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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 gennaio 2019

STADIO; IL MINISTRO TONINELLI: "GOVERNO FARÀ IL PONTE DI TRAIANO"


Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Parola di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che, intervistato da RadioRadio, ha accennato al problema della costruzione del Ponte di Traiano, croce e delizia del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
In attesa della relazione finale del Politecnico di Torino che dovrà fugare i dubbi sulla mobilità del progetto così come modificato dalla Raggi e dai suoi, è sempre il Ponte di Traiano lo snodo attorno al quale si articolano tutte le questioni, politiche e tecniche.
Toninelli ha citato il premier, Giuseppe Conte, che, sempre su domanda di RadioRadio, nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, aveva fatto outing, “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione” e, sul Ponte, aveva detto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”.
E, attorno al Ponte, gira di fatto anche la relazione del Politecnico di Torino che, ovviamente, il Ponte non lo cita mai (non potrebbe da contratto) ma lo rende, almeno nella relazione preliminare, il gran convitato di pietra. 
Stesso discorso anche nei due Municipi, IX e XI, che, prima del voto finale in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica, dovranno esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sul progetto. E, i mal di pancia interni ai 5Stelle sono tutt’altro che sopiti.
Insomma, quando Conte a RadioRadio, disse: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato” forse non si è reso conto della contraddizione insita nelle sue affermazioni. Se il progetto nella versione Raggi fosse davvero stato migliorato rispetto alla versione Marino, non si spiega davvero come mai ci sia tutto questo gran dibattersi attorno all’unica vera decisione che la Raggi ha assunto: il taglio del Ponte di Traiano (e della metro) per arrivare a ridurre le cubature (le “tre torri” di Conte). Un taglio che, evidentemente, anche per il Governo tanto buono non deve essere se “l’opera è attenzionata, se è un asse strategico, questo Governo lo farà”, con il copyright misto Conte/Toninelli.
In fondo, però, l’attuale Governo del Cambiamento sta seguendo pedissequamente la strada già intrapresa dai suoi predecessori, in questo caso, due ministri Pd del Governo Gentiloni.
Fu Luca Lotti, fedelissimo di Renzi e ministro dello Sport, a sbloccare l’impasse della Conferenza di Servizi con la famosa telefonata in cui annunciò la volontà di Palazzo Chigi di realizzare il Ponte di Traiano. Un annuncio cui, poi, seguirono anche le esternazioni del collega di Lotti, Graziano Delrio, predecessore di Toninelli alle infrastrutture. Entrambi si dissero pronti a porre sulle spalle del Governo l’onere di finanziare il Ponte di Traiano. Ovviamente, all’epoca il Governo Gentiloni era in uscita e le promesse elettorali costano poco, specie se poi non si è più al governo per mantenerle. 
Oggi Conte e Toninelli, al contrario, sono all’inizio dell’avventura alla guida del Paese e le promesse potrebbero essere portate all’incasso in tempi rapidi, specialmente se la relazione finale del Politecnico di Torino non fosse tutta bella, bella, bellissima ma non si discostasse troppo dal “catastrofico” della versione preliminare. 

sabato 29 dicembre 2018

METRO, IN ARRIVO I 425 MILIONI DEL GOVERNO


L’annuncio risale al maggio 2017: il Campidoglio stimava in 1 miliardo i fondi necessari per ammodernare le linee A e B della metro ma dal Governo stanziarono solo 425 milioni di euro. Ora, a distanza di quasi 20 mesi da quel primo annuncio, finalmente viene chiuso l’accordo fra il Comune e il Ministero delle Infrastrutture
L’annuncio dell’approvazione in Giunta dello schema di convenzione fra Roma e il Mit l’ha dato direttamente il Comune che ha anche specificato la ripartizione delle somme. 
Nella nota diffusa si legge che verranno stanziati “oltre 134milioni di euro per la fornitura di 14 treni per le linee A e B; circa 184 milioni di euro per le banchine di galleria, impianti anti incendio e interventi di adeguamento dell’alimentazione elettrica; 66 milioni di euro per la manutenzione straordinaria del materiale rotabile; 36 milioni di euro per il rinnovo materiale rotabile della tratta Anagnina-Ottaviano; circa 5milioni di euro per un sistema di controllo del traffico treni e pannelli informatici agli utenti”. 
Questi interventi erano stati inseriti da Roma Metropolitane, all’epoca guidata da Pasquale Cialdini, nell’elenco delle opere da finanziare per la “cura dell’esistente”: oltre gli interventi annunciati dal Comune ieri, Roma Metropolitane ne prevedeva altri per un totale di due lotti, uno per la linea A, 550 milioni di euro, e uno per la B da 510 milioni, per un totale di un miliardo e 60 milioni di euro.
Ora, finalmente, arrivano intanto questi fondi che consentiranno di rimettere un po’ in sesto un servizio, quello del trasporto in metro, che nelle ultime settimane è stato profondamente sconvolto prima dalla chiusura delle stazioni di Repubblica, Barberini e Spagna per svariati giorni causa malfunzionamenti delle scale mobili poi da un collasso praticamente globale sempre delle scale mobili un po’ in quasi tutte le altre stazioni sia della A che della B.
"Un pacchetto di risorse per dare nuova linfa al trasporto pubblico locale, un altro passo in avanti per rinnovare le metropolitane di Roma Capitale, che scontano un gap manutentivo decennale. Fondi che saranno utilizzati per ammodernare l'infrastruttura delle metro e per mettere in circolazione nuovi treni a sevizio di tutti", dichiara il sindaco di Roma, Virginia Raggi
"Con questo atto completiamo il lavoro promosso da quest'amministrazione in collaborazione con il Mit. Operazioni necessarie che hanno messo assieme una squadra di lavoro coesa e unita per definire i progetti più urgenti, una vera operazione di rinnovamento, portata avanti per rispondere alle richieste dei cittadini", aggiunge l'assessore ai Trasporti, Linda Meleo.

martedì 19 dicembre 2017

LE MANI DELLA RAGGI SUL DEBITO DEL COMUNE


Nominata dal Governo Gentiloni alla Corte dei Conti a fine ottobre scorso, Silvia Scozzese ha rassegnato le dimissioni da Commissario per la gestione dal debito pregresso del Campidoglio, dandone comunicazione a Palazzo Chigi e, per conoscenza, anche al Comune. 
La gestione commissariale si occupa dei debiti di Palazzo Senatorio contratti dalle diverse Amministrazioni comunali prima della Giunta Alemanno (aprile 2008) per la cifra, allora certificata dalla Ragioneria generale dello Stato, di quasi 13 miliardi di euro.
La notizia delle dimissioni della Scozzese è stata data dall’assessore al Bilancio del Comune, Gianni Lemmetti, con un post sulla propria pagina facebook nella serata di ieri.
Con le dimissioni comunicate della dottoressa Scozzese, è giunto il momento che tale compito venga affidato al sindaco di Roma in modo da poter giungere alla chiusura della Gestione commissariale. Un’unica guida garantirebbe una più rapida e logica definizione dei rapporti tra la stessa Gestione e il Campidoglio, e si avrebbe un più agile processo di riconoscimento dei debiti anche verso terzi”. 
Già in campagna elettorale, alla rivista MicroMega, la Raggi aveva annunciato la sua volontà di ricontrattare il debito pregresso: “Vogliamo ristrutturare il debito di Roma, un debito che è principalmente finanziario e nei confronti delle banche, nato per l'indebitamento verso fornitori e soggetti vari. C'è poca chiarezza. A nostro avviso bisognerebbe capire perché sono stati contratti quei debiti. Quindi interrogarsi sulle responsabilità e sui tassi di mutuo - se sono regolari o meno - ed infine trovare il modo per rinegoziare il debito con gli istituti di credito". 

Un pensiero interessante se non fosse espresso da un’Amministrazione che per il secondo anno di seguito non riesce a comprare un albero di Natale decente, e che inizia a sommare richieste di risarcimenti per centinaia di milioni di euro di danni per le decisioni prese in tema di urbanistica (Torri dell’Eur, Uci Cinema Fermi).

Tuttavia, il messaggio di Lemmetti e della Giunta pentastellata al Governo è chiaro: basta con soggetti esterni. 
Nelle scorse settimane, a quanto si apprende, sono già intercorsi contatti fra Palazzo Chigi e Palazzo Senatorio. Evidentemente, la presa di posizione serale di Lemmetti indica che il Governo non sembra intenzionato a questa apertura di credito verso l’Amministrazione grillina.  
Intanto, ieri con la relazione dell’assessore Lemmetti (“finalmente programmazione economica, proseguiamo la messa in sicurezza dei conti, attenzione ai territori, ai servizi sociali e alle periferie"), è iniziata la discussione sul bilancio di previsione 2018-2020 della Giunta Raggi, che proseguirà oggi e domani con l’obiettivo di approvare tutto entro Capodanno.