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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

venerdì 8 novembre 2019

IL TAR BOCCIA IL RICORSO SU ROMA METROPOLITANE


Il Tar boccia la richiesta di sospendere gli effetti della delibera Raggi/Lemmetti sulla liquidazione di Roma Metropolitane, la società di proprietà del Campidoglio che progetta, per conto del Comune, infrastrutture di mobilità. 
Il ricorso ai giudici amministrativi era stato presentato nei giorni scorsi dall’ex ad della società, Marco Santucci, dal presidente del Collegio sindacale dell’Azienda, Antonio Lombardi; e da Stefano Fassina, deputato e consigliere comunale di Sinistra per Roma. Tutti e tre rappresentati da Luisa Melara, avvocato e, soprattutto, ultimo presidente di Ama andata via sbattendo la porta e accusando la Raggi di inerzia. 
Il sindaco, Virginia Raggi, commenta: “Stiamo leggendo le motivazioni, mi sembra che il Tar abbia detto sostanzialmente che la decisione presa dall'Assemblea Capitolina è corretta. Quindi andiamo avanti così”. In realtà, la lettura della sentenza non dice assolutamente che la delibera del Comune è corretta. Semplicemente, i giudici amministrativi hanno stabilito che né Santucci, né Lombardo, né Fassina - i proponenti il ricorso - hanno titolo per rivolgersi al Tribunale: “carenza di legittimazione” che è cosa totalmente diversa dal tentativo della Raggi di rivendicare una correttezza degli atti capitolini. 
Il Sindaco prosegue: “Il nostro progetto è quello di risanare la società. Non ci siamo mai risparmiati sul tema dei lavoratori. Si farà un lavoro su tutte le partecipate per eventualmente riassorbire i dipendenti, se ce ne sarà una necessità. Roma Capitale è una grande famiglia, noi ci muoviamo in questo modo, come un organismo unico”.
Immediate anche le prese di posizione dei ricorrenti che annunciano l’immediato ricorso in appello al Consiglio di Stato. Durissimi i sindaci che ricordano la situazione dei 156 lavoratori di Roma Metropolitane, il proseguimento delle grandi opere, metro C in testa, e che definiscono “scellerata” la liquidazione (Uil) e auspicano un tavolo di confronto col Governo (Cgil).

domenica 27 ottobre 2019

IL TAR FERMA LA LIQUIDAZIONE DI ROMA METROPOLITANE


Non è ancora la bocciatura definitiva perché nel merito i giudici amministrativi si pronunceranno solo il prossimo 6 novembre. Tuttavia, che il Tar del Lazio abbia accolto la richiesta di sospensiva della delibera che dispone la liquidazione di Roma Metropolitane è un segnale preoccupante per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, l’assessore al Bilancio e Partecipate, Gianni Lemmetti, e l’intera maggioranza 5Stelle. Giusto 5 giorni fa, quasi di notte, i grillini hanno approvato, in un’Aula occupata per protesta dalle opposizioni, il testo che cancella l’azienda che progetta infrastrutture di mobilità per conto del Campidoglio. Ora il Tar sospende la delibera e i suoi effetti e il 6 novembre deciderà nel merito se dichiarare illegittimo il testo Raggi/Lemmetti.
Il Sindaco, interpellata a margine di un evento, si è rifugiata nel più classico e imbarazzato silenzio (“non rispondo ad altre domande”). Parla con una nota l’assessore Lemmetti: “Attendiamo la decisione nel merito. Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici amministrativi e nella correttezza del nostro lavoro”.
Il resto del mondo politico capitolino più che esultare per questa prima vittoria - il ricorso al Tar è stato presentato da Luisa Melara (presidente dimissionaria di Ama), dall'Ad dimissionario di Roma Metropolitane, Marco Santucci, da Stefano Fassina, deputato e capogruppo di Leu in Campidoglio e dai sindacati - coglie l’occasione per richiamare la Raggi a un ripensamento sulla chiusura dell’azienda. 
Davide Bordoni (FI): “non sprechiamo invano il tempo fino alla sentenza. È opportuno considerare anche altre opzioni per evitare le conseguenze di una rottura fra Campidoglio e dipendenti, cittadini, sindacati”. 
Una nota di Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) parla di “clamorosa sconfitta per la Raggi e Lemmetti che hanno sistematicamente ignorato tutti gli appelli delle opposizioni che oltre alle ragioni di merito contestavano anche gravi carenze della delibera tali da renderla illegittima come la mancanza del parere Oref, quella dei pareri delle commissioni, nonché tutti i dettagli di bilancio relativi alla azienda tali da motivare una scelta liquidatoria”. 
Stefano Fassina, coautore del ricorso, rivolge “un appello alla sindaca Raggi affinché non attenda la sentenza di merito ma ritiri la delibera, che è una violazione delle regole fondamentali del consiglio comunale”. 
Richiesta analoga dal Pd dopo aver ricordato che la “sospensiva evita che l'azienda porti lunedi i libri in tribunale” chiede alla Raggi di aprire subito un tavolo di confronto sul futuro dell’azienda.  


giovedì 10 ottobre 2019

BRINCHI (ROMA SERVIZI MOBILITÀ) PRONTO A DIMETTERSI


Se l’Anac (Autorità Anticorruzione, ndr) dovesse ritenere che sussistano incompatibilità sui miei incarichi sono pronto a dimettermi immediatamente e a firmare un atto di rinuncia a qualunque tipo di causa contro l’azienda”: è questo, forse, uno dei passaggi più rilevanti dell’audizione, avvenuta ieri mattina, in Commissione Trasparenza di Stefano Brinchi, l’ingegnere che guida con i ruoli  presidente e amministratore delegato l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità, società di proprietà del Campidoglio che cura comunicazione, coordinamento, controllo, sviluppo della mobilità pubblica e privata.

L’audizione di Brinchi è stata determinata da un’inchiesta de Il Tempo che ha portato alla luce come Brinchi, formalmente assunto come quadro in Roma Servizi, a fine 2018, nella sua qualità di presidente della società aveva approvato in Consiglio di Amministrazione una riforma della pianta organica che, alla fine, gli ha attribuito un ruolo di dirigente ad interim senza aumento di stipendio ma anche una sorta di “promozione”: da quadro di IV fascia a quadro di V fascia con relativo incremento di emolumenti da 69mila a 96mila euro lordi l’anno.
La commissione Trasparenza - Marco Palumbo (Pd) il presidente, Giovanni Zannola (Pd), Svetlana Celli (Civica), Rachele Mussolini (Civica), Francesco Figliomeni (FdI), Monica Montella (M5S) - hanno preteso che Brinchi chiarisse questa strana vicenda. 
Brinchi ha spiegato come si sia deciso di procedere a una riforma della pianta organica anche a seguito del pensionamento di alcuni dirigenti che hanno lasciato scoperte alcune posizioni e che l’interim, nella ricostruzione dell’Ad, è solo una delega che il vertice societario decide di non attribuire. Un po’ come il sindaco, Virginia Raggi, che ha deciso di mantenere per sé la delega ai rifiuti dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari. Altro punto della difesa di Brinchi è la riduzione dei costi rispetto agli anni passati e che è “pronto a dimettersi” se fossero ravvisate incompatibilità. Ma, contemporaneamente e, forse, inconsapevolmente, Brinchi tira un ceffone al Campidoglio: “dal 30 luglio abbiamo depositato in Comune il progetto di riforma della struttura interna che, se approvato, consentirebbe di nominare dirigenti in pianta stabile e io potrei rinunciare all’interim”. Sottinteso: il Comune dal 30 luglio è rimasto inerte. Dopo Luisa Melara, dimissionaria presidente di Ama, e Marco Santucci, dimissionario Ad di Roma Metropolitane, Brinchi è il terzo manager nominato dai 5Stelle che accusa di inerzia la Giunta Raggi
Per Palumbo e Zannola “l’Assessorato al bilancio conferma che l’Anac ha inviato una lettera all'amministrazione comunale nella quale fa alcune osservazioni sull'iter della nomina di Brinchi ai vertici della municipalizzata. In pratica, l’Anac solleva dubbi relativamente all'opportunità di nominare Presidente un dipendente della società. In più resta da approfondire il fatto che un Presidente, in virtù del suo ruolo nel Cda, abbia firmato un provvedimento con cui adegua il suo livello contrattuale nell’azienda”.
Nelle scorse settimane, poi, era circolata l’ipotesi - avvalorata dalle parole della Raggi in Aula Consiliare “tutte le opportunità sono aperte” - che un’aliquota di 75 lavoratori di Roma Metropolitane potessero essere ricollocate in Roma Servizi. Ma, durante la Commissione emerso come “per i lavoratori di Roma Metropolitane non ci sia ancora nessun vero piano di ricollocazione”, dicono Palumbo e Celli.

sabato 5 ottobre 2019

ROMA METRPOLITANE; SANTUCCI (AD): "PERCHÉ COMUNE NON PAGA FATTURE?"


Maggiore cautela”: diplomaticamente ma fermamente Franco Gabrielli, capo della Polizia, apostrofa “il delegato dell’assessore” che chiedendo “l’intervento della polizia” ha finito per provocare il parapiglia in cui Stefano Fassina è rimasto ferito. 
Luca Pasqualino, classe 1982 della provincia di Latina, è il delegato di Lemmetti, l’assessore al Bilancio e Partecipate. È entrato in Campidoglio prima nello staff del primo assessore alle Partecipate della Giunta Raggi, Massimo Colomban, con uno stipendio lordo annuo di 44mila euro. All’addio di Colomban viene confermato dal successore, Alessandero Gennaro, con un sostanzioso aumento di stipendio a 66mila euro lordi annui. Sparito pure Gennaro, Pasqualino passa sotto Lemmetti a quasi 70mila euro lordi annui. Docente in corsi universitari per conto di Lemmetti segue proprio le partecipate, conti e bilanci. 
E ieri seduta della Commissione Mobilità su Roma Mobilità con coda polemica fra l’assessore Lemmetti, e il dimissionario Ad di Roma Metrpolitane, Marco Santucci
Secondo Lemmetti: “A dicembre l’Assemblea capitolina è intervenuta con un nuovo contratto di servizio per l’azienda, ma non c'è un atto ufficiale nel quale l'Amministrazione recepisce le esigenze della società, che nel 2019 ha visto il suo piano industriale fortemente compromesso”. Per cui, il Campidoglio “ha deciso la messa in liquidazione”. Per il Dg del Comune Giampaoletti: “non siamo riusciti a creare un equilibrio economico dell'azienda per colpa dei meccanismi contrattuali. Per noi una liquidazione controllata potrebbe essere la soluzione migliore”. Infine, per il neo assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Rispetto alle attività in corso non c’è un ripensamento. Su Metro C ci sono attività in corso che per ora rimangono segrete”. A parte le proteste e l’interrogativo su cosa ci sia di segreto nel progettare una metropolitana, a smontare le tesi del Campidoglio ci pensa Marco Santucci, fino a qualche giorno fa Ad di Roma Metropolitane che prima sottolinea come sia la prima volta in un anno che incontra l’assessore Lemmetti e poi attacca duro: “Perché il Comune non ci ha pagato le fatture? Perché da 2 anni non ha ancora prodotto la delibera Salini (contenziosi sulle metro, ndr) da 6 milioni che affossa i nostri conti? Perché ci sono mancati pagamenti pari a 3 milioni da parte del dipartimento che poi gravano sul nostro bilancio? Si sapeva dal 28 ottobre 2018. E perché non avete ancora approvato il piano industriale dopo 6 mesi dalla sua presentazione?”. E, dopo la Melara e la sua lettera di dimissioni da Ama incentrata sull’inerzia dei grillini, un altro manager (nominato dai 5Stelle) batte sullo stesso tasto: “Non capisco questa inerzia del Comune: il 28 dicembre è stato deliberato il contratto di servizio firmato il 19 febbraio. Ho presentato il piano industriale, condiviso con il Comune, ma passano altri 6 mesi senza che questo venga approvato. A qualcuno prima o poi la dovrete giustificare questa liquidazione". E Lemmetti uscendo a chi chiedeva conto delle fatture non pagate: “non rispondo alle provocazioni di Santucci. È dimissionario. E ha portato delle carte portando avanti una tesi per avere degli applausi”.

giovedì 3 ottobre 2019

MELARA: "ROTTURA È PER MANCANZA FIDUCIA NON PER CREDITI CIMITERIALI"


Due giorni fa ha firmato una lettera durissima: un lucido atto di accusa all’inerzia del Campidoglio verso Ama. Le dimissioni di Luisa Melara, avvocato chiamato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, a guidare Ama il 7 giugno scorso “dopo una selezione pubblica” e del suo CdA sono riuscite a fare molto più chiasso di quelle, pur rumorose, del suo predecessore, Lorenzo Bagnacani

Avvocato Melara, lunedì lei ha scritto al Campidoglio proponendo il rinvio della seduta dell’Assemblea dei soci a dopo la conclusione dell’analisi sui conti. Poi, martedì, gli eventi sono precipitati. Cosa è successo?
“Noi abbiamo assistito dai primi giorni di settembre a un progressivo isolamento del CdA nonostante le reiterate richieste di interlocuzione con il Campidoglio. Questo ci ha fatto prendere atto ad un certo punto che non c’erano più le condizioni per rimanere”.

Insomma vi è mancata la protezione del Campidoglio.
“Non ci siamo sentiti sufficientemente protetti e compresi nelle nostre reali e autentiche intenzioni”. 

Veniamo al problema dei bilanci. In Campidoglio ritengono di essere nel giusto.
“Premesso che la storia dei 18,3 milioni di euro sui servizi cimiteriali sono del tutto irrilevanti nella globalità del bilancio Ama e che non è questa la ragione della rottura ma la fine del rapporto fiduciario, il bilancio 2016 approvato dal Comune aveva ratificato quel credito. Approvato sempre dalla Giunta Raggi”.

In Campidoglio viene citata la delibera di Giunta 21 del 2019 come dirimente sulla questione.
“Leggiamo il deliberato: il Comune delibera di avviare una “due diligence” sui conti per i “servizi cimiteriali, che qualifichi e certifichi, sia sotto il profilo giuridico, sia sotto quello economico” le “partite creditorie/debitorie”.  

E la due diligence?
“Il Comune non l’ha mai iniziata. Se il Comune ha sentito il bisogno di verificare come stanno le cose, come posso io, con un tratto di penna, eliminare queste poste di bilancio? Poi la nostra bozza di bilancio ha superato il vaglio della società di revisione (la Ernst&Young, ndr) e del Collegio Sindacale che, nella conclusione della sua relazione, esorta il Socio all’approvazione del bilancio”.

Secondo lei, il Campidoglio sta cercando di “alleggerire” Ama per accorparla con Acea?
“Abbiamo parlato molto, almeno all’inizio, con il sindaco Raggi e l’assessore Lemmetti e non ci è stato mai prospettata questa idea”.

Nella vostra lettera di dimissioni, lamentate l’impossibilità di parlare con il Sindaco.
“L’ultima volta che ho parlato con la Raggi era fine luglio, inizio agosto”.

Forse 104 giorni sono pochi, ma la vostra esperienza quale soluzione vi suggerisce per risolvere il problema rifiuti? 
“A Londra ci sono 4 inceneritori, 5 impianti di compostaggio, 10 TMB e 2 discariche. Qui servono impianti di servizio, di trattamento e di destino, necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti. A fronte di una emergenza strutturale, è necessario un Piano Marshall che con provvedimenti straordinari metta in sicurezza il ciclo dei rifiuti e consenta ad Ama di poter gestire la propria attività in modo sostenibile a livello ambientale ed economico”.

È un commissario?
“Assolutamente no. Noi abbiamo indicato un piano operativo a breve termine che identifica gli strumenti che normalizzi il ciclo dei rifiuti”.

Le è mancato non avere un assessore di riferimento?
“No. Ho letto nel Sindaco la volontà di risolvere il problema. Il cortocircuito è sul come”. 

Lei ha sottoposto al Sindaco le sue idee sulla necessità di creare impianti a Roma? 
“Questi aspetti sono stati rappresentati”.

E la risposta qual è stata?
“Il problema è il come. Il Sindaco rappresenta un’idea politica e come tale deve contemperare diversi interessi. A volte non si riesce a fare la sintesi in tempi veloci”

DISASTRO RIFIUTI, OGGI RAGGI IN CONSIGLIO COMUNALE


Mentre presidi e medici lanciano l’allarme sui rischi per la salute, oggi pomeriggio alle 14.00, Virginia Raggi, sindaco di Roma, riferirà in Aula al Consiglio comunale sulla “situazione societaria di Ama e Roma Metropolitane” mettendo così una pezza alla mancata presenza in Aula martedì, nonostante le pressanti richieste delle opposizioni, con i lavori che erano stati bruscamente interrotti dalle notizie sopraggiunte in Aula sulle dimissioni del Cda di Ama e per la carica della polizia contro i lavoratori di Roma Metropolitane.
Oggi, giornata di dichiarazioni: la politica, più o meno indistintamente, chiede le dimissioni della Raggi e il commissariamento di Ama (strada giuridicamente non percorribile). Qualcuno aggiunge alla richiesta di dimissioni anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti. E è prevista per domani la formalizzazione del nuovo amministratore unico, Stefano Zaghis, attivista 5Stelle della prima ora, nominato nel momento più buio a risollevare le sorti dell’Azienda dei rifiuti.
In Campidoglio la rigidità sulla questione conti e bilanci non sembra attenuarsi neanche di fronte alle dimissioni del secondo management in tre mesi: a Palazzo Senatorio sono certi di aver ragione sui conti. 
Per cercare di garantire un minimo di continuità al lavoro dell’azienda e non precipitare anzitempo verso il baratro, ieri il Collegio sindacale - che fino alla formalizzazione di Zaghis deve sbrigare gli affari correnti - ha incontrato tecnici e funzionari di Ama, controllato il fondo cassa e convocato  l’assemblea per il 10 e 12 ottobre per prendere atto delle dimissioni della Melara e dei suoi e della nomina di Zaghis. Al quale, stando a quanto dichiarato dal direttore dell’Area Rifiuti dell’Assessorato all’Ambiente, Laura D’Aprile, spetterà il compito di presentare in Campidoglio la versione definitiva del Piano industriale. Ovviamente, in aggiunta alla redazione di un bilancio per il 2017 che vada bene al Campidoglio e eviti a tutti di finire davanti ai magistrati della Procura o alla Corte dei Conti. Il cui viceprocuratore del Lazio, Massimo Lasalvia, nei prossimi giorni ha convocato il CdA uscente: dopo Bagnacani, ora è il turno della Melara, Longoni e Ranieri spiegare le questioni economiche che hanno generato la rottura del rapporto fiduciario con Palazzo Senatorio. 
E veniamo all’allarme lanciato dai medici e dai presidi. “A Roma si rischia l'emergenza sanitaria per i rifiuti” affermano Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, presidente e vice presidente dell'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Roma. Aggiungendo: “Occorre evitare che si creino cumuli di immondizia e che un simile degrado diventi attrattivo per gli animali. Non c'è tempo da perdere”. A raddoppiare l’allarme anche l’Associazione nazionale Presidi: “Come segnalato da molti presidi, sia in zone centrali della città sia in periferia la situazione dei rifiuti abbandonati presso gli edifici scolastici o all'interno dei cortili sta aggravandosi di giorno in giorno. Chiediamo che ogni Asl di zona si attivi per verificare lo stato igienico-ambientale ed eventualmente proceda alla richiesta di chiusura degli istituti”.

mercoledì 2 ottobre 2019

QUEI MANAGER CHIAMATI PER SALVARE AMA E ANDATI VIA SBATTENDO LA PORTA


Stefano Zaghis è il settimo vertice di Ama dell’era Raggi. Subentra a Luisa Melara che, in stile Branduardi, era succeduta a Lorenzo Bagnacani che era succeduto a Antonella Giglio che era succeduta a Alessandro Solidoro che era succeduto a Daniele Fortini. Con, in mezzo, la direzione generale di Stefano Bina
Se Fortini era un’eredità della Giunta Marino e, quindi, tutto sommato, quasi comprensibile il suo avvicendamento nello spirito dello spoils system al cambio politico di Amministrazione, tutti gli altri sono stati presentati dalla Raggi come i salvatori della Patria. E, uno dopo l’altro, se ne sono andati sbattendo la porta. E se con Bagnacani, le registrazioni dei colloqui e le carte in Procura si pensava di aver toccato il fondo, con la lettera della Melara si è andati anche oltre il fondo.
Insieme ai management l’intera gestione dei rifiuti ha visto l’avvicendarsi di due assessori e mezzo: prima Paola Muraro, nominata alla guida dell’Ambiente nella Giunta originaria a luglio 2016 ma dimessasi troppo presto, il 14 dicembre 2016, per il coinvolgimento, poi archiviato, in un’inchiesta giudiziaria su Ama. E poi di Pinuccia Montanari, succeduta alla Muraro il 22 dicembre rimasta in carica fino all’8 febbraio scorso quando, proprio a causa dello scontro al calar bianco fra Ama e Campidoglio, fra Bagnacani e Lemmetti, sulla questione dei bilanci, prese le difese di Bagnacani e ci rimise l’incarico. 
Il mezzo, poi, è, paradossalmente, la Raggi stessa. Dal giorno delle dimissioni della Montanari, infatti, non c’è più un assessore con la delega ai Rifiuti e, quindi, ad Ama. L’attuale assessore all’Ambiente, Laura Fiorini, nominata il 4 settembre scorso, ha infatti solo la delega al Verde mentre quella ai rifiuti, non assegnata a nessuno, rimane in capo al Sindaco.
Luisa Melara, Paolo Longoni e Massimo Ranieri, rispettivamente presidente, Ad e consigliere di Ama, si sono dimessi formalmente alle 6 del pomeriggio di ieri. Sono durati in carica solo 104 giorni e, di fatto, non sono riusciti a toccar palla: immediatamente sommersi dalla crisi di giugno dei rifiuti che ancora non si è esaurita, hanno potuto solo mettere in campo una serie di iniziative tampone per arginare il problema senza poterlo realmente affrontare. 
Il post pubblicato martedì 1 ottobre sulla pagina facebook del sindaco,
Virginia Raggi, mentre il CdA di Ama formalizzava le proprie dimissioni
Ora arriva l’era Zaghis: il suo nome era già circolato per Ama proprio nel periodo di interregno fra Bagnacani, dimessosi a inizio febbraio, e la Melara nominata il 7 giugno, come uno dei papabili per andare a guidare l’azienda di via Calderon de la Barca. Ora è il suo turno nel silenzio del sindaco, Virginia Raggi, che oggi non si è presentata in Consiglio comunale per riferire sulla tripla crisi di Ama, di Roma Metropolitane e delle talpe della Metro C oramai sepolte grazie all’inerzia della sua Amministrazione ma con l’orchestrina mediatica del Campidoglio che, mentre il CdA Melara si dimetteva, si occupava di pubblicare sulla pagina facebook del Sindaco l’ennesimo post dedicato alle macchinette mangiaplastica: perfetto stile Titanic.  


IL CDA DI AMA SALUTA LA RAGGI. E SIAMO A 5. IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA





La lettera con cui il Consiglio di Amministrazione dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, ha rassegnato ieri le proprie dimissioni nelle mani del sindaco di Roma, Virginia Raggi, è un atto d’accusa pesantissimo contro l’intera classe dirigente del Movimento 5Stelle. Che risponde un’ora e mezza dopo che le dimissioni del CdA sono divenute effettive, con la nomina di Stefano Zaghis ad amministratore unico pescando ancora una volta nel proprio cricoletto grillino sempre più stretto: Zaghis è un attivista 5Stelle della prima ora, molto vicino a Marcello De Vito e in passato molto critico con la Raggi, con zero esperienza nel settore rifiuti ma molto attivo in quello dei centri commerciali, resort, porti, settore immobiliare. 
Sei pagine firmate da Luisa Melara, presidente; Paolo Longoni, Ad; Massimo Ranieri, consigliere in cui non solo si ribadisce la correttezza dei bilanci ma - cosa mai vista prima - i vertici della controllata sfiduciano i controllori: Ama sfiducia il Campidoglio.
Da parte nostra - scrive il sesto management Ama dell’era Raggi - è venuta meno la necessaria fiducia nel socio unico di Ama” che è il Campidoglio. Alla base ci sono sì le considerazioni economiche ma, soprattutto, l’”inerzia” del Comune e un “incomprensibile e antigiuridico modo di intendere i rapporti” fra socio, il Comune, e controllata, l’Ama.
Sulla questione dei 18,3 milioni di euro che Ama ritiene le spettino per i servizi resi nei cimiteri e che il Campidoglio, invece, non vuole assolutamente riconoscere, il CdA uscente sferza la Raggi sulla “vicenda tanto inopportunamente e non correttamente sbandierata” relativa al bilancio 2017 e a questi soldi, questa “posta è stata da Lei (Virginia Raggi, ndr) ratificata con l’approvazione del bilancio chiuso il 31 dicembre 2016 ed è stata oggetto di una delibera della Giunta, la 21/2019”. Tuttavia, secondo i manager uscenti, il problema principale è la “assoluta inerzia e mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare le criticità”. 
Spiegano ancora i vertici Ama che l’inerzia del Campidoglio a 5Stelle non viene stigmatizzata per questioni formali ma di merito “perché le emergenze di Ama non possono essere affrontate e risolte senza la partecipazione” del Comune con le sue “specifiche e uniche prerogative”. 
Poi, l’affondo: “sembra di percepire da tale incomprensibile atteggiamento da parte di Roma Capitale, e dalle sua stesse comunicazioni pubbliche, che la stessa Roma Capitale consideri Ama non una propria emanazione (come di diritto e secondo buon senso è) bensì un soggetto privato antagonista del pubblico interesse con l’ulteriore paradossale considerazione che il denaro dato ad Ama sia sottratto dai fini pubblici”. Aggiungono la Melara, Longoni e Ranieri: “in questo filone di incomprensibile, antigiuridico modo di intendere i rapporti fra il Socio, Roma Capitale, e la sua partecipata che di Roma Capitale non è altro che un’articolazione operativa” vanno ascritti “l’inerzia nel risolvere la questione della liquidazione delle somme derivanti dal contratto di Servizio 2014 per 104,4 milioni”, poi “l’inattività assoluta nel procedere a provvedimenti amministrativi dovuti che liberino le somme a favore di Ama bloccate dal 2009 nella gestione Commissariale del debito di Roma Capitale per 30 milioni”. Totale, quasi 135 milioni che “consentirebbero alla società di riequilibrare la propria posizione finanziaria” e “costituirebbero la provvista per il necessario piano di investimenti” per il biennio 2019/2020.
Risposta in tarda serata dell’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti: “Roma Capitale non ha mai fatto mancare il proprio sostegno finanziario e amministrativo ad Ama. Gli uffici stanno regolarmente liquidando le fatture del contratto di servizio presentate dall’azienda. Non c’è ragione per paventare una crisi aziendale. La regolarità e correttezza dei bilanci dell'azienda è il presupposto per garantire la solidità di Ama”. 
Qualcuno fra Palazzo Senatorio e Ama sta evidentemente guardando due film diversi. 


ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI DIMISSIONI DEL CDA AMA ALLA RAGGI







martedì 1 ottobre 2019

I REVISORI DEI CONTI: "COSIÌ AMA VA VERSO IL FALLIMENTO"


Rinviato lo showdown dell’assemblea dei soci di Ama, ordinanza Zingaretti sui rifiuti prorogata per altri 15 giorni, sindacati che annunciano sciopero per il 15 ottobre e Ernst&Young, la società revisore dei conti di Ama, che attesta la correttezza del bilancio 2017 oggetto della lite col Comune ma che mette in guardia sul rischio per la continuità aziendale. 
Andiamo per ordine: nella mattinata di ieri, Luisa Melara, presidente di Ama, scrive al Campidoglio e chiede di posticipare la seduta dell’Assemblea dei Soci (Ama ha un solo socio: il Comune di Roma) a dopo la consegna del rapporto sul controllo dei conti. Data da concordare e Campidoglio  ben felice di rimandare di qualche giorno lo spettacolo.
Seconda notizia: l’ordinanza Zingaretti sui rifiuti (quella che ancora tiene a galla la città) è stata prorogata per altre due settimane, scadenza il 15 ottobreper consentire ad Ama di soddisfare il fabbisogno relativo al trattamento degli scarti indifferenziati nei vari impianti del Lazio”. L’idea è che il reintegro in funzione dei due Tmb di Malagrotta a pieno regime e l’intesa con la Regione Marche (che si somma a quella con l’Abruzzo) “permetteranno di mettere in sicurezza la città”. Ma già trapelano voci di un prossimo incontro fra la Regione e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per superare i “no” grillini a l’impiantistica a Roma.
Sindacati, però, sul piede di guerra e per il 15 ottobre - quando scadrà la proroga dell’ Ordinanza - è stato indetto uno sciopero. “Non si può restare fermi di fronte all'ennesimo fallimento  della Giunta guidata da Virginia Raggi sul tema rifiuti”, dicono Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio, che, dopo aver ricordato la mancata approvazione del bilancio 2017 e il rinvio dell’Assemblea di domani, aggiungono: “Il 15 torneremo in piazza per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio. Tre anni di incertezze, propaganda, discontinuità e rincorsa delle emergenze finanziarie e operative hanno portato a una crisi senza precedenti”. 
Infine, Ernst&Young, società che è revisore dei conti di Ama, lancia l’allarme sulla “continuità aziendale”, o, in termini più semplici, il fallimento di Ama. Questo perché ci sono “644 milioni di euro ancora in corso di riconciliazione” con il Campidoglio.  L’allarme rosso è contenuto nella relazione sul progetto di bilancio 2017. Si legge: “l’equilibrio finanziario di Ama dipende in maniera determinante dall'incasso dei crediti vantati nei confronti di Roma Capitale (644 milioni di euro al 31 dicembre 2017, ancora in corso di riconciliazione con l'azionista di riferimento)”. Tra questi crediti ci sono i 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali che il Comune vorrebbe svalutare per intero. Al contrario, sia il management Ama guidato da Lorenzo Bagnacani che quello attuale della Melara li hanno “iscritti un apposito fondo rischi”. Insomma, checché ne dica il Campidoglio - è di sabato una durissima nota in cui si annunciava il rigetto della bozza di bilancio 2017 di Ama - secondo i revisori contabili “il bilancio d'esercizio fornisce una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Società”. 



PRONTO A SALTARE L'ENNESIMO CDA DI AMA


In principio fu Alessandro Solidoro. Poi venne Stefano Bina, seguito da Antonella Giglio. Quindi fui la volta di Lorenzo Bagnacani. Tutti o quasi andati via sbattendo la porta. Tre mesi fa è arrivata Luisa Melara. Ora anche questo Consiglio di Amministrazione di Ama è a rischio. Esattamente per lo stesso motivo per il quale se ne andò Bagnacani: i bilanci. Ci sono 18 milioni di euro che ballano. Ama li ha iscritti a bilancio. Il Comune non vuole riconoscerli. Sono soldi che Ama ritiene le spettino per servizi resi nei cimiteri. Il Campidoglio, giusto sabato pomeriggio, ha ribadito con una nota durissima che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”, aggiungendo che il Comune “nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione”. 
Un conflitto mai visto prima dell’avvento dei 5Stelle al governo cittadino. Un conflitto che è costato non solo la poltrona a Bagnacani ma anche quella di Pinuccia Montanari, considerata vicinissima direttamente a Beppe Grillo, e strenuamente sempre difesa come assessore all’Ambiente dalla Raggi. Almeno fino a che non è arrivato lo scontro con Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio. Che evidentemente è più forte di tutti. Lo scontro, dunque, si acuisce di nuovo. Cambiano i manager ma i bilanci Ama restano sempre gli stessi: quello del 2016. Perché dal 2016 Ama non ha più un bilancio: mancano quello del 2017, che è ancora in discussione e continua a fare la spoletta fra la sede aziendale e Palazzo Senatorio da dove viene respinto, e quello del 2018 di cui non si vede l’alba. E pensare che fra le varie incombenze previste nell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti vi è l’approvazione dei bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio. 
L’importante però è lo “stucchevole piagnisteo”, come lo definisce la Lega, e per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, limitarsi a dolersi di essere stata “lasciata sola” sui rifiuti.  


ALTOLÀ DELCAMPIDOLIO AL BILANCIO AMA


Sui rifiuti la Raggi piange miseria e la sua Amministrazione boccia Ama aprendo la strada a un bis della vicenda Bagnacani sui bilanci. 
Vicenda conti della Municipalizzata che non cambiano pur cambiando management: “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”. Nota dell’Amministrazione Raggi con cui si aggiunge: “Roma Capitale, nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione“.
Segue il j’accuse di, Virginia Raggi, sui rifiuti “sono stata lasciata da sola”, dice il Sindaco alla vigilia dell’ennesima crisi del sistema romano. Durante l’incontro sul tema ”Professionisti dell'Antimafia” al festival Restart, organizzato dell’associazione antimafia daSud, all'Istituto Enzo Ferrari di Roma, la Raggi spiega: “Hanno incendiato il Tmb Salario, un impianto che trattava un quarto dei rifiuti di Roma. È stato liquidato come un incendio. Lo denuncio”. Si aspetta sempre che sia la magistratura a dirlo. 
Il Comune da solo non ce la può fare. Il Comune si deve occupare della raccolta. Il trattamento e lo smaltimento non li fa il Comune”. O, meglio: non li fa il Comune di Roma visto che mancano gli impianti dato che la politica non li vuole. Virginia Raggi per prima: solo l’11 settembre scorso, il Sindaco diceva a Corcolle: “Il comune è per il no, non è questo il territorio in cui può essere aperta un'altra discarica”. 

Nella versione autoassolutoria, il Sindaco aggiunge: “Io avrei avuto bisogno di tutte le istituzioni che dicevano: “diamo uno sbocco a Roma”. Non è stato fatto. Che faccio, me la mangio l'immondizia?”.
Il Sindaco ricostruisce la sua versione dei fatti post incendio del Salario: “A marzo, un altro incendio scoppia nel Tmb di Rocca Cencia,  domato immediatamente ma con blocco di una settimana”. 
Nella visione della Raggi, l’”Ama deve raccogliere i rifiuti e portarli agli impianti, che lavorano e poi li portano a loro volta in altri impianti di smaltimento finale. L'indifferenziato, una volta trattato, va o negli inceneritori o nelle discariche”. Di cui i 5Stelle non vogliono sentir parlare. Nel caos di giugno, “arriva l'ordinanza della Regione che dice che gli impianti del Lazio devono accogliere i rifiuti di Roma. A luglio gli impianti ricominciano a chiudere le porte, perché devono andare in manutenzione. Riscrivo a tutti: per favore, prorogate l'ordinanza, eseguitela coattivamente”. Che l’Ordinanza imponesse al Campidoglio di approvare i bilanci 2017 e 2018 di Ama (in alto mare), nella ricostruzione della Raggi non c’è traccia. 
Arriverà qualcuno che dirà: “per risolvere l'emergenza dei rifiuti serve un impianto fatto velocemente, senza norme, senza regole, ho io la soluzione””. Quella che da 3 anni i 5Stelle non sanno trovare.  

martedì 9 luglio 2019

RIFIUTI; "CABINA DI REGIA" CONTRO LA CRISI


Per provare a uscire dalla costante emergenza rifiuti, sarà istituita una cabina di regia. Questo è quanto è emerso ieri pomeriggio dopo l’incontro in Campidoglio fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il nuovo management dell’Ama, guidato dalla neo presidente, Luisa Melara, e i sindacati Fp Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. Poco dopo il Campidoglio ha diffuso una nota ufficiale. 
La Cabina di Regia prevede la costituzione di una Commissione composta da 2 membri per ogni organizzazione sindacale e da altrettanti membri di nomina di Roma Capitale ed Ama e, ove necessario, di altre strutture di Roma Capitale. 
I lavori della Commissione saranno articolati progressivamente su una serie di macrotemi: operatività, logistica, modelli di raccolta e piano straordinario pulizia; infrastrutture per la raccolta; mezzi; risorse umane/piano assunzionale; risorse finanziarie; iniziative per l’educazione ambientale e la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. 
Il nuovo organismo fornirà "proprie osservazioni sulle linee guida del nuovo piano industriale entro 10 giorni dalla trasmissione da parte del cda", si legge nel verbale di accordo, "si riunirà con cadenza settimanale”. 
Per i sindacati, “uno dei temi su cui inizieremo a discutere sarà la dimensione industriale e quindi il reperimento dei siti dove inviare i rifiuti”, spiega il segretario della Fit Cisl Lazio, Marino Masucci. Secondo Natale Di Cola (Cgil): “in questo momento non serve litigare ma trovare soluzioni. Con questo accordo, superata la fase contingente, inizierà la discussione per il piano industriale di Ama, perché altrimenti le emergenze saranno sempre dietro l’angolo. Mi è sembrato un ‘bagno di umiltà’ da parte del Comune: sembrano aver compreso che servono soluzioni realistiche”. 
Notizie anche sul fronte bilanci: l’Ordinanza Zingaretti impone l’approvazione dei due bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio, socio unico, entro un mese, cioè entro il 5 agosto. "Entro fine luglio Ama ci ha detto che sarà approvato il bilancio 2017”, ha detto Di Cola che ha aggiunto: “c’è stata garantita la sostenibilità finanziaria dell’azienda con il supporto del Campidoglio”.