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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 20 febbraio 2019

IL CLUB DEGLI ANTISTADIO


C’erano tutti, seduti allo stesso tavolo, per ripetersi l’un con l’altro quanto è sbagliato, brutto e cattivo il progetto della Roma di costruire lo Stadio a Tor di Valle. C’era Paolo Berdini, l’ex assessore all’Urbanistica della Raggi, c’era il Comitato Salviamo Tor di Valle dal Cemento; c’era il Tavolo della Libera Urbanistica di Sanvitto, l’ex attivista 5Stelle scomunicato da Beppe Grillo; e c’era Italia Nostra; Federsupporter e Cristina Grancio, la ex pasionaria del no allo Stadio cacciata dal Gruppo 5Stelle proprio per la sua posizione su Tor di Valle; e, da ultimo, a dare un po’ di lustro politico-intellettuale alla congrega, c’era anche Stefano Fassina, consigliere comunale e deputato. 
Tutti uniti per ribadirsi fra loro trenta il no a Tor di Valle, basato su asserzioni a dir poco fantasiose. Occasione, la presentazione di una proposta di delibera da votare in Consiglio comunale per annullare in autotutela le due delibere, Raggi 2017 e Marino 2014, che riconoscono il pubblico interesse alla costruzione della futura casa giallorossa. Una proposta, firmata da Fassina e Grancio, che però non tiene conto dei limiti temporali per l’annullamento in autotutela (18 mesi e la delibera Raggi, la più recente, ne ha già quasi 21) e che deve ancora passare il vaglio di ammissibilità degli uffici comunali prima di poter esser discussa in Aula.
Aula in cui, domani, andrà in scena il Consiglio comunale straordinario dedicato proprio allo Stadio: occasione imperdibile per chiunque abbia voglia e necessità di fare un po’ di propaganda. Assisteremo alla passerella dei corifei de “lostadiosifa” e a quella degli alfieri di “tordivallemai”. Al netto delle inutili e artefatte chiacchiere dei politici, l’appuntamento di domani sarà fondamentale per vedere la capacità della Raggi di tenere compatta la sua maggioranza in vista del voto su variante e convenzione urbanistica. 

venerdì 1 febbraio 2019

STADIO; FACT CHECKING SU ITALIA NOSTRA ("TROVARE ALTERNATIVE A TOR DI VALLE")

L’intervista all’assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Luca Montuori, sul progetto Stadio della Roma ha offerto l’occasione a Italia Nostra di tornare sul tema con una lunga nota che si riporta integralmente. 

“Il nodo gordiano dello Stadio della Roma a Tor di Valle deve essere ormai reciso a fil di spada. L’amministrazione Raggi non può proseguire con le dichiarazioni d’intenti non supportate da fatti concludenti. La conclusione, a questo punto, non può che prendere atto, finalmente, che uno #StadioFattoBene annesso ad un business park a Tor di Valle non si può fare. Due conferenze dei servizi e due procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale non hanno risolto i problemi di un’area con enormi criticità di compatibilità ambientale e di mobilità. L’inchiesta penale in corso ha scoperchiato il vaso di Pandora delle prassi che hanno caratterizzato il tentativo del proponente di ottenere l’assenso ad un progetto caratterizzato da gravi criticità ma in compenso in grado di produrre una plusvalenza di 200 milioni. Si è tentato di superare il principio per cui l’area è e resta inedificabile se preliminarmente non vengono realizzati e collaudati gli interventi previsti dal Piano di Assetto Idrologico, ma la soluzione trovata ha forti probabilità di ricadere anch’essa tra le questioni a rischio di legittimità. Da ultimo, l’incredibile vicenda della “bozza” della relazione commissionata al Politecnico di Torino, pagata con i denari dei contribuenti romani ma senza rilievo giuridico. Relazione prima secretata e poi divulgata, che ha definito “catastrofica” la viabilità dell’intero quadrante se venisse realizzato l’intervento proposto. Un’eventuale parere trasformato in  positivo, nella versione definitiva, sarebbe destinato a sollevare ancora maggior dubbi piuttosto che risolverli. Quanto alle profferte di aiuto che sembra siano arrivate alla Sindaca dal Primo Ministro Conte e dal Ministro Toninelli per realizzare il ponte di Traiano a carico dello Stato, prefigurano un “aiutino” che oltre ad essere inaccettabile dal punto di vista dell’interesse pubblico, non risolverebbe il problema dello stadio “non-fatto-bene” in quanto il procedimento dovrebbe ripartire daccapo. L’area di Tor di Valle va quindi archiviata. Italia Nostra Roma lo sostiene da tempo. Aveva già evidenziato, con conferenza stampa del 20 febbraio 2017, in tempi non sospetti ma
evidentemente non ancora maturi, che Tor di Valle è il luogo sbagliato per realizzare uno stadio, indicando perfino alcune aree alternative. Se ci avessero ascoltato, ieri, oggi la squadra romana avrebbe già il suo stadio in costruzione o addirittura realizzato. Ora è ormai indifferibile individuare un’area alternativa a Tor di Valle, che soddisfi l’interesse pubblico e dia alla città un contributo di infrastrutturazione e mobilità sostenibile invece di creare problemi “catastrofici”. Aree del genere non mancano tra le top-ten di quelle individuate nello studio dall’advisor incaricato dalla Roma Cushman & Wakefield. I decisori ne prendano atto immediatamente”.


Fact checking (in rosso la frase di Italia Nostra):

L’inchiesta penale in corso ha scoperchiato il vaso di Pandora delle prassi che hanno caratterizzato il tentativo del proponente di ottenere l’assenso ad un progetto caratterizzato da gravi criticità ma in compenso in grado di produrre una plusvalenza di 200 milioni.
L’inchiesta penale non ha riguardato alcun atto che abbia invalidato il complesso e partecipato iter amministrativo di esame del progetto da parte dei svariati dipartimenti dei Municipi, del Comune, della Città Metropolitana, della Regione e dello Stato. Dipartimenti articolati in più uffici cosa che porta il numero dei funzionari pubblici che, a diverso titolo, hanno lavorato al dossier a superare tranquillamente il centinaio di persone e probabilmente molte di più. Associare un’inchiesta penale che, per bocca della stessa Procura, non ha evidenziato elementi di vizio sull’iter a una plusvalenza (tutta da dimostrare sia nell’esistenza che nell’entità) suona come un ritorno agli slogan degli anni ’70 della sinistra proletaria. Secondo Italia Nostra chi investe forse non avrebbe diritto alla remunerazione dell’investimento? 

Si è tentato di superare il principio per cui l’area è e resta inedificabile se preliminarmente non vengono realizzati e collaudati gli interventi previsti dal Piano di Assetto Idrologico, ma la soluzione trovata ha forti probabilità di ricadere anch’essa tra le questioni a rischio di legittimità.
L’area non è inedificabile, tant’è che sopra vi è un ippodromo, stalle, abitazioni, fattorie. Né tantomeno resta inedificabile, visto che nel progetto sono previsti non solo interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nell’area interessata dalla costruzione dello Stadio e delle sue pertinenze commerciali e direzionali, ma sono anche stati inseriti interventi di messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e di quello dell’Acqua Acetosa, di competenza statale, attesi da decenni.

Relazione prima secretata e poi divulgata
In realtà ci prendiamo il merito di aver violato il segreto imposto dal Campidoglio.

Quanto alle profferte di aiuto che sembra siano arrivate alla Sindaca dal Primo Ministro Conte e dal Ministro Toninelli per realizzare il ponte di Traiano a carico dello Stato, prefigurano un “aiutino” che oltre ad essere inaccettabile dal punto di vista dell’interesse pubblico, non risolverebbe il problema dello stadio “non-fatto-bene” in quanto il procedimento dovrebbe ripartire daccapo.
Ricordiamo a Italia Nostra che un ponte di attraversamento di un fiume è per definizione un’opera pubblica. E come tale dovrebbe essere il pubblico a costruirlo. Nei programmi di sviluppo urbano della città sono previsti già da decenni ben tre ponti da realizzare nel più ampio quadrante Marconi-Acilia. Uno di questi è il Ponte dei Congressi, l’unico ponte a oggi progettato e finanziato dal pubblico. Il Ponte di Traiano (o come lo si voglia chiamare) era previsto già da tempo come collegamento diretto delle direttrici Magliana e Ostiense/del Mare con l’Autostrada Roma-Fiumicino.
Il paradosso è che, come per il ponte ad Acilia più oltre sulla via del Mare in direzione Ostia, il Ponte di Traiano e quello dei Congressi dovrebbero essere costruiti dal Pubblico. Che la Giunta Marino lo avesse posto in capo al privato in occasione della costruzione dello Stadio della Roma è l’anomalia: un’anomalia, però, che consentiva allo Stato di non sborsare soldi contanti ma di pagarlo con cubature.
Infine, solo un’ignoranza abissale delle leggi può far scrivere che “il procedimento dovrebbe ripartire da capo”: se lo Stato assume su di sé l’onere della costruzione dovrà farlo al di fuori della procedura Stadio, visto che non è legale un finanziamento sotto forma di un’opera a un progetto privato per quanto di interesse pubblico ma di una società sportiva per di più quotata in borsa. Quindi, qualora fosse ritenuto un asse strategico nello sviluppo urbano della città, lo Stato assumerebbe su di sé l’onere di pagare (e gestire la gara d’appalto) il Ponte di Traiano all’interno di un più vasto Accordo di Programma sulla mobilità a Roma, non dissimile, ad esempio, da quello che ha portato 425 milioni di euro nelle casse del Campidoglio per le due metropolitane o di quello che ha stanziato 180 milioni di euro a favore della Regione per la Roma-Lido di Ostia.

Ora è ormai indifferibile individuare un’area alternativa a Tor di Valle, che soddisfi l’interesse pubblico e dia alla città un contributo di infrastrutturazione e mobilità sostenibile invece di creare problemi “catastrofici”. Aree del genere non mancano tra le top-ten di quelle individuate nello studio dall’advisor incaricato dalla Roma Cushman & Wakefield.
Ancore un esempio di come Italia Nostra ignori le normative italiane. La legge 147/2013 (chiamata “legge Stadi”, quella che ha dato il via a tutto l’iter) pone in capo al privato la facoltà di scegliere l’area dell’intervento e al Comune quella di assentire, assentire con modifiche (il caso di Tor di Valle) o negare l’area ma con motivazione. Dopo 6 anni dall'approvazione della legge in questione, asserire che è “indifferibile individuare un’area alternativa a Tor di Valle” è solo un modo per avere 5 minuti di visibilità. 

sabato 16 giugno 2018

STADIO, CAOS OSSERVAZIONI MA PER IL CAMPIDOGLIO È TUTTO OK


Secondo il Campidoglio ne risultano pervenute 31 ma le osservazioni sulla variante urbanistica dello Stadio della Roma sono molto più numerose. Ad esempio, sotto il numero di protocollo QI98382, a firma di Francesco Sanvitto - l’architetto animatore del Tavolo della Libera urbanistica, già attivista 5Stelle scomunicato direttamente da Beppe Grillo in persona a fine febbraio 2017 - ne sono racchiuse ben 21 che vanno dalle oramai note questioni procedurali (il doppio voto in Consiglio comunale) a quelle più squisitamente tecniche, come l’iter di rimozione dei vincoli idrogeologici.
Anche Italia Nostra, che ne ha protocollate due, in realtà le Osservazioni sono 14. C’è poi il piccolo giallo di quelle presentate da Carte in Regola: 8 osservazioni inviate con posta certificata che, però, non risultano inserite nell’elenco del Comune. Una svista, certamente. 
Insomma, più che 31, quindi, il computo finale è decisamente più consistente ed è probabile, a questo punto, che gli uffici del Dipartimento Urbanistica impieghino tutti i 30 giorni che la legge assegna loro per predisporre le risposte tecniche da portare, poi, al voto in Aula Giulio Cesare. 
Da rimarcare, poi, la presentazione di una “osservazione/opposizione” a firma di Paolo Berdini, l’ex assessore della Giunta Raggi che è il principale ispiratore delle scelte seguite dalla Giunta Raggi in tema di taglio delle opere pubbliche per tagliare le cubature concesse a compensazione. 
Scrive Berdini nella sua Osservazione: “Il progetto per la realizzazione dello Stadio della Roma non prevede più la realizzazione del ponte carrabile di collegamento con l’Autostrada per l’Aeroporto di Fiumicino. Le normative vigenti in materia di sicurezza della collettività e la stessa prassi consolidata, obbligano come noto alla sussistenza di vie di fuga plurime. Lo stadio conterrà 55 mila utenti che sulla base del progetto presentato dovranno in caso di emergenze dirigersi tutti verso un unico asse stradale di fuga, peraltro sottodimensionato”.
Eppure è stato lo stesso Berdini, da assessore, a lavorare per tagliare le cubature. Il 21 ottobre 2016, pienamente in carica, intervenendo a Radio Roma Capitale, Berdini disse: “Sono contrario all’aumento di volumetrie spaventoso dato dalla giunta Marino in cambio di opere pubbliche. Non capisco perché noi dobbiamo pagare per delle opere inutili”. Specificando, poi, sul Ponte di Traiano: “sarà costruito a meno di un solo chilometro dal ponte dei Congressi. Sarà un doppione e non capisco perché noi dobbiamo fare un altro ponte, che poi lo paghiamo in cubatura”. Concludendo con: “Togli, togli, togli alla fine si arriva solo a quello che dicevo prima, cioè facciamo solo lo stadio. Perché tutte l’altre opere o ce l’abbiamo o non si possono fare”.
Oggi, con una coerenza evidentissima, Berdini conclude: “il comune di Roma vuole accettare una proposta che costringerebbe decine di migliaia di persone e di automobili a dover usufruire di un’unica direttrice di fuga. È un’ipotesi scellerata e inaccettabile per il rispetto che si deve alla popolazione che assisterà agli eventi sportivi”.

martedì 12 giugno 2018

STADIO, VARIANTE URBANISTICA AL RUSH FINALE


Il termine è scaduto: alla mezzanotte di lunedì 11 giugno, sono spirati i trenta giorni di tempo per associazioni, cittadini e comitati, per la presentazione delle osservazioni alla variante al Piano regolatore generata dal progetto dello Stadio della Roma. 
Dovrebbero essere una quarantina le osservazioni già pervenute: ventuno quelle redatte dal Comitato “Salviamo Tor di Valle dal Cemento” insieme al Tavolo della Libera Urbanistica, quello guidato dall’architetto Francesco Sanvitto, ex attivista 5Stelle “scomunicato” da Beppe Grillo in persona a fine febbraio 2017. A queste se ne deve sommare un’altra decina presentate da Italia Nostra insieme al Tavolo e un’altra redatta dal Codacons sempre insieme al Tavolo. Otto, poi, sono quelle spedite dall’associazione Carte in Regola. In realtà, occorrerà attendere ancora qualche giorno per poter avere il computo esatto delle osservazioni pervenute: potrebbe esserci anche chi, invece della posta elettronica certificata, le spedisce con la cara vecchia raccomandata. Quindi, fra tempo di spedizione, protocollo e consegna sul tavolo giusto ci potrebbero volere ancora 3 o 4 giorni per il conto finale. 
A questo punto l’iter prevede che gli uffici del Dipartimento Urbanistica del Campidoglio abbiano 30 giorni di tempo per predisporre, per ciascuna di queste osservazioni, un parere (controdeduzione, in termine tecnico). Terminato questo passaggio di elaborazione della risposta del Campidoglio, il dossier variante urbanistica sarà completo e pronto per essere portato in discussione in Consiglio comunale. Verrà consegnato agli uffici del presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, il quale dovrà portarlo in Conferenza dei capigruppo per farlo inserire nel calendario dei lavori d’aula. La data dipenderà, ovviamente, da quanti giorni, dei 30 a disposizione per legge, gli uffici comunale utilizzeranno per completare il lavoro sulle controdeduzioni. 
In questi ultimi mesi, poi, da quanto trapela, gli uffici comunali hanno lavorato con i tecnici dei proponenti per predisporre il testo della Convenzione urbanistica (il contratto che regolerà i rapporti fra la Roma e il Campidoglio e che conterrà, fra le altre cose, anche il cronoprogramma di tutti gli interventi: opere pubbliche e private. La Convenzione, però, dovrà essere ratificata da un voto in Consiglio comunale. Quindi, l’obiettivo del Comune è di portare nello stesso momento al voto sia la Variante urbanistica che la Convenzione. 
Votati i due testi, la Variante tornerà in Regione per l’adozione definitiva (determina degli Uffici poi delibera di Giunta regionale). A quel punto, Variante e Convenzione entreranno in vigori e la Roma potrà iniziare le opere di precantierizzazione (bonifiche, archeologia) mentre predispone le gare d’appalto europee per le opere pubbliche. Il tutto al netto dei già annunciati ricorsi al Tar. 

sabato 2 giugno 2018

STADIO; MONTUORI: "ITER CORRETTO"


Scoppia un nuovo caso attorno al dossier Stadio della Roma: secondo Francesco Sanvitto, architetto e animatore del “tavolo della libera urbanistica” (un raggruppamento di ex attivisti 5Stelle della prima ora, scomunicati direttamente da Beppe Grillo a febbraio 2017) l’iter seguito è sbagliato e va annullato. 
Per Luca Montuori, assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, invece, l’iter seguito è corretto. 

Afferma Sanvitto: “Dovevano prima adottare il verbale della Conferenza in Consiglio e poi procedere con la variante. Inoltre ci sono irregolarità nella questione della rimozione dei vincoli idrogeologici per cui presenteremo queste osservazioni che saranno bocciate e che riproporremo, insieme a Italia Nostra, al Tar”. 
Replica Montuori: “La procedura è complessa, sull’interpretazione delle norme che regolano la Conferenza di Servizi e l’adozione della variante noi siamo decisamente sereni. Sanvitto farà i suoi passi ma leggendo le carte e lo scambio di lettere con la Regione noi siamo assolutamente tranquilli. Saranno i giudici a decidere se la legittimità dell'iter è stata rispettata oppure no”. 

Ma, esattamente, perché il Campidoglio - Dipartimento Urbanistica, Segretariato generale e Avvocatura capitolina - ha deciso, in accordo con gli omologhi uffici della Regione, di non effettuare una “prima” adozione del verbale della Conferenza di Servizi? 
La norma (art. 62, comma 2 bis della L. 96/2017) stabilisce che “il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, adozione di variante allo strumento urbanistico comunale ed è trasmesso al sindaco, che lo sottopone all'approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile”. 
Secondo il Campidoglio, il termine “prima seduta utile” riferito nella legge non va inteso come la prima data “utile” in calendario dopo la chiusura della Conferenza. Ma è la prima data “utile” dopo la fine dell’iter di formazione della variante urbanistica: il verbale della Conferenza di Servizi non è un semplice resoconto della seduta conclusiva ma è il testo su cui si basa l’adozione della variante. L’adozione segue norme precise che prevedono pubblicazione, osservazioni e controdeduzioni (la fase in cui siamo ora, ndr). Perciò, solo dopo questo iter si può e deve andare in Assemblea Capitolina anche perché - argomentano sempre in Campidoglio - se il verbale venisse approvato con il voto in Aula prima della conclusione dell’iter stabilito per la variante, il Comune incorrerebbe in un vizio procedurale ossia quello di adottare un provvedimento già assunto con la conclusione della Conferenza.
Aggiunge Montuori: “Il nostro progetto, rispetto al precedente, ha ridotto l’impatto sulla vita del quadrante. La riduzione delle cubature comporta un calo di 12mila unità lavorative quotidiane che avrebbero insistito sull’area. Nella versione precedente, il ponte di Traiano riportava il traffico direttamente sulla via Ostiense/del Mare che, nonostante il raddoppio ottenuto con imponenti opere ingegneristiche, si bloccava esattamente nell’area Stadio apportando quindi solo un aumento di valore dei terreni del privato. Ho sentito parlare ancora della Metro B: ebbene, il progetto originario, al costo di 60 milioni, non copriva opere di ingegneria, come gli scambi, con una spesa il cui onere non era specificato”.
E ce n’è anche sul Ponte dei Congressi, una delle grandi incognite di tutta la vicenda visto che l’iter di costruzione è totalmente svincolato e autonomo da quello dello Stadio della Roma: “Gli studi sul traffico che mostrano il Ponte dei Congressi in rosso (per il traffico, ndr) è perché lì arrivano quotidianamente migliaia di persone che vengono da Ostia o da Civitavecchia”.
Infine, Montuori ne ha anche sul trasporto ferroviario: “Lavoriamo con la Regione per impiegare al meglio i fondi per la Roma-Lido e stiamo concludendo un accordo quadro con FS per il trasporto regionale”. 

sabato 2 dicembre 2017

STADIO, "VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE" POSITIVA


Anche la Valutazione di Impatto ambientale (Via) sul progetto della Roma di costruire il suo stadio di proprietà a Tor di Valle è positiva. Con prescrizioni. E così, dopo l’arrivo dei quattro positivi pareri unici di Stato, Regione, Città Metropolitana e Roma Capitale, la cancellazione dei due vincoli, quello architettonico “Eichberg” è quello “Galloni” sul diritto d’autore, con la Via va in porto un altro fondamentale tassello per il via libera finale al progetto.
La notizia della Via positiva è stata diffusa ieri pomeriggio dalla Regione con una nota: la Direzione regionale Politiche ambientali “esprimere pronuncia di compatibilità ambientale positiva vincolata alla definizione e alla verifica di sostenibilità dell’assetto infrastrutturale-trasportistico del quadrante in esame da parte delle amministrazioni ed enti coinvolti. La Conferenza di Servizi definirà le modalità e le tempistiche per l’ottemperanza alle prescrizioni/condizioni impartite rispetto all’approvazione dell’opera in oggetto e nel rispetto delle condizioni di cui alla istruttoria tecnico-amministrativa, da considerarsi parte integrante della presente determinazione”.
Insomma, sì, la Via è positiva ma è chiaramente subordinata alla sistemazione dei problemi legati alla mobilità. Ovvero allo scioglimento definitivo della questione del Ponte di Traiano.

Intanto, Italia Nostra, che aveva presentato la richiesta di apposizione del vincolo architettonico sulle Tribune di Lafuente avviato dalla soprintendente Margherita Eichberg e bocciato una prima volta dalla Conferenza dei Soprintendenti del Lazio e definitivamente cassato l’altro ieri dalla Direzione generale del Ministero dei Beni culturali cui Italia Nostra aveva presentato ricorso, alza una prima bandiera bianca
In una nota diffusa sempre ieri pomeriggio, di fatto, l’Associazione sembra prendere tutto sommato bene la doppia sberla rimediata al Ministero: “Nessuna tutela per i beni architettonici del Paese e un letto di rose per lo Stadio della Roma. Italia Nostra ripete: quello stadio si può, anzi si deve fare, ma l’ansa del Fiume a Tor di Valle è il luogo sbagliato per una funzione giusta”. Dimenticando che Tor di Valle è il regno incontrastato dei topi, una discarica a cielo aperto e ameno luogo di prostituzione.

Infine, lotta fratricida fra Verdi. Da una parte il deputato laziale Filiberto Zaratti che si scaglia contro il progetto a causa del Ponte di Traiano che sarà a spese dello Stato, dall’altro la replica di Paolo Cento, tignosissimo giallorosso: “Ci sono parlamentari laziali che sono molto occupati dallo Stadio di Tor di Valle. Il Ponte di Traiano è un’opera prevista già nel Piano Regolatore degli anni ’60. Legittimo criticare il progetto ma fatelo dicendo che siete anche tifosi laziali. E, se vi rimane un po’ di tempo occupatevi del Ponte sullo Stretto di Messina”. 

venerdì 1 dicembre 2017

STADIO, ADDIO AI VINCOLI DELLE BELLE ARTI SULL'IPPODROMO


I vincoli che incombevano su Tor di Valle non ci sono più. In quello che, per la società giallorossa e i tifosi romanisti, può essere segnato come un giorno di festa, arrivano contemporaneamente due fra le notizie più attese: saltano sia il “vincolo Eichberg”, quello architettonico sulle tribune dell’Ippodromo e sul sedime della pista, che il “vincolo Galloni”, quello sul diritto d’autore a favore dell’architetto Clara Lafuente, erede di uno dei progettisti dell’Ippodromo, Julio Lafuente.
I due “vincoli” erano un ostacolo incombente sulla strada dell’approvazione del progetto della Roma di costruire il suo stadio di proprietà a Tor di Valle. Basti pensare che il “vincolo Eichberg” è stato uno degli elementi utilizzati dal Campidoglio a trazione 5Stelle per rivedere la delibera Marino di pubblico interesse. 
Per il “vincolo Eichberg” la vicenda inizia quando l’allora soprintendente, Margherita Eichberg, a febbraio scorso, comunica ufficialmente di aver dato il via all’iter di apposizione del vincolo architettonico. A giugno, poi, il dietrofront: con un po’ di buon senso amministrativo, la nuova Soprintendenza, affidata a Francesco Prosperetti, accogliendo il parere della Conferenza dei Soprintendenti del Lazio, archivia la procedura avviata dalla Eichberg. Niente vincolo: se doveva essere, bisognava apporlo nel 2014, durante la Conferenza preliminare. In quell’occasione, invece, le varie Soprintendenze tacquero. 
Il tardivo ravvedimento avvenuto a inizio 2017, così come la stessa Margherita Eichberg dichiarò a Il Tempo, avrebbe esposto il Ministero a un rischio elevatissimo di risarcimento danni. 
Il 17 giugno, due giorni dopo l’archiviazione decisa da Prosperetti, Italia Nostra presenta ricorso per via gerarchica alla Direzione Generale del Ministero. Passano i mesi, il 17 settembre scadeva il termine per la risposta, ma solo ieri il Mibact ha sciolto la riserva, dopo un approfondito confronto con l’ufficio legislativo: il “vincolo Eichberg” non s’ha da fare. Ora a Italia Nostra che l’aveva promosso resta solo un ricorso al Tar, molto costoso e con scarsissime probabilità di successo. 
Nello stesso pomeriggio di ieri, salta anche il “vincolo Galloni” la cui storia è meno intricata di quello della Eichberg. Il “vincolo Galloni” nasce dall’istanza presentata al Ministero da parte di Clara Lafuente, erede dell’architetto Julio Lafuente, uno dei progettisti dell’Ippodromo di Tor di Valle, di tutelare l’opera del padre sulla base delle norme che proteggono il diritto d’autore. L’annuncio dell’apposizione di questo vincolo era stato dato dalla stessa Federica Galloni, alla guida della Direzione Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del Ministero, proprio dalle pagine de Il Tempo. Due elementi in meno per la Conferenza dei Servizi che si riunirà, per il via libera finale, lunedì 4 e martedì 5.


Alla notizia della caduta dei vincoli che incombevano sul progetto Stadio della Roma di Tor di Valle la rete è letteralmente esplosa. In pochi minuti decine e decine di commenti, post, tweet hanno saturato i social network.
@AMoriconi è stata facile profeta: “se tutto va bene - cinguettava - RomaCares dovrebbe mettere all’asta la possibilità di andare a prendere a picconate la tribuna di Lafuente: un sacco di gente spenderebbe bei soldi per vederle demolite”. E, infatti, CeccoBass: “basta che me chiamano… je la smonto e la rimonto da nartra parte!”, e Luc@re’ (“Un panino con la mortazza e ‘na birra. E ci vado io a demolire il Lafuente. Con la termite”).
Ci sono le preoccupazioni per le rane: “Oddio… ma davvero? e le rane? che passerà con le povere rane? So’ preoccupatissimo!! Vi prego datemi notizie delle rane”;”Je ce so rimaste solo le rane” e chi ironizza su alcuni giornalisti contrari al progetto “travestiti da rane e incatenati alle tribune di Lafuente” cui, però, farebbe “compagnia Berdini che je canta “ragazzo triste come me”. 
L’ironia pungente dei romani, quasi affettuosamente, non dimentica l’ex assessore all’Urbanistica della Raggi, Paolo Berdini, e la sua più famosa citazione, quel “l’hanno presa sui denti” che lo pose in guerra aperta con la parte giallorossa di Roma. 
Una frase che, oramai, sullo Stadio è un mantra, un po’ come quel “chiamo l’esercito” di Alemanno. Non può quindi mancare chi, come Mike Ferrajolo simpaticamente la ricorda: “L’avete presa sui denti”, ovviamente indirizzata a chi ha presentato i ricorsi. Stesso pensiero espresso da Fulvio Sarnelli (“se lo sono dato sui denti”)
Poi c’è chi già è alla ricerca della via per raggiungere lo Stadio: “regà, visto che ormai è fatta, strada più veloce per arrivare nel nuovo stadio da Pietralata? San Giovanni in Laterano-Colombo-via del Mare?”. E chi si lancia in analisi sociologico-politiche: “Questo progetto sta spazzando via tutti i poteri forti che hanno devastato Roma banchettando a piacimento , politici e imprenditoriali. Se ha resistito anche a Berdini e ai 5Stelle resterebbe solo la caduta di un asteroide per bloccarlo” o suggestioni miste tifo-politiche: “C'è chi sta aprendo le dirette in stile radio radicale per far parlare la gggente indignata dalla costruzione dello stadio e lanciando anatemi sulla parte politica che lo approverà. Stanno scendendo in campo truppe cammellate in formazione mista di laziali rosiconi e romanisti relativi. Che spasso”.


lunedì 20 febbraio 2017

ECCO LE TRAME CONTRO LO STADIO: SOPRINTENDENZA A TINTE BIANCOCELESTI







Per completezza di informazione, nell'articolo vi è un refuso di stampa: Federico Eichberg è vicepresidente vicario della Polispostiva SS Lazio. Me ne scuso con i lettori

mercoledì 23 settembre 2015

GRANDINE MEDIATICA SULLO STADIO DELLA ROMA

Alla partenza dell’Osservatorio sullo Stadio della Roma - inaugurato ieri dall’assessore all’Urbanisitca, Caudo, e che mette insieme progettisti, istituzioni e cittadini per monitorare tutto il dossier sulla futura “casa” giallorossa - è piovuta una “grandinata mediatica” proprio su Tor Di Valle e sull’impianto: l’assessore alla Mobilità, Esposito, contro Caudo; Legambiente e Italia Nostra a dar fuoco alle polveri per una “giornata dei lunghi coltelli” di tipo urbanistico-sportivo.



La notizia che la Procura ha aperto un fascicolo, delegando alla Guardia di Finanza il controllo di tutte le procedure seguite, in merito al rischio idrogeologico ha dato il via alle danze. Fascicolo che si somma a quello aperto su esposto dei 5Stelle in merito alle cubature e a quello sulla compravendita del terreno su cui dovrebbe sorgere il futuro stadio fra Papalia e Parnasi

Legambiente e Italia Nostra subito hanno sparato alzo zero: “ribadiamo la nostra contrarietà su una speculazione edilizia di un milione di metri cubi che aumenterebbe il rischio idrogeologico e farebbe definitivamente a pezzi la Roma-Lido e la Metro B”, ci fa sapere Legambiente, mentre Italia Nostra definisce “demenziale” la proposta di “un gigantesco complesso urbanistico in quell'area con così gravi handicap idrogeologici”. Ovviamente, entrambe le associazioni ambientaliste si affrettano a dire che lo stadio va fatto “ma non a Tor di Valle” (Italia Nostra) e “non siamo contro lo stadio ma contro questa visione di sviluppo della città che si basa su nuovo cubature e interessi privati” (Legambiente). 
Poi va registrata la diatriba fra assessori. Mobilità contro Urbanistica. Stefano Esposito (quello del coro “Roma merda” in radio), contro Giovanni Caudo. Dice il titolare della Mobilità: “Prima pensiamo a far funzionare le corse di tutti i giorni. Lo stadio della Roma è una grande opportunità, ma ora le priorità sono altre. La preoccupazione di tutti ora è quella di avere corse puntuali poi discuteremo nel dettaglio anche della frequenza e dello stadio. Ognuno faccia il proprio mestiere”.


Giornata nera, quindi, per lo Stadio e il duo Pallotta/Parnasi. 

Anche perché lo stesso Caudo è stato molto fermo: “La Conferenza dei servizi non è ancora attivata. Nel trasferire il materiale alla Regione, abbiamo elencato le carenze documentali. Le integrazioni dovevano essere ultimate il primo settembre, evidentemente dalla Roma si stanno prendendo qualche giorno in più e ben venga, perché il progetto è complesso e tutto deve essere fatto con il massimo rigore”. 

E sulla Metro: “La delibera dice che lo stadio può aprire se il 50% delle persone arriva con i mezzi pubblici cioè, se non ci sono 16 treni l'ora (uno ogni 3 minuti e mezzo) lo stadio non apre. La delibera capitolina stabilisce che in modo prioritario questo dovrebbe realizzarsi col prolungamento della linea B della metropolitana. Se in fase di conferenza di servizi decisoria, a seguito del parere gestionale espresso da Atac, si dovesse prevedere l'opzione di aver questo livello di servizio solo sulla Roma-Lido, automaticamente si disobbliga dal prolungamento della B e la Regione si fa carico di garantire i 16 treni l'ora su quella tratta”. 
E su questo, partita aperta dato che ritorna in auge l’offerta dei francesi di Ratp (quelli che gestiscono la metropolitana di Parigi) che aveva offerto alla Regione investimenti 247 milioni di euro in cambio degli incassi di biglietteria e di un contributo annuo di 30 milioni. Progetto momentaneamente accantonato da Zingaretti. 
Infine, sulla vicenda inchiesta per il rischio idrogeologico, Caudo: “Quando c’è un esposto la Procura ha l'obbligo di aprire un fascicolo. Abbiamo messo a disposizione tutte le carte. Il parere dell'Autorità di Bacino è lo stesso dato nella conferenza dei servizi preliminare del 7 agosto 2014 (come confermato in diretta su Radio Radio dall’ing. Cesari dell’Autorità di Bacino). Il progetto definitivo ha previsto, come da richiesta, interventi di messa in sicurezza idraulica dell’area per 5 milioni di euro. Quando la Conferenza di Servizi in Regione si aprirà, si valuterà anche questa parte”.


lunedì 1 settembre 2014

STADIO, LO SCONTRO TRIBALE NEL PD

Stadio sì, Stadio no, Stadio forse. 
Più che la politica, ad essere diviso sulla vicenda della costruzione dello Stadio della As Roma a Tor di Valle è il Partito Democratico. Certo, posizioni divergenti o critiche sono state espresse a più riprese anche da esponenti della maggioranza di centrosinistra in Campidoglio, ma è all’interno dei Democrats che questa vicenda sta deflagrando in modo quasi tribale.




 Andiamo per ordine. 

Detto che di uno stadio nuovo se ne parla da quando Dino Viola prima e Franco e Rosella Sensi poi hanno guidato la As Roma e che anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito, nel 2005, avanzò una sua ipotesi progettuale nella zona nord di Roma, l’argomento venne tirato in ballo da Alemanno, il 1 marzo 2008, in piena campagna elettorale. 
Il quinquennio di Alemanno è passato con un alternarsi di dichiarazioni ottimistiche, almeno una ogni tre mesi, e di rinvii. 
In mezzo, anche la presentazione del disegno dello Stadio Franco Sensi, rimasto su carta.
Anche Marino non è rimasto immune e, complice la legge finanziaria che ha introdotto, in tre commi, delle norme per agevolare la costruzione di nuovi stadi, si ritrova invischiato nella querelle.



Vediamo, dunque, chi sono i “favorevoli senza se e senza ma”, ”, i “sì ma...”, i “contrari che Dio non voglia”.




Favorevoli “senza se e senza ma”
Stefano Pedica, ex senatore di Di Pietro oggi nel Pd, è decisamente un Dio lo vuole, si faccia, “chi parla contro è un gufo”.

Quelli che “premesso che lo Stadio è un’opportunità, ma...” ovvero i “sì, ma...”
Ignazio Marino è annoveravile fra i favorevoli e i “sì ma”: un grande entusiasmo all’inizio, con tanto di annuncio di imminente avvio dei lavori (ma forse non gli era stata chiarita la lunghezza e complessità dell’iter) e poi un sempre più intenso raffreddamento, con la decisione di ignorare del tutto le prescrizioni della conferenza di servizi su Roma-Lido e viabilità, per pretendere un prolungamento della metro B, molto più costoso.
Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica: ha definito una “genialata” lo stadio. Ma solo quello. È annoverabile fra i favorevoli politicamente ma, quando poi, smessi i panni del politico, vede le cose da professore di Urbanistica, si fa molto più tiepido.
Guido Improta, assessore alla Mobilità: uomo forte della Giunta Marino, può essere considerato un favorevole con molte prescrizioni. I maligni sussurrano che sia lui il deus ex machina del dietrofront sul trasporto pubblico.
Paolo Masini, Marta Leonori, Luca Pancalli, assessori ai Lavori pubblici, Commercio e Sport: ondivaghi. Prima hanno espresso perplessità consistenti, il giorno successivo hanno emanato una nota congiunta sullo stile “siamo stati fraintesi”.
Fabrizio Panecaldo (Pd) coordinatore della maggioranza, favorevole ma a condizione che si facciano tutte le opere pubbliche e non solo una parte.
Antonio Stampete (Pd), presidente della Commissione urbanistica: i dubbi ce li ha ma è sostanzialmente favorevole.
Dario Nanni (Pd), presidente della Commissione Lavori Pubblici: “favorevole ma”.
Pierpaolo Pedetti (Pd), presidente della Commissione Patrimonio: sì ma “le opere pubbliche vadano a bando”
Lorenza Bonaccorsi (Pd), deputata area renziana: “I tifosi meritano lo stadio ma deve essere di proprietà della Società, non di Pallotta”.
Tommaso Giuntella, presidente del Pd romano: al mattino è no, alla sera è sì: un giorno “lo stadio si farà e presto” stile ultras, poi difende Panecaldo che avanza richieste di modifiche sostanziali al progetto.




Contrari “che Dio non voglia”
A fare da apripista due personaggi di peso, entrambi ex assessori Democrat all’Urbanistica, Domenico Cecchini con Rutelli, e Roberto Morassut con Veltroni.
Il più duro è Morassut: “legge sbagliata, non è chiaro l’interesse pubblico, costi sovrastimati”.
Cecchini: “La valutazione dei costi non può essere soggettiva ma va usato il Piano regolatore e le sue norme”.
Umberto Marroni, ex capogruppo Pd in Consiglio comunale oggi deputato: il suo sì è in realtà un no: “legge sbagliata, procedure sbagliate, proprietà dello Stadio della Roma e non di Pallotta”.
Athos De Luca (Pd), presidente della Commissione Ambiente: contrario.
Annamaria Cesaretti Proietti (SeL), presidente Commissione Trasporti: costi sovrastimati e cubature esagerate.

Legambiente e Italia Nostra: ça va sans dire, contrari, contrarissimi, un ecomostro.