*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Daniel Libeskind. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Daniel Libeskind. Mostra tutti i post

giovedì 2 agosto 2018

STADIO, NESSUN VERO APPROFONDIMENTO SUGLI STUDI DI TRAFFICO


In Campidoglio le bocche sono sigillate: ufficialmente nessuno sa nulla. Poi, ufficiosamente, arrivano le conferme sul (futuro) incarico per il Dipartimento Infrastrutture e Ambiente del Politecnico di Torino per l’analisi sui flussi di traffico del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. Analisi che saranno limitate solo a riguardare il già fatto e senza alcun allargamento della base scientifica dei dati. 
Il sindaco, Virginia Raggi, frena: “Ho chiesto che si cercasse - dice a Tele Radio Stereo - un soggetto terzo per fare ulteriori verifiche affinché fossimo garantiti dalla terzietà del soggetto. Questo non è stato ancora individuato. Ad oggi ci sono solo delle ipotesi”, dice riferendosi al Politecnico. Che, però, sarebbe stato scelto proprio per l’alta specializzazione del suo Dipartimento di Infrastrutture. 
Come sempre, dalla fu “casa di vetro” del Campidoglio filtrano sussurri: la frenata sarebbe legata proprio al problema del pagamento: non può essere il Comune a pagare con soldi pubblici il Politecnico (o chi per esso) per esaminare un progetto privato modificato proprio su disposizione del Comune stesso. 

E filtra anche da più di qualche autorevole fonte che al “soggetto terzo”, per usare l’espressione della Raggi, non verrà chiesto altro che di riguardare gli esistenti studi sul traffico già allegati al progetto vagliato dalla Conferenza di Servizi. E questo nonostante le intercettazioni di Parnasi che si raccomanda con i suoi di non parlare del caos traffico dopo il taglio del Ponte di Traiano. 
Niente nuove simulazioni, niente approfondimenti veri, niente ulteriori studi con orari di ingresso e di uscita dallo Stadio: troppo alto, evidentemente, il rischio che l’allargamento della base dei dati scientifici non confermi la bontà delle decisioni della Raggi e dei 5Stelle sul taglio delle opere pubbliche operato per poter diminuire le cubature a compensazione, tagliare le tre torri di Libeskind e vendersi un hashtag su twitter. Meglio cercare un terzo che garantisca una bella pacca sulla spalla: il “soggetto terzo”, quindi, se sarà confermata l’indiscrezione, dovrà solo limitarsi a guardare gli studi già effettuati e, possibilmente, dire che possono anche andare bene. 
A questo punto, però, se realmente sarà questo il compitino da fare, la domanda investe la necessità di un “soggetto terzo”: in Campidoglio c’è Roma Servizi per la Mobilità con 55 fra dirigenti e quadri, i dipendenti di Risorse per Roma (623) più 180 fra funzionari dirigenti tecnici (29), ingegneri (147), esperti di pianificazione e gestione di reti di trasporto (sono 2) e esperti in pianificazione urbanistica e progettazione di infrastrutture (2 anche qui). In totale fanno più di 850 persone qualificate. Eppure, senza gara d’appalto, senza bando, alla chetichella si ricorre a un “soggetto terzo”. Quando si dice, la fiducia nei propri dipendenti…

mercoledì 5 ottobre 2016

STADIO SENZA TORRI, TRENI E PONTI

Lo Stadio della Roma si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della Metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi – finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio – avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all’avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Paransi.
Una rivoluzione urbanistica che il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l’assessore grillino all’Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le torri dell’Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell’ingombrante scheletro delle Torri dell’Eur. C’è un sottile e assai complesso filo rosso che lega la storia delle Torri dell’Eur con quella dello Stadio di Tor di Valle. L’abbandono del progetto di fare dei grattacieli vicino il Laghetto il quartier generale di Telecom, libera una casella nel grande domino dello Stadio. Sembrano storie diverse, lontane, ma così non è. La seconda mossa di questo risiko urbanistico è quella del ricorso al Tar contro la decisione di Berdini di revocare il permesso a costruire all’azienda telefonica. Ricorso che non impedirebbe a Telecom di sciogliere la società con Cassa Depositi e Prestiti e di lasciare le Torri dell’Eur al loro destino. Davanti al Tar, però, il rischio è che gli atti della Giunta Raggi vengano annullati facendo tornare i due palazzi pronti per un nuovo «inquilino».

IL RUOLO DELLA BANCA 
A dar retta ai boatos capitolini potrebbe essere Unicredit già tirata in ballo per l’acquisizione di una delle tre torri progettate dall’archistar Daniel Libeskind, che dovevano venir su accanto allo Stadio come compensazione per le opere pubbliche, da utilizzare come centro direzionale della banca. Questa compensazione – sempre a dar retta ai funzionari del Campidoglio – avrebbe permesso al costruttore Luca Parnasi di fare pari e patta dei circa 500 milioni di euro della sua esposizione debitoria proprio con il gruppo Unicredit. Il 26 luglio 2016 il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino, «esce» da Unicredit. Il dirigente non sarebbe stato solo l’uomo che ha guidato il passaggio del pacchetto azionario dell’As Roma dai Sensi agli americani, ma anche il riferimento del Gruppo Parnasi dentro l’Istituto. Il 3 agosto 2016 Unicredit vara un piano di riassetto delle società del Gruppo Parnasi: con questo atto, di fatto, al costruttore rimangono in mano alcune aziende. La principale è la Eurnova, proprietaria dei terreni di Tor di Valle e partner della Roma nell’affaire Stadio. Insistenti indiscrezioni raccolte da Il Tempo in ambienti capitolini narrano di Unicredit pronta a «mollare» una delle tre torri dello stadio per traslocare, a costi molto più bassi, dentro quelle di Ligini all’Eur, che tornerebbero sul mercato qualora il Tar annullasse gli atti della Giunta Raggi. Tutto questo modificherebbe sostanzialmente le pre-condizioni economiche dell’affare Stadio. Fino a 6 mesi fa, Parnasi doveva portare a casa l’impianto come da progetto con le tre torri tutte intere, visto che una era già «assegnata» a Unicredit. La ristrutturazione agostana del debito e il «bonus» che Parnasi percepirà dalla Roma se il progetto verrà approvato in via definitiva avrebbero, di fatto, «messo in sicurezza» il costruttore. Che, quindi, ora potrebbe sedersi al tavolo delle trattative con il Comune con maggiore serenità.

IL GIOCO DI BERDINI 
L’Assessore grillino, per modificare il progetto, aveva una sola strada istituzionale: portare una nuova delibera in Consiglio comunale che cambiasse quella votata sotto Marino, diminuendo le cubature assegnate ai proponenti. Nelle sue dichiarazioni rese in occasioni ufficiali e non, Berdini ha sempre fatto fuoco e fiamme contro il progetto Stadio, definito uno «scempio urbanistico» costruito «in un deserto». Il 29 luglio, gli uffici comunali gli hanno fornito l’arma per sopprimere quello «scempio» ma lui non ha ritenuto di premere il grilletto: sulla sua scrivania è arrivata una relazione (prot. 141124/2016) letta da Il Tempo, in cui si mette nero su bianco che il progetto non rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse. Quale occasione migliore per bloccare tutto rispedendo il dossier al mittente? Eppure Berdini non ha approfittato di un rigore a porta vuota. Sarebbe interessante capire perché. Sicuramente le vicende Olimpiadi, Torri dell’Eur e Fiera di Roma avrebbero reso difficile per la Raggi esprimere un altro «no» anche allo Stadio, dato che i tifosi non guardano tanto al voto espresso nelle urne ma al colore della maglia. Inoltre, il rischio di esporre il Campidoglio a una causa di risarcimento miliardaria – già ventilata nei mesi scorsi da ambienti romanisti – era troppo elevato. Però, a pagina 21 della relazione firmata dall’architetto Vittoria Crisostomi (la stessa che rappresenta il Comune in Conferenza di Servizi), si scrive che il progetto, nel calcolo della Superficie Utile Lorda, chiamata Sul (ovvero il parametro sul quale si calcola lo sviluppo in termini di cubature che un terreno può avere) non rispetta le norme e soprattutto viola le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. Ma Berdini, come detto, ha preferito spedire il dossier in Regione dove si è aperta la pratica nella Conferenza di Servizi. L’ok finale alle nuove condizioni sarebbe per Berdini un gran risultato che gli eviterebbe critiche sia dai tifosi grillini che dai romanisti.

I PILASTRI 
Tre sono, secondo quanto si apprende, i pilastri sui quali Berdini dovrebbe basarsi per ottenere la cancellazione di due torri su tre. Il primo sono i calcoli per la «Sul». Il secondo è il problema dei parcheggi. Il terzo, il ponte carrabile sul Tevere a Parco de’ Medici con annessa strada di collegamento fra questo e l’asse via del Mare/Ostiense. Per quanto riguarda le cubature, già quando venne presentata la bozza di progetto a giugno 2015, gli uffici capitolini ravvisarono una serie di errori macroscopici. E anche nel dossier definitivo di maggio 2016, secondo la stessa «relazione Crisostomi», ci sono nuovi errori: i progettisti hanno escluso dal calcolo della «Sul» tutta una serie di elementi, come «serre, locali tecnici, spazi interamente chiusi come gli androni», lasciando dentro solo quelli che producono utili. Questi errori fecero infuriare Pallotta e costarono la poltrona al responsabile del progetto Mark Pannes che, a dicembre 2015, venne sostituito da David Ginsberg e i proponenti chiesero a tutti i tecnici di ricalcolare esattamente la «Sul».

ABBAGLI E PARCHEGGI 
Le imprecisioni che vengono ravvisate dagli uffici comunali anche nella versione 2016 del progetto potrebbero portare a una revisione dei metri cubi e, di conseguenza, a una riduzione del cemento rispetto al progetto presentato. Secondo paletto: i parcheggi. Sarebbero insufficienti, secondo gli uffici, a garantire il rispetto delle norme per la parte stadio e per l’area commerciale. La nuova Tor di Valle, infatti, deve essere considerata anche come una zona commerciale e, quindi, avere dei posti auto dedicati: non si può evitare una potenziale sovrapposizione fra chi va allo Stadio per una partita che si giochi in contemporanea all’orario di apertura dei negozi e chi invece vuole andare a fare shopping nei centri all’interno dell’impianto. Il risultato, perciò, dovrebbe essere un aumento della superficie da dedicare ai parcheggi. Che, per compensare, verrebbero affidati nella gestione e negli incassi ai proponenti (Pallotta e Parnasi) cambiando l’attuale delibera che prevede i posti auto come opera compresa fra quelle obbligatorie per legge (a standard) e non tra quelle di pubblico interesse. Ma c’è di più. Si potrebbe aprire anche un potenziale contenzioso: per assegnare la gestione di un servizio come i parcheggi occorre una gara d’appalto e non un affidamento diretto.

IL PONTE NON C’È PIU 
Il terzo passaggio che potrebbe essere tentato dal Campidoglio per ridurre le cubature date in compensazione alla Roma è contemporaneamente il più delicato e il più impattante. Ed è la cancellazione del ponte carrabile sul Tevere con svincolo sulla Roma-Fiumicino e con la strada di collegamento con Stadio e via del Mare/Ostiense. Il risultato composto di questi tre pilastri, quindi, diviene una variazione enorme della cubatura data a compensazione ma anche una altrettanto enorme riduzione delle opere sulle quali si basa non solo l’interesse sportivo della As Roma ma l’interesse pubblico della città: almeno due torri potrebbero andar via. Con un risparmio per il duo Parnasi-Pallotta, fra costo delle due torri e quello del ponte, che supera il mezzo miliardo di euro e una diminuzione del valore delle opere pubbliche che scendono da 445 milioni di euro a 340.

LA CONFERENZA FINALE 
Tutto questo valzer verrebbe fatto in Conferenza di Servizi e «reggerebbe» ad una sola condizione: l’accordo del Campidoglio con il presidente americano e il costruttore romano. Se Pallotta e Parnasi si opponessero in sede giudiziale chiedendo il rispetto della delibera di pubblico interesse del 2014 e dei suoi «paletti», Berdini potrebbe trovarsi in difficoltà. Ma l’intera operazione fra Torri dell’Eur e Unicredit muterebbe in modo fondamentale il quadro economico. A nessuno, a questo punto, converrebbe irrigidirsi. Soprattutto ai «proponenti» che non trarrebbero più giovamento da un progetto divenuto troppo ingombrante e poco vendibile. Non sarebbe più nell’interesse di Eurnova, qualora Unicredit «mollasse» davvero il presunto acquisto di una delle torri di Tor di Valle, spingere per la conferma complessiva del progetto. Da bravo imprenditore, Parnasi è uomo abituato a trattare e nulla fa ipotizzare una sua resistenza a questo nuovo assetto. Dal lato As Roma – contattata da Il Tempo – il discorso si rivela molto semplice: lasciateci fare la parte sportiva del complesso, a partire dallo Stadio, se poi spendiamo di meno, siamo più contenti. In Conferenza di Servizi, quindi, questi possibili nuovi accordi verrebbero fatti passare per prescrizioni e inseriti in variante. Se tutto quello che abbiamo fin qui rivelato dovesse verificarsi per Berdini sarebbe l’apoteosi: andando in Consiglio comunale, l’assessore farebbe votare all’Aula una variante che riscriverebbe anche parzialmente la delibera Marino, prendendo atto che sono intervenute delle modifiche accettate da tutte le parti. E il gioco è fatto.

domenica 28 giugno 2015

STADIO: TRE TORRI DA RECORD

Il progetto per lo stadio della Roma a Tor di Valle prevede, oltre l’impianto sportivo vero e proprio e i campi di allenamento, anche una parte di spazi commerciali e di uffici necessari
a titolo di compensazione per il raggiungimento dell’equilibrio economico del piano, visto il consistente investimento in termini di opere pubbliche richiesto dal Comune.
Gli spazi commerciali e di uffici sono divisi in due parti: il Business Park e il Convivium. Il primo è costituito dalle tre grandi e avveniristiche torri disegnate da Daniel Libeskind,
 l’architetto che ha, tra l’altro, ideato il One World Trade Center, l’eccezionale struttura che ha preso il posto delle Torri Gemelle di New York. Il secondo, il Convivium, è una serie di edifici bassi, destinati in parte ad uffici in parte a negozi e hotel. A coordinare i lavori di progettazione, la Lend Lease, la società australiana fra le aziende di punta a livello mondiale in questo settore, e il manager Sviluppo, la Parsitalia Real Estate, società del gruppo Parnasi. Insieme a loro, a progettare Convivium e Business Park, oltre 30 diversi studi e società: dalla Arup, che segue la progettazione ingegneristica, a Libeskind, Studio Altieri, Officine Verdi SpA per le strategie energetiche; lo Studio Nozzi per la sicurezza e l’antincendio.






IL CONVIVIUM
Otto sono gli edifici del Convivium: 6, più piccoli, con una pianta inscrivibile in un rettangolo di circa 30 metri per 20; e due più grandi, il primo da circa 120 metri per 75, e il secondo da circa 106 per 30. I disegni e le specifiche di dettaglio di questi progetti - sui quali stanno lavorando un gran numero di studi di architettura italiani, da Busnengo/Stravato a Cordeschi/Accame, da Tamburini a Bichiara a Piuarch - saranno disponibili più in avanti nel tempo, una volta concordati i dettagli con i futuri acquirenti.















LE TRE TORRI DI LIBESKIND
Per quanto riguarda le tre torri di Libeskind, esse occuperanno una superficie totale di circa 177 mila metri quadri. 
La prima, con una superficie di 57 mila 143 metri quadri, sarà alta 42 piani, raggiungendo, nel punto massimo, i 192 metri. Piano terra e i primi due piani saranno la “main lobby”, e da lì in poi, si situeranno uffici dal terzo al sedicesimo piano e, poi, ancora dal ventesimo al trentanovesimo. I piani 17 e 18 saranno dedicati alle “amenities”, aree di relax e ristoro, mentre i piani 19, 40,
41 e 43 saranno piani tecnici. La torre numero 1 è anche la più “verde”, una delle facciate, infatti, sarà realizzata a bosco verticale dal piano terzo al ventiseiesimo, mentre la facciata opposta sarà sempre verde ma dal 18esimo piano fino all’ultimo
La torre numero due, la più - si fa per dire - “piccolina” coprirà una superficie di 51mila metri quadri e spicci, raggiungerà i 168 metri per 37 piani in totale. Anche qui, terra e piani uno e due saranno la “main lobby”, le “amenities” saranno collocate nei piani 16 e 17; gli uffici tecnici al 18esimo e poi ancora al 35, 36 e 37esimo piano. Tutto il resto, uffici. Il “bosco verticale” andrà dal ventiseiesimo all’ultimo piano.
Infine, la terza torre, la più imponente. Sessantotto mila 572 metri quadri di superficie, con un’altezza totale di 221 metri nel punto più alto per 49 piani. “Main lobby” collocata sempre fra piano terra, primo e secondo; poi uffici, dal terzo al ventesimo piano; le “amenities” ai piani 21 e 22; il piano tecnico al ventitreesimo; ancora uffici fino al 44esimo piano; tre piani tecnici e, infine, l’elemento forse più spettacolare: altri due piani di “amenities”, il 48 e il 49, con la vista che spazierà non solo sullo stadio ma sull’intera città. Le due torri più alte, la 1 e la 3, batterebbero entrambe, infatti, il record di edificio più alto a Roma, oggi detenuto dalla Torre Telecom del Laurentino che si “ferma” solo a 178 metri. Per fare un raffronto con due edifici non lontani: le due torri site di fronte il Centro Commerciale Euroma2, sono alte 120 metri, con quella Eurosky che raggiunge i 155 se si considera l’antenna.
Anche per queste tre torri come per gli edifici del Convivium, i dettagli di progetto verranno resi noti solo in un secondo momento, quando saranno conclusi gli accordi con i compratori.

ENERGIA
Ovviamente, un complesso così imponente ed esteso dovrà essere dotato di un apposito sistema di approvvigionamento per l’energia elettrica. Per questo, nel progetto è prevista la creazione di una stazione di trasformazione elettrica, di circa 2300 metri quadri, posta all’interno di uno dei parcheggi (il cosiddetto “P7”) e che sarà totalmente recintata con un muro perimetrale di 7 metri e mezzo di altezza cosicché l’interno non sia visibile da fuori.

LE AREE VERDI
In sede di presentazione alla stampa (e al Comune) del progetto, da parte della Roma è stata posta grande attenzione alle aree verdi e ai parchi. Intorno allo stadio e all’intero complesso, infatti, è prevista la realizzazione di ben tre parchi: uno cosiddetto “urbano” contemporaneo, uno “fluviale” e uno “a carattere agricolo”. In totale, quindi, saranno 42 gli ettari a verde, poco più della metà di Villa Borghese (80 ettari).
Vediamo nel dettaglio cosa dice il progetto.
Innanzitutto, gli spazi verdi saranno realizzati con le terre di scavo risultanti dai lavori per realizzare le costruzioni. In secondo luogo, verranno scelte piante autoctone o adattate in grado di limitare le necessità idriche.
Il “parco urbano contemporaneo”, superficie di 7 ettari, avrà la funzione di cerniera tra le aree verdi e l’area dello stadio e del business park. Per creare scorci suggestivi, verranno alternate ampie superfici a prato con gruppi di alberi. Le piante scelte saranno per lo più di specie mediterranee (verbena, echinacea, achillea, rosmarino, pitosforo, salvia, mirto, ginestre),  selezionate per proprietà cromatiche delle fioriture e del fogliame e sarà predisposto un sistema di irrigazione a goccia per le alberature (arancio, mandarino, melograno, tiglio, acero, cipresso, querce).
Il “parco a carattere agricolo”, 24 ettari, sarà “il polmone verde” dello stadio e prevede, a livello progettuale, il restauro dei casali esistenti e la possibilità di realizzare una fattoria didattica e orti urbani. 
Il “parco fluviale” corre lungo la sponda destra del fiume Tevere, copre circa 11 ettari e, oltre la pista ciclabile e il ponte ciclopedonale, prevede un approdo sull’acqua attrezzato per il trasporto fluviale. La vegetazione è composta da speciale igrofile tipiche delle zone umide, da varie specie di salici agli iris, dal pioppo all’olmo. Parco fluviale e parco agricolo non saranno irrigati e prevedono arredi in stile rustico. Oltre questi tre
parchi, sono previsti una serie di interventi “verdi” interni a tutto il complesso: si va dalle pavimentazioni dei parcheggi a raso, realizzati con superfici drenanti e dotati di diversi tipi di alberi (che faranno anche ombra alle macchine), ad aiuole e alberature ornamentali, pergolati nelle piazze e nelle aree del Convivium e del Business Park.

L’ILLUMINAZIONE

L’impianto di illuminazione dovrà assicurare un’illuminazione completa nelle aree pubbliche attorno allo stadio, ossia il parco urbano, il business park, il piazzale dello stadio e i parcheggi. Nelle aree verdi a carattere più naturalistico come parchi fluviale e agricolo, l’illuminazione è invece presente in misura minore e localizzata lungo gli assi principali. Nei parchi sono previsti pali da 5 metri con pannelli fotovoltaici; sempre da 5 metri saranno i pali di illuminazione nelle strade, mentre gli edifici saranno illuminati con apparecchi disposti a terra lungo il perimetro dei fabbricati. 

mercoledì 15 aprile 2015

ECCO LA SQUADRA DELLO STADIO DELLA ROMA




La trivella è ancora lì, all’opera. Spostata, rispetto a venerdì scorso, di un centinaio di metri. 



La comunicazione di avvio dei sondaggi, presentata lo scorso 26 marzo al Municipio, riporta l’inizio degli scavi per il 6 aprile, Pasquetta, e una previsione di durata di 60 giorni, quindi con termine ultimo il 5 giugno. Sette le particelle catastali interessate dalle trivellazioni, tutte di proprietà del Gruppo Eurnova. 

La comunicazione di avvio dei
sondaggi presentata al Municipio IX
E il 15 giugno, 10 giorni dopo la conclusione dei sondaggi geologici, c’è l’impegno, da parte dei proponenti, di presentare al Campidoglio i definitivi. Definitivi che, va ricordato, devono essere corredati di tutti i calcoli strutturali degli edifici, dei parcheggi, ponti e via dicendo, per poter essere accolti come tali dal Comune e, quindi, dopo l’esame preliminare, girati alla Regione per l’avvio della Conferenza di Servizi definitiva.

Tanto che, ieri, la Roma ha diffuso ufficialmente la notizia dell'avvio dei sondaggi effettuati dalla Geores: "In funzione delle caratteristiche che abbiamo rilevato attraverso le prime perforazioni - afferma Claudio Vercelli, direttore generale Geores - verranno forniti i parametri corretti agli ingegneri strutturisti che dovranno progettare e dimensionare l'opera, in questo caso le strutture che sorreggeranno lo Stadio". 
Iniziano anche a filtrare i nomi di alcuni dei progettisti che stanno, da pochi giorni, iniziando a lavorare sui diversi edifici. Oltre gli arcinoti Dan Meis e Daniel Libeskind, rispettivamente (futuri) autori dello Stadio vero e proprio e delle tre torri che saranno il cuore del Business Park, sarà Paolo Desideri, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana a Roma 3, a occuparsi del progetto dello svincolo autostradale con ponte sul Tevere, del ponte ciclopedonale sempre sul Tevere e della nuova stazione della Roma-Lido.
Lorenzo Busnengo, invece, insieme alla Gesvim, società strettamente legata a Errico Stravato, ex direttore del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma sotto la Giunta Alemanno, procederà alla progettazione delle opere di urbanizzazione. Altro fiore all’occhiello: la Arup, una delle più importanti società internazionali di progettazione strutturale (sua, fra le varie, la progettazione strutturale dell’Allianz Arena e dello Stadio del Valencia, per il quale ha curato anche il disegno architettonico e l’antincendio). A supervisionare e coordinare il tutto, come già detto nei giorni scorsi, la Lend Lease, società australiana specializzata proprio nell’attività di coordinamento di progetti complessi.

In realtà, nonostante questi grandi nomi che rassicurano circa la volontà di imprimere un’accelerazione al progetto, restano aperte le questioni legate proprio ai calcoli strutturali. Concludendo i sondaggi il 5 giugno, appare molto vicino al miracolo che, dopo soli 10 giorni, i proponenti siano in grado di presentare i definitivi di tutte le opere corredati dei calcoli strutturali. Tanto che, secondo “radio Stadio”, appare più probabile che si possa trattare di un “preliminare molto avanzato” i cui calcoli strutturali potrebbero essere oggetto di successiva revisione all’esito della relazione geologica o comunque in corso d’opera. Voci di corridoio, tutte da confermare, indicano comunque forte la volontà di rispettare i termini e di consegnare al Campidoglio i progetti di Stadio, di una delle tre torri, delle aree commerciali e delle infrastrutture di viabilità entro il 15 giugno.




“Il Comune è interessato a un intervento di qualità, e la qualità non è solo estetica ma caratterizza tutto il processo, tutte le fasi. Fino a oggi – afferma l’assessore all’Urbanistica di Roma, Giovanni Caudo - tutto il processo è stato svolto con il massimo rigore e assicurando qualità, tecnica e amministrativa ad ogni fase e rispettando i tempi di legge. Ci aspettiamo che, ancora di più in questa fase attuativa, la qualità sia il criterio guida per i progetti definitivi e per la realizzazione dell'intervento nel suo complesso”. Letto fra le righe della diplomazia: attenzione che i tecnici comunali non sono degli sprovveduti. 

Il mese (circa) annunciato come il tempo che il Comune si prenderà per l’esame preliminare delle carte (prima di darle alla Regione), servirà a valutare proprio questo aspetto, oltre che la rispondenza dei progetti ai dettami della Delibera di Pubblico interesse.

venerdì 1 agosto 2014

STADIO, ECCO IL "PREZZO" DEL COMUNE

COSA CHIEDE REALMENTE IL CAMPIDOGLIO PER DIRE SÌ AL PROGETTO PARNASI

La partita è iniziata ieri mattina con l’apertura della Conferenza di Servizi preliminare che deve esaminare lo studio di fattibilità presentato dalla Eurnova, società del Gruppo Parnasi, per la realizzazione dello Stadio della As Roma a Tor di Valle.
Si va, come anticipato da Il Tempo, verso un sì all’interesse pubblico ma pesantemente condizionato da molte prescrizioni.
Andiamo per ordine.





Primo tempo, in mattinata, con tutti i responsabili dei diversi uffici tecnici capitolini interessati. Secondo tempo, dalle 3 fino alle 6 del pomeriggio, con tutti gli altri Enti che, in qualche modo, hanno voce in capitolo nella vicenda.
Secondo lo staff dell’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, prima di lunedì o martedì difficilmente la Conferenza terminerà i suoi lavori. Altre voci parlano di tempi più lunghi.
All’incontro era presente un nutritissimo gruppo di funzionari del Gruppo Parnasi, dall’avvocato Giovanni Valeri a uno dei progettisti, Lorenzo Busnengo, a guidare una pattuglia di una quindicina di persone.
Domani nuovo round dei soli funzionari capitolini ai quali si affiancherà l’Urbanistica della Regione.


Molte le problematiche emerse in questo primo incontro e queste sono le prime prescrizioni che potrebbero interessare il progetto.
Primo problema, la sostenibilità urbanistica: perplessità sull’estensione della proprietà Parnasi sul totale dell’area interessata dall’intervento, circa il 50%.
Anche il Commercio ha espresso prescrizioni: primo punto, le attività commerciali previste, rimanendo aperte anche al di fuori delle partite, fanno scattare le norme previste per la creazione di centri commerciali, quindi parcheggi dedicati e aree carico scarico merci. 
Costi delle opere pubbliche: dalle verifiche effettuate dal Campidoglio, il costo, preventivato in 270 milioni di euro da Parnasi dei quali 50 coperti dal privato e 220 da coprirsi con cubature aggiuntive, viene ritenuto decisamente sottostimato anche perché manca ancora la relazione geologica.


Espropri: manca il piano particellare, quindi difficile fare valutazioni e procedere con l’iter degli espropri e quindi non si può esprimere un parere.
Grande nodo, la mobilità e infrastrutture. Il Comune chiede di: rivedere il progetto su Via del Mare e via Ostiense, unificandole dal Raccordo a viale Marconi e rivedendo le rotatorie fra il GRA e via Sanzotta; di prevedere interventi di trasporto sulla Roma-Lido di Ostia che portino la frequenza a 12 treni l’ora, escludendo il prolungamento della Metro B; di adeguare le connessioni pedonali fra la stazione di Tor di Valle e lo Stadio. Altre perplessità nascono dai parcheggi. Tema connesso con il trasporto pubblico, maggiore l’uno e minore è il privato, sia il costo (10 € a partita) che favorirebbe la sosta selvaggia che la dislocazione delle vie di uscita destano preoccupazione per l’uscita degli spettatori.


Desta, infine, grande preoccupazione, per i funzionari dell’Assessorato all’Ambiente, anche la questione della Riserva naturale della Tenuta dei Massimi e la parte progettuale ambientale ritenuta poco chiara. Inoltre, gli elaborati presentati non sono un vero e proprio rilievo dell’esistente: non è chiaro quali aree effettivamente saranno interessate dagli interventi ambientali. 


In mattinata, il sindaco Marino ha incontrato l'architetto Daniel Libeskind e il costruttore Luca Parnasi: “Sono stato molto chiaro: vogliamo essere certi dell'utilità pubblica dell’opera, vogliamo certezze sulle volumetrie da aggiungere e abbiamo delle perplessità. Vogliamo un trasporto su ferro, con una metropolitana di superficie, che ci possa garantire una migliore viabilità”.