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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta reperti archeologici. Mostra tutti i post
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mercoledì 6 maggio 2020

DA UNA BUCA AFFIORA IL PAVIMENTO IMPERIALE DI PIAZZA DEL PANTHEON

Per una volta, le buche di Roma regalano una gioia (non solo ai gommisti): a causa dell’apertura di una delle classiche voragini capitoline, emerge una parte della pavimentazione di epoca imperiale del Pantheon. 


L’annuncio arriva dalla Soprintendenza Speciale di Roma: sette lastre di travertino, ritrovate a “circa 2,30 / 2,70 metri sotto il piano stradale con dimensioni di circa 80 per 90 centimetri per uno spessore di 30 centimetri, sono state ritrovate una prima volta negli anni ‘90 del secolo scorso in occasione della costruzione di una galleria di sottoservizi (polifera), e lo scavo venne rilevato e documentato”. 


«Dopo oltre vent’anni dal loro primo rinvenimento –spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma– riemergono intatte le lastre della pavimentazione antica della piazza antistante al Pantheon, protette da uno strato di pozzolana fine. Una dimostrazione inequivocabile di quanto sia importante la tutela archeologica, non solo una occasione di conoscenza, ma fondamentale per la conservazione delle testimonianze della nostra storia, un patrimonio inestimabile in particolare in una città come Roma».


In epoca imperiale la piazza era molto più grande della attuale e si apriva di fronte al Pantheon, il tempio dedicato a tutti gli dei fatto costruire da Agrippa tra il 27 e il 25 avanti Cristo. L’area è stata interamente ristrutturata nel II secolo dopo Cristo dall'imperatore Adriano, e anche la piazza venne rialzata e nuovamente pavimentata. Le quote cui si trovano le lastre, oggi rimesse in luce, appaiono pertinenti alla fase adrianea del complesso. 


Il cantiere in un primo momento in capo al I Municipio, consegnato poi ad Acea continuerà nei prossimi giorni per il ripristino idrico e con ulteriori indagini archeologiche della Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. 


martedì 24 marzo 2020

CORONAVIRUS; ARCHEOLOGI SUL PIEDE DI GUERRA: "ANCHE NOI A RISCHIO"


Archeologi sul piede di guerra: con una città chiusa i custodi del sottosuolo finirebbero travolti da una marea di problemi organizzativi e pratici se il Campidoglio proseguisse nell’idea di aprire i cantieri stradali ora.
Il problema è serio e sta tutto spiegato in una lettera rivolta al sindaco di Roma, Virginia Raggi, e all’assessore ai Lavori Pubblici, Linda Meleo, che, in questi ultimi giorni, hanno annunciato la volontà di sfruttare al massimo questa quarantena e la conseguente assenza di traffico per effettuare tutti i lavori stradali.
Idea non priva di fascino e logica ma che, per gli archeologi, presenta enormi problemi. 
La legge - direttive del Ministero dei Beni Culturali e lo stesso Piano regolatore di Roma - prevede che su qualunque scavo che si apra sia obbligatoria la presenza di un archeologo cui spetta il compito di verificare la presenza di preesistenze archeologiche nel sottosuolo. Un lavoro che in questi anni ha portato spesso rallentamenti nell’esecuzione dei cantieri ma anche eccezionali scoperte come la tomba del Gladiatore sulla Flaminia o la Casa del Comandante a Amba Aradam. Lo studio e la conservazione dei reperti sono garantiti dagli archeologi nei cantieri grandi e piccoli.
Scrivono gli archeologi aderenti alla Confederazione Italiana Archeologi alla Raggi: “Se la salute dei concittadini che Lei amministra deve venire prima di tutto, questo vale anche per noi”. 

E spiegano: le donne archeologhe non saprebbero neanche dove andare in bagno. Dovrebbero dividere i bagni chimici con gli operai, tutti uomini. Di solito infatti le donne usano i bar, ma questi sono chiusi. Analogo problema anche per i pasti: le mense sono chiuse come qualunque altro posto dove ristorarsi. Quindi l’appello alla Raggi e alla Meleo: “Apprezziamo molto quando, dopo un ritrovamento archeologico venite a presentarlo al mondo. Venite, però, anche a vedere quanta fatica, quanto amore e quanti sacrifici ci sono già quotidianamente in quel che facciamo. diteci se evitare i disagi causati da eventuali lavori stradali può venire prima della nostra salute o di quella di coloro che lavorano con noi”. 

martedì 1 ottobre 2019

ARCHEOLOGIA: ALTRI DUE SCHELETRI SOTTO PIRAMIDE


Il sottosuolo di Roma continua a riservare nuove scoperte: dopo lo scheletro rinvenuto lo scorso 20 settembre, ieri altre due tombe emergono da sotto l’asfalto davanti all’uscita della metro B Piramide. Lo scavo archeologico fa parte di un cantiere di Acea per il rinnovamento dell’illuminazione della piazza e ha una lunghezza di 6 per una profondità di 1,70 metri, e sarà ultimato nei prossimi giorni. 
Le prime analisi sullo scheletro del 20 settembre, sembrano attestare che si trattasse di un maschio adulto di età compresa fra i 30 e i 40 anni. Ieri, invece, le ossa rinvenute sono della sepoltura di una donna e di un bambino, non lontani dalla prima tomba. L’intera area è nota da molto tempo agli studiosi come la necropoli Ostiense, sorta nel I secolo a.C. ai lati della via consolare e sopravvissuta per molti secoli: già lo scorso anno, in occasione di lavori per il rinnovo dei binari del tram 3 su via Marmorata erano emersi reperti archeologici comprese alcune tombe, tessere di mosaico di un pavimento, parti di intonaco ad affresco, un pezzo di muraglione di età imperiale, magazzini di granaglie del porto, depositi di anfore, pezzi di opus reticulatum il tutto pochissimi centimetri sotto l’asfalto.
Per i ritrovamenti di ieri, le prime analisi indicano che la donna fosse di giovane età, fra i 20 e i 30 anni, e da alcune calcificazioni del bacino gli archeologi sono convinti che avesse partorito poco prima del decesso e forse anche a causa di esso. La presenza di numerosi chiodi rinvenuti nella sepoltura porta a ipotizzare che la inumazione sia avvenuta in una cassa, il cui legno è deperito nel corso dei secoli: il fanciullo era deposto all’altezza dell’anca della donna. 
Tutte e tre le sepolture - quella del 20 settembre e quelle di ieri - sono prive di corredo e sono tombe molto povere senza neanche traccia di quelle tegole di copertura proprie delle sepolture di persone di bassa condizione sociale. Secondo gli archeologi queste tombe sono di età tardo antica, probabilmente fra il IV e il V secolo dopo Cristo e lo stato di conservazione è molto compromesso da precedenti lavori per i sotto servizi (acqua, elettricità). Stando alla nota diffusa dalla Soprintendenza statale, nei prossimi mesi verranno effettuate indagini scientifiche e antropologiche sugli scheletri per ottenere ulteriori informazioni sui defunti sepolti: ad esempio, se le tre tombe possono appartenere a membri di una stessa famiglia.





giovedì 18 aprile 2019

TRASTEVERE, SPUNTA LA FORNACE DI ROMA ANTICA


Questa volta non sono mosaici o pareti affrescate ma è una semplice fornace, una fabbrica di oggetti di ceramica, vetrificati o di terracotta. Eppure, questo ennesimo ritrovamento archeologico riscrive un pezzetto della storia di Roma. Della Roma imperiale, dal I secolo dopo Cristo, fino al III. 
E, pur se meno artisticamente spettacolare, anche questa nuova scoperta archeologica disegna un quadro della Città nel momento del suo massimo splendore.
Siamo sotto l’Accademia dei Lincei, quel Palazzo Corsini alla Lungara costruito come villa suburbana della potentissima famiglia dei Riario, uno dei grandi nomi del Rinascimento italiano, poi passato alla famiglia Corsini e che ospita una splendida galleria di quadri nei saloni e l’orto botanico nei giardini. 

E proprio nel giardino, durante i lavori per posizionare degli impianti, sono affiorati i primi pezzi: un muro, poi un orcio, poi un secondo, poi decine di anfore da olio. E, ancora, canali di raccolta delle acque discendenti dal sovrastante colle del Gianicolo, poi, locali di lavorazione della ceramica, della terracotta e per la vetrificazione. 
Tutti reperti che, come frequentemente accade, dopo gli studi, saranno nuovamente interrati per preservarne la conservazione dato che si tratta di rinvenimenti la cui importanza è scientifica più che artistica e che è necessario ripristinare il giardino nella sua condizione originaria visto che è della seconda metà del ‘700.
Importanza scientifica perché la fornace scoperta dagli archeologi testimonia come un’area limitrofa al centro di Roma antica e dove, fino a ora, gli studiosi ritenevano fossero edificate solo ville patrizie, era invece anche luogo di produzione. Anche perché una vulgata forse fin troppo superficiale, indicava i romani come dediti ai piaceri della vita, alla filosofia, alla politica e all’intrigo all’ombra della porpora imperiale ma sulle spalle del resto dell’Impero che produceva per tutti. 
Prima di essere ricoperti per essere preservati, gli scavi continueranno: troppo ingolositi gli studiosi da questo ambiente: una porzione di piano “in concotto” (una sorta di pasta di argilla refrattaria, ndr), un grande numero di materiali di scarto e di scorie di lavorazione di ceramica e di blocchi di concotto con rivestimento vetroso hanno consentito agli archeologi - il team è guidato da Renato Sebastiani e Paola Fraiegari come responsabili scientifici e da Lisa Lambusier come direttore dei lavori - di desumere che si fosse in presenza di una fornace che realizzava oggetti in ceramica e forse anche in vetro, di pregevole fattura a giudicare da alcuni scarti di lavorazione pur se non di alta classe. Insomma, oggetti per un pubblico non esattamente di estrazione plebea. 
L’obiettivo degli archeologi è quello di preparare una mostra con i migliori pezzi trovati da presentare, il prossimo 20 giugno, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, in quel giorno, presenzierà alla cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico dell’Accademia dei Lincei.
Insieme alla fornace e ai suoi reperti, gli archeologi hanno trovato anche un probabile sistema di canalizzazione delle acque discendenti dal Gianicolo: due muri paralleli e una pavimentazione realizzata con mattoni.

GALLERIA FOTOGRAFICA




 
Il presunto sistema di raccolta delle acque discendenti dal Colle del Gianicolo























sabato 14 luglio 2018

PONTE MILVIO, L'ENIGMA DEI REPERTI ARCHEOLOGICI SUL TEVERE


Forse più che una antica villa romana, quella rinvenuta a Ponte Milvio potrebbe essere un luogo di culto, forse cristiano. 
È l’ennesimo rinvenimento spettacolare che il sottosuolo romano restituisce alla città anche se, almeno in questo caso, sarà uno squarcio veloce: a breve, dopo gli opportuni studi, il cantiere archeologico verrà richiuso e coperto e, dopo la posa dei cavi di Acea e Areti, si tornerà a sgambare in bici sulla ciclabile.


L’ENIGMA DELLA CASA SUL TEVERE
Un enigma, la struttura rinvenuta a pochi metri dall’acqua del Tevere: Ponte Milvio dista poche centinaia di metri e, probabilmente, il corso del Grande Fiume, che oggi registra una morbida ansa, all’epoca era probabilmente più dritto e, quindi, un po’ più distante dagli splendidi marmi policromi che coprono alcuni ambienti e non sembrano esserci “tracce di allagamenti o inondazioni”. 


L’epoca è quasi certamente quella della prima metà del Quattrocento dopo Cristo, elemento determinato dal rinvenimento di alcune monete recanti l’effige dell’imperatore Valentiniano III che regnò sull’Impero d’Occidente per 30 anni, fra il 425 e il 455 anche se il potere effettivo fu di fatto nelle mani del generale Flavio Ezio.
Panoramica dell'area degli scavi archeologici: a sinistra il Tevere, a destra il muro di sostegno di Lungotevere Maresciallo Diaz






I LAVORI ACEA
Nell’autunno scorso, durante alcuni scavi di archeologia preventiva per lavori di Areti sui sottoservizi della rete elettrica di Acea, sono iniziati ad affiorare i primi reperti, un paio di metri al di sotto del livello della pista ciclabile e circa 4 metri sotto l’altezza di Lungotevere Maresciallo Diaz. Non appena rilevata la presenza dei reperti sul luogo dello scavo, la squadra di Acea ha immediatamente segnalato il ritrovamento alla Soprintendenza, sospendendo momentaneamente i lavori. 
Il primo ambiente con il pavimento decorato a marmi policromi con disegni geometrici di ispirazione floreale realizzati in opus sectile: forse il pavimento di un edificio di culto






I RITROVAMENTI
Giunto l’autunno e sospeso lo scavo archeologico - diretto da Marina Piranomonte e con il pool di archeologi coordinati sul campo da Giovanni Ricci - per ragioni climatiche, i lavori sono ripresi un mese fa e hanno rivelato prima l’esistenza di un complesso di costruzioni del I e II secolo di probabile destinazione commerciale su cui, poi, è stato edificato il vero “tesoro” di questo ritrovamento: un grande ambiente rettangolare con pavimenti in lussuosi marmi policromi con forme delicate di ispirazione floreale, un possibile abside anch’esso con marmi policromi ma a decorazioni geometriche, due ambienti di forma circolare e un’ultima area in cui sono state rinvenute alcune tombe. 
Il secondo ambiente, di forma semicircolare, forse un abside, con pavimenti policromi in opus sectile con disegni geometrici






Si tratta di in un’area di meno di circa 5 metri quadri in cui si contano tre o quattro tombe, caratterizzato da sepolture di differente tipologia architettonica: alla cappuccina, entro anfore africane tardo antiche e a cupa, creato all’esterno della struttura circolare più grande. 

I due ambienti circolari per i quali la destinazione ipotizzata è quella di mausoleo







 



LE IPOTESI DI LAVORO
La presenza di un’area di sepolcri affiancata a due ambienti circolari e ad altri due riccamente decorati ha suggerito che l’iniziale ipotesi di villa patrizia forse poteva non essere corretta. Quindi, al momento, gli studiosi stanno cercando conferme all’ipotesi che si tratti di una possibile chiesa o un luogo di culto e che i due ambienti circolari siano due mausolei simili a quelli che costeggiano, ad esempio, la via Appia Antica.

L'ultimo ambiente: l'area delle sepolture










Le sepolture e gli ambienti circostanti sono stimati tutti come dello stesso periodo.
Spiegano gli archeologi: “Inizialmente si era ipotizzato di essere di fronte a una ricca villa suburbana di epoca tardo antica. Solo grazie all’allargamento dello scavo si è cominciata a profilare la possibilità che il complesso potesse avere una diversa funzione. La presenza di sepolture, poco compatibile con una abitazione, rimanderebbe invece a un edificio di tipo cultuale, verosimilmente cristiano considerata anche l’epoca delle strutture e la cui esatta denominazione va ancora compiutamente definita. Suggestivo sarebbe comunque pensare, vista la planimetria, a una piccola basilica con annessi due mausolei e un cimitero subdiale; anche se per la costruzione circolare più piccola non si può escludere una differente destinazione d’uso, forse un piccolo battistero vista la presenza in fondazione di un sistema per lo smaltimento dell’acqua"