte e tutti coloro che ci hanno creduto e che hanno combattuto in una situazione difficile. E non finisce qui!”.
È chiaro un dato: l’area di centrosinistra cancella il ricordo del notaio, di Ignazio Marino e di Mafia Capitale. Via i fantasmi del passato: il filotto di buoni risultati elettorali nella Città Eterna è troppo lungo per poter essere derubricato a incidentale. 
I due Municipi che i 5Stelle non hanno saputo tenere - III Monte Sacro e VIII Garbatella - sono caduti come frutti maturi in grembo alla coalizione di centrosinistra. Nell’VIII senza ballottaggio, ha vinto Amedeo Ciaccheri, per altro esponente di un mondo movimentista da tempo in ombra. A Montesacro si è imposto Giovanni Caudo, già assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino, uno di quei pochi di quella fallimentare esperienza di governo passato alle cronache per la serietà e l’impegno a gestire la cosa pubblica. Nel Municipio XI, altra perla governativa pentastellata franata miseramente fra ripicche e sgambetti da piccola politica, il polso della situazione sul territorio assegna ancora il vantaggio al candidato Pd, Gianluca Lanzi.
Analizzando i risultati delle politiche 2018 emerge come, con i 5Stelle nel pieno dell’exploit elettorale, nei nove collegi della Capitale, solo 4 andarono ai grillini (De Toma al Roma 4 Collatino; Fioramonti a Roma 5 Torre Angela; Mariani a Roma 6 Tuscolano; e Del Re a Roma 11 Primavalle), 4 al centrosinistra (Gentiloni a Roma 1; Madia a Roma 2 Monte Sacro; Prestipino a Roma 8 Ardeatino e Magi a Roma 10 Gianicolense) e uno al centrodestra (Anna Grazia Calabria a Roma 3 Castel Giubileo). Nello stesso giorno delle politiche, poi, si votò anche per le Regionali con Zingaretti e la sua coalizione che, in città, staccarono sia il centrodestra 771mila voti contro 651mila che i 5Stelle, terzi a 607mila voti per la Lombardi. 
La somma, quindi, di tutti questi dati finisce per indicare l’area di centrosinistra come quella che oggi si trova nella migliore posizione per cercare di scalare nuovamente il Campidoglio. Sempre che, governando con i 5Stelle a Palazzo Chigi, il Pd non perda il biglietto della lotteria.


sabato 28 settembre 2019

SI SVUOTANO LE FOSSE DEL TMB SALARIO E LA PUZZA AMMORBA I QUARTIERI


Fidene, Castel Giubleo, Villa Spada: tutti i quartieri a ridosso dell’impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb) di via Salaria sono invasi, nuovamente, da una puzza mefitica che ammorba l’aria e serra la gola. Una puzza che arriva a percepirsi, acida e persistente, fino addirittura all’intersezione fra la via Salaria e il Grande Raccordo Anulare. 
Abbiamo compiuto un sopralluogo nel pomeriggio di giovedì e, effettivamente, i miasmi sono davvero potenti e invasivi e, magicamente, si avvertono fra l’aeroporto dell’Urbe e il Raccordo.
Abbiamo sentito il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, che della chiusura del TMB Salario ha fatto una delle battaglie primarie della sua Amministrazione. 
Finalmente dopo mesi dall’incendio che ha distrutto l’impianto, Ama è riuscita a stringere un accordo con alcune discariche per poter trasferire le 5000 tonnellate di rifiuti umidi che, da quel dicembre dello scorso anno, stazionavano nelle fosse”.
Nei Tmb vengono trattati i rifiuti indifferenziati. Quando arrivano i camion dell’Ama carichi, i rifiuti vengono separati in due tipologie principali: quelli secchi e quelli umidi. Quelli secchi vengono destinati a un determinato ciclo di lavorazione che li porterà, poi, a diventare elementi combustibili. Quelli umidi, invece, devono rimanere all’interno di particolari fosse per essere stabilizzati. Ovviamente, non si tratta di fosse normali ma di strutture dotate di filtri che dovrebbero azzerare le emissioni odorifere. La stabilizzazione dura almeno 30 giorni dopo di che questi rifiuti possono essere trasferiti altrove per le successive lavorazioni. Al momento dell’incendio del 14 dicembre 2018, erano 5mila le tonnellate di rifiuti umidi che stazionavano nelle fosse. E, dall’epoca, sono rimaste lì: è stato necessario prima attendere le indagini con l’intero impianto che era sotto sequestro da parte della magistratura. Poi, una volta dissequestrato, Ama ha dovuto trovare un posto dove spedire queste 5mila tonnellate maleodoranti. 
Mesi di attesa, quindi, che da inizio di settembre e fino alla prima decade di novembre vedranno impegnati gli uomini di Ama a svuotare piano piano queste tonnellate e a portarle fuori regione. 
Già in altre occasioni, ad esempio a inizio settembre, si erano verificati casi di forti odori che avevano appestato tutti i quartieri circostanti. “Fino a che non termineranno i lavori di svuotamento delle fosse - spiega ancora Caudo - purtroppo ciclicamente ci ritroveremo con forti odori magari legati a particolari giornate ventose”. 
Ama tuttavia non ci sta a finire ancora una volta sul banco degli imputati. Abbiamo contattato l’Azienda che, dopo un pomeriggio passato ad effettuare verifiche e ad interpellare i responsabili di zona, ha risposto che a loro non risultano particolari emissioni di odori e che la frazione organica presente nelle fosse è oramai stabilizzata e, quindi, non produce più odori, anche quando avvengono le operazioni di svuotamento che, normalmente, vengono effettuate di mattina.  

mercoledì 10 luglio 2019

IGNAZIO MARINO SULLO STADIO DELLA ROMA - FACT CHECK


L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Capitale e ha rilasciato alcune dichiarazioni sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. Questo il fact check delle frasi dell'ex Primo Cittadino.   


"Spero che lo stadio della Roma si faccia ma non sono molto ottimista. Se fossi rimasto al governo di questa città in un mandato lo stadio sarebbe già stato inaugurato. Ci sono state decisioni successive che hanno creato conflittualità e problemi anche dal punto di vista della giustizia. Spero che non venga sprecata un'occasione incredibile che creerebbe almeno 5mila posti di lavoro per l'avvio del cantiere ed un indotto economico rilevante per Roma". 

Lo ha detto l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, intervenendo ai microfoni di Radio Roma Capitale.

"Noi trovammo un progetto disegnato con un grande interesse da parte degli imprenditori privati. Con l'aiuto determinante di Giovanni Caudo, professore di urbanistica a Roma Tre, noi chiedemmo al presidente della Roma di cambiare quel progetto, di investire centinaia di milioni di euro in opere pubbliche. Parliamo di metro, ponte carrabile e ponte pedonale sul Tevere, un grande parco attrezzato, il raddoppio della capacità di trasporto su ferro per portare il 60/70% degli spettatori allo stadio con mezzi pubblici. Tutto questo è stato cancellato dalla Raggi ed è stato detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini, nonostante la legge preveda il contrario. Resto stupito di come sia stato possibile cancellare una progettazione così puntigliosa. Tutto è stato abbandonato e quello che manca è proprio una visione della Capitale d'Italia. Ogni mattina viene lanciata una nuova idea e resta abbandonata dopo qualche tempo". 





FACT CHECKING

Tralasciando le considerazioni politiche che Marino dovrebbe forse girare al Pd, due appunti:

Se fossi rimasto al governo di questa città in un mandato lo stadio sarebbe già stato inaugurato”.
FALSO 
Quando Marino ha terminato l’esperienza in Campidoglio (ottobre 2015), non era ancora pronto il progetto definitivo che è stato consegnato in Comune a maggio 2016. 
Ammesso che la prima Conferenza di Servizi - quella che, ad aprile 2017, bocciò il progetto per la mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale da parte della Regione dovuta alla mancata approvazione della Variante urbanistica da parte del Comune - si fosse conclusa positivamente a marzo 2017, la posa della prima pietra non sarebbe avvenuta prima dell’autunno 2017 (probabilmente verso novembre/dicembre): bonifiche delle aree, gare europee, scavi archeologici. 
Considerando i 24/26 mesi di lavori minimi previsti dalla Roma per la costruzione della parte essenziale del progetto versione Marino (i lavori per le 3 Torri sarebbero stati scaglionati per almeno 5 anni solo in caso di vendita su carta degli immobili in costruzione), prima dell’autunno 2019 il complesso non sarebbe mai stato aperto e funzionale. 
Ovviamente, tutta questa tempistica è basata sul calcolo dei tempi minimo rispetto a potenziali problemi in Conferenza di Servizi, nella stesura della Convenzione urbanistica, nelle gare d’appalto e nelle procedure di costruzione: quindi è un calcolo teorico e estremamente ottimistico.

Parliamo di metro, ponte carrabile e ponte pedonale sul Tevere, un grande parco attrezzato, il raddoppio della capacità di trasporto su ferro per portare il 60/70% degli spettatori allo stadio con mezzi pubblici. Tutto questo è stato cancellato dalla Raggi ed è stato detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini, nonostante la legge preveda il contrario”.
FALSO
Il ponte pedonale sul Tevere è rimasto anche nella versione Raggi del progetto.
Il parco attrezzato non era previsto nella versione Marino: era previsto un contributo di 10mln circa per la sua realizzazione ma era opera che avrebbe dovuto realizzare il Comune. Nella versione Raggi il parco è stato spostato fra le opere di pubblico interesse quindi dovrà essere realizzato e a carico dei privati prima dell’apertura dello Stadio. 

Sulla questione del trasporto su ferro la cosa è più complessa. 
È falso che la versione Marino prevedesse il 60/70% degli spettatori allo Stadio con il TPL. La percentuale era solo il 50% (sta nella delibera). Nella versione Raggi la percentuale è rimasta.
Quello che è cambiato fra le due versioni è chi fa cosa e come si paga questo qualcosa.
Nella versione Marino venivano stanziati come opera di interesse pubblico con cubature a compensazione 50,45 milioni di euro per fare “prioritariamente” lo sfioccamento della Metro B da Eur Magliana a Tor di Valle (in subordine, un intervento di analogo valore sulla Roma-Lido). A questi 50,45 milioni di euro se ne aggiungevano altri 13 e spicci per la nuova stazione Tor di Valle che avrebbe unificato all’attuale coppia di binari della Roma-Lido la nuova coppia di binari della Metro B. Il proponente sarebbe stato responsabile anche della costruzione delle opere pubbliche di mobilità.
Nella versione Raggi, rimane come opera di interesse pubblico con cubature a compensazione lo stanziamento per la nuova Stazione Tor di Valle ma per un ammontare ridotto (10,3 min €) perché non si fa più lo sfioccamento della Metro B quindi non serve più la nuova coppia di binari. Ci si appoggia all’opera di ammodernamento della Roma-Lido finanziata dallo Stato e dalla Regione ritenendola sufficiente a garantire la quota del 50% di spettatori allo Stadio con il TPL. Viene però destinato l’intero ammontare del Contributo costo di costruzione di circa 45 milioni di euro (quota contanti delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce, calcolata sul volume globale del costruito e che non dà origine a cubature a compensazione) all’acquisto di treni e ad eventuali ulteriori interventi sulla Roma-Lido. 


A sinistra la "versione Marino" delle opere a compensazione, a destra, la "versione Raggi"

La Raggi non ha mai detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini. Semplicemente ha ritenuto che gli interventi già finanziati dal pubblico, autonomi e indipendenti dal progetto Stadio - Ponte dei Congressi e ristrutturazione della Roma-Lido di Ostia - fossero sufficienti a garantire la mobilità dello Stadio in occasione degli eventi. Per lei, l’interesse pubblico, quindi, era quello di ridurre la cubatura concessa al privato nella versione Marino del progetto considerata troppo onerosa dal punto di vista del consumo di suolo. 

venerdì 14 giugno 2019

L'EX CARTIERA DELLA SALARIA DIVENTA POLO CULTURALE


Fino a ieri era il buco nero di via Salaria: in sequenza, la ex sede di Sky, poi la ex cartiera, poi il TMB Ama. Tre enormi spazi vuoti e abbandonati racchiusi in poche centinaia di metri. Prima di questo buco e dopo di esso si contano svariate aziende: la Zecca e il museo della Moneta, l’aeroporto dell’Urbe, la Canon, il Salaria Sport Village, la sede della Api. Da oggi e per i prossimi tre anni, invece, almeno la ex cartiera tornerà a vivere. Si chiamerà Citylab 971 e sarà un nuovo spazio polifunzionale a disposizione della città. Il progetto - presentato ieri alla stampa dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dal presidente del III Municipio, Giovanni Caudo - è stato predisposto dalla Urban Value by Ninetyne, società specializzata in recupero e rigenerazione di edifici abbandonati. Loro sono gli artefici dei progetti di riqualificazione del Palazzo della Civiltà del Lavoro, il Colosseo Quadrato all’Eur oggi sede della Maison Fendi: delle ex caserme di via Guido Reni al Quartiere Flaminio, del Palazzo degli Esami a Trastevere e, da ultimo, dei due progetti di riqualificazione temporanea dei depositi Atac di piazza Ragusa all’Appio San Giovanni e di piazza Bainsizza, in Prati.
Con Citylab 971 - ha spiegato il sindaco Raggi - diamo avvio a un importante progetto di rigenerazione urbana che darà nuova vita all’ex Cartiera. Recuperiamo e valorizziamo un immobile da anni abbandonato e lasciato al degrado, trasformiamo una struttura ormai simbolo di incuria e riconsegniamo ai romani e alle famiglie di questa parte della città un luogo che diventerà centro pulsante di eventi e attività culturali, musicali, sportive e sociali”. 
Nell’occasione, inoltre, la Raggi ha annunciato l’invio di una lettera al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per chiedere la revoca delle autorizzazioni al TMB Ama di via Salaria, 6 mesi dopo il rogo che l’ha distrutta
Prendendo le mosse da questa lettera della Raggi, il presidente del Municipio, Caudo, parla di “luci sulla Salaria: Citylab 971 dà il via a una differente narrazione per la Salaria. L'ex Cartiera, infatti, sarà un luogo poroso con la città e con il Municipio che ha aderito al progetto e che promuoverà iniziative e userà spazi destinati ai giovani. Citylab 971 ci aiuterà ad accendere le luci sulla Salaria e per questo siamo a fianco dei proponenti nella realizzazione di un progetto di riuso ambizioso ma possibile”. 
Caudo, poi, ha alzato l’asticella: “l’attenzione dovrebbe essere posta anche a quelle fermate del treno - Fidene, Settebagni e Nuovo Salario - vicine ma prive di un collegamento diretto con la Salaria, la facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma, l’istituto Poligrafico”. 
Dentro i 20mila metri quadri, fra spazi interni ed esterni, della ex cartiera, per un triennio, verranno realizzati orti urbani, un distretto artistico, un’arena estiva e la gestione dei contenuti sarà affidata a Visionart, società specializzata in eventi culturali e attività aperte al pubblico che daranno spazio al maggior numero di attori rendendo il progetto estremamente inclusivo.

lunedì 22 aprile 2019

STADIO ALLO SCONTRO FINALE (versione estesa)











Fra gli uffici del Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio di Tor di Valle siamo giunti allo scontro finale
La Roma ha spedito la scorsa settimana il testo “ufficiale” della proposta di Convenzione Urbanistica, cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti. 
Chi l’ha visto, racconta di decine di pagine ma anche di alcuni punti sui quali l’accordo con il Comune non c’è
Questo è l’atto più importante: la Convenzione urbanistica - che dovrà essere poi obbligatoriamente votata in Consiglio comunale - contiene tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere ed, fra tutti i passaggi, l’atto amministrativo forse più importante.   
L’obiettivo, ufficialmente mai formalizzato ma perseguito da tutti gli attori (Roma, Eurnova e Campidoglio) era quello di provare a chiudere i lavori entro fine aprile per poter andare in Consiglio comunale per il voto su variante e convenzione urbanistica prima delle elezioni europee, fissate per il 26 maggio. 
Ancora oggi, matematicamente, i tempi ci sarebbero ancora ma la distanza fra le parti non sembra colmabile con poco sforzo e farà, quanto meno, slittare di un mese il closing dell’accordo, scavallando, quindi, le elezioni europee. 
Sempre se il closing si troverà: se le parti irrigidiscono le rispettive posizioni è possibile un ulteriore slittamento fino a data da destinarsi e, viste le potenziali ripercussioni politiche sul governo nazionale e su quello cittadino, delle elezioni europee, totalmente aperto a qualunque soluzione. Compresa la possibilità che il Governo possa emanare un nuovo provvedimento sugli Stadi, tema che, ciclicamente, riesce fuori.
Alla fine, se non si riuscirà a trovare la quadra con gli uffici, la decisione finale finirà per essere rimessa direttamente al sindaco, Virginia Raggi. 

(QUASI) PRONTI PER IL VOTO
E tutti gli altri atti amministrativi - tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni presentate alla Variante Urbanistica, e via dicendo - sono tutti pronti: se si chiudesse l’accordo sul testo della Convenzione urbanistica (cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti e che contiene soprattutto tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere; ndr), si potrebbe andare al voto in tempi rapidissimi, prima delle elezioni europee.
Ma l’accordo, appunto, non c’è. Almeno, non c’è ancora su 4 punti. La Roma aspetta una risposta formale dal Campidoglio che, però, non arriverà prima del 2 maggio, e, vista la successione di ponti che sguarnisce gli uffici, forse anche qualche giorno dopo. 

I 4 PUNTI IN DISACCORDO: LE TRIBUNE POSTICCE
Vediamo quali sono i 4 punti sui quali manca ancora la luce verde. Il primo riguarda le tribune posticce dell’ippodromo di Tor di Valle quelle da ricostruire, a spese della Roma, in piccola porzione rispetto all’originale per preservare l’opera del progettista, Julio Lafuente, e realizzarvi un museo dell’impiantistica sportiva
Queste tribune erano state “accantonate” in Conferenza di Servizi. Costerebbero 2,5 milioni di euro circa che, però, erano stati destinati a modificare la parte di viabilità per le emergenze: allargare le piste ciclabili e prolungare di 500 metri oltre il Raccordo l’unificazione della via del Mare/Ostiense. Erano le prescrizioni fornite dalla Città Metropolitana con l’ultimo parere, quello reso il giorno stesso della chiusura della Conferenza il 5 dicembre 2016. È il parere che toglie dagli impicci il Comune: nel precedente, Palazzo Valentini aveva chiesto una seconda via d’accesso all’area Stadio, cioè il Ponte di Traiano. La prima richiesta viene cancellata in zona Cesarini in cambio della nuova sistemazione delle strade. Sistemazione viabilistica che la Roma accetta ma come contropartite chiede la cancellazione delle tribune. Però, formalmente non esiste un atto che realmente le elimina e così, anche per la determinazione dell’ex sovraintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce, le Tribune sono tornate a essere un pomo della discordia.

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: I TRASPORTI PUBBLICI
Due dei quattro punti di distanza fra Comune e Roma sono legati ai trasporti pubblici e riguardano la ferrovia Roma-Lido di Ostia. La Roma non intende rimanere incastrata dalle possibili (e probabili) lungaggini burocratiche legate all’appalto della Regione Lazio per il rifacimento della linea, i famosi 180 milioni che, più o meno da un triennio, Zingaretti si rivende ciclicamente senza che si aprano effettivamente i cantieri. Però il Comune, anche per dare una parvenza di utilità al siparietto fatto con il Politecnico di Torino, vorrebbe “congelare” l’apertura dello Stadio alla conclusione dei lavori sulla linea argomentando che la tempistica prevista per questo rifacimento è inferiore a quella per realizzare lo Stadio e il suo contorno. Qui l’accordo è davvero difficile da trovare.
Sempre legato a questo, è il problema dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, terzo nodo di scontro fra la Roma e il Comune. Si tratta della parte cash delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce: c’è una parte di opere di urbanizzazione primaria (fogne, luce, strade e parcheggi, verde) e una in contanti che si calcola in base al volume del costruito. La stima per Tor di Valle è di 45 milioni di euro e il Consiglio Comunale, con la delibera Raggi sul pubblico interesse del 2017, li ha già destinati all’acquisto di treni per la Roma-Lido di Ostia. La Roma, vorrebbe sfruttare la legge che consente di pagare questo contributo spalmandolo per l’intera durata del permesso a costruire e, quindi, vorrebbe corrisponderli dilazionati. Un po’ per non spendere subito tutta insieme la cifra e un po’ per evitare che finiscano nella fiscalità generale del Comune e possano poi essere impiegati per altro e non essere più disponibili al momento utile, cioè al momento dell’acquisto dei treni, con il rischio di ritrovarsi invischiati in qualche nuova richiesta economica. Il Campidoglio li vuole tutti e subito per poter procedere a comprare i convogli. Possibile un accordo su un finanziamento totale immediato ma vincolato alla reale destinazione. 

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: LA VIA DEL MARE/OSTIENSE
L’ultimo punto sul quale ancora non c’è accordo è anche quello sul quale sembra meno arduo chiuderlo: la via del Mare/Ostiense unificata
Oggi abbiamo la via del Mare affiancata alla via Ostiense e da questa divisa da uno spartitraffico e ciascuna delle due strade ha una sola corsia per senso di marcia. Il risultato sono 4 corsie ma fra loro alternate: una scende verso Ostia e una sale verso Roma, un’altra scende e un’altra sale. 
Fra viale Marconi e Tor di Valle, poi, c’è un punto lungo circa 930 metri, in cui la via del Mare è separata dalla Ostiense dalla presenza di alcuni fabbricati artigianali e industriali. Il nodo è tutto qui: nel 2006 la Provincia di Roma (oggi Città Metropolitana), proprietaria delle due strade, aveva elaborato un’ipotesi di esproprio dei capannoni e unificazione delle due vie in un’unica sede
Ma quel progetto, complice la cronica carenza di finanziamenti, era rimasto un disegno su carta. Anzi, non erano neanche state aggiornate nemmeno le mappe catastali. 
In Conferenza di Servizi, invece, il Comune ha rispolverato quell’idea del 2006 e l’ha fatta propria in modo che, costruito il Ponte dei Congressi, fosse più agevole realizzare tutta la viabilità accessoria dell’intero quadrante
La Roma, invece, aveva presentato un progetto che sì, unificava le due strade da Marconi al raccordo (allargandole con complanari e svincoli vari, specie in prossimità dello Stadio) ma che quel tratto di 930 metri lo lasciava con i capannoni in mezzo, in modo non dissimile da quel che accade sul Raccordo fra Anagnina e Appia.
Lo scontro, quindi, è su questi 930 metri. 
Che hanno un costo, a detta della Roma, una ventina di milioni di euro circa e che la Roma non vorrebbe spendere in più ma che il Comune ritiene si possano prendere dai risparmi sulle gare d’appalto. 930 metri che, soprattutto, hanno un problema: gli espropri. La Roma non vuole trovarsi bloccata negli iter infernali e lunghissimi sugli espropri. 
L’accordo fra le parti ancora non c’è ma è potenzialmente il più vicino da raggiungere: i progetti saranno modificati solo dopo l’adeguamento delle carte da parte di Città Metropolitana e il completamento delle procedure di esproprio da parte del Comune. 

VALORE DEGLI IMMOBILI
Uno degli elementi di maggiore perplessità nella delibera Raggi del 2017 era dato dal valore di 805,5 euro a metro quadro che, semplificando, è il guadagno netto per gli imprenditori al momento della vendita dei negozi e degli uffici, depurato già dei costi per la costruzione. Il valore in questione era stato calcolato nel 2014, con la versione Marino/Caudo del progetto. E nel 2017 aveva destato le perplessità tanto dello stesso Caudo quanto, poi, anche dei critici dell’intera opera: Cristina Grancio e Stefano Fassina l’hanno inserita come uno dei punti di forte critica alla base della loro proposta di delibera di annullamento dell’intero iter. 
Nei vari compiti affidati dal sindaco Raggi agli uffici all’interno della due diligence post arresto di Parnasi rientra anche il controllo su tutti gli oneri del progetto. La domanda è legittima: come fa un valore del 2014, stimato per giunta sulla realizzazione di grattaceli, a rimanere invariato nel 2017 e con la costruzione di palazzine invece che di tre torri?
L’analisi ancora non è completata ma le prime risultanze indicano che la Roma ci sta andando a perdere: il valore a metro quadro degli immobili, in realtà, è sceso sensibilmente. E il risultato è che oggi invece di 805,5 euro a metro quadro, la Roma potrebbe, sempre semplificando, incassarne più o meno 700. Il che, per altro, richiederebbe la concessione di maggiore cubatura in compensazione!

martedì 5 marzo 2019

METRO B1; PARCHEGGI FINITI E CHIUSI


Sono due parcheggi, ciascuno da 250 posti auto: uno nel II Municipio, alla fermata Annibaliano della B1. L’altro, nel III, alla fermata Conca d’Oro: 500 posti auto che servirebbero come il pane ma che, almeno per un altro paio d’anni (abbondanti), difficilmente saranno aperti al pubblico.
Si tratta di due parcheggi di scambio di cui, nei progetti originari della metro B1 (Bologna-Jonio), era prevista la costruzione, interrotta sotto la consiliatura Alemanno.
In realtà, i due parcheggi sono sostanzialmente completi (o quasi): mancano alcuni elementi necessari all’apertura come l’impianto antincendio, le tamponature, l’illuminazione. Motivi sufficienti a non farli aprire al pubblico. 
Spiega Antonello Aurigemma, assessore ai Trasporti nella Giunta Alemanno: “La questione nasce con Veltroni. Salini aveva vinto l’appalto per la B1 fra Bologna e Conca d’Oro. Veltroni, con un’intuizione geniale e il via libera dell’Authority per la concorrenza, contratta con Salini anche la prosecuzione dell’opera fino a Jonio. A opporsi è stata l’Authority dell’Unione Europea con la quale trattammo: rimase l’affido del prolungamento ma mettemmo a gara tutte le pertinenze, quindi i due parcheggi e la gestione degli spazi commerciali. Noi lasciammo il bando pronto”. 
Che, però, la luce non l’ha mai vista. 
Abbiamo fatto una serie di sopralluoghi, a inizio febbraio, sia a Annibaliano che a Conca d’Oro - spiega il presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno - e abbiamo un cronoprogramma per consentire l’apertura al pubblico per il 2021. Noi prevediamo entro l’anno l’indizione di una conferenza di servizi, poi il progetto esecutivo e, quindi, la gara per i lavori di sistemazione delle due strutture con fondi del Comune, così che sia Atac a gestire le due aree di sosta. I lavori partiranno nella seconda metà del 2020 e dureranno nove mesi”.
A parte il lunghissimo stop ai lavori - due anni e mezzo circa della Giunta Marino più altri due anni e mezzo della Giunta Raggi - l’Amministrazione grillina ha radicalmente modificato i criteri del bando che erano stati decisi dalla Giunta Alemanno che prevedeva un affido con gara ai privati che avrebbero completato le strutture, gestito i parcheggi e anche i 2200 metri quadri commerciali di Conca d’Oro, recuperando così l’investimento fatto per finire i parcheggi. Per la Giunta Raggim, invece, sarà Atac, con fondi pubblici, a finire l’opera. 
“Io temo che questa decisione dell’attuale Amministrazione capitolina possa richiedere tempi molto più lunghi di quelli previsti da Stefàno”, spiega il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, già assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino. “Non so per quale motivo il bando Alemanno non venne portato a termine ma questa modifica è sostanziale e prevede una spesa di denaro pubblico ma tempi che, nella migliore delle ipotesi saranno quelli indicati da Stefàno. Io temo che possano essere decisamente più lunghi e di quei parcheggi c’è bisogno ora”.

martedì 15 gennaio 2019

AL SALARIO INIZIA LA RIMOZIONE DEI RIFIUTI


I cassonetti dell’immondizia, dopo lo sforzo di pulizia dei primissimi giorni dopo la Befana, tornano a riempirsi più o meno ovunque in città. Il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, lancia l’ennesimo allarme per la situazione del TMB Salaria andato a fuoco alcune settimane fa. I sindaci dei Comuni della provincia romana sono sul piede di guerra. Insomma, i rifiuti continuano a rimanere il tema caldo della Giunta Raggi con voci insistenti di una Pinuccia Montanari, l’assessore all’Ambiente, non esattamente in una botte di ferro. Andiamo per ordine.

TMB SALARIO
Apre le danze Caudo che, a Radio Cusano Campus, (ri)lancia l’ennesimo allarme: “Le immagini (girate dai sindacati, ndr) certificano tutte le nostre preoccupazioni, a questo punto sono preoccupazioni che hanno preso la forma di una discarica a cielo aperto. Le immagini del piazzale intorno all’ex impianto completamente circondato dall’immondizia sono esplicite, un abbandono che non può essere tollerato. Si vedono rifiuti abbandonati, ammucchiati, bagnati perché dovevano essere spenti, carbonizzati. Nel sito c’è stato un incendio ed è seriamente compromesso. Occorre programmare una messa in sicurezza ma nessuno se ne sta occupando”. Per Caudo, non bastano i comunicati stampa della Raggi “servono atti che si portano in Giunta, atti di indirizzo, cose firmate e siglate. Di tutto questo non c’è stato nulla. Siamo passati da una situazione in cui l’impianto era controllato a una discarica a cielo aperto dove ci sono migliaia di tonnellate di rifiuti che marciscono e puzzano”. 

COMMISSIONE TRASPARENZA
Oggi, è stata convocata una seduta della Commissione Trasparenza del Consiglio comunale nella sede del III Municipio. Il presidente della Commissione, Marco Palumbo, che ha invitato gli assessori competenti, spiega: “La situazione ha raggiunto livelli di reale pericolosità dal punto di vista igienico sanitario. Finora nessuna risposta chiara è stata fornita dal Campidoglio. È arrivato il momento che la Giunta Raggi si assuma le sue responsabilità. Speriamo che in Commissione gli assessori competenti vogliano partecipare”.

AMA
E, finalmente, si muove anche Ama che annuncia come sia iniziata da “alcuni giorni l’operazione di rimozione e avvio a corretto trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati collocati, per ragioni di sicurezza, nell’area esterna dell’impianto TMB Salario. Le operazioni di rimozione dei rifiuti si completeranno presumibilmente entro la fine di questa settimana”. Non sono le operazioni di rimozione di tutti i rifiuti presenti in situ: “Per la rimozione delle altre frazioni di rifiuto (FOS, scarti, ecc.) presenti all’interno dell’impianto, Ama è in attesa della conclusione e valutazione delle specifiche analisi”, si legge nella nota dell’azienda.

IL NUOVO PROGETTO
"Prato verde, biblioteca, asilo nido, una sala per gli incontri pubblici a disposizione dei cittadini, un edificio all'avanguardia dal punto di vista ambientale. È il nuovo centro direzionale di Ama, che realizzeremo al posto del vecchio Tmb Salario". Così in un post su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

SINDACI IN RIVOLTA
Non accenna a placarsi la rivolta dei sindaci dei comuni metropolitani che oggi pomeriggio incontrerà la Raggi cui consegnerà una lettera indirizzata al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e al ministro dell’ambiente, Sergio Costa, con la quale si chiede di “redigere un piano rifiuti che scongiuri la presenza di discariche e altri impianti nei comuni limitrofi della Capitale”. All’incontro è prevista la presenza dei sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, promotore dell’iniziativa; di Fiumicino, Esterino Montino; di Latina, Damiano Coletta; e i consiglieri municipali Andrea Bozzi (X Municipio) e Dario Nanni (VI municipio).

TORNANO I RIFIUTI IN STRADA
Dopo tre o quattro giorni di tregua, i social stanno rapidamente tornando a popolarsi di cinguettii e post che testimoniano come lo sforzo di Ama per ripulire dignitosamente le strade dai rifiuti appaia in via di esaurimento. L’esempio migliore viene da largo Sperlonga, zona Cassia, dove, nei giorni scorsi era stato girato lo sketch con Maria Amelia Monti e Angela Finocchiaro. Ripulita l’area il giorno dopo i video, ora è tornata nuovamente una piccola Malagrotta domestica.