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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 28 luglio 2020

STOP ALLA METRO UN GIORNO SU SEI



Giornata di passione infernale per le metropolitane capitoline: prima, intorno alle nove di mattina, si blocca la stazione Termini della B con forti rallentamenti dell’intera linea, poi si replica, intorno alle tre del pomeriggio, ma sulla C.
Nel giorno in cui la Raggi annuncia la conclusione dei carotaggi per la stazione Venezia, Atac regala ai romani una delle sue migliori performance sulle sotterranee. 
Partiamo dalla linea B: alle 9.24 Atac twitta su Termini: “causa guasto tecnico circolazione rallentata sull’intera linea”. Rallentamenti che proseguono fino a quasi le 11 di mattina quando finalmente l’Azienda annuncia il ripristino della regolare circolazione.  
Stessa criptica causa: il guasto tecnico - a richiesta Atac non ha saputo né voluto specificare di quale guasto si è trattato - si ripresenta intorno alle tre del pomeriggio sulla linea C. Stavolta però niente “semplici” rallentamenti. La terza linea metro di Roma si ferma del tutto in entrambi i sensi di marcia. Lo stop totale dura tre quarti d’ora. Verso le 15.45 Atac cinguetta la riattivazione del servizio nelle tratte fra San Giovanni e Mirti e fra Giardinetti e Pantano. Ma, per ancora un’altra ora e mezza, servono le famigerate navette sostitutive per la tratta centrale fra Giardinetti e San Giovanni. Solo alle sei del pomeriggio la circolazione è ripresa sull’intera linea anche se, ancora per un po’, si sono registrati ritardi e disagi per gli utenti.
Utilizzando l’account ufficiale dell’azienda, @infoatac, viene fuori un quadro desolante: almeno una volta a settimana si verifica qualche problema sulle linee metro.
Limitando l’analisi alla sola linea A, da inizio anno si sono registrare ben 32 chiusure di stazioni - una ogni sei giorni e spicci - e, fra quelle totali e quelle parziali, ben 14 sospensioni della linea. Ovviamente, in molti casi si tratta di chiusure e sospensioni che durano solo alcuni minuti che, però, specie nell’ora di punta, possono rappresentare un enorme problema per l’utenza: non solo lì per lì i convogli non passano o saltano una fermata ma quando il servizio torna regolare si sono accumulate code infinite. 
La dizione “guasto tecnico” tanto cara ad Atac che non fornisce mai spiegazioni esaurienti alla faccia della trasparenza, è stata utilizzata quattro volte per chiusura totale della linea, cinque per la chiusura solo di alcune tratte (Battistini-Ottaviano, Battistini-Termini, Anagnina-Cinecittà) e ben 10 volte per giustificare la chiusura di una stazione.
C’è la top ten delle stazioni chiuse: vince la medaglia di peggior stazione della linea A la fermata Furio Camillo che ha subito sette chiusure nel 2020 (9 nel 2019 e 18 nel 2017). Argento per Re Di Roma che in questo anno è rimasta chiusa sei volte. Terza sul podio, Repubblica che, dopo la lunghissima chiusura dovuta alle scale mobili rotte, in quest’anno è già stata chiusa 5 volte. Ultima testimonianza della solerte trasparenza di Atac: venti volte l’azienda ha chiuso stazioni metro nel 2020 con la generica motivazione di “guasto agli impianti di stazione”. 


martedì 11 febbraio 2020

SCALE E GUASTI, LINEA A AL COLLASSO


Per la linea A della metro sembra paurosamente avvicinarsi il collasso: ieri pomeriggio, seconda volta in quattro giorni, chiude la tratta Battistini-Ottaviano. Nel pomeriggio di domenica, il crollo della scala mobile a Furio Camillo che segue quelli di Repubblica e Barberini e che, pur non essendo ancora stato inserito sul sito aziendale, porta a 20 su 27 il totale delle stazioni che riportano qualche problema fra ascensori, montascale, uscite chiuse. 
Atac si è premurata di diffondere una nota che dovrebbe risultare tranquillizzante: "Sono in corso le verifiche sulla scala mobile di Furio Camillo per accertare le ragioni del guasto che si è verificato ieri pomeriggio a un gradino. I sistemi di sicurezza si sono immediatamente attivati. La scala si è fermata ed è stata messa subito fuori servizio, senza alcun problema per le persone. Ciò a riprova dell'elevato livello di sicurezza garantito oggi dal sistema degli impianti di traslazione della metropolitana di Roma”.
Quello di Furio Camillo, però, è solo l’ultimo incidente di una lunga serie iniziata il 23 ottobre 2018 con l’incidente di Repubblica. Quel pomeriggio, per la prima volta, una scala mobile crollò. Ci furono una quarantina di feriti, tutti cittadini russi a Roma per seguire la partita di champions League fra la Roma e il CSKA Mosca. Poi ci fu Barberini a marzo 2019: gradino sparito sotto i piedi dei passeggeri. Esattamente come a Furio Camillo domenica. In questi due casi, nessuno si è fatto male. Quasi superfluo ricordare le chiusure delle stazioni Repubblica, Spagna e Barberini per la rottura delle scale mobili. Con Barberini che, dopo oltre 300 giorni di chiusura è stata riaperta solo in uscita. 
La scala crollata a Furio Camillo domenica era stata installata a gennaio 2008 e aveva subito la revisione decennale di legge a gennaio 2018. Lo scorso venerdì, nella stessa stazione, era stato completato positivamente il collaudo di un’altra scala revisionata. 
Atac ci tiene a dire come i guasti siano “diminuiti del 62% fra novembre 2019 e febbraio del 2020”. Una finestra temporale piuttosto ristretta. 
Da quando Atac ha sostituito il fornitore dei servizi di manutenzione - aggiunge l’Azienda - la cui gestione aveva determinato le note e gravi problematiche, sono diminuite del 20% le segnalazioni di guasti e 110 impianti sono stati sottoposti con esito positivo a revisione generale o speciale. Sono attualmente in corso revisioni su ulteriori 47 impianti in diverse stazioni, così come previsto dalle norme di legge”.
Certo, Atac dimentica di sottolineare come “il fornitore dei servizi di manutenzione” fosse stato scelto da questa Atac a giugno 2017, con un bando di gara così strano che la stessa Azienda, prima di assegnarlo definitivamente al consorzio che aveva offerto uno sconto del 49,73% sul prezzo di base d’asta, aveva fatto un supplemento di istruttoria proprio per il ribasso così generoso. 
Le polemiche politiche, ovviamente, divampano. Tobia Zevi (Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte”) chiede l’intervento del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli; Davide Bordoni (Lega) parla di “rischio di essere inghiottiti”; Ilaria Piccolo (Pd) si chiede: “La Giunta Raggi è in grado di garantire l’incolumità?”.

martedì 4 febbraio 2020

RIAPRE BARBERINI. IN USCITA


Finalmente questa mattina alle 5.30 riapre Barberini. A mezzo servizio, perché sarà solo in uscita ma, intanto, riapre. Trecentodiciannove giorni: tanti ne sono serviti ad Atac per rimettere in sesto quattro scale mobili su sei. E con 4 su 6 la stazione, per garantire la sicurezza dei viaggiatori, potrà essere utilizzabile, appunto, solo in uscita. 
Inspiegabile anche per il Campidoglio - diffuso il malumore fra i pentastellati - come mai nell’appalto tampone che Atac ha assegnato senza gara ad Otis per rimettere a posto le scale di Repubblica, Spagna e Barberini non sia stato previsto un intervento risolutivo sull’intero pacchetto delle sei scale della stazione.
Barberini aveva chiuso i battenti il 23 marzo dello scorso anno al termine di un trimestre lacrime e sangue: l’appalto che l’Atac a management grillino aveva assegnato nel 2017 per la manutenzione delle scale mobili e degli ascensori - vinto con un ribasso del 49,73% sulla base d’asta: praticamente a  metà prezzo - aveva da subito mostrato grandi limiti. Scale mobili e ascensori con sempre maggiore frequenza erano rotti e, a fronte delle rimostranze dell’utenza specialmente sui social, Atac aveva innalzato il solito muro di gomma fatto di mezze ammissioni e mezze smentite. Poi, il 25 ottobre 2018 l’incidente a Repubblica: una quarantina di cittadini russi a Roma per seguire la squadra del CSKA Mosca impegnata contro la Roma, rimangono feriti nel crollo della scala mobile. Arriva Natale 2018 e i guai si moltiplicano: Spagna e Barberini iniziano un tragicomico apri e chiudi con turisti e romani che scoprono lì per lì se le due stazioni funzionano o meno. Fino, appunto, a quel 23 marzo: cede un’altra scala mobile sotto i piedi dei passeggeri. Fortunatamente non ci sono feriti, questa volta. Ma Atac non regge più la pressione e ordina il fermo totale. Da quel momento le tre stazioni centrali della linea A - Repubblica, Barberini e Spagna - vengono chiuse. Spagna riaprirà a fine maggio, Repubblica a fine giugno. Rimane Barberini che sconta anche alcuni mesi di sequestro della stazione. I guai sulle scale mobili, però, non finiscono con la riapertura di Barberini. 
Le ultime 5 stazioni della linea A - Cipro, Valle Aurelia, Baldo degli Ubaldi, Cornelia e Battistini - vanno sotto la manutenzione ventennale obbligatoria. Solo che Atac non riesce a programmare per tempo i lavori e le stazioni vengono chiuse. Per il 2020 poi toccherà alla linea B dove 22 scale dovranno essere sostituite per fine vita. Anche qui, l’appalto mal fatto rischia di condannare a chiusura in entrata le stazioni di Bologna, Policlinico e Castro Pretorio.  



domenica 2 febbraio 2020

BARBERINI PRONTA A RIAPRIRE


Finalmente, al quarto tentativo, il collaudo della quarta scala mobile di Barberini è stato superato. L’Ustif - l’ufficio del Ministero dei Trasporti cui spetta l’ultimo via libera per treni, scale mobili, ascensori - ha dato il semaforo verde. Il nulla osta non è ancora arrivato e difficilmente potrebbe arrivare nella giornata di oggi visto il giorno festivo. Ma da domani, lunedì, o al massimo martedì, potremmo finalmente rivedere passeggeri uscire da Barberini. Nel silenzio dell’Atac grillina, per altro, che, come non ha mai ufficialmente confermato i collaudi falliti così, per non smentirsi, non ha confermato neanche quello superato limitandosi a rimandare i cronisti all’Ustif. 
La stazione era stata chiusa il 23 marzo scorso, insieme a Spagna, dopo un trimestre di “apri e chiudi” iniziato subito dopo l’incidente di Repubblica - 25 ottobre 2018, una quarantina di cittadini russi feriti per il crollo di una scala mobile - e proseguito da Natale 2018 fino alla chiusura di marzo 2019 disposta da Atac per evitare ulteriori problemi. Poi, sequestro della magistratura, lavori infiniti e al rallentatore, la rescissione del contratto d’appalto da parte di Atac dopo un anno e mezzo di problemi spesso negati dall’Azienda

Ora Barberini riaprirà, al netto del giorno specifico, ma solo in uscita. Sono sei, infatti, le scale mobili presenti in una delle stazioni più profonde di tutta la linea A (Spagna è a -54 metri fra ingresso strada e livello binari; Barberini e Repubblica sono a -30) e, per rispettare le normative sulla sicurezza dei viaggiatori, con 4 scale funzionanti, come sarà alla riapertura, la stazione potrà essere utilizzata solo in uscita. Per vedere gente entrare a Barberini a prendere la metro toccherà aspettare non si sa quanto. Atac, nella sua infinita e saggia preveggenza, ha dato mandato alla Otis, la società chiamata d’urgenza a mettere una pezza all’incapacità dell’azienda di fare una gara d’appalto decente, di occuparsi solo di 4 scale su 6. Per le altre due, quindi, i tempi si allungano a dismisura. Perché non è proprio stato programmato nulla, dimostrando ancora una volta come il management di nomina grillina in questi anni di serrata propaganda abbia mancato anche nei più elementari compiti. Il tutto nel mai troppo evidenziato e colpevole silenzio dell’Amministrazione comunale pentastellata: fra il sindaco, Virginia Raggi, l’ex assessore ai Trasporti, Linda Meleo, e l’attuale, Pietro Calabrese - solitamente ciarlieri sui social per qualunque pinzillacchera rivendibile fuori Raccordo - non un solo accenno a scuse e chiarezza verso l’utenza.  

giovedì 23 gennaio 2020

BARBERINI NON RIAPRE NEANCHE A FINE MESE



La certezza dell’ufficialità ancora non c’è ma le probabilità che Barberini non riapra neanche entro fine gennaio sono sempre più consistenti. 
Formalmente la Otis, la società che per conto di Atac, sta lavorando su 4 delle 6 scale mobili di Barberini, dovrebbe terminare domani, venerdì 24. Ma sembrerebbe che le cose non stiano andando affatto bene e che la scadenza del 24 possa slittare. Quindi, considerando anche i tempi necessari ad effettuare il collaudo da parte dei tecnici del Ministero dei Trasporti - cui per legge spetta l’ultimo test prima del via libera - è assai difficile che tutti i lavori possano concludersi in tempo per consentire una riapertura della stazione entro fine mese.
Barberini aveva chiuso i battenti il 21 marzo 2019 e, a oggi siamo a 308 giorni di chiusura. La storia è nota: Atac affida un appalto a una società che vince con un ribasso del 49,73%. Iniziano a verificarsi sempre più problemi fino all’incidente a Repubblica (23 ottobre 2018) con i russi feriti dal crollo della scala mobile. Dopo di che, anche nelle altre due stazioni più profonde della linea A, Spagna -54 metri e Barberini -30 metri, con sempre più allarmante frequenza si registrano delle rotture delle scale mobili. Nel silenzio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dell’allora assessore ai Trasporti, Linda Meleo, sotto natale 2018 ci sono giorni tragicomici con aperture e chiusure delle stazioni in maniera casuale. Fino a marzo: dopo un’altra serie di incidenti, Atac chiude direttamente le due stazioni. Risultato, per mesi si parte da Termini e si scende a Flaminio. Spagna e Repubblica riaprono a maggio 2019 la prima e a fine giugno la seconda. Barberini resta chiusa. Fino a settembre rimane sotto sequestro da parte della Procura. Poi, dissequestrata, iniziano i lavori affidati ad Otis chiamata da Atac, con un appalto d’urgenza, a mettere una pezza a una serie di scale mobili ferme da mesi. Prima doveva aprire per Natale, poi dopo, poi metà gennaio, quindi a fine mese. 
A Barberini ci sono 6 scale. Per riaprire la stazione solo in uscita servono, per ragioni di sicurezza, quattro scale mobili funzionanti. Tre di queste hanno già ottenuto il via libera dal Ministero. La quarta, no. Il primo collaudo, una quindicina di giorni fa, è andato male: ancora problemi ai dischi frenanti. Ancora lavori, dunque, che avrebbero dovuto concludersi il 24. E che, a quanto risulta a Il Tempo, invece richiederanno ancora ulteriori giorni di lavoro. Per le altre due scale che garantirebbero la riapertura di Barberini anche in ingresso ai viaggiatori, i lavori sono ancora da programmare. 


sabato 14 settembre 2019

METRO, TRAPPOLA NEL TUNNEL: TUTTI A PIEDI


Uno dei giorni più neri per il trasporto pubblico romano. Forse il più nero dopo quel 24 ottobre dello scorso anno quando la scala mobile di Repubblica crollò per mancata manutenzione sotto i piedi di una quarantina di russi, tifosi della CSKA Mosca, in visita a Roma per la partita di Champions all’Olimpico contro i giallorossi di Di Francesco. Si parte con Termini al buio. Prima mattina, orario di punta: per un paio d’ore la fermata Termini rimane servita solo dalle luci di sicurezza con scale mobili ferme. Nemmeno finita l’emergenza di Termini che, dopo poco, cade l’alimentazione elettrica sulla linea B con interruzione del collegamento fra Basilica San Paolo e Castro Pretorio. Treni fermi e passeggeri a piedi in galleria.  
Le immagini girate dagli utenti raccontano di gente costretta a scendere dai treni fermi dentro le gallerie e ad incolonnarsi più o meno al buio per dirigersi verso la stazione più vicina. Per un passeggero disabile è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno dovuto trasportarlo dall’interno della galleria fino alla banchina della fermata Cavour. Per ragioni di sicurezza, insieme ai pompieri era presente anche un equipaggio del 118. 
Comunicazioni ufficiali da Atac non ne arrivano, nonostante le richieste. Unico canale di informazioni, l’account twitter dell’azienda, @infoatac, che racconta già di rallentamenti alle 10.18: “intervento tecnico in linea. Circolazione rallentata”. Alle 10.37 il primo tweet dell’azienda: “MetroB: interruzione tratta Basilica San Paolo-Castro Pretorio. Istituito servizio navetta. Restano attive tratte Laurentina Basilica San Paolo e Castro Pretorio- Rebibbia/Ionio”.
E la situazione è rimasta ferma al buio totale fino quasi alle 2 del pomeriggio quando Atac comunica che sulla “metro B il servizio è ripristinato su intera tratta con residui ritardi”.
Spiegano dall’azienda che si è trattato di un problema di alimentazione elettrica che è saltata. Il sistema di sicurezza ha consentito a tutti i treni tranne uno di giungere nelle stazioni più vicine per poter far scendere i passeggeri sulle banchine. Stando ai calcoli dei conducenti, il tragitto fra Castro Pretorio e Basilica San Paolo dovrebbe essere normalmente svolto in 12-15 minuti. Questo significa che al momento del guasto i treni in circolazione sulla tratta al buio potevano essere 3 o 4. Solo un convoglio, fra le stazioni di Termini e di Cavour, sarebbe rimasto effettivamente bloccato dentro la galleria costringendo i passeggeri alla camminata sul piccolo marciapiede di emergenza.
La giornata di ieri segue un periodo totalmente nero per il trasporto pubblico romano: l’inchiesta della magistratura sulla vicenda scale mobili con gli arresti della giornata di giovedì getta una luce sinistra sull’intero sistema appalti di Atac, sui mancati controlli e sulla sicurezza dei passeggeri. Problemi che si sono manifestati già nel 2017, proseguendo per tutto il 2018 fino all’incidente di Repubblica e, poi, alle chiusure natalizie a singhiozzo di Barberini e Spagna diventate poi lungodegenti con Barberini ancora chiusa da fine marzo. Né i dati sul servizio reso da Atac lasciano ben sperare per il futuro: la perdita di chilometri si aggrava di anno in anno, così come la moria di vetture. E i 227 nuovi bus turchi in consegna (170 già sulle strade) possono riuscire appena appena a riportare la flotta ai livelli del 2016, sempre che si arresti l’emorragia dei veicoli esistenti. Infine, grazie ai colpevoli ritardi dell’Amministrazione grillina nel decidere sul futuro della linea C dopo Colosseo, rischiamo di perdere le due talpe che stanno scavando le gallerie con un enorme aggravio dei costi (un’ottantina di milioni di euro per comprarne di nuove) e un rallentamento biblico dei tempi. E mentre il sindaco, Virginia Raggi, fra un selfie e l’altro con i bus nuovi dedica in pochi giorni ben 8 tweet alle 3 macchinette mangiaplasica, né lei né l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, hanno dedicato un solo momento social a tutti questi eventi negativi: se non se ne parla, il problema non esiste. 


venerdì 13 settembre 2019

SCALE MOBILI, DISSERVIZI CONTINUI


La riapertura di Spagna prima (7 maggio, dopo 44 giorni di chiusura) e di Repubblica poi (25 giugno, 243 giorni di chiusura) aveva rimosso dall’occhio del ciclone mediatico la vicenda scale mobili. Certo, c’è ancora Barberini persa nel limbo che perdura dal 23 marzo scorso (173 giorni): forse riapre per ottobre, forse novembre, forse chissà. Le notizie dalla trasparentissima Atac se arrivano, arrivano quando ci sono audizioni di funzionari in qualche Commissione. Ma, anche se il clamore mediatico dei mesi caldi della “tav cittadina” si è spento, non è che la situazione scale mobili andasse poi bene. Quotidianamente, il sito aziendale di Atac riporta guasti e disservizi (e nemmeno sempre tutti segnalati). Ieri, 11 stazioni della linea A registravano scale ferme, monacale fuori servizio, ascensori rotti. Cinecittà, Numidio Quadrato, Colli Albani, Spagna, Lepanto, Ottaviano con i monacale fermi; Ponte Lungo, Spagna, Cipro e Valle Aurelia ascensori bloccati; Cornelia scale mobili offline.
Metro B e B1, 10 stazioni: Monti Tiburtini, Policlinico, Marconi, Eur Fermi, Eur Palasport ascensori fermi ai piani; poi due nodi di scambio con le ferrovie come Stazione Tiburtina e Piramide con le scale mobili fuori servizio come a Magliana e Laurentina. Infine, Cavour col monacale rotto.
Per Metro C, solo tre stazioni con problemi: scale mobili bloccate a Grotte Celoni e ascensori fermi a Torre Gaia e Parco di Centocelle. 
Da ultimo, tre stazioni con disservizi sulla Roma-Lido di Ostia: scala mobile ferma a Casal Bernocchi come pure gli ascensori. E sempre gli ascensori bloccati a Ostia Antica e Castel Fusano. 
E il quadro è più meno costante - o anche peggiore nei numeri - praticamente tutti i giorni. La rincorsa di Atac a mettere una pezza a colori alla gara d’appalto incriminata - quella vinta da Metro Scarl con un ribasso di quasi il 50%, appaltata da questo management Atac nominato dall’Amministrazione Raggi - avrà un costo totale di oltre 8 milioni e mezzo, fra interventi d’urgenza sulle scale delle fermate centrali della A (Otis, 1,2 milioni) e nuova società per la manutenzione ordinaria (Schindler, 7,3 milioni). 

sabato 24 agosto 2019

METRO A ANCORA NEL CAOS, SALTA MANZONI

Niente pace per la metro A: non bastassero i lavori - quelli sì, necessari ma che comunque arrecano un temporaneo e inevitabile disagio all’utenza in favore, si spera, si un futuro migliore - che vanno avanti sulla linea Anagnina-Battistini, ci si mette a beffare l’utenza anche lo stop and go improvvisato.
È successo per due volte, ieri, alla stazione Manzoni: i treni passavano e non potevano fermarsi. Prima chiusura, alle 8 di mattina con tweet di @infoatac - l’account aziendale che segnala problemi sulla rete in tempo (quasi) reale - delle 8.21 seguente la segnalazione di un utente che lamentava la stazione completamente al buio. Riapertura alle 9.15. Poi, nuovamente, alle 12.30 altra chiusura. E nuova riapertura alle 14 passate. Motivazioni ufficiali @infoatac non ne rilascia, anche se più di qualche utente chiede conto del perchè di queste ripetute chiusure. L’azienda parla in via ufficiosa di un guasto elettrico, forse per problemi di Acea. Ma, come avvenne quando ci fu il famigerato apri/chiudi per le scale mobili rotte a Spagna e Barberini, informazioni precise e complete non vengono mai fornite.
E non è solo ieri: altri disagi, sempre sulla A, si erano registrati a San Giovanni, mercoledì 14. Prima alle 6 di mattina, poi all’una del pomeriggio la stazione chiude ma, in questo caso, i bus sostitutivi che già prestavano servizio per i lavori vengono allungati anche sulla tratta San Giovanni/Arco di Travertino. E, a parte un generico e pallido “guasto tecnico” non è che la trasparentissima azienda di via Prenestina si prenda la briga di spiegare cosa si sia rotto. Visto, appunto, il precedente del trittico Repubblica/Barberini/Spagna, il sospetto più che giustificato è che si possa trattare di rotture che pongono seriamente a rischio l’incolumità dei passeggeri. Ma, del resto, questo management Atac è già passato alla storia per i “principi di incendio” comunicati ufficialmente per i bus flambé con foto che, però, mostrano vetture completamente bruciate. 
Già che ci siamo, non è il caos sia limitato alla sola linea A: il 17 sera, alle 21, si ferma per un paio d’ore anche la stazione Torre Spaccata della linea C sempre per il solito “guasto tecnico” non precisato. Insomma, non c’è pace per chi ad agosto è rimasto a Roma a lavorare. 

mercoledì 26 giugno 2019

REPUBBLICA: OTTO MESI PER LE SCALE MOBILI



Repubblica metro A riapre alle 5.30 di questa mattina. L’annuncio è arrivato ieri, con un cinguettio a metà pomeriggio del sindaco di Roma, Virginia Raggi: “La stazione Repubblica della metro A riaprirà domani mattina in sicurezza. Ci scusiamo per i disagi che cittadini e commercianti hanno dovuto affrontare in questi mesi a causa dei lavori straordinari di manutenzione”. 

SCALE MOBILI ESSENZIALI PER LE METRO
Quattro scale sulle 6 esistenti, stessa situazione di Spagna, quindi appena al di sopra dello standard minimo di sicurezza. Spagna è la stazione più profonda dell’intera rete di metropolitane capitoline con un dislivello di 54 metri. Seguono a pari merito sui 30 metri di profondità Barberini, Repubblica e San Giovanni (metro C). 
Repubblica e Barberini, inoltre, non hanno scale fisse ma solo quelle mobili. Quattro scale mobili funzionanti su sei, quindi, è il minimo per tenere aperta la stazione. 

IL LUNGO STOP IN CENTRO
In totale, quindi, riaprendo oggi, Repubblica è rimasta chiusa 243 giorni. Spagna era rimasta chiusa 44 giorni consecutivi più 5 giorni totali a dicembre e, sempre a dicembre, altri 6 giorni con il giochino “apri/chiudi”. Barberini è, invece, ancora avvolta dal mistero: chiusa da 93 giorni consecutivi (più 3 totali a dicembre, 8 parziali sempre a dicembre, 4 a gennaio e 2 parziali a marzo), secondo le ultime informazioni di Atac la stazione è ancora sotto sequestro da parte della magistratura che, però, ha autorizzato per la seconda volta il sopralluogo dei tecnici necessario a stilare il programma degli interventi che dovrà essere sottoposto anche ai Pm. 

IL BUCO NERO DELLE SCALE MOBILI
Le immagini della scala mobile che si “sgrana” sotto i piedi dei tifosi russi facendoli precipitare al suolo hanno fatto il giro del mondo. E da quel giorno - era il 23 ottobre 2018 - si è aperto il buco nero delle scale mobili: il management Atac selezionato, scelto e voluto dalla Giunta Raggi aveva appaltato la manutenzione delle scale mobili (e degli altri “impianti di traslazione”, inclusi, quindi, montascale e ascensori) a una società temporanea, MetroScarl, che aveva ribassato l’appalto a metà valore. Dopo poche settimane, stando ai rapporti della stessa Atac, iniziano i disservizi: sempre più scale e ascensori fermi, riparazioni infinite e mal fatte - clamorosa quella con le fascette di metallo da ferramenta - pezzi di ricambio mancanti, cannibalizzazione delle scale più rotte per riparare quelle rappezzabili.
Il risultato è stato il collasso del centro ma anche di tutte le strutture disseminate un po’ ovunque: ogni giorno il sito dell’Atac riporta il lungoCirimbillA9910
 elenco di scale, ascensori e monacale fermi sulla linea A, la B/B1, la C e la Roma-Lido di Ostia. La percentuale di impianti rotti è quasi costantemente superiore al 10% il che, in valori assoluti, si traduce in un centinaio di impianti fuori servizio. 

8 MILIONI PER RIPARARE
Un milione e 265mila euro sono stati stanziati e spesi da Atac per mettere la pezza a Spagna, Repubblica e Barberini con una chiamata diretta e d’urgenza alla Otis ma altri 7,3 milioni sono lo stanziamento per la Schindler che ha sostituito in corsa la MetroScarl appaltante originaria.




mercoledì 19 giugno 2019

LE SCALE "IMMOBILI" DELLE METRO ROMANE



Trentotto stazioni, fra metro A, metro B, metro C e Roma-Lido di Ostia, con scale mobili, ascensori o montascale fuori servizio. Un’ottantina buona di impianti fermi. Ed è così da giorni. Sulla A, 17 stazioni con impianti rotti sul totale di 27 fermate che compongono la linea, il 63%. Sulla linea B, 16 stazioni su 26, cioè il 62%. 
Sulla C si va un po’ meglio: solo 4 stazioni con impianti guasti su 22 in totale, cioè “solo” il 18%. Certo, poi sulla C sarebbe appena il caso di ricordare che la linea è stata aperta nel 2014, solo 5 anni fa (scarsi) e che ci siano fuori servizio a Grotte Celoni e Torre Spaccata le scale mobili e a Alessandrino e Centocelle l’ascensore, la dice lunga sul pessimo stato di manutenzione del trasporto romano. 
È di 5 giorni fa il filmato al limite dell’allucinante dei passeggeri della C che, a San Giovanni - dopo Spagna, una delle tre stazioni, con Barberini e Repubblica, poste a grande profondità, meno 30 metri circa - sono costretti a risalire a piedi per la rottura delle scale mobili. 
Detto delle quattro stazioni della C, il libro nero degli “impianti di traslazione” - termine tecnico che racchiude scale mobili, ascensori e montascale - fuori servizio recita ascensori rotti a Subaugusta, Manzoni, Spagna e Cornelia sulla A; Pietralata Garbatella, Marconi, Basilica San Paolo, Eur Fermi e Eur Palasport sulla B. Per i montascale, cartello “fuori servizio” a Lucio Sestio, Arco di Travertino, Flaminio, Lepanto e Ottaviano sulla A; Cavour, Colosseo, Circo Massimo sulla B. Infine, per le scale mobili, abbiamo l’”out of order” a Ponte Lungo, Re di Roma, San Giovanni, Vittorio Emanuele, Flaminio, Cornelia, Spagna dove ancora ieri due scale mobili non erano ancora state riparate, Cipro e Valle Aurelia sulla A; poi Ponte Mammolo, Stazione Tiburtina, Policlinico, Castro Pretorio, Piramide e Laurentina per la B.
La rottura delle scale mobili, quindi, non è certo concentrata solo sul trittico del centro storico Spagna, Barberini e Repubblica, ma è diffusa oramai quotidianamente su una metà di tutte le stazioni.
Cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, a Repubblica, sono iniziati i collaudi da parte dell’Ustif - l’ufficio del Ministero dei Trasporti cui sono demandati collaudi e via libera sia a convogli e binari di treni e metro che anche gli ok a scale mobili e ascensori - sulle scale mobili. Gli impianti erano stati chiusi lo scorso 23 ottobre quando le scale letteralmente crollarono travolgendo un gruppo di tifosi del CSKA Mosca in trasferta a Roma per la partita di Champions League con la Roma. Essendo Repubblica, come la sorella Barberini, accessibile solo con le scale mobili, la rottura di queste aveva portato all’automatica chiusura della stazione. I collaudi dell’Usitf dovrebbero durare tre giorni e, al termine di queste analisi, dovrebbe essere comunicata la data di riapertura della stazione. 
Atac, ovviamente, preferisce non anticipare notizie anche per evitare che un qualunque nuovo intoppo possa finire di distruggere quel minimo di credibilità rimasta all’azienda ma è chiaro che, se i collaudi ministeriali dessero esito positivo, la stazione riaprirà in tempi brevissimi, anche il giorno stesso come era successo a Spagna: ok al collaudo da Ustif e dopo due ore stazione riaperta. 


SCALE MOBILI IN TILT ANCHE A SAN GIOVANNI LINEA C


L’ultima perla Atac la riserva a San Giovanni linea C: scale mobili fuori servizio e utenti costretti a salire a piedi. Da notare: la fermata San Giovanni della C è fra le più profonde dell’intera rete del trasporto sotterraneo romano e, anche se il guasto è durato poco, è solo l’ennesimo stop di una lunghissima serie di fermi meccanici che sta allietando da mesi i forzati della metro. 
Repubblica è la madre di tutte le metro ferme: al netto delle promesse di riaprire per fine mese, i tempi sembrano decisamente più lunghi. E sulla chiusura di Repubblica, epitome dell’incapacità dell’amministrazione grillina di saper affrontare i problemi della città, si inserisce l’opposizione. Repubblica chiusa “costa” ad Atac 91mila biglietti timbrati in meno ogni mese e per questo Dario Nanni, coordinatore di Roma e Provincia di Italia in Comune, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale: “È assurdo che a quasi 8 mesi dalla sua chiusura né da parte dell'Assessore, né da parte del presidente della commissione mobilità, né da parte dei vertici Atac, abbiamo sentito in questi lunghissimi 8 mesi un'assunzione di responsabilità per questa chiusura infinita”.
E se il trasporto in sotterranea piange disastro, non è che quello su gomma in superficie balli per allegria. Da giorni @infoAtac, l’account ufficiale dell’azienda di via Prenestina, annuncia soppressione di linee per carenza di vetture. Una carenza determinata principalmente dal problema aria condizionata.
I dati di Atac riferiscono di picchi di guasti al sistema dell’aria condizionata: 118 il 7 giugno, 133 l’8, 117 il 9, 250 il 10, 216 l’11 fino al record 226 registrato il 12 giugno con la temperatura interna alle vetture oscillante al di sopra dei 30 gradi fino addirittura ai 33.
In Commissione Mobilità, riunitasi ieri, i responsabili dell’azienda hanno riportato “circa 200  segnalazioni di guasti al sistema di aria condizionata, con una percentuale del 15% sul totale delle vetture", un quarto circa delle quali viene riparato. 
Illuminante la spiegazione dell’assessore alla Mobilità, Linda Meleo: “Il parco vetture è molto avanti con l'età con il 68% che ha oltre 12 anni a mezzo, anche se ci siamo quasi con i nuovi autobus (i 227 di Consip lentissimamente in arrivo, ndr)”.
In realtà, lo sfacelo del trasporto pubblico anche su gomma, più o meno stabilmente intorno al 70-75% di quanto previsto dal contratto di servizio e dal concordato fallimentare, è testimoniato dall’altro dato reso noto dai funzionari di Atac: ogni giorno sono 7-800 le vetture che inviano segnalazioni di guasti, praticamente più di un bus su due, visto che la flotta è composta da 1.340 mezzi. Ovviamente, non ogni segnalazione si traduce in un effettivo stop alla vettura, altrimenti per le strade di Roma sarebbe un miraggio avvistare un bus: “non tutte le segnalazioni di guasti comportano che la vettura si fermi o debba tornare in rimessa”.

martedì 4 giugno 2019

ECCO QUANTO "COSTA" AD ATAC LA CHIUSURA DI REPUBBLICA

Novantuno mila biglietti timbrati in meno ogni mese: questo è quanto Atac perde a causa della chiusura della fermata Repubblica della linea A della metropolitana.
Il dato emerge dall’analisi delle timbrature mensili effettuate - fonte Atac, su base mensile, da gennaio 2018 a marzo 2019 - nelle stazioni metro di Termini, Repubblica e Barberini.

In sintesi: ogni mese fino alla sua chiusura, avvenuta il 23 ottobre 2018 a causa del grave incidente che ha visto vittime i tifosi russi del Cska Mosca feriti dal crollo di una scala mobile, ai tornelli di Repubblica si timbravano 318mila 556 biglietti al mese, poco più di 10mila al giorno.
Nello stesso periodo, la media di Termini era di 1milione e 153mila timbrature mensili e a Barberini si superavano le 526mila ogni mese.

Analizzando la variazione successiva alla chiusura di Repubblica dei dati di Termini e Barberini - lo ricordiamo: le due stazioni prima e dopo Repubblica - si scopre che questa variazione, che c’è, è inferiore del 29% a quanto faceva da sola Repubblica stessa. 
In termini numerici, chiusa Repubblica, a Termini si è registrata una media di 235mila biglietti timbrati in più al mese e a Barberini una diminuzione media mensile di 7.700 timbrature, con un saldo negativo di 91mila biglietti timbrati pari a un meno 28,63%.



Non si può, ovviamente, tradurre questa diminuzione in una perdita economica: pur essendo Repubblica una fermata molto turistica per via del gran numero di alberghi, grandi e piccoli nella zona, e quindi con una fruizione di utenza più casuale di altre fermate, non è possibile convertire la diminuzione delle timbrature in un calo di incassi, visto che l’utenza potrebbe essersi spostata sugli autobus. 
Anche perché, l’Azienda ci tiene a presentare i conticini in attivo e sostiene che “il  calo delle validazioni nelle stazioni considerate nel primo trimestre 2019 sul primo trimestre 2018 è stato più che compensato dall'aumento di validazioni sull'intera linea. Nei primi tre mesi del 2019, infatti, su tutta la linea A, le validazioni sono aumentate di oltre il 5% rispetto allo stesso periodo del 2018. A ciò si aggiunga che si è registrato un aumento delle vendite dei biglietti, sempre nel primo trimestre 2019 del 4,9 rispetto al primo trimestre 2018%”.

Al netto del fatto che Atac limita l’analisi al solo primo trimestre e che i conti si fanno a fine anno - ancora in attesa del bilancio 2018 - il nodo qui non è quello economico ma quello di rendere misurabile un disservizio all’utenza. Perché, alla fine, il nodo per Atac non è tanto e solo quello di far soldi quanto quello di trasportare romani e turisti, lavoratori e studenti, in giro per la città. 
L’analisi dei dati, poi, evidenzia anche come si sia modificato il comportamento dell’utenza al perdurare della crisi dovuta alla chiusura di Repubblica. 

Nel primo mese, novembre 2018, infatti, il saldo di Termini e Barberini è in attivo: 250mila timbrature in più nella prima e 93mila in più nella seconda stazione, portano il totale generale dei biglietti obliterati nei tornelli a +343mila, con un saldo positivo, quindi, di quasi 25mila biglietti timbrati in più (+7,8%) rispetto ai 318mila che Repubblica faceva in media da sola.
La pazienza, però, è durata solo un mese. A dicembre, si va in rosso: la copertura offerta da Termini e Barberini sfiora appena i 160mila biglietti timbrati contro i 318mila che Repubblica faceva da sola, quindi con un -158mila pari a un -50%. A gennaio, il calo è più contenuto ma sempre consistente: il saldo è -114mila tibrature, cioè -35%. A Febbraio, si sprofonda ancor di più con la peggiore performance registrata: -171mila biglietti in meno, pari a -53%. A marzo, invece, complice la stagione che registra sempre un aumento dell’uso della metro, il calo si arresta a soli -36mila biglietti (393mila a Termini e -111mila a Barberini) con un meno 11%.


Va, inoltre, evidenziato come per Barberini abbia giocato un ruolo non piccolo il lungo apri e chiudi della stazione che si è registrato nel periodo delle feste natalizie: al mattino aperta, nel pomeriggio chiudeva, magari apriva solo alla discesa dei passeggeri e quindi non era accessibile in entrata, e così via. Un balletto registrato il 7 e 8 dicembre, poi una chiusura totale l’11, kl 12 e il 13 dicembre e poi di nuovo parziale dal 14 al 19 dicembre, il 12 marzo, il 21 marzo fino alla chiusura totale avvenuta il 23 marzo.
Valzer apri e chiudi che ha riguardato anche Spagna: chiusure parziali il 10 e il 23 novembre, l’8 dicembre (ma qui c’era il Papa per la festa della Madonna a piazza di Spagna), dal 15 al 17 dicembre, il 19 e il 23 dicembre; chiusure totali il 29 e il 30 novembre, dall’11 al 14 dicembre, ancora il 18 dicembre, fino allo stop definitivo durato dal 23 marzo al 7 maggio.

Per analizzare, però, quanto queste chiusura abbiano avuto effetti - Barberini è ancora chiusa e Repubblica non aprirà prima di altre 6 settimane, cioè a metà luglio - sarà necessario attendere che Atac renda disponibili dati più aggiornati, rispetto a quelli consegnati fino ad ora.

sabato 25 maggio 2019

METRO; PIÙ DI 1 MILIONE PER RIPARARE LE SCALE MOBILI


Otto milioni e 648 mila euro, più iva: tanto costa alle casse di Atac lo scherzetto delle scale mobili. Questo è quanto emerge dalla lettura dei documenti, pubblicati finalmente ieri sul sito dell’Azienda di via Prenestina, degli incarichi affidati alla Otis - una delle grandi multinazionali di ascensori, scale mobili - dopo il caos dei mesi scorsi. 
I documenti pubblicati ripercorrono tutte le vicende: l’appalto per la manutenzione delle scale mobili assegnato Metroroma Scarl con un ribasso di poco inferiore al 50% sulla base d’asta, i disservizi, le contestazioni, la rescissione del contratto. In mezzo, ovviamente, l’incidente di Repubblica di ottobre 2018 e quelli di Barberini del 22 febbraio e 21 marzo. E, poi, il duplice  problema di trovare di corsa qualcuno che sostituisse il manutentore e qualcuno che rapidamente mettesse mano alle scale mobili per riaprire le fermate chiuse
A sostituire Metroroma Scarl dal 1 giugno 2019 al 1 giugno 2020 sarà la Schindler cui verrà corrisposto un importo di 7 milioni e 383mila euro
A questi soldi che serviranno per la manutenzione ordinaria, si deve aggiungere un altro milione e 265 mila euro, sempre più Iva, che Atac dovrà pagare a Otis per i lavori di emergenza che si stanno svolgendo in queste settimane, per un totale generale, appunto, di 8 milioni e 648mila euro. Un caro prezzo per aver aggiudicato un appalto con un ribasso del 49,73%. 
Nel documento del direttore generale di Atac, Paolo Simioni, poi, finalmente arriva un minimo di chiarezza sugli interventi che si stanno facendo e sulle scelte che l’Azienda sta portando avanti.
Si legge che a inizio maggio, Atac ha “comunicato a Otis la riperimetrazione degli impianti compresi nelle verifiche generali escludendo le scale mobili installate presso le stazioni di Termini, Colosseo e Laurentina” ma inserendone una in più di quelle inizialmente previste a Barberini e altre due in più a Repubblica. Alla fine, “il numero definitivo degli impianti” sui quali sono in corso (o si faranno) le verifiche sono “23 di cui 8 a Spagna, 6 a Barberini, 6 a Repubblica e 3 a Flaminio”.
Infine, il piccolo giallo: nell’audizione dello scorso 10 maggio in Commissione Trasparenza, Atac, su domanda precisa circa i tempi di Barberini, rispose che la stazione era ancora “sequestrata”. In realtà, la Procura ha autorizzato Atac ad effettuare “interventi manutentivi” a inizio aprile e poi ancora prorogati il 9 giugno. Cosa che però Atac ha omesso di spiegare ai Consiglieri in Commissione. 

mercoledì 8 maggio 2019

METRO, RIAPRE SPAGNA DOPO 44 GIORNI



Tirare fuori dal frigo la prima bottiglia di italico spumante: la fermata Spagna della metro A finalmente ha riaperto i battenti. 
L’evento (quasi) storico è avvenuto ieri pomeriggio: l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi, l’ormai noto Ustif, del Ministero delle Infrastrutture (competente a collaudare e dare l’ultimo ok per treni, binari, scale mobili e ascensori) ha completato le prove su tutte le scale mobili. Per il Ministero, quindi, “Atac può riaprire la stazione”. Che, pochi minuti dopo, finalmente riapre, anche se due scale mobili sono risultavano ancora ferme ieri nel tardo pomeriggio. Dopo 44 giorni consecutivi di chiusura, quindi, Spagna resuscita con 4 scale funzionanti sulle 6 esistenti. 
Poco dopo le 18, anche @infoAtac - l’account twitter dell’azienda che fornisce informazioni sui (dis)servizi quotidiani all’utenza - cinguetta: “riaperta la stazione Spagna della linea A della metropolitana. Alle ore 18, i treni hanno ripreso a fermare alla stazione Spagna. Restano, per ora, chiuse, le stazioni Repubblica e Barberini. Resta attiva, inoltre, la linea bus di supporto MA10 Termini-Flaminio”. 
Al netto dell’abituale ironia dei romani nelle risposte (“Peccato, a me piaceva il rapido Termini-Flaminio”; “Daje!! Ne mancano solo due”, “quindi per due giorni stiamo a posto”, “così? Senza avvisare? Se lo sapevo portavo le paste” e via dicendo) la speranza è che, almeno per questa volta, non si tratti di una riapertura farlocca come quella che avvenne dopo i primi disservizi registrati a Natale: nel periodo natalizio, dopo l’incidente con i tifosi russi feriti a Repubblica e la chiusura di quella stazione, Spagna e Barberini iniziarono a funzionare a singhiozzo. Tipo terno al lotto, turisti e romani non sapevano se avrebbero trovato aperte o chiuse le due stazioni. E questo giochino di aperture e chiusure random andò avanti fino alla chiusura definitiva, 45 giorni fa, di entrambe le stazioni con la creazione della Tav metropolitana fra Termini e Flaminio.
Né sono mancate le polemiche, feroci, anche grazie alle dichiarazioni del sindaco, Virginia Raggi, e di altri esponenti 5Stelle romani, come Paolo Ferrara. A dar fuoco alle polveri, in realtà, era stata l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, che, andando in tv ad Unomattina, lo scorso 10 aprile, aveva annunciato - sempre senza uno straccio di contraddittorio - l’imminente riapertura di Repubblica e Spagna prima di Pasqua. A corredo, poi, la clamorosa “scoperta” che la manutenzione delle scale mobili sembrava non essere fatta a norma ma con “fascette metalliche” invece che con la sostituzione dei pezzi. Peccato, però, che nei post e nei video del Sindaco e di altri esponenti 5Stelle romani venisse omesso che l’appalto in questione era stato creato, fatto e assegnato sotto questa Amministrazione, che il vincitore della gara si era aggiudicato l’appalto per la manutenzione con un ribasso pari al 49,73% e che i disservizi non solo erano iniziati subito ma che Atac li aveva registrati già da un anno, tanto che l’Azienda di Trasporto aveva preso la decisione di revocare l’appalto non per gli ultimi disservizi ma proprio per quelli vecchi. Con molti mesi di ritardo. 
Tutte questioni che la comunicazione social dei grillini comunali aveva riattizzato. Ora, fidando che Spagna “regga”, restano da riaprire Repubblica e Barberini, per le quali Atac non fornisce ufficialmente nessuna data.