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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 18 marzo 2020

STADIO; SI SCRIVONO LE DELIBERE

LINK: ACCORDO FINALE DEFINITO. I TECNICI AL LAVORO SUI TESTI DA VOTARE ALLA RIPRESA DEI LAVORI IN CAMPIDOGLIO


I lavori tecnici di confronto fra il Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio della Roma sono finiti. Pochi giorni prima dell’inizio della quarantena si è svolta un’ultima seduta plenaria di tutti gli attori interessati al dossier Tor di Valle. L’accordo è stato raggiunto e, da quel momento, gli uffici comunali hanno iniziato a scrivere i testi delle delibere che dovranno essere portate al voto del Consiglio comunale. 
Un lavoro di scrittura che dovrà essere approfondito e attento: i testi delle delibere dovranno essere blindatissimi per resistere alla quantità di ricorsi che sono stati annunciati nei mesi scorsi da tutto il variegato fronte “anti stadio”.

SALE LA VALUTAZIONE DEI CONTRIBUTI DEI PRIVATI
Nell’accordo raggiunto, come già Il Tempo aveva anticipato nei mesi scorsi, è stato effettuato un riconteggio delle cifre dell’intero corpus delle opere che ha portato a un aumento della contribuzione, rispetto alle valutazioni iniziali a carico dei proponenti, legata alla valorizzazione economica delle aree. Rispetto alle previsioni iniziali, i nuovi conteggi potrebbero comportare per i proponenti una contribuzione al Campidoglio maggiore di quella inizialmente stimata e la cifra potrebbe essere non di poco superiore anche ai 20 milioni già annunciati.

IL RUOLO DI VITEK NELLE TRATTATIVE
Un elemento che ha contribuito a velocizzare molto gli accordi è venuto dagli emissari di Radovan Vitek che, di fronte a tutte le varie potenziali difficoltà, non da ultime queste sul valore aumentato della contribuzione, non solo non hanno battuto ciglio ma hanno chiaramente detto ai funzionari del Campidoglio che l’importante era giungere a una conclusione della vicenda che fosse positiva per la città, l’Amministrazione e i tifosi. 
Ora, sfruttando queste settimane di quarantena, i funzionari comunali - dell’Avvocatura, del Segretariato generale e dell’Urbanistica - stanno portando avanti, già da qualche giorno, la stesura delle delibere che dovranno essere poi votate dal Consiglio comunale. 
A ciascun funzionario è stata affidata la scrittura di una singola parte. Tutte le parti, poi, verranno riesaminate e armonizzate dai capi dei dipartimenti comunali. 
Il testo da votare è quello di variante al Piano regolatore unita alla Convenzione urbanistica. Dentro la Convenzione urbanistica, ci saranno inseriti i testi degli accordi fra il Campidoglio e la Regione Lazio sugli interventi per la ferrovia Roma-Lido di Ostia di proprietà regionale, quelli fra il Campidoglio e la Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense di proprietà di Palazzo Valentini e quelli fra i privati e Acea per la sistemazione del depuratore. 

L’ITER DI VOTAZIONE
Quando i testi saranno pronti, verranno prima portati in Giunta e approvati. Poi inizieranno l’esame obbligatorio da parte delle Commissioni competenti - almeno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e del Municipio IX. A Commissioni e Municipio spetterà il compito di esaminare i testi ed esprimere pareri obbligatori ma non vincolanti. Completato questo passaggio (difficile meno di un mese) si andrà al voto vero e proprio in Assemblea Capitolina.

I NODI POLITICI
Se da un punto di vista tecnico Vitek e il suo approccio hanno agevolato la conclusione di una trattativa che si trascina da circa un biennio, rimane aperto il nodo politico. Le trattative per la cessione da Luca Parnasi e Radovan Vitek del pacchetto che include anche Tor di Valle e il progetto Stadio sono ferme a causa dell’emergenza Coronavirus che ha bloccato qualunque attività non essenziale. 
Nonostante la Roma continui a nutrire grande ottimismo, è difficile pensare che Virginia Raggi decida di far iniziare effettivamente l’iter di votazione - Giunta, Commissioni/Municipio e Aula - prima che il passaggio di consegne fra Parnasi e Vitek sia effettivo. 
Non a caso, prima che l’emergenza sanitaria assorbisse le attenzioni dell’Amministrazione, il Sindaco aveva deciso di fissare almeno una seduta di approfondimento fra la Giunta, i funzionari di alto grado e i consiglieri comunali di maggioranza. L’obiettivo era illustrare loro i provvedimenti prima che entrassero formalmente nell’iter di votazione con l’obiettivo di evitare l’accusa di far piovere provvedimenti dall’alto e considerare i consiglieri come dei meri esecutori di ordini e, contemporaneamente, contare i voti.

IL CONTEGGIO DEI VOTI IN AULA
Questa conta si è resa obbligatoria anche per un’altra ragione: i consiglieri comunali che votarono a favore del pubblico interesse (versione Raggi) a giugno 2017 sono chiamati a votare favorevolmente anche alle delibere di variante e convenzione che discendono dal voto del 2017. Solo che di quei 28 voti (Raggi compresa) favorevoli espressi nel 2017 ne sono rimasti effettivi solo 20. In 3 - Marcello De Vito, Paolo Ferrara e Davide Bordoni - sono rimasti invischiati nell’inchiesta penale su Parnasi e quindi dovranno astenersi e uscire dall’Aula. Poi ci sono 5 dimissionari, 4 “politici” - Nello Angelucci, Alisia Mariani, Fabio Tranchina e Valentina Vivarelli - e uno “tecnico” - Pietro Calabrese, diventato assessore alla Mobilità - cui sono subentrati Roberto Allegretti, Francesco Ardu, Carlo Maria Chiossi, Massimiliano Simonelli e Costanza Spampinato. Questi 5 non sono vincolati al voto 2017. Non contano i voti delle due espulse dal gruppo pentastellato, Cristina Grancio e Monica Montella, perché nel 2017 risultavano assenti. 
Ecco, dunque, perché il sindaco Raggi aveva deciso - prima della quarantena - di incontrare i suoi consiglieri e illustrare la complessità dei provvedimenti da votare. E perché Radio Campidoglio parlava anche di un incontro con i consiglieri di opposizione. Magari qualche voto può provenire anche dalle fila avverse.  

I TEMPI
Come l’intera vicenda Stadio ha insegnato è molto aleatorio fare previsioni già solo su Tor di Valle che abbiano un certo grado di attendibilità. Stando agli uffici, difficile pensare a meno di un mese/mese e mezzo per la redazione delle delibere. Questo porta il timing alla seconda metà di aprile per il completamento degli atti da votare. E qui ci si ferma. Troppe le altre variabili a partire dalla pandemia che possono rallentare le operazioni del passaggio Parnasi/Vitek e quelle di ripresa dell’attività politica in Consiglio comunale.
  

lunedì 23 settembre 2019

STADIO, UN MERCOLEDÌ DA LEONI


Convocazione arrivata: mercoledì pomeriggio tutti insieme, allegramente, attorno al tavolo per il progetto Stadio della Roma. La Roma - che, per inciso, giocherà all’Olimpico la gara contro l’Atalanta di lì a poco - Eurnova e tutti i vari uffici pubblici che, da giugno dell’anno scorso dopo l’arresto di Parnasi, continuano a girare più o meno a vuoto attorno al progetto Tor di Valle. 
Una riunione, questa di mercoledì, che potrebbe segnare un momento di svolta e spingere finalmente verso una conclusione che chiuda la lunghissima querelle. 
Se saranno champagne e cotillon o carte bollate e tribunale è ciò che dovrebbe emergere da questo incontro. 
Che non dovrebbe mettere la parola fine alle trattative ma chiarire se il Campidoglio dopo la lunga trafila di dichiarazioni pubbliche improntate all’ottimismo - del sindaco, Virginia Raggi, degli assessori allo Sport, Daniele Frongia, e al personale, Antonio De Santis (entrambi, per motivi diversi, uomini di rilevante peso politico nella Giunta grillina - passerà dalle chiacchiere agli atti concreti e protocollati. Oppure se si andrà avanti con questa insopportabile melina fatta di incontri inconcludenti e chiacchiere interminabili sulle virgole. 
Perché due cose sono sicure: la prima è che, pur mancando ancora un solo punto fondamentale, la contestualità, il testo della Convenzione urbanistica (il contratto vero e proprio fra la Roma e gli Enti pubblici, l’atto più importante di tutti) è praticamente pronto per il voto come quello della variante dal Piano regolatore. Il secondo è che la Roma ha ancora tanta pazienza solo se il Campidoglio virerà verso la volontà vera di concludere l’accordo. In caso contrario, al persistere della tattica dilatoria, l’attesa della Roma si esaurirà presto e verrà chiesto formalmente al Comune di portare in votazione i testi che ci sono come sono per poi vedersi in tribunale per le interpretazioni. Manca, come detto, il nodo della contestualità fra l’apertura dello Stadio e le opere di mobilità pubblica, con il Campidoglio che vorrebbe i cancelli di Tor di Valle aperti solo al raggiungimento di quella previsione del 50% dei tifosi allo stadio con il trasporto su ferro che, però, è soggetta a un appalto non gestito dalla Roma (come invece era nella versione Marino del progetto). E, ovviamente, la Roma che non intende sottostare a questa pretesa avanzata dalla Raggi e dai suoi che, per tagliare le tre torri di Libeskind, prima hanno preteso la cancellazione della parte del progetto Marino che prevedeva le opere pubbliche di mobilità pagate e costruite dalla Roma e vincolanti all’apertura dell’impianto, ma che, poi, vorrebbero far permanere il vincolo fra completamento delle opere e apertura dello Stadio. In mezzo, a dirimere la querelle la Regione che a luglio, rispondendo a una richiesta della Roma su suggerimento del sindaco Raggi, ha chiarito come tutte le opere di mobilità pubblica previste nel progetto o ad esso aggiunte dalle prescrizioni degli Enti pubblici vanno completate e collaudate prima dell’apertura dei cancelli di Tor di Valle ai tifosi ma non altre. Ribadendo, in sintesi, che lo Stadio non può aprire se manca la nuova stazione della Roma-Lido di Ostia “Tor di Valle” ma che non si può vincolare l’apertura dello stesso se manca quella di Acilia Sud.  

mercoledì 29 maggio 2019

STADIO A FIUMICINO? FACCIAMO CHIAREZZA



Molti chiedono lumi e notizie circa le voci su un possibile spostamento del futuro Stadio da Tor di Valle a Fiumicino.

Anticipo la risposta: no, non è possibile.

E ora spiego.

CAMBIARE = AZZERARE
Non è per Fiumicino. È un discorso globale. Qualunque spostamento, dentro Roma, a Fiumicino, Ciampino o in qualunque altro posto scegliate implica il totale, assoluto e irreversibile azzeramento di quanto fatto fino a ora.
Vale per quanti cianciano di Tor Vergata, di Pietralata, di aree a nord, sud, est o ovest di Roma. Vale per Fiumicino. Per Tivoli, Guidonia, Caltanissetta, Parigi e Marte.

Tempo buttato: ripartiamo da maggio 2014, quando venne presentato il progetto e, subito dopo, depositato in Comune.
Soldi buttati: a oggi la Roma ha sostenuto spese per circa 80 milioni di euro che verrebbero presi e semplicemente ridotti a coriandoli.

Fosse solo questo, uno potrebbe anche pensarci. Ma:

usciamo dalla logica SimCity: un edificio non si sposta con un clic su una mappa. E un progetto non è dato solo dalla parte estetico-architettonica ma, soprattutto, da quella ingegneristico-strutturale. Ovvero, per progettare il disegnino di cui si continua a vedere il rendering, occorre fare dei calcoli che riguardano nell’ordine: il terreno, la sua capacità di assorbimento idraulico, la sua geologia, la sua archeologia. Quindi, calcoli di statica, di bradisismo, di idraulica. E solo dopo questi - che si ottengono, lo ricordiamo, con consistenti sondaggi geologici - si progettano fondamenta. Il disegnino è la parte estetica. Dietro l’estetica c’è la statica.
quindi, significa ricominciare a capire se un terreno è giusto, regge tecnicamente da un punto di vista di statica. Significa rifare i sondaggi geologici.

Poi, significa rifare l’iter amministrativo che consiste in:

  • Redazione progetto preliminare (secondo le nuove disposizioni, per altro, quindi non più uno studio di fattibilità di una sessantina di pagine con quattro allegati ma un vero e proprio progetto preliminare)
  • Conferenza di servizi preliminare
  • Delibera di Giunta comunale di Fiumicino sul pubblico interesse
  • Delibera di Consiglio comunale di Fiumicino Fiumicino sul pubblico interesse
  • Redazione progetto definitivo
  • Conferenza di Servizi decisoria che, se l’area scelta necessita di variante urbanistica, è di competenza regionale, altrimenti gestita dal Comune
  • Variante e Convenzione urbanistica approvate dal Consiglio Comunale - IL PUNTO CUI SIAMO ORA PER TOR DI VALLE
  • Adeguamento delle carte progettuali a eventuali prescrizioni della Conferenza di Servizi decisoria, eventuali osservazioni alla variante urbanistica approvate dal Consiglio comunale, elementi inseriti nella Convenzione urbanistica
  • Check e successiva determina della presidenza della Conferenza di Servizi decisoria sul recepimento delle prescrizioni (in Regione se la CdS era regionale e in quel caso occorre successiva delibera di Giunta Regionale)
  • Firma degli atti d’obbligo

CAMBIARE = NUOVO PARTNER
A parte le questioni procedurali, cambiare la localizzazione significa anche cambiare il partner: niente più Eurnova con la quale intercorrono rapporto piuttosto consolidati, per ricominciare da capo con un altro soggetto.

CAMBIARE = ROTTURA COL COMUNE
Solo qualora si giungesse a una rottura definitiva e insanabile - i cui effetti si vedrebbero a quel punto in Tribunale - fra il privato e il Comune di Roma si potrebbe pensare di accantonare l’attuale area e l’attuale progetto in favore di uno nuovo, con un nuovo partner e un nuovo iter. Ipotesi che, al momento, non è nel mondo del reale possibile ma solo in quello delle infinite possibilità degli universi paralleli.

CONCLUSIONE = MA CHE CAMBIARE…

Tutti questi elementi dovrebbero da soli basta a qualificare gli eventuali e non confermati incontri fra la Roma e soggetti dell’Amministrazione comunale di Fiumicino per ciò che sono: se veri, sono al massimo una forma di cortesia nell’ascoltare chi ha una proposta da fare. Non possono essere neanche considerati una forma di pressione indiretta sul Comune di Roma perché tutti gli attori di questa tragicommedia sanno bene quali sono i problemi dietro un’ipotesi di delocalizzazione del progetto in altra area.