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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 8 agosto 2020

FDI: PROROGARE LO SPEGNIMENTO DELLA ZTL


Prorogare l’ordinanza di sospensione delle Zone a Traffico limitato fino al 31 dicembre”: lo chiede Fratelli d’Italia con una mozione depositata ieri in Consiglio comunale e che dovrebbe essere messa ai voti appena l’Aula riaprirà i battenti dopo la sospensione ferragostana dei lavori.
La mozione, a firma del capogruppo, Andrea De Priamo, di Giorgia Meloni e del consigliere Francesco Figliomeni, prende le mosse dalla decisione del Governo, avallata dal voto in Parlamento, di prorogare lo stato di emergenza per la pandemia da Coronavirus fino al prossimo 15 ottobre.
Al momento - spiega De Priamo - non è che a Roma, in centro, ci sia tutto questo flusso infernale di macchine che gira. Abbiamo l’economia della città e del Paese fermi, negozi e botteghe, bar e ristoranti, che sono entrati in una crisi nera. Gli aiuti di Stato nella migliore delle ipotesi sono lenti e insufficienti, quando ci sono. Noi crediamo che sia un modo per dare un segnale alla città di attenzione ai problemi economici. Anche perché non è che Atac stia funzionando in modo brillante offrendo un servizio realmente concorrenziale”.
Nel testo della mozione si legge: “numerose associazioni di categoria chiedono alle istituzioni di mettere in campo tutte le azioni possibili per il rilancio economico e cercare di recuperare almeno in parte quanto perduto” e che il Campidoglio “sta varando una serie di misure atte a limitare gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria per i cittadini e i comparti produttivi al fine di delineare una strategia organica di sostegno e rilancio complessivo all’economica cittadina”. Per questo, Fratelli d’Italia chiede di “prorogare l’apertura delle ZTL del centro storico, del Tridente e di Trastevere fino al 31 dicembre” prossimo per “favorire la ripresa sociale ed economica della città agevolando gli spostamenti su tutto il territorio capitolino”.
E se è scontato il “no” del presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno, che già in passato ha polemizzato anche con il suo gruppo per la decisione del sindaco Raggi di spegnere le telecamere, un’attenzione diversa potrebbe arrivare da un altro grillino, il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia, che su questi temi ha posizioni meno intransigenti.
L’eventuale prolungamento dell’ordinanza Raggi che disattiva le telecamere ai varchi, però, potrebbe presentare un problema che, fino ad oggi il Campidoglio non ha saputo valutare: la gestione dei contenziosi con chi il permesso ZTL lo ha già pagato (e caro) in anticipo e che, quindi, si ritroverebbe con un pezzo di carta ormai divenuto inutile. Già in passato il problema era stato sollevato ma con un imbarazzante silenzio di risposta dal Comune che non ha saputo (o potuto) trovare una soluzione: rimborsare o prolungare la validità dei permessi già rilasciati.

mercoledì 5 agosto 2020

PARISI: “IL PIANO RIFIUTI NON RISOLVE NIENTE”


Durante la campagna elettorale nel 2018 ci siamo impegnati a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione Lazio entro il 2019, bastava attivare tutti gli impianti autorizzati dal Piano Polverini”. 
Stefano Parisi, consigliere regionale del Lazio, era il candidato alla Presidenza nelle elezioni 2018, arrivato poco dietro Nicola Zingaretti.  
Consigliere, per “chiusura del Piano” intende l’autosufficienza del Lazio nella gestione del ciclo rifiuti? 
Sì, intendo quello. L’emendamento che ho proposto e che è stato approvato prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti entro il 2025 come primo obiettivo del Piano”.
Parisi, il Piano manca dell’impiantistica per la chiusura del ciclo sull’indifferenziato. 
Già. Loro dicono: entro il 2025 raggiungeremo il 70% di raccolta differenziata. Totalmente irrealizzabile. Se anche fosse realizzato questo obiettivo comunque avremmo 500mila tonnellate da portare fuori dalla Regione. È un Piano che non risolve niente. Una valanga di piccole misure sul compostaggio da fare nel giardino di casa”. 
Pochi giorni fa il progetto Ama di un impianto di compostaggio aerobico a Cesano ha ottenuto l’assenso con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale ma la Lega si è schierata con i Comitati della protesta. 
La Lega è a favore dei termovalorizzatori ma poi su un semplice impianto di compostaggio si mette contro. Per noi nel Lazio serve un secondo impianto di termovalorizzazione, oltre a quello di San Vittore del Lazio, altrimenti l’obiettivo che il Consiglio ha approvato, di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione entro il 2025, non è realizzabile. C’è però una parte di Fratelli d’Italia che è totalmente contraria. Questa è la contraddizione del centrodestra”.  
Dunque avete proposto un secondo termovalorizzatore.  
Si, ma difficilmente passerà anche se ci sono settori anche della maggioranza favorevoli. Ma Zingaretti oramai ha consegnato la Regione, come il Governo, alla subalternità ai 5Stelle. La verità è che su questi temi la politica ha paura di guidare la Regione verso la modernità”. 

martedì 4 agosto 2020

FDI: “RACCOLTA RIFIUTI FERMA PER RIMPALLI RESPONSABILITÀ”


Mentre la Lega soffia sul fuoco della protesta dei vari comitati del “no” all’impianto di compostaggio Ama di Cesano che ha ottenuto l’ok con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale, l’altra gamba del centrodestra, Fratelli d’Italia, elabora una serie di proposte sul Piano Rifiuti 2019-2025 in discussione in questi giorni alla Pisana per l’approvazione finale. 
In una Capitale sommersa nuovamente dai rifiuti - servono a poco le chiacchiere mediatiche di Ama: la raccolta è nuovamente ferma - secondo FdI le criticità che si registrano a Roma derivano “principalmente dalla assenza di un piano rifiuti regionale e dal continuo scontro istituzionale ed il rimpallo di responsabilità tra il Presidente Zingaretti e il Sindaco Raggi”. Mancano una “strategia in materia di politiche dei rifiuti”, “investimenti per il potenziamento della raccolta differenziata e per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento delle diverse frazioni di rifiuti”.
Il Piano Rifiuti in approvazione, poi, manca di un “quadro economico degli investimenti regionali da destinare al raggiungimento dell’autosufficienza gestionale e impiantistica” e contiene “previsione di obiettivi irrealistici a fronte delle misure programmate”, in particolare, sull’idea del Piano che nel 2025 si raggiunga il 70% di differenziata.
Il partito della Meloni identifica com’è possibili strategie: il potenziamento della differenziata porta a porta, un sistema di cauzioni sul vetro e sulla plastica (il vecchio “vuoto a rendere”) con incentivi economici e accordi con la media e grande distribuzione per la creazione di centri di consegna dei vuoti. Per l’impiantistica, inoltre, occorre “privilegiare la gestione pubblica degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti nel quadro della strategia tendente “verso rifiuti zero”; favorire la realizzazione di impianti di compostaggio - non meno di 4 impianti di compostaggio per Ambito di Roma – prescrivendo che gli stessi siano realizzati di piccole dimensioni; sostenere economicamente la realizzazione di impianti di compostaggio domestico e di comunità con la previsione di una sostanziale riduzione della tariffa dei rifiuti per cittadini ed imprese al fine di incentivarne il ricorso e di ridurre la produzione di rifiuti”
Poi, ancora, la semplificazione delle procedure per le autorizzazioni degli impianti, assicurando tempi certi alle imprese e agli operatori del settore; il sostegno alla realizzazione dei centri di raccolta comunali; incentivare la realizzazione dei centri di raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE) e avviare studi epidemiologici sulla popolazione residente nei territori interessati da impianti e discariche.

giovedì 16 luglio 2020

VIRGINIA VUOLE IL SUO STADIO





L’accelerazione è di quelle importanti: dopo mesi di melina, rinvii, mezze parole, ieri il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato che la delibera sul progetto Stadio della Romaa breve arriverà in Giunta”. Non ha specificato la data ma ha chiarito che sarà a giorni, “compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari  uffici. Poi - ha aggiunto il Sindaco - passerà in Assemblea, immagino, dopo l’estate". 
Le elezioni comunali si avvicinano a grandi passi e lo Stadio della Roma diventa una succulenta carta elettorale da giocarsi: insomma, dal “cancelliamo il progetto” espresso dalla Raggi nella campagna elettorale 2016 siamo passati al “fortissimamente volli” il nuovo “Colosseo” del 2020. 
Lunedì 20 dovrebbe arrivare il via libera definitivo dei consiglieri 5Stelle in Campidoglio i quali, dopo la riunione in streaming del 7 luglio, si sono presi due settimane per riflettere e poter leggere gli atti della due diligence interna. 
Ogni lunedì i grillini tengono una riunione di gruppo e per quella del 20 è calendarizzata la discussione finale sul progetto Tor di Valle. 
Ottenuto questo via libera - un atto giuridicamente inventato ma politicamente importante - la strada dovrebbe spianarsi secondo un cronoprogramma abbastanza chiaro nelle sue linee essenziali: prima di tutto in Giunta vanno adottati i testi delle convenzioni con la Regione Lazio per la Roma-Lido di Ostia e con la Città Metropolitana per la via del Mare
Atti che poi dovranno essere firmati e inseriti come parte integrante della delibera Stadio. Non a caso, la Raggi ha aggiunto un passaggio alle sue dichiarazioni: “intanto mandiamo avanti i lavori in Giunta”. Completato questo step, gli uffici potranno consegnare tutte le carte complete e, a quel punto, inizierà il vero iter che porterà alla votazione finale in Assemblea Capitolina. Prima la Giunta, poi le Commissioni - saranno quanto meno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e il IX Municipio. Poi finalmente il voto definitivo
Il nodo politico per la Raggi è proprio la votazione: è probabile un sostegno al progetto sia da alcuni consiglieri della Lega, di Fratelli d’Italia e del Pd ma è la conta interna ai grillini quella che desta preoccupazioni. Ci sono alcuni nomi - Simona Ficcardi, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini - che circolano come di “dubbiosi” se non proprio “dissidenti”. E sarà necessario capire se questo dissenso sarà confermato o meno. 
Dalle opposizioni, l’unica voce che si leva è quella del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi che, però, per l’ennesima volta dimostra di non conoscere le norme che regolano il funzionamento del Consiglio comunale. Pelonzi chiede che le bozze del testo vengano preliminarmente analizzate “in Commissione urbanistica per dare modo ai consiglieri visionare tutti gli atti” prima dell’inizio dell’iter vero e proprio: gli atti sono già accessibili, l’analisi preliminare non è prevista ed è anche pericolosa dato che costituirebbe una duplicazione di passaggi burocratici, un rallentamento ulteriore dell’iter e un precedente pericoloso per qualunque futuro progetto. 

lunedì 8 giugno 2020

I FILOBUS IN CORTE DEI CONTI



Finisce alla Corte dei Conti la vicenda dei filobus del corridoio della mobilità Eur-Laurentina-Tor Pagnotta.
I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, Francesco Figliomeni e Lavinia Mennuni, più la consigliera Rachele Mussolini, della lista civica Meloni, hanno infatti presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio per chiedere di verificare se lo stop dei filobus all’Eur configuri un danno erariale.
Parliamo di quei famosi 45 filobus, comprati all’epoca di Alemanno, e finiti al centro di un’inchiesta per presunte tangenti che vedeva coinvolto, con condanna in primo grado, l’ex Ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini (deceduto pochi giorni dopo la sentenza) e, prima inquisito poi prosciolto da ogni addebito, lo stesso sindaco Alemanno
Questi filobus - dopo anni di attesa - sono stati messi su strada dalla Giunta Raggi con gran concerto di fanfare a luglio 2019. Ma. da maggio 2020, fine delle corse: il contratto biennale per la manutenzione è scaduto. E le vetture sono rimaste nei depositi.
Solo dieci mesi perché il Campidoglio grillino - in modo simile ad altri casi, come il contratto di servizio con Roma TPL giunto alla quarta proroga e con la quinta che si avvicina - non è stato in grado di organizzare una gara d’appalto ma neanche di prorogare il contratto esistente.
Si legge nell’esposto: “sebbene fosse ampiamente nota la scadenza” del contratto di manutenzione “l’Amministrazione capitolina non ha agito prontamente né ha ritenuto di assumere provvedimenti idonei a prorogare la validità del contratto in scadenza al fine di assicurare la continuità del servizio”. Per cui, “il risultato della mancata adozione” almeno della proroga-tampone, “ha determinato la sospensione dell’esercizio dei filobus” che rimangono a marcire nei depositi mentre il Campidoglio ha aumentato del 10% il chilometraggio dell’appalto (scaduto e in proroga) con Roma TPL per compensare il “fabbisogno dovuto ai servizi aggiuntivi” post Covid.  
Il silenzio della Giunta Raggi è testimoniato anche dall’assenza di risposte da parte dell’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, all’interrogazione presentata da De Priamo.  
Attacca De Priamo: “La Raggi aveva rivendicato l’attivazione dei filobus ma poi non è stata in grado di garantirne il funzionamento. Con il nostro esposto vogliamo fare chiarezza su questa ennesima pagina disastrosa della "giunta cicala" che inaugura servizi che durano lo spazio di un mattino: i filobus dell'Eur come le ciclabili temporanee”.

mercoledì 6 maggio 2020

RITIRATI DALLA STRADA I 91 NUOVI BUS A METANO: DIFETTO DI FABBRICA



Meno 91. Almeno per alcuni giorni, Atac dovrà fare a meno di 91 bus. Sono quelli a metano, modello Citymood CNG, prodotti in Turchia, e acquistati dal Campidoglio nella partita di 227 vetture comprate attraverso la piattaforma statale Consip.  
Ieri il produttore, l'Industria Italiana Autobus (IIA). li ha richiamati in tutta fretta: difetto di fabbricazione. E via dalle strade.
E così, dopo i filobus sulla Laurentina fermi per scadenza del contratto di manutenzione, ora saltano altre 91 vetture. 
Nel pomeriggio, IIA ha scritto: “Intendiamo precisare che gli autobus sono stati richiamati, in via preventiva, in seguito alla notifica ricevuta da IIA, da parte di un fornitore, per una potenziale difettosità su un componente che viene fornito a livello mondiale e presente anche su alcuni dei nostri mezzi. Gli interventi di ripristino avverranno in tempi celeri in collaborazione con la nostra rete di assistenza su Roma”. E al telefono: “è solo una valvola. Non c’è pericolo per le persone. È stato il fornitore americano a segnalare che la valvola non è conforme. In due ore si cambia la valvola”. Ma conforme a cosa, non si sa. Chi sia il produttore americano di valvole difettose, neppure. E nemmeno in quale parte del motore sia collocata questa valvola. Né, se bastano due ore, c’è la conferma che in pochi giorni i 91 bus torneranno a circolare per le strade di Roma. Insomma, una richiesta di professione di fede sul fatto che il difetto non costituisca un pericolo per le persone visto che si tratta di vetture alimentate a metano. 
Minimizza anche l’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese: “I 91 bus a metano acquistati lo scorso anno da Roma Capitale non rimarranno a marcire in un deposito, né saranno ritirati dal servizio in modo permanente: le prime vetture rientreranno in servizio già questo fine settimana e in pochi giorni torneranno tutte su strada. Abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte del costruttore e ci aspettiamo questo risultato. 'Dopo alcuni test di routine il costruttore ha riscontrato un difetto in alcuni veicoli simili a quelli in esercizio a Roma. Per precauzione Atac ha sospeso immediatamente il servizio per verificare, come previsto dalla legge, e già da domani i tecnici avvieranno i primi interventi sui veicoli per renderli di nuovo operativi. Un lavoro che quindi proseguirà fino a esaurimento della campagna di richiamo. Ci tengo a precisare che questi lavori sono assolutamente gratuiti per Roma Capitale e verranno svolti a cura della rete di assistenza della casa costruttrice”. 
La storia di questi 91 bus a metano è un capolavoro: Atac, essendo in concordato non può fare acquisti. Quindi li compra direttamente il Comune che, però, dai giudici fallimentari, è costretto ad affittarli ad Atac: 22 centesimi a km cui vanno sommati i costi di manutenzione. Opposizioni sul piede di guerra: Pd e Fratelli d’Italia annunciano entrambi la presentazione di un’interrogazione e la Lega ironizza: “fra dismissioni, flambus, immatricolazioni sbagliate, difetti di progettazione, i romani urano il mezzo privato”.


lunedì 20 aprile 2020

CORONAVIRUS; ZINGARETTI GETTA LA MASCHERINA


Questa mattina potrebbero arrivare le prime risposte dalla Giunta Zingaretti e dal capo della protezione civile regionale, Carmelo Tulumello, sul caso delle “mascherine fantasma”, la assai onerosa spesa della Regione per fare incetta in tutta fretta di mascherine, tute, camici, occhiali, gel e quant’altro. Alle 10, infatti, si riuniscono in seduta comune le commissioni Bilancio (presidente Fabio Refrigeri, PD) e Protezione Civile (presidente Sergio Pirozzi, FDI). Su carta il centrosinistra ha la maggioranza di tre consiglieri rispetto alle opposizioni. Ma, visto il silenzio imbarazzante dei 5Stelle sull’intera inchiesta, il margine di cui possono godere Zingaretti e Tulumello è ancora più ampio.
Tuttavia, per il Presidente e il Capo della Protezione civile potrebbe non essere sufficiente mezza slide - che circola da ieri - e l’invettiva, stantia e fredda, di fake news. C’è un’inchiesta della Procura e una della Corte dei Conti. Ci sono 48 determine e 130 milioni di euro impegnati per comprare beni e servizi per l’emergenza Coronavirus.
Un prezzo elevatissimo ma necessario per pagare la velocità delle consegne che, invece, ancora non arrivano. 
Denuncia Chiara Colosimo (FdI), da cui è partita tutta l’inchiesta: venerdì sono scaduti anche i nuovi termini per la Eco Tech per consegnare l’intera partita di mascherine. Che non ci sono. “Il termine per la Eco Tech per consegnare l'intera fornitura di mascherine - pagata ricordiamo ben 35 milioni di euro e con un anticipo di undici milioni - come stabilito nel nuovo contratto è scaduto venerdì scorso. Forse è ora che la Giunta piuttosto che continuare a gridare alle fake revochi i contratti alla società e denunci la vicenda” in Procura. 
La vicenda delle ‘mascherine fantasma’ targate Zingaretti rappresenta ormai una vergogna assoluta. Dopo le gare farlocche per il reperimento dei dispositivi di protezione individuali, denunciate in primis da Fratelli d’Italia, e su cui la maggioranza alla Pisana prova a perdere tempo invece di rispondere con trasparenza ai cittadini, ancora più gravi sarebbero poi le disposizioni impartite dalla Regione Lazio al personale sanitario. L’ente avrebbe raccomandato a medici e infermieri di utilizzare il meno possibile le mascherine proprio perché scarseggiavano. Poi, ben sappiamo come è andata a finire la faccenda: 48 determine e affidamenti diretti per 130 milioni di euro. Soldi già erogati dal governatore a fronte di consegne arrivate in grande ritardo e solo in una minima parte. Zingaretti spieghi”, rincara la dose il capogruppo FDI alla Pisana, Fabrizio Ghera.
Anche la Lega è sul piede di guerra. In una nota, l’eurodeputata della Lega, Simona Baldassarre, chiede le dimissioni di Tulumello e del vice di Zingaretti, Daniele Leodori: “Appare sempre più chiara la responsabilità politica dei vertici regionali sulla vicenda mascherine. Dalle procedure di affidamento senza gara d'appalto, passando per i conclamati ritardi nelle consegne, fino ad arrivare alle aziende, se non altro 'particolari', a cui sono stati commissionati gli ordinativi, poi revocati e clamorosamente riaffidati. Crediamo sia giunta l'ora che il Vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori e il Direttore dell'agenzia regionale di Protezione Civile Carmelo Tulumello rassegnino le proprie dimissioni per manifesta incapacità”.
Dura presa di posizione anche del gruppo dei salviniani in Consiglio regionale: "Nicola Zingaretti e Carmelo Tulumello scappano ancora? Nessuno ha la faccia di giustificare gli affidamenti veloci a società off-shore, aziende inattive da anni, commercianti di prodotti per il benessere sessuale, di vernici e di divani per reclutare i dispositivi di protezione individuale? Nonostante le tariffe differenti paghiamo delle commesse, peraltro a peso d'oro, mai arrivate a destinazione e non c'è nessun provvedimento? Corrisponde al vero, come riporta Il Tempo, che la titolare di una società inattiva, già candidata per l'ex minisindaco di Ostia e ora assessore regionale Paolo Orneli, abbia sbloccato la consegna tramite la Protezione Civile dopo aver contattato il vicepresidente Daniele Leodori? Dalla Giunta preferiscono il silenzio, ma cosa vi preoccupa?", dicono il capogruppo e i consiglieri della Lega in Consiglio regionale del Lazio, Orlando Angelo Tripodi, Daniele Giannini, Laura Corrotti, Pasquale Ciacciarelli e Laura Cartaginese.


sabato 4 aprile 2020

CORONAVIRUS, REBUS CASSA INTEGRAZIONE



Lega e Fratelli d’Italia denunciano: in Regione hanno perduto le domande di cassa integrazione presentate sabato 28 marzo. Replica dell’Assessorato: notizie infondate
Già si partiva dallo stato di tensione fra Governo e Regioni sul problema della cassa integrazione - farraginosità delle procedure, stanziamenti insufficienti, Regioni lente - poi la lettera dei Consulenti del Lavoro al Governo. E ora, il caso Lazio. 
Andiamo per ordine. 
Ieri il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, scrive una lettera al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: dieci Regioni sono ancora ferme sulla cassa integrazione, le liquidazioni sono a rischio e si registrano episodi di violenza e minacce alla categoria. 
Secondo la Calderone: “Sono 10 le regioni italiane che non consentono ancora di presentare le domande di Cassa Integrazione in Deroga (Cig) a causa di intoppi burocratici o trattative con le parti sociali che vanno per le lunghe. Abruzzo, Bolzano, Sicilia, Trento, Umbria, Valle d’Aosta non hanno ancora ufficializzato la data da cui sarà possibile inoltrare le istanze; mentre in Basilicata e Sardegna sarà possibile farlo dall’8 aprile; in Calabria e In Emilia-Romagna dal 6 aprile, ma in quest’ultima regione l’invio delle richieste per le 4 settimane precedenti si è concluso solo nei giorni scorsi. Tutto questo comporta clamorosi ritardi che spostano in avanti la data di liquidazione ai lavoratori delle somme maturate per la Cig”. I lavoratori interessati da questi ritardi sono due milioni e 600mila
Poi c’è il caso Lazio. La Regione non rientra fra quelle ritardatarie denunciate dal Consulenti ma, stando a quanto affermano Lega e Fratelli d’Italia, si registrano comunque disservizi pesanti. A causa di problemi sulla posta elettronica certificata, sarebbero “andate perse centinaia di domande per Cassa Integrazione e relativa documentazione” presentate sabato 28 marzo. Dalle determinazioni dirigenziali pubblicate, risultano lavorate le domande presentate il 25, il 26, il 27 e il 29 marzo. Ma manca la pubblicazione delle determinazioni del 28. Spiegano Giancarlo Righini (FdI) e Laura Corrotti (Lega) di aver ricevuto diverse segnalazioni dal consulenti del lavoro sul “buco” informatico: “dal giorno 3 aprile - a seguito della segnalazione - le autorizzazioni non riportano più, stranamente, la data di presentazione. Si tratta di un provvedimento urgente e attendiamo una smentita da parte dell’Assessore al Lavoro in cui ci indichi dove sono i nuovi atti in merito o, altrimenti, delle istruzioni per le aziende che hanno presentato la domanda e vogliono sapere se devono ripresentarla, nonostante siano in possesso di una ricevuta di protocollo”.
Replica dell’assessorato al Lavoro: “Le polemiche sono totalmente infondate. Tuttavia per noi è un'occasione per tranquillizzate tutti i 2684 tra professionisti e datori di lavoro che nella giornata di sabato 28 hanno inviato le pec. Le domande, pervenute alla mail areavertenze@regione.lazio.legalmail.it sono state correttamente ricevute dagli uffici dell'assessorato al Lavoro e Formazione, che continuano a lavorare anche sabato e domenica e sono state lavorate secondo l'ordine cronologico di arrivo. Il nostro bilancio parziale, a 9 giorni, è di circa 25000 domande caricate sulla piattaforma informatica”.

lunedì 10 febbraio 2020

LE SUPPLETIVE PER LA CAMERA SPAVENTANO RAGGI E ZINGARETTI


Sono solo elezioni suppletive e il collegio - il Roma 1 della Camera dei Deputati - “vale” numericamente circa il 7,5% del corpo elettorale romano. Eppure, quelle del prossimo 1 marzo, sono elezioni particolarmente significative. 
Lo sono per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e la sua maggioranza sempre meno solida anche in Consiglio comunale. Lo sono per Nicola Zingaretti e il suo Pd che ha il deputato uscente da sostituire - l’ex premier, Paolo Gentiloni, approdato a Bruxelles - e che, quindi, deve riconfermare un feudo storicamente di sinistra come il centro storico della Capitale e un pezzo della Roma Bene, dato che dentro c’è Prati, il Delle Vittorie, Testaccio e Trastevere e Trionfale. 
E lo è anche per il centrodestra che può testare la capacità di insidiare il Pd in un feudo storico della sinistra.
Il tutto, chiaramente, in ottica 2021 quando, a giugno, si voterà per il Sindaco di Roma
I candidati dei tre schieramenti sono ufficializzati: il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, per il centrosinistra. L’ex assessore al Bilancio della Giunta Alemanno, Maurizio Leo, per il centrodestra. Poi c’è Rossella Rendina, giovane attivista che corre sotto il simbolo pentastellato. 
Al di fuori dei tre schieramenti maggiori, onor di cronaca impone la menzione anche del quarto candidato, il leader del Partito della Famiglia, Mario Adinolfi
Gli ultimi sondaggi su scala nazionale indicano i 5Stelle scendere pericolosamente verso il 12%; la Lega arretrare intorno al 31% dopo la sconfitta nelle regionali in Emilia-Romagna ma rimanere saldissimamente primo partito in Italia. Sale di qualche punto, al 22% circa, il Pd e continua la salita di Fratelli d’Italia che ha sfondato stabilmente la quota dell’11% avvicinandosi, quindi, molto al peso che le rilevazioni assegnano ai 5Stelle. 
A Roma dal giugno 2016 sono i 5Stelle a governare la città ma dalla trionfale marcia di Virginia Raggi verso Palazzo Senatorio a oggi per i pentastellati sono stati solo dolori e sconfitte elettorali: due Municipi - il III Montesacro e l’VIII Garbatella - sono saltati quasi subito finendo nelle braccia del centrosinistra. Alle regionali, la città di Roma ha trainato in basso il risultato del Movimento su scala regionale. Le Europee sono state un altro disastro. E le rilevazioni demoscopiche sul gradimento della Raggi e della sua Amministrazione sono una bocciatura senza appello su qualsiasi settore. Aggiungere la crisi dei rifiuti che, dal 2016 è praticamente una costante; il peggioramento dei risultati di Atac che, propaganda a parte rimane distante anni luce dal rispetto del Contratto di Servizio per bus, tram e filobus; alberi che cadono anche senza vento, figurarsi quando piove. Praticamente nel sistema Campidoglio si salvano solo i musei che, però, vivono di luce propria. Non sarà in sé, quindi, il risultato della Rendina a contare ma il test servirà a comprendere più o meno quanto il M5S a Roma sarà distante dal parametro nazionale. E potrebbe anche comportare la fine delle speranze della Raggi di una ricandidatura, con i 5Stelle o con una lista civica civetta.
Per Zingaretti e il Pd il concetto è semplice: mantenere intatto il collegio e non perderlo. Possibilmente confermando quei 48mila e spicci voti che Gentiloni aveva preso nel 2018. Chi ha tutto da guadagnare è Maurizio Leo e, con lui, l’intero centrodestra. Nel 2018 il candidato di coalizione, Luciano Ciocchetti, ex assessore all’Urbanistica nella Giunta Polverini, prese poco più di 35mila voti. Aumentarli è già una vittoria, considerando che ce ne sono poco meno di 20mila che andarono ai 5Stelle e che, almeno per gran parte, potrebbero essere redistribuiti. Una vittoria di Leo sarebbe il grimaldello per avanzare una seria ipoteca su Palazzo Senatorio nel 2021 perché, se fosse, non si vince un feudo di sinistra per caso. 



lunedì 30 dicembre 2019

DE PRIAMO: "SPETTA A FDI INDICARE IL CANDIDATO SINDACO"




Per la qualità e la quantità di lavoro svolto su Roma in questi anni, e, quindi, l’esperienza acquisita, credo spetti a Fratelli d’Italia indicare il nome del candidato sindaco della Capitale per le comunali del 2021. E non credo molto ai nomi della società civile: certe cariche come il Sindaco di Roma richiedono sensibilità politiche”.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Andrea De Priamo, analizza l’esperienza di governo cittadino della Raggi e dei 5Stelle e traccia la strada per il futuro.
Credo che il tempo stringa e che sia necessario per il centrodestra essere pronti con nome e programma anche un anno prima del voto”.

Cioè fra sei mesi. Priorità? Il nome o il programma?
Prima di tutto il programma. Noi abbiamo già una serie di provvedimenti pronti, li abbiamo presentati in questa consiliatura e da quelli pensiamo di ripartire. Il nome è importantissimo ma ancor di più lo sono le priorità della città”.

Due anni e mezzo di Ignazio Marino da sommare, a giugno 2021, a un quinquennio Raggi. Sette anni e mezzo in cui Roma, chiacchiere propagandistiche a parte, è rimasta ferma.
Per questo ci sono molte cose da fare. Ad esempio, con l’Urbanistica. Rapidamente vanno rilanciati i programmi di rigenerazione urbana e va affrontato il problema dei condoni in giacenza. Lo dicono tutti i sindaci ma poi nessuno lo fa realmente. Lì c’è un tesoretto di svariate decine di milioni di euro che può essere recuperato e messo a frutto, ad esempio, per la manutenzione delle strade”.

Grandi opere pubbliche: metro C, metro D, funivie. Tanti nomi, pochi soldi e tantissimo tempo perduto.
Noi abbiamo ritenuto in passato che la C fosse semplicemente troppo costosa rispetto alla resa. Ora, però, deve essere portata avanti. Rapidamente. E arrivare non solo a Clodio/Mazzini ma all’Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Mi auguro che nel tempo che alla Raggi resta da governare, la revisione progettuale sulla tratta Venezia-Clodio sia completata. Sono due anni che la annuncia”.

E le altre grandi opere?
Seguiremo due regole: pressare il Governo, qualunque esso sia, perché si renda conto dell’importanza di Roma e ne finanzi lo sviluppo”.

E la seconda?
Niente perdite di tempo. Basta con tentennamenti e ripensamenti anche per opere discutibili. Ad esempio: se le funivie fossero iniziate, dovrebbero andare avanti. E così il resto”.

Capitolo rifiuti. 
Non possiamo pensare di andare avanti con un’Ama ridotta in queste condizioni. Va fatto un ragionamento che parta dall’impiantistica necessaria, senza pregiudizi. Anche con l’apertura ad Acea. Basta che non ci sia un’Ama di serie B”.  

Cosa salva della Giunta Raggi? E cosa boccia?
L’assessore De Santis e il lavoro fatto sul personale del Campidoglio. Bocciata l’ex assessore ai Lavori pubblici, Margherita Gatta”.

venerdì 4 ottobre 2019

AMA, RAGGI: "MANCANO GLI IMPIANTI, COLPE DEL PASSATO"


Un’oretta circa: tanto è durata la parte della seduta dell’Assemblea Capitolina dedicata all’analisi del caos di Ama, la municipalizzata dei rifiuti, caos immondizia in strada e caos societario dopo le dimissioni del sesto gruppo di manager dell’era Raggi, il secondo in un solo anno a cadere sui bilanci.
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha riassunto ai consiglieri lo stato dei fatti: non un mea culpa, non una presa di coscienza del deficit di impianti né un prospetto di soluzione per uscire in modo strutturale dall’emergenza che, ciclicamente e a ritmi sempre più ravvicinati e invasivi, lascia Roma sporca e maleodorante.
Semplicemente la Raggi - dopo aver ribadito che le colpe sono delle Amministrazioni precedenti - si è limitata all’elencazione mera e semplice del problema: mancano gli impianti. 
Ama deve aumentare la differenziata ed estendere il porta a porta per abbattere la quota indifferenziata. L'azienda si deve occupare della raccolta, ci sono poi la fase del trattamento e dello smaltimento che non sono tutte in capo ad Ama. Ma se uno di questi passaggi non funziona, l'effetto lo troviamo sotto casa: se Ama non sa dove portare i rifiuti, la prima cosa che soffre è la raccolta stessa. E così quando è stato dato alle fiamme il Tmb Salario, che trattava un quarto dei rifiuti romani, noi che già ci appoggiavamo in parte alla Regione Abruzzo abbiamo dovuto trovare altri sbocchi per i nostri rifiuti. Il sistema di Roma e del Lazio da un punto di vista impiantistico è fragile perché dal 1997 al 2013 le amministrazioni che si sono succedute sono rimaste inerti. Così nel 2013 quando è stata chiusa la discarica di Malagrotta, Roma e il Lazio si sono trovate senza una parte purtroppo fondamentale del sistema impiantistico. Dal 2013 a oggi si è cercato di poggiarsi su altri impianti laziali e fuori regione”.
Tutta vera l’analisi della Raggi sul passato. Manca, però, l’ammissione che l’inerzia è proseguita anche in questi ultimi tre anni in cui non si è progettato nulla e si è detto solo “no” a qualunque soluzione di impianti: senza ricordare le polemiche dell’intero Movimento 5Stelle con la Regione Lazio, l’ultima volta, era stata proprio il sindaco Raggi, l’11 settembre, a Corcolle ad esprimere come negativa la posizione del Campidoglio alla localizzazione di una discarica di servizio in quel territorio.
Nonostante due diversi CdA abbiano presentato, di fatto, bilanci simili, nella narrazione del Sindaco non c’è spazio per i dubbi sui bilanci di Ama: “Ama resta pubblica, non fallirà e non verrà privatizzata. Roma Capitale ha chiesto ad Ama di presentare bilanci veritieri e corretti. Bilanci non veritieri e non corretti da questa amministrazione non verranno mai approvati”. E, sulla ormai celebre partita dei 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali, oggetto del contenzioso con Ama, il Sindaco dice che questi soldi “non possono essere usati come scudo per la mancata pulizia. Ama li ha già restituiti al Comune, riconoscendo quindi che non li doveva avere, e ora li richiede indietro”. In realtà, il farraginoso sistema dei pagamenti fra Ama e Campidoglio prevede che Ama versi al Comune i soldi della Tari e dopo il Campidoglio li restituisca come pagamento per il contratto di servizio. E, nell’analisi del Sindaco, manca il riferimento alla delibera 21/2019 con cui la Giunta Raggi si impegnava ad avviare un controllo su questi soldi, controllo mai iniziato.
Opposizioni sul piede di guerra: più o meno tutti, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno accusato il sindaco di inerzia ritenendola responsabile dei continui cambi di management e dello stato della raccolta. 
Al momento della replica del Sindaco in Aula - da evidenziare quel “non abbiamo ritenuto estremamente solido quel parere” indirizzato alla Ernst&Young, società revisore dei conti di Ama - lavoratori sia di Ama che di Roma Metropolitane hanno contestato il Sindaco mentre i consiglieri di opposizione hanno abbandonato la seduta e si sono uniti ai contestatori.



martedì 28 maggio 2019

EUROPEE; SALVINI SI PRENDE IL LAZIO


Se c’è un responso netto dalle urne, nel Lazio, è quello dato dall’affermazione della Lega di Salvini che è il primo partito del Lazio con il 32,66% dei voti, avendone incassati in totale 793.888. La classifica, poi, porta il PD di Zingaretti al secondo posto con il 23,79% dei voti (578.253 schede), poi il Movimento 5Stelle che con 436.102 consensi pari al 17,94%, si aggiudica la terza posizione.
Buono il risultato di Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni raccoglie quasi 219mila voti, cioè il 9%. Molto meno bene Forza Italia che galleggia con meno di 165mila consenti al 6,78%. E la lista di chi, nel Lazio, supera il quorum del 4% finisce qui. Sotto la soglia, vanno il raggruppamento +Europa della Bonino e Italia in Comune di Pizzarotti e di Pascucci che supera di poco il 3%. Molto più distaccati gli altri: La Sinistra, appena sopra il 2%, Europa verde sotto il 2%. Da prefisso telefonico la presunta onda nera: Forza Nuova allo 0,12 e CasaPound allo 0,51% che riesce a far risultare storica l’affermazione dell’alleanza del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi con l’Alternativa Popolare dell’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che raggranellano un miserrimo 0,3% in tutto il Lazio con meno di 7.400 voti.
Scendendo poi all’esame delle cinque province del Lazio, la geografia politica cambia leggermente.
Il podio - Lega prima; Pd secondo e M5S, terzo staccassimo - si ripresenta a Roma provincia, in provincia di Rieti e in quella di Viterbo. Nonostante il buon risultato del Pd sul Roma città dove è la prima forza politica, quando il quadro si allarga agli altri 121 Comuni della Provincia l’esito torna quello canonico: Lega a sfiorare il 30%, Pd quasi al 27% e M5S molto sotto il 19%. A Rieti e Viterbo il distacco è ancor più rilevante: Lega oltre il 41%, Pd appena sotto il 19 e M5S mestamente sotto il 17%.
Diverso il quadro nelle province di Frosinone e di Latina: qui la Lega è sempre prima, quasi il 41% in Ciociaria e quasi il 39% nell’area pontina, ma al secondo posto si collocano i grillini: quasi il 19% a Frosinone e quasi il 17% a Latina mentre la terza piazza se la aggiudica il Pd con il 16% nel frusinate e meno del 15 in provincia di Latina. 
A livello provinciale, Forza Italia strappa la quarta posizione solo a Latina (12% scarso) mentre in tutte le altre province è appannaggio di Fratelli d’Italia (9% scarso a Roma provincia, 8 a Rieti, 8,5 a Viterbo, quasi il 9% a Frosinone).
Per +Europa e Italia in Comune l’unico risultato degno di nota arriva proprio dalla provincia di Roma, territorio del sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, dove il rassemblement consegue quasi il 3,5%. In tutte le altre province, si oscilla fra l’1,7 e il 2,5%.
Qualche sorpresa viene dall’analisi dei voti di preferenza. Va ricordato che il collegio è composto dalle regioni dell’Italia centrale, quindi, oltre il Lazio, anche da Toscana, Umbria e Marche. Centrando, però, l’analisi sulla regione, viene fuori il buon risultato di Luisa Regimenti che si piazza terza, dietro Salvini (che presumibilmente opterà per il collegio del Nord) e Cinzia Bonfrisco. Dietro la Regimenti, portata da Zicchieri e Tripodi, Santori e Durigon, si piazza Matteo Adinolfi, portato sempre da Zicchieri e Tripodi.
Nel Pd, invece, spicca il quarto posto di Massimiliano Smeriglio, uomo di punta della Giunta Zingaretti, che si colloca nel Lazio dietro Simona Bonafe’, Pietro Bartolo e l’uscente David Sassoli
In Fratelli d’Italia, invece, a parte la capolista Giorgia Meloni che stacca di molte lunghezze gli altri, spicca il secondo posto di Nicola Procaccini, sindaco di Terracina, e il terzo di Fabrizio Ghera, consigliere regionale. Non positiva la prova di Alfredo Antoniozzi, solo quarto nel Lazio. In Forza Italia brilla l’uscente Antonio Tajani, primo, secondo De Meo portato da Claudio Fazzone e molto staccato, quarto, Amedeo La Daga di Antonello Aurigemma.

sabato 25 maggio 2019

FDI: "PER IL ROGO DEL TMB SALARIA SOSPETTI SU PREVENZIONE"

C’è un particolare elemento che potrebbe gettare nuova luce sull’incendio dell’impianto di trattamento dei rifiuti (TMB) dell’Ama di via Salaria avvenuto l’11 dicembre 2018 ed è il possibile mancato rispetto da parte dell’azienda di una serie di previsioni di legge - le cosiddette “dotazione minime” - destinate proprio alla prevenzione degli incendi.
Il tema è stato sollevato dal deputato di FdI Paolo Trancassini (su impulso di Roberta Angelilli, già europarlamentare e ricandidata a Strasburgo per FdI, da sempre vicina ai comitati civici e che da anni segue la vicenda) il quale ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, Costa, per sapere se il Ministero abbia verificato se Ama abbia realmente rispettato tutte le previsioni di legge legate alla prevenzione antincendi. Si tratta della designazione preventiva dei lavoratori incaricati di attuare le misure di prevenzione e lotta antincendio - una designazione che per legge deve essere formalizzata dal datore di lavori e controfirmata dai lavoratori designati - e, soprattutto, della dotazione di attrezzature antincendio che l’azienda deve mettere a disposizione di questi lavoratori. L’eventuale mancanza di questi requisiti potrebbe esporre Ama ad essere oggetto di possibili sanzioni penali e pecuniarie.

giovedì 6 settembre 2018

ECOPASS ADDIO, I 5STELLE CI RIPENSANO


Ecopass addio: 5Stelle in retromarcia e delibera che torna alla fase di studio. Troppe le criticità, la vaghezza del testo per andare avanti. E così, nella seconda giornata consecutiva di seduta del Consiglio comunale, arriva il dietrofront e passo di corsa. Ovviamente, come da prassi da Istituto Luce, il “M5S è compatto” (Giuliano Pacetti, che da facente funzioni di capogruppo deve aver ereditato anche lo stile comunicativo del suo predecessore, l’autosospeso ma sempre presente Paolo Ferrara). 
Una due giorni - martedì per otto volte senza numero legale con seduta rinviata a ieri - che segna sicuramente uno dei più gravi episodi di frammentazione in seno alla maggioranza pentastellata. L’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, martedì, non si presenta in Consiglio. E con la storiaccia dell’incidente nella metropolitana a fare da provvidenziale copertura, pur essendo avvenuto un paio d’ore abbondanti dopo l’inizio della seduta. Il presidente della Commissione Mobilità, artefice primo della contestatissima delibera Ecopass, Enrico Stefàno, è finito sotto botta dai suoi che non hanno apprezzato l’intero impianto del provvedimento, considerato superficiale e dannoso. Almeno nella forma ipotizzata a parole ma non messa per iscritto.
Perché la delibera che il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare non conteneva null’altro che indicazioni vaghe e generiche su come strutturare l’Ecopass, una sorta di nuova e decisamente più ampia zona a traffico limitato accessibile a tutti per un determinato numero di volte l’anno superate le quali con ingressi a pagamento. Solo che, a parte due anni di sperimentazione e ipotesi di esenzione, non era scritto nulla in merito al rapporto con la ZTL del centro storico, come sarebbe stato incassato il pagamento, le reali esenzioni: tutto demandato, nel più puro stile 5stelle, a futuri regolamenti attuativi che avrebbe dovuto fare la Giunta. 
Una vaghezza e una indeterminatezza del testo che hanno spinto una fetta di consiglieri 5stelle a considerare non votabile la delibera. 
Ecco, quindi, che martedì il Consiglio, convocato, non si è riunito in seduta valida per mancanza del numero legale, con ben otto chiamate andate deserte. 
L’appuntamento sembrava, sulla carta, rimandato a ieri ma Radio Campidoglio aveva già celebrato il funerale della delibera Stefàno che, infatti, ha ripiegato rapidamente sui tweet celebrativi del primo cantiere di 400 metri circa di protezione delle corsie preferenziali a Cinecittà.
Una débacle per l’Amministrazione Raggi e in prima persona per Stefàno che, ancora ieri, ha fatto il tour delle radio romane cercando di spiegare la bontà della sua delibera.
Si torna in cantiere, dunque. Dice Pacetti: “le altre forze politiche hanno teso la mano a un dialogo e crediamo che sia giusto aprire questa fase di interlocuzione nei prossimi giorni per fare in modo che il provvedimento sia il più condiviso possibile da tutte le forze politiche che rappresentano i cittadini di Roma”. L’obiettivo è riportare la delibera al voto “nella seconda metà di settembre”.
Festeggia il movimento civico Roma Sceglie Roma che, con il suo presidente, Raimondo Grassi, si è schierato da subito contro l’Ecopass con analisi e studi tecnici a “smontare” la delibera Raggi/Stefàno: “un progetto inutile e dannoso per i lavoratori, i residenti e tutti gli operatori del commercio che ogni giorno accedono nell'anello ferroviario”.
Opposizioni che cantano vittoria: “sconfitta la follia ecopass” (Pd), “ritirata delibera folle” (FdI).