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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Ordinanza rifiuti. Mostra tutti i post
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venerdì 10 gennaio 2020

MONTE CARNEVALE PRONTA NEL 2022


Arriva la contropartita a Monte Carnevale: il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha emanato una nuova ordinanza con la quale viene cancellata quella dello scorso 27 novembre in cui si prevedeva, tra le altre cose, l’obbligo per il Campidoglio di identificare il sito di discarica all’interno del territorio comunale.
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha scelto il sito per la discarica lo scorso 31 dicembre: Monte Carnevale. Ecco, dunque, che si completa la contropartita politica fra la Regione e il Campidoglio: già era stato cancellato dal nuovo Piano Rifiuti regionale - che sta completando l’iter propedeutico al voto di approvazione in Consiglio regionale - il cosiddetto “sub-ato” di Roma Capitale, vale a dire l’autarchia del Comune nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Ora, appunto, via anche l’ordinanza di novembre. Nel nuovo testo appare chiaro come alla Capitale attendano un paio d’anni di ulteriore caos rifiuti: ci vorranno due anni, nel 2022, per avere la nuova discarica pronta. “A seguito delle numerose interlocuzioni intercorse è stato composto un quadro complessivo di iniziative amministrative e azioni programmatiche finalizzate a perseguire entro il 31 dicembre 2022 la messa in opera dell’impiantistica di smaltimento nel territorio di Roma Capitale”, si legge infatti nel nuovo testo di Zingaretti, che specifica anche che “l’affidamento tramite gara europea” dell’esportazione dei rifiuti all’estero andrà completato “nel terzo trimestre del 2020”.
Dagli uffici capitolini però potrebbe arrivare proprio oggi una bocciatura di Monte Carnevale: da quanto si apprende, la Direzione Rifiuti e il dipartimento Urbanistica invieranno alla Raggi due documenti con i quali, in sostanza, potrebbero essere accolti alcuni "elementi ostativi" al sito fra quelli  presentati negli scorsi giorni da Municipio XII e dalla consigliera Simona Ficcardi. Bisognerà vedere esattamente cosa i Dipartimenti scriveranno: la Raggi difficilmente farà marcia indietro senza concreti motivi di illegittimità. Anche perché ne nuovo provvedimento regionale, viene consentito ad Ama di procedere alla manutenzione straordinaria del Tmb di Rocca Cencia, a partire dal 31 gennaio. Inoltre, nella nuova ordinanza non sono più riportati gli obblighi per Ama di individuare aree per stazioni di trasferenza (cosa che finora non è stata fatta) e di approvare il bilancio 2017 entro il 15 marzo del 2020 (Ama deve ancora presentare a Roma Capitale la sua proposta di bilancio 2017-18).


giovedì 2 gennaio 2020

DISCARICA A MONTE CARNEVALE



La scelta della Raggi arriva a metà del pomeriggio del 31 dicembre: la discarica di Roma sarà a Monte Carnevale. La nuova discarica è nel territorio del Municipio XI, commissariato da aprile 2019 dopo il fallimento della Giunta municipale 5Stelle e che andrà al voto in primavera. Siamo ad appena un paio di km in linea d’aria da Malagrotta che, però, ricade nel territorio del Municipio XII
Nella tarda mattinata del 31 dicembre era saltata Tragliatella, dichiarata sito non idoneo per la vicinanza con una serie di edifici sensibili (una scuola e un centro di riabilitazione su tutti). In cambio della designazione di Monte Carnevale “la Regione stralcerà dal Piano Rifiuti in via d’approvazione, come da accordo, l’indicazione del sub-ato per il Comune di Roma Capitale e disporrà tutte le attività necessarie per consentire, come richiesto da Roma Capitale, una serie lavori straordinari all'impianto Tmb di Rocca Cencia”.
Ignazio Marino chiuse Malagrotta nel settembre 2013. A dicembre 2019, sei anni dopo, siamo ancora lì: stessa area, anche se amministrativamente parte di due Municipi differenti, stesso impianto, la discarica. Neanche due ore dopo la comunicazione del Campidoglio su Monte Carnevale e si scatena l’inferno. 
Ancora non credo alle mie orecchie e ai miei occhi. Aspetto di leggere la delibera di giunta, che ancora non ho potuto vedere, prima di ammettere la sconfitta del M5s, tutto - scrive Simona Ficcardi, consigliera capitolina, su Facebook - la scelta della sindaca e dalla giunta è gravissima, una scelta che ripudio”.
Altrettanto duro Stefano Vignaroli, altro grillino e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie. A botta calda, il 31 dicembre, afferma che “la decisione di realizzare la nuova discarica di rifiuti urbani di Roma a due chilometri dalla discarica di Malagrotta è inaccettabile” e definisce “vergognosa” e “una presa in giro” la scelta della Raggi. Poi, il giorno dopo, smorza i toni e prova a buttare la colpa su Zingaretti e la Regione: “Quella di Monte Carnevale è una scelta improvvisata, effettuata dal Comune su pressione della Regione. Regione che ha deciso di chiudere Colleferro e non ha trovato alternative. Sul sito di Monte Carnevale il Comune aveva poco tempo fa dato parere negativo anche per la sola discarica di inerti. A soli 80 metri ci sono le abitazioni e a 240 si trova il Sic Macchiagrande della Riserva Statale del Litorale Romano. Andrebbe inoltre valutata con la massima attenzione la condizione della falda acquifera” che Vignaroli giudica già “compromessa da opere di escavazione per scongiurare il rischio di un nuovo disastro ambientale nella Valle Galeria”. Insomma, buttarla in caciara politica e continuare ad alimentare diffidenze e paure: un perfetto mix con pensiero quasi complottista: “Un sito che proprio recentemente è passato da una società privata ad un’altra. Quando si tratta di realizzare una discarica non è pensabile scegliere il sito in modo affrettato e superficiale”. Dopo tre anni e mezzo di governo Raggi, è troppo pure per la propaganda grillina. 


A parte le proteste dei residenti e quelle dei pentastellati, c’è il resto del mondo politico che si schiera contro Virginia Raggi e la scelta di Monte Carnevale come sito per la futura discarica di Roma. 
Parte Matteo Salvini che come augurio per l’anno nuovo spera “che il 2020 porti ai romani nuove elezioni e un sindaco finalmente capace, no a nuove discariche sulla pelle dei cittadini”. Sparano a palle incatenate anche da Fratelli d’Italia: Marco Visconti, delegato all’Ambiente dei meloni ai (omonimo dell’ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno): “non ci siamo proprio. È lo stesso quadrante di Malagrotta, nel territorio dove tra l’altro, la Regione aveva già avviato l’iter, prontamente opposto dal M5S in Campidoglio, per una discarica per lo stoccaggio dei rifiuti speciali contenenti amianto”. Contro Monte Carnevale anche Piergiorgio Benvenuti, ultimo presidente di Ama sotto Alemanno: “incredibile, grave, senza nessuna logica o programmazione”, dice a proposito di Monte Carnevale rimarcando come “sarà una nuova Malagrotta, proprio nello stesso territorio”. Marco Palma e Federico Rocca invitano Mario Torelli, ex presidente grillino del Municipio sfiduciato dai suoi ad aprile scorso e nominato dalla Raggi-commissario come suo delegato, a “portare la delega del Municipio, magari in una busta della spazzatura rigorosamente per la carta e cartone alla Sindaca Raggi”
Nel silenzio del Pd capitolino, anche Gianluca Lanzi, candidato Dem alla presidenza del Municipio (si vota in primavera) si schiera contro Monte Carnevale parlando di Tragliatella come di un “depistaggio volto a coprire quello che la Raggi ha sempre avuto in mente: far tornare i rifiuti nella Valle Galeria” accusando contemporaneamente la destra (“Renato Brunetta”) per l’opposizione a Falcognana e la Lega per quella a Tragliatella ma dimenticando le proteste analoghe del Pd
Da ultimo, il Comune di Fiumicino - col sindaco Esterino Montino e l’assessore alla scuola, Paolo Calicchio - dicono “no a Monte Carnevale” considerato “dietro alla porta di casa nostra”:  “è a ridosso della vecchia discarica di Malagrotta, c’è la raffineria di Roma, l’impianto Ama per i rifiuti speciali e l’aeroporto Leonardo Da Vinci. L’impianto, poi, sarebbe sopra le falde acquifere che forniscono Fiumicino”.

sabato 14 dicembre 2019

NEL 2020 AUMENTA LA TARI


Si avvicina velocemente l’aumento della tassa sui rifiuti, la TaRi. Pochi giorni fa, in un’intervista, lo aveva praticamente annunciato l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis (“se il Campidoglio rifiuta il termovalorizzatore, aumenterà la Tari perché noi continueremo a spendere un sacco di soldi per mandare altrove i rifiuti”). Ieri lo stesso Zaghis lo ha ribadito davanti alla Commissione Ambiente del Consiglio comunale: “Nel 2019 Ama ha speso 170 milioni di euro per mandare i rifiuti in impianti non di proprietà fuori città, Regione o Italia e nel 2020, se non si trova una soluzione sulla discarica di Colleferro, andrà a spendere almeno 190 milioni che pagherà tutta la popolazione”.
Popolazione che, per altro, paga già la Tari più elevata d’Italia: secondo la Relazione annuale dell’Agenzia dei pubblici servizi, ogni romano paga 275 euro l’anno per portar via i rifiuti e spazzare le strade. 
Con una dose di pragmatico realismo, Zaghis spiega: “Siamo in una fase di emergenza, il tempo perso ha portato tutti i nodi al pettine in un colpo solo. Ama ha bisogno di sbocchi perché non si può restare in questa situazione. Il 16 gennaio chiude la discarica di Colleferro, siamo in emergenza ed è un problema molto serio. La città vive sul filo del rasoio e non può stare sempre in questa condizione”. 
Ma dal Campidoglio arrivano segnali scoraggianti: subito dopo il Consiglio straordinario sui rifiuti, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha scritto al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per chiedergli di sospendere l’ordinanza sui rifiuti e incontrarsi. Risposta: sì all’incontro, no alla sospensione. Risultato, due giorni fa, la Giunta capitolina ha annunciato la decisione di ricorrere al Tar contro l’Ordinanza. Per cui, se Zingaretti temporeggia - con l’effetto di rendere la voce grossa dei primi giorni più un pigolio - la Raggi manda segnali contraddittori. E nessuno sceglie
Zingaretti aspetta la relazione del suo capo dipartimento, Flaminia Tosini, sull’applicazione dell’ordinanza. Alla serata di ieri il testo non era ancora definito ma pronto: Ama ha indicato i siti di trasferenza - quelli nei quali i rifiuti vengono trasbordati da un camion piccolo a uno grande senza toccar terra - che sono Rocca Cencia e Maccarese cui si aggiungono Ponte Malnome e Ostia e con altre due localizzazioni in via di identificazione. Inoltre prosegue la collaborazione fra Ama, Regione e Invitalia sulla redazione del bando di gara per portare all’estero i rifiuti. Infine, sono in definizione il rinnovo degli accordi con Marche e Abruzzo (più Sardegna). Manca la Raggi. Zingaretti potrebbe aspettare fino a martedì: se ci sarà l’incontro o se si andrà al Commissariamento.


sabato 7 dicembre 2019

RIFIUTI; NIENTE VOTO, 5STELLE SPACCATI. RAGGI ALL'ATTACCO DI ZIGARETTI. SINDCI DELL'HINTERLAND CONTRO IL CAMPIDOGLIO




Nessun voto: sette ore di seduta straordinaria del Consiglio comunale non sono bastate per finire le discussioni e votare gli ordini del giorno proposti da maggioranza e dalle opposizioni. Tutto rimandato alla prossima seduta, fissata per martedì 10
Movimento 5Stelle spaccato fra l’ala “raggiana” arroccata sul “no” a qualsiasi impianto dentro Roma e il manipolo dei comunali allineati sulle posizioni del consigliere regionale Marco Cacciatore favorevole alle decisioni della Regione. L’impasse dei grillini ha finito per far mancare il numero legale a lungo e così, alle 5 del pomeriggio, seduta chiusa e se ne riparla martedì con i voti sugli ordini del giorno prima dell’inizio dei lavori sul bilancio. 
In mezzo alle due fazioni pentastellate, l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che chiede il termovalorizzatore (“almeno due”) e si muove con Regione Lazio e Ministero della Difesa per chiudere sulle aree, “quattro, una per ogni quadrante della città” in cui realizzare siti di trasferenza.
La Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente, invitati a Palazzo Senatorio, hanno evitato di presentarsi. In compenso, presente un folto numero di Sindaci dei comuni dell’hinterland romano, fasce tricolori indosso. 
La seduta è scivolata sulla mezz’ora di dichiarazioni della Raggi che ha accusato direttamente la Regione e il suo presidente, Nicola Zingaretti, di tenere nell’emergenza la Capitale, di inerzia per la mancata approvazione del Piano Rifiuti, di adottare provvedimenti “emergenziali”. Secondo giro: la Raggi ha nemmeno troppo velatamente “ricordato” ai sindaci della provincia che 50 di loro si servono di Roma per smaltire i rifiuti e che “parlare di sub-ambito” per i rifiuti (l’autosufficienza di Roma nel suo territorio, ndr) potrebbe essere applicato anche alle “infrastrutture idriche” e che “se il sub-ambito viene portato avanti vuol dire che ciascuno penserà per sé, e questo vale per tutti i comuni della provincia”. Terzo attacco della Raggi: dopo aver elencato uno per uno i 50 Comuni che usano i Tmb romani per trattare i loro rifiuti, il Sindaco ha indicato in Fiumicino il comune più scroccone: “dopo 60 anni di conferimenti nella discarica di Malagrotta ha deciso di conferire i propri rifiuti nei Tmb di Malagrotta”. Replica di Esterino Montino, sindaco della cittadina litoranea: “Fino a 26 anni fa eravamo Roma il cui l'unico impianto di trattamento dell'organico di proprietà dell'Ama è a Maccarese, nel comune di Fiumicino”. Infine, la Raggi si è retoricamente domandata se vi sia un accordo politico-elettorale fra Zingaretti e il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, alla base della decisione di chiudere anticipatamente la discarica di Colleferro visto che nel Comune della Valle del Sacco si andrà al voto per il Sindaco il prossimo anno. Replica di Sanna, unico sindaco dell’hinterland a parlare in Aula Giulio Cesare: “Non c’è alcun accordo. Il contratto ventennale scade quest'anno. Le province di questa regione hanno dato tanto alla Capitale. Non andremo oltre: “lasciateci stare. Abbiamo già dato””. Se la Raggi ha centrato l’intero suo intervento nell’illustrare le mancanze di Regione e dei suoi predecessori, le opposizioni hanno avuto gioco facile nel rimarcare come, fra le parole del Sindaco, non ci fosse un solo accenno alle responsabilità del Campidoglio a trazione 5Stelle, come se a Palazzo Senatorio si fossero seduti ieri pomeriggio. 

venerdì 6 dicembre 2019

RIFIUTI; I SITI CHE POTREBBERO SALVARE ROMA



Sono trascorse ventiquattro ore dalla diffusione dell’elenco dei siti dove si possono realizzare impianti per lo smaltimento dei rifiuti all’interno del territorio del Comune di Roma. 
Sulle sette aree, due sono quelle che non ospiteranno discariche: la discarica di inerti, di proprietà dell’Adrastea, in via Giovanni Canestrini - terzo sito nella “classifica” stilata dal Tavolo regionale sui rifiuti - è praticamente esaurita. Quindi, qualora il sito finisse per essere selezionato, vi sarà collocato solo un centro di stoccaggio, vale a dire un posto nel quale i rifiuti sostano per il tempo strettamente necessario al completamento delle operazioni di trasferimento altrove. 
L’altro sito che difficilmente sarà selezionato è quello di Corcolle, di proprietà della Daf del Gruppo Donzelli, perché è al centro di un contenzioso giudiziario. Per inciso, il sito è conosciuto anche con il nome di “discarica di Villa Adriana” visto che, nel 2012, venne scelto dall’allora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti di Roma, l’ex prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro. E, pur essendo distante dalla Villa dell’Imperatore, fu subito oggetto di una campagna massiccia di “no” in nome della salvaguardia della dimora di Adriano.
Restano in lizza gli altri siti: due sono in zona Pisana-Malagrotta. Uno - di proprietà della società Cerchio Chiuso, 900mila metri cubi, operativa in 6 mesi - è davvero vicina anche alla sede del Consiglio regionale. L’altra - della N.G.R. New Green Roma, in località Malnome - è la più grande, visto che dai file regionali risulta poter contenere 1 milione e 400mila metri cubi. Ma entrambe sono in una zona martoriata: a poche centinaia di metri ci sono la vecchia discarica di Malagrotta, i due TMB operativi, il depuratore e la raffineria di Roma. Rimangono le ultime tre: Falcognana, Laurentina e Selvotta. In quest’ordine sono le candidate al ruolo di salvatrici della città. 

giovedì 5 dicembre 2019

ECCO I 7 SITI PER LE DISCARICHE




Ora tocca a Virginia Raggi: la relazione del Tavolo tecnico sui rifiuti è arrivata ed è partita destinazione Campidoglio. Il testo contiene un elenco di siti divisi in tre tipologie: quelli già esistenti e operanti, quelli in via di autorizzazione e quelli con le cosiddette “aree bianche”, aree idonee ad accogliere nuovi impianti o discariche. Tre i siti sul “podio”: il primo è Falcognana, all’Ardeatino, dove già c’è una discarica di rifiuti pericolosi e che, in un mese, con una “modifica non sostanziale” del tipo di rifiuto accolto può essere pronta. A Falcognana sono disponibili 850mila metri cubi e per essere pronta deve solo essere realizzata la rete di captazione del biogas (prodotto dalla fermentazione dei rifiuti organici). Secondo posto: zona Laurentina, discarica di rifiuti inerti, 290mila metri cubi disponibili, pronto in 200 giorni. Terzo sito, la discarica di via Canestrini (sempre zona Ardeatina-Porta Medaglia), quasi al completo ma che verrebbe usata per deposito preliminare dei rifiuti: 30 giorni per le necessarie autorizzazioni.
Il Tavolo tecnico – composto dai tre dirigenti apicali responsabili dei rifiuti del Comune di Roma, Laura D’Aprile, della Città Metropolitana, Paola Camuccio, e della Regione Lazio, Flaminia Tosini - si è occupato di esaminare le aree da un punto di vista tecnico, non politico. Questa incombenza ora spetta a Virginia Raggi che, dal momento in cui riceverà la Relazione, avrà sette giorni di tempo per decidere e indicare cosa realizzare e dove. In assenza di una decisione del Sindaco, il presidente della Regione, Zingaretti, potrà commissariare il Campidoglio e inoltrare alla Procura una denuncia per atti omissivi. 
La relazione contiene un quadro degli impianti esistenti per cui è stata valutata la fattibilità di utilizzo come discarica per gli scarti e l’organico oppure come siti di deposito preliminare dei rifiuti da avviare a trattamento o smaltimento. Ciascun sito scelto ha una capacità di accoglimento almeno di 6 mesi e si trova lontano da edifici sensibili. Fra quelli esclusi ci sono Tor Tignosa (edifici vicini) e Porta Medaglia (problemi tecnici). 
L’elenco dei siti idonei prosegue con la discarica di inerti di via della Selvotta (Ardeatino), con una volumetria residua di 300mila mc e anche questa andrebbe integrata con una rete di captazione del biogas. Tempi stimati per le opere: 45 giorni.  Scorrendo l’elenco spunta la discarica della Cerchio Chiuso, in via della Pisana a due passi dalla sede del Consiglio regionale, con una volumetria residua di circa 900mila mc. Pure in questo caso serve un’integrazione con la rete del biogas e 180 giorni di tempo stimato. Al sesto punto c’è la discarica della NGR a Ponte Malnome, Malagrotta. L’ultima ipotesi è la discarica di inerti della Daf a Corcolle. Oltre agli impianti esistenti, nella relazione sono state menzionate anche “le attività estrattive” (le cave, ndr): tre nel Municipio XI e una nel XIV. Infine, sono stati avviati contatti con il Ministero della Difesa per verificare la possibilità di usare immobili e aree dismesse o in dismissione (una quindicina fra Ardeatino, Laurentino, Magliana, Flaminio, Tiburtina) come possibili isole ecologiche o impianti di trasferenza dopo che saranno state analizzate da Ama e dal Comune di Roma.

mercoledì 4 dicembre 2019

PRONTO L'ELENCO DELLE NUOVE DISCARICHE


La discarica di Colleferro, anche se solo per poco più di un mese, riapre oggi e Ama (e Rida Ambiente) potranno tornare a usarla quotidianamente. Ieri sopralluogo della magistratura e dei funzionari regionali che ha dato il via libera alla riapertura dell’impianto. Ora resta da capire quanto tempo sarà necessario ad Ama per svuotare tutti i siti - Rocca Cencia e i due impianti di Malagrotta - che sono stati riempiti fino ad oggi e tornare, quindi, a una parvenza di normalità. Roma potrebbe non trascorrere Natale con l’immondizia per le strade anche se il problema è solo posticipato di pochi giorni.  
E ieri seconda e ultima riunione del Tavolo tecnico sui rifiuti in Regione Lazio al quale ha partecipato anche l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis. In teoria oggi i lavori del Tavolo dovrebbero concludersi con una relazione nella quale dovrebbe essere indicata una graduatoria fra i siti, tutti interni al territorio del Comune di Roma, sui quali già esistono impianti oppure aree nelle quali nuovi impianti possono essere creati. E per impianti si intende o un centro di stoccaggio o una discarica di servizio. Un elenco che - da quanto filtra - potrebbe prevedere più di un impianto per tipologia
Aree non ne trapelano anche se l’elenco difficilmente si discosterà troppo da quei siti già indicati in tutti questi anni: Falcognana, Malagrotta, Rocca Cencia, Corcolle, Tragliatella, Laurentina. Con Falcognana che sembra essere decisamente in pole position per aggiudicarsi il titolo di prossima discarica di servizio di Roma. Sempre oggi, Ama dovrebbe indicare le due aree dove realizzare le cosiddette “stazioni di trasferenza” aree, cioè, dove i camion più piccoli travasano il loro contenuto in quelli più grandi senza che i rifiuti tocchino terra. L’elenco più rilevante, quindi, quello delle discariche dovrebbe vedere la luce oggi per poi essere consegnato al sindaco di Roma, Virginia Raggi, cui spetterà, stando all’Ordinanza Zingaretti di pochi giorni fa, il compito di identificare definitivamente e ufficialmente il sito e l’impianto da realizzarvi. Sarà interessante vedere cosa farà la Raggi che, fino ad oggi, si è molto preoccupata di ribadire a voce alta il suo no a trovare aree dentro Roma pretendendo che i rifiuti della Capitale venissero smaltiti in proroga ancora fuori Comune. Se sul breve-medio periodo Ama si sta attrezzando per bandire una nuova gara, insieme questa volta a Invitalia, per il trasferimento dei rifiuti all’estero, il problema si ripresenterà il 15 gennaio alla chiusura di Colleferro: proroghe, checché le chieda la Raggi, non sembrano all’orizzonte e scatenerebbero comunque una guerra sui rifiuti. Il nodo, quindi, è trovare rapidamente impianti alternativi, magari piccoli, ma in grado di tamponare la situazione fino a che non entrino in funzione impianti di trattamento che, però, a Roma non ci sono. Né ci saranno a breve vista la contrarietà dei 5Stelle a prenderli in considerazione. Stando all’Ordinanza Zingaretti, però, da domani la Raggi avrà una settimana di tempo per scegliere dove far costruire la nuova discarica di Roma, oltre sei anni dopo la chiusura di Malagrotta. In caso di rifiuto, Zingaretti nominerà un commissario che attuerà l'ordinanza e spedirà il fascicolo in Procura.

martedì 3 dicembre 2019

RIFIUTI, ALTRA FUMATA NERA




Ancora un nulla di fatto sui rifiuti: il Tavolo tecnico regionale, convocato prima nella tarda mattinata di ieri e poi riunitosi solo nel pomeriggio, ha finito con una fumata nera. E una riconvocazione questa mattina alle 10.00. Assenti, ieri, la Città Metropolitana e l’Amministratore Unico di Ama, Stefano Zaghis, che era stato convocato. In ogni modo, salvo clamorose sorprese, il gioco dell’oca è sempre quello: i siti nei quali si possono creare impianti di trattamento o smaltimento sono noti più o meno da un decennio. E sono sempre gli stessi. Non a caso, infatti, ciclicamente tornano ad affacciarsi gli stessi nomi: Falcognana, Pizzo del Prete, Cupinoro, Guidonia, Malagrotta e via dicendo. 
L’appuntamento è posticipato a domani, mercoledì, quando il Tavolo dovrà produrre la relazione finale nella quale i tre tecnici - Laura D’Aprile per il Comune, Paola Camuccio per Città Metropolitana e Flaminia Tosini per la Regione Lazio - dovranno indicare i siti sui quali calare gli impianti necessari a Roma.
Il cui sindaco, Virginia Raggi, appare decisamente molto interessata a trovare un colpevole cui addossare la colpa del disastro: “Roma è pronta a fare la sua parte, ma gli ennesimi provvedimenti emergenziali non servono. Dopo la giustissima chiusura di Malagrotta non è più stato fatto nulla. La commissione Ue ha già rappresentato alla Regione Lazio che l’inerzia prolungata per sette anni costituisce un fatto estremamente grave, preludio a una prossima procedura di infrazione. Roma vuol fare la sua parte ma all’interno del piano regionale rifiuti. La Regione sta dicendo che Roma Capitale deve fare una o più discariche sul proprio territorio con un provvedimento emergenziale. Io ricordo che le cosiddette ordinanze hanno una durata di 6 mesi prorogabile fino a 18 mesi. Io non ho mai visto una discarica che dura solo 18 mesi. La Regione con un provvedimento che ha durata massima di 18 mesi vuole farci andare in deroga a norme ambientali e a norme sulla tutela della salute dei cittadini per aprire una discarica che rimarrà a Roma per molti anni. Io credo che non sia la soluzione giusta. Tre milioni cittadini romani hanno la stessa dignità degli altri cittadini del Lazio”.
La guerra dei rifiuti finisce per coinvolgere tutti: a Civitavecchia, durante un sit in di protesta contro la decisione della Raggi - un’ordinanza emergenziale, per altro - di aumentare il quantitativo di rifiuti da portare nella città costiera, un camion Ama è stato bloccato dai manifestanti. 
E “l’incendio” sul problema rifiuti, dopo tre anni e mezzo di fallimenti targati M5S che si sommano a quelli precedenti targati centrodestra e centrosinistra, rischia di diffondersi rapidamente ovunque. Ieri in Commissione Ambiente è stata bocciata la proposta di una società privata di creare un impianto per biomasse sulla Prenestina con la motivazione di eccessiva vicinanza di alcune abitazioni. Dopo le proteste a Falcognana, venerdì si terrà una nuova manifestazione, di mattina, durante il Consiglio straordinario sui rifiuti del 6 dicembre al Campidoglio, alla quale parteciperà una folta delegazione dal territorio di Civitavecchia e dei Comuni limitrofi. La politica dei “no” e dei veti sta raggiungendo il suo apice.

sabato 30 novembre 2019

RIFIUTI; TECNICI AL LAVORO


Lunedì 2 seconda e ultima riunione del tavolo tecnico sui rifiuti con invito anche al neo amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis. Ieri Regione, Città Metropolitana e Comune si sono incontrati, in “casa” Zingaretti, nella sede della Giunta regionale. Al tavolo i tre direttori apicali sul cui capo ricade la gestione del ciclo dei rifiuti: Laura D’Aprile, per il Campidoglio, Paola Camuccio per Palazzo Valentini e Flaminia Tosini per la Regione. 
Note ufficiali non ne sono state rilasciate, quindi, le notizie che trapelano sono tutte indiscrezioni informali. Incontro tecnico, incentrato principalmente all’analisi dei criteri da utilizzare nella selezione delle cosiddette “aree bianche”, ovvero quelle zone del territorio sul quale è possibile realizzare impianti per il ciclo dei rifiuti. Impianti che possono andare dai tritovagliatori, agli inceneritori, dai TMB (trattamento meccanico biologico) ai termovalorizzatori fino alle discariche di servizio.
Sono le diverse normative nazionali e regionali quelle che determinano la scelta di un’area: la vicinanza di scuole, ospedali, case di cura o luoghi vincolati, abitazioni e via dicendo sono gli elementi principali che portano a indicare un’area come “bianca”, cioè senza elementi che vietino di realizzare impiantistica per i rifiuti.
Lunedì, dunque, secondo round con l’invito a Zaghis per chiudere martedì quando, almeno su carta, scadrà l’ultimatum della Regione e il tavolo dovrebbe produrre una relazione finale
Che il clima non sia esattamente entusiasta emerge dalle parole dell’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani: “La notizia positiva è che il tavolo è aperto e ci si sta confrontando. La prima cosa prevista dall'ordinanza sta andando avanti, quindi siamo tutti fiduciosi. È nell'interesse di tutti trovare un percorso condiviso, perché il problema dei rifiuti non è un problema di qualcuno contro l'altro ma della città nel cui interesse va risolto”. Con una sottolineatura: “e va risolto a RomaE mentre in Regione ci si consola con l’apertura del tavolo, l’ennesimo “nuovo” corso Ama in salsa grillina lancia il “piano industriale partecipato, fatto, per la prima volta, anche dai 7.500 dipendenti di Ama”. Ovvero, un sondaggio interno rivolto ai lavoratori dell’azienda invitati a “dare un contributo di idee per le attività future dell’azienda a breve, medio e lungo termine”. Con una lettera ai dipendenti, Zaghis spiega il “rovesciamento della piramide gerarchica” aggiungendo “del resto anche Steve Jobs ha lavorato alla Atari”. La stessa Ama che prevede di assumere “350 nuovi dipendenti” per “rinforzare gli addetti ai servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti” più 5 dirigenti apicali in “ruoli di comando in settori operativi”.

venerdì 4 ottobre 2019

CAOS RIFIUTI, NELLE MARCHE 5.500 TONNELLATE DA ROMA


Accordo fatto: la Regione Marche accoglierà circa 5.500 tonnellate al mese dei rifiuti romani. Che, però, dopo essere stati trattati dovranno tornare nel Lazio per finire nella discarica di Colleferro, di proprietà della Regione Lazio.
L’annuncio arriva nel pomeriggio, mentre in Aula Giulio Cesare è in corso la seduta dell’Assemblea capitolina dedicata al caos di Roma Metropolitane e di Ama. E con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che, parlando ai consiglieri, ringrazia pubblicamente il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e la Regione Marche per l’aiuto. 
Accantonate le stelle filanti, restano sul tappeto i problemi. Se gli accordi fra la Regione Lazio e le Regioni Marche e Abruzzo consentono a Roma di lavorare 9.500 tonnellate al mese, queste intese non risolvono il problema. Al massimo, lo procrastinano: gli accordi, infatti, avranno durata limitata e l’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti scadrà il 15 ottobre. Dopo di che la carenza assoluta di impianti per il trattamento, il riciclo e lo smaltimento finale dei rifiuti tornerà sul tavolo. 
Non a caso, tanto il presidente del Lazio, Zingaretti, quanto il suo assessore all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, richiamano l’attenzione del Campidoglio: “servono soluzioni durature per assicurare un corretto funzionamento del sistema dei rifiuti di Roma. Ma attenzione è rischioso contare solo sull'aiuto degli altri: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità ed essere autosufficiente”, dice Zingaretti. E Valeriani: “è fondamentale che in tempi brevi il Comune ed Ama promuovano interventi di medio e lungo periodo per dotare Roma degli impianti necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti ed almeno limitare drasticamente la costosa ed inquinante migrazione degli scarti indifferenziati in giro per il Lazio e le altre regioni italiane”.
Valeriani, poi, aggiunge un dato fondamentale: “Quando l’ultimo invaso della discarica di Colleferro sarà pieno, e forse succederà ancora prima del 31 dicembre, quell'impianto verrà chiuso e c’è un patto con la popolazione per non rimettere in piedi gli inceneritori”.
Il problema è enorme: dentro la discarica di Colleferro ci finiscono le rimanenze dei trattamenti dei rifiuti più o meno di tutto il Lazio e, ovviamente, di Roma. Ad esempio: Rida Ambiente, la società di Aprilia (Lt) che accoglie mille tonnellate al giorno dei rifiuti romani, dopo che li ha lavorati, scarica le rimanenze a Colleferro. Lo stesso per quello che accadrà ai rifiuti portati nelle Marche. Torneranno e andranno a Colleferro. Una volta chiusa la discarica, questi quantitativi non potranno più essere smaltiti. 

AMA, RAGGI: "MANCANO GLI IMPIANTI, COLPE DEL PASSATO"


Un’oretta circa: tanto è durata la parte della seduta dell’Assemblea Capitolina dedicata all’analisi del caos di Ama, la municipalizzata dei rifiuti, caos immondizia in strada e caos societario dopo le dimissioni del sesto gruppo di manager dell’era Raggi, il secondo in un solo anno a cadere sui bilanci.
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha riassunto ai consiglieri lo stato dei fatti: non un mea culpa, non una presa di coscienza del deficit di impianti né un prospetto di soluzione per uscire in modo strutturale dall’emergenza che, ciclicamente e a ritmi sempre più ravvicinati e invasivi, lascia Roma sporca e maleodorante.
Semplicemente la Raggi - dopo aver ribadito che le colpe sono delle Amministrazioni precedenti - si è limitata all’elencazione mera e semplice del problema: mancano gli impianti. 
Ama deve aumentare la differenziata ed estendere il porta a porta per abbattere la quota indifferenziata. L'azienda si deve occupare della raccolta, ci sono poi la fase del trattamento e dello smaltimento che non sono tutte in capo ad Ama. Ma se uno di questi passaggi non funziona, l'effetto lo troviamo sotto casa: se Ama non sa dove portare i rifiuti, la prima cosa che soffre è la raccolta stessa. E così quando è stato dato alle fiamme il Tmb Salario, che trattava un quarto dei rifiuti romani, noi che già ci appoggiavamo in parte alla Regione Abruzzo abbiamo dovuto trovare altri sbocchi per i nostri rifiuti. Il sistema di Roma e del Lazio da un punto di vista impiantistico è fragile perché dal 1997 al 2013 le amministrazioni che si sono succedute sono rimaste inerti. Così nel 2013 quando è stata chiusa la discarica di Malagrotta, Roma e il Lazio si sono trovate senza una parte purtroppo fondamentale del sistema impiantistico. Dal 2013 a oggi si è cercato di poggiarsi su altri impianti laziali e fuori regione”.
Tutta vera l’analisi della Raggi sul passato. Manca, però, l’ammissione che l’inerzia è proseguita anche in questi ultimi tre anni in cui non si è progettato nulla e si è detto solo “no” a qualunque soluzione di impianti: senza ricordare le polemiche dell’intero Movimento 5Stelle con la Regione Lazio, l’ultima volta, era stata proprio il sindaco Raggi, l’11 settembre, a Corcolle ad esprimere come negativa la posizione del Campidoglio alla localizzazione di una discarica di servizio in quel territorio.
Nonostante due diversi CdA abbiano presentato, di fatto, bilanci simili, nella narrazione del Sindaco non c’è spazio per i dubbi sui bilanci di Ama: “Ama resta pubblica, non fallirà e non verrà privatizzata. Roma Capitale ha chiesto ad Ama di presentare bilanci veritieri e corretti. Bilanci non veritieri e non corretti da questa amministrazione non verranno mai approvati”. E, sulla ormai celebre partita dei 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali, oggetto del contenzioso con Ama, il Sindaco dice che questi soldi “non possono essere usati come scudo per la mancata pulizia. Ama li ha già restituiti al Comune, riconoscendo quindi che non li doveva avere, e ora li richiede indietro”. In realtà, il farraginoso sistema dei pagamenti fra Ama e Campidoglio prevede che Ama versi al Comune i soldi della Tari e dopo il Campidoglio li restituisca come pagamento per il contratto di servizio. E, nell’analisi del Sindaco, manca il riferimento alla delibera 21/2019 con cui la Giunta Raggi si impegnava ad avviare un controllo su questi soldi, controllo mai iniziato.
Opposizioni sul piede di guerra: più o meno tutti, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno accusato il sindaco di inerzia ritenendola responsabile dei continui cambi di management e dello stato della raccolta. 
Al momento della replica del Sindaco in Aula - da evidenziare quel “non abbiamo ritenuto estremamente solido quel parere” indirizzato alla Ernst&Young, società revisore dei conti di Ama - lavoratori sia di Ama che di Roma Metropolitane hanno contestato il Sindaco mentre i consiglieri di opposizione hanno abbandonato la seduta e si sono uniti ai contestatori.



giovedì 3 ottobre 2019

MELARA: "ROTTURA È PER MANCANZA FIDUCIA NON PER CREDITI CIMITERIALI"


Due giorni fa ha firmato una lettera durissima: un lucido atto di accusa all’inerzia del Campidoglio verso Ama. Le dimissioni di Luisa Melara, avvocato chiamato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, a guidare Ama il 7 giugno scorso “dopo una selezione pubblica” e del suo CdA sono riuscite a fare molto più chiasso di quelle, pur rumorose, del suo predecessore, Lorenzo Bagnacani

Avvocato Melara, lunedì lei ha scritto al Campidoglio proponendo il rinvio della seduta dell’Assemblea dei soci a dopo la conclusione dell’analisi sui conti. Poi, martedì, gli eventi sono precipitati. Cosa è successo?
“Noi abbiamo assistito dai primi giorni di settembre a un progressivo isolamento del CdA nonostante le reiterate richieste di interlocuzione con il Campidoglio. Questo ci ha fatto prendere atto ad un certo punto che non c’erano più le condizioni per rimanere”.

Insomma vi è mancata la protezione del Campidoglio.
“Non ci siamo sentiti sufficientemente protetti e compresi nelle nostre reali e autentiche intenzioni”. 

Veniamo al problema dei bilanci. In Campidoglio ritengono di essere nel giusto.
“Premesso che la storia dei 18,3 milioni di euro sui servizi cimiteriali sono del tutto irrilevanti nella globalità del bilancio Ama e che non è questa la ragione della rottura ma la fine del rapporto fiduciario, il bilancio 2016 approvato dal Comune aveva ratificato quel credito. Approvato sempre dalla Giunta Raggi”.

In Campidoglio viene citata la delibera di Giunta 21 del 2019 come dirimente sulla questione.
“Leggiamo il deliberato: il Comune delibera di avviare una “due diligence” sui conti per i “servizi cimiteriali, che qualifichi e certifichi, sia sotto il profilo giuridico, sia sotto quello economico” le “partite creditorie/debitorie”.  

E la due diligence?
“Il Comune non l’ha mai iniziata. Se il Comune ha sentito il bisogno di verificare come stanno le cose, come posso io, con un tratto di penna, eliminare queste poste di bilancio? Poi la nostra bozza di bilancio ha superato il vaglio della società di revisione (la Ernst&Young, ndr) e del Collegio Sindacale che, nella conclusione della sua relazione, esorta il Socio all’approvazione del bilancio”.

Secondo lei, il Campidoglio sta cercando di “alleggerire” Ama per accorparla con Acea?
“Abbiamo parlato molto, almeno all’inizio, con il sindaco Raggi e l’assessore Lemmetti e non ci è stato mai prospettata questa idea”.

Nella vostra lettera di dimissioni, lamentate l’impossibilità di parlare con il Sindaco.
“L’ultima volta che ho parlato con la Raggi era fine luglio, inizio agosto”.

Forse 104 giorni sono pochi, ma la vostra esperienza quale soluzione vi suggerisce per risolvere il problema rifiuti? 
“A Londra ci sono 4 inceneritori, 5 impianti di compostaggio, 10 TMB e 2 discariche. Qui servono impianti di servizio, di trattamento e di destino, necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti. A fronte di una emergenza strutturale, è necessario un Piano Marshall che con provvedimenti straordinari metta in sicurezza il ciclo dei rifiuti e consenta ad Ama di poter gestire la propria attività in modo sostenibile a livello ambientale ed economico”.

È un commissario?
“Assolutamente no. Noi abbiamo indicato un piano operativo a breve termine che identifica gli strumenti che normalizzi il ciclo dei rifiuti”.

Le è mancato non avere un assessore di riferimento?
“No. Ho letto nel Sindaco la volontà di risolvere il problema. Il cortocircuito è sul come”. 

Lei ha sottoposto al Sindaco le sue idee sulla necessità di creare impianti a Roma? 
“Questi aspetti sono stati rappresentati”.

E la risposta qual è stata?
“Il problema è il come. Il Sindaco rappresenta un’idea politica e come tale deve contemperare diversi interessi. A volte non si riesce a fare la sintesi in tempi veloci”

martedì 1 ottobre 2019

I REVISORI DEI CONTI: "COSIÌ AMA VA VERSO IL FALLIMENTO"


Rinviato lo showdown dell’assemblea dei soci di Ama, ordinanza Zingaretti sui rifiuti prorogata per altri 15 giorni, sindacati che annunciano sciopero per il 15 ottobre e Ernst&Young, la società revisore dei conti di Ama, che attesta la correttezza del bilancio 2017 oggetto della lite col Comune ma che mette in guardia sul rischio per la continuità aziendale. 
Andiamo per ordine: nella mattinata di ieri, Luisa Melara, presidente di Ama, scrive al Campidoglio e chiede di posticipare la seduta dell’Assemblea dei Soci (Ama ha un solo socio: il Comune di Roma) a dopo la consegna del rapporto sul controllo dei conti. Data da concordare e Campidoglio  ben felice di rimandare di qualche giorno lo spettacolo.
Seconda notizia: l’ordinanza Zingaretti sui rifiuti (quella che ancora tiene a galla la città) è stata prorogata per altre due settimane, scadenza il 15 ottobreper consentire ad Ama di soddisfare il fabbisogno relativo al trattamento degli scarti indifferenziati nei vari impianti del Lazio”. L’idea è che il reintegro in funzione dei due Tmb di Malagrotta a pieno regime e l’intesa con la Regione Marche (che si somma a quella con l’Abruzzo) “permetteranno di mettere in sicurezza la città”. Ma già trapelano voci di un prossimo incontro fra la Regione e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per superare i “no” grillini a l’impiantistica a Roma.
Sindacati, però, sul piede di guerra e per il 15 ottobre - quando scadrà la proroga dell’ Ordinanza - è stato indetto uno sciopero. “Non si può restare fermi di fronte all'ennesimo fallimento  della Giunta guidata da Virginia Raggi sul tema rifiuti”, dicono Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio, che, dopo aver ricordato la mancata approvazione del bilancio 2017 e il rinvio dell’Assemblea di domani, aggiungono: “Il 15 torneremo in piazza per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio. Tre anni di incertezze, propaganda, discontinuità e rincorsa delle emergenze finanziarie e operative hanno portato a una crisi senza precedenti”. 
Infine, Ernst&Young, società che è revisore dei conti di Ama, lancia l’allarme sulla “continuità aziendale”, o, in termini più semplici, il fallimento di Ama. Questo perché ci sono “644 milioni di euro ancora in corso di riconciliazione” con il Campidoglio.  L’allarme rosso è contenuto nella relazione sul progetto di bilancio 2017. Si legge: “l’equilibrio finanziario di Ama dipende in maniera determinante dall'incasso dei crediti vantati nei confronti di Roma Capitale (644 milioni di euro al 31 dicembre 2017, ancora in corso di riconciliazione con l'azionista di riferimento)”. Tra questi crediti ci sono i 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali che il Comune vorrebbe svalutare per intero. Al contrario, sia il management Ama guidato da Lorenzo Bagnacani che quello attuale della Melara li hanno “iscritti un apposito fondo rischi”. Insomma, checché ne dica il Campidoglio - è di sabato una durissima nota in cui si annunciava il rigetto della bozza di bilancio 2017 di Ama - secondo i revisori contabili “il bilancio d'esercizio fornisce una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Società”. 



ALTOLÀ DELCAMPIDOLIO AL BILANCIO AMA


Sui rifiuti la Raggi piange miseria e la sua Amministrazione boccia Ama aprendo la strada a un bis della vicenda Bagnacani sui bilanci. 
Vicenda conti della Municipalizzata che non cambiano pur cambiando management: “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”. Nota dell’Amministrazione Raggi con cui si aggiunge: “Roma Capitale, nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione“.
Segue il j’accuse di, Virginia Raggi, sui rifiuti “sono stata lasciata da sola”, dice il Sindaco alla vigilia dell’ennesima crisi del sistema romano. Durante l’incontro sul tema ”Professionisti dell'Antimafia” al festival Restart, organizzato dell’associazione antimafia daSud, all'Istituto Enzo Ferrari di Roma, la Raggi spiega: “Hanno incendiato il Tmb Salario, un impianto che trattava un quarto dei rifiuti di Roma. È stato liquidato come un incendio. Lo denuncio”. Si aspetta sempre che sia la magistratura a dirlo. 
Il Comune da solo non ce la può fare. Il Comune si deve occupare della raccolta. Il trattamento e lo smaltimento non li fa il Comune”. O, meglio: non li fa il Comune di Roma visto che mancano gli impianti dato che la politica non li vuole. Virginia Raggi per prima: solo l’11 settembre scorso, il Sindaco diceva a Corcolle: “Il comune è per il no, non è questo il territorio in cui può essere aperta un'altra discarica”. 

Nella versione autoassolutoria, il Sindaco aggiunge: “Io avrei avuto bisogno di tutte le istituzioni che dicevano: “diamo uno sbocco a Roma”. Non è stato fatto. Che faccio, me la mangio l'immondizia?”.
Il Sindaco ricostruisce la sua versione dei fatti post incendio del Salario: “A marzo, un altro incendio scoppia nel Tmb di Rocca Cencia,  domato immediatamente ma con blocco di una settimana”. 
Nella visione della Raggi, l’”Ama deve raccogliere i rifiuti e portarli agli impianti, che lavorano e poi li portano a loro volta in altri impianti di smaltimento finale. L'indifferenziato, una volta trattato, va o negli inceneritori o nelle discariche”. Di cui i 5Stelle non vogliono sentir parlare. Nel caos di giugno, “arriva l'ordinanza della Regione che dice che gli impianti del Lazio devono accogliere i rifiuti di Roma. A luglio gli impianti ricominciano a chiudere le porte, perché devono andare in manutenzione. Riscrivo a tutti: per favore, prorogate l'ordinanza, eseguitela coattivamente”. Che l’Ordinanza imponesse al Campidoglio di approvare i bilanci 2017 e 2018 di Ama (in alto mare), nella ricostruzione della Raggi non c’è traccia. 
Arriverà qualcuno che dirà: “per risolvere l'emergenza dei rifiuti serve un impianto fatto velocemente, senza norme, senza regole, ho io la soluzione””. Quella che da 3 anni i 5Stelle non sanno trovare.