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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Amministrazione Raggi. Mostra tutti i post
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mercoledì 29 luglio 2020

IL DISASTRO RAGGI SU ALBERI E VERDE



Dopo il crollo del pino, lunedì scorso, a piazza Venezia con il ferimento di una donna e il silenzio imbarazzato del sindaco, Virginia Raggi, non accennano a placarsi le polemiche.
I numeri del quadriennio grillino in Campidoglio sono impietosi: anno 2014, crollano 12 alberi. Nel 2015 sono 32. Nel 2016 arriviamo a 48. Nel 2017 leggera diminuzione a 41. Poi l’apocalisse: nel 2018 ne cadono 400 e l’anno scorso si arriva a 460. In pratica, arrivano al pettine i risultati della mancata attività sia della Giunta Marino che di quella Raggi. La certificazione finale arriva dall’Autorità per il Controllo della qualità dei servizi del Comune (ente terzo ma con nomina politica della maggioranza, ndr). Nell’ultima relazione, l’Autorità riporta come nel 2012 fossero stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, mentre nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 nuove piantumazioni a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più. 
Sul fronte politico, attacca Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia: “Il crollo di un grosso pino secolare a Piazza Venezia, conferma l'inadeguatezza della Raggi a prendersi cura della città. La Raggi aveva giurato di effettuare i lavori di manutenzione proprio durante il lockdown. Dopo il lockdown i cittadini si sono accorti che di straordinario c'era solo l'assoluta inadeguatezza dell'Amministrazione comunale. Sono partiti solo i monopattini”.
Rincara la dose Piergiorgio Benvenuti, neo responsabile delle Politiche ambientali di Forza Italia a Roma e Presidente del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, che, dopo aver ricordato come il pino di piazza Venezia sia caduto in assenza tanto di vento quanto di pioggia, spiega: “i circa 330.000 alberi presenti nella Capitale sono stati abbandonati. Di questi, circa due terzi sono da considerare a rischio. In particolare, a quanto risulta, sarebbe malato il 10 per cento dei pini, mentre un platano su cinque a Roma sarebbe affetto dal cancro colorato, dovuto all'azione di un fungo parassita che attacca esclusivamente questo tipo di pianta. Nel I Municipio, degli ottomila alberi monitorati, il 2 per cento è stato dichiarato “da abbattere con emergenza”. Ma non tutti gli interventi sono stati eseguiti, come dimostra il pino crollato ieri. Roma è la città con più ettari di verde d’Europa che con l’amministrazione Raggi da risorsa si è trasformata in un pericolo”, chiosa Benvenuti.

martedì 28 luglio 2020

CAOS MULTISERVIZI. SCIOPERO IN VISTA


Si riaccende lo scontro fra il Campidoglio e le organizzazioni sindacali sul futuro della Roma Multiservizi. Cgil, Cisl e Uil attaccano frontalmente: “abbiamo appreso dal sito istituzionale che l’Amministrazione ha deciso di proseguire l’iter della gara a doppio oggetto” stigmatizzando come “a poco più di un mese dalla riapertura delle scuole” non sia stata data “comunicazione ufficiale sul servizio”. 
Parliamo di quella società, la Roma Multiservizi, circa 2.400 dipendenti, che si occupa, fra le altre cose, della pulizia delle scuole, della cura del verde e dell’assistenza alle persone. Proprietà mista pubblico (Ama, 51%) e privato (due soci, 49%), all’epoca di Ignazio Marino sindaco i 5Stelle si batterono per chiudere con il privato e riportare tutto dentro ad Ama. E anche all’inizio, quando assessore all’Ambiente era Paola Muraro, venne tentata la strada della internalizzazione subito abbandonata in favore della gara a doppio oggetto (una gara fatta sia per scegliere il socio privato che per appaltare un servizio, ndr) duramente contestata dai dipendenti, dai sindacati e dalle opposizioni in Consiglio comunale. Quando ad agosto 2018 venne approvata la delibera di indirizzo da cui discendono i bandi, in Consiglio comunale le urla e la bagarre furono udite ben al di fuori dell’Aula Giulio Cesare. 
Dopo un tira e molla durato anni - la prima delibera,  luglio 2017 venne bocciata dall’antitrust e ritirata poi i successivi atti sono stati impugnati al  Tar (vittoria del Comune nel 2019) e al Consiglio di Stato (doppia vittoria dei ricorrenti a luglio e ottobre 2019) - la gara è stata sospesa dal Consiglio di Stato in attesa che si pronunci la Corte di Giustizia dell’Unione europea sui ricorsi presentati. Per cui, il Comune intanto vira di bordo e, pur proseguendo, secondo la denuncia dei sindacati, l’iter per la gara a doppio oggetto intanto fa una procedura negoziata e affida il servizio scolastico integrato al  Consorzio Nazionale servizi (CNS).
La situazione quindi si complica per la solita lentezza del Campidoglio grillino. Spiega Alessandro Bonfigli, della Uil: “Visti i tempi stretti, in attesa della costituzione ufficiale della newco, il Campidoglio sembra a voler affidare il servizio a Cns che a sua volta, nonostante il blocco sulla procedura negoziata, spezzetterebbe l'appalto alle due cooperative consorziate, Co laser e Formula servizi”. Insomma, il caos amministrativo aggravato dalla pervicacia del Campidoglio: “Se così fosse saremmo davanti al più grande gioco al massacro dei lavoratori di questa amministrazione, ancor peggio dell'ultimo cambio appalto sulla refezione scolastica spezzettata in 15 società nei 15 municipi di Roma. L’unica soluzione resta l'internalizzazione del servizio o la cessione di ramo d’azienda”, aggiunge Bonfigli che poi lancia l’altolà all’Amministrazione Raggi; “La piazza è pronta”. 

giovedì 2 luglio 2020

NIENTE PIÙ CDA A 3 POSTI, ATAC AVRÀ UN SOLO CAPO


La nomina di Giovanni Mottura alla guida di Atac segna un’inversione di rotta nella governance delle partecipate, confermando, dopo quella di Stefano Zaghis in Ama, il ritorno all’Amministratore Unico in luogo dei Consigli di Amministrazione a 3 posti.
Nel 2017 la Giunta Raggi, sfruttando la possibilità offerta dalle norme nazionali sulle società partecipate, decise di utilizzare il Consiglio di Amministrazione a 3 membri per le principali controllate capitoline: Atac, Ama, Risorse per Roma, Æqua Roma, Roma Metropolitane, Roma Servizi per la Mobilità e Zétema.
Leggendo le carte dell’epoca, la decisione era dovuta alla “sussistenza delle ragioni di complessità organizzativa e gestionale” ed era stata presa "sulla base di indicatori qualitativi e dimensionali”.
Tant’è che per Atac, la Raggi ritenne che “la molteplicità, l’articolazione e la complessità dei servizi erogati da Atac” fosse necessario un “organo amministrativo della società” in grado di gestire “ambiti di competenza non assumibili dalla figura dell’Amministratore Unico. Infine un organo amministrativo composto da tre membri offre garanzie di una efficace governance, in relazione alla modalità di assunzione delle deliberazioni, nonché in ordine all’effettività degli strumenti di controllo, nel necessario coinvolgimento del Collegio Sindacale chiamato a partecipare alle sedute del Consiglio di Amministrazione”. Insomma, sfrondando dal burocratese, uno da solo non poteva farcela.
Appena tre anni dopo - la delibera Raggi che sceglieva i CdA è proprio di fine giugno 2017 - dietrofront e passo di corsa: “Si ritiene che nell’attuale fase di vita della società l’organo amministrativo debba essere costituito in forma monocratica” secondo la parte generale delle norme nazionali sulle partecipate e “in deroga alla delibera 137/2017”. Il perché viene evidenziato poco dopo: “ciò in quanto si favorisce il diretto ed immediato ricordo dell’organo amministrativo della società con l’Amministrazione capitolina”. 
Insomma, secondo qualche maligno si avvicinano le elezioni e un fronte importante come Atac va tenuto sotto strettissima sorveglianza.


sabato 23 maggio 2020

CENTRO CARNI SUL PIEDE DI GUERRA


Maestranze e operai del Centro Carni sul piede di guerra: da martedì inizierà un presidio quotidiano per protestare contro quella che definiscono l’inerzia e l’insensibilità del Campidoglio.
Possibili ripercussioni potrebbero verificarsi anche sull’approvvigionamento di carni per i piccoli negozi. 
Le nostre aziende - spiega Fabrizio Forti, presidente dell’Associazione Centro Carni di Roma - stanno avendo una diminuzione anche del 95% del fatturato: la chiusura della filiera dei ristoranti e degli alberghi che si riforniscono da noi ci sta mettendo in ginocchio. Eppure abbiamo garantito anche in queste settimane terribili il regolare approvvigionamento di carne per Roma. In altri Paesi molti mattatoi sono stati chiusi perché focolai del virus. Il nostro, no”.
Solo che, secondo gli operatori, dal Campidoglio continua una sorta di silenziosa guerra al Centro Carni, finito anche dentro il calderone dell’inchiesta su Ama.
Il Comune aveva convocato una cabina di regia sulla sorte del Centro. Da cui però non sono giunte risposte. Inutile girarci intorno: l’attuale Amministrazione - sostiene ancora Forti - vuole distruggere un’eccellenza come la nostra e far diventare il Centro una specie di immondezzaio. Non abbiamo chiesto soldi, sia chiaro. Abbiamo chiesto che il Comune comprendesse anche noi fra le aziende in difficoltà. Come per bar e ristoranti sono stati ampliate le superfici all’aperto e sospesa la tassa di occupazione di suolo pubblico, anche noi abbiamo problemi analoghi. Chiediamo di ridiscutere i nostri affitti che oggi sono diventati insostenibili”.
E visto il silenzio dell’Amministrazione Raggi da martedì si parte con un presidio fisso davanti il Centro Carni e a seguire con manifestazioni sotto Palazzo Senatorio. 

sabato 4 aprile 2020

METRO C, NUOVA GUERRA FRA CONSORZIO E COMUNE




Due email di Posta certificata e un comunicato piccato del Campidoglio: non c’è pace per la metro C. Dopo il salvataggio in extremis delle talpe che stanno scavando le gallerie dal tombamento causato dall’inerzia del Campidoglio grillino che, in tre anni, non è mai riuscito a decidere cosa fare della terza linea delle metro romana, ora la partita si sposta sulla ripresa degli scavi. 
Il Consorzio Metro C - quello che sta scavando i tunnel - spedisce due PEC a Comune, Regione, Governo più o meno con lo stesso messaggio: fateci ripartire, il Comune sta perdendo nuovamente tanto tempo. La prima è del 19 marzo e parla di “ingiustificata inerzia dell’Amministrazione” nell’approvare gli atti necessari a riprendere gli scavi. Una settimana dopo, seconda PEC, ancora più dura: il Consorzio aggiunge all’inerzia anche il fatto che rimanendo fermo lo scavo, rimangono fermi anche “molteplici lavorazioni” come la stazione Amba Aradam “il cui progetto architettonico risulta non approvato”. 
La replica piccata del Campidoglio è affidata alla penna dell’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “si vogliono gettare ombre sul nostro operato. La prosecuzione della metro C non è a rischio, le 'talpe' che scaveranno fino a piazza Venezia non rimarranno ferme, Gli atti propedeutici alla ripartenza delle talpe, e la costruzione delle gallerie approderanno presto in Assemblea Capitolina. È partito il lavoro di verifica da parte degli Uffici di competenza, a cui seguirà il passaggio in Giunta Capitolina e infine l’ok dell’Aula”. Quando, però, l’Assessore non lo dice. 

La PEC del 19 marzo

E quella del 25


sabato 14 marzo 2020

CORONAVIRUS; RINVIO DI TARI E COSAP, CANCELLATE RETTE PER NIDI E MENSE




Asili nido e mense scolastiche; aiuti agli anziani e disabili soli; TARI e Occupazione di suolo pubblico (Cosap); canoni per i mercati e per gli impianti sportivi; “lavoro agile”, turismo e mercati: il Campidoglio si muove e cerca di andare incontro alle esigenze di famiglie e imprese rimodulando tempi e modi dei versamenti delle varie tasse e imposte.
Partiamo dagli asili e le mense: la Giunta “ha disposto l’annullamento del versamento delle quote contributive per gli asili nido e per le mense scolastiche nelle scuole d’infanzia, per il periodo di chiusura dovuto all’emergenza” Coronavirus. Le quote dovute non saranno addebitate e, per chi ha pagato, in anticipo saranno rimborsate. “Inoltre, in attesa di eventuali provvedimenti del Governo che sospendano il pagamento delle tasse locali, la Giunta ha disposto anche il differimento della scadenza della prima bolletta Tari al 30 settembre 2020 e il rinvio alla stessa data del pagamento della Cosap e dei canoni dei mercati in scadenza al 30 giugno”. Mercati che, se rispetteranno gli standard di sicurezza, potranno tornare ad aprire per i soli generi alimentari.
L’Assemblea capitolina, poi, ha approvato un Ordine del Giorno di Fratelli d’Italia che impegna la Giunta “a promuovere, per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria, un servizio di consegna a domicilio di generi di prima necessità (generi alimentari, medicinali), a favore degli anziani, delle persone con problemi di disabilità o con patologie gravi, privi di una rete familiare in grado di assisterli, prevedendo a tale scopo l’attivazione di un numero verde dedicato attraverso il quale si potrà chiedere e prenotare il servizio, che dovrà essere ampiamente pubblicizzato”.
Intanto sono stati disposti meccanismi interni agli uffici comunali per rendere ordinario il “lavoro agile” con l’obiettivo primario di evitare gli spostamenti sul territorio senza pregiudicare lo svolgimento dell’attività amministrativa. 
Anche per il mondo dello sport e del turismo in arrivo alleggerimenti: l’Assemblea Capitolina ha approvato un ordine del giorno per rinviare i pagamenti dei canoni ai concessionari di impianti sportivi di Roma Capitale. La Giunta ora dovrà rendere esecutiva questa disposizione dovuta alla sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine. L’ordine del giorno prevede, fra le varie azioni, la sospensione del pagamento del canone per il periodo di emergenza e la richiesta al Credito Sportivo di sospendere le rate di mutui. Per il turismo, la Giunta ha approvato una memoria che dispone la valutazione di misure urgenti a sostegno del territorio e del comparto turistico a seguito dei danni economici causati dall’emergenza Coronavirus.

sabato 29 febbraio 2020

MULTE AD ÆQUA ROMA. RISCHIO CAOS PER I RICORSI


Si parte da lunedì: a gestire gli sportelli famigerati di via Ostiense 131/T sarà Æqua Roma. Escludendo questo fine settimana, gli sportelli multe li gestiva direttamente il Campidoglio che ora li affida a Æqua Roma, società nata in piena era Veltroni (anno 2005) rilanciata da Alemanno che la scelse come agenzia capitolina per rimpiazzare Equitalia nel 2012 e cui la Raggi ora affida la gestione degli sportelli multe. Parliamo di quel posto - via Ostiense 131 - che potrebbe essere il perfetto erede dei “3 scalini” di Regina Cœli dell’epoca papalina: oggi nessuno può dirsi davvero romano se non ha varcato quella soglia.
Nel mese di febbraio personale di Æqua Roma ha affiancato i dipendenti comunali che, fino a ieri, gestivano gli sportelli e, per tutto il mese di marzo proseguirà l’affiancamento ma, all’inverso: al ricevimento del pubblico ci saranno i funzionari di Æqua Roma e quelli del Campidoglio saranno nelle retrovie. Poi, da aprile, Æqua Roma farà da sola. 
Il Campidoglio, sul sito istituzionale, specifica che “il pubblico sarà ricevuto, previa prenotazione” e che agli sportelli di via Ostiense “si potranno effettuare tutte le operazioni e tutte le procedure: informazioni su verbali di accertamento di sanzioni amministrative e cartelle di pagamento, presentazione ricorsi contro verbali degli ausiliari del traffico, modelli per la decurtazione dei punti patente, richieste di discarico di cartelle di pagamento, richiesta notizie su procedimenti sanzionatori; e le richieste di copia di verbali, notifiche, rilievi fotografici”.
Il Comune, poi, aggiunge che “la prenotazione degli appuntamenti si fa online”. Per potersi prenotare bisogna accedere al sito di Æqua Roma, www.aequaroma.it e selezionare la voce “Esci dalla Fila Prenota l’appuntamento”, che è la finestra che compare, non proprio visibilissima a una prima occhiata, in alto a destra nella homepage. Da lì, selezionando il comando “prenota appuntamento” si apre una nuova pagina dove andranno inseriti il numero dell’atto (in caso di multe è il numero del verbale che inizia con la lettera V) e il codice fiscale del richiedente. In teoria, il gioco è fatto. 
Seconda possibilità: utilizzare la posta elettronica certificata (PEC) di Æqua Roma spedendo le istanze a contravvenzioni@pec.aequaroma.it , “avendo cura di allegare tutti i documenti necessari”. Il cittadino che spedisce la domanda può usare indifferentemente la propria PEC o la propria posta elettronica tradizionale. 
Æqua Roma però, sul proprio sito, specifica che “solamente se indispensabile, sarà possibile recarsi presso gli sportelli dedicati alla ricezione del pubblico” che “ricevono esclusivamente su appuntamento” aggiungendo che "Considerato il particolare periodo che sta attraversando il Paese, si richiede cortesemente di limitare le prenotazioni presso i nostri sportelli ai soli casi per i quali sia indispensabile avere un contatto diretto”. 
Dal Campidoglio, però, assicurano che, nonostante la perentorietà, è sempre possibile presentarsi anche senza appuntamento allo sportello, il cosiddetto “arrivo spontaneo”. Inoltre, sempre secondo gli uffici capitolini, visto che il responsabile del procedimento delle multe rimarrà sempre lo stesso, le domande e i ricorsi che sono già stati inoltrati sulle vecchie PEC non subiranno ritardi o interruzioni nella lavorazione. Anche se, nelle cartelle di Agenzia delle Entrate inviate nelle ultime settimane, non si trova traccia di questo avvicendamento e rimangono indicati i vecchi indirizzi PEC del Comune.


domenica 23 febbraio 2020

TIBURTINA CANTIERE INFINITO (fotogallery)




Cinque operai e due ruspe. Tutto qui. Questi i lavori sulla via Tiburtina, quelli per il cantiere del raddoppio della consolare, approvati nel 2004, primo mandato Veltroni e avviati nel 2008, Alemanno sindaco.
Un cantiere tanto veloce che l’erba ricresce sugli scarti e i rifiuti accumulati ai lati della strada. Un’opera così tanto lavorata che la rete arancione, quella un po’ stile pollaio, in moltissimi punti ha cambiato colore perdendo quella simpatica tonalità evidenziatore per spegnersi in un mesto marroncino. E, in altri, la rete è oramai bianca traslucida. 
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, hanno sottolineato, in un po’ di tweet, come, da un paio di tombini puliti, siano emerse una scheda telefonica del 1997 e una lattina di Coca-Cola che era in vendita nell’anno 2000. Ma che le reti di protezione di un cantiere scoloriscano da arancione a marrone e poi a bianco o che l’erba ricresca sopra l’immondizia da cantiere, non un cenno.
Insieme alla Metro C è uno dei grandi cantieri da più a lungo aperti a Roma: ce ne sono altre, ovviamente, di opere che non vedono mai la luce, ma in genere si tratta di opere più piccole come i parcheggi interrati. 
Il raddoppio della Tiburtina doveva servire a completare lo sviluppo della “Tiburtina Valley” pomposissimo nome col quale era stato ribattezzato l’asse industriale della Tiburtina. Dalla nuova stazione dell’Alta Velocità fino a Settecamini, la Tiburtina doveva consolidarsi come una delle grandi aree di sviluppo della città. Più che mai necessario, quindi, il raddoppio della Consolare ma dalla iniziale stima di 36 mesi di lavori, siamo a un cantiere aperto da quasi 12 anni, già quattro volte la stima iniziale.
E certo, con cinque operai e due ruspe non sembra certo che i cantieri potranno terminare in tempi brevissimi.
Prima un tempo infinito per realizzare il nuovo collettore fognario con l’obiettivo di evitare i canonici allagamenti della Tiburtina all’altezza di Pietralata; poi una serie di rinvenimenti archeologici, alcuni dei quali di grande rilievo come tratti dell’antica Tiburtina di epoca romana. Ancora: problemi con le società subappaltatrici del contratto con una lunga serie di ritardi nel pagamento degli stipendi. Insomma, il cantiere per il raddoppio della Tiburtina non si è fatto mancare nulla. 
Dall’arrivo della Raggi in Campidoglio il cantiere, dopo essersi fermato sotto Alemanno causa archeologia ed essere rimasto silenziosamente fermo sotto Ignazio Marino, è ripartito, ora affiancato da quello per l’abbattimento dei 500 metri della Tangenziale Est e domani da quello del tram dal Verano alla Stazione Tiburtina. Con estrema lentezza, a marzo 2019 almeno il tratto iniziale di un po’ più di un chilometro e mezzo, dalla Stazione a via Fiorentini è stato completato. Certo, la doppia fila regna sovrana a tutte le ore ma almeno il traffico non è dovuto ai cantieri. Dall’incrocio con via Fiorentini fino a Ponte Mammolo cantieri non ce ne sono e il caos è garantito dalla conformazione stessa della Consolare, una corsia, poi due, poi una, semafori. Dopo Ponte Mammolo il traffico è la costante: i cinque operai e le due ruspe stanno operando proprio davanti la stazione metro Rebibbia ma, a parte questa laboriosa oasi, da Ponte Mammolo a Raccordo c’è solo il deserto. Il rudere della vecchia fabbrica di Penicillina sorveglia dall’alto i zigzag dei jersey di cemento che delimitano le corsie; disegnano i salti da una parte all’altra; proteggono, si fa per dire, i parcheggi ricavati alla buona, delimitati dalle reti un tempo arancioni e punteggiati da rifiuti coperti d’erba.












lunedì 20 gennaio 2020

LA PIOGGIA VINCE LO SMOG


Alla fine la pioggia salva Roma: alcune ore di Giove Pluvio e le centraline di rilevamento della qualità dell’aria tornano a segnare il semaforo verde. Solo due su 13 (Bufalotta e Cavaliere) rimangono oltre il limite giornaliero medio di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili, le PM10. Le altre scendono sotto la soglia di guardia. E tira un sospiro di sollievo prima di tutto l’Amministrazione Raggi che, complice anche la domenica ecologica di ieri - la prima di quattro già programmate indipendentemente dalle rilevazioni sullo smog - non dovrà nuovamente bloccare il traffico nei prossimi giorni come accaduto in questa settimana.
Si accantonano, dunque i pareri degli esperti, quelli dei petrolieri, degli ambientalisti, i grafici colorati e i post sui social. Se non altro fino al prossimo ciclo lungo di alta pressione che, almeno per una decina di giorni, dovrebbe non incidere visto che da oggi fino a venerdì il meteo segna bel tempo ma per il prossimo fine settimana mette pioggia intensa: e occorrono più sforamenti consecutivi per determinare nuovi blocchi del traffico. Insomma, le condizioni del bel tempo perfetto per lo smog non dovrebbero ripetersi di nuovo. Con buona pace delle polemiche, rimarrà l’assenza di iniziative di lungo respiro da parte dell’Amministrazione Capitolina: le polveri sottili spariscono con la pioggia oppure se si lavano le strade con ciclica frequenza: un miraggio da città civilizzata. O, come dice il direttore dell’Arpa Lazio, Marco Lupo: “sul lungo periodo bisogna arrivare a un taglio del traffico veicolare: ma l'unico modo per farlo è che i mezzi pubblici diventino un'alternativa vera”. Dei controlli sulle caldaie e gli impianti di riscaldamento non c’è traccia alcuna. 
Ed è decisamente più facile limitarsi a controllare le macchine in strada. Al netto della qualità delle motorizzazioni dei veicoli in dotazione a Vigili Urbani, Atac e Ama - tutti mezzi, ovviamente esentati dal blocco - nei giorni di blocco del traffico la Polizia locale ha effettuato fra 1200 e 1500 controlli al giorno, con una media di infrazioni pari al 10% tranne che nella giornata di venerdì quando gli agenti hanno rilevato un 20% di violazioni. Ieri, come si diceva, domenica ecologica con i vigili che, nel primo turno del blocco totale del traffico, quello dalle 7.30 a mezzogiorno e mezzo, hanno effettuato 1200 controlli “sui veicoli in circolazione registrando 149 violazioni”, nella seconda fascia di blocco (16.30-20.30) 1100 controlli e 152 infrazioni rilevate, per un totale di 2300 veicoli controllati e 301 sanzioni elevate. 


martedì 3 dicembre 2019

SPORT, LA SFIDA GRILLINA DI AVERE IMPIANTI ALL'ALTEZZA


Gli Europei di nuoto del 2022 sono stati assegnati a Roma. La notizia era già nell’aria ma l’ufficialità è arrivata a metà pomeriggio di ieri: dall’11 al 21 agosto 2022 la Capitale ospiterà le gare di nuoto di fondo, tuffi, tuffi dalle grandi altezze e nuoto sincronizzato. “Entusiasta” il presidente della Federnuoto (e della Lega Europea di Nuoto, LEN), Paolo Barelli; mentre per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “Roma vince di nuovo”. Pur se rimane poco più di un anno prima delle elezioni per il rinnovo del Sindaco della Capitale, i grillini avranno il compito di far dimenticare lo scandalo dei Mondiali di Nuoto di Roma del 2009, quelli delle piscine vuote, delle Vele di Calatrava, del Polo natatorio di Ostia. 
Mentre Roma sprofonda fra buche, rifiuti e trasporto pubblico sempre più moribondo, almeno lo sport sembra tenere: lo Stadio Olimpico sarà sede delle tre partite casalinghe dell’Italia di Roberto Mancini per i Campionati europei di calcio e la gara 2019 della Formula E ha ricevuto il riconoscimento di “Evento sportivo dell’anno” Il Gran Premio di Formula E - riservato a vetture simili a quelle della Formula 1 ma alimentate con motori elettrici - è alla vigilia della sua terza edizione: quella del 2020 è programmata per il prossimo 4 aprile e i biglietti sono già in vendita.
Il percorso è quello solito dell’Eur: scelto già nel 2010 da Alemanno quando cercò di portare la Formula 1 vera e propria a Roma, fallendo per l’opposizione del Pd e dei soliti movimenti in servizio permanente anti sviluppo, l’Amministrazione Raggi lo rispolverò nel 2018 per le vetture elettriche. La prima edizione, quella del 2018, fu un notevole successo di immagine ma non esattamente un esempio di organizzazione con strade chiuse per settimane e grande caos in tutto il quadrante e nelle aree limitrofe. Errori che, nell’edizione 2019 vennero se non in tutto, parzialmente corretti con una lunga e approfondita interlocuzione fra il Campidoglio - in prima linea l’assessore allo Sport e Grandi Eventi, Daniele Frongia - e i residenti e i commercianti. E il secondo E-Prix di Roma ha superato tutte le attese: 35mila spettatori lungo il percorso creato ad hoc nel quartiere Eur e ben 12mila ingressi al Roma Convention Center “La Nuvola”. Fiore all'occhiello della manifestazione divenne anche l’Allianz E-Village, area dedicata ai fan per sperimentare la Formula E ed educare le prossime generazioni sul futuro del racing e ai suoi valori chiave: tecnologia, energia, ambiente.

giovedì 10 ottobre 2019

ROMA SERVIZI, CAMPIDOGLIO INERTE, BILANCIO 2017 IN ROSSO E DA APPROVARE


L’inerzia del Campidoglio: anche il bilancio di Roma Servizi per la Mobilità è fermo. La versione 2017 giace da giugno dello scorso anno in Campidoglio senza che sia mai stato approvato. Dopo Ama, cui mancano i bilanci 2017 - quello che costa le teste dei diversi CdA - e del 2018, dopo Roma Metropolitane cui manca pure quello del 2016 e oramai è entrata nel cono della liquidazione, si scopre che anche Roma Servizi per la Mobilità se la passa male. 
E non solo semplicemente perché il bilancio manca. Ma perché è pure fortemente in perdita. La notizia l’ha data direttamente il presidente e Ad della società, Stefano Brinchi, durante l’audizione in Commissione Trasparenza. Brinchi ha spiegato come il bilancio 2017 sia stato redatto da suo predecessore, Carlo Maria Medaglia, dopo un controllo dei conti con il Campidoglio per avere certezza su debiti e crediti fra Azienda e Palazzo Senatorio. Esattamente quello che la Raggi si era impegnata a fare con Ama con tanto di delibera di Giunta (21/2019) senza però mai farla lasciando aperta l’incertezza sui crediti di Ama. Discorso analogo per Roma Metropolitane che ritiene che manchi il saldo di svariate fatture per lavori svolti per il Campidoglio. 
Terzo passaggio di Brinchi: dal 30 luglio è stato depositato in Campidoglio il progetto di riforma della pianta organica. Siamo a metà ottobre e, in sequenza, mancano: il bilancio 2017 che aspetta in qualche cassetto da giugno 2018 e la riforma interna dell’azienda, bloccata su qualche scrivania da luglio 2019. 
Non a caso, alla notizia, i membri della Commissione Trasparenza sono saltati sulle sedie: “È l’ennesimo caso di una municipalizzata tenuta inspiegabilmente in attesa da un’amministrazione che ancora non ha manifestato idee chiare sul futuro della holding capitolina”. 
Insomma, la cifra che pare contraddistinguere l’operato dell’Amministrazione Raggi è quella dell’inerzia e dell’immobilismo. E le denunce che continuano a susseguirsi non vengono più dall’opposizione ma direttamente da dentro l’Amministrazione, dai vertici di quelle Municipalizzate nominati dalla Raggi e dai suoi e poi abbandonati a se stessi. “Assoluta inerzia”, “mancanza di una fattiva collaborazione” erano due espressioni contenute nella lettera di dimissioni dell’ultimo CdA di Ama. Di “assenza di riscontri” e “situazione di stallo” ha parlato Marco Santucci, ad dimissionario di Roma Metropolitane. Ora Brinchi che “inerzia” e “stallo” non le pronuncia a parole ma finisce per farlo con gli atti.

martedì 1 ottobre 2019

I REVISORI DEI CONTI: "COSIÌ AMA VA VERSO IL FALLIMENTO"


Rinviato lo showdown dell’assemblea dei soci di Ama, ordinanza Zingaretti sui rifiuti prorogata per altri 15 giorni, sindacati che annunciano sciopero per il 15 ottobre e Ernst&Young, la società revisore dei conti di Ama, che attesta la correttezza del bilancio 2017 oggetto della lite col Comune ma che mette in guardia sul rischio per la continuità aziendale. 
Andiamo per ordine: nella mattinata di ieri, Luisa Melara, presidente di Ama, scrive al Campidoglio e chiede di posticipare la seduta dell’Assemblea dei Soci (Ama ha un solo socio: il Comune di Roma) a dopo la consegna del rapporto sul controllo dei conti. Data da concordare e Campidoglio  ben felice di rimandare di qualche giorno lo spettacolo.
Seconda notizia: l’ordinanza Zingaretti sui rifiuti (quella che ancora tiene a galla la città) è stata prorogata per altre due settimane, scadenza il 15 ottobreper consentire ad Ama di soddisfare il fabbisogno relativo al trattamento degli scarti indifferenziati nei vari impianti del Lazio”. L’idea è che il reintegro in funzione dei due Tmb di Malagrotta a pieno regime e l’intesa con la Regione Marche (che si somma a quella con l’Abruzzo) “permetteranno di mettere in sicurezza la città”. Ma già trapelano voci di un prossimo incontro fra la Regione e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per superare i “no” grillini a l’impiantistica a Roma.
Sindacati, però, sul piede di guerra e per il 15 ottobre - quando scadrà la proroga dell’ Ordinanza - è stato indetto uno sciopero. “Non si può restare fermi di fronte all'ennesimo fallimento  della Giunta guidata da Virginia Raggi sul tema rifiuti”, dicono Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio, che, dopo aver ricordato la mancata approvazione del bilancio 2017 e il rinvio dell’Assemblea di domani, aggiungono: “Il 15 torneremo in piazza per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio. Tre anni di incertezze, propaganda, discontinuità e rincorsa delle emergenze finanziarie e operative hanno portato a una crisi senza precedenti”. 
Infine, Ernst&Young, società che è revisore dei conti di Ama, lancia l’allarme sulla “continuità aziendale”, o, in termini più semplici, il fallimento di Ama. Questo perché ci sono “644 milioni di euro ancora in corso di riconciliazione” con il Campidoglio.  L’allarme rosso è contenuto nella relazione sul progetto di bilancio 2017. Si legge: “l’equilibrio finanziario di Ama dipende in maniera determinante dall'incasso dei crediti vantati nei confronti di Roma Capitale (644 milioni di euro al 31 dicembre 2017, ancora in corso di riconciliazione con l'azionista di riferimento)”. Tra questi crediti ci sono i 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali che il Comune vorrebbe svalutare per intero. Al contrario, sia il management Ama guidato da Lorenzo Bagnacani che quello attuale della Melara li hanno “iscritti un apposito fondo rischi”. Insomma, checché ne dica il Campidoglio - è di sabato una durissima nota in cui si annunciava il rigetto della bozza di bilancio 2017 di Ama - secondo i revisori contabili “il bilancio d'esercizio fornisce una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Società”. 



PRONTO A SALTARE L'ENNESIMO CDA DI AMA


In principio fu Alessandro Solidoro. Poi venne Stefano Bina, seguito da Antonella Giglio. Quindi fui la volta di Lorenzo Bagnacani. Tutti o quasi andati via sbattendo la porta. Tre mesi fa è arrivata Luisa Melara. Ora anche questo Consiglio di Amministrazione di Ama è a rischio. Esattamente per lo stesso motivo per il quale se ne andò Bagnacani: i bilanci. Ci sono 18 milioni di euro che ballano. Ama li ha iscritti a bilancio. Il Comune non vuole riconoscerli. Sono soldi che Ama ritiene le spettino per servizi resi nei cimiteri. Il Campidoglio, giusto sabato pomeriggio, ha ribadito con una nota durissima che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”, aggiungendo che il Comune “nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione”. 
Un conflitto mai visto prima dell’avvento dei 5Stelle al governo cittadino. Un conflitto che è costato non solo la poltrona a Bagnacani ma anche quella di Pinuccia Montanari, considerata vicinissima direttamente a Beppe Grillo, e strenuamente sempre difesa come assessore all’Ambiente dalla Raggi. Almeno fino a che non è arrivato lo scontro con Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio. Che evidentemente è più forte di tutti. Lo scontro, dunque, si acuisce di nuovo. Cambiano i manager ma i bilanci Ama restano sempre gli stessi: quello del 2016. Perché dal 2016 Ama non ha più un bilancio: mancano quello del 2017, che è ancora in discussione e continua a fare la spoletta fra la sede aziendale e Palazzo Senatorio da dove viene respinto, e quello del 2018 di cui non si vede l’alba. E pensare che fra le varie incombenze previste nell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti vi è l’approvazione dei bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio. 
L’importante però è lo “stucchevole piagnisteo”, come lo definisce la Lega, e per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, limitarsi a dolersi di essere stata “lasciata sola” sui rifiuti.