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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Giuliano Pacetti. Mostra tutti i post
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giovedì 27 agosto 2020

ZINGARETTI VS RAGGI


Serve una grande alleanza che ridia alla Capitale quello che merita e questo non coincide con l'attuale sindacatura che credo che sia stata il principale problema di Roma in questi ultimi anni” con questa frase il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha chiuso (almeno per ora) a qualunque accordo con i 5Stelle e il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sull’ipotesi di ricandidatura dell’esponente grillina. 
Ovviamente, è subito partita la replica mediatica dei grillini contro Zingaretti: silenziosa la Raggi (in altre occasioni come sui rifiuti in prima linea per rispondere a Zingaretti), per suo conto sono usciti Max Bugani, il suo capostaff ed esponente di spicco dell’élite pentastellata, l’assessore al Personale, Antonio De Santis, il capogruppo in Campidoglio, Giuliano Pacetti, e l’ex capogruppo, Paolo Ferrara, la senatrice Barbara Lezzi. Controreplica del Pd romano e pomodori che volano un po’ dappertutto. Certo, le difese della Raggi sembrano molto d’ufficio e relativamente poco “di peso”, così come le risposte del Dem capitolini tanto da lasciare ancora aperto il dubbio che sia solo una “ammuina” legata più alle alleanze per le Regionali che altro. Dentro il Pd coesistono due correnti di pensiero: un candidato “debole” tanto quanto la Raggi e poi al secondo turno si vedrà chi appoggiare. Parole del genere le può dire solo chi non conosce Roma, chi non conosce Virginia e chi non capisce una mazza di politica. Datti una registrata, fenomeno, e fatti un bel bagno di umiltà” (Bugani). Oppure c’è la sempreverde carta della “mafia” (che per i giudici a Roma non c’è) ma c’è per Pacetti, Ferrara e De Angelis che esaltano la “lotta” alla mafia condotta dalla Raggi. Poi c’è la senatrice Lezzi che si meraviglia di “come qualcuno tra i vertici ancora parli con questo personaggio per condividere strategie”, anche se di questo dovrebbe parlarne con Vito Crimi e Luigi Di Maio, visto che stanno al Governo assieme.
Oppure un candidato “simil-grillino” che, al ballottaggio, sia in grado di assorbire i voti degli elettori 5Stelle senza necessità di apparentamenti formali. Fra i grillini permane l’idea che la Raggi sia in grado di arrivare al ballottaggio con un 20-25 percento dei consensi. Fatto sta che alle affermazioni di Zingaretti, Bugani, Ferrara, Pacetti, De Santis, Lezzi, reagiscono comunque con veemenza sottolineando come “
A rispondere ai fuochi d’artificio grillini, un tweet del capogruppo Pd in Campidoglio, Giulio Pelonzi (“La corte dei miracoli della Sindaca dovrebbe preoccuparsi dei suoi errori e degli elettori delusi che la manderanno a casa”) e una nota del Pd capitolino in cui, dopo la lunga doglianza delle cose che non vanno, si legge; “Bugani, insieme all'assessore al Personale De Santis, sono solo giullari di una corte ormai decadente, assediata anche da lotte intestine”.

mercoledì 1 luglio 2020

SEDUTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, I GRILLINI TORNANO IN AULA

Alla fine l’ha spuntata il presidente dell’Aula, Marcello De Vito: le sedute del Consiglio comunale tornano a essere fisiche e a Palazzo Senatorio. Basta con lo streaming. Se il mondo torna a vivere, con precauzioni, ma nella normalità possono farlo anche i consiglieri comunali. Meglio: i consiglieri comunali 5Stelle, i soli che hanno manifestato con debolissime motivazioni il desiderio di rimanere comodamente seduti a casa, connessi via pc. 
La querelle era esplosa a inizio giugno: finita la quarantena in molti, a partire proprio da De Vito, avevano proposto il rientro in Aula Giulio Cesare per tenere le sedute del consiglio comunale che, nei mesi di lockdown, si erano svolte in streaming con tanto di piattaforma tecnica e regolamento preparati da De Vito e dagli uffici tecnici in tempi record.
Se non che, l’opposizione al rientro in aula è venuta proprio dai 5Stelle: mentre tutti i gruppi, da Fassina al Pd, dal Fratelli d’Italia alla Lega, alle liste civiche, si pronunciavano a favore delle sedute dal vivo e non “in vitro”, dai 5Stelle si è alzata la barricata.
Il 18 giugno si era tenuta una prima seduta vera. Per poi però rientrare subito nel più comodo e rassicurante salotto di casa.
La spiegazione di questo comportamento era affidata alle parole di Giuliano Pacetti, capogruppo 5Stelle: “credo sia necessario - disse a metà giugno - continuare i lavori dell'Aula sulla piattaforma per qualche altra settimana altrimenti vorrebbe dire negare la possibilità a dei consiglieri eletti di partecipare perché impossibilitati per motivi veri, ovvero condizioni di fragilità che non gli permettono di venire in Aula in sicurezza”. 
Il riferimento era al consigliere Roberto Di Palma, colpito, come da lui stesso dichiarato, da un infarto il 27 marzo con “due operazioni al cuore, evento accaduto perché io sono anche diabetico”. Cosa che, però, non aveva impedito a Di Palma il 29 maggio di partecipare alla conferenza stampa della Raggi sui cosiddetti zozzoni.
Dopo questo lungo tira e molla fra De Vito da una parte e Pacetti e il gruppo consiliare 5Stelle dall’altra, alla fine lo streaming non poteva durare ancora più a lungo e così da domani, giovedì, si torna regolarmente in Aula. 
Ieri eravamo in video - spiega De Vito - ma da giovedì si torna in Aula. L’ordine dei lavori che prevede il rientro a Palazzo Senatorio è stato votato all’unanimità dai 31 consiglieri presenti. E la mia opinione rispetto al 18 giugno non è cambiata: non mi faccio tirare per la giacchetta da nessuno. Men che meno da tutti quelli cui ora piace tanto parlare di questo ottimo sistema di videosedute (perché la connettività è una stella e parlarne fa tanto "radical-chic"), ma che fino a ieri e per 4 mesi non hanno mosso neppure un dito o un filo per creare questa ‘connessione’”.

giovedì 20 febbraio 2020

MONTELLA ESPULSA; ANCOA CAOS NEL M5S


Alla fine, dopo mesi di tensioni, i 5Stelle capitolini espellono dal gruppo consiliare Monica Montella, una delle consigliere iper critiche verso l’Amministrazione Raggi e la gestione del Gruppo in Aula Giulio Cesare.
Da mesi la Montella era di fatto in rotta di collisione con gli altri 5Stelle: voti in difformità, critiche espresse in Commissione come quella feroce in merito alle procedure di accesso agli atti da parte dei Consiglieri comunali. E l’addio al gruppo era nell’aria. Ma non  l’espulsione dal gruppo consiliare, provvedimento inedito dalle parti dell’aula Giulio Cesare.
Ho ricevuto questa notifica - ha scritto Montella sul proprio profilo Facebook - Faccio notare che: il regolamento dell’Assemblea capitolina (art.21) non prevede l’espulsione di un consigliere da un gruppo. Secondo lo Statuto del M5S (art. 11) l’espulsione dal Movimento 5 Stelle può essere fatta solo dai probiviri”, spiega la Consigliera che aggiunge: “Non avendo ricevuto alcuna comunicazione dai probiviri mi trovo nella strana situazione di far parte del Movimento 5 Stelle, ma non del gruppo consiliare capitolino del Movimento 5 Stelle. Mio malgrado mi vedrò costretta ad adire le vie legali per tutelare la mia persona e il percorso politico finora svolto nel pieno rispetto dei principi del Movimento 5 Stelle che mi onoro di rappresentare”, conclude Montella, taggando nel post Davide Casaleggio, Roberta Lombardi, Vito Crimi e Beppe Grillo
Sulla vicenda Montella ci si fionda a corpo morto Cristina Grancio, apripista delle espulsioni pentastellate in Aula Giulio Cesare: “Monica Montella fuori e fascia tricolore a Marcello De Vito”, per altro solo a processo e, quindi, innocente fino a prova contraria. “Voglio esprimere pieno sostegno alla consigliera per il provvedimento di esclusione, di cui è stata oggetto, figlio della volontà del M5S di mettere a tacere ogni voce libera e in grado di ridestare lo spirito critico all’interno del proprio schieramento, proprio il giorno in cui si è fatta luce sul parere, dell’avvocatura capitolina, che avrebbe permesso di annullare la Delibera di pubblica utilità sullo stadio a Tor di Valle”. Che poi era “un” parere su due e non avrebbe permesso nulla di così facilone come vorrebbe la Grancio che dell’”anti Stadio di Tor di Valle” pare ormai aver fatto la propria bandiera: “Lo stesso trattamento che mi è stato riservato due anni fa proprio per punire la mia posizione sul progetto dello stadio a Tor di Valle e la mia coerenza sul programma elettorale per cui eravamo stati votati dalla comunità. È l’ennesima dimostrazione dell’arroganza di un gruppo consiliare che si dichiara democratico ma che invece brama i pieni poteri".

sabato 26 ottobre 2019

SCIOPERO, GARA ADOLESCENZIALE FRA 5STELLE-SINDACATI



Il venerdì nero di Roma è arrivato ed è passato. Quanto la città, almeno dal punto di vista dei rifiuti, sconterà questa giornata lo vedremo nelle prossime ore che serviranno per testare la capacità del sistema di riprendere a pieno regime lo smaltimento.
Per il resto, la giornata dello sciopero generale di tutti i lavoratori delle società partecipate del Comune di Roma, indetto dai sindacati, si chiude con i 5Stelle che fanno quadrato intorno alla Raggi e i sindacati ancor più avvelenati con il Campidoglio per le affermazioni del Sindaco e di Luigi Di Maio, capo politico dei grillini.
Le agenzie di stampa riportano una sorta di adolescenziale gara a chi ce l'ha più grosso  fra il Campidoglio e i sindacati: adesione allo sciopero in Ama, 73% dicono le organizzazioni sindacali. Trentotto, ribatte l’azienda. 
Giochino analogo sui musei: tutti aperti tranne la Villa di Massenzio, afferma Zétema. Sì, ma i punti informativi turistici sono chiusi, replicano i sindacati. Fronte mobilità: secondo Roma Servizi per la Mobilità poco meno del 30% ha scioperato ma lo sciopero vero e proprio era in programma dalle 20 a mezzanotte. Quindi per il dato complessivo sarà necessario attendere la giornata di oggi. A chiudere il resoconto della giornata da un punto di vista strettamente pratico: asili nido in gran parte chiusi; 90% dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero; manifestazione sotto il Campidoglio. 
Poi c’è il fronte politico. Il sindaco, Virginia Raggi, alle 11.23 di ieri mattina twitta: “una minoranza di sindacalisti prova a tenere in ostaggio una città di 3 milioni di abitanti: di lavoratori, di madri e padri che ogni giorno accompagnano i propri figli a scuola, di studenti e pendolari. La maggioranza dei cittadini è stanca di scioperi ingiustificati”. Delle poco più di mille risposte sotto questo tweet, alla sera di ieri, solo gli utenti con le 5stelle nel profilo difendono il Sindaco. Il resto varia dall’insulto, al “liberaci”, al “dimettiti”, “Roma è stanca” “neanche le Ztl hai aperto, incapace”. Tweet che, rete a parte, non è passato certo inosservato: se addirittura un mite e moderato come il capogruppo di Forza Italia, Davide Bordoni, usa parole dure per la Raggi (“tweet offende lavoratori, cittadini stufi di lei”), è quasi superfluo riportare le repliche della Pd, della sinistra, dei sindacati.
Per Francesco Figliomeni (Fdi) “Il sindaco Raggi e la Giunta sono riusciti a compattare tutte le aziende partecipate facendo arrabbiare tutti i lavoratori usando lo stesso metodo: liquidata Roma Metropolitane, concordato per Atac, cioè in prefallimento, stanno facendo lo stesso con Ama e altre aziende, Farmacap e Ipa, sono fuori controllo". 
A rinfocolare la dose ci pensa Luigi Di Maio che per difendere la Raggi (e magari scrollarsi di dosso l’ombra delle recenti dichiarazioni del suo fedelissimo Spadafora contro la Raggi) sceglie di parlare al ventre più basso dei romani: “ma è mai possibile che tutti gli scioperi si facciano di venerdì? La storia che alcuni sindacati fanno sempre sciopero il venerdì per fare il weekend, mi sembra ormai una questione indecente”.
Il resto del mondo grillino si stringe a difendere l’assediata ridotta di Palazzo Senatorio: “sciopero privo di ogni fondamento, di sapore esclusivamente politico e il cui unico effetto è danneggiare i cittadini”, per il capogruppo pentastellato in Campidoglio, Giuliano Pacetti.
Per l’assessore al Personale, Antonio De SantisAddolora vedere il diritto di sciopero svilito e strumentalizzato in funzione di calcoli meramente politici”. E l’assessore al Bilancio e alle Partecipate, Gianni Lemmetti, rincara la dose: “Uno sciopero al quale non ha creduto la maggioranza degli stessi lavoratori. Noi continuiamo a lavorare permettere in sicurezza i conti”. Chiude il conto Paola Taverna che dalla misera trincea di Montecitorio segue la narrazione della “Raggi al lavoro per risanare le partecipate”. 


sabato 17 marzo 2018

5STELLE; (RI)SCOPPIA IL CASO GRANCIO


Alla fine, la rottura annunciata e appena appena schivata sulla vicenda Stadio della Roma di Tor di Valle è comunque arrivata. Il via alle danze è il via libera della Commissione Urbanistica al piano di sviluppo di Piazza dei Navigatori (un gemello del palazzone di vetro di 10 piani in cambio di opere di urbanizzazione, comprese quelle dovute e mai realizzate per il primo palazzo) votata dai 5Stelle con l’opposizione della Grancio
Un copione praticamente simile a quello dello Stadio della Roma. Lì, la Grancio si mosse bene e obbligò i pentastellati a reinserirla nel gruppo consiliare. Di cui, però, alla fine è rimasta un corpo estraneo: fuori dalle chat e fuori dalle decisioni.
Lo scontro ha visto prima volare gli stracci fra Pietro Calabrese e la Grancio con minacce reciproche di querela, poi sono scesi in campo i pezzi da novanta del partito di Grillo. A partire dal capogruppo, Paolo Ferrara, che, con il solito aplomb inglese che lo contraddistingue, ha apostrofato la Grancio come una “macchia nera che sporca i 5Stelle, un fantasma in cerca di protagonismo che si accompagna a persone che non c’entrano nulla con il nostro progetto”
E come tanti novelli Decimo Giunio e Cimbro Tillio, scendono in campo anche altri consiglieri pentastellati: “Prendo atto che lei con noi del M5S non c'entra più nulla”, dice Maria Teresa Zotta; “È ipocrita essere del M5S a tratti. Non capisco perché quando viene in Aula continua a sedersi accanto a noi” per Giuliano Pacetti.
Si difende la Grancio che minaccia ricorsi e querele: “Io resto nel gruppo perché sono del M5S originario, quello nato nel 2009 che mi ha eletta. Non ho alcuna intenzione di passare all'opposizione. Sono gli altri consiglieri che sono passati nell'associazione che ha come capo politico Di Maio nata a fine anno e in cui io non mi riconosco. e dove il capo politico può porre il veto sulle decisioni della base. C'è un gruppo di persone in tutta Italia, e io ne faccio parte, che a inizio anno ha avviato un ricorso affinché all'associazione M5S nata nel 2009 sia riconosciuto il nome e il simbolo che oggi sono in capo all'associazione che ha come capo politico Di Maio. Su questo si esprimerà il Tribunale di Genova. Quando i miei dei colleghi del Campidoglio hanno capito che non ero passata nell'associazione di Di Maio sono stata tolta dalle chat comuni”.

venerdì 2 marzo 2018

STADIO; CANTONE SMENTISCE LA RAGGI: "NESSUN BOLLINO DA ANAC"

Abbiamo avuto anche il bollino dell’Anac”, gongola Virginia Raggi, sindaco di Roma, quando, intervenendo a Radio Radio, annuncia che il progetto rivisto dalla sua Amministrazione sullo Stadio della Roma avrebbe ottenuto il placet della struttura anticorruzione guidata da Cantone. E, subito, gli fa eco anche un consigliere pentastellato in Campidoglio, Giuliano Pacetti: “c'è anche il bollino dell’Anac”. Ribadisce. E poi c’è Raffaele Cantone che guida Anac - oramai assurta al ruolo di Corte Suprema informale. Un Cantone che dice, ribadendolo più volte: “Noi non diamo nessun bollino”.

Raffaele Cantone lo abbiamo intercettato casualmente all’ora di pranzo, insieme al professor Francesco Merloni che dell’Anac è membro. Entrambi ribadiscono con forza: “noi non abbiamo dato “bollini”, non spetta a noi darne”. 
E un pezzetto delle chiacchiere elettorali di Virginia Raggi sullo Stadio cade miseramente. L’arrancare di Roberta Lombardi nella corsa alla guida della Regione oltre far segnare il passo del Movimento nel Lazio, comporterà inevitabilmente una ripercussione sull’Amministrazione capitolina che, fino a oggi, ha brillato per la sua inefficienza “assembleare” di Giunta e Consiglio nel portare a casa iniziative concrete. Quindi, la strizzatina d’occhio della disperazione verso i tifosi giallorossi si era già avuta la scorsa settimana con l’approvazione in Giunta del primo passo della variante urbanistica per il futuro Ponte dei Congressi spacciato come imminente e a servizio dello Stadio. Ieri, il bis. Stavolta chiamando in causa Cantone, quasi fosse una benedizione papale. 
Dice la Raggi a Radio Radio (con l’eco di Pacetti sulla sua pagina facebook): “È uscito qualche giorno fa un parere con cui l’Anac attesta la fattibilità delle opere dando l’ok al nuovo progetto fatto insieme dal Campidoglio e dalla società Roma. Le opere indicate nel nuovo progetto non appaiono assolutamente compromesse, tanto è vero che viene ridotta l’area commerciale però parallelamente c’è un aumento delle aree a destinazione pubblica, un aumento delle aree delle aree verdi e un miglioramento delle viabilità su gomma e ferro. Sostanzialmente l'Anac ha dato ragione al nuovo progetto”, chiosa il Sindaco citando più o meno alla lettera il testo della missiva Anac.
Un bel po’ differente la versione di Cantone: “Abbiamo fatto un lavoro di pre vigilanza a seguito di un esposto”, spiega a Il Tempo il presidente dell’Autorità anticorruzione che aggiunge: “Ovviamente, si trattava di valutare se nelle procedure svolte fino a questo momento c’erano i presupposti per avviare un’attività di vigilanza. Abbiamo verificato quelli che sono i progetti di massima e ad oggi non emergono elementi per fare alcunché. Ovviamente, nel provvedimento noi diciamo che “ci riserviamo” di capire quando le cose saranno declinate”. 
In realtà, poi, la spiegazione è ancora più semplice: è l’Anac che avendo ricevuto una serie di esposti si è mossa chiedendo al Campidoglio chiarimenti e ricevendo in risposta una lettera che, insieme alle risultanze emerse dalla Conferenza dei Servizi, ha portato l’Autorità a non procedere ulteriormente
Ma, spiegano ancora Cantone e Merloni: “La lettura dell’impostazione di carattere generale non ha rilevato criticità ma noi, però, non diamo nessun bollino e nessun ok. Cioè, abbiamo detto che ad oggi non ci sono i presupposti per fare vigilanza ma ci siamo riservati di intervenire dopo”.
Poi la stoccata finale: “Naturalmente per noi, la nostra attività riguarda il codice dei contratti, noi non abbiamo valutato la fattibilità urbanistica. Le questioni urbanistiche noi non le abbiamo neanche valutate perché non sono di nostra competenza. Ora, in questo momento, ci siamo limitati a verificare sommariamente solo se il progetto presentava delle criticità in relazione al codice dei contratti”. Insomma, non c’è nessuna valutazione di tipo urbanistico da parte di Anac e la lettura data dalla Raggi della lettera è, quindi, una interpretazione. Anche perché la risposta dell’Anac non solo contiene molti condizionali ma l’unico verbo all’indicativo è quello con il quale la stessa Autorità ha deciso di avviare un monitoraggio delle procedure di costruzione dello Stadio che verrà avviato da giugno 2018 in poi. 
Del resto, che l’Anac si pronunciasse ora, in assenza di gare d’appalto, su un progetto urbanistico era apparsa da subito una ipotesi poco coerente con le normative, come sottolinea anche l’assessore all’Urbanistica della Regione Lazio, Michele Civita: “L’Anac da quanto ne so dà l’ok sulle gare. Sulle procedure urbanistiche non so se si pronuncia, mi giunge nuova”. 
No, infatti, come dice Cantone: “la valutazione urbanistica non ci compete”.