*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Gianni Lemmetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianni Lemmetti. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2020

DUBBI SULLA PROROGA DEL RAGIONIERE GENERALE


C’è un giallo su Anna Guiducci, il ragioniere generale del Campidoglio. Un ruolo delicatissimo e la firma della Guiducci, in comando dal Comune di Arezzo a quello di Roma da maggio 2019, appare praticamente in ogni atto della Giunta e del Consiglio perché garantisce la regolarità contabile delle delibere.
La vicenda viene alla luce con un’interrogazione del consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Figliomeni: a maggio 2019 la Giunta comunale con una delibera prima e il sindaco, Virginia Raggi, poi con un’ordinanza reclutano la Guiducci e le assegnano il ruolo di Ragioniere generale. Il tutto con durata di un anno, quindi con scadenza a maggio 2020. A metà aprile, però, la Guiducci viene prorogata nel suo incarico, su richiesta dell’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, fino a dicembre. 
Solo che - spiega Figliomeni - questa proroga non viene decisa dalla Giunta ma con una semplice determinazione dirigenziale firmata, peraltro, nemmeno dal Direttore delle Risorse umane del Comune, Angelo Ottavianelli, ma da un dirigente di area”. 
Secondo Figliomeni la questione è semplice: la proroga doveva essere decisa prima dalla Giunta con un atto formale poi, sulla base di questo atto, da una determina dirigenziale. Invece il passaggio autorizzatorio è saltato.
Sembra un cavillo - dice ancora Figliomeni - ma è una questione di correttezza amministrativa: il potere di prorogare un contratto, anche fosse semplicemente il comando di un dipendente da un’Amministrazione pubblica a un’altra, non può essere affidato a un dirigente, tre l’altro neanche di vertice. Personalmente, poi, nutro anche forti dubbi su come la Giunta Raggi abbia reclutato la Guiducci. Si legge nella delibera del 2019 che, dopo una ricerca fra il personale capitolino andata a vuoto, si è selezionata direttamente con colloqui diretti la Guiducci invece di fare un bando pubblico”.
E su questo punto particolare Figliomeni ha presentato richiesta di accesso agli atti: “voglio vedere quanti curricula sono stati esaminati e sapere perché sono stati scartati”. 
Se Figliomeni avesse ragione il problema per l’Amministrazione potrebbe essere serio: qualora la proroga della Guiducci fosse irregolare, a cascata ci sono già una ventina di delibere a rischio nullità e fra queste alcune particolarmente importanti sul bilancio del Comune. 

domenica 1 marzo 2020

LEMMETTI AVVELENA IL VOTO


Sette candidati per un seggio. Urne aperte solo oggi, domenica, dalle 7 di mattina fino alle 23. Sono le elezioni suppletive per il Collegio Roma 1 della Camera dei Deputati che comprende l’intero territorio del Municipio I più due enclave, una dal Municipio XIV, il Quartiere Trionfale, e una dal II, il Flaminio. In tutto, sono 160mila, circa, i romani chiamati a scegliere il successore dell’ex premier, Paolo Gentiloni, Pd, ora a Bruxelles, membro importante - Commissario per l’Economia - nella Commissione  presieduta dalla tedesca Ursula von del Leyen. 
Dei sette candidati in corsa, nell’area di sinistra si collocano Marco Rizzo, Partito Comunista; e Elisabetta Canitano, per Potere al Popolo. Nell’area più conservatrice, Mario Adinolfi, Partito della Famiglia. Quarto in corsa, Luca Maria Lo Muzio Lezza per gli europeisti verdi della lista Volt.
Per gli schieramenti maggiori, Rossella Rendina è la candidata grillina che deve cimentarsi nell’improba impresa di portare a casa qualcosa, meglio se in doppia cifra, nonostante il disastro più che triennale della Giunta Raggi.
Per i due schieramenti maggiori, lo sfidante è Maurizio Leo,  già deputato ed ex assessore al Bilancio della Giunta Alemanno, in corsa sotto i simboli di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e UdC. Considerando politicamente che il Collegio Roma 1 esprime quasi costantemente deputati del Pd, l’uomo da battere è Roberto Gualtieri, ministro delle Finanze in carica che corre senza i simboli dei partiti che lo appoggiano - Pd, Art.1, Sinistra Italiana, Italia Viva di Renzi, Psi, DemoS e EuropaVerde - e che ha scelto una lista simil-civica, “Roma con Gualtieri”. 
E l’attacco più forte di queste ultime giornate elettorali a Gualtieri, viene dal responsabile dei conti del Campidoglio, l’assessore al Bilancio della Raggi, Gianni Lemmetti, che scrive: “Vorremmo tanto credere alle parole del ministro  Gualtieri, candidato nelle suppletive a Roma, che auspica per la Capitale “risorse, strumenti e poteri adeguati per esercitare il ruolo che merita”. Ma i fatti ci dicono che, al momento, si tratta solo di belle promesse elettorali. Nelle sue vesti di ministro, Gualtieri avrebbe già potuto aiutare la nostra città. Ma non ci risultano atti concreti in questo senso. Anche ieri sera (l’altro ieri sera, ndr), nell’appuntamento di chiusura della campagna elettorale, Gualtieri ha ribadito di aver accettato di candidarsi per fare da interlocutore per il rilancio di Roma. Peccato che, in questi mesi al Governo, l’uomo che governa le finanze dello Stato non abbia mai risposto alle nostre sollecitazioni e richieste di incontro. Le sue parole quindi giungono tardive, dettate dalle circostanze. Dispiace che il ministro dell’Economia abbia condotto la campagna elettorale agitando solo l’ennesimo specchietto per le allodole nei confronti dei romani”.

sabato 16 novembre 2019

LA "PACE FISCALE" PORTA 27 MILIONI AL CAMPIDOGLIO


Sono oltre 650 le domande presentate dai contribuenti al Comune o ad Ama per la “pace fiscale” su una serie di tributi: Ici, Imu, Tasi e canone pubblicità con il Campidoglio e Tari e Tares con Ama.
Le 650 domande già definite hanno portato un incasso al Comune per 27,6 milioni di euro: 26,3 dalla definizione agevolata dell’ICI/IMU; poco più di mezzo milione da Tarsu/Tari/Tia e oltre 687 mila euro dal Canone per gli Impianti pubblicitari (Cip). Di fatto in questo modo è stata eliminata una causa su 5. 
Questa “pace fiscale” aveva avuto origine nella Finanziaria del 2018 che aveva concesso ai Comuni la possibilità di “far pace” con quei contribuenti con cui erano in corso liti tributarie. Il Campidoglio aveva recepito questa possibilità con la delibera di Consiglio 28 del marzo 2019 e la scadenza per la presentazione delle domande era il 31 maggio scorso. 
La normativa prevedeva la possibilità di chiudere il contenzioso ottenendo uno “sconto” per il contribuente e i soldi - pochi, maledetti e subito - per il Comune. 
Senza entrare troppo nel dettaglio, il sistema era basato su sconti, fra il 10 e l’85%, sul valore del tributo originario e l’oscillazione dello sconto era legata allo stato della pratica prima della norma sul condono. 
Quella del 2018-2019 non era l’unica sanatoria: all’epoca di Alemanno sindaco ne venne varata una che includeva anche le sanzioni al codice della strada e le “cartelle pazze” di Equitalia. 
Anche nel 2017 venne varato un concordato che, però, fu un mezzo flop: solo 1509 domande presentate per un controvalore di 5 milioni di euro. 
Alla base del discreto successo della sanatoria 2019 - spiegano dagli uffici del Bilancio - anche un convegno scientifico presso la Suprema Corte di Cassazione con il patrocinio degli Ordini Professionali e pubblicazione sui siti e canali istituzionali di Roma Capitale, Aequa Roma e dell’Ordine dei Commercialisti: insomma un lavoro in sinergia. “Per il recupero dell’evasione mettiamo in campo tutti gli strumenti possibili, compresa 'la definizione agevolata delle liti pendenti', chiamata anche 'pace fiscale', così come consentito dall’Assemblea Capitolina in base alla legge”, commenta l’assessore al bilancio, Gianni Lemmetti: “Il Dipartimento risorse economiche applica, per questo, una strategia ‘multitasking’ che consente una maggiore vicinanza al contribuente: ulteriori istituti, come l’accertamento con adesione o ‘accordo bonario’ con l’Amministrazione, aiutano i cittadini e riducono il lavoro degli uffici”.

giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

domenica 27 ottobre 2019

IL TAR FERMA LA LIQUIDAZIONE DI ROMA METROPOLITANE


Non è ancora la bocciatura definitiva perché nel merito i giudici amministrativi si pronunceranno solo il prossimo 6 novembre. Tuttavia, che il Tar del Lazio abbia accolto la richiesta di sospensiva della delibera che dispone la liquidazione di Roma Metropolitane è un segnale preoccupante per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, l’assessore al Bilancio e Partecipate, Gianni Lemmetti, e l’intera maggioranza 5Stelle. Giusto 5 giorni fa, quasi di notte, i grillini hanno approvato, in un’Aula occupata per protesta dalle opposizioni, il testo che cancella l’azienda che progetta infrastrutture di mobilità per conto del Campidoglio. Ora il Tar sospende la delibera e i suoi effetti e il 6 novembre deciderà nel merito se dichiarare illegittimo il testo Raggi/Lemmetti.
Il Sindaco, interpellata a margine di un evento, si è rifugiata nel più classico e imbarazzato silenzio (“non rispondo ad altre domande”). Parla con una nota l’assessore Lemmetti: “Attendiamo la decisione nel merito. Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici amministrativi e nella correttezza del nostro lavoro”.
Il resto del mondo politico capitolino più che esultare per questa prima vittoria - il ricorso al Tar è stato presentato da Luisa Melara (presidente dimissionaria di Ama), dall'Ad dimissionario di Roma Metropolitane, Marco Santucci, da Stefano Fassina, deputato e capogruppo di Leu in Campidoglio e dai sindacati - coglie l’occasione per richiamare la Raggi a un ripensamento sulla chiusura dell’azienda. 
Davide Bordoni (FI): “non sprechiamo invano il tempo fino alla sentenza. È opportuno considerare anche altre opzioni per evitare le conseguenze di una rottura fra Campidoglio e dipendenti, cittadini, sindacati”. 
Una nota di Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) parla di “clamorosa sconfitta per la Raggi e Lemmetti che hanno sistematicamente ignorato tutti gli appelli delle opposizioni che oltre alle ragioni di merito contestavano anche gravi carenze della delibera tali da renderla illegittima come la mancanza del parere Oref, quella dei pareri delle commissioni, nonché tutti i dettagli di bilancio relativi alla azienda tali da motivare una scelta liquidatoria”. 
Stefano Fassina, coautore del ricorso, rivolge “un appello alla sindaca Raggi affinché non attenda la sentenza di merito ma ritiri la delibera, che è una violazione delle regole fondamentali del consiglio comunale”. 
Richiesta analoga dal Pd dopo aver ricordato che la “sospensiva evita che l'azienda porti lunedi i libri in tribunale” chiede alla Raggi di aprire subito un tavolo di confronto sul futuro dell’azienda.  


sabato 26 ottobre 2019

SCIOPERO, GARA ADOLESCENZIALE FRA 5STELLE-SINDACATI



Il venerdì nero di Roma è arrivato ed è passato. Quanto la città, almeno dal punto di vista dei rifiuti, sconterà questa giornata lo vedremo nelle prossime ore che serviranno per testare la capacità del sistema di riprendere a pieno regime lo smaltimento.
Per il resto, la giornata dello sciopero generale di tutti i lavoratori delle società partecipate del Comune di Roma, indetto dai sindacati, si chiude con i 5Stelle che fanno quadrato intorno alla Raggi e i sindacati ancor più avvelenati con il Campidoglio per le affermazioni del Sindaco e di Luigi Di Maio, capo politico dei grillini.
Le agenzie di stampa riportano una sorta di adolescenziale gara a chi ce l'ha più grosso  fra il Campidoglio e i sindacati: adesione allo sciopero in Ama, 73% dicono le organizzazioni sindacali. Trentotto, ribatte l’azienda. 
Giochino analogo sui musei: tutti aperti tranne la Villa di Massenzio, afferma Zétema. Sì, ma i punti informativi turistici sono chiusi, replicano i sindacati. Fronte mobilità: secondo Roma Servizi per la Mobilità poco meno del 30% ha scioperato ma lo sciopero vero e proprio era in programma dalle 20 a mezzanotte. Quindi per il dato complessivo sarà necessario attendere la giornata di oggi. A chiudere il resoconto della giornata da un punto di vista strettamente pratico: asili nido in gran parte chiusi; 90% dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero; manifestazione sotto il Campidoglio. 
Poi c’è il fronte politico. Il sindaco, Virginia Raggi, alle 11.23 di ieri mattina twitta: “una minoranza di sindacalisti prova a tenere in ostaggio una città di 3 milioni di abitanti: di lavoratori, di madri e padri che ogni giorno accompagnano i propri figli a scuola, di studenti e pendolari. La maggioranza dei cittadini è stanca di scioperi ingiustificati”. Delle poco più di mille risposte sotto questo tweet, alla sera di ieri, solo gli utenti con le 5stelle nel profilo difendono il Sindaco. Il resto varia dall’insulto, al “liberaci”, al “dimettiti”, “Roma è stanca” “neanche le Ztl hai aperto, incapace”. Tweet che, rete a parte, non è passato certo inosservato: se addirittura un mite e moderato come il capogruppo di Forza Italia, Davide Bordoni, usa parole dure per la Raggi (“tweet offende lavoratori, cittadini stufi di lei”), è quasi superfluo riportare le repliche della Pd, della sinistra, dei sindacati.
Per Francesco Figliomeni (Fdi) “Il sindaco Raggi e la Giunta sono riusciti a compattare tutte le aziende partecipate facendo arrabbiare tutti i lavoratori usando lo stesso metodo: liquidata Roma Metropolitane, concordato per Atac, cioè in prefallimento, stanno facendo lo stesso con Ama e altre aziende, Farmacap e Ipa, sono fuori controllo". 
A rinfocolare la dose ci pensa Luigi Di Maio che per difendere la Raggi (e magari scrollarsi di dosso l’ombra delle recenti dichiarazioni del suo fedelissimo Spadafora contro la Raggi) sceglie di parlare al ventre più basso dei romani: “ma è mai possibile che tutti gli scioperi si facciano di venerdì? La storia che alcuni sindacati fanno sempre sciopero il venerdì per fare il weekend, mi sembra ormai una questione indecente”.
Il resto del mondo grillino si stringe a difendere l’assediata ridotta di Palazzo Senatorio: “sciopero privo di ogni fondamento, di sapore esclusivamente politico e il cui unico effetto è danneggiare i cittadini”, per il capogruppo pentastellato in Campidoglio, Giuliano Pacetti.
Per l’assessore al Personale, Antonio De SantisAddolora vedere il diritto di sciopero svilito e strumentalizzato in funzione di calcoli meramente politici”. E l’assessore al Bilancio e alle Partecipate, Gianni Lemmetti, rincara la dose: “Uno sciopero al quale non ha creduto la maggioranza degli stessi lavoratori. Noi continuiamo a lavorare permettere in sicurezza i conti”. Chiude il conto Paola Taverna che dalla misera trincea di Montecitorio segue la narrazione della “Raggi al lavoro per risanare le partecipate”. 


sabato 5 ottobre 2019

ROMA METRPOLITANE; SANTUCCI (AD): "PERCHÉ COMUNE NON PAGA FATTURE?"


Maggiore cautela”: diplomaticamente ma fermamente Franco Gabrielli, capo della Polizia, apostrofa “il delegato dell’assessore” che chiedendo “l’intervento della polizia” ha finito per provocare il parapiglia in cui Stefano Fassina è rimasto ferito. 
Luca Pasqualino, classe 1982 della provincia di Latina, è il delegato di Lemmetti, l’assessore al Bilancio e Partecipate. È entrato in Campidoglio prima nello staff del primo assessore alle Partecipate della Giunta Raggi, Massimo Colomban, con uno stipendio lordo annuo di 44mila euro. All’addio di Colomban viene confermato dal successore, Alessandero Gennaro, con un sostanzioso aumento di stipendio a 66mila euro lordi annui. Sparito pure Gennaro, Pasqualino passa sotto Lemmetti a quasi 70mila euro lordi annui. Docente in corsi universitari per conto di Lemmetti segue proprio le partecipate, conti e bilanci. 
E ieri seduta della Commissione Mobilità su Roma Mobilità con coda polemica fra l’assessore Lemmetti, e il dimissionario Ad di Roma Metrpolitane, Marco Santucci
Secondo Lemmetti: “A dicembre l’Assemblea capitolina è intervenuta con un nuovo contratto di servizio per l’azienda, ma non c'è un atto ufficiale nel quale l'Amministrazione recepisce le esigenze della società, che nel 2019 ha visto il suo piano industriale fortemente compromesso”. Per cui, il Campidoglio “ha deciso la messa in liquidazione”. Per il Dg del Comune Giampaoletti: “non siamo riusciti a creare un equilibrio economico dell'azienda per colpa dei meccanismi contrattuali. Per noi una liquidazione controllata potrebbe essere la soluzione migliore”. Infine, per il neo assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Rispetto alle attività in corso non c’è un ripensamento. Su Metro C ci sono attività in corso che per ora rimangono segrete”. A parte le proteste e l’interrogativo su cosa ci sia di segreto nel progettare una metropolitana, a smontare le tesi del Campidoglio ci pensa Marco Santucci, fino a qualche giorno fa Ad di Roma Metropolitane che prima sottolinea come sia la prima volta in un anno che incontra l’assessore Lemmetti e poi attacca duro: “Perché il Comune non ci ha pagato le fatture? Perché da 2 anni non ha ancora prodotto la delibera Salini (contenziosi sulle metro, ndr) da 6 milioni che affossa i nostri conti? Perché ci sono mancati pagamenti pari a 3 milioni da parte del dipartimento che poi gravano sul nostro bilancio? Si sapeva dal 28 ottobre 2018. E perché non avete ancora approvato il piano industriale dopo 6 mesi dalla sua presentazione?”. E, dopo la Melara e la sua lettera di dimissioni da Ama incentrata sull’inerzia dei grillini, un altro manager (nominato dai 5Stelle) batte sullo stesso tasto: “Non capisco questa inerzia del Comune: il 28 dicembre è stato deliberato il contratto di servizio firmato il 19 febbraio. Ho presentato il piano industriale, condiviso con il Comune, ma passano altri 6 mesi senza che questo venga approvato. A qualcuno prima o poi la dovrete giustificare questa liquidazione". E Lemmetti uscendo a chi chiedeva conto delle fatture non pagate: “non rispondo alle provocazioni di Santucci. È dimissionario. E ha portato delle carte portando avanti una tesi per avere degli applausi”.

ROMA METROPOLITANE; GABRIELLI: "INECCEPIBILE L'OPERATO DELLA POLIZIA"


L’operato della polizia è stato ineccepibile”. Franco Gabrielli, capo della polizia, esprime un giudizio netto sui fatti accaduti il 1 ottobre durante la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane durante la quale è rimasto ferito il deputato di Leu e consigliere comunale, Stefano Fassina, che ha riportato un trauma toracico da compressione e 20 giorni di prognosi.
Secondo Gabrielli “altri non avrebbero dovuto consentire che si arrivasse a quel punto e che il delegato dell’assessore avrebbe dovuto avere maggior cautela nel chiedere l’intervento della polizia per entrare in una circostanza nella quale forse se non fosse entrato non avrebbe creato quanto successo dopo”. Intanto la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta in relazione alla vicenda al momento senza indagati e ipotesi di reato.
I fatti appaiono piuttosto lineari: la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero per protestare contro la decisione della Giunta Raggi di mettere in liquidazione la società, era autorizzata fino alle 18.00. Pochi minuti prima della scadenza del permesso, Fassina insieme ai consiglieri del Pd, Giulio Pelonzi, Ilaria Piccolo e Giulio Bugarini e ai sindacalisti Natale Di Cola (Cgil) e Alberto Civica (Uil) chiedono ai manifestanti di allontanarsi e si preparano a mettersi davanti il portone di ingresso della Società stretti a cordone. 
In quel momento - stando al racconto di Giulio Pelonzi - “il dirigente della Questura chiede al delegato del Campidoglio se è necessario il suo ingresso nella sede di Roma Metropolitane”. Alla risposta affermativa del rappresentante del Comune, i poliziotti intervengono per aprire a forza il cordone. Ne nasce un parapiglia che vede Fassina e Pelonzi avere la peggio: ambulanza, ospedale e attestazioni di solidarietà anche dall’altra parte politica, Fratelli d’Italia con Andrea De Priamo
Gabrielli aggiunge: “Credo che chi manifesta deve sempre porsi nella condizione di manifestare pacificamente il proprio pensiero. E di non considerare i poliziotti e i carabinieri dei punching ball. Questo è un Paese nel quale si è ritenuto che sputare a un poliziotto sia un comportamento di tenue gravità. Io credo che non sia così. Chi veste una divisa e chi rappresenta un’istituzione, credo che dovrebbe essere portatore di un rispetto non solo per la persona ma anche per quello che rappresenta”. 
Per Fassina la questione deve rimanere su un “terreno politico. il ministro dell’Interno, Lamorgese, si è impegnata a rispondere all’interrogazione che abbiamo presentato alla Camera e al Senato e attendiamo la sua risposta. È evidente che c’è stata una indisponibilità da parte dell’Assessore ad avere un minimo di dialogo con i lavoratori. Lemmetti si comporta come il padrone di Roma. Ho grande stima per il capo della Polizia, ma mi chiedo se non si poteva provare a dialogare; se di fronte al diritto del delegato dell’assessore di entrare non si dovesse tenere in considerazione anche il diritto di manifestare di lavoratori che perdono il posto di lavoro, diritto sancito anche dalla Costituzione”.

mercoledì 2 ottobre 2019

QUEI MANAGER CHIAMATI PER SALVARE AMA E ANDATI VIA SBATTENDO LA PORTA


Stefano Zaghis è il settimo vertice di Ama dell’era Raggi. Subentra a Luisa Melara che, in stile Branduardi, era succeduta a Lorenzo Bagnacani che era succeduto a Antonella Giglio che era succeduta a Alessandro Solidoro che era succeduto a Daniele Fortini. Con, in mezzo, la direzione generale di Stefano Bina
Se Fortini era un’eredità della Giunta Marino e, quindi, tutto sommato, quasi comprensibile il suo avvicendamento nello spirito dello spoils system al cambio politico di Amministrazione, tutti gli altri sono stati presentati dalla Raggi come i salvatori della Patria. E, uno dopo l’altro, se ne sono andati sbattendo la porta. E se con Bagnacani, le registrazioni dei colloqui e le carte in Procura si pensava di aver toccato il fondo, con la lettera della Melara si è andati anche oltre il fondo.
Insieme ai management l’intera gestione dei rifiuti ha visto l’avvicendarsi di due assessori e mezzo: prima Paola Muraro, nominata alla guida dell’Ambiente nella Giunta originaria a luglio 2016 ma dimessasi troppo presto, il 14 dicembre 2016, per il coinvolgimento, poi archiviato, in un’inchiesta giudiziaria su Ama. E poi di Pinuccia Montanari, succeduta alla Muraro il 22 dicembre rimasta in carica fino all’8 febbraio scorso quando, proprio a causa dello scontro al calar bianco fra Ama e Campidoglio, fra Bagnacani e Lemmetti, sulla questione dei bilanci, prese le difese di Bagnacani e ci rimise l’incarico. 
Il mezzo, poi, è, paradossalmente, la Raggi stessa. Dal giorno delle dimissioni della Montanari, infatti, non c’è più un assessore con la delega ai Rifiuti e, quindi, ad Ama. L’attuale assessore all’Ambiente, Laura Fiorini, nominata il 4 settembre scorso, ha infatti solo la delega al Verde mentre quella ai rifiuti, non assegnata a nessuno, rimane in capo al Sindaco.
Luisa Melara, Paolo Longoni e Massimo Ranieri, rispettivamente presidente, Ad e consigliere di Ama, si sono dimessi formalmente alle 6 del pomeriggio di ieri. Sono durati in carica solo 104 giorni e, di fatto, non sono riusciti a toccar palla: immediatamente sommersi dalla crisi di giugno dei rifiuti che ancora non si è esaurita, hanno potuto solo mettere in campo una serie di iniziative tampone per arginare il problema senza poterlo realmente affrontare. 
Il post pubblicato martedì 1 ottobre sulla pagina facebook del sindaco,
Virginia Raggi, mentre il CdA di Ama formalizzava le proprie dimissioni
Ora arriva l’era Zaghis: il suo nome era già circolato per Ama proprio nel periodo di interregno fra Bagnacani, dimessosi a inizio febbraio, e la Melara nominata il 7 giugno, come uno dei papabili per andare a guidare l’azienda di via Calderon de la Barca. Ora è il suo turno nel silenzio del sindaco, Virginia Raggi, che oggi non si è presentata in Consiglio comunale per riferire sulla tripla crisi di Ama, di Roma Metropolitane e delle talpe della Metro C oramai sepolte grazie all’inerzia della sua Amministrazione ma con l’orchestrina mediatica del Campidoglio che, mentre il CdA Melara si dimetteva, si occupava di pubblicare sulla pagina facebook del Sindaco l’ennesimo post dedicato alle macchinette mangiaplastica: perfetto stile Titanic.  


IL CDA DI AMA SALUTA LA RAGGI. E SIAMO A 5. IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA





La lettera con cui il Consiglio di Amministrazione dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, ha rassegnato ieri le proprie dimissioni nelle mani del sindaco di Roma, Virginia Raggi, è un atto d’accusa pesantissimo contro l’intera classe dirigente del Movimento 5Stelle. Che risponde un’ora e mezza dopo che le dimissioni del CdA sono divenute effettive, con la nomina di Stefano Zaghis ad amministratore unico pescando ancora una volta nel proprio cricoletto grillino sempre più stretto: Zaghis è un attivista 5Stelle della prima ora, molto vicino a Marcello De Vito e in passato molto critico con la Raggi, con zero esperienza nel settore rifiuti ma molto attivo in quello dei centri commerciali, resort, porti, settore immobiliare. 
Sei pagine firmate da Luisa Melara, presidente; Paolo Longoni, Ad; Massimo Ranieri, consigliere in cui non solo si ribadisce la correttezza dei bilanci ma - cosa mai vista prima - i vertici della controllata sfiduciano i controllori: Ama sfiducia il Campidoglio.
Da parte nostra - scrive il sesto management Ama dell’era Raggi - è venuta meno la necessaria fiducia nel socio unico di Ama” che è il Campidoglio. Alla base ci sono sì le considerazioni economiche ma, soprattutto, l’”inerzia” del Comune e un “incomprensibile e antigiuridico modo di intendere i rapporti” fra socio, il Comune, e controllata, l’Ama.
Sulla questione dei 18,3 milioni di euro che Ama ritiene le spettino per i servizi resi nei cimiteri e che il Campidoglio, invece, non vuole assolutamente riconoscere, il CdA uscente sferza la Raggi sulla “vicenda tanto inopportunamente e non correttamente sbandierata” relativa al bilancio 2017 e a questi soldi, questa “posta è stata da Lei (Virginia Raggi, ndr) ratificata con l’approvazione del bilancio chiuso il 31 dicembre 2016 ed è stata oggetto di una delibera della Giunta, la 21/2019”. Tuttavia, secondo i manager uscenti, il problema principale è la “assoluta inerzia e mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare le criticità”. 
Spiegano ancora i vertici Ama che l’inerzia del Campidoglio a 5Stelle non viene stigmatizzata per questioni formali ma di merito “perché le emergenze di Ama non possono essere affrontate e risolte senza la partecipazione” del Comune con le sue “specifiche e uniche prerogative”. 
Poi, l’affondo: “sembra di percepire da tale incomprensibile atteggiamento da parte di Roma Capitale, e dalle sua stesse comunicazioni pubbliche, che la stessa Roma Capitale consideri Ama non una propria emanazione (come di diritto e secondo buon senso è) bensì un soggetto privato antagonista del pubblico interesse con l’ulteriore paradossale considerazione che il denaro dato ad Ama sia sottratto dai fini pubblici”. Aggiungono la Melara, Longoni e Ranieri: “in questo filone di incomprensibile, antigiuridico modo di intendere i rapporti fra il Socio, Roma Capitale, e la sua partecipata che di Roma Capitale non è altro che un’articolazione operativa” vanno ascritti “l’inerzia nel risolvere la questione della liquidazione delle somme derivanti dal contratto di Servizio 2014 per 104,4 milioni”, poi “l’inattività assoluta nel procedere a provvedimenti amministrativi dovuti che liberino le somme a favore di Ama bloccate dal 2009 nella gestione Commissariale del debito di Roma Capitale per 30 milioni”. Totale, quasi 135 milioni che “consentirebbero alla società di riequilibrare la propria posizione finanziaria” e “costituirebbero la provvista per il necessario piano di investimenti” per il biennio 2019/2020.
Risposta in tarda serata dell’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti: “Roma Capitale non ha mai fatto mancare il proprio sostegno finanziario e amministrativo ad Ama. Gli uffici stanno regolarmente liquidando le fatture del contratto di servizio presentate dall’azienda. Non c’è ragione per paventare una crisi aziendale. La regolarità e correttezza dei bilanci dell'azienda è il presupposto per garantire la solidità di Ama”. 
Qualcuno fra Palazzo Senatorio e Ama sta evidentemente guardando due film diversi. 


ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI DIMISSIONI DEL CDA AMA ALLA RAGGI







martedì 1 ottobre 2019

PRONTO A SALTARE L'ENNESIMO CDA DI AMA


In principio fu Alessandro Solidoro. Poi venne Stefano Bina, seguito da Antonella Giglio. Quindi fui la volta di Lorenzo Bagnacani. Tutti o quasi andati via sbattendo la porta. Tre mesi fa è arrivata Luisa Melara. Ora anche questo Consiglio di Amministrazione di Ama è a rischio. Esattamente per lo stesso motivo per il quale se ne andò Bagnacani: i bilanci. Ci sono 18 milioni di euro che ballano. Ama li ha iscritti a bilancio. Il Comune non vuole riconoscerli. Sono soldi che Ama ritiene le spettino per servizi resi nei cimiteri. Il Campidoglio, giusto sabato pomeriggio, ha ribadito con una nota durissima che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”, aggiungendo che il Comune “nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione”. 
Un conflitto mai visto prima dell’avvento dei 5Stelle al governo cittadino. Un conflitto che è costato non solo la poltrona a Bagnacani ma anche quella di Pinuccia Montanari, considerata vicinissima direttamente a Beppe Grillo, e strenuamente sempre difesa come assessore all’Ambiente dalla Raggi. Almeno fino a che non è arrivato lo scontro con Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio. Che evidentemente è più forte di tutti. Lo scontro, dunque, si acuisce di nuovo. Cambiano i manager ma i bilanci Ama restano sempre gli stessi: quello del 2016. Perché dal 2016 Ama non ha più un bilancio: mancano quello del 2017, che è ancora in discussione e continua a fare la spoletta fra la sede aziendale e Palazzo Senatorio da dove viene respinto, e quello del 2018 di cui non si vede l’alba. E pensare che fra le varie incombenze previste nell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti vi è l’approvazione dei bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio. 
L’importante però è lo “stucchevole piagnisteo”, come lo definisce la Lega, e per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, limitarsi a dolersi di essere stata “lasciata sola” sui rifiuti.  


giovedì 8 agosto 2019

PER AMA BILANCIO 2017 IN ROSSO DA 136 MILIONI


A due terzi dell’anno di grazia 2019, il Consiglio di Amministrazione di Ama vara, finalmente, il bilancio 2017. Che ora dovrà essere ratificato dal Comune, adempiendo, per altro in ritardo e parzialmente, a una delle varie incombenze previste nell’ordinanza Zingaretti sui rifiuti: manca ancora il bilancio 2018.
Per il 2017 il bilancio è in passivo per 136 milioni di euro grazie all’artificio contabile di una provvidenziale e sostanziosa svalutazione del valore del Centro Carni
La nota diffusa da Ama lascia i dati importanti in fondo, casualmente quelli negativi: “le perdite, pari a circa 136milioni di euro, derivano in massima parte dalla rettifica del valore (dai 137 milioni stimati del 2009 agli attuali 31,5 milioni di euro) del complesso del Centro Carni comunicato ad Ama dalla società di gestione del fondo immobiliare, proprietario dell’asset, istituito dieci anni fa per la valorizzazione dello stesso”.
Ama graziosamente ci fa sapere che “il valore della produzione è pari a oltre 810milioni di euro e il margine operativo lordo si attesta al 15,9% del valore della produzione. Migliora sensibilmente e ulteriormente, per ben 57 milioni, la posizione finanziaria netta dell’azienda”, visto che i debiti finanziari sono scesi di 57 milioni di euro e quelli verso i fornitori sono diminuiti di 9 milioni rispetto al 2016, fermandosi a quota 141 milioni. Infine, il patrimonio netto dell’Azienda si attesta a “circa 134 milioni di euro”.
Facendo i conti, quindi, la gestione Bagnacani - cui fa riferimento questo bilancio - è totalmente positiva: senza la svalutazione dell’ultimo secondo del Centro Carni e i famigerati 19 milioni di crediti cimiteriali, casus belli con il Campidoglio, il bilancio sarebbe stato in saldo attivo. 
Dato che non sfugge alle opposizioni. Scrive Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia: “Adesso scopriamo che, misteriosamente, la passività dell’azienda non è più legata alle spese cimiteriali ma al Centro Carni, impianto che è un’eccellenza nella Capitale. L’obiettivo dell’assessore al Bilancio Lemmetti di approvare un bilancio Ama in perdita, e quindi aprire all’ingresso dei privati in azienda, è comunque centrato. La Giunta Raggi probabilmente non è mai stata interessata a rilanciare la municipalizzata dei rifiuti – e le girandole ai vertici dell’Ama così come l’emergenza di questi mesi in città ne sono la conferma – e non vorremmo che il disegno grillino portasse alla svendita delle aziende capitoline”.
Dal Partito Democratico, il capogruppo, Giulio Pelonzi e la consigliera Ilaria Piccolo, rimarcano proprio la strana “voragine ben più ampia del contenzioso sui 18 milioni che il comune per un anno e mezzo non ha voluto riconoscere alla sua azienda. Anziché pretendere una gestione sana dell'azienda, il Campidoglio sembra aver fatto del tutto per definire una situazione al limite del disastro.O il Cda guidato da Bagnacani ha preso un abbaglio, o chi ha sottoscritto un bilancio con una passività di 136 milioni di euro è venuto a conoscenza di altra documentazione cui il precedente CdA era stato tenuto all'oscuro.Sul nuovo documento contabile dell'azienda capitolina e su altri interrogativi il CdA di Ama, l'assessore Lemmetti e Giampaoletti saranno chiamati in audizione nella commissione Trasparenza” che i Dem hanno richiesto.
E se il forzista Davide Bordoni lamenta la nuova crisi rifiuti a Ostia - con Ama che smentisce senza smentire - i sindacati festeggiano le nuove assunzioni promesse dalla Raggi in cambio della pace sociale: “Dopo più di dieci anni di blocco, abbiamo firmato un accordo che prevede 350 nuove assunzioni".

martedì 9 luglio 2019

L'AMA BATTE CASSA: COMUNE PAGHI O CONTI IN TILT


I secchioni strabordanti di immondizia, il fetore pestilenziale e animali di varia natura che si cibano di questi rifiuti sono solo la parte più appariscente del problema immondizia a Roma.
Ce n’è una meno evidente ma altrettanto importante: lo stato del bilancio Ama. Da due anni - siamo al terzo esercizio in corso - il “socio unico” di Ama, cioè il Campidoglio a trazione grillina, non approva i bilanci dell’azienda di via Calderon de la Barca. 
Uno scontro feroce fra le fazioni interne al mondo a 5Stelle che ha lasciato sul terreno il cadavere politico dell’assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e dell’ultimo CdA di Ama, quello di Lorenzo Bagnacani.
E per approvare il bilancio 2017 non c’è solo la famigerata partita dei crediti cimiteriali - il casus belli dell’addio del duo Bagnacani/Montanari dopo lo scontro con l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il dg del Campidoglio, Franco Giampaoleti - ma c’è anche e sopratutto il credito di Ama verso il Comune: Palazzo Senatorio deve all’Ama 169 milioni. Roba vecchia, per carità, antecedente addirittura il mandato di Alemanno sindaco (2008-2013) ma che va iscritta dentro il bilancio 2017. E anche in fretta: per poter predisporre il documento contabile da sottoporre all’approvazione del Comune, restano poche ore. E se il Comune non dovesse riconoscere questo debito, sul libro mastro di Ama ci sarebbe un nuovo buco di 169 milioni di euro. 
Di fatto, quasi il bollino di default. 
Non a caso, uno dei passaggi cardine dell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti è stato centrato proprio sulla necessità che il Campidoglio smetta di cincischiare e approvi questi due bilanci. La cui mancata approvazione, al di là dei rilievi contabili, amministrativi e penali, ha un risvolto immediato: le ultime 41 gare d’appalto bandite da Ama rendono un quadro piuttosto desolante. 
Sette sono andate deserte e fra queste alcune sono suggestive: niente gru, camion e gomme, niente rimozione dei rifiuti pericolosi né di quelli ordinari. Tre annullate, 8 aggiudicate e 21 in aggiudicazione, alcune di queste da mesi e mesi.
Se poi si analizzano non solo il numero e gli oggetti degli appalti, ma il loro valore economico, viene fuori un quadro ancor più sconcertante: le 7 gare andate deserte valevano il 67% dell’ammontare di tutte le 41 gare. Sul piatto Ama aveva messo oltre 340 milioni di euro: 227 milioni è il valore delle gare andate deserte, poco più di 7 milioni le gare aggiudicate, poi 2,5 milioni valevano quelle annullate e 103 milioni quelle in aggiudicazione. 
Non serve un genio matematico per capire che l’affidabilità di Ama è decisamente scarsa: vengono aggiudicate gare di poco valore, una da 58mila euro, e quasi tutte le altre sotto il milione di euro di valore. Le aziende, semplicemente, non si fidano: quando la posta è consistente, come i quasi 225 milioni a bando per “l'affidamento del servizio di caricamento, trasporto, scarico e trattamento, con recupero/smaltimento dei Rifiuti Urbani Residui prodotti dalla città di Roma Capitale - eccedenti le quantità trattate presso gli impianti di AMA S.p.A. - e dei rifiuti solidi prodotti dagli impianti di trattamento di AMA S.p.A., per un periodo di 24 (ventiquattro) mesi”, le aziende restano a casa.


giovedì 23 maggio 2019

COMUNE, ULTIMA CHIAMATA PER LA PACE FISCALE


I contribuenti in lite con il Comune per i tributi hanno tempo fino al 31 maggio per presentare la domanda per la “pace fiscale”, vale a dire per una conclusione della lite a prezzi scontati.
L’annuncio viene dall’assessore al Bilancio del Comune, Gianni Lemmetti, che sulla propria pagina facebook spiega: “Mancano pochi giorni al termine ultimo del 31 maggio per presentare la domanda di adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti. Si tratta della cosiddetta “pace fiscale”, la procedura prevista dalla legge e a cui Roma Capitale con delibera dell'Assemblea capitolina ha dato attuazione. Significa che i cittadini che entro il 31 maggio avranno presentato la richiesta con il relativo versamento secondo le modalità indicate sul sito del Comune, potranno chiudere le vertenze con Roma Capitale e Ama SpA, pagando importi ridotti rispetto a quelli previsti”.
In sintesi: la finanziaria 2018 ha stabilito che i Comuni possono “fare la pace” con i cittadini con i quali erano in lite per una serie di tributi. 
Per Roma, si tratta di vertenze davanti ai giudici tributari relativi a Ici, Imu, Tasi e canone pubblicità, più, per Ama, anche su Tari e Tares
In sostanza, tutti coloro i quali avevano presentato ricorsi contro il Comune o l’Ama per questi tributi, possono, presentando entro fine mese la domanda sul sito del Comune - https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/definizione-agevolata-controversie-tributarie-le-domande-entro-il-31-maggio.page - chiudere la controversia a prezzo agevolato.
In pratica per tutti ci sarà uno “sconto” cancellando interessi e sanzioni. Quel che rimane sarà il “valore della controversia” (cioè, di fatto, l’importo del tributo originario) sul quale sarà calcolato un ulteriore “sconto” in base al grado di giudizio della causa e all’esito della stessa. Di fatto, quindi, se l’ultima o l’unica causa l’avesse vinta il Comune, sarà necessario pagare l’intero importo del tributo originario. Se, invece, si fosse giunti in Cassazione e il Comune avesse sempre perso tutti i gradi di giudizio, il contribuente dovrà pagare solo il 5% del valore del tributo originario. 
In mezzo a questi due estremi, ci sono gli altri “sconti”: il 10% di sconto sul tributo originario se il ricorso in primo grado è stato presentato entro il 24 ottobre 2018 ed è ancora pendente; il 60% di sconto se il Comune ha perso in Commissione Tributaria provinciale il primo grado; l’85% di sconto, infine, se il Comune ha perso in Commissione Tributaria regionale. 
Spiega ancora Lemmetti: “La possibilità di ottenere la pace fiscale è stata estesa a tutti i tributi ma sono esclusi il canone per l'occupazione di suolo pubblico (di competenza del giudice ordinario e non di quello tributario) e le multe per violazioni al codice della strada”.
Non è la prima volta che si cerca di chiudere vertenze con i contribuenti: nell’epoca Alemanno, ad esempio, venne varata una sorta di condono tombale che riguardava anche le multe al codice della strada. In quel caso, finì sotto l’occhio del ciclone anche Equitalia per i sistemi di riscossione coattiva in cui, frequentemente, venivano inserite in un’unica cartella multe effettivamente da riscuotere insieme ad altre cadute in prescrizione, generando, insieme a volte a multe o tributi inesistenti ma richiesti, il fenomeno delle “cartelle pazze”. 
Anche all’epoca, come oggi, l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni è duplice: da un lato, ottenere una pace sociale verso i contribuenti pareggiando i conti, dall’altro incassare sicuramente meno del “prezzo ordinario” ma incassare subito e senza ulteriori strascichi giudiziari e perdite di tempo. Insomma, piuttosto che tanti ma non si sa quando, meglio pochi, maledetti e subito. 

mercoledì 27 marzo 2019

LA VISITA DEL PAPA IN CAMPIDOGLIO: "SERVE UNA RINASCITA MORALE DI ROMA"


Non pronuncia mai la parola corruzione, ma quando papa Bergoglio parla di “rinascita morale” a molti è corso un brivido lungo la schiena. Non c’era l’immensa folla in piazza del Campidoglio, quando il Pontefice si è affacciato dalla Loggia sul Marco Aurelio la piazza è comunque esplosa in un saluto gioioso.
Quarto Sommo Pontefice a recarsi in visita ufficiale in Campidoglio da dopo la presa di Roma del 1870: il primo fu papa Montini, Paolo VI sindaco il Dc Amerigo Petrucci; poi papa Wojtyła, Giovanni Paolo II, sindaco Francesco Rutelli; quindi papa Ratzinger, Benedetto XVI, sindaco Gianni Alemanno; e ora papa Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco, sindaco Virginia Raggi
Ci sono le foto di rito: l’ingresso dello studio del Sindaco con il famoso orologio, i balconcino con affaccio sui Fori Imperiali, l’Aula con la statua di Giulio Cesare e la loggia sulla piazza. Ci sono i fedeli di Vitorchiano, antichissima guardia d’onore del Campidoglio quando ci sono eventi e visite dei capi di stato con le uniformi rosse sgargianti e rilucenti di oro, e le trombe dal suono cristallino. 
Una visita quella di papa Bergoglio iniziata addirittura un po’ in anticipo sul cerimoniale previsto, intervallata da un colloquio privato con il Sindaco e poi dai discorsi ufficiali in Aula, davanti al Consiglio comunale riunito in pompa magna, tranne l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, che, fedele a se stesso, neanche in questa occasione ha indossato camicia e cravatta.
E, colore a parte, è nei discorsi ufficiali che si centra il senso della visita del Papa. Il sindaco Raggi ha colto l’occasione per annunciare, ribadendo Roma come “città aperta, città del multilateralismo e del multiculturalismo”, che la nostra città sarà “la nuova sede dell'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Auspico che tale iniziativa possa contribuire a rafforzare fruttuosamente i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo, tra la nostra Europa e i giovani Stati del continente africano. Roma guarda al futuro e si conferma ancora una volta città del dialogo”. 
Il Sindaco ha anche sottolineato come Roma sia la “città della solidarietà grazie all'attività di migliaia di volontari e a quella di centinaia di associazioni, religiose e laiche, come la Caritas con la quale da decenni siamo impegnati, fianco a fianco, a sostegno dei più deboli”.
Poi è stato il turno del Papa che, prima ha ringraziato per la collaborazione con le istituzioni per il “Giubileo Straordinario della Misericordia” e per “altri eventi ecclesiali” per i quali occorre l’”opera qualificata di voi, amministratori di questa Città”. Rimarcando il ruolo di Roma come “cerniera tra il nord continentale e il mondo mediterraneo, tra la civiltà latina e quella germanica” il Pontefice ha espresso concetti netti sul tema dell’immigrazione: “Roma, lungo i suoi quasi 2.800 anni di storia, ha saputo accogliere e integrare diverse popolazioni provenienti da ogni parte del mondo, senza annullarne le legittime differenze, senza umiliare o schiacciare le rispettive peculiari caratteristiche e identità. Piuttosto ha prestato a ciascuna di esse quel terreno fertile a far emergere il meglio di ognuna”.
E non è mancato un riferimento ai mali di Roma, “organismo delicato, che necessita di cura umile e assidua” e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile” tanto che il Papa auspica che a Roma vengano riconosciuti “strumenti normativi appropriati e una congrua dotazione di risorse”.