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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 26 aprile 2020

FASE 2, TAMPONI A TUTTI MA NON AI VIGILI


In vista della fase 2, la Giunta della Regione Lazio approva una delibera proposta dall’assessore alla sanità, Alessio D'Amato, che stabilisce i parametri per i test sierologici su operatori sanitari e delle Forze dell'Ordine. Solo che nell’elenco degli inclusi - Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Esercito 'Strade Sicure', Guardia di Finanza e Guardia Costiera - mancano i Vigili urbani. E, manco a dirlo, si scatena la polemica. Durissimo il comandante del Corpo di Roma, Antonio Di Maggio, che definisce “vergognoso” il provvedimento regionale e aggiunge: “È da un anno che lavoro senza percepire alcun compenso e non esiterò a destinare parte della mia pensione per far eseguire tutti i test necessari agli appartenenti al Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale presso laboratori o strutture private. Un impegno che certificherò a breve”. Infine, ultimo affondo: “riterrò priva di credibilità qualunque smentita o promessa da parte della Regione, a meno che entro la prossima settimana non arrivi un provvedimento certo con le date dei test per tutti gli uomini e le donne della Polizia Locale”.
Toni più pacati ma la sostanza non cambia anche da parte dell’assessore al Personale del Campidoglio, Antonio De Santis: “Siamo basiti e amareggiati. I nostri agenti devono essere tutelati. Non sono lavoratori di Serie B. Sarebbe uno sgarbo molto rischioso”.
Stessa lunghezza d’onda per l’Ugl Polizia Locale, che in una nota del coordinatore romano Marco Milani, denuncia “la disparità di trattamento” parlando “schiaffo alla categoria” concludendo con un “Giudichiamo irresponsabile e deprimente questa immeritata mancanza di collaborazione, proveniente proprio dall'istituzione che dovrebbe valorizzarci e motivarci”. Di “schiaffo” parla anche il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fabrizio Ghera che definisce “irresponsabile e vergognosa” la delibera regionale. 
Mezza marcia indietro finale della Giunta Zingaretti: “la Regione Lazio sta predisponendo un protocollo con Anci Lazio e Upi Lazio affinché i Comuni e Province, a spese della Regione e nel rispetto delle necessarie indicazioni sanitarie, effettuino i test sierologici a tutti i componenti dei corpi di Polizia locale e provinciale della Regione Lazio”.
Un protocollo a parte, non quello per le Forze dell’Ordine, insomma: “Nella certezza che Roma Capitale riesca a mettere da parte le dinamiche burocratiche, come ben sa l'assessore competente, il piano  prevede il pieno coinvolgimento della giunta Raggi”, conclude la nota della Regione. 



domenica 19 aprile 2020

CORONAVIRUS; MASCHERINE: AZIENDA CHE VAI, PREZZO CHE TROVI



Sette euro e mezzo, più Iva. Totale nove euro e 15 centesimi. Tanto la Regione è stata disposta a pagare una mascherina FFP2 e FFP3. Il dato è scritto nero su bianco nella determina con cui, l’11 marzo, la Regione commissiona alla società genovese Futuro SrL, l’acquisto di 160mila FFP2 e 100mila FFP3, spendendo la faraonica cifra di 2milioni 379mila euro, iva inclusa. 
Ma, se questa è la punta dell’iceberg, non sono isolati i casi di acquisti poco sensati.  
Sempre l’11 marzo, dalla NBC System di Brera (Vt) vengono comprati mille pezzi di FFP3. In questo caso, però, li paghiamo poco: solo 3,5 euro a pezzo. Resta il quesito: con mille pezzi, quale fabbisogno di un ospedale si copre? 
Altro giro: 2 aprile, al prezzo non esattamente conveniente di 4,45 euro al pezzo più Iva, la Regione compra 5mila FFP3 dalla IDP SRL di Cogliate (Mb).
Per le FFP2, quelle in assoluto più acquistate dalla Regione Lazio almeno su carta, il 1 aprile se ne prendono solo 300mila pezzi dalla Emgi di Milano a 3,9 euro l’una e una spesa di 1 milione e 170mila euro.
Passando alle chirurgiche, il 6 marzo alla Servimed di Talsano (Ta) viene commissionata la fornitura di 21mila pezzi, a 1 euro e 10 a pezzo, fanno 23mila euro e spicci. Il 25 marzo alla Union Petroli - società che di base commercia in carburanti, moto e auto - viene affidata la comanda per 300mila chirurgiche a 82 centesimi l’uno.
In altri casi, prezzi a parte, le comande della Protezione civile si muovono nell’ordine del milione di pezzi. 
Succede così con la Eco Tech: in tre affidamenti, si comprano tre milioni e mezzo di FFP2, 4 di FFP3 e 2milioni di chirurgiche. Oppure con la European Network Tlc: la commessa sostanziosa è quella del 19 marzo con 5milioni di FFP2 ordinate al prezzo di 3,5 euro l’una per un totale di oltre 21milioni di euro.
Insomma, il prezzo delle mascherine dovrebbe variare molto in funzione del quantitativo acquistato ma dalla Regione sembrano aver privilegiato la bulimia: intanto compro e pazienza del costo.
Per cui, nel magazzino della Protezione Civile regionale ora dovrebbero trovarsi: 19 milioni e 240mila FFP2 per oltre 67 milioni di euro impegnati, 4 milioni 106 mila FFP3 del valore di 21 milioni e 14 milioni 621mila chirurgiche per un importo di 7 milioni e 777mila euro.
Prezzo medio di una FFP2 è 3,5 euro a pezzo con un minimo di 2,3 euro offerto dalla Wisdom Glory Holdings e il massimo di 7,5 della Futuro SrL; di una FFP3 è 5,33 con il minimo di 3,9 euro/pezzo della Eco Tech e il massimo sempre i 7,5 euro della Futuro; e, infine, per le chirurgiche siamo a 53 centesimi prezzo medio con un minimo di 36 centesimi della Gold Beam Company e il massimo di 87 della Wolrdwide Luxury. 
Spiega Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia, che ha analizzato questo aspetto della vicenda: “A prescindere dagli aspetti penali, su cui attendiamo gli approfondimenti della Procura, ciò che colpisce guardando le determine è l’evidenza di alcune offerte anomale che sembrano configurare un possibile, ingente danno erariale. In generale tutte le società fornitrici rispondono nel mese di marzo, in cui i prezzi delle mascherine avevano subito un forte rialzo. Ciononostante, prendendo a riferimento le mascherine chirurgiche e le FFp2 che sono state fornite da quasi tutte le società interpellate si può notare come la forbice del prezzo unitario sia davvero troppo larga. La Corte dei Conti dovrà capire cosa è successo”.

CORONAVIRUS; LE MASCHERINE DALL'IMBIANCHINO


Il caso “mascherine fantasma” deflagra: l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura della Repubblica spinge la Giunta Zingaretti a interrompere la grande fuga. Lunedì 20 le Commissioni Bilancio (presieduta dal Pd, Fabio Refrigeri) e Protezione Civile (presidente Sergio Pirozzi, FDI) si riuniranno in seduta comune, alle 10, invece che la mattina una, Bilancio, e il pomeriggio l’altra. In questo modo si dovrebbe evitare il rischio che il capo della Protezione Civile, Carmelo Tulumello, e la Giunta si presentino a rispondere solo a una delle due.

SHOPPING COMPULSIVO
Tulumello - e con lui la Giunta Zingaretti - dovrà spiegare ai consiglieri come mai siano stati fatti acquisti di merce in un modo che appare quanto meno improvvisato. 

IMPEGNATI OLTRE 130 MILIONI DI EURO
Al momento, il computo delle determine emanate dalla Regione riporta 48 affidamenti per un impegno di totale di spesa di 130 milioni di euro. Tralasciando la questione mascherine affrontata a parte, nei magazzini della Regione di via Bel Poggio dovrebbero trovarsi già 1 milione e 800mila paia di guanti in nitrile; 39.400 tute monouso; oltre 1 milione e 20mila tute isolanti. Poi, ancora: quasi un milione e mezzo di camici, 510mila cuffiette, 116mila occhiali, 100mila visori, 3mila calzari copriscarpe, 300 ventilatori polmonari, 500 “workstation” per terapie intensive, 2mila pompe a infusione, mille tester, 100 plussometri da dito, 150mila kit per tamponi.

I RITARDI
I ritardi nelle consegne, però, sono clamorosi. Tanto che, caso Eco Tech a parte, ci sono altre determine con le quali gli uffici hanno annullato precedenti ordini per inadempienza contrattuale: una fornitura ala AD Medical per 490mila mascherine FFP2 e 110mila FFP3 (quasi 2,7 milioni) e un’altra, 2milioni di FFP2, alla Igoffice.

E LA REGIONE PAGA 
Tutti (o quasi) a fornire mascherine. Il perché è chiaro: per fornire un ventilatore polmonare non ci si può improvvisare. Ma le mascherine, no, quelle, tutto sommato, possono essere facili da trovare. O così in molti devono aver pensato. Le carte della Regione riferiscono che dovrebbero già essere nel magazzino poco meno di 38 milioni di mascherine. Nell’ultimo annuncio di Zingaretti di un paio di giorni fa, il Presidente del Lazio riferiva di una consegna di oltre 9milioni e 600mila pezzi, peraltro principalmente di tipo chirurgico e non le FFP2 e le FFP3 fondamentali per il personale ospedaliero. Praticamente sarebbe arrivata una mascherina su quattro di quelle promesse. 
E già pagate, almeno a metà. Perché uno degli elementi da chiarire è come mai il Lazio si sia mosso anticipando metà delle somme senza, a quanto pare, farsi rilasciare garanzie. 
Non a caso, appena scoppiato il bubbone Eco Tech - brevemente: 3 affidamenti per quasi 35milioni di euro di spesa, due annullati per inadempienza e poi riconfermati a distanza di giorni - la Regione si era affrettata a comunicare che la conferma alla Eco Tech era avvenuta poiché “L’Azienda, a riprova della propria serietà e per fugare ogni illazione sulla sua affidabilità, si è offerta di garantire con una polizza assicurativa gli acconti versati dalla Regione Lazio”. Bontà della Regione. 

DALLE FERRAMENTA AI PARADISI FISCALI
L’elenco dei fornitori della Regione è un meraviglioso spaccato: c’è chi in realtà vende carte da parati, ci sono società con sede alle Isole Cayman e finite nei “Panama Papers”, chi vende prodotti omeopatici e chi fa l’editore.
C’è, ad esempio, la Pio Macarra - grande azienda con svariati punti vendita nell’hinterland romano - che si occupa di “commercio all'ingrosso di pitture, vernici, carte da parati” e simili cui è stato affidato l’incarico di reperire 1milione di FFP2 per poco meno di 3,6 milioni di euro (iva inclusa). Oppure la European Network Tlc di Milano, società dell’imprenditore croato Andelko Aleksic, nota alle cronache come editore di una serie di riviste di gossip e per aver tentato, un paio d’anni fa, di acquistare alcune pubblicazioni della Mondadori. La Regione le comanda 5milioni di FFP2 e 430mila camici per 26,6 milioni di euro. 
C’è addirittura chi non era neanche attivo, come la Worldwide Luxury Corner di Ostia, società non più attiva ma che riceve la commessa di procurare 2 milioni di mascherine chirurgiche, uno a di quelle a triplo strato, 500mila FFP2, 2mila tute protettive e 10mila occhiali. Per poco meno di 4 milioni e 300mila euro iva inclusa.
Oppure il caso della Wisdom Glory Holdings Ltd: sede a Hong Kong ma ben inserita nei file dei Panama Papers (inchiesta giornalistica su società di comodo nei paradisi fiscali): qui la commessa è di 2milioni di FFP2 per 4,6 milioni di euro di spesa.
A chiudere il cerchio, c’è anche il quarto affidamento alla Eco Tech: nonostante già fossero emersi problemi nell’adempimento delle prime commesse, il 25 marzo la Regione, per 4.750 euro, chiede alla Eco Tech di procurare mille tester. 


sabato 11 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA NOMINA DI TULUMELLO FINISCE ALL'ANAC


La nomina di Carmelo Tulumello alla guida della Protezione civile della Regione Lazio finisce davanti all’Autorità nazionale Anti Corruzione (Anac). L’esposto parte da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia. Secondo la Angelilli, la scelta di Tulumello sarebbe viziata da una serie di errori procedurali il più grave dei quali riguarda proprio le gare d’appalto
Tulumello è laureato in Giurisprudenza, ha comandato la Polizia Municipale di Fara Sabina, poi di Rieti, poi della Polizia provinciale di Rieti. È iscritto all’Albo dei Segretari comunali e provinciali. 
A giugno 2016 Tulumello tenta di diventare sindaco di Fara Sabina con il centrosinistra: portato da Zingaretti, vince le primarie ma non la poltrona di primo cittadino, fermandosi al 27 e spicci per cento contro il 56% del candidato vincitore, Davide Basilicata
La Regione a ottobre 2016 emana il bando per cercare il capo della Protezione civile. 
A novembre, la Giunta Zingaretti, dopo aver ricevuto un totale di 10 candidature, sceglie proprio Tulumello.
Fino qui è storia. Secondo la segnalazione della Angelilli, Tulumello “risulta privo di esperienze a livello regionale in materia di protezione civile e può presentare, rispondendo al bando, solo un'esperienza limitata al territorio reatino. In sostanza non ha mai messo piede in una sala operativa di protezione civile con compiti dirigenziali e non ha mai coordinato attività di carattere operativo a supporto dei primi interventi urgenti di protezione civile”. C’è poi il giallo delle gare d’appalto. Leggendo il verbale della seduta della Giunta che nomina Tulumello, viene fuori un pasticcio: vengono usati per dichiarare idoneo Tulumello i criteri del 2014 e non quelli del 2016: mancano la capacità di provvedere alla gestione amministrativa, ivi compresa la procedura di acquisto di beni e servizi in contesto di emergenza; e, secondo, la capacità di programmare e pianificare interventi post emergenziali in coordinamento  con i soggetti del sistema integrato protezione civile.
Risultato: stando al verbale della Giunta regionale Tulumello viene dichiarato idoneo ma sui criteri 2014 e non su quelli 2016.
Spiega la Angelilli: “Ironia della sorte uno dei due requisiti riguardava proprio le competenze relative alle procedure di acquisto di beni e servizi in contesto di emergenza. Esattamente il caso della clamorosa vicenda della ritardata fornitura delle mascherine, ancora aperta e sotto l’attenzione dalle autorità competenti. Insomma da quasi quattro anni abbiamo nel Lazio un capo della Protezione civile valutato dalla Giunta regionale secondo requisiti inesistenti nel bando di selezione. Su questo presenterò un esposto all’ANAC. Questa incredibile vicenda porta alla luce l'assoluta spensieratezza e superficialità con cui nella Regione Lazio si procede a nomine strategiche. In merito alla pasticciata gara sulle mascherine, l’inadeguatezza di Tulumello si basa proprio sulla paradossale circostanza di essere stato selezionato senza avere l’esperienza e la competenza per gestire affidamenti e gare”.



domenica 1 marzo 2020

DAL COMUNE SOLDI AGLI ABUSIVI “FRAGILI”



Fragilità accertate”: è la spiegazione che il Campidoglio fornisce in merito ai contributi - fino a 700 euro al mese - che verranno erogati, al mese per un quadriennio, a favore di quegli occupanti abusivi di alloggi che dovessero essere sgomberati dalla Prefettura
La vicenda è un intreccio di vecchie e nuove politiche assistenziali, molto care a un certo mondo di sinistra. E che,  complice la spettacolare corsia preferenziale decisa dalla Giunta Zingaretti a favore degli abusivi, finisce per riattizzare le polemiche politiche intorno ai disperati che occupano immobili. 
Tralasciando la riserva aurea del 10% degli immobili popolari che la Regione di Zingaretti ha deciso di concedere a quel mondo di associazioni collaterali alla sinistra, per il Campidoglio le polemiche nascono dalla delibera della Giunta Raggi che “adegua” il contributo all’affitto fino a 700 euro a nucleo familiare. In pratica, la lettura immediata della decisione della Raggi è il Comune porta da 516 euro a 700 mensili per 4 anni il contributo per l’affitto a chi verrà sgomberato. 
Dal Campidoglio ci tengono a precisare, però, che non è una premialità agli occupanti abusivi ma è il “contributo che viene erogato dal Comune, attraverso i Municipi, nell’ambito degli sgomberi degli immobili occupati”, scrive l’assessore al Patrimonio, Valentina Vivarelli. Che aggiunge che il contributo è “destinato solo ai nuclei in fragilità accertata che dimorano presso i locali oggetto degli sgomberi programmati e diretti dalla Prefettura di Roma”. In pratica, quando nel 2018 (ministro dell’Interno, Matteo Salvini) viene predisposto il decreto sugli sgomberi, spetta al Comune prendersi carico delle “fragilità accertate” dando, quindi, loro assistenza alloggiativa
Uno dei problemi, però, sta proprio nella stessa espressione “fragilità accertate”. Cosa siano queste fragilità non è esattamente una cosa semplice da capire. Ma, soprattutto, il Campidoglio non ha chiarito chi debba accertare e sulla base di quali requisiti cosa sia una vera fragilità e non l’ennesimo furbetto. Anche perché, accanto a moltissimi casi di veri disperati che occupano, si pasce e cresce anche un bel sottobosco di persone i cui redditi, spesso ingenti, paiono derivare da fonti non proprio legali. Almeno stando a una serie di inchieste della magistratura.  
Il secondo passaggio, poi, è la assoluta farraginosità del sistema. Secondo quanto spiega il Comune, qualora la Prefettura, cui spetta la decisione esecutiva su uno sgombero, decidesse di procedere con la liberazione di un immobile dai suoi occupanti abusivi, prima i funzionari del Municipio territorialmente competente dovrebbero andare sul posto e censirne gli occupanti. Dopo di che, quelli con “fragilità accertata”, per avere diritto al bonus dovrebbero produrre non solo il loro ISEE ma anche un regolare contratto di affitto. Difficile pensare a un proprietario che conceda in affitto il proprio immobile, in modo regolare, a qualcuno che proviene dal mondo delle occupazioni abusive, senza neanche avere la certezza che il contributo comunale, della durata massima di quattro anni, sia poi effettivamente erogato. Per altro, affittando a chi, essendo in stato di “fragilità accertata” sarà impossibile da sfrattare nel caso in cui qualcosa andasse storto.  


mercoledì 12 dicembre 2018

CAUDO: "IL TMB SALARIA NON DEVE MAI PIÙ RIAPRIRE"


Ma che stiamo scherzando? Ma che stiamo scherzando”, lo ripete due volte, per sottolinearne l’importanza, Giovanni Caudo, presidente del III Municipio (Montesacro), alla domanda sulla riapertura dell’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) dell’Ama di via Salaria andato a fuoco nella notte fra lunedì e martedì.
Niente mezze misure: “L’impianto non deve riaprire”, sentenzia Caudo. 

Presidente, però se non riapre avremo Roma invasa dai rifiuti più di quanto già non sia. In questi giorni da Castel Giubileo, il suo Municipio, dove è attiva la differenziata porta a porta, i residenti lamentano la mancata raccolta da settimane con immondizia sparsa ovunque. Non riaprire il TMB significa condannare Roma a un Natale e capodanno da incubo.
La soluzione c’è ed è semplice. Una moratoria di un anno che consenta a Roma di portare fuori provincia il rifiuto così com’è”.

Intende, il tal quale, senza prima trattarlo?

Sì, il tal quale. Occorre, ovviamente, un’autorizzazione speciale che può dare il ministro Costa (Sergio, ministro all’Ambiente)”.

E che otterremmo?

Un anno di moratoria all’esportazione del tal quale, può consentire di pareggiare i tempi. A condizione che la politica si assuma le sue responsabilità. La Regione deve varare il Pianto Rifiuti e per farlo ha bisogno che la Città Metropolitana indichi i siti dove costruire gli impianti di trattamento e smaltimento della mondezza. È ora che si mettano da parte le paure e le ripicche reciproche fra Pisana e Campidoglio e si lavori per il bene della città”.

E se questa moratoria non bastasse? Se la politica continuasse a litigare senza trovare una soluzione condivisa?

Che il TMB Salario fosse oramai al di là delle normative l’abbiamo denunciato poche settimane fa. Che a Roma il problema rifiuti sia al di là del sopportabile è altrettanto cosa nota e non serviva l’incendio per capirlo. Però questo incendio ha di fatto riunito quella “cabina di regia” sul problema che abbiamo invocato. Oggi c’erano il ministro Costa, il sindaco Raggi, l’assessore all’Ambiente, Montanari, la Regione e il Municipio. Partiamo da qui”.

Presidente, lei è stato assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino. Non rimpiange che quella Amministrazione abbia chiuso Malagrotta senza avere una reale alternativa?

Ma questo non è vero. Noi avevamo avviato la realizzazione di due ecodistretti che avrebbero portato fra il 2015 e il 2018 a 200 milioni di euro di investimenti per risolvere in modo strutturale il problema rifiuti. Sta nel Piano Industriale di Ama presentato da Fortini. Poi la nuova Amministrazione quel Piano lo ha cassato, gli ecodistretti cancellati, ma il nuovo Piano Industriale di Ama ancora deve essere approvato in Consiglio comunale. Per cui da due anni e otto mesi abbiamo un versamento di 800 milioni di euro annui dal Campidoglio ad Ama che, però, non ha prodotto né un investimento per impiantistica e neanche una soluzione tampone al problema rifiuti. Sa una cosa?

Dica.
Questo incendio dimostra che quell’impianto è incompatibile con un’area urbanizzata. Il TMB Ama Salario fino a oggi è stato la foglia di fico che ha coperto le inefficienze di un sistema, quello della raccolta dei rifiuti, che noi stiamo denunciando dal primo giorno senza che nessuno ci abbia mai ascoltato. Ora il mio ringraziamento va ai Vigili del Fuoco che con una professionalità eccelsa hanno affrontato questo incendio mettendolo sotto controllo in poche ore”.

Notizie sulle cause?
Al momento tutte le piste sono aperte”.   

giovedì 19 luglio 2018

"PIÙ TRENI SULLA ROMA-LIDO". QUALI?


Gli utenti passeggeri la definiscono l’ennesima presa in giro e alcuni fra i blog e gli account social più rilevanti - Odisseaquotidiana, Il Treno Roma Lido e Mercurio Viaggiatore - già hanno sollecitato il Campidoglio a intervenire. Parliamo del potenziamento dell’orario estivo della domenica della Roma-Lido di Ostia, la ferrovia di proprietà della Regione Lazio il cui servizio viaggiatori è svolto da Atac. 

A inizio luglio Atac annuncia l’avvio di un potenziamento del servizi viaggiatori la domenica e i festivi per il periodo estivo. Durante l’inverno la frequenza domenicale è di un treno ogni mezz’ora: il che si traduce, contando il tempo di percorrenza da capolinea a capolinea, in 3 soli treni in servizio.
Il miracoloso potenziamento dovrebbe raddoppiare i treni fra le 10 della mattina e le 3 del pomeriggio: non più 3 ma 6 convogli e partenze ogni 15 minuti. 
Questo, almeno nelle intenzioni. 
All’atto pratico, poi, arrivano i problemi: la tabella delle partenze della domenica subisce notevoli mutamenti: il treno delle 13.45 da Piramide parte con 10 minuti di ritardo; quello delle 14 salta e la corsa non si effettua; quello delle 14.15 da Colombo parte con 5 minuti di ritardo, quello delle 14.30 da Colombo ne accumula 10 in partenza e quello delle 14.45 da Colombo, per magia, sparisce. 
Insomma, il giochino è semplice: per riuscire a saltare una corsa ogni tre, gli altri due treni partono con ritardo. 
E, ovviamente, gli utenti non ci stanno: “presa in giro” è il termine più dolce e mansueto utilizzato. Gli utenti un po’ più esperti, quelli che animano blog e profili social già non credevano in partenza al potenziamento. “Intensificato? Ma con quali treni? Perché come sperimentiamo ogni giorno lavorativo le rimodulazioni - sia quelle ufficiali, che quelle di fatto - sono la regola e non facciamoci incantare dal fatto che i treni siano vuoti”, scrive Odisseaquotidiana. E rincara la dose l’account twitter “Il Treno Roma Lido” che spiega: “Già nell’estate 2015 le frequenze dei treni si erano abbassate clamorosamente. Uno dei problemi è il sovraccarico delle batterie dovute alle differenze di temperature fra i tratti in galleria e quelli all’aperto, in special modo sui treni Caf che hanno i finestrini che non si aprono. Non a caso i Caf sono i treni che si fermano con maggiore frequenza”.
La spiegazione che filtra dai corridoi di Atac è un po’ diversa: il problema per il weekend è stato legato alla rottura di due treni avvenuta il giovedì. Due treni che, come spesso accade, quando entrano in manutenzione rischiano di non uscirne più per carenza di pezzi di ricambio. Ricambi che mancano perché non c’è nessuno che oramai si fida della capacità di Atac di pagare. 
Il servizio sulla Roma-Lido avrebbe bisogno ordinariamente di 18 convogli per garantire una frequenza di un treno ogni 5 minuti e una capacità di trasporto di 21mila e 600 passeggeri l’ora. In realtà, di treni ce ne sono nove in servizio, con frequenze raddoppiate (1 treno ogni 10 minuti) e una capacità di trasporto di meno di 11mila passeggeri l’ora. Se, poi, salta un treno o, peggio, due, la differenza in termini di efficienza e, quindi, di ritardi, diviene immediatamente visibile.
Spiega uno deli account twitter più seguiti e informati, “Mercurio Viaggiatore”: “l’ultimo contratto di servizio fra Regione e Atac è stato ritagliato sulla capacità dell’azienda di far fronte ai suoi impegni e il livello produttivo medio è stato intorno al 95% con luglio 2017 il mese peggiore quando si somma la richiesta di chi lavora con quella di chi va al mare”.

mercoledì 6 giugno 2018

AVVOCATURA REGIONALE, SCOPPIA IL CASO MURRA


C’è un travaso quasi costante di avvocati fra il Campidoglio e la Regione: dopo Nicola Sabato, rimasto un annetto in servizio alla Pisana, questa volta è il turno di Rodolfo Murra, già capo dell’avvocatura capitolina con Ignazio Marino sindaco e considerato uomo (di legge) molto vicino al Partito Democratico, e da pochi giorni assurto al ruolo di avvocato capo in Regione.
Solo che, questa volta, ci sono un po’ di passaggi curiosi in questo nuovo travaso: quanto meno, alcune curiosità nei bandi che la Giunta Zingaretti ha emanato.
Il primo è dell’estate scorsa: l’8 giugno 2017, a pochi mesi dal voto per il rinnovo del Consiglio regionale, viene pubblicato un “avviso informativo per la ricerca di professionalità per il conferimento dell’incarico di avvocato coordinatore dell’avvo- catura regionale a soggetto esterno all’amministrazione re- gionale”. 
È un posto di grande prestigio piuttosto ben remunerato: non meno di 200mila euro l’anno. E, fra i requisiti del bando c’era quello di avere un’anzianità di “patrocinio dinanzi alle magistrature superiori da almeno 15 anni”: insomma, Cassazionista da 3 lustri. Secondo requisito: “non avere procedimenti pendenti di fronte alla Corte dei Conti né condanne per danno erariale”.
Arrivano varie domande in Regione, fra cui quella di Murra. 

Solo che Murra i quindici anni da cassazionista li compirà dopo il bando, a fine gennaio 2018, come risulta dal curriculum riportato dall’Albo dell’Ordine romano. 
In più, Murra era sotto inchiesta della Corte dei Conti per la storia è quella delle transazioni fra il Campidoglio e il Consorzio Metro C in cui risultano indagati (e il prossimo 5 luglio avranno l’udienza) anche gli ex sindaci, Alemanno e Marino, l’ex assessore alla Mobilità, Improta. L’accusa, per tutti e 32 gli indagati in quella vicenda, era quella di un danno erariale per un versamento di 253 milioni di euro dalle casse comunali a quelle del Consorzio Metro C per chiudere i contenziosi economici su una serie di varianti al progetto. 
Passano i mesi e di questa procedura si perde traccia. Dalla Regione spiegano: l'avvocatura è la funzione apicale a maggiore carattere fiduciario (dipende direttamente dal Presidente), in quando lo rappresenta in giudizio. Per questo - anche alla luce di un possibile election day a fine 2018, che nell'estate 2017 non si escludeva - venne deciso di rinviare la decisione alla nuova legislatura. Ora, tralasciando il fatto che l’avvocato capo rappresenta l’istituzione e non semplicemente il suo Presidente (che, se chiamato in causa come privato cittadino deve farsi assistere privatamente da un legale), non è che al momento di indire il primo bando la Giunta regionale non fosse a conoscenza della successiva e prossima scadenza elettorale. 
Ma, andiamo avanti. Arrivano le elezioni e Zingaretti rivince, pur perdendo la maggioranza in Consiglio. Il posto di capo dell’Avvocatura regionale è rimasto vacante fino a poco fa: invece di concludere la procedura 2017, ne viene fatta una nuova. Si parte il 10 maggio, nuovo bando da cui, però sparisce uno dei requisiti, quello di “non avere procedimenti pendenti di fronte alla Corte dei Conti”. 
Bando, comunque, concluso: vince Rodolfo Murra.

giovedì 8 settembre 2016

IL COMUNE FA MELINA SULLO STADIO


Il coup de théâtre è arrivato martedì sera, intorno alle ore 20. 
A quell’ora, tramite posta elettronica certificata, il Campidoglio ha spedito in Regione non il sospirato parere di conformità del progetto alla delibera di pubblico interesse ma un’integrazione documentale di 16 pagine con le relazioni di Dipartimento Mobilità e Trasporti, Urbanistica, Tutela Ambientale, Lavori Pubblici e Acea. 
Una melina, di certo meno elegante di quella di Liedholm, ma sufficiente ad allungare, come in un grande gioco dell’oca, i tempi. La Regione, infatti, ha comunicato che “si ritengono differiti i tempi di indizione della Conferenza di Servizi” e ha annunciato che “entro questa settimana avrà luogo un incontro tra gli Uffici competenti di Comune e Regione per definire il prosieguo dell'iter amministrativo, con l'obiettivo di indire la Conferenza dei Servizi nei tempi previsti”. Tempi ufficialmente mai comunicati ma che, secondo gli uffici regionali, saranno comunque brevi.

Leggendo la lettera di accompagnamento, firmata da Annamaria Graziano, direttore dell’Urbanistica, e dall’architetto Vittoria Crisostomi, direttore della Trasformazione urbana, però, oltre che le carenze documentali nel progetto presentato, emerge anche la posizione della Giunta Raggi proprio sulla questione del pubblico interesse
È scritto, infatti: “si è valutato che solo in sede di Conferenza di Servizi, componendo le questioni di merito individuate dai dipartimenti nel corso dell’istruttoria, anche con eventuali modifiche poste dagli altri Enti convocati, sarà possibile configurare per intero e in forma definitiva […] i caratteri della variante e di conseguenza il permanere dei profili di interesse pubblico, che saranno confermati o meno da un atto del medesimo organo che si è già espresso con la Delibera 132/2014 (quella del consiglio comunale proprio sul pubblico interesse, ndr)”. 
In sostanza, la posizione della Giunta Raggi è: aspettiamo quello che esce della Conferenza di Servizi, soprattutto i pareri degli altri Enti. Finito l’esame delle carte, vediamo che ne esce prima di dire se il pubblico interesse viene confermato oppure no. E, nel caso, gli uffici dicono anche: spetta alla politica, nel caso, cambiare l’interesse pubblico in Consiglio comunale. 

E, finalmente, siamo in grado anche di verificare quali sono le carenze documentali che gli uffici capitolini hanno ravvisato nel progetto.

AMBIENTE
Si parte con il servizio cavi stradali che chiede l’esatta indicazione, numero e specie delle alberature da abbattere. Si passa poi al servizio aree fluviali che chiede “un puntuale approfondimento progettuale delle aree golenali e del Tevere che, benché esterni al perimetro, rappresentano un unicum territoriale”. Per il servizio “sostenibilità e energie” manca la previsione dei consumi energetici su base annua. Per gli “scarichi idrici” manca una “risposta chiarificatrice” sul problema dello smaltimento delle acque industriali; mentre esprime parere negativo all’impianto di evapotraspirazione (per lo smaltimento di acque domestiche tramite le piante) perché è previsto “solo dove non sono presenti reti fognarie”; infine, “pur non essendo di competenza” del servizio scarichi idrici, si chiedono chiarimenti sull’”impatto della maggiore affluenza delle acque meteoriche”. Il servizio cave e rifiuti inerti chiede un piano per la “gestione dei rifiuti prodotti” da scavi e demolizioni e di un “piano per l’utilizzo delle terre di scavo”; mentre il servizio gestione acustica chiede di “precisare numericamente l’incremento dei treni sulla Roma-Lido” e di “valutare l’impatto acustico” con le “opportune simulazioni”. Inoltre, lo stesso servizio chiede un calcolo dei livelli sonori degli effetti di mitigazione del suono operati dalle barriere acustiche sulla Roma-Fiumicino. Alcune prescrizioni, poi, più che carenza documentale, entrano proprio nel merito di quanto dovrà essere discusso in Conferenza di Servizi. È il caso del “parcheggio 03” che, per il servizio autorizzazioni ambientali va spostato “al fine di evitare la compromissione delle aree (ambientali) di medio livello” o, per gli altri parcheggi a raso, viene richiesta una incrementazione delle opere a verde. Infine verifiche vengono chieste dal servizio inquinamento olfattivo in relazione alla caratterizzazione chimica delle sostanze e alla necessità di mitigazioni olfattive.



MOBILITÀ
Per il servizio “trasporto privato” mancano alcune carte, come la relazione tecnica specialistica del ponte pedonale dalla stazione Magliana della ferrovia Roma-Fiumicino Aeroporto, la documentazione sugli studi di traffico nell’ambito delle attività di vendita e i progetti sulle modalità di accesso alle “aree pertinenziali” (carico e scarico, parcheggi) dei negozi, gli elaborati definitivi della pista ciclabile e quelli dell’accessibilità allo Stadio dai parcheggi e dalla Stazione. 
Per il servizio “trasporto pubblico”, ovviamente, manca il progetto sul potenziamento della Roma-Lido che, però, non era fra quelli previsti, data la preferenza per lo sfioccamento della Metro B.

LAVORI PUBBLICI
Per il dipartimento “sono stati integrati tutti gli elaborati mancanti richiesti (a giugno 2015,ndr), eccetto gli elaborati stato di fatto (quelli inerenti a com’è oggi la situazione), che necessitano di relazione generale o specialistica”. 
Va invece integrata “la connessione del sistema Stadio con il Ponte dei Congressi. Al riguardo – si legge nella relazione – nonostante il nuovo ponte venga citato nella relazione trasportistica, esso non compare tra gli interventi da attuare. Non è quindi mai simulato il sistema delle infrastrutture di viabilità dello Stadio con quello del Ponte”. Altra indicazione, poco preliminare e molto da discussione in Conferenza, è quella di “considerare l’opportunità di realizzare l’unificazione di via Ostiense e via del Mare fino a Viale Marconi e, in ogni caso, adottare soluzioni che non precludano la futura eventuale unificazione”. Va ricordato che l’unificazione dell’asse via del Mare/Ostiense è previsto dal Raccordo allo Stadio, rimanendo, salvo normale messa in sicurezza, con l’attuale conformazione dallo Stadio a viale Marconi.



ACEA

Per Acea, a parte alcune richieste di integrazioni progettuali su fogne e acque meteoriche, si chiedono approfondimenti di analisi sulle emissioni di odori incrementando nel numero quelle già fatte dai progettisti perché, pur se in linea con le rilevazioni di Acea stessa, non sono considerate sufficienti a fornire un quadro completo.