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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 5 giugno 2020

VIA LIBERA ALLE TALPE DELLA METRO C FINO A PIAZZA VENEZIA


Finalmente, dopo mesi di attesa, la Giunta Raggi è riuscita ad approvare la delibera di Giunta per far proseguire lo scavo dei tunnel della metro C fino a piazza Venezia.
Le talpe ora possono ripartire dopo mesi di ragnatele sotto i Fori Imperiali dovuti all’incapacità amministrativa del Campidoglio di produrre gli atti necessari a sfruttare i 9 milioni di euro stanziati a novembre 2019 dal Ministero delle Infrastrutture. 
Con la delibera approvata, la Giunta ha autorizzato la modifica del progetto. Per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “oggi facciamo un ulteriore passo in avanti verso la prosecuzione di un'opera strategica per la nostra città”. 
L’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, giustifica i mesi di ritardo con un “questa è la prima approvazione di variante messa nero su bianco in completa trasparenza e dopo un attento controllo da parte di Roma Capitale” e ovviamente i ritardi sono colpa di “un impianto amministrativo disastrato, frutto di approcci sbagliati e legati a vecchie logiche”.
Le opposizioni - Svetlana Celli, lista civica; Ilaria Piccolo, Pd - alzano il tiro: “mesi di ritardo non sono un successo”.  
Difficile, però, dimenticare il lungo tira e molla che ha caratterizzato i pentastellati e la loro visione delle metro a Roma. 
Come ricorda MetroXRoma: “Dal "tubone senza fermate in centro" di Alemanno&Marino, al dirottamento a Flaminio, sempre di Marino, a chi doveva infine rappresentare una discontinuità rispetto al passato e che, invece, proprio come i predecessori ha speso tre anni a produrre "berdinate" come il mandare la Metro C a Corviale o a Circo Massimo, condite con tanta colpevole inerzia. Il tutto nonostante gli appelli dei Comitati” e della stampa a partire propri da Il Tempo, alla Raggi e si suoi assessori alla Mobilità, Linda Meleo prima e Pietro Calabrese poi, per accelerare le decisioni ed evitare che le talpe finissero tombate sotto i Fori Imperiali. Ora si apre la partita della richiesta di finanziamenti per la realizzazione della stazione Venezia vera e propria, le cui indagini preliminari sono già in corso e sono visibili anche dalla piazza.

martedì 12 febbraio 2019

METRO, LA C AVANZA. A PASSO DI LUMACA. FORI APERTA NEL 2023


In ritardo ma avanza: sintesi della Metro C. Sopralluogo, ieri mattina, dello stato maggiore del Campidoglio al completo - sindaco, Virginia Raggi, con oltre un’ora e quaranta minuti di ritardo; assessore alla Mobilità, Linda Meleo; presidente della Commissione trasporti, Enrico Stefàno; e dei vertici di Metro C - sul cantiere della fermata Amba Aradam/Ipponio.
La buona notizia è che le talpe che devono scavare i tunnel che giungeranno fino a Colosseo/Fori Imperiali, stazione di scambio con la linea B, stanno lavorando 24 ore su 24 e completeranno i loro percorsi per l’estate la prima e l’autunno la seconda, al ritmo di scavo di una decina di metri al giorno. Poi da inizio 2020 saranno realizzate le opere civili mentre successivamente seguiranno le finiture e l’impiantistica delle due stazioni.
Sempre nel 2020, “aprirà il tronchino di manovra tra Amba Aradam e San Giovanni”, ha ricordato Andrea Sciotti, il responsabile del procedimento della linea C, cioè di quella parte di galleria sotto via Sannio, percorribile dai treni, dove avverrà lo scambio da un binario all’altro cosa che consentirà di diminuire la frequenza del transito dei convogli da uno ogni 10 (anche 15) minuti a uno ogni 4, una volta a pieno regime.
E le buone notizie finiscono qui. La notizia meno buona, anzi pessima, è che si è già accumulato un altro anno di ritardo per l’apertura di Colosseo/Fori Imperiali: con Marino doveva aprire nel 2021, poi arriva la Raggi e la scadenza slitta al 31 dicembre 2022. Ora, se va bene, se ne andrà se non tutto almeno una gran parte anche del 2023: ritardi dovuti alle scoperte archeologiche e ai nuovi allestimenti di stazione a Amba Aradam (pronta la variante per la parte museale della fermata che non richiederà un finanziamento ulteriore ricadendo sotto la voce imprevisti), pre esercizio e collaudi nemmeno conteggiati nella data ufficiale di fine 2022 spostano il calendario dell’inaugurazione a 2023 ben più che iniziato.
Lo slittamento dell’apertura di Colosseo/Fori Imperiali rappresenta un fallimento politico per l’Amministrazione Raggi che, dopo un anno e mezzo di tentennamenti sulla prosecuzione dell’opera, ha finalmente preso la decisione di andare avanti nei lavori e non fermarsi a Colosseo.
A confermare lo slittamento della data di apertura è l’Ad di Metro C, Fabrizio Di Paolo, che, interrogato sulla data di apertura della tratta, a margine della visita ha risposto “speriamo nel 2023 di aver chiuso tutto. È servita una variante per la Casa del comandante”.
D’altro canto la stessa data del 2023 è contenuta nella nota stampa di Metro C spa che recita testuale “i lavori (per la tratta San Giovanni-Colosseo) sono iniziati nel 2018 e si concluderanno nel 2023”.
L’imbarazzo politico dell’Amministrazione grillina è contenuto nelle parole dell’assessore Meleo che, a fine visita ha ribadito la data formale di fine 2022 contenuta nei documenti, e nelle dichiarazioni di Pietro Calabrese, consigliere 5Stelle: “Ulteriori slittamenti dei tempi annunciati stamane dal Consorzio Metro C, legati all'adeguamento progettuale già definito per la parte archeologica nella stazione Amba Aradam, devono ancora trovare riscontro sia da parte della nostra amministrazione che da parte di Roma Metropolitane, per cui il nostro obiettivo rimane comunque l'apertura della stazione ai Fori entro il 2022”. 
Appena il caso di rimarcare che, anche fosse rispettata la data del 31 dicembre 2022, rimarrebbe comunque da fare tutto il lavoro di collaudo e messa in esercizio che, vedasi il caso San Giovanni, difficilmente porta via meno di un semestre. 
Più interessante per il futuro della linea, la questione della revisione progettuale sulla tratta successiva, la T2 che va da piazza Venezia a piazzale Clodio: dopo la lunghissima e tentennante riflessione dei grillini, ora è in atto il check sul progetto: “Con il Governo - ha detto il sindaco Raggi - c’è un’interlocuzione aperta sul finanziamento per la T2. Il suo orientamento è di finanziare solo le opere utili e io credo che questa sia fondamentale. Posso, quindi, sentirmi dire che il sostegno del Governo ci sarà”.
Resta ancora totalmente aperta, stante il biennio di lentezza decisionale dei pentastellati sul futuro della C, la questione delle talpe dopo la stazione Colosseo/Fori Imperiali. Un tema sollevato più volte dal Comitato MetroXRoma che ha evidenziato come sarebbe necessario che le due macchine non venissero fermate, come da attuale progetto, sotto i Fori imperiali ma proseguissero fino a piazza Venezia in modo tale da poter essere, in futuro, “intercettate” al momento della realizzazione della stazione Venezia e reimpiegate per proseguire i tunnel fino a piazzale Clodio. Viceversa, per MetroXRoma, fermarle a Fori finirebbe per renderle inutilizzabili in vista della futura prosecuzione della linea. Un tema che, senza il biennio di stasi dell’Amministrazione Raggi, avrebbe potuto essere anticipato insieme alla revisione della progettazione della T2. 


mercoledì 23 gennaio 2019

METRO LUMACA, ODISSEA QUOTIDIANA. E I FONDI IN ARRIVO NON BASTERANNO


Scale mobili rotte, piove nelle stazioni, salto del tornello, personale di stazione assente o così impegnato da non accorgersi di quanto avviene dall’altro lato dei vetri del gabbiotto: fino a poche settimane fa, il peggio che potesse capitare a un utente della metro era di scendere a Spagna o Barberini la mattina e non poterci risalire la sera perché chiuse all’improvviso. Ora, dall’inizio del nuovo anno, si sommano a questi disservizi, odiosi quanto quotidiani, anche un trasporto che rallenta a singhiozzo. “Metro che va singhiozzo. Si ferma ogni 4 metri. Riparte. Si ferma di nuovo inchiodando. Almeno 10 minuti tra una fermata e l’altra. Non è un viaggio di ritorno a casa , è un sequestro di persona”, scrive Michel Fabio Lopes nell’odissea quotidiana del rientro a casa sulla linea A. 
Tralasciando le vicende di scale mobili e ascensori rotti, da inizio anno si stanno verificando con sempre maggiore frequenza ritardi nella marcia dei treni, lunghe attese alle stazioni, tempi di percorrenza che raddoppiano, quando non direttamente stop alle linee. 
Scorrendo gli appelli dell’utenza alla ricerca di informazioni sull’account twitter ufficiale di Atac (@infoatac) questa lunga serie di piccoli e medi disservizi si snocciola con cadenza quotidiana: limitandosi solo agli eventi maggiori si va dalle attese di almeno 5 minuti fra un treno e l’altro, fino a tempi da treno regionale. Poi, linee rallentatissime: la A che marcia a singhiozzo quasi tutti i giorni, la B che va pianino pianino e qualche volta si ferma del tutto (8 e 15 gennaio), la C che va in lentissima agonia. E, ancora, stazioni che chiudono all’improvviso, convogli che si fermano magari con odore di bruciato. Fino agli ultimi eventi dei giorni scorsi.
Insomma, l’anno 2019 sembra essere iniziato nel segno della metro lumaca a sorpresa: oggi c’è domani non si sa. Qualcuno avanza delle spiegazioni tecniche per questa serie di disservizi, prevedendo, per altro, un loro peggioramento. 
MetroXRoma in una lunga analisi tecnica, spiega: “la Linea A soffre un problema di saturazione. L’apertura della Linea C a San Giovanni, unita ad un trasporto superficiale sempre meno efficiente e competitivo, ha comportato la formazione sempre più frequente di iperpunte. Il tentativo di far fronte a questo, cercando di aumentare la produzione del servizio, si è scontrato con i problemi intrinsechi di un’infrastruttura sottodimensionata. Sulla linea vi è un cronico problema manutentivo: la scarsa manutenzione straordinaria perpetrata negli anni, dovuta ad una lentezza amministrativa di Comune e Ministero, ha indotto un aumento dei costi di manutenzione ordinaria. Questi hanno comportano, a parità di risorse, una manutenzione ordinaria sempre meno efficace”.
Né, per altro, l’arrivo dei 425 milioni di euro per i quali il sindaco Raggi e il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, hanno siglato ieri l’accordo, sarà risolutivo: di questi fondi, solo 40 milioni saranno investiti, con tempi ancora molto lunghi, per sostituire i binari e realizzare un nuovo sistema di controllo del traffico. 


domenica 18 novembre 2018

I GRILLINI CHIEDONO AL GOVERNO ALTRI 400 MILIONI PER ROMA


Sarà interessante vedere come il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, riuscirà a far rimanere invariati i saldi della manovra economica e a mantenere un minimo di confronto (e non di scontro) con Bruxelles. Ancora non siamo arrivati al dibattito in Aula, ma già sul corpo della manovra si aggirano emendamenti squali: l’ultimo è quello, tutto interno ai 5Stelle, che chiede di stanziare un totale di quasi 400 milioni di euro per la disastrata Capitale. Si tratta di una domanda di fondi divisa in tre parti: la prima, per 55 milioni di euro da destinare al completamento della progettazione della metro C. Cui aggiungere la seconda per altri 90 milioni da destinare alla manutenzione delle linee A e B. E, infine, terza parte, un ulteriore stanziamento di 250 milioni da destinare alle buche e al verde pubblico capitolino.
Questi ultimi 250 milioni, però, da dividere in cinque anni, quindi 50 milioni l’anno. Una cifra che è meno del 10% di ciò che l’Acer stima necessario come fondo annuale da destinare al solo problema buche. Almeno, da destinare alle buche se il tema lo si vuole affrontare con interventi profondi e radicali. E, invece, nell’immaginario grillino con questi 50 milioni si dovrebbero coprire anche i costi per gli interventi sul verde pubblico. 
Per quanto riguarda la revisione del progetto della Metro C, al di là del necessario stanziamento di fondi, c’è ancora da sciogliere il nodo di cosa fare delle talpe che stanno scavando i tunnel. A gennaio 2019 dovrebbe essere completato il solaio di copertura della stazione Colosseo il che, quindi, consentirà di iniziare lo scavo dei livelli interrati, mentre proseguono anche le indagini archeologiche preventive preliminari alla costruzione del corridoio che collegherà a Colosseo la B e la C. Le talpe, invece, hanno oramai raggiunto Amba Aradam e a breve inizieranno lo scavo dei tunnel verso Colosseo e i Fori Imperiali
Il problema è cosa farne dopo. A luglio dello scorso anno, in un sussulto di lungimiranza, la Giunta Raggi ha archiviato l’idea scellerata di fermare la C a Colosseo. Ma, da allora, è calato il silenzio. Nessuna valutazione ufficialmente espressa sui due progetti presentati da Metro C per la stazione di Piazza Venezia, nessuna notizia su come dovrebbe essere costruita la tratta da Venezia a Clodio (T2). E, quindi, nessuna decisione su dove “parcheggiare” le talpe intanto che la tartaruga comunale si muova e decida. Perché se, come fino a oggi deciso, le talpe fossero lasciate sotto il Foro di Traiano, occorrerebbe un notevole sforzo ingegneristico ed economico per poter poi raggiungere piazza Venezia. “Un extra costo quantificabile in almeno 80 milioni di euro - sostiene il portavoce del Comitato MetroXRoma, Andrea Biancucci - pari cioè al costo di una intera stazione della metro C e almeno dieci volte superiore alla semplice prosecuzione delle talpe”.
Per questo, insieme al chiedere soldi al Governo attraverso gli emendamenti amici, sarebbe il caso che il Campidoglio prendesse quanto meno la decisione di far giungere le talpe e, quindi, le gallerie, direttamente a piazza Venezia. In attesa, ovviamente, che l’impalpabile guida comunale decida come costruire da Venezia a Clodio. 
Da ultimo, ancora non sono arrivati i 425 milioni di euro già promessi dal Governo per ammodernare le linee A e B della metro di Roma su cui era stato lanciato l’allarme (inascoltato) dall’ex ad di Roma Metropolitane, Pasquale Cialdini, ma qui ci si avvantaggia chiedendone altri 90. Aspettiamo con ansia i saldi del ministro Tria.