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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 16 settembre 2020

RIENTRO A SCUOLA, TRASPORTO PUBBLICO SNOBBATO


Un rientro a scuola, tutto sommato, tranquillo sul fronte trasporto pubblico. Il temuto “assalto alla diligenza” alla fine non c’è stato: la gente, genitori e bambini e studenti più grandi, alla fine ha scelto il mezzo privato in luogo di bus e metro.
Lo testimonia la nota diffusa all’ora di pranzo da Atac: sulla metro A la media è stata di 400 viaggiatori per treno contro una capienza di 1200 persone; sulla B, se ne sono registrare 600 (sempre con una capienza di 1200 persone a convoglio). E no in dissimile il servizio di superficie: abbiamo girato la città e solo in caso di particolari ritardi fra una vettura e l’altra capitava di vedere assembramenti. Ad esempio, alle 8.44, alla fermata 70831 di via Prenestina a largo Preneste, il tram 9006 in servizio sulla linea 5 era pieno. Due minuti dopo, è transitato un 14 vuoto e dietro un 19 ancora vuoto. Stesse scene per il 360, l’87 e il 77 in transito a via Magna Grecia o un 671 sua via Appia Nuova. 
Non è andato, però, tutto esattamente liscio come l’olio: Furio Camillo e Ponte Lungo, due fermate consecutive sulla linea A all’altezza dei Licei Augusto e Bertrand Russell sull’Appia Nuova, sono rimaste chiuse da inizio servizio, 5.30 della mattina, fino alle 8.30 Furio Camillo e, addirittura, ore 11.15, Ponte Lungo, con i soliti (e ignoti) “guasti tecnici” che da mesi si ripetono con allarmante frequenza nel silenzio tanto dell’Azienda quanto del Campidoglio.
Qualche disservizio si è registrato anche per le linee 990L, 188 e 906 dove un “guasto ai veicoli” ha sospeso il servizio per i viaggiatori nel complesso fra le 11.45 e le 18.15.
Tuttavia, a parte questi disservizi oramai quasi d’abitudine in città, “le rilevazioni effettuate da Atac da inizio servizio a metà mattinata confermano che l'attività si è svolta regolarmente sia in superficie che in metropolitana, non riscontrando criticità. In superficie sono state realizzate tutte le corse previste lungo le linee scolastiche. Situazione sotto controllo anche in metropolitana. Fra le 7 e le 9 del mattino il numero di viaggiatori si è mantenuto ampiamente al di sotto del limite dell'80% - pari a 960 viaggiatori per treno - previsto dalle normative. Il numero delle validazioni registrate, nell'orario considerato, è stato di 55.862, in lieve aumento rispetto alle 51.522 validazioni registrate il 10 settembre scorso, quando è stato raggiunto il picco di validazioni degli ultimi mesi, con un incremento percentuale di circa l'8%”.

martedì 8 settembre 2020

AUTOBUS E METRO. È GIÀ CAOS



Ancora sei giorni: tanti ne mancano alla riapertura delle scuole, il prossimo lunedì 14 settembre. E Atac è già in sofferenza: il servizio bus inizia a manifestare problemi di sovraffollamento già ora, le metropolitane hanno i cronici problemi di accessibilità, i trenini da Ostia e da Viterbo saltano corse (Atac le chiama “rimodulazioni”) e quello sulla Casilina è già al quarto deragliamento in otto mesi.
Andiamo per ordine: lunedì si riparte con le scuole. In mezzo all’incertezza sui protocolli, all’arrivo dei banchi a rotelle, rimane aperto il problema del trasporto pubblico. Già oggi i social sono invasi di immagini di vagoni delle metro pieni e di bus stracolmi, di rispettare il metro di distanza non se ne parla proprio e, frequentemente, capitano sotto gli occhi foto o video con i posti a sedere nelle vetture tutti al completo. 
Il problema rischia di diventare ancor più esplosivo con il rientro a scuola degli studenti: una concentrazione di centinaia di ragazzi che andrà a sommarsi all’utenza ordinaria.
Il problema porta subito alla querelle politica: “Mentre la Regione Lazio pubblica un bando per l'affidamento di servizi di trasporto pubblico integrativi ai servizi di linea per dal 14 settembre, nell'ottica di rafforzare il Tpl in coincidenza della riapertura delle scuole, il Comune di Roma cosa fa? Praticamente nulla”, scrive il consigliere comunale Marco Palumbo (Pd) che aggiunge: “Finora la cronaca quotidiana ci offre la fotografia di bus sovraffollati, in barba alle prescrizioni sul mantenimento della distanza di un metro tra passeggeri, e corse insufficienti a soddisfare la domanda di trasporto pubblico che è destinata a subire un notevole incremento a partire da lunedì prossimo, con l'avvio delle scuole. A fronte di promesse di una riorganizzazione del servizio complessiva e di un ampliamento della flotta, la Giunta Raggi tanto per cambiare si fa trovare impreparata alla ripartenza. Difficile pensare che in una settimana si riesca a compiere il miracolo”.
Insieme alle carenze del trasporto di superficie, continuano a registrarsi i problemi cronici di accesso alle stazioni metro per disabili e persone a ridotta mobilità. Da giorni sul sito istituzionale di Atac è scomparsa la percentuale di efficienza degli “impianti di traslazione” (scale mobili, montascale e ascensori) e in compenso si moltiplicano gli avvisi di impianti fermi: solo ieri, per la linea A, tutti gli impianti fermi a Colli Albani, Arco di Travertino, Porta Furba, Numidio Quadrato, Lucio Sestio, Giulio Agricola, con Battistini in chiusura “per motivi tecnici” a mezzanotte. Per la B, disservizi vari a Termini, Tiburtina, Piramide (le tre fermate principali della linea) Eur Magliana, Colosseo, Monti Tiburtini, Santa Maria del Soccorso e Cavour. Con i funzionari Atac che spiegano: problemi dovuti a turni di personale scoperti e in mancanza degli operatori di stazione, per legge si devono spegnere gli impianti. 

giovedì 6 agosto 2020

METRO A SINGHIOZZO: PERSI 17 GIORNI DA INIZIO ANNO




Prosegue inarrestabile il servizio a singhiozzo che Atac fornisce all’utenza: l’Azienda sarà anche salva, per parafrasare la propaganda grillina, ma in strada i mezzi non passano.
Ieri mattina, per il secondo giorno consecutivo, è rimasta chiusa la ferrovia Roma-Lido di Ostia fra Piramide e Acilia. Il motivo, in questo caso, è il rogo nell’area di Tor di Valle ma le scene sulle vetture sostitutive, al netto del mancato rispetto delle misure anti Covid, sono da paese del Quarto mondo.
La mattinata si era aperta con la chiusura in uscita della stazione Vittorio Emanuele della linea A della metro. E capita che Atac si perda i bus: alle 11.47 l’Azienda non era in grado di fornire i tempi di arrivo del 77 in direzione Piramide. In questi giorni, poi, il servizio di superficie viene svolto con una media della metà dei bus che erano disponibili prima della quarantena e, nonostante questo, capita ancora che Atac non riesca a garantire che sulle linee certificate come idonee per il trasporto disabili non vi siano bus con ostacoli: è successo ancora ieri, sulla linea 90, dove a mezzogiorno e mezzo girava la vettura 5271 non accessibile ai portatori di handicap.
Nei giorni scorsi, poi, si sono registrati guasti alla Metro B e alla C: due volte ciascuna il 2 agosto con rallentamenti e circolazione interrotta.
Fra circolazione interrotta, stazioni chiuse, rallentamenti da inizio anno Atac ha fatto perdere ai romani (almeno) 17 giorni, cioè un abbondante 8% del servizio che l’Azienda avrebbe dovuto fornire.
I dati provengono dall’account twitter ufficiale di Atac, @infoatac, che di norma avvisa con i cinguettii quando una linea si ferma o rallenta o chiude.
L’analisi nel dettaglio dimostra come la più tartassata sia la linea A: da inizio gennaio a fine luglio, sono stati persi 5 giorni e 23 ore in chiusure, e 2 giorni e 1 ora in rallentamenti. A volte si tratta di cose di pochi minuti ma altre volte sono stazioni che chiudono per ore o interruzioni lunghe delle linee per soccorrere passeggeri, guasti tecnici (tipologia di motivazione abusatissima da Atac senza che mai si sappia quale guasto fosse), scioperi, intervento delle forze dell’ordine. 
A seguire come linea tartassata c’è la C, che, per inciso, è la linea più nuova fra le tre e con i treni a guida automatica. Nei primi sette mesi del 2020 in totale si sono persi più di otto giorni di servizio: 4 con blocchi e sospensioni della circolazione e 4 con i rallentamenti. 
Paradossalmente, quindi, la migliore per prestazioni risulta la linea più vecchia di Roma, la B: qui si è perso un totale di un giorno e pochi minuti in termini di chiusure e nemmeno uno completo come rallentamenti che si verificano sì di frequente ma sono spesso di pochi minuti di durata. I bilanci staranno anche a posto, come sostengono i grillini, ma la gente non si sposta sopra i libri contabili.   

martedì 28 luglio 2020

STOP ALLA METRO UN GIORNO SU SEI



Giornata di passione infernale per le metropolitane capitoline: prima, intorno alle nove di mattina, si blocca la stazione Termini della B con forti rallentamenti dell’intera linea, poi si replica, intorno alle tre del pomeriggio, ma sulla C.
Nel giorno in cui la Raggi annuncia la conclusione dei carotaggi per la stazione Venezia, Atac regala ai romani una delle sue migliori performance sulle sotterranee. 
Partiamo dalla linea B: alle 9.24 Atac twitta su Termini: “causa guasto tecnico circolazione rallentata sull’intera linea”. Rallentamenti che proseguono fino a quasi le 11 di mattina quando finalmente l’Azienda annuncia il ripristino della regolare circolazione.  
Stessa criptica causa: il guasto tecnico - a richiesta Atac non ha saputo né voluto specificare di quale guasto si è trattato - si ripresenta intorno alle tre del pomeriggio sulla linea C. Stavolta però niente “semplici” rallentamenti. La terza linea metro di Roma si ferma del tutto in entrambi i sensi di marcia. Lo stop totale dura tre quarti d’ora. Verso le 15.45 Atac cinguetta la riattivazione del servizio nelle tratte fra San Giovanni e Mirti e fra Giardinetti e Pantano. Ma, per ancora un’altra ora e mezza, servono le famigerate navette sostitutive per la tratta centrale fra Giardinetti e San Giovanni. Solo alle sei del pomeriggio la circolazione è ripresa sull’intera linea anche se, ancora per un po’, si sono registrati ritardi e disagi per gli utenti.
Utilizzando l’account ufficiale dell’azienda, @infoatac, viene fuori un quadro desolante: almeno una volta a settimana si verifica qualche problema sulle linee metro.
Limitando l’analisi alla sola linea A, da inizio anno si sono registrare ben 32 chiusure di stazioni - una ogni sei giorni e spicci - e, fra quelle totali e quelle parziali, ben 14 sospensioni della linea. Ovviamente, in molti casi si tratta di chiusure e sospensioni che durano solo alcuni minuti che, però, specie nell’ora di punta, possono rappresentare un enorme problema per l’utenza: non solo lì per lì i convogli non passano o saltano una fermata ma quando il servizio torna regolare si sono accumulate code infinite. 
La dizione “guasto tecnico” tanto cara ad Atac che non fornisce mai spiegazioni esaurienti alla faccia della trasparenza, è stata utilizzata quattro volte per chiusura totale della linea, cinque per la chiusura solo di alcune tratte (Battistini-Ottaviano, Battistini-Termini, Anagnina-Cinecittà) e ben 10 volte per giustificare la chiusura di una stazione.
C’è la top ten delle stazioni chiuse: vince la medaglia di peggior stazione della linea A la fermata Furio Camillo che ha subito sette chiusure nel 2020 (9 nel 2019 e 18 nel 2017). Argento per Re Di Roma che in questo anno è rimasta chiusa sei volte. Terza sul podio, Repubblica che, dopo la lunghissima chiusura dovuta alle scale mobili rotte, in quest’anno è già stata chiusa 5 volte. Ultima testimonianza della solerte trasparenza di Atac: venti volte l’azienda ha chiuso stazioni metro nel 2020 con la generica motivazione di “guasto agli impianti di stazione”. 


martedì 25 febbraio 2020

CANTIERI E SCIOPERO. CHE CAOS


Metro ferme o a singhiozzo, linee di superficie con altissima percentuale di adesione allo sciopero, lavori, incidenti, traffico: agitare bene e ecco servito l’ennesimo giorno di passione per i romani e i turisti. 
Seguendo gli account twitter di Atac e di Roma Mobilità sembra di leggere una specie di bollettino di guerra. Traffico intenso praticamente ovunque, incidenti e il blocco dei trasporti hanno di fatto semi paralizzato la città.
Lo sciopero del trasporto pubblico locale è stato indetto da Fast Confsal e ha riguardato tutta la rete di superficie - quindi,  bus, filobus, tram, e bus elettrici - quella delle metropolitane e le ferrovie urbane, Roma-Lido, Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo. 
All’astensione dal lavoro, ha aderito anche il sindacato Usb di Roma Tpl, la società privata che ha in gestione, per conto del Campidoglio che ha continua a prorogare l’appalto, un centinaio di linee bus in periferia.
E i sindacati gongolano: «Altissima l’adesione allo sciopero di oggi indetto da Usb nelle aziende private che effettuano servizio di trasporto pubblico locale a Roma. Oltre il 90 per cento delle adesioni, a testimonianza di quanto i lavoratori soffrano le problematiche che vivono tutti i giorni sulla loro pelle, come il mancato pagamento degli stipendi; problemi che ricadono anche sulla cittadinanza, con circa 60 corse al giorno che saltano e fanno venire a mancare l'unica possibile mobilità nella la città». 
Il sito del Campidoglio e il servizio informazioni del Campidoglio ancora nella mattinata di ieri non erano in grado di comunicare se i varchi ZTL - abitualmente disattivati in concomitanza di uno sciopero del trasporto pubblico - fossero attivi o meno. Numerose le segnalazioni di utenti che, dopo non aver trovato notizie sul sito, si sono rivolti, senza successo, allo 060606.

Il risultato dell’astensione dal lavoro è sintetizzato da alcuni tweet di Roma Mobilità: «Sciopero: metro A attiva con riduzioni di corse; Metro B-B1 8.30 partite ultime corse dai capolinea, poi chiusura; Metro C alle 8.30 partite ultime corse dai capolinea, poi chiusura. Termini-Centocelle attiva con riduzioni di corse. Ferrovia Roma-Lido ultime partenze da Porta San Paolo ore 9.30 e da Colombo ore 10.15, poi chiusura. Ferrovia Roma-Nord, treni cancellati tratta urbana: 700 (Flaminio 13.40-Montebello 14);  treni cancellati intera tratta: 303 (Catalano 9.40 - Montebello 11.08), 304 (Montebello 12.20 - Catalano 13.46) e 702 (Flaminio 14.20 - Catalano 16.09)». 
Per il servizio di superficie, a Termini le attese hanno superato i 20 minuti e, considerando che si parla generalmente di autobus ai capilinea, è un tempo infinito. E, non a caso, l’account twitter aziendale, @infoatac, invitava gli utenti in attesa alle fermate a utilizzare l’app oppure a chiedere informazioni sui tempi di attesa.
Non bastasse quindi il caos, la ZTL a sorpresa (i varchi sono rimasti attivi), ci si sono messi anche i limiti di velocità sulla via del Mare, dal chilometro 16,700 e fino allo svincolo con Acilia, tratti interessati da sondaggi geologici per verificare lo stato del manto stradale e che comportano anche un senso unico alternato. Limiti e senso unico rimarranno in vigore almeno al 14 marzo.
Da ultimo, a completare il quadro, ci sono i cantieri su via Aurelia per il rifacimento del manto stradale, in direzione centro, dal km 9,7 al km 7,9 che rimarrà chiuso al traffico fino al 15 marzo. Deviati alcuni bus. È ancora chiusa la canna nord della Galleria Giovanni XXIII per lavori. Infine, a causa delle buche, è ancora chiusa via del Foro Italico all’altezza dello svincolo per viale della Moschea.

mercoledì 5 febbraio 2020

SCIOPERO BIANCO. FERMA LA TERMINI-CENTOCELLE



Ennesima giornata di passione per gli utenti del trasporto pubblico: alle 5.30 della mattina la ferrovia Termini-Giardinetti, il “trenino giallo”, rimane ferma
Su 48 macchinisti - farà sapere con serafica calma Atac a mezzogiorno - 5 erano di riposo, 6 in servizio e 37 hanno spedito una serie di giustificativi dell’assenza: chi, in 3, è andato a donare il sangue (guadagnando per legge il diritto a un giorno di riposo), chi, in 6, per assistere i figli malati; in 15 con l’assistenza a parenti disabili (legge 104) e 13 con certificato medico. Non ha girato neanche un treno fino alle 18.40 quando sono ripresi i collegamenti da Centocelle (alle 19.10 da Termini) ma con frequenze da terzo mondo, un treno ogni 20 minuti. Il potenziamento della linea bus 105 si è concretizzato in 8 vetture in totale nelle ore di punta e in 4 in quelle "di morbida". Un ennesimo inedito nella Roma a 5Stelle. Con l’abituale flemma, Atac "ha immediatamente attivato tutti i controlli previsti nei confronti del personale di macchina e, nello scusarsi con i passeggeri per il disservizio, assicura che farà tutto quanto è consentito dall'ordinamento per sanzionare eventuali comportamenti che dovessero risultare non coerenti con quanto previsto da leggi e regolamenti”. Intanto, però, insieme al trenino fermo, anche mezza rete tram va in tilt: 3, 8 e 14 subiscono sospensioni e bus navette.
Alla base di quello che pare essere a tutti gli effetti una protesta sindacale c’è un problema molto sentito dai lavoratori, quello della trasformazione della Termini-Giardinetti da ferrovia in tram. In sintesi, sul “trenino giallo” lavorano macchinisti come sulle metro, con abilitazioni specifiche e contratto ferrovieri. Per guidare un tram, altro contratto e diverse abilitazioni. Nei progetti del Campidoglio c’è l’acquisizione della linea (oggi di proprietà della Regione) con la sua trasformazione in linea tranviaria, nuovi capilinea a Termini/Giolitti e a Tor Vergata, nuove vetture tram con livrea gialla e 9 fermate nuove di zecca. Il che, però, per i conducenti del trenino giallo significa una dequalificazione e una perdita di soldi in busta paga visto che i posti da macchinista ci sono solo sulle metropolitane e sono tutti pieni. 
Solito circo di polemiche: l’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese, coccola un po’ i macchinisti “non può essere soltanto una responsabilità dei lavoratori” e Salvini attacca la Raggi “fallimento del sindaco più incapace della storia della Capitale”.


martedì 12 novembre 2019

TUTTI FERMI. CITTÀ SOTT'ACQUA



Caos, delirio, inferno: la giornata vissuta ieri da Roma e dai romani è stata fra le peggiori degli ultimi anni. Metro a singhiozzo, stazioni che aprono e chiudono, tram bloccati, traffico impazzito, allagamenti: mancavano il Tevere di sangue e le cavallette per completare le piaghe bibliche
Partiamo dal trasporto pubblico: per l’ennesima volta, Atac lascia a piedi la gente sulla Roma-Lido. Da giorni continua l’ondata di disservizi sulla linea con treni che si rompono e lasciano la gente a piedi, affollando oltre l’inverosimile le banchine. Atac scarica la colpa sulla Regione dicendo che i treni sono vecchi e si rompono e deve essere la Regione a occuparsene. La risposta della Regione è la chiusura dei protocolli che buttano fuori Atac dalla Roma-Lido: dal 1 gennaio alla manutenzione dell’infrastruttura subentrerà Astral (si occupa delle strade) che, per 6 mesi sarà in affiancamento ad Atac. E dal 1 gennaio 2021 sarà Cotral a gestire il servizio. Mentre nel 2020 dovrebbero partire i lavori sulla linea (quelli dei 180 milioni di euro) per garantire in 12-18 mesi che i nuovi treni in arrivo (per il 2022) possano girare in sicurezza. 
In pratica, almeno per il nuovo corso della Roma-Lido, la Regione replicherà lo schema delle Ferrovie dello Stato: Rete Ferroviaria si occupa dei binari, stazioni, scale mobili, cioè le infrastrutture, e Trenitalia del servizio. Per la Regione, sarà Astral sulle infrastrutture e Cotral per il servizio. E tanti saluti ad Atac e alle sue inefficienze: a partire dal subentro anche nelle gare d’appalto sulle stazioni Flaminio, Tor di Valle e Acilia Sud i cui lavori ripartiranno, quindi, a breve.
Passando ai disservizi targati Atac il delirio si è consumato sulla linea A: alle 10 circa salta la stazione di Furio Camillo, funzionante solo in uscita. Due ore dopo, salta (per la quarta volta in una settimana) Manzoni: chiusa. Però riapre Furio Camillo. Alle 3 del pomeriggio, dite addio pure a San Giovanni metro A, funzionante solo in uscita per una ventina di minuti. Con il colmo del divertimento nel tweet di @infoatac (l’account aziendale, ndr): “chiusura parziale stazione San Giovanni metro A: utilizzabile vicina stazione Re di Roma. Per interscambio metro C->metro A scendere a Lodi o San Giovanni e utilizzare stazione Re di Roma metro A”. Quindi, sotto il diluvio di Noè, Atac gentilmente offre a romani e turisti lo spettacolo di farsi a piedi oltre 500 metri da San Giovanni e oltre 700 da Lodi.  Come ai bei tempi delle chiusure a sorpresa Barberini e Spagna la metro è una scommessa. 
Capitolo allagamenti: forse incolumi solo le sommità dei Sette Colli. Per il resto, città sott’acqua. Tanto che il Campidoglio si sente in dovere di precisare che “per sbloccare le caditoie i tecnici stanno utilizzando anche il canal jet, un dispositivo che permette di eliminare le foglie presenti sulla strada. Prevista la rimozione dei rifiuti, garantita da Ama, che stazionando in superficie non consentono un regolare deflusso dell’acqua”. E il mantra del giorno dopo: “Negli ultimi tre mesi sono stati effettuati più di 2.000 interventi in tutta la città. Inoltre è stato stanziato un milione di euro per ulteriori interventi di manutenzione straordinaria delle caditoie, per affrontare e risolvere le criticità presenti sul territorio”.
Nel frattempo, allagamento e incidente nella Tangenziale Est con l’intero quadrante Tiburtino/Prenestino/piazza Bologna letteralmente esploso. Ripercussioni chilometriche sulla Roma-L’Aquila, Palmiro Togliatti, via Filippo Fiorentini, viale della Serenissima, San Giovanni, via La Spezia. Lunghe code in zona Ostia sulla Colombo. Sulla Salaria, Cesano, Braccianese, Laurentina code infinite causa allagamenti. 
Poi, ovviamente, gli incidenti, anche generati dalle pessime condizioni atmosferiche: Galleria Giovanni XXIII, via Fani, via di Decima e Pontina, via Anastasio II, via Nomentana, Casilina. L’elenco delle strade nel caos è lunghissimo. E la rete non perdona: continua a riprendere i tweet del sindaco, Virginia Raggi, utilizzandoli come una clava contro l’Amministrazione grillina. Le macchinette mangiaplastica, a fronte della metro chiusa; la rimozione di un paio di tronchi, a petto delle strade allagate, le piste ciclabili in opposizione ai bus fermi. E il diluvio continua: altre 12-28 ore previste con allerta meteo gialla. 


giovedì 31 ottobre 2019

E LA RAGGI RIPRESENTA I BUS TURCHI


A servire l’area del Prenestino arriveranno 15 vetture che il sindaco di Roma, Virginia Raggi - insieme all’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese, e al presidente di Atac, Paolo Simioni - ha presentato ieri mattina a piazza Malatesta.  
E, presentandoli, ha ancora una volta confermato il piano della comunicazione dei grillini: attaccare a testa bassa Matteo Salvini che ricambia. Al netto degli scivoloni mediatici - come sbagliare l’account aziendale di Atac confondendo quello vero (@infoatac) con quello di un’associazione contro il crimine di Atlanta (@atac) o collocare piazza Roberto Malatesta a Tor Pignattara invece che al Prenestino-Labicano o, al massimo, al Pigneto - quella di ieri per la Raggi è stata la passerella numero 10 di ri-presentazione dei bus provenienti dalla commessa Consip in Turchia. I famosi 227 che, magicamente, nella narrazione del sindaco sono diventati 400 subito e 700 per il prossimo anno. Un po’ come quando, a una kermesse di un paio d’anni fa dei 5Stelle a Roma, la Raggi annunciò l’arrivo immediato di 600 nuovi bus. Mai visti. Ieri, a piazza Malatesta a far da cornice al Sindaco c’erano 5 vetture: una sola di nuova rilevazione (la 2460). Le altre - 2461, 2462, 2463 e 2464 - già in servizio da qualche giorno sulle linee 309, 451 e 508 e, quindi, ancora una volta sottratte all’utenza per consentire lo spot di un’Amministrazione ridotta a presentare continuativamente gli stessi bus e a propagandare come eccezionale successo tre macchinette mangiaplastica installate da un’azienda privata. 
I nuovi mezzi, tutti a metano, fanno parte dei 227 bus turchi comprati su Consip, fornitura che include 91 vetture a metano. 
Neanche finita la presentazione - con Salvini in giro al mercato di Tor Pignattara - e la Raggi attacca su twitter: “Mentre Salvini chiacchiera io a Roma ho messo in circolazione 400 nuovi bus. Entro il 2021 ce ne saranno 700”. 

sabato 14 settembre 2019

METRO, TRAPPOLA NEL TUNNEL: TUTTI A PIEDI


Uno dei giorni più neri per il trasporto pubblico romano. Forse il più nero dopo quel 24 ottobre dello scorso anno quando la scala mobile di Repubblica crollò per mancata manutenzione sotto i piedi di una quarantina di russi, tifosi della CSKA Mosca, in visita a Roma per la partita di Champions all’Olimpico contro i giallorossi di Di Francesco. Si parte con Termini al buio. Prima mattina, orario di punta: per un paio d’ore la fermata Termini rimane servita solo dalle luci di sicurezza con scale mobili ferme. Nemmeno finita l’emergenza di Termini che, dopo poco, cade l’alimentazione elettrica sulla linea B con interruzione del collegamento fra Basilica San Paolo e Castro Pretorio. Treni fermi e passeggeri a piedi in galleria.  
Le immagini girate dagli utenti raccontano di gente costretta a scendere dai treni fermi dentro le gallerie e ad incolonnarsi più o meno al buio per dirigersi verso la stazione più vicina. Per un passeggero disabile è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno dovuto trasportarlo dall’interno della galleria fino alla banchina della fermata Cavour. Per ragioni di sicurezza, insieme ai pompieri era presente anche un equipaggio del 118. 
Comunicazioni ufficiali da Atac non ne arrivano, nonostante le richieste. Unico canale di informazioni, l’account twitter dell’azienda, @infoatac, che racconta già di rallentamenti alle 10.18: “intervento tecnico in linea. Circolazione rallentata”. Alle 10.37 il primo tweet dell’azienda: “MetroB: interruzione tratta Basilica San Paolo-Castro Pretorio. Istituito servizio navetta. Restano attive tratte Laurentina Basilica San Paolo e Castro Pretorio- Rebibbia/Ionio”.
E la situazione è rimasta ferma al buio totale fino quasi alle 2 del pomeriggio quando Atac comunica che sulla “metro B il servizio è ripristinato su intera tratta con residui ritardi”.
Spiegano dall’azienda che si è trattato di un problema di alimentazione elettrica che è saltata. Il sistema di sicurezza ha consentito a tutti i treni tranne uno di giungere nelle stazioni più vicine per poter far scendere i passeggeri sulle banchine. Stando ai calcoli dei conducenti, il tragitto fra Castro Pretorio e Basilica San Paolo dovrebbe essere normalmente svolto in 12-15 minuti. Questo significa che al momento del guasto i treni in circolazione sulla tratta al buio potevano essere 3 o 4. Solo un convoglio, fra le stazioni di Termini e di Cavour, sarebbe rimasto effettivamente bloccato dentro la galleria costringendo i passeggeri alla camminata sul piccolo marciapiede di emergenza.
La giornata di ieri segue un periodo totalmente nero per il trasporto pubblico romano: l’inchiesta della magistratura sulla vicenda scale mobili con gli arresti della giornata di giovedì getta una luce sinistra sull’intero sistema appalti di Atac, sui mancati controlli e sulla sicurezza dei passeggeri. Problemi che si sono manifestati già nel 2017, proseguendo per tutto il 2018 fino all’incidente di Repubblica e, poi, alle chiusure natalizie a singhiozzo di Barberini e Spagna diventate poi lungodegenti con Barberini ancora chiusa da fine marzo. Né i dati sul servizio reso da Atac lasciano ben sperare per il futuro: la perdita di chilometri si aggrava di anno in anno, così come la moria di vetture. E i 227 nuovi bus turchi in consegna (170 già sulle strade) possono riuscire appena appena a riportare la flotta ai livelli del 2016, sempre che si arresti l’emorragia dei veicoli esistenti. Infine, grazie ai colpevoli ritardi dell’Amministrazione grillina nel decidere sul futuro della linea C dopo Colosseo, rischiamo di perdere le due talpe che stanno scavando le gallerie con un enorme aggravio dei costi (un’ottantina di milioni di euro per comprarne di nuove) e un rallentamento biblico dei tempi. E mentre il sindaco, Virginia Raggi, fra un selfie e l’altro con i bus nuovi dedica in pochi giorni ben 8 tweet alle 3 macchinette mangiaplasica, né lei né l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, hanno dedicato un solo momento social a tutti questi eventi negativi: se non se ne parla, il problema non esiste. 


sabato 24 agosto 2019

METRO A ANCORA NEL CAOS, SALTA MANZONI

Niente pace per la metro A: non bastassero i lavori - quelli sì, necessari ma che comunque arrecano un temporaneo e inevitabile disagio all’utenza in favore, si spera, si un futuro migliore - che vanno avanti sulla linea Anagnina-Battistini, ci si mette a beffare l’utenza anche lo stop and go improvvisato.
È successo per due volte, ieri, alla stazione Manzoni: i treni passavano e non potevano fermarsi. Prima chiusura, alle 8 di mattina con tweet di @infoatac - l’account aziendale che segnala problemi sulla rete in tempo (quasi) reale - delle 8.21 seguente la segnalazione di un utente che lamentava la stazione completamente al buio. Riapertura alle 9.15. Poi, nuovamente, alle 12.30 altra chiusura. E nuova riapertura alle 14 passate. Motivazioni ufficiali @infoatac non ne rilascia, anche se più di qualche utente chiede conto del perchè di queste ripetute chiusure. L’azienda parla in via ufficiosa di un guasto elettrico, forse per problemi di Acea. Ma, come avvenne quando ci fu il famigerato apri/chiudi per le scale mobili rotte a Spagna e Barberini, informazioni precise e complete non vengono mai fornite.
E non è solo ieri: altri disagi, sempre sulla A, si erano registrati a San Giovanni, mercoledì 14. Prima alle 6 di mattina, poi all’una del pomeriggio la stazione chiude ma, in questo caso, i bus sostitutivi che già prestavano servizio per i lavori vengono allungati anche sulla tratta San Giovanni/Arco di Travertino. E, a parte un generico e pallido “guasto tecnico” non è che la trasparentissima azienda di via Prenestina si prenda la briga di spiegare cosa si sia rotto. Visto, appunto, il precedente del trittico Repubblica/Barberini/Spagna, il sospetto più che giustificato è che si possa trattare di rotture che pongono seriamente a rischio l’incolumità dei passeggeri. Ma, del resto, questo management Atac è già passato alla storia per i “principi di incendio” comunicati ufficialmente per i bus flambé con foto che, però, mostrano vetture completamente bruciate. 
Già che ci siamo, non è il caos sia limitato alla sola linea A: il 17 sera, alle 21, si ferma per un paio d’ore anche la stazione Torre Spaccata della linea C sempre per il solito “guasto tecnico” non precisato. Insomma, non c’è pace per chi ad agosto è rimasto a Roma a lavorare. 

mercoledì 19 giugno 2019

SCALE MOBILI IN TILT ANCHE A SAN GIOVANNI LINEA C


L’ultima perla Atac la riserva a San Giovanni linea C: scale mobili fuori servizio e utenti costretti a salire a piedi. Da notare: la fermata San Giovanni della C è fra le più profonde dell’intera rete del trasporto sotterraneo romano e, anche se il guasto è durato poco, è solo l’ennesimo stop di una lunghissima serie di fermi meccanici che sta allietando da mesi i forzati della metro. 
Repubblica è la madre di tutte le metro ferme: al netto delle promesse di riaprire per fine mese, i tempi sembrano decisamente più lunghi. E sulla chiusura di Repubblica, epitome dell’incapacità dell’amministrazione grillina di saper affrontare i problemi della città, si inserisce l’opposizione. Repubblica chiusa “costa” ad Atac 91mila biglietti timbrati in meno ogni mese e per questo Dario Nanni, coordinatore di Roma e Provincia di Italia in Comune, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale: “È assurdo che a quasi 8 mesi dalla sua chiusura né da parte dell'Assessore, né da parte del presidente della commissione mobilità, né da parte dei vertici Atac, abbiamo sentito in questi lunghissimi 8 mesi un'assunzione di responsabilità per questa chiusura infinita”.
E se il trasporto in sotterranea piange disastro, non è che quello su gomma in superficie balli per allegria. Da giorni @infoAtac, l’account ufficiale dell’azienda di via Prenestina, annuncia soppressione di linee per carenza di vetture. Una carenza determinata principalmente dal problema aria condizionata.
I dati di Atac riferiscono di picchi di guasti al sistema dell’aria condizionata: 118 il 7 giugno, 133 l’8, 117 il 9, 250 il 10, 216 l’11 fino al record 226 registrato il 12 giugno con la temperatura interna alle vetture oscillante al di sopra dei 30 gradi fino addirittura ai 33.
In Commissione Mobilità, riunitasi ieri, i responsabili dell’azienda hanno riportato “circa 200  segnalazioni di guasti al sistema di aria condizionata, con una percentuale del 15% sul totale delle vetture", un quarto circa delle quali viene riparato. 
Illuminante la spiegazione dell’assessore alla Mobilità, Linda Meleo: “Il parco vetture è molto avanti con l'età con il 68% che ha oltre 12 anni a mezzo, anche se ci siamo quasi con i nuovi autobus (i 227 di Consip lentissimamente in arrivo, ndr)”.
In realtà, lo sfacelo del trasporto pubblico anche su gomma, più o meno stabilmente intorno al 70-75% di quanto previsto dal contratto di servizio e dal concordato fallimentare, è testimoniato dall’altro dato reso noto dai funzionari di Atac: ogni giorno sono 7-800 le vetture che inviano segnalazioni di guasti, praticamente più di un bus su due, visto che la flotta è composta da 1.340 mezzi. Ovviamente, non ogni segnalazione si traduce in un effettivo stop alla vettura, altrimenti per le strade di Roma sarebbe un miraggio avvistare un bus: “non tutte le segnalazioni di guasti comportano che la vettura si fermi o debba tornare in rimessa”.

mercoledì 8 maggio 2019

METRO, RIAPRE SPAGNA DOPO 44 GIORNI



Tirare fuori dal frigo la prima bottiglia di italico spumante: la fermata Spagna della metro A finalmente ha riaperto i battenti. 
L’evento (quasi) storico è avvenuto ieri pomeriggio: l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi, l’ormai noto Ustif, del Ministero delle Infrastrutture (competente a collaudare e dare l’ultimo ok per treni, binari, scale mobili e ascensori) ha completato le prove su tutte le scale mobili. Per il Ministero, quindi, “Atac può riaprire la stazione”. Che, pochi minuti dopo, finalmente riapre, anche se due scale mobili sono risultavano ancora ferme ieri nel tardo pomeriggio. Dopo 44 giorni consecutivi di chiusura, quindi, Spagna resuscita con 4 scale funzionanti sulle 6 esistenti. 
Poco dopo le 18, anche @infoAtac - l’account twitter dell’azienda che fornisce informazioni sui (dis)servizi quotidiani all’utenza - cinguetta: “riaperta la stazione Spagna della linea A della metropolitana. Alle ore 18, i treni hanno ripreso a fermare alla stazione Spagna. Restano, per ora, chiuse, le stazioni Repubblica e Barberini. Resta attiva, inoltre, la linea bus di supporto MA10 Termini-Flaminio”. 
Al netto dell’abituale ironia dei romani nelle risposte (“Peccato, a me piaceva il rapido Termini-Flaminio”; “Daje!! Ne mancano solo due”, “quindi per due giorni stiamo a posto”, “così? Senza avvisare? Se lo sapevo portavo le paste” e via dicendo) la speranza è che, almeno per questa volta, non si tratti di una riapertura farlocca come quella che avvenne dopo i primi disservizi registrati a Natale: nel periodo natalizio, dopo l’incidente con i tifosi russi feriti a Repubblica e la chiusura di quella stazione, Spagna e Barberini iniziarono a funzionare a singhiozzo. Tipo terno al lotto, turisti e romani non sapevano se avrebbero trovato aperte o chiuse le due stazioni. E questo giochino di aperture e chiusure random andò avanti fino alla chiusura definitiva, 45 giorni fa, di entrambe le stazioni con la creazione della Tav metropolitana fra Termini e Flaminio.
Né sono mancate le polemiche, feroci, anche grazie alle dichiarazioni del sindaco, Virginia Raggi, e di altri esponenti 5Stelle romani, come Paolo Ferrara. A dar fuoco alle polveri, in realtà, era stata l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, che, andando in tv ad Unomattina, lo scorso 10 aprile, aveva annunciato - sempre senza uno straccio di contraddittorio - l’imminente riapertura di Repubblica e Spagna prima di Pasqua. A corredo, poi, la clamorosa “scoperta” che la manutenzione delle scale mobili sembrava non essere fatta a norma ma con “fascette metalliche” invece che con la sostituzione dei pezzi. Peccato, però, che nei post e nei video del Sindaco e di altri esponenti 5Stelle romani venisse omesso che l’appalto in questione era stato creato, fatto e assegnato sotto questa Amministrazione, che il vincitore della gara si era aggiudicato l’appalto per la manutenzione con un ribasso pari al 49,73% e che i disservizi non solo erano iniziati subito ma che Atac li aveva registrati già da un anno, tanto che l’Azienda di Trasporto aveva preso la decisione di revocare l’appalto non per gli ultimi disservizi ma proprio per quelli vecchi. Con molti mesi di ritardo. 
Tutte questioni che la comunicazione social dei grillini comunali aveva riattizzato. Ora, fidando che Spagna “regga”, restano da riaprire Repubblica e Barberini, per le quali Atac non fornisce ufficialmente nessuna data. 


venerdì 25 gennaio 2019

METRO BARBERINI DI NUOVO CHIUSA


Non c’è pace per la stazione metro Barberini: dopo le chiusure e aperture a singhiozzo (o a sorpresa, dipende dai punti di vista) di Natale, ieri, nuovamente, per un’ora e mezza fermata chiusa per problemi alle scale mobili. Da Atac spiegano: “la chiusura di ieri è stata determinata dalla necessità di sostituire un componente che si è guastato. Quindi, la chiusura è durata il tempo strettamente necessario per svolgere l’intervento e ci scusiamo per i disagi”. Diciamo che nessuno poteva pensare che fosse stata chiusa per divertimento ma il quesito è: a dicembre Barberini è stata chiusa, insieme a Spagna, per svariati giorni per consentire, dopo l’incidente di fine ottobre a Repubblica (ancora chiusa), un approfondito controllo proprio su tutte le scale mobili. Quindi, come è possibile che, dopo questi approfonditi controlli, neanche venti giorni dopo la fine di questi controlli, la fermata venga chiusa ancora per problemi alle scale mobili?
E non è neanche la prima volta: Barberini era già stata chiusa e poi riaperta il 15 e 16 gennaio sempre per guasti alle scale mobili e poi ancora il 12 gennaio ma in quel caso Atac parlò di un generico “guasto tecnico”.
Ripercorrendo indietro nelle settimane il calvario delle fermate metro (sarà interessante controllare come nei report mensili sul rispetto delle previsioni contenute nel contratto di servizio, Atac segnerà la chiusura di queste tre fermate), il tutto inizia a fine ottobre quando, la sera della partita di Champions League fra Roma e CSKA Mosca, 24 tifosi russi rimangono feriti, qualcuno gravemente, per il crollo improvviso della scala mobile a Repubblica. A distanza di pochi giorni da quel 23 ottobre, senza ovviamente che vi sia mai stata una comunicazione ufficiale da parte dell’azienda, i tecnici impegnati nelle attività di manutenzione ordinaria delle scale mobili, si accorgono che a Spagna e Barberini (insieme a Repubblica le stazioni più profonde dell’intera rete metro di Roma) si stanno verificando gli stessi malfunzionamenti che avevano preceduto l’incidente coi russi. Da lì, scattano improvvisamente le chiusure delle due stazioni per evitare nuovi problemi. Che, però, tutto sembrano meno che risolti.


mercoledì 23 gennaio 2019

ATAC: "CRITICITÀ NOTE, SI PAGA IL GAP DEL PASSATO"


I problemi tanto della metropolitana quanto delle linee bus per il Bambin Gesù sono ben presenti in Atac la cui posizione è sostanzialmente quella del “più di così non possiamo fare, le cose miglioreranno con l’arrivo di nuove vetture”. 
Secondo l’azienda, “sulla metro A purtroppo si è cumulato un deficit manutentivo, a causa della prolungata mancata disponibilità di risorse per investimenti da parte del proprietario dell’infrastruttura, che è la ragione dei disservizi che si verificano. Atac è intervenuta innanzitutto restituendo efficienza alla gestione della linea e i primi risultati sono incoraggianti. Nel 2018, infatti, l'azienda è riuscita a raggiungere integralmente gli obiettivi di produzione previsti dal budget, aumentando di oltre il 7% la quantità di chilometri prodotta rispetto al 2017 grazie a un notevole recupero delle corse perse quell'anno. Il piano di investimenti previsto per le metropolitane romane, di cui alla convenzione firmata oggi tra MIT e Comune, consentirà finalmente di colmare significativamente il gap manutentivo consentendo un ulteriore miglioramento del servizio erogato. Discorso analogo vale anche per i mezzi di superficie, sui quali si è investito in maniera non sufficiente per lungo tempo. E' previsto l'arrivo di 700 nuovi bus e nel frattempo l'azienda si sta attrezzando con noleggi di vetture e attivando manutenzioni straordinarie per altri 700 bus già nel parco. Grazie a questo piano di attività sarà possibile sanare l'anomalia della prolungata mancanza di investimenti che ha generato i disservizi sulla rete a cui assistiamo anche oggi e per i quali Atac si scusa”.

CIRCOLARE FANTASMA PER IL BAMBIN GESÙ


Fra i più gravi disservizi che Atac garantisce all’utenza c’è quello del collegamento con l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù al Gianicolo. Il nosocomio sarebbe servito da due linee, la circolare 115 che parte e arriva a via Paola (alla fine di Corso Vittorio Emanuele II) sale sul Gianicolo, giunge fino al Ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere, poi torna indietro sempre per il Gianicolo. La seconda linea è la 870 che parte anch’essa da via Paola, sale sul Gianicolo per poi dirigersi per Porta San Pancrazio, costeggiare Villa Pamphilij, passare per i Colli Portuensi, poi Casaletto e, infine, fare capolinea al Trullo. 
Due linee che sono, di fatto, un disastro, specialmente il 115. 
Utilizzando l’account twitter ufficiale dell’Atac (@infoatac) viene fuori che nei primi 22 giorni del nuovo anno, la linea 115 ha funzionato correttamente solo 4 giorni, domenica 6, martedì 8, domenica 13 e domenica 20 gennaio. In ben nove giorni il servizio non è stato proprio effettuato (1, 2, 4, 5, 7, 9, 11, 16 e 17 gennaio). In altre otto giornate, invece, si sono verificati guasti alle vetture che però hanno poi ripreso a girare. Anche se, guardando gli orari, verrebbe quasi da ridere se la cosa non fosse tragica: giovedì 3 gennaio servizio sospeso alle 7.28 di mattina e ripristinato alle 20.28 di sera, in sostanza su 68 corse previste il mercoledì ne sono state effettuate solo 7! Discorso simile martedì 15, fuori servizio alle 8.45, ripristinata alle 21.29. Ieri, poi, doppia rottura: dalle 7 alle 9.04 e poi di nuovo dalle 13.34 alle 16.07.
Quando il 115 si rompe - anche se sarebbe forse più pratico contare quando funziona - per chi deve raggiungere con i mezzi pubblici il Bambin Gesù ci sarebbe l’870. Che, però, in ben 5 occasioni ha dato forfait. Il 1, il 2, il 5 e il 17 gennaio completamente out, mentre giovedì 3 si è fermato fra le 12.53 e le 14.36 mentre per il giorno dopo, giovedì 4, lo stop è stato “solo di una mezz’oretta, fra le 8.03 e le 8.35 di mattina. Per il 17, giorno di sciopero, @infoatac riporta le due linee non attive per guasto vetture e non per agitazione sindacale. Ovviamente, le vicissitudini di 115 e 879 sono solo la punta di un iceberg. È sufficiente interrogare @infoatac per vedere lo stato di un disastro: solo ieri, per guasto alle vetture erano ferme la 731, la 188, la 541, la 52, la 089, la 228. 

METRO LUMACA, ODISSEA QUOTIDIANA. E I FONDI IN ARRIVO NON BASTERANNO


Scale mobili rotte, piove nelle stazioni, salto del tornello, personale di stazione assente o così impegnato da non accorgersi di quanto avviene dall’altro lato dei vetri del gabbiotto: fino a poche settimane fa, il peggio che potesse capitare a un utente della metro era di scendere a Spagna o Barberini la mattina e non poterci risalire la sera perché chiuse all’improvviso. Ora, dall’inizio del nuovo anno, si sommano a questi disservizi, odiosi quanto quotidiani, anche un trasporto che rallenta a singhiozzo. “Metro che va singhiozzo. Si ferma ogni 4 metri. Riparte. Si ferma di nuovo inchiodando. Almeno 10 minuti tra una fermata e l’altra. Non è un viaggio di ritorno a casa , è un sequestro di persona”, scrive Michel Fabio Lopes nell’odissea quotidiana del rientro a casa sulla linea A. 
Tralasciando le vicende di scale mobili e ascensori rotti, da inizio anno si stanno verificando con sempre maggiore frequenza ritardi nella marcia dei treni, lunghe attese alle stazioni, tempi di percorrenza che raddoppiano, quando non direttamente stop alle linee. 
Scorrendo gli appelli dell’utenza alla ricerca di informazioni sull’account twitter ufficiale di Atac (@infoatac) questa lunga serie di piccoli e medi disservizi si snocciola con cadenza quotidiana: limitandosi solo agli eventi maggiori si va dalle attese di almeno 5 minuti fra un treno e l’altro, fino a tempi da treno regionale. Poi, linee rallentatissime: la A che marcia a singhiozzo quasi tutti i giorni, la B che va pianino pianino e qualche volta si ferma del tutto (8 e 15 gennaio), la C che va in lentissima agonia. E, ancora, stazioni che chiudono all’improvviso, convogli che si fermano magari con odore di bruciato. Fino agli ultimi eventi dei giorni scorsi.
Insomma, l’anno 2019 sembra essere iniziato nel segno della metro lumaca a sorpresa: oggi c’è domani non si sa. Qualcuno avanza delle spiegazioni tecniche per questa serie di disservizi, prevedendo, per altro, un loro peggioramento. 
MetroXRoma in una lunga analisi tecnica, spiega: “la Linea A soffre un problema di saturazione. L’apertura della Linea C a San Giovanni, unita ad un trasporto superficiale sempre meno efficiente e competitivo, ha comportato la formazione sempre più frequente di iperpunte. Il tentativo di far fronte a questo, cercando di aumentare la produzione del servizio, si è scontrato con i problemi intrinsechi di un’infrastruttura sottodimensionata. Sulla linea vi è un cronico problema manutentivo: la scarsa manutenzione straordinaria perpetrata negli anni, dovuta ad una lentezza amministrativa di Comune e Ministero, ha indotto un aumento dei costi di manutenzione ordinaria. Questi hanno comportano, a parità di risorse, una manutenzione ordinaria sempre meno efficace”.
Né, per altro, l’arrivo dei 425 milioni di euro per i quali il sindaco Raggi e il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, hanno siglato ieri l’accordo, sarà risolutivo: di questi fondi, solo 40 milioni saranno investiti, con tempi ancora molto lunghi, per sostituire i binari e realizzare un nuovo sistema di controllo del traffico.