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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Massimo Bagatti. Mostra tutti i post
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sabato 29 giugno 2019

COME E PERCHÉ ANNEGHIAMO NEI RIFIUTI


C’è un diario nell’ultima e più grave crisi del ciclo dei rifiuti che spiega come mai le strade della Capitale siano da settimane un’immensa discarica. Si parte a fine marzo: Luigi Palumbo, commissario nominato dal Tribunale che gestisce le aziende di Manlio Cerroni, annuncia ad Ama che i due impianti di trattamento (di Cerroni, appunto) privati avrebbero dovuto essere sottoposti a manutenzione. Da fine aprile per tutta l’estate. Risultato: 500 tonnellate giornaliere in meno di rifiuti indifferenziati da lavorare. 
Sono i giorni della grande crisi di Ama: quelli dell’addio dell’ultimo assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, e della defenestrazione dell’ennesimo CdA dell’era grillina in Campidoglio con l’addio polemico di Bagnacani seguito dagli strascichi in Procura. Massimo Bagatti, direttore esecutivo che regge Ama nel periodo di transizione, riesce a trovare un compromesso con il privato: la manutenzione programmata sarà più morbida e si parte non più il 25 aprile ma il mese successivo, 27 maggio, cioè il giorno dopo le elezioni europee. 
In quei giorni ci sono gli appelli, la corsa frenetica a trovare soluzioni tampone, a chiedere, tramite Zingaretti, l’aiuto delle altre regioni e delle altre province
Perché una cosa deve essere ben chiara: né VeltroniAlemanno hanno avuto la forza di imporre soluzioni alternative a Malagrotta. Poi Marino che Malagrotta l’ha semplicemente chiusa ma sempre senza avere la via d’uscita. Ma la Raggi e i 5Stelle nel dna hanno la negazione dell’utilità degli impianti di trattamento: né termovalorizzatorigassificatoriinceneritori. E men che meno discariche di servizio che nulla hanno a che vedere con una Malagrotta bis. Basti vedere la cagnara aizzata solo all’idea di una discarica di servizio a Pian dell’Olmo: i grillini tornano rapidamente il partito del "no” salvo poi rivolgersi a Zingaretti e all Regione. E, infatti, l’Ama targata Raggi/5Stelle gli impianti li usa eccome, quelli delle altre Regioni però. E a carissimo prezzo. 

Il problema è che prima di spedire fuori Roma i rifiuti questi vanno trattati, preparati. E il trattamento si fa negli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB). Ama ne aveva due: Salaria e Rocca Cencia. Salaria è andato a fuoco a dicembre scorso e oramai è chiuso anche se, come ricorda spesso il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, mancano gli atti ufficiali di chiusura. Rocca Cencia si guasta spesso, visto che sta lavorando al limite della capacità. Ama avrebbe anche un terzo impianto, un tritovagliatore mobile a Ostia, già feudo grillino, ma l’impianto, della capacità di 200 tonnellate al giorno, resta fermo. Gli altri sono impianti privati. Anzi, di uno solo: Cerroni. Il tanto bistrattato dai grillini ras dell’immondizia è ancora lui a tenere a galla la città. Ma le manutenzioni programmate - e, quindi, di fatto sottovalutate dal Campidoglio - creano il tappo. Altri privati non si fidano di Ama e della solidità di chi non approva un bilancio da due anni. Inoltre, questo perdurante stato di cronica mancanza di impianti, obbliga Ama a portare i rifiuti fuori città logorando la già vecchia fotta dei propri mezzi, una flotta oramai pericolosamente scesa a metà dell’efficienza e con veicoli vicini all’età della pensione. 



venerdì 31 maggio 2019

AMA, KO ANCHE IL TMB DI ROCCA CENCIA


Settecentocinquanta tonnellate al giorno: tante ne lavora - ne lavorava - l’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) di proprietà di Ama a Rocca Cencia. Che, da ieri, ha smesso di funzionare: s’è rotto il nastro trasportatore per gli scarti pesanti che è collocato al termine del processo di lavorazione e del quale non è possibile fare a meno.
Ancora nel pomeriggio, i tecnici di Ama stavano smontando le paratie d’acciaio che proteggono il percorso del nastro, operazione necessaria per poter effettuare una diagnosi e, quindi, capire se si tratta di un guasto facilmente riparabile oppure se l’intervento di ripristino richiede lavori più profondi.
Si lavora comunque per riaprire l'impianto già da oggi, ma bisognerà prima completare la diagnosi sul guasto. 
Il problema, però, è assai serio: dopo l’incendio di via Salaria, l’altro impianto TMB di Ama, all’Azienda era rimasta attiva solamente Rocca Cencia. La rottura e la conseguente sospensione delle attività riduce a zero il trattamento dei rifiuti “fatto in casa”, quindi senza costi da pagare a terzi, e alza l’asticella - 750 tonnellate al giorno - di quanto Ama dovrà ricorrere ad altri soggetti, pubblici o privati, pagando. Il che significa che i già periclitanti bilanci di Ama dovranno subire, almeno per qualche giorno, uscite straordinarie per pagare il trattamento di 750 tonnellate al giorno di rifiuti. E che, se non dovesse arrivare l’ok dagli altri stabilimenti - un processo che riguarda anche la Regione Lazio che, se non fosse già previsto, deve autorizzare l’aumento di tonnellate trattate - sarebbe un problema anche per la città.
Non a caso, ieri, Ama ha diffuso una nota stampa in cui oltre a replicare ai sindacati - Cgil e Cisl - che avevano annunciato la notizia della rottura di Rocca Cencia, l’Azienda ha anche rivolto un appello ai romani: “a fare al massimo grado la raccolta differenziata, separando correttamente tutti i materiali riciclabili, conferendo ciascuna frazione (organico, vetro, carta, plastica e metalli) negli appositi contenitori e non abbandonando mai rifiuti a terra”.
Secondo l’amministratore unico di Ama, Massimo Bagatti, “Chiediamo a tutti, alle utenze commerciali e domestiche di accompagnare con un comportamento corretto e virtuoso lo sforzo che l’Azienda sta compiendo sui servizi di raccolta, in particolar modo in questo periodo caratterizzato da una complessa gestione a causa delle manutenzioni in alcuni impianti. Abbattere lo stock di rifiuti indifferenziati si può: è fondamentale la collaborazione di tutti per una gestione dei rifiuti più responsabile”.

mercoledì 30 maggio 2018

AMA: TRE NUOVI IMPIANTI PER TRATTARE I RIFIUTI DI ROMA

Tre nuovi impianti a Roma per trattare alcune tipologie di rifiuti: quelli derivanti dallo spiazzamento stradale, i pannolini e pannoloni, e, da ultimo, i materassi. Tre impianti che - secondo il direttore operativo di Ama, Massimo Bagatti, in audizione in Commissione Ambiente in Campidoglio - dovrebbero aggiungersi ai due di compostaggio già previsti e, al momento, “all’esame della Regione Lazio”. Nell’attesa, una gara da 188 milioni di euro per mettere in sicurezza la città e individuare "soggetti che possano sopperire alla carenza" impiantistica aziendale.
Tre impianti che sarebbero tre “piccole fabbriche che consentano di recuperare materiali, dare lavoro e risparmiare molti milioni di euro”, spiega Bagatti, con l’obiettivo di “aggredire la frazione di indifferenziata”. I tre (molto) futuri nuovi impianti consentirebbero di “recuperare rifiuti inerti” derivanti dallo spazzamento, “materiale pregiato” dai pannolini e “materiali isolanti” dai materassi.  I costi per questi tre impianti consentirebbero ad Ama “nell'arco di tre o quattro anni di ripagare” l’investimento “perché sono piccoli, semplici e modulabili”. “Nella fase transitoria dovremo trovare soluzioni che la legge ci consente anche fuori dalla Regione Lazio”, ha aggiunto Bagatti“ quindi maxi gara sostitutiva da 188 milioni di euro in cui rientrerebbero anche i quantitativi di rifiuti ora trattati negli impianti di Colari.