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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 3 dicembre 2019

D'ANGELIS (Autorità Tevere): “NESSUN CAMBIAMENTO SU TOR DI VALLE. PRIMA LE OPERE IDRAULICHE POI LO STADIO”

Parla il Segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, all’indomani della presentazione del nuovo “Piano per la difesa dal rischio idrogeologico e la tutela ambientale dell’area metropolitana di Roma e dello Stato del Vaticano”, e spiega: “prima vengono le opere di sicurezza idraulica sul Fosso del Vallerano, poi lo Stadio. Non ci sono cambiamenti nei nostri pareri che abbiamo reso nel 2016 e confermato nel 2017”.
E sullo Stadio della Lazio: “quando ci presenteranno il progetto, vedremo”.


CITTÀ DI NUOVO SOTT'ACQUA




Allagamenti fra Portonaccio e la Tangenziale Est, alla fermata metro Termini con accessi solo dal lato area commerciale, chiuse Repubblica e Manzoni (sempre metro A); strade chiuse (viale dei Romagnoli, complanare di via Nomentana): ennesima serata di ordinaria inefficienza Capitale con la città che, come piove, si blocca. Neanche il tempo di riaversi dal caos dei giorni scorsi che, ieri nel tardo pomeriggio, si è abbattuta una nuova ondata di piogge sulla città. Con le solite conseguenze. Anche per colpa di un’edilizia poco rispettosa, delle microdiscariche diffuse, della carenza di manutenzione del Comune per fossi e caditoie. È quanto sostiene l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale che, ieri, in Campidoglio, ha presentato il “Piano per la difesa dal rischio idrogeologico e la tutela ambientale dell’area metropolitana di Roma e dello Stato del Vaticano”.
A spiegare perché Roma si allaga, il presidente dell’Autorità di bacino, Erasmo De Angelis; con i suoi tecnici Carlo Ferranti e Letizia Oddi. Insieme a loro, fra gli altri, i presidenti dei Consigli nazionali dei Geologi, Francesco Peduto; e degli Ingegneri, Armando Cambrano; docenti universitari - Sapienza, Roma3, Perugia - la Soprintendenza di Stato, la Regione, il Campidoglio con l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, e il direttore dell’Ufficio Tevere, Silvano Simoni; la Protezione Civile con capo, Angelo Borrelli; il Ministero dell’Ambiente con il sottosegretario Roberto Morassut.
Per cercare di porre un primo rimedio, sono stati stanziati 13 milioni di euro per la sicurezza idraulica di Roma e dei Comuni a nord della Capitale: 10 dal Ministero dell’Ambiente e 3 da quello delle Infrastrutture (MIT). I 3 milioni del MIT saranno usati per finanziare uno studio di fattibilità di un nuovo sistema di invasi da creare a nord di Roma, verso la zona di Orvieto che dovrà essere in grado di assorbire 50 milioni di metri cubi di piena. Con gli altri 10 milioni, spiega De Angelis, si riuscirà a ripulire più o meno il 10% dei fossi e canali di Roma che, nel corso degli anni, sono stati cancellati dalle mappe. “A Roma ci sono circa 700 km di canali, un dato che ha sorpreso anche noi. Questi canali svolgono una funziona importante di collettore delle acque verso il Tevere di cui sono tributari”. Fossi che con vegetazione mai rimossa, microdiscariche di qualunque materiale e, in qualche caso, edilizia, sono stati sepolti. I siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune di Roma sono 383. Tra le altre sono “particolarmente a rischio” per fenomeni più recenti quattro zone: collina di Monte Mario, viale Tiziano, Monteverde Vecchio e Balduina. I Municipi più colpiti sono: V, VII, II (quartieri Tuscolano, Prenestino, Tiburtino) ma anche il centro storico con le aree dell’Aventino, del Palatino e dell’Esquilino. Nella porzione occidentale di Roma il Municipio che conta più voragini è il XII. Negli ultimi 10 anni si è assistito a un grande incremento del numero delle voragini: Ispra censisce che da una media di 16 all’anno (dal 1998 al 2008) si è passati a una media annuale di più di 90 voragini; il massimo di 104 è stato registrato nel 2013.
E lo stato di salute del Tevere, alla fine, risente di tutto questo. Spiega ancora De Angelis: “I muraglioni hanno migliorato la situazione. Noi facciamo riferimento alla piena del 1937 che superò, a Ripetta, i 16 metri”. Piene che, con l’incuria di questi anni di (non) governo del Fiume hanno portato all’affondamento di 22 imbarcazioni: tante ne sono state censite dalla Capitaneria di Porto e solo 4 in via di rimozione. La più famosa forse è la Tiber II, l’imbarcazione che rimase incastrata sotto Ponte Sant’Angelo, finendo per arenarsi sulla banchina di Lungotevere della Vittorio e diventando rifugio per sbandati e senza tetto.




mercoledì 9 ottobre 2019

UNA POLISPORTIVA NELL'ANSA DEL TEVERE


Presentato ieri mattina in Campidoglio il progetto della Polisportiva Ss Lazio per la costruzione di un complesso sportivo da edificare nell’ansa del Tevere fra la via Flaminia, la Salaria e Castel Giubileo.
L’idea, in sintesi, è quella di costruire un complesso sportivo, una serie di opere pubbliche - l’elenco include una nuova sede per il XV Municipio, abitazioni per 50 famiglie che vivono  in zona a rischio esondazione, un ponte sulla Tiberina di connessione diretta con il Raccordo e il raddoppio di parte della stessa Tiberina, parcheggi di scambio per 4mila vetture a La Celsa sulla Roma-Viterbo - e, a sostegno economico dell’intervento, un albergo, uno studentato, un cento commerciale a vocazione sportiva, una struttura sanitaria dedicata alla medicina dello sport e una residenza sanitaria assistita.
Non pochi i problemi: vincoli archeologici per i quali sarà necessario un nulla osta della Soprintendenza speciale, vincoli paesistici con modifica in discussione alla Regione Lazio, vincoli per il Tevere che richiederanno interventi mirati e specifici (e che già hanno sollevato la reprimenda di Cristina Grancio, consigliere comunale ex 5Stelle ora nel Gruppo Misto).
L’obiettivo finale è quello di realizzare un parco sportivo di 31 ettari con campi di calcio, rugby, hockey, basket, pallavolo, tennis, calcetto, con piscina olimpionica coperta e palazzetto dello sport annesso. Tutto ciò verrà poi ceduto in uso gratuito alla Polisportiva Ss. Lazio. Da ultimo, nella proposta, la Polisportiva chiede al Campidoglio di avere in uso il complesso dello Stadio Flaminio, dove realizzare un museo della Polisportiva, un teatro all’aperto, e il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano dove verrebbero a trovar casa tutte le attività sportive indoor.  

lunedì 15 aprile 2019

STADIO, IN COMMISSIONE SPORT LA DELIBERA GRANCIO/FASSINA. TUTTI GLI ERRORI



Dopo il pastrocchio del IX Municipio, ora si fa sul serio: la proposta di delibera Grancio/Fassina che prevede l’annullamento in autotutela della delibera Raggi sul pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, inizia l’iter nelle varie commissioni consiliari
Si parte oggi, alle 10.30, con la Commissione Sport dove, almeno su carta, i grillini sono 7 contro 5 consiglieri di opposizione. In un Paese normale non ci sarebbe storia e la proposta di delibera avanzata dalla consigliera ex 5Stelle oggi Gruppo Misto, Cristina Grancio, e da Stefano Fassina, Sinistra X Roma, verrebbe semplicemente ritenuta improcedibile. Ma i 5Stelle hanno già dimostrato proprio nel Municipio di essere incapaci di prendere una decisione e di preferire alla responsabilità della decisione, una pilatesca astensione per salvaguardare l’unità di facciata del Movimento. E in Commissione Sport ci sono almeno due consiglieri grillini che potrebbero spostare gli equilibri: Gemma Guerrini, da sempre contraria, e Carlo Maria Chiossi, che, prendendo il posto di Marcello De Vito, si è schernito sul tema ribadendo la sua “fede” calcistica laziale. 
Oggi, quindi, si avrà un primo assaggio della reale capacità di Virginia Raggi di tenere unita e coesa la sua maggioranza. Alcuni giorni fa, in una riunione con tutti gli eletti grillini, l’Avvocatura comunale ha definita come tecnicamente sbagliata la delibera Grancio/Fassina: non si può procedere con l’annullamento in autotutela, poiché sono scaduti i termini di legge e, più che rischio, sarebbe certo l’annullamento da parte del Tar. Semmai, ma occorrerebbero motivazioni di ferro, occorrerebbe una delibera di revoca, strumento giuridico diverso dall’annullamento. 
Da un punto di vista di sostanza, la proposta di delibera Grancio/Fassina contiene una serie di errori interpretativi delle norme. Si parte con la questione dell’approvazione della variante urbanistica nella “prima seduta utileche non è, come vorrebbero Grancio e Fassina, la prima in ordine temporale ma la prima dopo che si siano compiute le operazioni di pubblicazione degli atti di variante
Si prosegue con la querelle sull’adeguamento delle tavole progettuali che Grancio e Fassina vorrebbero fatte prima del voto sulla variante e che, invece, avverrà dopo per evitare un aggravio della procedura. Ancora: la questione della società sportiva utilizzatrice dell’impianto, tema tanto caro alla Grancio: nella Convenzione con il Comune sarà obbligatoriamente inserito il contratto trentennale registrato comprese le fidejussioni a garanzia
Quarto punto: il presunto rischio idrogeologico. L’Autorità di Bacino del Tevere ha sancito che la deperimetrazione delle aree (l’eliminazione del vincolo, ndr) avverrà solo dopo la conclusione delle opere di messa in sicurezza idraulica. Non bastasse, il Comune ha vincolato all’ok dell’Autorità di bacino il rilascio del certificato di agibilità. 
Altro tema: la scelta dell’area. Che alla Grancio e Fassina non piace ma la legge prevede che sia il privato a scegliere. Cosa fatta comunque con due avvisi pubblici sui quotidiani, il 19 e il 23 aprile 2012. 
Penultimo tema: il calcolo economico delle opere pubbliche che, contrariamente a quanto scritto nella proposta di delibera, è stato effettuato dal Dipartimento Lavori pubblici del Comune.
Ultima questione: la procedura di evidenza pubblica che la Grancio vorrebbe ma che, trattandosi di intervento su area privata, non è prevista dalla legge


venerdì 15 marzo 2019

STADIO DELLA LAZIO; IL NODO RESTA IL TEVERE


C’è un filo rosso che lega in una sorta di incantesimo lo Stadio della Roma di Tor di Valle e quello “delle Aquile” della Lazio, sulla Tiberina: il Tevere. Che per l’impianto della Lazio, però, è il principale nemico. Nel duro botta e risposta fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e la Società biancazzurra, emergono due novità. La prima è che del progetto versione 2005 dello Stadio delle Aquile è in fase di predisposizione un aggiornamento. La seconda è che questo aggiornamento sarà presentato quando la Raggi andrà in visita al centro sportivo di Formello, ora in corso di ammodernamento, per l’inaugurazione a lavori ultimati. Cosa che potrebbe avvenire prima della fine del campionato (maggio).
Solo quando il patron della Lazio, Claudio Lotito, scoprirà le carte e depositerà ufficialmente un progetto preliminare - la modifica delle norme obbliga a presentare un preliminare e non più uno studio di fattibilità come fu per la Roma - allora si potrà capire come la Lazio intenda superare lo scoglio più grande, il Tevere
Perché, al netto delle altre problematiche - soprattutto quella delle enormi cubature a compensazione richieste nella versione 2005 - a bocciare il progetto iniziale della Lazio, mai andato oltre alcuni disegni e prospetti di base, furono per il Campidoglio di Veltroni e la Regione di Storace proprio i problemi legati al Tevere. Che, nell’area della Tiberina dove Lotito possiede già ettari di terreni agricoli, ha il suo “sfogatoio”: se la piena sale oltre 12 metri e mezzo a Ponte Milvio, il Fiume viene “sgonfiato” chiudendo la diga a Castel Giubileo e aprendo le chiuse proprio sulla Tiberina. Se così non si facesse, tutta la zona di Ponte Milvio e del quartiere Flaminio finirebbe allagata.
 
E la differenza con il progetto giallorosso è tutta qui: Tor di Valle non è un’area di esondazione controllata del Fiume e le idrovore servono solo in caso di problemi locali (per altro mai verificatisi ad Ippodromo funzionante).

Le voci di corridoio raccontano che l’aggiornamento sul tema del progetto biancazzurro verterà sulla possibilità di creare nuove aree di esondazione controllata a nord di quelle attuali. Qualora Lotito ottenesse il via libera sia dell’Autorità di Bacino del Tevere che dei Comuni interessati, si tratterebbe di una brillante soluzione al problema. 
Poi, ci sarebbe da verificare il cambio di destinazione d’uso dei terreni, le opere pubbliche necessarie e le compensazioni: ma sarebbero problemi risolvibili. 
Ovviamente, però, tutto ciò funzionerà solo quando la Lazio uscirà dalle chiacchiere radiofoniche -  protagoniste delle ultime uscite in tema - e metterà il tutto nero su bianco in un vero progetto scritto e protocollato.  
C’è poi il convitato di pietra, ogni volta che si parla di Stadio della Lazio. È il Flaminio che la Raggi ha tentato di rilanciare ricevendo la ferma risposta della società biancoceleste. Che il Flaminio non sia un impianto adatto al calcio professionistico di serie A e internazionale oramai lo sanno anche i sampietrini: non ci sono gli spazi per creare i prefiltraggi, la struttura è troppo addossata a palazzi e abitazioni che possono essere un enorme problema in caso di disordini e di incidenti. E, ancora, non è possibile costruire la copertura né realizzare parcheggi interrati. Senza, ovviamente, considerare il doppio vincolo: quello architettonico e quello di opera di ingegno riconosciuto agli eredi Nervi. 

mercoledì 23 settembre 2015

GRANDINE MEDIATICA SULLO STADIO DELLA ROMA

Alla partenza dell’Osservatorio sullo Stadio della Roma - inaugurato ieri dall’assessore all’Urbanisitca, Caudo, e che mette insieme progettisti, istituzioni e cittadini per monitorare tutto il dossier sulla futura “casa” giallorossa - è piovuta una “grandinata mediatica” proprio su Tor Di Valle e sull’impianto: l’assessore alla Mobilità, Esposito, contro Caudo; Legambiente e Italia Nostra a dar fuoco alle polveri per una “giornata dei lunghi coltelli” di tipo urbanistico-sportivo.



La notizia che la Procura ha aperto un fascicolo, delegando alla Guardia di Finanza il controllo di tutte le procedure seguite, in merito al rischio idrogeologico ha dato il via alle danze. Fascicolo che si somma a quello aperto su esposto dei 5Stelle in merito alle cubature e a quello sulla compravendita del terreno su cui dovrebbe sorgere il futuro stadio fra Papalia e Parnasi

Legambiente e Italia Nostra subito hanno sparato alzo zero: “ribadiamo la nostra contrarietà su una speculazione edilizia di un milione di metri cubi che aumenterebbe il rischio idrogeologico e farebbe definitivamente a pezzi la Roma-Lido e la Metro B”, ci fa sapere Legambiente, mentre Italia Nostra definisce “demenziale” la proposta di “un gigantesco complesso urbanistico in quell'area con così gravi handicap idrogeologici”. Ovviamente, entrambe le associazioni ambientaliste si affrettano a dire che lo stadio va fatto “ma non a Tor di Valle” (Italia Nostra) e “non siamo contro lo stadio ma contro questa visione di sviluppo della città che si basa su nuovo cubature e interessi privati” (Legambiente). 
Poi va registrata la diatriba fra assessori. Mobilità contro Urbanistica. Stefano Esposito (quello del coro “Roma merda” in radio), contro Giovanni Caudo. Dice il titolare della Mobilità: “Prima pensiamo a far funzionare le corse di tutti i giorni. Lo stadio della Roma è una grande opportunità, ma ora le priorità sono altre. La preoccupazione di tutti ora è quella di avere corse puntuali poi discuteremo nel dettaglio anche della frequenza e dello stadio. Ognuno faccia il proprio mestiere”.


Giornata nera, quindi, per lo Stadio e il duo Pallotta/Parnasi. 

Anche perché lo stesso Caudo è stato molto fermo: “La Conferenza dei servizi non è ancora attivata. Nel trasferire il materiale alla Regione, abbiamo elencato le carenze documentali. Le integrazioni dovevano essere ultimate il primo settembre, evidentemente dalla Roma si stanno prendendo qualche giorno in più e ben venga, perché il progetto è complesso e tutto deve essere fatto con il massimo rigore”. 

E sulla Metro: “La delibera dice che lo stadio può aprire se il 50% delle persone arriva con i mezzi pubblici cioè, se non ci sono 16 treni l'ora (uno ogni 3 minuti e mezzo) lo stadio non apre. La delibera capitolina stabilisce che in modo prioritario questo dovrebbe realizzarsi col prolungamento della linea B della metropolitana. Se in fase di conferenza di servizi decisoria, a seguito del parere gestionale espresso da Atac, si dovesse prevedere l'opzione di aver questo livello di servizio solo sulla Roma-Lido, automaticamente si disobbliga dal prolungamento della B e la Regione si fa carico di garantire i 16 treni l'ora su quella tratta”. 
E su questo, partita aperta dato che ritorna in auge l’offerta dei francesi di Ratp (quelli che gestiscono la metropolitana di Parigi) che aveva offerto alla Regione investimenti 247 milioni di euro in cambio degli incassi di biglietteria e di un contributo annuo di 30 milioni. Progetto momentaneamente accantonato da Zingaretti. 
Infine, sulla vicenda inchiesta per il rischio idrogeologico, Caudo: “Quando c’è un esposto la Procura ha l'obbligo di aprire un fascicolo. Abbiamo messo a disposizione tutte le carte. Il parere dell'Autorità di Bacino è lo stesso dato nella conferenza dei servizi preliminare del 7 agosto 2014 (come confermato in diretta su Radio Radio dall’ing. Cesari dell’Autorità di Bacino). Il progetto definitivo ha previsto, come da richiesta, interventi di messa in sicurezza idraulica dell’area per 5 milioni di euro. Quando la Conferenza di Servizi in Regione si aprirà, si valuterà anche questa parte”.


sabato 15 novembre 2014

STADIO; M5S: "A RISCHIO IDRAULICO"

Attenzione, lo Stadio della Roma potrebbe essere costruito su terreni non sicuri dal rischio allagamenti”. 



La denuncia viene da Daniele Frongia, consigliere comunale del Movimento 5Stelle e membro della Commissione Urbanistica che spiega: “Negli ultimi anni l’area interessata dal progetto dello Stadio ha subito modifiche nella classificazione del rischio idraulico che è un po’ ‘ballerina’”. 



Spieghiamo: nella mappatura del rischio idraulico, si usa una scala da 1 a 4, dove 1 sta per un rischio “moderato o nullo” e 4 indica il “molto elevato”. Ancora Frongia: “La classificazione è passata dal livello 3 al 2 e ora al 4. Non l’intera area, sia chiaro, ma la zona dove sarà localizzato l’impianto è R3 ed è circondata da molte zone R4”. 







Insomma, secondo le carte reperibili sul sito dell’Autorità di Bacino del Tevere, l’area “potrebbe presentare problemi. Sono state prese in esame dalla Roma - prosegue l’esponente grillino - ben 82 aree diverse. Crediamo che la scelta sia caduta sul sito sbagliato per costruire non solo lo Stadio ma, di fatto, un intero quartiere. Tant’è che, nel progetto, il campo di gioco non sarà poggiato direttamente a terra ma sarà sopraelevato mediante dei piloni, una sorta di palafitte. Questo vuole forse dire che i proponenti potrebbero essere già a conoscenza del problema? Il voto del Gruppo 5Stelle - che conta un totale di 4 consiglieri - non potrà, già solo per questo, che essere negativo”. 


Quali possono essere i rischi? Secondo uno studio pubblicato dalla Società Geologica Italiana, al grado di rischio 3 corrisponde la possibilità di avere “problemi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, l’interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale”. Il rischio 4, il più elevato, corrisponde alla “perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, distruzione delle attività socio-economiche”
Dall’altro lato, replica l’ingegner Carlo Ferranti, dirigente dell’Ufficio Piani e Programmi dell’Autorità di Bacino del Tevere ed estensore materiale del parere che, in Conferenza di Servizi, ha dato il via libera sotto questo profilo.



Le carte presentate dai Consiglieri sono corrette. Ma, a parte il fatto che il parere l’ho firmato io e ne rispondo, quelle carte non indicano un rischio esondazione del Tevere ma fanno riferimento a problemi idraulici legati al Fosso di Vallerano. Nel parere che abbiamo portato in Conferenza di Servizi abbiamo scritto chiaramente che, secondo le mappature, il rischio proveniente dal Tevere è nullo per piene fino a caratteristiche cinquecentennali. Il rischio proviene dal Fosso e non a caso abbiamo indicato come prescrizione la sua messa in sicurezza. Poi, va considerato che stiamo parlando del progetto preliminare. Quando saranno disponibili i progetti definitivi, questi saranno valutati in Conferenza di Servizi finale, alla quale partecipa anche l’Autorità di Bacino, e in quella sede verranno esaminati con attenzione e, se il caso, corretti”.

Ostenta calma olimpica anche l’assessore all’Urbanistica di Roma, Giovanni Caudo: “Posso comprendere le perplessità sollevate dai consiglieri 5Stelle. Ritengo che un parere del genere venga reso con la dovuta attenzione da parte dell’Autorità. L’analisi di dettaglio per capire se le opere di messa in sicurezza del Fosso, già inserite in delibera, saranno adeguate così come tutto il resto della progettazione, verrà esaminata alla presentazione dei progetti definitivi nella Conferenza di Servizi della Regione”.



Ma noi - ribatte Frongia - dobbiamo pronunciarci ora, sui preliminari. Ci viene chiesto di assumerci una responsabilità enorme sulla base solo di disegni su carta senza nessuna certezza specifica. Direi che è troppo per chiedere un voto favorevole”.