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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 9 maggio 2019

PALLOTTA: IN COMUNE PERDONO TEMPO. APPELLO AI TIFOSI



Lunedì era stata la battuta sul Colosseo (“Non so quanto ci hanno messo a costruire il Colosseo, ma siamo vicini a quella tempistica”), ieri, James Pallotta, presidente della Roma, è andato giù duro sul Comune. E non con una chiacchierata a una testata giornalistica ma tramite un tweet dall’account ufficiale della Roma: “Ho inviato da Boston importanti membri di Stadio della Roma (dello staff, ndr) sperando in un progresso, ma al Comune erano troppo occupati per incontrarli. Forse un grande investimento e tanti nuovi posti di lavoro non sono così importanti. Se i tifosi vogliono lo stadio, devono sollecitare un intervento”.
In prima lettura, queste affermazioni sembrano indicare un netto cambio di strategia comunicativa. Basta basso profilo, basta attese e rinvii, basta incontri infruttuosi in cui, ogni volta, sembra sempre che si ricominci da zero. Nell’ottica della comunicazione giallorossa queste frasi di Pallotta potrebbero segnare una nuova stagione: si vedrà a breve se è l’inizio di una campagna di pressione mediatica sul Campidoglio
A 17 giorni dalle elezioni europee, con la Raggi e la sua Amministrazione sotto botta per inchieste, le metro e Atac allo sfascio, i rifiuti e Ama allo sbando, le buche, il verde, e, da ultimo, per l’esplosione del problema dell’assegnazione delle case popolari ai Rom, queste parole di Pallotta devono comunque suonare come un campanello d’allarme per il Sindaco e i suoi. 
In tutto questo tempo - 2655 giorni dall’inizio dell’iter - la Roma ha sempre tenuto un atteggiamento fin troppo tranquillo: tre Sindaci (Alemanno, Marino, Raggi) e un Commissario straordinario (Tronca), 4 assessori all’Urbanistica, trattative infinite per due versioni diverse del progetto, tre Conferenze di Servizi, le fibrillazioni politiche sulla “pelle” dello Stadio fra grillini e Pd, fra Zingaretti e la Raggi, la Regione e il Comune

Solo una volta - a inizio 2017 - la Roma alzò la voce. Spalletti e Totti con il “famostostadio” dettero una sferzata fondamentale all’Amministrazione grillina che, di lì a poco, chiuse l’accordo per la versione del progetto senza Torri e senza opere pubbliche di mobilità. 

Dopo di che, nuovamente un quieto silenzio. Silenzio dopo l’arresto di Lanzalone, chiamato dai 5Stelle nazionali e romani a sciogliere tutti i nodi creatisi per l’incapacità grillina di trovare una strada unica e percorribile sul progetto. Silenzio dopo la comica della due diligence interna e, ancor di più, dopo la farsa del Politecnico di Torino, con le relazioni secretate (e violate). Silenzio di fronte alle nuove fibrillazioni della maggioranza penstastellata che sembra ancora incapace di assumere una posizione unitaria e univoca e portarla fino in fondo. 
Ora, si avvicina il momento della verità. Lunedì prossimo ripartono i colloqui diretti fra la Roma e il Campidoglio. Praticamente tutti i documenti sono pronti: tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni sulla variante. Ma sul tavolo ci sono ancora da sciogliere i 4 nodi fondamentali della Convenzione urbanistica: modalità di versamento dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, le modifiche chieste dal Campidoglio al progetto per unificare la via del Mare/Ostiense, il rifacimento della Roma-Lido e, da ultimo, le tribune posticce dell’ippodromo da ricostruire nel parco. Il confronto Roma/Campidoglio va avanti da un anno, con oltre 100 incontri senza che si intraveda una soluzione. Qui c’è la “ciccia” vera dell’accordo: per la Roma la volontà di non ritrovarsi con l’apertura dello Stadio legata ad appalti gestiti da Regione e Comune.



venerdì 10 novembre 2017

PRESSING DI TOTTI SUI POLITICI: "STADIO, NIENTE SCHERZI"



Due giorni fa era stato il mister, Eusebio Di Francesco, a rilanciare il tema Stadio della Roma di Tor di Valle: “La differenza con la Juve è lo stadio di proprietà. Voglio essere su questa panchina quando inaugureremo il nostro”. Ieri è stato il turno di Francesco Totti che ha pubblicato un tweet molto chiaro: “D'accordo con il mister. Il nuovo stadio ci darà una grande spinta anche sul campo. Come tutti i tifosi attendo impaziente e fiducioso il via libera”. 
In meno di 24 ore la Roma schiera due pesi massimi. Nel momento in cui il progetto sembra arenato in Conferenza dei Servizi fra la “visione” del Campidoglio - tutto bene così, anche senza ponte di Traiano - e quella della Regione e dello Stato - senza ponte di Traiano non c’è accessibilità e sicurezza - la Roma torna a far sentire la sua voce. 
Il momento è delicatissimo: ufficialmente tutti sono in attesa che gli uffici tecnici del Comune, della Città Metropolitana, della Regione e dello Stato terminino l’esame delle carte presentate.
In realtà lo scontro è tecnico da un lato ma soprattutto politico dall’altro. 
Un momento simile a quello vissuto a cavallo fra la metà di gennaio e febbraio scorsi: in quelle settimane concitate il sindaco, Virginia Raggi, stava vivendo l’ora più buia dalla sua elezione con le indagini su Marra e sulle polizze di Romeo. E il suo assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, aveva chiuso con la guerra fredda al progetto, aprendo ufficialmente le ostilità con la famosa frase “l’hanno preso sui denti”, riferita allo stop al progetto.
In quell’occasione, il 5 febbraio, il via fu dato anche allora dall’allenatore giallorosso: Luciano Spalletti irruppe letteralmente durante un diretta Sky e lanciò l’appello in romanesco “famo ‘sto stadio” che, il giorno dopo, venne trasformato dalla società in un hastag su twitter “#famostostadio” con tweet e rilanci di Totti e di tutti gli altri giocatori. 



La rete divenne una specie di inferno di tifosi scatenati, con ministri, tipo quello allo Sport, Luca Lotti, che rilanciarono il tema. 
E la Raggi, alla fine, capitolò. Complice l’intervista di Berdini a La Stampa che segnò definitivamente la rottura con il Sindaco e la fine dell’esperienza di governo capitolino dell’urbanista, la Raggi si piegò alla potenza della rete, finendo per sottoscrivere un accordo, quello del 24 febbraio, con il DG giallorosso, Mauro Baldissoni. Accordo da cui discende la nuova delibera di pubblico interesse e il conseguente nuovo progetto oggi in discussione in Conferenza dei Servizi.