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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 10 novembre 2017

REGIONALI, LE GRANDI MANOVRE NEL PD


La data ancora non è stata fissata: la legislatura regionale, su carta, dovrebbe concludersi a fine febbraio prossimo quando si compiranno i 5 anni dalla data dell’elezione di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio. Ma le elezioni regionali sono prossime: fra marzo e maggio/giungo si voterà, forse regionali e politiche insieme, qualora il Governo optasse per un election day. E, nel frattempo, dentro il Partito Democratico sono iniziate le grandi manovre per le candidature.

La consapevolezza, fra i Democratici è netta: queste regionali sono un po’ un’ultima spiaggia. Se il Lazio passasse di mano, il Pd nel giro di un triennio dall’elezione di Ignazio Marino con il record di tutti i Municipi a guida Pd, e dal trionfale 39,17% delle europee del maggio 2014, si ritroverebbe, dopo il Campidoglio, confinato e stritolato all’opposizione anche alla Pisana. Per questo, la ricerca affannosa è quella di persone in grado di mobilitare e aggregare consenso: nomi, quindi, capaci di rivitalizzare un elettorato sfiduciato e riportare la gente a votare. 
Iniziano, quindi, a girare i primi identikit. Il primo nome della rosa è quello di Michela Di Biase, oggi capogruppo Dem in consiglio comunale. La sua candidatura, certamente uno degli elementi più forti del Pd romano, specie nelle periferie, rappresenterebbe l’icona di come si sta ridisegnando la geografia interna delle correnti dei Democratici con il forte riavvicinamento degli zingarettiani con la corrente di Franceschini, consorte della Di Biase. 
La legge elettorale regionale consente all’elettore di dare due voti di preferenza purché siano uno per un uomo e l’altro per una candidata donna e, quindi, Radio Pisana già indica il possibile ticket sul quale si starebbe lavorando: la Di Biase sarebbe affiancata con Mario Ciarla, ex marroniano, vicinissimo a Zingaretti, oggi vicepresidente del Consiglio regionale, subentrato in questa carica a Massimiliano Valeriani, passato a reggere il gruppo Dem alla Pisana. Mentre Valeriani sarebbe pronto a fare il salto alla Camera dei Deputati, sarebbe pronto a correre per la Pisana Michele Civita, fino a oggi assessore tecnico esterno di Zingaretti che lo ha avuto sia in Provincia (Territorio e Ambiente) che alla Regione (Urbanistica, Mobilità e Rifiuti). Altro giro: sempre lato Franceschini se ne andrebbe in Regione Paolo Masini, già consigliere Pd in comune nell’era Alemanno, transitato al ruolo di assessore ai Lavori Pubblici con Marino e oggi consigliere del Ministro. 
Ancora: altro nome fra quelli emersi come in procinto di candidarsi alla Pisana è quello Valeria Baglio, consigliera in Campidoglio e protegée dell’ex assessore all’Urbanistica di Marino, Giovanni Caudo, che di lei dice un gran bene. Terza nella corsa alla segreteria romana del partito, dietro il vincente Andrea Casu e il secondo classificato, Andrea Santoro, già presidente del IX Municipio, momentaneamente tornato alla sua professione di grafico dopo la nascita di un figlio, la Baglio sarebbe alla terza campagna elettorale in poco tempo. Infine, ultima casella nello scambio Campidoglio-Pisana è quella di Orlando Corsetti, già presidente del III e poi del I Municipio, oggi nelle Commissioni Bilancio, Casa e Personale. 
Diplomaticamente, ciascuno degli interpellati risponde con un: “è presto”. 
Ma, intanto, si muovono le pedine. 

martedì 4 novembre 2014

LOTITO E IL DERBY DEGLI STADI

Per lo stadio della Lazio, dieci anni fa, sono stato un antesignano e abbozzai un'ipotesi di progetto che poi mi fu tarpato su presupposti di alcuni vincoli. Sono curioso di vedere che cosa succede a quello della Roma che si trova in una condizione forse peggiore di quel progetto della Lazio”. Parola di Claudio Lotito, presidente della Lazio, a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24. 



I vincoli, ai quali fa riferimento il Patron biancazzurro e che “tarparono” il progetto di Casa Lazio, sono quelli di “esondazione controllata” del Tevere. In sostanza, in caso di piena pericolosa per Roma, parte dei terreni della Tiberina, interessati dallo Stadio delle Aquile, verrebbe utilizzata come “cassa di espansione naturale” e, quindi, sommersa dalle acque del Tevere per evitare danni peggiori in città.

Lotito, poi, ha aggiunto: “È totalmente infondato che vorrei una legge senza regole per mettere a frutto i miei terreni sulla Tiberina. Innanzitutto, non ho scelto ancora la location, ma al di là di questo, penso che uno stadio debba avere un'auto consistenza di carattere economico-finanziario, un equilibrio economico-finanziario finalizzato sia alla realizzazione che al mantenimento. Quei terreni erano un'ipotesi di lavoro. È un'ipotesi ancora vera, sono 550 ettari, penso la più grande proprietà del comune di Roma. Se quei terreni sono a rischio esondazioni? Se sono a rischio esondazione quei terreni, figuriamoci quelli che stanno sulla sponda del Tevere che è dove verrà realizzato lo stadio della Roma. Sono curioso di vedere che cosa succede, se c'è un pari trattamento”.




Il tema del rischio esondazioni è stato affrontato più volte, sia in sede tecnica che politica. Paolo Masini, assessore ai Lavori pubblici, ad inizio settembre disse: “Chiedo che parte dei fondi sia destinata a fronteggiare il dissesto idrogeologico. Non è infatti possibile realizzare un’opera di quella portata senza ricordare che proprio lì (in realtà era all’Infernetto e non a Tor Di Valle, circa 15 km di distanza) un paio di anni fa, una persona è morta per le esondazioni del Tevere”. 
Anche in sede tecnica, durante la Conferenza di Servizi, il tema è stato affrontato. L’Autorità di Bacino del Tevere, infatti, ha garantito che nella zona di Tor di Valle non si registra rischio esondazione ma ha richiesto - e il Comune lo ha inserito in delibera - un investimento, 5 milioni di euro, per mettere in sicurezza il Fosso di Vallerano (a circa 1 km a monte dell’area dello Stadio). Si tratta di un “intervento di messa in sicurezza del fosso”, con “consolidamento dell'argine del Tevere nei pressi della confluenza del Fosso” con “adeguamento geometrico e strutturale” che “dovranno contenere la portata della piena di riferimento”. 



A completare la giornata, va registrato anche un esposto in Procura contro la delibera comunale sulla pubblica utilità dello Stadio. Presentato questa mattina dai rappresentanti del “Comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento”, si chiede ai magistrati di controllare “procedure e provvedimenti per verificare illeciti e violazioni di norme amministrative e di legge”.

martedì 2 settembre 2014

IL CAMPIDOGLIO TIRA DRITTO: SÌ ALLO STADIO

Come da programma, in Campidoglio si va dritti verso la dichiarazione di “pubblica utilità” dello Stadio della Roma a Tor di Valle. 


Ieri mattina, riunione con l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, e i consiglieri di maggioranza. 
La Giunta - ha detto Fabrizio Panecaldo, coordinatore della maggioranza - dichiarerà la pubblica utilità nella seduta di giovedì”.

In realtà, fra le righe, si percepisce che i dubbi sono ancora tutti lì. 

È stata la prima riunione vera - ha detto ancora Panecaldo al termine dell’incontro - ora ci sarà da fare un lavoro tecnico e giuridico in vista di giovedì”. 

Prima riunione vera a quattro giorni scarsi dalla dead line

In Campidoglio si è deciso che da oggi a giovedì la futura “delibera di Giunta per l’interesse pubblico sarà condivisa anche con la maggioranza capitolina” con la creazione di un pool che ne esaminerà la stesura, composto dall'assessore Caudo, dal presidente del Consiglio comunale, Coratti, dai capigruppo di maggioranza, da Panecaldo, e dal presidente della Commissione Urbanistica, Stampete. 

Da sciogliere, in realtà, ci sono ancora parecchi nodi. 
A partire dalla questione della proprietà del futuro impianto: di chi sarà? Di Pallotta, attraverso una sua società controllata, così come nel progetto originario o sarà inserito nel patrimonio della As Roma, sciogliendo, quindi, un vincolo ad personam, e andando incontro alle diverse sollecitazioni che provengono da tutto il mondo politico capitolino?

Secondo dubbio: le opere pubbliche connesse allo Stadio. E, cioè, diramazione della metro B, ponte pedonale, viabilità, compensazioni ambientali, parcheggi: tutte queste innanzitutto dovranno essere sottoposte a verifica puntuale della loro natura pubblica. 
Ma, soprattutto, esse dovranno “essere inserite tutte” nel progetto definitivo. 
In sostanza, nella deliberà verrà scritto che “il mancato rispetto di una soltanto delle condizioni poste determinerà la decadenza della dichiarazione di pubblico interesse da parte di Roma Capitale”



Infine, il cronoprogramma degli interventi da realizzare: le opere “strettamente qualificanti” dovranno essere pronte per la prima partita che la Roma disputerà nel nuovo Stadio. 

Passato il 4 settembre, poi, “la delibera sarà pubblicata e i cittadini potranno fare le loro osservazioni. Infine - dice Panecaldo - manderemo alla Regione il tutto per la conferenza dei servizi” decisoria.


Sullo Stadio, dopo le polemiche di qualche settimana fa, è intervenuto nuovamente anche Paolo Masini, assessore ai Lavori pubblici: “Per quanto riguarda i settori di mia competenza chiedo che parte dei fondi sia destinata a fronteggiare il dissesto idrogeologico”.

lunedì 1 settembre 2014

STADIO, LO SCONTRO TRIBALE NEL PD

Stadio sì, Stadio no, Stadio forse. 
Più che la politica, ad essere diviso sulla vicenda della costruzione dello Stadio della As Roma a Tor di Valle è il Partito Democratico. Certo, posizioni divergenti o critiche sono state espresse a più riprese anche da esponenti della maggioranza di centrosinistra in Campidoglio, ma è all’interno dei Democrats che questa vicenda sta deflagrando in modo quasi tribale.




 Andiamo per ordine. 

Detto che di uno stadio nuovo se ne parla da quando Dino Viola prima e Franco e Rosella Sensi poi hanno guidato la As Roma e che anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito, nel 2005, avanzò una sua ipotesi progettuale nella zona nord di Roma, l’argomento venne tirato in ballo da Alemanno, il 1 marzo 2008, in piena campagna elettorale. 
Il quinquennio di Alemanno è passato con un alternarsi di dichiarazioni ottimistiche, almeno una ogni tre mesi, e di rinvii. 
In mezzo, anche la presentazione del disegno dello Stadio Franco Sensi, rimasto su carta.
Anche Marino non è rimasto immune e, complice la legge finanziaria che ha introdotto, in tre commi, delle norme per agevolare la costruzione di nuovi stadi, si ritrova invischiato nella querelle.



Vediamo, dunque, chi sono i “favorevoli senza se e senza ma”, ”, i “sì ma...”, i “contrari che Dio non voglia”.




Favorevoli “senza se e senza ma”
Stefano Pedica, ex senatore di Di Pietro oggi nel Pd, è decisamente un Dio lo vuole, si faccia, “chi parla contro è un gufo”.

Quelli che “premesso che lo Stadio è un’opportunità, ma...” ovvero i “sì, ma...”
Ignazio Marino è annoveravile fra i favorevoli e i “sì ma”: un grande entusiasmo all’inizio, con tanto di annuncio di imminente avvio dei lavori (ma forse non gli era stata chiarita la lunghezza e complessità dell’iter) e poi un sempre più intenso raffreddamento, con la decisione di ignorare del tutto le prescrizioni della conferenza di servizi su Roma-Lido e viabilità, per pretendere un prolungamento della metro B, molto più costoso.
Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica: ha definito una “genialata” lo stadio. Ma solo quello. È annoverabile fra i favorevoli politicamente ma, quando poi, smessi i panni del politico, vede le cose da professore di Urbanistica, si fa molto più tiepido.
Guido Improta, assessore alla Mobilità: uomo forte della Giunta Marino, può essere considerato un favorevole con molte prescrizioni. I maligni sussurrano che sia lui il deus ex machina del dietrofront sul trasporto pubblico.
Paolo Masini, Marta Leonori, Luca Pancalli, assessori ai Lavori pubblici, Commercio e Sport: ondivaghi. Prima hanno espresso perplessità consistenti, il giorno successivo hanno emanato una nota congiunta sullo stile “siamo stati fraintesi”.
Fabrizio Panecaldo (Pd) coordinatore della maggioranza, favorevole ma a condizione che si facciano tutte le opere pubbliche e non solo una parte.
Antonio Stampete (Pd), presidente della Commissione urbanistica: i dubbi ce li ha ma è sostanzialmente favorevole.
Dario Nanni (Pd), presidente della Commissione Lavori Pubblici: “favorevole ma”.
Pierpaolo Pedetti (Pd), presidente della Commissione Patrimonio: sì ma “le opere pubbliche vadano a bando”
Lorenza Bonaccorsi (Pd), deputata area renziana: “I tifosi meritano lo stadio ma deve essere di proprietà della Società, non di Pallotta”.
Tommaso Giuntella, presidente del Pd romano: al mattino è no, alla sera è sì: un giorno “lo stadio si farà e presto” stile ultras, poi difende Panecaldo che avanza richieste di modifiche sostanziali al progetto.




Contrari “che Dio non voglia”
A fare da apripista due personaggi di peso, entrambi ex assessori Democrat all’Urbanistica, Domenico Cecchini con Rutelli, e Roberto Morassut con Veltroni.
Il più duro è Morassut: “legge sbagliata, non è chiaro l’interesse pubblico, costi sovrastimati”.
Cecchini: “La valutazione dei costi non può essere soggettiva ma va usato il Piano regolatore e le sue norme”.
Umberto Marroni, ex capogruppo Pd in Consiglio comunale oggi deputato: il suo sì è in realtà un no: “legge sbagliata, procedure sbagliate, proprietà dello Stadio della Roma e non di Pallotta”.
Athos De Luca (Pd), presidente della Commissione Ambiente: contrario.
Annamaria Cesaretti Proietti (SeL), presidente Commissione Trasporti: costi sovrastimati e cubature esagerate.

Legambiente e Italia Nostra: ça va sans dire, contrari, contrarissimi, un ecomostro.

giovedì 31 luglio 2014

STADIO, OGGI IL D-DAY

Oggi è il D-Day dello Stadio. Oggi, in mattinata, negli uffici dell’Urbanistica all’Eur, si riunisce la Conferenza di Servizi che dovrà esaminare il progetto dello Stadio della As Roma a Tor di Valle presentato dalla Eurnova di Parnasi. Oggi, sapremo, quindi, non tanto se il progetto verrà accolto o respinto - difficile ipotizzare che i funzionari capitolini boccino completamente l’opera - ma quali prescrizioni verranno impartite ai proponenti per ottenere l’assenso del Comune al progetto definitivo. A ieri sera ancora non c’era assolutamente nulla di deciso e definito: tutto in alto mare.






Alle diverse - e spesso contraddittorie - uscite dei politici, ha fatto da contraltare l’intervista di Mark Pannes a Roma Channel ribadita a chiare lettere anche dal presidente, James Pallotta. 

Da un lato, limitandoci solo agli Assessori - in diverse circostanze, perplessità sono state espresse dai titolari dell’Urbanistica, Giovanni Caudo, dei Trasporti, Guido Improta, dei Lavori pubblici, Paolo Masini, del Commercio, Marta Leonori, e dello Sport, Luca Pancalli. In sintesi, i cinque Assessori hanno manifestato riserve sull’impatto generale che lo Stadio, e tutte le opere ad esso collegate, potrà avere sulla città. Troppe cubature richieste per un progetto carente in termini di interesse pubblico.

Dall’altra, l’intervista di Pannes che, da membro del CdA della Roma, braccio destro di Pallotta e capo dell’intero progetto Stadio, dice a chiare lettere: il progetto dev’essere valutato unitariamente, portiamo un sacco di soldi alla città in opere pubbliche e migliaia di posti di lavoro fra costruzione e successiva gestione dello Stadio ma, consapevoli anche noi che il progetto non è perfetto, siamo pronti a fare modifiche.
Ancora più netto il presidente della Roma, James Pallotta: “Questo è un progetto nell’ordine del miliardo di euro, di cui 300 milioni dedicati alle infrastrutture con finanziamenti privati. Approvare questo progetto è importante”.

Al tavolo della Conferenza di Servizi di oggi, siederanno tutti i vari capi dipartimento e capi di direzione dei diversi assessorati comunali. Non è prassi che i politici partecipino alle Conferenze di Servizio, quindi non dovrebbero esserci né Caudo né Improta, i due uomini forti della Giunta e i cui Assessorati sono più direttamente coinvolti nell’opera. Quasi tutti i direttori delle diverse branche dell’Urbanistica e della Mobilità, più Segretariato Generale, al quale è demandato il compito di scrivere la eventuale delibera da portare in Consiglio comunale, e l’Avvocatura capitolina.
Oltre loro ci saranno Atac, Ama, Acea, Eni, Italgas, Regione Lazio, Trenitalia, Asl, tre Sovrintendenze, all’Archeologia, ai Beni Culturali e ai Beni architettonici e per il Paesaggio, e l’Autorità di Bacino del Tevere.
Tutti questi tecnici devono decidere se il progetto presentato da Parnasi va accolto così com’è, respinto direttamente o accolto con modifiche.

Nel primo caso, prima si va dritti in Consiglio comunale con una delibera che dichiari l’interesse pubblico dell’opera. Dopo di che, Parnasi presenterà il progetto definitivo in Regione che ha 6 mesi di tempo per approvarlo in Conferenza di Servizi decisoria. A quel punto, si potrà iniziare a costruire.
Nel secondo caso, l’iter si ferma. Parnasi potrà solo riprendersi le carte, rifare il progetto e provare a ripresentarlo.




Nel terzo caso, invece, occorrerà vedere quali modifiche potrebbero essere richieste dal Comune. E qui la strada si fa complessa. Se sono modifiche parziali e non particolarmente significative sul progetto, Parnasi dovrà tenerne conto in sede di progetto definitivo, da presentare sempre in Regione. Se, al contrario, fossero estremamente impattanti, tanto da alterarne l’intero equilibrio economico-finanziario e, quindi, la sua sostenibilità, Parnasi potrebbe scegliere di ritirarlo, modificarlo e ripresentarlo oppure di provare la strada del tirar dritto e modificare il progetto definitivo sperando nell’avallo della Regione. In mezzo, ci sarà il Consiglio comunale che dovrà votare la delibera che sancirà l’interesse pubblico dell’opera. 
E lì occorrerà vedere quanto ila delibera sarà restrittiva: se l’Assemblea voterà un testo che rende totalmente vincolanti tutte le prescrizioni della Conferenza di oggi, il progetto dovrà essere adeguato, pena la decadenza del pubblico interesse. 


giovedì 28 novembre 2013

PIÙ CHE SALARIA, È ACQUARIA

Trascorsi cinque-dicasi-cinque giorni dalla fine delle piogge, giunti alla fine di giovedì 28 novembre, la piscina Salaria è ancora lì, impertinente e umida.
Le code di traffico sono una costante: dalla Tangenziale Est fino allo svincolo per Fidene - 2,7 chilometri in totale - si impiegano circa trenti minuti in auto e 15 in moto (anche perché è inverosimile la quantità di conducenti distratti che guidano incollati al cellulare e, quindi, non sono in grado di mantenere una linea retta di guida).

Se, quindi, in direzione centro-Raccordo, si incrocia una piscina il cui punto più profondo supera i trenta centimetri d'acqua, in direzione opposta - dal Raccordo verso il centro - allo stesso punto si incrocia una palude, forse anche più pericolosa della piscina: l'acqua planning, infatti non è uno sport salubre e consigliato per chi guida, in special modo per chi marcia su due ruote.

Il tempo, quindi, trascorre inesorabile. C'è da domandarsi cosa stia aspettando l'Amministrazione comunale per inviare squadre di operai per risolvere il problema. Forse che, dopo la stagione delle piogge autunnali (piuttosto prevedibile e certo non monsonica) Marino e il suo assessore ai Lavori pubblici, Paolo Masini, attendano con fiducia la stagione estiva sperando nell'evaporazione spontanea della piscina?

martedì 5 novembre 2013

BASTA! ALEMANNO DIMETTITI (OPS...)

Nella triade capitolina, insieme a Giunone e Minerva, entra a buon diritto - soppiantando Giove, anche quello Pluvio - il nuovo Dio romano: Marino, dio delle acque.
Cascate, cascatelle, torrenti, rigagnoli, fiumiciattoli, stagni e laghi: il Biondo Tevere e l'Aniene non sono più i due fiumi della Capitale.
Questo è l'effetto delle piogge di questa sera.
Grazie alla "splendida" manutenzione più volte annunciataci dal più tenace fustigatore dell'inefficienza della Giunta Alemanno - l'intrepido Paolo Masini - fra Roma e Venezia (con l'acqua alta) oggi non c'era differenza.

Il tragitto fatto in moto - senza che dal cielo venissimo onorati di una sola goccia d'acqua - è iniziato dalla via Salaria: 20 minuti per fare i circa 7 km della Consolare, praticamente a passo d'uomo. Causa? Un fiume in piena aveva invaso tutte e due le corsie.
E, per fiume in piena, intendiamo proprio un fiume: con guadi e isolette (i pochi tratti non allagati).

Amici, parenti e conoscenti hanno segnalato allagamenti in tutte le consolari: Tiburtina, Casilina, Prenestina, Aurelia, Appia.
Non c'è zona che si sia salvata.

Dalla Tangenziale Est scendevano allegre cascare a rallegrare la vista degli inumiditi audaci che attendevano il tram sotto la sopraelevata.
Largo Passamonti è ormai un luogo di studio per la 10km di nuoto in caso assegnassero a Roma le Olimpiadi del 2945!
Porta Maggiore è stata ribattezzata Lago Maggiore, senza nulla togliere a quello di Piemonte e Lombardia.
Scene di panico alla vista di auto con l'acqua che lambiva il pianale a piazza Vittorio dove si è ripetuta la consueta scena della preferenziale del tram usata dalle anatre per far fare pratica di nuoto agli anatroccoli.

Insomma, le solite scene di vita quotidiana che si vedono a Roma quando piove.
Si vedevano ieri con Alemanno e il refrain era: Alemanno dimettiti.
Ci hanno annunciato un maxi programma di "sturaggi" dei tombini.
Le cose sono due: o ci hanno preso in giro o li hanno presi in giro...
A questo punto, ci uniamo anche noi al coro: Alemanno, dimettiti!!!

Ops...

lunedì 16 settembre 2013

Puliti, proprio pulitissimi

A Roma, si sa, ogni volta che piove si allaga tutto.
Fino a ieri, il PD attaccava Alemanno per incapacità nella gestione dell'ordinario: non sai nemmeno fare la manutenzione ordinaria di tombini e caditoie.
 
Ora, che tocca a loro, la situazione è esattamente la stessa di prima.
Solo che, tanto per cambiare, mancano i soliti titoli ad effetto su 250 colonne, con intervista al meteorologo di turno e ai cittadini terrorizzati.
 
Per dirla alla romana: famo a capisse. L'altra volta, il 28 agosto scorso, a coprirsi di ridicolo, è stato il centrodestra. Attaccare l'Amministrazione comunale che, insediatasi da poco, deve fronteggiare una "bomba d'acqua" che costringe a chiudere l'aeroporto internazionale di Fiumicino per cinque ore, è una cosa da mentecatti.
Primo, la replica più semplice è: "io sono appena arrivato, dovevi pensarci tu fino a ieri". E non a torto.
La seconda è: "ma porca miseria, quella di ieri non è stata una pioggia normale ma una roba apocalittica". E a ragione.
 
 
 
Però, dopo quell'episodio, il prode assessore ai Lavori pubblici - pesantemente chiamato in causa - lancia il grande progetto di sturare le fogne. Spesa, 3,5 milioni di euro.
 
 
Era il 3 settembre, vale a dire 12 giorni fa.
Sono trascorsi 12 giorni e, a questo punto, sarebbe carino sapere quali fogne sono state "spomate" - per usare un'espressione di Giovannino Guareschi.
 
Ieri sera, intorno alle 23, abbiamo fatto un tour su due ruote un po' umido: via Salaria, dal Grande Raccordo alla Tangenziale, la Tangenziale fino all'uscita di via Passamonti; Scalo San Lorenzo; Porta Maggiore; Piazza Vittorio Emanuele.
Scarpe e pantaloni sono ancora ad asciugare. Però, no. Non pioveva mica. Era l'acqua delle pozze che, fastidiosamente, si infilava dappertutto.
 
Via Salaria era più o meno l'equivalente del Colorado ed era necessario prestare attenzione a tre cose: la prima, le pozze d'acqua che si incontravano lungo la propria strada. La seconda le buche coperte dall'acqua che potevano essere appena appena rischiose. La terza e più fastidiosa, all'acqua sulla carreggiata opposta per evitare il rischio di farsi una doccia fredda e piuttosto fangosa.
Le uniche imperturbabili, erano le "signorine buoncostume", appollaiate in gran copia ai margini di entrambe le carreggiate.
 
Fortunatamente, poi, il tunnel della Tangenziale - fatta salva un po' d'acqua che colava da qualche fenditura - era asciutto.
Poi, però, il disastro.
Evitata la docciona sulla Salaria, è stato impossibile evitarla a Passamonti e Scalo San Lorenzo: Velocità obbligata, i 10 all'ora per il rischio voragini. Ma non ha salvato le scarpe e i pantaloni dal diventare una spugna bagnata.
 
A Porta Maggiore, poi, in prossimità dei chiusini, abbiamo trovato un paio di lucci e due cernie che sguazzavano allegre.
C'erano carpe, invece, all'incrocio fra Viale Manzoni e via di Porta Maggiore.
 
Infine, il panorama più affascinante in ossequio alla multietnicità dell'Esquilino: il Gange era straripato o forse era lo Yangtze Kiang, non lo sappiamo. Le auto parcheggiate sui lati della piazza erano immerse nell'acqua fino ai mozzi delle ruote.
Ma lo spettacolo più intenso, era la corsia preferenziale di Piazza Vittorio, quella dove passano i tram.
I due Laghi Victoria, fortunatamente, si erano formati a monte e a valle delle due fermate, di modo che i passeggeri in attesa del fantastico trasporto pubblico romano, non rischiavano di bagnarsi per ogni veicolo che vi transitava.
 
Queste sono alcune immagini che, affascinati da questo spettacolo, abbiamo scattato, schivando i coccodrilli nascosti sotto il pelo dell'acqua
 
 
 

Tuttavia, per completare la cronaca di questa avventura in stile Indiana Jones, forse vale molto meglio un piccolo video...
 
 

 
 

martedì 20 agosto 2013

Uhcazz... Piove!


Attenzione, attenzione. È venuto giù un acquazzone a Roma. Come d'abitudine disagi, allagamenti, traffico impazzito, metro in tilt.



Abbiamo raccolto un po' di opinioni di autorevoli esponenti politici romani sul problema: "è arrivata la pioggia. Una normale perturbazione atmosferica come si registrano in tante città. A Roma, invece, diventa un evento calamitoso. Le foglie insieme all'acqua hanno ostruito le caditoie, gli allagamenti in città si contano a decine, le buche si riaprono e diventano ancora più insidiose per i motociclisti. Il traffico impazzito e la città si è paralizzata. Siamo ormai a quella che potremmo definire un normale giornata di caos ordinario. Evidentemente la giunta Capitolina, confusa, disorientata e pasticciona non riesce più nemmeno a prevedere l'ordinario avvicendamento delle stagioni", afferma Umberto Marroni del Pd.
Rincara la dose Paolo Masini, attuale assessore ai Lavori pubblici della giunta Marino: la metro "invece che un mezzo rapido di spostamento sta diventando un vero e proprio calvario". gli fa eco Massimiliano Valeriani (Pd) che parla di giorno "nero per i cittadini romani che si muovono con i mezzi pubblici" con "migliaia di passeggeri costretti ad attendere sotto la pioggia i bus sostitutivi per tornare a casa". 
Anche Dario Nanni (Pd) non ci va leggero: "Ormai spostarsi coni mezzi pubblici è diventata una roulette russa per i romani che quotidianamente devono affrontare i disagi e i disservizi del trasporto pubblico". Del resto, il servizio del metro è un "servizio 'stop and go', sembra un telegrafo settimanale. Non passa settimana senza uno stop della metro".



Insomma, chiosa ancora Umberto Marroni, "la città viene continuamente lasciata a piedi dall'inadeguatezza della Giunta a gestire la quotidianità della città. A Roma bastano due gocce di pioggia per mandare in tilt il trasporto pubblico a causa dell'incirca e della scarsa manutenzione".

E sì che siamo a metà agosto, Roma è ancora vuota e le piogge erano ben annunciate!

Ovviamente queste dichiarazioni vennero diramate e amplificate in occasione di eventi analoghi nel 2010 e nel 2012.

Oggi che al governo cittadino sono gli stessi additatori di ieri, cosa diranno di se stessi?

Insomma, chi di pioggia (e annessi) ferisce... di pioggia perisce. 



Forse è il caso che Marino smetta di pensare solo alle pedonalizzazioni... anche perché, a forza di rilanciare, il prossimo sarà l'annuncio della pedonalizzazione del Tevere?