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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 11 settembre 2020

BOCCIATO IL "GOLPE" SULL'IPA



Continua il caos amministrativo dentro l’Istituto di Previdenza e Assistenza (IPA) dei dipendenti capitolini: il Tar del Lazio ha dichiarato illegittima la sostituzione del collegio dei revisori.
Andiamo per ordine. L’annuncio della sentenza arriva tramite una nota del consigliere comunale della Lega, Maurizio Politi, che, commentando la decisione del Tribunale, scrive: “le decisioni arbitrarie e l’incapacità amministrativa di Raggi l’hanno spinta a emettere un’ordinanza illegittima di revoca del presidente del Collegio esponendo, quindi, l’Ipa a un incredibile danno che è gravato a ricaduta anche su tutti i dipendenti che continuano a pagare le quote togliendole dallo stipendio”.
La vicenda nasce nel 2019: Sergio Beretta presidente, Abbondio Causa e Andrea Ziruolo componenti del Collegio dei revisori, vengono cacciati anticipatamente dal loro ruolo che avrebbe avuto scadenza con la fine del commissariamento. Motivo: con l’ordinanza 100/2019, la Raggi proroga il commissario straordinario, Fabio Serini, nel suo ruolo ma interpreta questo atto come un rinnovo, quindi considera concluso il mandato dei revisori.
Il Tar invece rifila una bacchettata sulle dita del Comune e dell’Ipa. Primo punto: il commissariamento. Scrivono i giudici della seconda sezione: “la gestione commissariale costituisce uno strumento eccezionale, dalla durata necessariamente circoscritta e limitata nel tempo, finalizzato a far fronte ad una situazione di temporanea disfunzionalità dell’ente interessato mediante un’organizzazione straordinaria”. Dal 2017 al 2020 la situazione dell’Ipa appare del tutto immutata. Sul rinnovo/proroga di Serini: “un tale frazionamento della durata complessiva del commissariamento [appare] come artificiosamente preordinato a giustificare l’illegittima sostituzione dei ricorrenti”. Non solo. Aggiungono i giudici: “nel caso in cui i revisori non fossero compiacenti verso l’amministrazione, si avrebbe la possibilità di mutare il Commissario Straordinario solo per consentire la revoca dei revisori e la nomina di altri organi di controllo, maggiormente allineati”. Il risultato è condanna del Comune, illegittimità della sostituzione, nullità degli atti prodotti e risarcimento per i Revisori cacciati. 
Interviene Francesco Figliomeni, che sull’Ipa conduce una battaglia pluriennale: “Dopo le denunce sulla gestione “allegra” di Virginia Raggi, la Magistratura ci dà ragione sugli stratagemmi messi in pratica dal Campidoglio per defenestrare chi chiedeva la regolarità degli atti. Abbiamo predisposto un nuovo esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti e all’Anac. Avevamo denunciato a più riprese anche l’illegittimità degli atti emanati e ora vanno accertate le responsabilità per i danni erariali che possono ledere i giusti diritti dei dipendenti capitolini che pagano all’IPA un contributo di circa 400 euro l’anno”.


mercoledì 9 settembre 2020

CAMPO ROM DI CASTEL ROMANO, PALLA ALLA PROCURA



Sul campo nomadi di Castel Romano la palla passa alla Procura di Roma
Il 7 settembre si è tenuta dinanzi al Tribunale amministrativo regionale l’udienza sulla richiesta presentata dal Campidoglio di sospendere l’Ordinanza Zingaretti di sgombero del Campo emanata l’8 luglio scorso. 
Il Comune all’ultimo minuto ha presentato al Tar una memoria per ritirare la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento. Richiesta accolta dal tribunale. Si legge nel testo: “a seguito del ricorso, in data 16 luglio 2017, è stato notificato all’Amministrazione capitolina il “Decreto di sequestro preventivo” con cui il Tribunale penale di Roma – Sezione GIP – GUP, ha disposto il sequestro preventivo dell’area del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano, nominando un custode giudiziario (nella specie il Sindaco della Capitale) e riservando qualsiasi questione inerente l’esecuzione del sequestro (facoltà di utilizzo, sgombero dell’area...) alla competenza del Pubblico Ministero”. Quindi, secondo i legali del Campidoglio “alla luce di tale fatto nuovo, che attrae nella sfera di competenza dell’Autorità giudiziaria la gestione del Villaggio, facendo venir meno, al momento, l’attualità del pericolo posto a base della domanda cautelare proposta, appare opportuno attendere lo sviluppo della situazione prima di discutere la richiesta misura cautelare”. 
Traducendo dal “legalese”, visto che c’è un sequestro penale e che il custode giudiziario è il Sindaco di Roma, è inutile chiedere la sospensione dell’Ordinanza Zingaretti visto che non ha più una forza effettiva e tanto vale andare direttamente all’analisi specifica del merito della questione.
L’Ordinanza Zingaretti era stata emanata l’8 luglio scorso ed era incentrata sul rischio sanitario che la situazione del campo rom stava generando. Il testo della Regione, basato su un’ispezione della Asl, metteva in mora il Campidoglio ordinando lo sgombero immediato dell’area dove vivono (ufficialmente) 452 persone metà delle quali minori. Campo rom che più volte è finito nelle cronache dei giornali visto che frequentemente suoi abitanti vengono “pizzicati” a compiere furti, sversamento illecito di materiali, roghi tossici, ricettazione, evasioni. 
Contro l’Ordinanza Zingaretti - atto che ha riattizzato le polemiche estive - il Campidoglio aveva, appunto, presentato ricorso al Tar sostenendo, principalmente, che più che una questione sanitaria il problema a Castel Romano fosse di tipo ambientale. Poco dopo, il sequestro dell’intera area e il Campidoglio che, a inizio agosto, ha presentato in Procura un piano di gestione del Campo. 
Non è più tempo di rimandare, è ora che il Campidoglio presenti una road map precisa e economicamente sostenibile per lo sgombero di Castel Romano. Il resto è un balletto politico-amministrativo impresentabile”, commenta Roberta Angelilli (FdI).

lunedì 3 agosto 2020

SCOPPIA IL CASO DELL'AVVOCATURA CAPITOLINA



In Campidoglio scoppia il caso “Avvocatura capitolina”: secondo il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Francesco Figliomeni, fra gli avvocati del Comune c’è una promozione quanto meno inopportuna, quella di Alessandro Rizzo alla guida del settore “Personale e Vigili Urbani”.
In un’interrogazione presentata al Sindaco - l’Avvocatura è alle dirette sue dipendenze - Figliomeni sottolinea alcune incongruenze nella nomina. 
L’avvocato Rizzo ha curato la gestione legale di alcuni ricorsi andati malissimo per il Comune. Fra questi: gli idonei non vincitori al concorso per la promozione nei Vigili hanno presentano ricorso, accolto dal Tribunale in primo grado. E l’avvocato Rizzo sbaglia i tempi per l’appello facendo diventare definitiva la sentenza. Rizzo presenta anche ricorso in Cassazione ma perde anche questo per mancanza di documenti e atti. A quel punto i ricorrenti hanno presentato ricorso al Tar per chiedere il rispetto della sentenza iniziale e ora si è in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato. Non solo. C’è una seconda carta che, a detta di Figliomeni, va considerata: un mese fa, il 10 luglio, il tribunale ha annullato il bando per le cosiddette “posizioni organizzative” dei dipendenti capitolini, dossier al quale lo stesso avvocato Rizzo ha lavorato come consulente legale.
Insomma, due dossier così importanti mal gestiti “hanno prodotto un ingente danno erariale”. Nonostante questi fatti, Rizzo è stato promosso a capo del settore “Personale e Vigili Urbani” durante l’interim di Angela Raimondo a capo dell’Avvocatura.
La replica dell’Avvocatura è in due pagine: “Rizzo è in servizio dal 2007, è Cassazionista dal 2018 ed è (ed era al momento della nomina) il più anziano tra gli Avvocati Dirigenti assegnati al Settore Lavoro, sia per anzianità di servizio assoluta che per anzianità di servizio di Settore. In 13 anni Rizzo ha affrontato oltre 7.000 contenziosi, di cui circa 2.000 in materia di diritto del lavoro con esiti, per lo più, di assoluta soddisfazione: nel 2019 ha riportato pronunce favorevoli per l’80% della cause lavoro. Per esperienza, è risultato assolutamente idoneo a ricoprire l’incarico di Responsabile del Settore Personale dell’Avvocatura a decorrere dal dicembre 2019 e non sono stati promossi ricorsi da parte di colleghi”. Nel caso specifico dei vigili, “pende appello” e sulle posizioni organizzative “il Tribunale di Roma ha pubblicato il solo dispositivo della sentenza dalla quale non si evince l’annullamento del bando”; “si è in attesa della pubblicazione delle relative motivazioni” e comunque è solo il primo grado.


lunedì 22 giugno 2020

SINISCALCHI: "CONTENTI, MA ORA FATECI LAVORARE"


Noi ovviamente siamo più che soddisfatti. Ora l’appello è alle Istituzioni: basta chiacchiere e metteteci in condizione di lavorare”.
Renato Siniscalchi, vicepresidente onorario della Società Sportiva Lazio Nuoto, frena a stento la soddisfazione per la sentenza del Tar che annulla l’aggiudicazione del bando per la piscina di via Giustiniano Imperatore alla Garbatella e la riassegna alla società biancazzurra.
Il Tar ha centrato la sua decisione sugli aspetti economici dell’intera questione. Io credo che questo sia in qualche modo una forma di contrappasso: quando si decide di ignorare 34 anni di storia sportiva, di successi e di campioni e il ruolo sociale che la Lazio Nuoto svolge sul territorio per concentrare tutto solo sui soldi, sulla capacità di fatturare, fa strano vedere come sui soldi poi cada tutto”.

Ritiene che sia uno schiaffo al Campidoglio? Facile ricordare la conferenza stampa dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, che festeggiavano l’assegnazione alla Maximo. O alcuni comunicati stampa in cui il Comune si vantava di avere sempre ragione al Tar. 
Guardi, non ho alcuna voglia di fare polemiche. Il Tar ha deciso che i vincitori del bando siamo noi. Non mi interessa altro. Ora è il momento di collaborare. L’obiettivo è quello di riprendere l’attività il più in fretta possibile. Lo dobbiamo soprattutto al nostro territorio che, in questi mesi durissimi, non ci ha fatto mancare l’appoggio pubblico anche con molte manifestazioni. Quindi, parafrasando un po’ l’”ora et labora” benedettino, meno parole, e ricominciamo a lavorare”.  


LA PISCINA RESTA ALLA LAZIO NUOTO



La sintesi, sfrondata dal burocratese tipico delle sentenze del Tar, è che la Maximo non poteva proprio essere ammessa a partecipare al bando per la gestione della piscina di via Giustiniano Imperatore, alla Garbatella, fino al 2019 e per 34 anni gestita dalla Lazio Nuoto. E che, quindi, il vero vincitore è la stessa Lazio Nuoto. 
In pratica, i giudici amministrativi hanno contestato agli uffici del Dipartimento Sport del Campidoglio di aver erroneamente applicato i criteri indicati nel bando e cioè il fatturato dell’ultimo triennio che avrebbe dovuto essere di 900mila euro. 
La stazione appaltante (cioè il Campidoglio, ndr) ha invece, come accertato, disatteso le regole da essa stessa poste e che doveva applicare in modo imparziale e trasparente; dall’erronea applicazione di tali regole è scaturita l’ammissione alla gara della S.S.D. Maximo a r.l. che, invece, non poteva parteciparvi, non avendo i requisiti speciali di partecipazione richiesti dal bando a pena di esclusione”. 
Cercando di semplificare: fra i requisiti per poter partecipare, c’era l’aver fatturato nell’ultimo triennio 900mila euro ottenuti dalla gestione di un impianto natatorio aperto al pubblico. Questo requisito poteva essere ottenuto anche con l’ausilio di altre società collegate. Solo che, secondo il Tar, in Campidoglio viene fatta confusione su questo aspetto: “Si aggiunga, infine, che la Visura del Registro Imprese, depositata con la relazione istruttoria, riguarda la S.S.D Juventus Nuoto Roma a r.l. che non è quella indicata come ausiliaria della S.S.D. Maximo a r.l.. L’ausiliaria dell’offerente è, infatti, la S.S.D. Sporting Club Juventus a r.l. che è una società formalmente distinta dall’ausiliaria. Ciò dimostra perplessità nell’intera azione amministrativa”. Insomma, una bocciatura su tutta la linea dell’azione amministrativa del Dipartimento Sport che investe, pur se non in modo diretto, anche la parte politica: impossibile non ricordare la conferenza stampa con cui l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, presentarono la Maximo e i video con cui, a fronte del ricorso al Tar della Lazio Nuoto, venissero espresse posizioni quasi di scherno.
Il risultato finale, dunque, è l’esclusione della Maximo e l’assegnazione diretta del bando, da parte del Tar, al secondo classificato che è la Lazio Nuoto. 
Da quanto trapela la Maximo ha comunque intenzione di ricorrere in appello al Consiglio di Stato mentre il Campidoglio rimane in silenzio: per il Comune alla fine non importa chi vinca, purché il vincitore faccia riprendere l’attività e sia in grado di far fronte alle previsioni economiche contenute nel bando di gara.


sabato 20 giugno 2020

INCOGNITE SULLA DISCARICA DI MONTE CARNEVALE



Sulla discarica di Monte Carnevale pende la mannaia dei giudici amministrativi: ieri, il Consiglio di Stato ha accolto un ricorso presentato dal comitato Valle Galeria Libera e ha così sospeso con ordinanza l'autorizzazione ambientale che la Regione Lazio aveva concesso, lo scorso 27 dicembre, alla New Green Roma (NGR) per costruire nell'ex cava posta di fronte alla discarica di Malagrotta, un impianto di smaltimento di rifiuti inerti. Per una serie di procedure tecniche, la sentenza non sospende effettivamente i lavori visto che il Consiglio di Stato ha rinviato il fascicolo al Tar per una udienza di merito da fissare in tempi rapidissimi
E non si tratta della discarica decisa dal sindaco di Roma, Virginia Raggi: la decisione del Consiglio di Stato riguarda quella di “inerti” non quella per i rifiuti urbani. 
Ma è chiaro che la sentenza dei Giudici di Palazzo Spada colpisce indirettamente anche la futura discarica di Roma: la società che le sta realizzando è la stessa e lo stesso è l’invaso dove la NGR sta costruendo sia la discarica di inerti che quella dei rifiuti urbani di Roma per 1,4 milioni di tonnellate.
A marzo scorso il Tar aveva prima sospeso in via cautelativa e poi riautorizzato i lavori di "preparazione" alla discarica di rifiuti speciali derivanti dal trattamento degli urbani approfittando proprio dell’autorizzazione ambientale regionale ottenuta per costruire la discarica di inerti e fanghi. Ora la decisione spetterà al Tar: la data dell’udienza non è stata resa nota ma, appunto, dovrà essere in tempi rapidissimi.
La sentenza è arrivata proprio mentre in Regione è in corso la conferenza dei servizi che dovrà decidere se sottoporre a valutazione di impatto ambientale il primo stralcio del progetto della discarica di rifiuti urbani presentato da NGR, per due lotti da 75mila mq totali su una complessiva estensione di oltre 1,4 milioni.
Silenzio sia dalla Regione Lazio che dal Campidoglio. Parlano solo Lega e Fratelli d’Italia che accolgono la sentenza, anche se parziale, come una conferma dei dubbi sulla scelta di Monte Carnevale.


sabato 6 giugno 2020

VINCE LAZIO NUOTO, CAMPIDOGLIO SCONFITTO AL TAR


Settimana difficile quella del Campidoglio che al Tar ha rimediato, dopo quella sui prezzi delle case costruite nei Piani di Zona, una seconda, sonora bocciatura, quella per la piscina Lazio Nuoto, società parte della Polisportiva Ss. Lazio. 
Nel 2019, all’interno della maxi operazione che l’Assessorato allo Sport ha condotto per il riordino delle diverse strutture sportive in concessione, la Piscina che era affidata a Lazio Nuoto viene messa a bando. 
Con Lazio Nuoto che prima protesta poi presenta ricorsi al Tar. 
E ieri - mancano le motivazioni che devono ancora essere pubblicate - il Tribunale amministrativo ha accolto uno dei ricorsi presentati dalla Lazio che festeggia: la “sentenza dà ragione alla Lazio, sconfitta da un bando che, come più volte sostenuto, non premiava la storia, i valori tecnici e il sociale”. Con la decisione del Tar viene annullata l’aggiudicazione del bando. 
Opposizioni all’attacco. “Grande soddisfazione” per i Pd Marco Palumbo Giulio Pelonzi, mentre il presidente del VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, si schiera “contro la scelta sconsiderata del Campidoglio di considerare lo sport come uno strumento per far cassa e le società sportive come la controparte”. Dura anche Svetlana Celli, lista Civica: “non avevamo dubbi che il bando emanato dal Comune fosse sbagliato”. Anche da Fratelli d’Italia fioccano le prese di posizione: “fin dall'inizio abbiamo segnalato le nostre perplessità sulla gara”, dice il capogruppo Andrea De Priamo, mentre per la consigliera regionale, Chiara Colosimo, “Ancora una volta la Giunta Raggi, e in particolare l'assessore Frongia, hanno dimostrato la propria incapacità a governare la città”.
Chiamato in causa è proprio l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che dopo le intercettazioni di Palamara e la storia della via d’uscita a Sport e Salute, ha un terzo problema da risolvere: “Attendiamo i 30 giorni per leggere tali motivazioni e dare seguito alla sentenza del Tar”, scrive su facebook e, dopo aver rivendicato la “correttezza e la trasparenza” dei bandi, afferma: “nel caso si confermasse la Lazio Nuoto la vincitrice del bando per l'Amministrazione non può che essere una vittoria”.

giovedì 4 giugno 2020

ACCORDO COMUNE-REGIONE SUI PIANI DI ZONA


Lascia strascichi la sentenza del Tar che annulla per illegittimità la determina del Dipartimento Urbanistica sui prezzi delle case popolari costruite nei Piani di Zona.
Il Campidoglio e la Regione hanno firmato un protocollo d’intesa per avviare le attività finalizzate alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria - dalle fogne alle strade, dal verde agli asili - non attuate o non previste per il completamento dei Piani di Zona, con un impegno congiunto e di collaborazione tra Roma Capitale e Regione Lazio nell’individuare e finanziare secondo criteri e oneri in capo alle due Amministrazioni gli interventi prioritari.
Se per l’assessore capitolino all’Urbanistica, Luca Montuori, questo Protocollo “è un importante passo in avanti per restituire dignità al diritto fondamentale dell’abitare”, per il suo omologo in Regione, Massimiliano Valeriani, si tratta di “interventi attesi da tanti anni per migliorare la qualità della vita di migliaia di persone”.
Anche il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) Roma, Nicolò Rebecchini, giudica positivamente il protocollo ma considera anche di grande rilievo la sentenza del Tar che ha “confermato la piena validità e legittimità degli atti amministrativi che hanno regolamentato la materia fin dal 1982”. Per Rebecchini: “La sentenza ha sottolineato il pieno fondamento di due principi inderogabili del nostro ordinamento giuridico, il primo, relativo al fatto che atti riservati dalla legge alla competenza del Consiglio Comunale, non possono essere modificati con provvedimenti dirigenziali, il secondo che eventuali modifiche agli schemi convenzionali possono operare solo per il futuro e non già retroattivamente ai contratti in essere. Ci auguriamo che l’amministrazione, fermo restando il suo potere di verifica e controllo sulla corretta applicazione di quanto stabilito negli atti convenzionali, possa fare tesoro di tale sentenza rimuovendo anche altri analoghi provvedimenti che, creando grande confusione ed incertezza, potrebbero subire le stesse censure da parte del Tribunale amministrativo, come nel caso della determinazione dirigenziale sui criteri per la definizione dei canoni di locazione”.

mercoledì 3 giugno 2020

IL TAR BOCCIA IL COMUNE SUI PREZZI DELLE CASE POPOLARI




Per il Campidoglio arriva una mazzata dal Tar sui Piani di Zona: le determine adottate dal direttore del Dipartimento, Cinzia Esposito, sono illegittime perché usurpano competenze proprie del Consiglio comunale. 
Esulta il comitato “Azione Collettiva” che chiede le dimissioni dell’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, e della stessa Cinzia Esposito.
La materia è di quelle complesse: l’Amministrazione Raggi aveva anche costituito una commissione apposita sui Piani di Zona - sotto la presidenza di Pietro Calabrese, oggi assessore alla Mobilità - che, però, dopo mesi di lavori si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto.
La sentenza della seconda sezione bis del Tar, la 2967 del 2020, accoglie il ricorso presentato dalla società Appalti Costruzioni Edili (ACE) con cui era stato chiesto l’annullamento di una determina della Esposito che provava a mettere mano al problema dei prezzi di cessione delle case popolari. Semplificando: frequentemente è accaduto che siano state messe in vendita case popolari invece che a prezzi “calmierati” a quelli di mercato, quando non anche superiori. Il tutto sfruttando una serie di contraddizioni nelle norme che nascono addirittura dal lontano 1971. 
Nel caso specifico, il tutto nasce all’epoca Veltroni: nel 2005 viene approvata la convenzione fra Comune e ACE per il Piano di Zona C24 Via Longoni, al Prenestino. 
Il Campidoglio interviene nel 2019, con la determina Esposito che stabilisce le “linee guida” per il calcolo dei prezzi di cessione degli alloggi. Nel farlo, però, vengono violate una serie di norme. Scrive il Tar: “la determinazione introduce innovazioni rispetto alle convenzioni approvate dal Consiglio comunale” e quindi è “illegittima per competenza” perché non sono un “atto di indirizzo ma innovano in punti rilevanti” i contratti. 
Il Campidoglio annuncia ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Scrive l’assessore Montuori su facebook: “Il provvedimento annullato è nato da una attenta attività istruttoria e di approfondimento. Convinti dell’importanza della nostra azione abbiamo dato mandato di proporre appello al Consiglio di Stato”. Durissimo è il Comitato “Azione Collettiva” che parla di “vero abuso di potere senza precedenti” da parte del Comune ricordando la nomina di “almeno 200” Commissari ad acta per supplire all’inerzia capitolina.

venerdì 8 novembre 2019

IL TAR BOCCIA IL RICORSO SU ROMA METROPOLITANE


Il Tar boccia la richiesta di sospendere gli effetti della delibera Raggi/Lemmetti sulla liquidazione di Roma Metropolitane, la società di proprietà del Campidoglio che progetta, per conto del Comune, infrastrutture di mobilità. 
Il ricorso ai giudici amministrativi era stato presentato nei giorni scorsi dall’ex ad della società, Marco Santucci, dal presidente del Collegio sindacale dell’Azienda, Antonio Lombardi; e da Stefano Fassina, deputato e consigliere comunale di Sinistra per Roma. Tutti e tre rappresentati da Luisa Melara, avvocato e, soprattutto, ultimo presidente di Ama andata via sbattendo la porta e accusando la Raggi di inerzia. 
Il sindaco, Virginia Raggi, commenta: “Stiamo leggendo le motivazioni, mi sembra che il Tar abbia detto sostanzialmente che la decisione presa dall'Assemblea Capitolina è corretta. Quindi andiamo avanti così”. In realtà, la lettura della sentenza non dice assolutamente che la delibera del Comune è corretta. Semplicemente, i giudici amministrativi hanno stabilito che né Santucci, né Lombardo, né Fassina - i proponenti il ricorso - hanno titolo per rivolgersi al Tribunale: “carenza di legittimazione” che è cosa totalmente diversa dal tentativo della Raggi di rivendicare una correttezza degli atti capitolini. 
Il Sindaco prosegue: “Il nostro progetto è quello di risanare la società. Non ci siamo mai risparmiati sul tema dei lavoratori. Si farà un lavoro su tutte le partecipate per eventualmente riassorbire i dipendenti, se ce ne sarà una necessità. Roma Capitale è una grande famiglia, noi ci muoviamo in questo modo, come un organismo unico”.
Immediate anche le prese di posizione dei ricorrenti che annunciano l’immediato ricorso in appello al Consiglio di Stato. Durissimi i sindaci che ricordano la situazione dei 156 lavoratori di Roma Metropolitane, il proseguimento delle grandi opere, metro C in testa, e che definiscono “scellerata” la liquidazione (Uil) e auspicano un tavolo di confronto col Governo (Cgil).

domenica 27 ottobre 2019

IL TAR FERMA LA LIQUIDAZIONE DI ROMA METROPOLITANE


Non è ancora la bocciatura definitiva perché nel merito i giudici amministrativi si pronunceranno solo il prossimo 6 novembre. Tuttavia, che il Tar del Lazio abbia accolto la richiesta di sospensiva della delibera che dispone la liquidazione di Roma Metropolitane è un segnale preoccupante per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, l’assessore al Bilancio e Partecipate, Gianni Lemmetti, e l’intera maggioranza 5Stelle. Giusto 5 giorni fa, quasi di notte, i grillini hanno approvato, in un’Aula occupata per protesta dalle opposizioni, il testo che cancella l’azienda che progetta infrastrutture di mobilità per conto del Campidoglio. Ora il Tar sospende la delibera e i suoi effetti e il 6 novembre deciderà nel merito se dichiarare illegittimo il testo Raggi/Lemmetti.
Il Sindaco, interpellata a margine di un evento, si è rifugiata nel più classico e imbarazzato silenzio (“non rispondo ad altre domande”). Parla con una nota l’assessore Lemmetti: “Attendiamo la decisione nel merito. Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici amministrativi e nella correttezza del nostro lavoro”.
Il resto del mondo politico capitolino più che esultare per questa prima vittoria - il ricorso al Tar è stato presentato da Luisa Melara (presidente dimissionaria di Ama), dall'Ad dimissionario di Roma Metropolitane, Marco Santucci, da Stefano Fassina, deputato e capogruppo di Leu in Campidoglio e dai sindacati - coglie l’occasione per richiamare la Raggi a un ripensamento sulla chiusura dell’azienda. 
Davide Bordoni (FI): “non sprechiamo invano il tempo fino alla sentenza. È opportuno considerare anche altre opzioni per evitare le conseguenze di una rottura fra Campidoglio e dipendenti, cittadini, sindacati”. 
Una nota di Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) parla di “clamorosa sconfitta per la Raggi e Lemmetti che hanno sistematicamente ignorato tutti gli appelli delle opposizioni che oltre alle ragioni di merito contestavano anche gravi carenze della delibera tali da renderla illegittima come la mancanza del parere Oref, quella dei pareri delle commissioni, nonché tutti i dettagli di bilancio relativi alla azienda tali da motivare una scelta liquidatoria”. 
Stefano Fassina, coautore del ricorso, rivolge “un appello alla sindaca Raggi affinché non attenda la sentenza di merito ma ritiri la delibera, che è una violazione delle regole fondamentali del consiglio comunale”. 
Richiesta analoga dal Pd dopo aver ricordato che la “sospensiva evita che l'azienda porti lunedi i libri in tribunale” chiede alla Raggi di aprire subito un tavolo di confronto sul futuro dell’azienda.  


giovedì 24 gennaio 2019

IL CAMPIDOGLIO REGNO DEI BANDI FLOP



Il più celebre è quello per i carro attrezzi. Ma non è che in Campidoglio i bandi di gara se la passino poi tanto bene: tempi lunghissimi per scriverli, spesso sono sbagliati e vengono ritirati o annullati o, banalmente in quanto fuori mercato, vanno deserti.
Per cui, dopo il record dei 6 tentativi falliti per i carrattrezzi che mancano a Roma da oltre 3 anni, ora è il turno del bando per l’appalto del 30% del servizio di trasporto pubblico. Che, per altro, è già alla sua seconda gestazione senza frutto obbligando il Campidoglio, che già l’aveva predisposto in enorme ritardo, a scegliere di prorogare per la terza volta il servizio all’attuale gestore, Roma Tpl. 
Questa volta, a rompere le uova nel paniere della Raggi, sono di nuovo i ricorsi al Tar. Ben cinque quelli presentati da alcune delle ditte partecipanti che chiedono ai giudici amministrativi di valutare se sia corretto che il futuro vincitore della gara debba acquistare a prezzo pieno da Roma Tpl autobus che nuovi non sono e che in più di qualche caso sono andati in cenere nei numerosi incendi che hanno allietato il trasporto pubblico romano nell’ultimo periodo.
L’incapacità dell’Amministrazione Raggi a seguire le norme sulle gare d’appalto aveva causato già una prima proroga dell’appalto a Roma Tpl per aver commesso errori nella pubblicazione del preavviso di gara da fare obbligatoriamente almeno un anno prima della gara vera e propria. Poi era stata necessaria una seconda proroga per aver dovuto fare ben 3 rettifiche al bando vero e proprio per correggere una serie di errori clamorosi. Ora, a bando predisposto, c’è il ricorso al Tar per nuovi errori.
Tar che, ieri, ha aperto l’udienza rinviando, però, la decisione al prossimo 20 febbraio. In quella data, il Tribunale dovrà decidere se concedere la sospensiva alla gara, accogliendo i ricorsi delle aziende partecipanti (Autoguidovie SPA, Busitalia, GTM e SIA), oppure no.
In Campidoglio, aleggia un velo di moderata cautela: fra i corridoio di Palazzo Senatorio la battuta che circola è “almeno non ci hanno preso a pesci in faccia”.
La storia del bando per il 30% del Tpl è solo l’ultima in ordine di tempo brutta avventura con le gare. Detto già dei carrattrezzi, impossibile non ricordare il maxi appalto triennale per riparare le buche, quello per le potature degli alberi e quello per pecore e mucche per tosare le erbacce. Poi la grande gara di Atac per comprare 320 nuovi bus, andata deserta e con il Campidoglio che è dovuto correre ai ripari andando direttamente sulla piattaforma Consip per comprarne 270. Ancora: Spelacchio che ha rischiato di nuovo di non esserci, dopo che il Campidoglio aveva fatto un bando basato su liberalità andato deserto, e facendone subito dopo uno con sponsorizzazione aggiudicato da Netflix. Poi, nella scorsa primavera ci fu il bando per il servizio di tesoreria, andato deserto così come il bando per la manutenzione del verde in 6 impianti sportivi




giovedì 20 dicembre 2018

LA CURA RAGGI FA CHIUDERE CAPANNELLE


Lo stop era nell’aria: troppi problemi tutti insieme da risolvere. E il comportamento ambiguo del Campidoglio non ha certo aiutato. Capannelle chiude i battenti e addio corse in quello che è il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma. La nota arrriva direttamente dalla Hippogroup, la società che da 72 anni, gestisce Capannelle: “vista la posizione formalmente assunta dall’Amministrazione di Roma Capitale in merito al canone di concessione, quantificato retroattivamente in oltre due milioni e mezzo di euro annui, e alla durata del rapporto concessorio del comprensorio dell’ippodromo Capannelle, ha informato la stessa dell’insorta insussistenza delle proprie condizioni di continuità aziendale. Conseguentemente Hippogroup non avvierà l’attività di corse del 2019”. 
Il Comune adesso - a meno di clamorose inversioni di marcia - potrebbe doversi rapidamente prendere carico della struttura, con enormi oneri per garantire decoro e sicurezza, stimati in mezzo milione di euro al mese, fino a oggi coperti da Hippogroup la società che, da 72 anni, gestisce Capannelle.
La storia del confitto fra Hippogroup e il Campidoglio a 5stelle è datata: fino ad aprile 2017 era in vigore il vecchio regolamento per gli impianti sportivi comunali. Nel vecchio testo era previsto che, a fronte di investimenti economici per il miglioramento degli impianti, le concessioni venissero prorogate. Una proroga, di fatto, d’ufficio e quasi automatica ma che passava per l’ok con il voto in Consiglio comunale. L’entrata in vigore del nuovo regolamento annulla di fatto questo sistema di proroghe ma molte società, che avevano ottenuto il via libera iniziale agli investimenti accendendo mutui, restano impigliate nella procedura non avendo avuto l’ok finale del Consiglio comunale. Per Hippogroup si parla di investimenti, fra il 1998 e il 2016, di ben 24,4 milioni di euro
Nasce, quindi, la querelle fra i grillini e Capannelle: a fine novembre, l’Assessorato allo Sport, quello guidato da Daniele Frongia, scrive alla Hippogroup chiedendo indietro le chiavi e concedendo al privato 6 mesi di tempo per ottemperare, scadenza 19 maggio 2018. Segue ovvio ricorso al Tar che spaventa il Campidoglio che emana un nuovo provvedimento con il quale “si sospende in via cautelare l’efficacia” dello sfratto. 
Il Campidoglio, a questo punto, va a battere sull’altro tasto, quello del canone di concessione. Nel 2011, il giudice fallimentare aveva abbassato dai due milioni e mezzo annui a 66 mila euro annui. In sostanza, complice la crisi del settore ippico, Hippogroup - con la stessa procedura seguita da Atac - aveva chiesto un concordato fallimentare in continuità, concesso dal giudice che aveva decurtato il canone da 211 mila euro al mese a circa 5500. 
Il Comune fa partire la richiesta di adeguamento del canone al gestore: insomma, si torna a 211 mila euro a mese, 2 milioni e mezzo annui. 
Questo tira e molla va avanti da mesi: una volta dichiarazioni di fuoco di Frongia (“se la Società decide di abbandonare l’impianto di Capannelle la responsabilità non potrà essere che la sua”, 28 giugno; “I problemi interni alla Hippogroup stanno creando una situazione paradossale che va risolta al più presto”, 29 agosto) un’altra da affermazioni concilianti (“Faremo il possibile affinché Capannelle possa rimanere attivo”, 15 marzo; “Ribadiamo l’intenzione di fare tutto quanto in nostro potere per far sì che Capannelle possa restare aperto e funzionante”, 12 settembre).
Ora la vicenda sembra giungere all’atto finale: fine delle corse


martedì 18 dicembre 2018

MARATONA DI ROMA, PRESENTATO RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO


Il bando per la Maratona di Roma approda al Consiglio di Stato: Italia Marathon Club - la società di Enrico Castrucci che ha organizzato le prime 24 edizioni della corsa capitolina - ha infatti presentato ricorso in appello contro la sentenza di primo grado del Tar, emessa il 5 ottobre scorso, che aveva rigettato la richiesta di Castrucci di annullare il bando del Campidoglio.
Nella stessa udienza il Tar aveva anche dichiarato inammissibile un secondo ricorso contro il bando, presentato da RCS Group, che ne chiedeva l’annullamento per vizi formali. La Maratona 2019 - edizione del 25esimo anno - sarà organizzata dalla Federazione di Atletica leggera poiché il Campidoglio, al netto dei due ricorsi comunque vinti, non è riuscito a procedere con l’assegnazione della gara d’appalto.

STOP BUS TURISTICI IN CENTRO


Dopo il Tar del Lazio, anche il Consiglio di Stato respinge i ricorsi presentati da una serie di società operanti nel settore dei bus turistici - Anav, Salemi, Baltour, Inter Saj, Troiani, Romano, Sulga, Marozzi, Cialone, Federico, Bonelli, Liscio, Ias Touring, Marino Bus, Carrani, Green Line, Società Abruzzese Trasporti Automobilistici, Società Italiana Trasporti - per cui il nuovo regolamento sui bus turistici in centro storico potrà entrare in vigore a gennaio 2019. 
Il respingimento dei due diversi ricorsi presentati in appello alla giustizia amministrativa, sancisce finalmente una vittoria per il Campidoglio a gestione 5Stelle.
Esulta il sindaco di Roma, Virgina Raggi: “Ce l'abbiamo fatta: i bus turistici dovranno rimanere fuori dal Centro storico. Dopo il Tar anche il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, a partire da gennaio 2019 entrerà in vigore il nuovo regolamento. Una battaglia vinta per i cittadini che ha messo la parola fine a un'anomalia del passato. I magistrati hanno respinto infatti la richiesta di sospensiva del provvedimento: una decisione importante a tutela del nostro patrimonio archeologico e per l’ambiente. Con questo nuovo impianto di regole i pullman turistici avranno a disposizione nuove aree di sosta, brevi e lunghe, con fermate e accessi regolati mediante nuove tecnologie, ma fuori dal centro della nostra città. Dovranno inoltre pagare tariffe congrue, tarate sull'impatto inquinante del mezzo. Un cambiamento radicale, una vittoria per i cittadini”.
Secondo i giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Giuseppe Severini, le due opposizioni delle varie aziende del settore sono da respingersi perché “le contestate modifiche al regime ZTL, volte al contenimento del traffico urbano, rispondono a molteplici esigenze pubblicistiche di rilievo primario, tra cui la salvaguardia del patrimonio urbano e la riduzione dell’inquinamento”. Inoltre, “il Regolamento in esame non risulta oggettivamente “manipolare” il settore dei servizi turistici a vantaggio di alcune categorie di operatori economici”.
Insieme alla Raggi stappa la bottiglia anche Enrico Stefàno, presidente della Commissione Mobilità: “è una grande giornata, che sancisce una vittoria per tutti i cittadini di Roma”.
Festa anche in casa Legambiente (“il nuovo regolamento va attuato bene”) e Codacons (“siamo stati l'unica associazione a costituirsi dinanzi ai giudici”).
Molto meno bene l’hanno presa le associazioni di categoria
Per Stefano Corbari, consigliere Fiavet Lazio: “Si è persa l’occasione di poter apportare modifiche al “piano bus” che per noi è farraginoso e strutturato malissimo. I tour operator potrebbero essere costretti a proporre altre destinazioni che non siano Roma visto che rischiamo di non potere onorare i nostri contratti, non avendo garanzie di poter accedere alle aree di sosta del Colosseo e Vaticano, che sono contingentate”. 
Molto più dura la posizione di Franco Tinti, presidente dell’Associazione nazionale servizi di trasporto autonoleggi (Anstra): “bisogna trasferire le aziende fuori da Roma con il licenziamento di circa 2.500 dipendenti già a partire dal 1 gennaio. Prima di Natale consegneremo con un cesto alla “vincitrice” sindaca Raggi le chiavi e le licenze dei pullman. Noi non siamo contro il piano bus ma contro l'arroganza di questa amministrazione Cinque Stelle. Un piano non si fa dalla sera alla mattina, non hanno ascoltato i consigli di noi Associazioni. Resta inteso che saremo in agitazione dal 18 al 24 dicembre”.

MARATONA DI ROMA, PRESENTATO RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO

Il bando per la Maratona di Roma approda al Consiglio di Stato: Italia Marathon Club - la società di Enrico Castrucci che ha organizzato le prime 24 edizioni della corsa capitolina - ha infatti presentato ricorso in appello contro la sentenza di primo grado del Tar, emessa il 5 ottobre scorso, che aveva rigettato la richiesta di Castrucci di annullare il bando del Campidoglio.
Nella stessa udienza il Tar aveva anche dichiarato inammissibile un secondo ricorso contro il bando, presentato da RCS Group, che ne chiedeva l’annullamento per vizi formali.
La Maratona 2019 - edizione del 25esimo anno - sarà organizzata dalla Federazione di Atletica leggera poiché il Campidoglio, al netto dei due ricorsi comunque vinti, non è riuscito a procedere con l’assegnazione della gara d’appalto.

venerdì 14 settembre 2018

TROPIANO CAPO GABINETTO IN CONFLITTO DI INTERESSE


È considerato uno dei magistrati amministrativi emergenti e, non a caso, a lui sono state demandate numerose cause particolarmente delicate. Parliamo di Filippo Maria Tropiano, magistrato che dal Tar di Reggio Calabria era stato inviato a giugno 2017 "in missione di lunga durata" nella Seconda Sezione del Tribunale amministrativo del Lazio, "per l'integrazione dei collegi giudicanti nelle udienze da ottobre 2017 a febbraio 2018”.
È lui, secondo insistenti rumors di Radio Campidoglio, il potenziale nuovo capo di gabinetto di Virginia Raggi, sindaco di Roma.
Solo che, da magistrato, proprio perché a ruolo alla Seconda Sezione, ha fra i suoi “clienti” proprio il Campidoglio, cosa che rende questa scelta quanto meno inopportuna. La sua sezione, infatti, è quella competente, fra l’altro, per i ricorsi che vedono coinvolto il Comune di Roma e anche Roma Servizi per la Mobilità “ad esclusione dei ricorsi in materia urbanistica, edilizia, elettorale, commercio, occupazione di suolo pubblico, alloggi di edilizia residenziale pubblica e distributori di carburante”. In aggiunta, la Seconda Sezione si occupa anche della Città Metropolitana di Roma Capitale il cui Sindaco è sempre Virginia Raggi
E, infatti, il magistrato Tropiano è anche il relatore dei ricorsi (Italia Marathon Club di Enrico Castrucci e RCS Group), contro il bando del Campidoglio per affidare l'organizzazione della Maratona di Roma dal 2019 al 2022. I due ricorsi erano stati presentati in tempi diversi e il collegio giudicante li ha riuniti in un unico procedimento che era stato esaminato il 23 maggio scorso con decisione di rinviare la discussione sul merito senza ricorrere a una eventuale ordinanza sospensiva del bando, fissando l'udienza pubblica allo scorso 11 luglio. Da allora si attendono le decisioni del Tar che ha da 45 a 90 giorni di tempo per pubblicare la sentenza con il presidente Fidal, Alfio Giomi, che garantisce: "La maratona si farà e noi saremo l'organo di garanzia". 

sabato 2 giugno 2018

STADIO; MONTUORI: "ITER CORRETTO"


Scoppia un nuovo caso attorno al dossier Stadio della Roma: secondo Francesco Sanvitto, architetto e animatore del “tavolo della libera urbanistica” (un raggruppamento di ex attivisti 5Stelle della prima ora, scomunicati direttamente da Beppe Grillo a febbraio 2017) l’iter seguito è sbagliato e va annullato. 
Per Luca Montuori, assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, invece, l’iter seguito è corretto. 

Afferma Sanvitto: “Dovevano prima adottare il verbale della Conferenza in Consiglio e poi procedere con la variante. Inoltre ci sono irregolarità nella questione della rimozione dei vincoli idrogeologici per cui presenteremo queste osservazioni che saranno bocciate e che riproporremo, insieme a Italia Nostra, al Tar”. 
Replica Montuori: “La procedura è complessa, sull’interpretazione delle norme che regolano la Conferenza di Servizi e l’adozione della variante noi siamo decisamente sereni. Sanvitto farà i suoi passi ma leggendo le carte e lo scambio di lettere con la Regione noi siamo assolutamente tranquilli. Saranno i giudici a decidere se la legittimità dell'iter è stata rispettata oppure no”. 

Ma, esattamente, perché il Campidoglio - Dipartimento Urbanistica, Segretariato generale e Avvocatura capitolina - ha deciso, in accordo con gli omologhi uffici della Regione, di non effettuare una “prima” adozione del verbale della Conferenza di Servizi? 
La norma (art. 62, comma 2 bis della L. 96/2017) stabilisce che “il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, adozione di variante allo strumento urbanistico comunale ed è trasmesso al sindaco, che lo sottopone all'approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile”. 
Secondo il Campidoglio, il termine “prima seduta utile” riferito nella legge non va inteso come la prima data “utile” in calendario dopo la chiusura della Conferenza. Ma è la prima data “utile” dopo la fine dell’iter di formazione della variante urbanistica: il verbale della Conferenza di Servizi non è un semplice resoconto della seduta conclusiva ma è il testo su cui si basa l’adozione della variante. L’adozione segue norme precise che prevedono pubblicazione, osservazioni e controdeduzioni (la fase in cui siamo ora, ndr). Perciò, solo dopo questo iter si può e deve andare in Assemblea Capitolina anche perché - argomentano sempre in Campidoglio - se il verbale venisse approvato con il voto in Aula prima della conclusione dell’iter stabilito per la variante, il Comune incorrerebbe in un vizio procedurale ossia quello di adottare un provvedimento già assunto con la conclusione della Conferenza.
Aggiunge Montuori: “Il nostro progetto, rispetto al precedente, ha ridotto l’impatto sulla vita del quadrante. La riduzione delle cubature comporta un calo di 12mila unità lavorative quotidiane che avrebbero insistito sull’area. Nella versione precedente, il ponte di Traiano riportava il traffico direttamente sulla via Ostiense/del Mare che, nonostante il raddoppio ottenuto con imponenti opere ingegneristiche, si bloccava esattamente nell’area Stadio apportando quindi solo un aumento di valore dei terreni del privato. Ho sentito parlare ancora della Metro B: ebbene, il progetto originario, al costo di 60 milioni, non copriva opere di ingegneria, come gli scambi, con una spesa il cui onere non era specificato”.
E ce n’è anche sul Ponte dei Congressi, una delle grandi incognite di tutta la vicenda visto che l’iter di costruzione è totalmente svincolato e autonomo da quello dello Stadio della Roma: “Gli studi sul traffico che mostrano il Ponte dei Congressi in rosso (per il traffico, ndr) è perché lì arrivano quotidianamente migliaia di persone che vengono da Ostia o da Civitavecchia”.
Infine, Montuori ne ha anche sul trasporto ferroviario: “Lavoriamo con la Regione per impiegare al meglio i fondi per la Roma-Lido e stiamo concludendo un accordo quadro con FS per il trasporto regionale”.