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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Politecnico di Torino. Mostra tutti i post
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venerdì 27 dicembre 2019

LO STADIO C'È, FRIEDKIN QUASI



La doppia svolta è solo rimandata. Da una parte lo stadio di Tor Di Valle, ormai pronto a partire dopo un iter infinito e con un nuovo partner della Roma - il ceco Radovan Vitek al posto di Luca Parnasi - dall’altra la cessione delle quote di maggioranza del club.
La trattativa fra Pallotta e il gruppo Friedkin ha subìto un rallentamento, ma non si è arrestata. E ora, trascorse le feste, si avvicina il momento cruciale: chiuse tutte le due diligence, va trovata l’intesa sul prezzo finale dell’operazione valutata nel complesso intorno al miliardo di dollari inclusi i debiti della società giallorossa (circa 270 milioni di euro) e l’aumento di capitale da massimo 150 milioni di euro già deliberato e da realizzare entro il 2020. Le parti sono divise da qualche decina di milioni, Pallotta è pressato dai suoi soci che vogliono uscire e cerca di ottenere il massimo, Friedkin invece vorrebbe investire di più nella Roma e meno sul prezzo d’acquisto. E farlo il prima possibile. Un comprensibile tira e molla che entro gennaio si potrebbe risolvere positivamente.
Intanto sul fronte dossier Tor di Valle, Comune, As Roma e Eurnova, in modo congiunto, hanno deciso lo slittamento dell’annuncio da parte del Campidoglio sulla chiusura dei lavori tecnici sul progetto. Il Comune voleva più tempo per concludere le ultimissime verifiche ed Eurnova per chiudere gli accordi con Vitek il cui subentro è visto con estremo favore dal Campidoglio dato che, l’uscita di scena dei Parnasi, libererebbe le coscienze di qualche consigliere recalcitrante. Tanto che emissari di Vitek hanno già incontrato i tecnici capitolini. 
Che nel periodo natalizio - data mai ufficialmente fissata - l’annuncio fosse prossimo è confermato dal fatto che fra il sindaco Virginia Raggi, il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e gli assessori Luca Montuori (Urbanistica) e Daniele Frongia (Sport) è circolata, nei giorni scorsi, una bozza di comunicato che Il Tempo ha letto in anteprima. Nel testo si legge che i lavori tecnici sono in via di definizione e viene spiegato come l’inchiesta giudiziaria non abbia riguardato la procedura amministrativa. In ogni modo, la Raggi ha comandato due analisi degli atti, una delle quali è stata quella del Politecnico di Torino sul traffico conclusa con un parere «positivo». 
Nella bozza di testo, il Campidoglio avrebbe sottolineato come lo stadio sarebbe diventato un elemento catalizzatore degli interventi previsti nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, con annesso riferimento alle linee ferroviarie Roma-Lido e Roma-Fiumicino. A seguire, sarebbero state evidenziate le differenze tra la versione Marino e quella Raggi del progetto. L’attesa potrebbe non essere lunga: il passaggio di proprietà fra Parnasi e Vitek è quasi completato e mancano alcuni dettagli. La nuova previsione (aleatoria come le precedenti) è che da metà gennaio in poi ogni giorno possa essere quello buono per l’annuncio della cessione del progetto Stadio a Vitek e della conclusione formale di tutti i lavori tecnici. Un passaggio seguito con grande interesse anche da Friedkin, ma non è lo stadio il nodo da sciogliere con Pallotta. Perché per rendere la Roma più forte in tempi brevi, non si può attendere la costruzione dell’impianto.

giovedì 18 luglio 2019

STADIO; LA ROMA VA ALLA REGIONE PER LA FERROVIA


La richiesta ufficiale è stata presentata il 10 luglio scorso all’ufficio dell’architetto Manuela Manetti, presidente della Conferenza di Servizi decisoria e la domanda è piuttosto secca: traslandola dal burocratese al linguaggio comune, la Roma chiede alla Regione: “quali opere sul trasporto vanno considerate vincolanti” per l’apertura dello Stadio di Tor di Valle? 
L’impasse che, da più di qualche mese, tiene in un mezzo limbo la stesura della Convenzione urbanistica (il contratto vero e proprio fra il pubblico e la Roma) per lo Stadio potrebbe chiudersi prima della pausa estiva dei lavori del consiglio comunale.
Nelle quattro pagine firmate dalle tre società proponenti - Eurnova come “soggetto proponente”, TDV Real Estate come futura acquirente delle aree e Stadio TDV come futuro sviluppatore del progetto - alla Manetti viene chiesto “di confermare” che, gli “interventi necessari ad assicurare la "contestualità" dell'esercizio del trasporto pubblico su ferro”, sono “esclusivamente” quelli inseriti nel “progetto approvato dalla Conferenza di Servizi” e per i quali il privato proponente dovrà curare la “gara d’appalto, il finanziamento, il completamento ed il collaudo” mentre restano escluse quelle opere “al di fuori del progetto Stadio della Roma” la cui realizzazione è indipendente dallo Stadio.
Scendendo su un piano più pratico, il nodo è quello della “contestualità”: il Comune - dopo aver cancellato tutte le opere pubbliche di mobilità (Ponte di Traiano e interventi per il trasporto su ferro che davano origine a compensazioni) per poter cancellare le tre Torri di Libeskind - vorrebbe subordinare l’apertura dello Stadio al completamento degli interventi di ristrutturazione della Roma-Lido di Ostia che sono finanziati da Stato e Regione e che sono gestiti dalla Pisana. 
La Roma, ovviamente, non ci sta a legare l’apertura di Tor di Valle a opere fatte da altri soggetti su cui né la Roma né il Comune hanno alcun potere di intervento. 
Da qui, lo stallo: gli uffici si sono visti e rivisti limando tutti (o quasi) gli altri dettagli. Nell’ultimo incontro con il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, è stato il sindaco, Virginia Raggi, a suggerire questo ricorso alla Presidenza della Conferenza di Servizi. Compiendo, dopo la tragicommedia del Politecnico di Torino, ancora l’errore di rivolgersi a soggetti terzi per chiarire il caos creato dalle decisioni della Giunta grillina. 
E, da parte della Roma si inizia a disegnare la potenziale road map: dando per scontata la risposta favorevole all’interpretazione “giallorossa” della querelle Roma-Lido, la Roma andrà dalla Raggi chiedendole di far concludere i lavori di stesura dei testi e portare tutto, Variante e Convenzione, al voto in Aula magari per settembre quando è anche prevista una visita di James Pallotta a Roma. In caso di risposta positiva, tutto bene, si vota, si firma tutto e si avvia il cantiere. In caso di melina o diniego, verrebbe comunque presentata istanza di voto in modo tale da avere un atto da impugnare in Tribunale per il risarcimento. E a quel punto, prenderebbe quota l’ipotesi Fiumicino






giovedì 9 maggio 2019

PALLOTTA: IN COMUNE PERDONO TEMPO. APPELLO AI TIFOSI



Lunedì era stata la battuta sul Colosseo (“Non so quanto ci hanno messo a costruire il Colosseo, ma siamo vicini a quella tempistica”), ieri, James Pallotta, presidente della Roma, è andato giù duro sul Comune. E non con una chiacchierata a una testata giornalistica ma tramite un tweet dall’account ufficiale della Roma: “Ho inviato da Boston importanti membri di Stadio della Roma (dello staff, ndr) sperando in un progresso, ma al Comune erano troppo occupati per incontrarli. Forse un grande investimento e tanti nuovi posti di lavoro non sono così importanti. Se i tifosi vogliono lo stadio, devono sollecitare un intervento”.
In prima lettura, queste affermazioni sembrano indicare un netto cambio di strategia comunicativa. Basta basso profilo, basta attese e rinvii, basta incontri infruttuosi in cui, ogni volta, sembra sempre che si ricominci da zero. Nell’ottica della comunicazione giallorossa queste frasi di Pallotta potrebbero segnare una nuova stagione: si vedrà a breve se è l’inizio di una campagna di pressione mediatica sul Campidoglio
A 17 giorni dalle elezioni europee, con la Raggi e la sua Amministrazione sotto botta per inchieste, le metro e Atac allo sfascio, i rifiuti e Ama allo sbando, le buche, il verde, e, da ultimo, per l’esplosione del problema dell’assegnazione delle case popolari ai Rom, queste parole di Pallotta devono comunque suonare come un campanello d’allarme per il Sindaco e i suoi. 
In tutto questo tempo - 2655 giorni dall’inizio dell’iter - la Roma ha sempre tenuto un atteggiamento fin troppo tranquillo: tre Sindaci (Alemanno, Marino, Raggi) e un Commissario straordinario (Tronca), 4 assessori all’Urbanistica, trattative infinite per due versioni diverse del progetto, tre Conferenze di Servizi, le fibrillazioni politiche sulla “pelle” dello Stadio fra grillini e Pd, fra Zingaretti e la Raggi, la Regione e il Comune

Solo una volta - a inizio 2017 - la Roma alzò la voce. Spalletti e Totti con il “famostostadio” dettero una sferzata fondamentale all’Amministrazione grillina che, di lì a poco, chiuse l’accordo per la versione del progetto senza Torri e senza opere pubbliche di mobilità. 

Dopo di che, nuovamente un quieto silenzio. Silenzio dopo l’arresto di Lanzalone, chiamato dai 5Stelle nazionali e romani a sciogliere tutti i nodi creatisi per l’incapacità grillina di trovare una strada unica e percorribile sul progetto. Silenzio dopo la comica della due diligence interna e, ancor di più, dopo la farsa del Politecnico di Torino, con le relazioni secretate (e violate). Silenzio di fronte alle nuove fibrillazioni della maggioranza penstastellata che sembra ancora incapace di assumere una posizione unitaria e univoca e portarla fino in fondo. 
Ora, si avvicina il momento della verità. Lunedì prossimo ripartono i colloqui diretti fra la Roma e il Campidoglio. Praticamente tutti i documenti sono pronti: tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni sulla variante. Ma sul tavolo ci sono ancora da sciogliere i 4 nodi fondamentali della Convenzione urbanistica: modalità di versamento dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, le modifiche chieste dal Campidoglio al progetto per unificare la via del Mare/Ostiense, il rifacimento della Roma-Lido e, da ultimo, le tribune posticce dell’ippodromo da ricostruire nel parco. Il confronto Roma/Campidoglio va avanti da un anno, con oltre 100 incontri senza che si intraveda una soluzione. Qui c’è la “ciccia” vera dell’accordo: per la Roma la volontà di non ritrovarsi con l’apertura dello Stadio legata ad appalti gestiti da Regione e Comune.



giovedì 14 febbraio 2019

PALLOTTA: "LO STADIO NON SARÀ MIO MA DEL CLUB"



Lo stadio è di proprietà di una holding dell’AS Roma, cosa che molte persone non realizzano perché pensano che sia il mio giocattolo. È di proprietà del Club, tutti i ricavi e le entrate che otterremo ci offriranno maggiore solidità e flessibilità finanziaria”. James Pallotta, presidente della Roma, alla vigilia del closing per subentrare a Eurnova nell’affaire Stadio, chiarisce un punto essenziale che, nell’ultimo biennio, è stato spesso al centro delle chiacchiere dell’ambiente romano: la proprietà del futuro Stadio di Tor di Valle che non sarà, quindi, di Pallotta ma di una holding del Club. 
Le parole di Pallotta aprono così una lunga giornata di trattative che inizia alle 14.30 ora di Roma (8.30 locali) e che dovrebbe concludersi, con Pallotta che rileva da Eurnova il pacchetto Stadio, terreni e quote del progetto per un controvalore non ancora ufficializzato ma stimato in circa 100 milioni di euro. 
Ieri a mezzogiorno il presidente di Eurnova, Riccardo Tiscini e il nuovo Ad, Giovanni Naccarato, sono partiti da Fiumicino alla volta di Boston, accompagnati dall’avvocato Roberto Cappelli, nome già noto ai tifosi della Roma. Fu Cappelli a guidare le trattative di cessione della Roma dai Sensi a Unicredit e poi agli americani. Tanto che, in quei mesi delicati (estate 2011) Cappelli assunse l’interim della presidenza del club giallorosso. Ed è sempre Cappelli, avvocato di Eurnova, che ha gestito nell’estate 2017 la transizione delle società di Parnasi con Unicredit che ha, di fatto, estinto l’esposizione debitoria del costruttore con l’Istituto di Credito.
A proposito di avvocati, Pallotta acconcia bene il clima della trattativa: “C’è stata una lettera di intenti e abbiamo trovato un accordo due mesi e mezzo fa con Eurnova, che è stata ragionevole. Purtroppo, abbiamo a che fare con un avvocato poco ragionevole che continua a rimandare e a chiedere cose che non accetteremo. Quando sarà tutto fatto, avremo il pieno controllo del progetto e ci sarà più flessibilità affinché i nostri partner e i nostri collaboratori possano iniziare a lavorare”.
La firma della transazione - salvo vedere i dettagli finali - costituisce un nuovo passaggio verso la conclusione dell’iter amministrativo: il Campidoglio aveva fatto presente che difficilmente si poteva firmare una convenzione (contratto) con una società esposta economicamente come Eurnova. Il closing con Pallotta, invece, risolve il problema: verranno pagati il curatore fallimentare Sais (cui mancano 23 milioni in totale sul prezzo pattuito di 42 milioni di euro), e gli eventuali fornitori che ancora fossero in credito. Ora, si va verso una ulteriore accelerazione: dopo il teatrino mediatico del Politecnico di Torino, la Raggi deve cercare di passare all’incasso con il voto in Aula prima delle elezioni europee del 26 maggio per poter sfruttare l’effetto Stadio e tentare di recuperare un po’ di voti.


giovedì 7 febbraio 2019

DALLA CHIARA (POLITECNICO DI TORINO): "ORA IL CAMPIDOGLIO PASSI DA TEORIA A PRATICA"


Professore, nella documentazione integrativa che il Campidoglio le ha spedito a gennaio, sono contenute enormi imprecisioni, errori grossolani, previsioni di interventi senza certezza di realizzarli, né sui tempi. 
Il fil rouge del quesito è la differenza fra teoria e pratica, ovvero attuazione di ciò che viene promesso. Io parto da un presupposto di fiducia nei confronti degli interlocutori che abbiamo. Sarò poi il futuro a parlare. Che poi, per passare dalla teoria alla pratica ci vogliano investimenti, volontà e attuazione fino in fondo di ciò che si promette, è evidente: bisogna “starci dietro”".

Bruno Dalla Chiara è l’autore dell’analisi che il Politecnico di Torino ha compiuto nelle scorse settimane sui trasporti pubblici e privati del progetto Stadio della Roma. Un’analisi richiesta dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, per tranquillizzare la frangia dei suoi consiglieri comunali allarmati dopo la diffusione delle intercettazioni dell’inchiesta Rinascimento in merito alle criticità sulla mobilità legate al taglio delle opere pubbliche. 
Nella sua relazione lei scrive che la “messa in esercizio” dello Stadio deve essere “subordinata al completamento di una serie di interventi” per il trasporto pubblico. Nessuno di questi interventi, però, essendo parte del progetto, verrà realizzato dai proponenti. Questo rende giuridicamente non sostenibile questo suo punto di vista.
Non mi occupo di aspetti giuridici. A noi è stata richiesta una relazione tecnica e io considero quegli interventi come prerequisiti necessari ad assicurare un buon funzionamento dello stadio”.

I soli due interventi che insistono sul quadrante di Tor di Valle sono quelli finanziati dal Governo, tramite la Regione Lazio, per la Roma-Lido di Ostia e quelli di RFI per la ferrovia per Fiumicino Aeroporto. I rapporti fra Comune e Regione sono tutt’altro che idilliaci.
Noi indichiamo degli obiettivi che sono stati accolti dal Comune. Che vi siano discordie fra Enti nello svolgere i loro compiti è un tema che non investe la nostra relazione tecnica. I due interventi importanti sono le stazioni (Tor di Valle sulla Roma-Lido e Magliana FS sulla linea per l’aeroporto, ndr) e il loro collegamento con lo Stadio. Sono interventi finanziati e non sono nel libro dei sogni: si tratta di aggiungere dei binari tronchi (3 a Tor di Valle e 2 a Magliana Fs, ndr), sono fattibili tecnicamente. Non mi pare che sono cose da libro dei sogni: se si vogliono, si possono fare. A questo punto subentra l’interesse: nel momento in cui si dà un’offerta di trasporto competitiva, sarà interesse dell’esercente delle linee portare questi passeggeri. È chiaro che ci vuole la buona volontà e la perseveranza per tenere lontane le auto almeno fino a un certo punto”.

In assenza di eventi clamorosi e imprevisti, di qui a tre anni lo Stadio sarà aperto e funzionante mentre, considerando i precedenti, appare poco realistico che le opere da Lei previste lo siano.
C’è una frase nella relazione: “eventuali deroghe dovranno essere singolarmente valutate da esperti della materia, indipendentemente dagli scriventi”. Tenga presenta una cosa: se anche lo Stadio non si facesse, questa ricerca dell’offerta plurimodale di mobilità dovrebbe essere comunque perseguita”.

LA ROMA COMPRA I TERRENI DELLO STADIO



Manca solo la carta regalo e il fiocco rosso, poi James Pallotta, presidente della Roma, sarà proprietario anche dei terreni di Tor di Valle e subentrerà a Eurnova nelle quote sul progetto Stadio. Per Radio Trigoria, la cifra oscilla attorno ai 100 milioni e firma attesa entro pochissimi giorni, difficilmente oltre fine mese. L’acquisto da parte di Pallotta delle quote di Eurnova del progetto e dei terreni, di fatto, chiude uno dei buchi ancora aperti nella complessa trattativa con il Campidoglio che ha fatto chiaramente intendere di non voler sottoscrivere la convenzione urbanistica (il contratto) in presenza di pendenze economiche. 

CLOSING SLITTATO PER IL POLITECNICO 
La notizia del passaggio da Eurnova a Pallotta gira oramai da qualche settimana e il closing, atteso già da dicembre, è slittato fino a febbraio per attendere l’esito politico della relazione del Politecnico di Torino. 
Relazione che rimane comunque il grande tema politico che anima i corridoi del Campidoglio. 
Più di qualche consigliere comunale 5Stelle è tutt’altro che soddisfatto del testo e di come la Raggi e il suo entourage hanno gestito tutta la pratica. 

IL DOCUMENTO DEL COMUNE PER TORINO
Per sostanziare l’idea che la relazione preliminare dell’Ateneo - quella che descriveva come “catastrofico” il traffico in occasione di una partita serale infrasettimanale - fosse basata su dati incompleti, dal Campidoglio hanno spedito in tutta fretta all’Ateneo piemontese un lungo documento, 44 pagine, che riepiloga la visione del futuro della mobilità cittadina in salsa 5Stelle.
Diciamo subito che, per molti versi, si tratta di una rispolverata di vecchie idee e vecchi progetti cui viene data un’impronta pentastellata quando, invece che di metropolitane, Roma Servizi per la Mobilità vira sulle funivie.

LA VISIONE DELLA FUTURA MOBILITÀ
Le 44 pagine di Roma Servizi per la Mobilità sono, di fatto, la base del Piano Urbano per la Mobilità sostenibile (Pums), vale a dire il “piano strategico” della Raggi “che orienta la mobilità in senso sostenibile” sul “breve/medio periodo (5/10 anni)” e che “punta sul trasporto pubblico e sulla mobilità muscolare”. Nel futuro Pums vengono elencati una serie di interventi selezionati in base alla “priorità” e alle “risorse disponibili

L’ELENCO DEGLI INTERVENTI PRINCIPALI
La lista della spesa si apre con l’adeguamento delle due metro, A e B, unica opera effettivamente finanziata dal Governo (Gentiloni) con 425 milioni di euro. A seguire, trova spazio il prolungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero, punto numero 2 nell’elenco il cui estensore, evidentemente non deve aver parlato a lungo con l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, che, giusto due giorni fa, ha etichettato come “irrecuperabile” il progetto a seguito dei contenziosi nati con il consorzio che la gara se l’era già aggiudicata. 
Medaglia di bronzo per la metro C che deve arrivare fino a Colosseo e, nel frattempo, si fa la rivisitazione del progetto della tratta successiva fino a piazzale Clodio. 
A seguire c’è l’ammodernamento della Roma-Giardinetti poi la connessione fra la metro A ad Anagnina, la C, il Policlinico e l’Università di Tor Vergata: un progetto dell’era Veltroni, rivisitato da Alemanno e, dall’epoca, rimasto chiuso nel cassetto. 
Ben 6 linee di tram, poi, occupano le posizioni successive: Verano-Stazione Tiburtina; quello sulla Togliatti da Ponte Mammolo a Subaugusta; poi quello da Subaugusta a Stazione Trastevere passante per viale Marconi; quindi Parco della Musica-Risorgimento; Risorgimento-Termini; Esquilino-Fori Imperiali.
Seguono i filobus: Ponte Mammolo-Policlinico Sant’Andrea, Eur Fermi/Tor de’ Cenci prolungato a Ostia; Tor Pagnotta 2 fino al Campus Biomedico; Rebibbia-Polo tecnologico; elettrificazione del tratto del 90 Express da Porta Pia a Termini. 
Quasi in coda, posizioni 17, 18 e 19, troviamo il gran cavallo di battaglia dei grillini romani: le tre funivie, quella che deve sostituire la metro B1 da Jonio a Bufalotta, poi da Mattia Battistini a Casalotti e, infine, quella della Magliana. 
Ultimo un generico “aumento dell’intermodalità”.
C’è spazio anche per le opere di altri Enti: spiccano le fermate sulla Roma Lido e il capolinea di Piazzale Flaminio, cantieri finanziati dalla Regione e fermi per le carenze dell’appaltatore, Atac. Dettaglio che, però, agli estensori deve essere sfuggito.

NESSUNA CERTEZZA SUI SOLDI
Ma il vero nodo di tutto questo piano, al netto delle sue imprecisioni e sviste, è l’assoluta mancanza di certezze sui tempi e sui fondi. Il Campidoglio deve ancora finire di scriverlo, poi va approvato, predisposte le schede sui singoli interventi, portato al Ministero delle Infrastrutture (entro agosto) che, poi, dovrà decidere se e cosa finanziare, quanto e come. Una incertezza che pesa come un macigno e fa di questo Piano, al massimo, un bel libro dei sogni.  


mercoledì 6 febbraio 2019

STADIO, LA RELAZIONE FINALE DEL POLITECNICO DI TORINO


Romanisti, dimenticate la macchina. Al futuro stadio di Tor di Valle dovremo fare l’abitudine ad andarci in metropolitana, a piedi o in bici. Almeno, stando a quanto scrive il professor Bruno Dalla Chiara, del Politecnico di Torino, nella sua relazione definitiva sulla mobilità del progetto dello Stadio.
Una relazione che, va ricordato, giuridicamente ha meno valore della carta su cui è stampata ma che, politicamente, per la Raggi, ha un enorme valore tanto da spingerla, ieri, a fare una conferenza stampa ben oltre il limite del surreale: la relazione, tutt’altro che positiva, è stata presentata come un’assoluzione piena.

Gli errori della relazione
Non è che il testo uscito da Torino sia esente da errori. Il primo e più importante è quello di aver proposto il “modello Olimpico” anche per Tor di Valle senza riflettere sulla notevole differenza di filosofia che è alla base dei due impianti. Il tifoso va all’Olimpico più o meno nell’ora antecedente l’inizio della gara e, al termine della stessa, torna a casa. Tor di Valle è pensata come un’area temporalmente più ampia: parco, zone ristoro e area commerciale, museo sono tutte attrattive che hanno lo scopo di far “girare” i tifoso a Tor di Valle sia prima che dopo la gara. Questo, quindi, può alterare comunque sia gli orari di arrivo che di rientro a casa dallo Stadio. Tutto questo, nella relazione, manca.

Le criticità
Ovviamente le criticità già emerse nella relazione preliminare - fino al famoso “catastrofico” riferito all’esito del traffico in occasione delle gare serali infrasettimanali - sono rimaste. Né avrebbe potuto essere diversamente anche per una forma di coerenza accademica dell’équipe del Politecnico che non può certo smentire se stessa in pochi giorni. Quindi, in sintesi, per l’Ateneo piemontese: le simulazioni sono anche fatte bene ma sono troppo centrate e limitate solo sull’area stessa di Tor di Valle. Come si arriva al Raccordo o a Marconi il traffico risulta da congestionato a paralizzato. Inoltre, le stesse simulazioni sono sostanzialmente ottimistiche. Ancora: l’attuale situazione del trasporto pubblico locale, specie quello su ferro, è al di sotto di qualunque standard accettabile. La Roma-Lido e la linea di Trenitalia Orte-Fiumicino Aeroporto non sono in grado di assicurare che almeno in 50% dei tifosi si muova su ferro. Altro punto: gli sviluppi immobiliari previsti in zona (Valle Luparetta, Valle Lupara, Magliana) aumentano la domanda di mobilità privata che si sovrappone a quella generata dagli addetti alle aree commerciali dello Stadio stesso e che, secondo il Politecnico, non sono state adeguatamente valutate. 
Tutto questo scenario, per riassumere lo studio di Torino, porterebbe il traffico, da un’attuale situazione di enorme difficoltà, sostanzialmente al collasso nel caso in cui venisse realizzato l’impianto di Tor di Valle. Questo, almeno, stando ad oggi, come se la futura casa giallorossa semplicemente venisse “calata dall’alto” dentro il quadrante. 

Le soluzioni
Questo scenario - la “diagnosi” come l’ha definita in conferenza stampa il professor Dalla Chiara - già dipinto a fosche tinte nella relazione preliminare e rimasto invariato in quella definitiva, ha delle soluzioni, stando al Politecnico. Soluzioni che devono andare, tra l’altro in linea con le previsioni europee, verso una mobilità privata meno utilizzata, anzi, scoraggiata del tutto. E, allo stesso tempo, per un forte potenziamento del trasporto pubblico. La Roma-Lido di Ostia va adeguata a standard da metropolitana con l’aumento delle frequenze. Alla Roma-Lido va aggiunto il treno Orte-Fiumicino aeroporto con la creazione di due nuovi binari di attestamento alla stazione Magliana (quella fronte Stadio ad esso collegata con il ponte ciclo-pedonale) e con l’arrivo di nuovi 65 treni con una capienza superiore del 42% rispetto a quelli attuali. Tutte iniziative - stando alle carte del Piano Urbano della Mobilità sostenibile fornite dal Comune al Politecnico - che sono già in previsione. A questo grande incremento del trasporto pubblico su ferro, che deve tradursi in un servizioefficiente ed efficace” (virgolette del Politecnico), è necessario aggiungere nuove corsie preferenziali per gli autobus, semafori intelligenti e interventi di dissuasione dall’uso delle macchine per andare allo Stadio, come parcheggi molto cari. Questo mix fra trasporto pubblico e privato è l’unica soluzione per evitare il collasso.

Conclusioni: la sveglia a Regione e Comune
Se i romanisti devono pensare all’addio alla macchina, Regione e Comune ora devono smettere di rimpallarsi le colpe e mettersi a lavorare. Seriamente.  


martedì 5 febbraio 2019

STADIO, CONFERENZA STAMPA SULLA FEDE: NIENTE TESTI. RAGGI: "LO STADIO SI FA"; DALLA CHIARA: "SÌ CONDIZIONATO"

Lo stadio di fa”: esordisce così Virginia Raggi, sindaco di Roma, di fronte alla affollata platea di giornalisti cui viene presentata la relazione finale del Politecnico di Torino sulla mobilità pubblica e privata dello Stadio della Roma.
Prima annotazione: che lo stadio si facesse era cosa nota. Seconda annotazione: dall’hastag almeno, con un sussulto di dignità, sparisce la dizione “fatto bene”. Terza e più importante annotazione: il testo della relazione non è stato consegnato
Al momento valgono solo le parole della Raggi: “oggi verrà pubblicato”. A tre ore circa dalla fine della conferenza stampa ancora non è stato comunicato a che ora il testo sarà reso accessibile. Una piccola furbatina comunicativa, di bassa lega per altro, per evitare domande troppo specifiche e consentire l’ennesimo spot politico sulla pelle dei tifosi della Roma.

Raggi: “Cantieri entro l’anno
Diciamo subito che lo stadio si farà e i proponenti possono aprire i cantieri entro l’anno”, ha esordito la Raggi che ha aggiunto: “Il taglio delle cubature non va a impattare sulla mobilità. Il progetto dello stadio conferma che la scelta della mobilità sostenibile è la strada giusta. Ho chiesto questo parere che è andato a vedere un progetto già approvato in conferenza dei servizi. Non ero obbligata ma come amministratore avevo esigenza di verificare che tutti gli ok avuti dal processo portasse benefici effettivi ai cittadini romani e questo parere esterno conferma e rassicura questo dato. Non siamo contro le opere e le grandi opere, e lo stadio lo è, ma a favore delle opere utili che portano benefici alla città e ai cittadini come in questo caso dove si riqualifica un quadrante della città”.

Dalla Chiara: “Sì condizionato
In realtà, dopo un primo momento in cui il Professore è andato in linea con le dichiarazioni della Raggi, non appena sono iniziate le domande, il soufflé di “bello, bello, bellissimo” si è rapidamente afflosciato. Per il traffico “c’è la soluzione del Piano Urbano per la Mobilità sostenibile (PUMS) che è in fase avanzata di elaborazione” e che contiene delle previsioni di “offerta plurimodale ferroviaria, pedonale ciclabile e di sharing mobility. A novembre abbiamo usato parole forti e usato il termine “catastrofico” perché andare nella direzione di un’offerta stradale in assenza di un'offerta ferroviaria non competitiva vuol dire non andare verso gli obiettivi europei e aggravare la situazione stradale. Il problema c'è, ma esistono soluzioni. Le stazione Tor di Valle e Magliana devono essere realizzate in tempi contenuti”. In merito al Ponte di Traiano, per Dalla Chiara: “La rete viaria romana è già carica. E oggi si parla di offerta di trasporto plurimodale. Il ponte di Traiano? Il nostro committente ci ha chiesto di analizzare il progetto. E il ponte non faceva parte del progetto. Andrebbe comunque ad impattare sul resto della rete viaria”.
Incalzato dalle domande, Dalla Chiara capitola: “Il nostro è un sì condizionato. Va bene lo stadio ma prima serve un’offerta plurimodale di mobilità. Sarà importante nei prossimi mesi un’analisi di cantieri, che dovrà cercare di non appesantire la viabilità privata favorendo l'offerta dei trasporti pubblici”. Oggi sarebbe "poco credibile" pensare che un 50% di utenti si possa spostare con il trasporto pubblico, ma la situazione cambia "con il piano investimenti sulla Roma Lido e sulla ferrovia Fl1”. 
Insomma, per il professore torinese sarà anche tutto “bello, bello, bellissimo” ma solo dopo che saranno stati realizzati gli interventi previsti dal Comune (PUMS e accordo con Rete Ferroviaria Italiana) e dalla Regione per la Roma-Lido in modo tale da garantire all’utenza un servizio di trasporto pubblico su ferro affidabile che, in virtù proprio della sua affidabilità, divenga appetibile per l’utenza. Onestamente, si sentiva proprio il bisogno di un luminare piemontese che ci spiegasse che se la metro funziona, la gente la usa!

In attesa del testo finale
Edulcorata la conferenza stampa con la mancata consegna del testo, a questo punto occorrerà aspettare che il Campidoglio renda accessibile la relazione completa per poter poi, effettivamente, comprendere la reale portata di questo “sì condizionato” espresso dall’Ateneo torinese.
Nel frattempo, ovviamente, è già partita la claque mediatica grillina: da Beppe Grillo a Luigi Di Maio a un po’ di deputati e senatori cui forse deve essere sfuggito il duplice dettaglio che lo Stadio non è mai stato in discussione (e men che meno lo era in attesa della relazione torinese che, giuridicamente, vale meno del costo della carta su cui è stampata) e quindi non è certo una novità che oggi venga detto che si faccia, e che la relazione si è resa necessaria proprio per assolvere la decisione dell’Amministrazione Raggi di tagliare le opere pubbliche di mobilità per cancellare le cubature date a compensazione, dopo aver inutilmente tentato di cancellare direttamente l’intero progetto.  

STADIO, OGGI LA VERITÀ SUL POLITECNICO DI TORINO


Oggi, finalmente, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, presenterà alla stampa la relazione finale del Politecnico di Torino sul progetto della Roma di costruire il proprio stadio a Tor di Valle. 
L’annuncio dell’incontro con i giornalisti - al quale prenderà parte anche il professor Bruno Dalla Chiara dell’Ateneo torinese autore dello studio, e il presidente di Roma Servizi per la Mobilità, Stefano Brinchi - è arrivato ieri mattina, proprio nel momento in cui stava per iniziare la seduta della Commissione Trasparenza dedicata alla relazione e boicottata dall’Amministrazione capitolina con contorno di grandi polemiche da parte dei consiglieri di opposizione.
Ad aprire le danze è stata la diffusione di un’email del direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, spedita venerdì 1 febbraio alle 16.42 e indirizzata ai dirigenti convocati dalla Commissione Trasparenza. 
Nel breve testo, il Dg comunale scriveva: “in merito alla convocazione della commissione trasparenza il nostro Ente ritiene opportuno limitare la partecipazione alla parte politica”. 

Insomma, una formula diplomatica per consigliare ai dirigenti caldamente di rimanere nei propri uffici. E, infatti, nessuno dei dirigenti che ha ricevuto questa email si è presentato alla seduta: c’erano un inviato del Dipartimento Sport e quelli dei Municipi IX e XI cui l’email, infatti, non era stata spedita. 
Parte politica”, poi, più che dimezzata: domenica sera, mentre Roma e Milan si affrontavano, il Gruppo 5Stelle aveva annunciato l’assenza dalla Commissione, accampando motivazioni di legittimità della convocazione quanto meno flebili. 
Tutto questo, ovviamente, ha scatenato le opposizioni che hanno rivolto alla maggioranza accuse di attentato vero e proprio alle funzioni dell’Assemblea. Il presidente della Commissione, il pd Marco Palumbo, ha immediatamente riconvocato la Commissione stessa per giovedì 7 e ha annunciato la presentazione di esposti in Procura contro i vertici del Campidoglio rei di aver compiuto abusi di potere e omissione d’atti d’ufficio non avendo consentito alla Commissione stessa di adempiere il proprio ruolo.
Seduta che, poi, però, si è trasformata per l’ennesima volta nella passerella di inutili chiacchiericci del variegato e minoritario piccolo mondo antistadio: idee strampalate e totale assenza di conoscenza delle carte, delle leggi e delle delibere comunali hanno reso la Commissione un teatrino di oltre due ore di nulla.
Archiviata la questione Commissione Trasparenza e le sue implicazioni, stamattina finalmente sapremo come il Politecnico sia riuscito a modificare la relazione dalla bozza con il famoso “catastrofico”, riferito al traffico delle partite serali infrasettimanali, in qualcosa che, se non è “bello, bello, bellissimo” quanto meno gli si avvicini molto. Dai corridoio di Palazzo Senatorio ovviamente filtra molto ottimismo: né la Raggi avrebbe convocato la stampa, insieme al professor Dalla Chiara, se il testo fosse rimasto così negativo come la stesura preliminare.

lunedì 4 febbraio 2019

STADIO, AMMINISTRAZIONE RAGGI: BOICOTTARE LA COMMISSIONE TRASPARENZA

Prima furono i consiglieri grillini, ora ci si mette anche il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti: la Commissione Trasparenza di oggi dedicata alla relazione definitiva del Politecnico di Torino sulla mobilità pubblica e privata del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, deve andare deserta.
Con un’email spedita venerdì 1 febbraio alle 16.42 da Giampaoletti a tutti i dirigenti che erano stati convocati dalla Commissione per l’audizione di oggi, il Direttore generale scrive: “in merito alla convocazione della commissione trasparenza per il prossimo lunedì 4 febbraio il nostro Ente ritiene opportuno limitare la partecipazione alla parte politica. Sarà mia cura contattarvi personalmente lunedì mattina per chiarire eventuali dubbi”.
Quindi: la parte politica, gli assessori e i consiglieri grillini non andranno, dopo l’annuncio semiclandestino di ieri sera (LINK: STADIO; GRILLINI DISERTERANNO COMMISSIONE TRASPARENZA). 
E non andranno neanche i dirigenti, forti di una disposizione esplicita del direttore generale.

Un conflitto di poteri
L’email di Giampaoletti apre un enorme conflitto fra poteri del Comune: il regolamento del Consiglio comunale, atto votato con maggioranza qualificata dall’assemblea elettiva e che regola (articolo 97) esplicitamente il funzionamento e i poteri della Commissione Trasparenza, viene posto in conflitto con il regolamento degli Uffici, atto di Giunta comunale.
Ovviamente, il “peso” in termini di poteri è nettamente sbilanciato a favore del Regolamento del Consiglio ma, per sconfessare questo posizione dell’Amministrazione Raggi, sarà necessario che si pronunci un organo di giustizia amministrativa.

Metodi di comunicazione alternativa e dove trovarli
C’era una volta il Movimento dello streaming, della trasparenza e dell’onestà-tà-tà, dei cartelli in Aula Giulio Cesare, delle contestazioni fatte con la gente in Aula.
Ora c’è la cancelleria segreta, senza Bismarck, però. Ci sono le sedute del Consiglio comunale dove non viene ammesso il pubblico, e, adesso, anche delle Commissioni boicottate
Legittimo chiedersi: è davvero così tragica la relazione di Torino da richiedere di armare tutta questa cagnara ponendo in discussione le regole fondamentali del funzionamento della democrazia elettiva?


STADIO; GRILLINI DISERTERANNO COMMISSIONE TRASPARENZA

Avevamo scritto venerdì scorso che i 5Stelle avrebbero “anestetizzato” la Commissione Trasparenza di questa per esaminare e discutere della relazione definitiva del Politecnico di Torino sulla mobilità pubblica e privata del progetto Stadio della Roma. 
Anestetizzare perché boicottare sarebbe sembrato un po’ aggressivo, con i capi della comunicazione della Raggi che esprimevano quasi derisione. 
Ora arriva l’ufficialità: con un post sull’immancabile social, fatto di domenica sera - magari nella speranza che passasse inosservato - il Gruppo “M5S comunica che domani non presenzierà alla Commissione Trasparenza avente come oggetto Progetto Stadio della Roma”. 

La nota del Gruppo 5Stelle
C’è poi lo zuccherino: “Non di certo per il tema, delicato e occasione di confronto democratico, ma a causa della errata modalità di convocazione della Commissione Trasparenza su cui si è negativamente espresso anche il Segretariato Generale, su richiesta del Gruppo M5S, quale organo deputato a sciogliere nodi giuridici ed interpretativi, il cui parere mette in luce come diverse convocazioni della Commissione Trasparenza esorbitino dalle competenze regolamentari della commissione stessa (art 97 del Regolamento del Consiglio del Comune di Roma).Per quanto esposto dal Segretariato, il Gruppo M5S ritiene che l'oggetto della Convocazione di domani 4 febbraio, nonché molti odg già convocati, si traduce di fatto nell'esercizio dei poteri e delle competenze di altre commissioni, esercizio che non riteniamo accettabile ed a cui non possiamo aderire. Ciò posto, ci riserviamo ogni opportuno ed ulteriore approfondimento giuridico/amministrativo nonché di esporre all'esito i fatti alle competenti Autorità, per la tutela del nostro gruppo e del buon andamento dell'Istituzione. Confidiamo nella futura regolarità delle convocazioni della commissione suddetta e di non rendere necessario altro intervento”.

Seduta valida anche con soli 3 presenti
Poco male: un annuncio con velate minacce di ricorsi alle Autorità che, però, sposta poco il tiro visto che per la validità della seduta basta la presenza di 3 consiglieri sui 12 totali. E i grillini sono 7, quindi non bastano per far saltare la seduta.
Che non si presentino loro, quindi, non altera più di tanto i termini della questione visto che le Commissioni si fanno per rendere edotti i Consiglieri sugli atti in discussione attraverso le audizioni dei dirigenti, la visione di documenti e il confronto, quando occorre, con gli Assessori. 

Più che i consiglieri devono andare i dirigenti comunali
Quindi, più che la presenza dei pentastellati, quel che conta domani è la presenza di Gian Mario Nardi, direttore del Dipartimento Mobilità nonché autore del contratto con il Politecnico di Torino e destinatario (sta scritto nel contratto) della relazione definitiva. 
E non a caso, infatti, nell’elenco delle convocazioni Nardi risulta fra quelli convocati il 23 gennaio scorso, quando Marco Palumbo, presidente della Commissione, ha spedito gli inviti. 

La coincidenza della Commissione Trasporti
Strana, poi, la coincidenza della convocazione, da parte del presidente grillino, Enrico Stefàno, della Commissione Trasporti. Un’eccezionale coincidenza a quanto pare: il 23 gennaio Palumbo convoca Nardi per lunedì 4 febbraio alle 11.30, e Stefàno convoca la sua Commissione, il 29 gennaio, con seduta alla 11 di mattina sempre di lunedì 4.
Chissà se Nardi preferirà andare alla Commissione Trasparenza, la cui convocazione è la più antecedente, o a quella Trasporti, giunta provvidenzialmente all’ultimo minuto utile.

Nessun impedimento a spedire email
Ma anche se Nardi decidesse di andare alla Commissione Trasporti, nulla gli vieta di spedire una bella email: in fondo deve solo girare a Palumbo quella contenente la relazione definitiva che è nel suo computer da giovedì 31 gennaio. 

Pronte denunce e ricorso al Tar 
Di fronte alla possibilità che domani, alla seduta della Commissione, si ritrovino al tavolo solo i componenti dell’opposizione e non si presentino i dirigenti convocati né venga fornito il testo della relazione di Torino, il presidente della Commissione, Palumbo, prepara la contromossa: denuncia alla Procura della Repubblica per omissione d’atti d’ufficio e, subito dopo, un giro al Tar per chiedere al presidente di sezione un decreto presidenziale di ottemperanza “inaudita altera parte”, da predisporre cioè senza neanche il bisogno di convocare l’Avvocatura comunale. Se al Tar venisse accolta la richiesta di Palumbo, forte di questo decreto i dirigenti capitolini sarebbero obbligati ad aprire gli archivi e i computer che l’Amministrazione mette loro a disposizione per lavorare. Un’extrema ratio cui nessuno vorrebbe giungere ma che sembra la strada più probabile visto il muro di gomma che i 5Stelle stanno cercando di tirar su su questa incredibile vicenda.

Una Relazione dal valore solo politico
Tutta questa incredibile gazzarra per una relazione che non ha alcun valore giuridico: paradossalmente vale meno della carta su cui sarà stampata. Ma che, invece, ha un immenso valore politico. Valore giuridico non ne ha, essendo al di fuori della procedura che si è conclusa con la fine della Conferenza di Servizi del dicembre 2017.

La genesi del caos: l’addio al Ponte di Traiano
L’Amministrazione Raggi - dopo i primi annunci e tentativi di voler direttamente cancellare il progetto e la relativa delibera - quando si accorge che non si può azzerare tutto, decide di virare sul taglio delle cubature, le famose tre torri di Libeskind assurte a simbolo di ogni speculazione possibile. Per giungere a tagliare le torri è però necessario procedere al taglio delle opere di mobilità di interesse pubblico che generavano questa cubature a compensazione: il Ponte di Traiano e lo sfioccamento della metro B, frettolosamente accantonata. 

L’inchiesta Rinascimento e i dubbi del Sindaco
Nonostante per mesi in molti, non da ultimo Il Tempo, avessero rimarcato quanto questa decisione fosse pericolosa per il sistema di mobilità, occorre l’esplosione dell’Inchiesta Rinascimento perché alla Raggi sorgano dubbi. Avviene quando dai brogliacci delle intercettazioni viene fuori come Luca Parnasi, patron di Eurnova, si raccomandasse con i suoi di non parlare dei problemi di traffico dovuti al taglio di ponte e metro.
Complice l’inchiesta che rallenta l’iter alla vigilia del voto in Consiglio comunale sulla variante urbanistica, molti consiglieri 5Stelle, mai stati particolarmente convinti tout court del progetto, fanno presente al Sindaco di non essere disponibili ad assicurare la presenza in Aula per il voto. A quel punto - siamo in estate - la Raggi decide di affiancare alla due diligence interna degli uffici, anche un check esterno. Dopo un paio di mesi di trattative, viene ufficializzata la decisione di affidare questo controllo sulla mobilità al Politecnico di Torino. 

Un contratto con molti dubbi
Il contratto con l’Ateneo presenta subito molti dubbi: all’Università viene affidato un controllo strettissimo solo su quanto scritto e protocollato, niente simulazioni, niente raffronti con qualsivoglia altra soluzione. E, per di più, viene imposto un segreto asfissiante: non solo non sono ammessi colloqui con soggetti terzi che non siano “gli addetti ai lavori” ma, soprattutto, al termine del lavoro il Politecnico ha l’obbligo o di consegnare al Comune qualsiasi documentazione oppure di distruggerla. 

La relazione preliminare
A inizio dicembre arriva - come da contratto - la relazione preliminare che, però, è una doccia fredda. Dopo i complimenti di prammatica, per l’équipe guidata dal professor Bruno Dalla Chiara, i problemi sono tanti e, quando ci dovesse essere una partita serale nell’infrasettimanale, l’esito del traffico viene definito “catastrofico” (virgolette del Politecnico).

Il Comune corre ai ripari 
A quel punto, dopo che nei primi giorni dall’arrivo della relazione quando il segreto ancora teneva, dal Campidoglio partivano veline che, tutto sommato, era un testo positivo, messo di fronte al nero su bianco, il Comune la butta in caciara: il Politecnico è andato oltre il suo mandato (visto che ha esaminato il progetto depositato è un’idea bizzarra) e gli verrà spedita nuova documentazione in vista della relazione definitiva. Che, a quel punto, slitta dall’iniziale 9 al 31 gennaio.

L’attesa per la relazione finale
Arriva il testo ma, da quel momento, la versione ufficiale è che sia ancora chiuso dentro un cassetto dal momento in cui è giunto. Dando per vera la versione ufficiale, più continua questa melina più aumentano i dubbi sulla “bontà” del contenuto del testo. Nei giorni scorsi, il portavoce del Sindaco Raggi ha annunciato che il testo verrà letto in una riunione futura alla presenza della Raggi stessa e che poi sarà indetta una conferenza stampa. Il tutto entro la prima metà di questa settimana.