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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 23 settembre 2020

COMUNALI 2020 NEL LAZIO: COLLEFERRO E ALBANO A SINISTRA, CIVITA CASTELLANA E CECCANO AL CENTRODESTRA. GLI ALTRI AL BALLOTTAGGIO

 


Di sette comuni con popolazione al di sopra dei 15mila abitanti, cinque andranno al ballottaggio e due sono stati vinti dal centrosinistra al primo turno. Con uno spoglio iniziato alle 9 di martedì mattina e ancora non completato al momento in cui scriviamo, ad avere già da ieri pomeriggio un nuovo sindaco sono i comuni di Albano Laziale e di Colleferro. 

COLLEFERRO
Senza storia la corsa a sindaco a Colleferro, anche per i demeriti di un centrodestra incapace di trovare l’unità su un candidato e che si è presentato diviso alle urne. Il paese, ancora scosso per la tragica vicenda di Willy Monteiro Duarte, ha votato in massa - 75,5% - per il sindaco uscente, il pd Pierluigi Sanna. Qui, Sanna e Zingaretti hanno giocato e vinto una partita importante: con un anno di anticipo sulle scadenze previste, la Regione ha autorizzato la chiusura del termovalorizzatore, mandando in sofferenza l’intero sistema dei rifiuti romani. Il candidato di Lega e Fratelli d’Italia, Rocco Sofi, è il secondo con il 14,62% dei consensi. Terzo, l’altro candidato di centrodestra, Mario Cacciotti, sostenuto da Forza Italia, che si è fermato al 6,95%. A metà spoglio (10 sezioni scrutinate su 19 al momento di scrivere) va registrata la débâcle totale dei 5Stelle con il loro candidato, Daniele Capuano, che supera di un soffio il 2%. Alle scorse comunali i grillini avevano preso il 7,46%.

ALBANO LAZIALE
Altro comune senza gara è Albano dove non c’è stata partita: sin dall’inizio il candidato del Pd, Massimiliano Borelli, sostenuto oltre che dai Dem anche da altre 8 liste civiche, è sempre stato in vantaggio oltre il 50% dei consensi sullo sfidante di centrodestra, Matteo Mauro Orciuoli, inchiodato sotto il 40%.
Terzo il grillino Luca Nardi, fermo al 6,25% (contro il 10,52% preso dai pentastellati alle scorse comunali) e ultimo Bruno Valentini, candidato per il Partito Comunista con il 2,6%.
Albano è il più popoloso fra i Comuni over 15mila al voto, con i suoi 38mila abitanti e un’affluenza del 67,37%. Borelli - che nel pomeriggio ha ufficializzato la vittoria con un post su facebook - succede a Nicola Marini, sempre Pd, per due mandati sindaco della città. Eletto per la prima volta in Consiglio comunale nel 1996, Borelli è ininterrottamente dal 2010 il presidente del Consiglio comunale, ed è anche consigliere in Città Metropolitana nonché uno degli uomini di riferimento di Nicola Zingaretti che lo aveva nel proprio staff quando era presidente della Provincia di Roma e poi ancora in Regione Lazio.




ZAGAROLO
Il terzo comune dove c’era un’amministrazione uscente Pd è Zagarolo dove il centrodestra costringe il centrosinistra al ballottaggio fra la vicesindaco e assessore uscente ai Lavori pubblici, Emanuela Panzironi che è in testa con il 45% dei voti, e il candidato di centrodestra, Marco Bonini (21,89%). 

GENZANO DI ROMA
Anche qui ballottaggio: a spoglio completato, il Pd Carlo Zoccolotti si ferma al 36,56% mentre il centrodestra, con Piergiuseppe Rosatelli, sta al 27,59%. Determinante sarà capire dove andranno i voti di Flavio Gabbarini, lista civica eponima, che ha preso il 15,86%, visto che quelli di Roberto Borri (14,1%) candidato del Pci dovrebbero finire a Zoccolotti. Da evidenziare come a Genzano fosse uscente un’Amministrazione grillina: eletto Daniele Lorenzon sindaco nel 2016, la maggioranza si è frantumata in pochi mesi sfiduciando il sindaco a febbraio 2019. Risultato: il candidato grillino, Walter Ippolito, si ferma al 5,89% con il partito che prende 699 voti. Nel 2016, i voti 5stelle erano stati 2.569 pari al 21,63%.

ANGUILLARA SABAZIA
Altro comune che segnava un sindaco grillino caduto anzitempo, è Anguillara dove Sabrina Anselmo, eletta nel 2016, è stata sfiduciata a febbraio scorso. Ballottaggio anche qui fra il candidato di centrodestra, Angelo Pizzigallo, in vantaggio col 34,78% su quello del Pd, Michele Cardone (29,38%). Determinanti i voti di due civici: Francesco Falconi (23,43%) e Sergio Manciuria (12,4%) con quest’ultimo di area centrodestra. Qui i pentastellati non si sono neanche ripresentati al voto.




ARICCIA
Altro ballottaggio è quello che si celebrerà ad Ariccia dove lo spoglio è indietro (7 sezioni scrutinate su 21) ma dove nessun candidato ha la possibilità di essere eletto al primo turno. In testa è Gianluca Staccoli, centrodestra, con il 37,23%. Dietro, appena sopra il 20%, il candidato del Pd, Emilio Tomasi. Determinate sarà l’eventuale appoggio di Emilio Cianfanelli (civiche di centrosinistra, 18,82%) a Tomasi, e degli altri due civici, Enrico Indiati (11,78%) e Giorgia La Loggia (8,15%). Anche il 3,84% del candidato grillino, Emanuele Imperioli, potrà pesare al ballottaggio.

ROCCA DI PAPA
Ballottaggio anche a Rocca di Papa: a metà scrutinio, in testa è Veronica Cimino, liste civiche, col 32,27%. Segue il candidato del centrodestra Massimiliano Calcagni, 23,81%. Solo il 4% per il grillino Marco D’Antoni.





Con uno spoglio scandalosamente a rilento (sito del Ministero dell’Interno fermo a 17 sezioni su 33, sito del Comune aggiornato a 24 sezioni su 33), Fondi rimane appesa: il candidato di Forza Italia e Lega, Beniamino Maschietto, è a un passo dalla vittoria al primo turno ma, con il 49,36%, non c’è ancora il superamento della fatidica soglia del 50% dei 23.633 voti espressi dai fondani necessaria per essere eletto al primo turno.
Maschietto è il vicesindaco uscente dell’Amministrazione guidata da Salvatore De Meo, di Forza Italia, eletto primo cittadino nel 2015 e poi eletto al Parlamento europeo alle scorse elezioni. De Meo si è dimesso anticipatamente ma la consiliatura si è ugualmente chiusa nel tempo ordinario.  
Le possibilità che Maschietto sia costretto al ballottaggio per poche decine voti sono concrete. Nel caso fosse necessario il secondo turno, il potenziale sfidante è Luigi Parisella alla testa di tre liste civiche. 
Parisella è stato sindaco di Fondi per due mandati, più volte assessore e fu sotto la sua Amministrazione che venne deciso l’autoscioglimento pilotato del Consiglio comunale per evitare che a scioglierlo arrivasse dall’alto il decreto dell’allora Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a causa di presunte infiltrazioni mafiose così come nella richiesta dell’allora prefetto di Latina, Bruno Frattasi, al Viminale. 



Parisella ha incassato un 19,15% dei consensi staccando il candidato di Fratelli d’Italia, terzo, Giulio Mastrobattista, che si ferma al 13,33%. 
Segue, Francesco Ciccone, ex La Destra di Storace, alla testa di una lista civica eponima che risulta quarto con l’8,21% dei voti. 
Dopo quattro candidati di centrodestra o di destra, al quinto posto arriva l’uomo del Pd, Raniero De Filippis, dirigente della Regione Lazio. Chiude il corteo, il grillino Daniele Manzo che incassa appena il 2,17% dei voti, dimezzando quelli ottenuti dal Movimento 5Stelle nel 2015, quando incassò il 4,67%.
Il ballottaggio fra Parisella e Maschietto è di fatto un derby, l’ennesimo, tutto interno a Forza Italia fra Claudio Fazzone, uomo forte degli azzurri a Fondi, suo feudo elettorale, e Armando Cusani, ex azzurro e uomo forte a Sperlonga di cui è stato Sindaco. 
Se Fazzone viene riconosciuto da Maschietto come “regia e guida” della città - espressioni pronunciate dal candidato sindaco in occasione di un comizio di Matteo Salvini - Parisella ha incassato l’appoggio di Cusani testimoniato da immagini scattate che li ritraggono insieme anche a un aspirante consigliere comunale, Antonio Di Mugno, della lista civica La Mia Fondi.




Anche a Terracina, il più popoloso fra i Comuni al voto nel Lazio - con i suoi 44.233 abitanti e un’affluenza del 65,96% dei 36.777 elettori - si andrà al ballottaggio. E, come a Fondi, è una corsa tutta destra fra la candidata di Fratelli d’Italia, Roberta Ludovica Tintari che - con 41 sezioni scrutinate su 45 - incassa 8.952 voti pari al 44,09%. Contro, fra quindici giorni, ci sarà il candidato di Lega e Forza Italia, Valentino Giuliani che ha ottenuto 6.841 voti, corrispondenti al 33,7%.  
Dietro, staccatissimo e sotto la doppia cifra, c’è il gruppetto degli “altri”: Armando Cittarelli, ex assessore, presidente del circolo cittadino del Pd,  candidato Dem (1.411 voti, 6,95%); Gianfranco Sciscione, presidente uscente del Consiglio comunale, alla guida di una  lista civica con il suo nome, 1.297 voti (6,39%); Piero Vanni, artigiano, candidato del Movimento 5Stelle (916 voti, 4,51%) e, da ultimo, Gabriele Subiaco, ingegnere ambientale, volontario ambientalista, fra i fondatori del circolo di Legambiente di Terracina, sostenuto dalla lista Europa Verde che riceve 885 voti pari al 4,36%.



A Terracina sindaco uscente era Nicola Procaccini, di Fratelli d’Italia, eletto nel 2016 al Comune e dimessosi con un anno di anticipo essendo stato eletto al Parlamento Europeo. La Tintari gli è subentrata come facente funzioni dalle dimissioni fino alle elezioni. Valentino Giuliani, funzionario in una società regionale, la Lazioinnova, è il capogruppo della Lega in Consiglio Comunale ed è la “scommessa” elettorale dei referenti politici del Carroccio, Claudio Durigon e Francesco Zicchieri.
Anche allora, come in questa tornata elettorale, il centrodestra si presentò diviso: Fratelli d’Italia con Procaccini da una parte e Forza Italia con Gianluca Corradini dall’altra. La Lega nel 2016 era “Noi con Salvini” ed era schierata insieme a Fratelli d’Italia ricevendo 894 voti (3,67%). Oggi, invece, la Lega sostiene il candidato Forza Italia in contrapposizione a quello di Fratelli d’Italia e quadruplica i propri voti, passando a 3.876 divenendo il primo partito in città. Da registrare la performance del Movimento 5Stelle che quattro anni fa prese una percentuale analoga a oggi, il 4,74%. Da registrare invece il crollo del Pd che nel 2016 incassò 3190 voti, il 13,09%, e che oggi si ferma a 1.365 (6,99%).
Aumentano invece i voti per Fratelli d’Italia che passa dai 2.460 ricevuti nel 2016 (10,09%) ai 3.369 di oggi (17,26%), attestandosi come la seconda forza politica cittadina. Terzo partito a Terracina è la lista civica eponima della Tintari che incassa 3.036 voti pari in termini percentuali al 15,55.


Anche a Civita Castellana la competizione elettorale per il nuovo sindaco si chiude senza bisogno di ballottaggio. Vince al primo turno, con 3912 voti, pari al 50,62%, il candidato del centrodestra, Luca Giampieri. Nettamente staccato, al 20,99% con 1622 voti, il candidato del Pd, Domenico Cancilla Midossi. Terzo il candidato di Rifondazione comunista, Yuri Cavalieri, con 1244 voti (16,1%). Chiude all’ultimo posto, con 950 voti e il 12,29% il candidato dei 5Stelle Maurizio Selli.
In un biennio questa è la seconda elezione del sindaco a Civita Castellana: nel 2019 era stato eletto sempre per il centrodestra Franco Caprioli che, però, meno di un anno dopo si è dimesso per problemi di salute e dopo una serrata diatriba interna alla propria maggioranza. In città il primo partito è Fratelli d’Italia (1763 voti) seguito dal Pd (1654) poi Rifondazione (1179), Lega (1048), M5S (919) e, infine Forza Italia (667). Nel 2019 era la Lega a guidare con 2684 voti e i meloniani quarti dopo Pd e M5S.



Roberto Caligiore è confermato sindaco di Ceccano. Con 6.949 voti, pari al 51,15%, Caligiore si afferma al primo turno. Dietro, con il 29,95%, Marco Corsi, candidato del centrosinistra. Terza, Emanuela Piroli, alla guida di liste civiche di sinistra con il 21,9%. Caligiore era già stato eletto sindaco nel 2015 alla testa di una coalizione di liste civiche di centrodestra, battendo l’allora candidato del Pd, Luigi Compagnoni. Poi una serie di problemi e beghe interne hanno portato la maggioranza a sfiduciare il sindaco nel 2019. Caligiore, questa volta candidatosi direttamente con i simboli del centrodestra, finisce per battere il suo ex presidente del Consiglio comunale, Corsi, espressione di una serie di liste civiche di sinistra più il Psi ma privo del simbolo del Pd che, quindi, non si è direttamente presentato al voto. Da registrare che la lista eponima Caligiore sindaco è il primo partito cittadino con 1662 voti e il 12,68%. Seguono Fratelli d’Italia (11,59%) e Lega (9,61%)



martedì 22 settembre 2020

ELEZIONI, OGGI I VERDETTI NEL LAZIO



Iniziano questa mattina alle 9 le operazioni di spoglio per le elezioni comunali nel Lazio. Al voto, nella nostra regione, si sono recati i cittadini di 36 Comuni: 15 in Provincia di Roma, nove in quella di Frosinone, due a Latina, sette nel reatino e 3 in provincia di Viterbo.

Sono undici i Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti per i quali potrebbe essere necessario il ballottaggio già fissato per domenica 4 e lunedì 5 ottobre: sette in provincia di Roma, uno a Frosinone, due a Latina e uno a Viterbo. 


PROVINCIA DI ROMA
Ad Albano Laziale, il più popoloso fra i comuni al voto con 32mila elettori su 38mila abitanti, ha visto un’affluenza del 67,37%. Qui governava il Pd con Nicola Marini, giunto al secondo mandato, e si prevede ballottaggio fra Massimiliano Borrelli per il centrosinistra e Matteo Orciuoli per il centrodestra.
Altro comune retto dal Pd, è Colleferro dove l’uscente, Pierluigi Sanna, dovrebbe vincere al primo turno (affluenza 71,74%) anche grazie alle divisioni del centrodestra con Lega e FdI a sostegno di Rocco Sofi e Forza Italia schierata con Mario Cacciotti.
Terzo comune uscente Pd è Zagarolo. Affluenza registrata: 63,61%. Qui l’uscente Lorenzo Piazzai non si ripresenta e la candidata di sinistra Emanuela Panzironi, se non dovesse farcela al primo turno, se la giocherà con Marco Bonini per il centrodestra. 
Fra centrodestra e centrosinistra la partita sul vincitore si gioca sugli altri quattro comuni della provincia romana: Anguillara e Genzano hanno visto il fallimento delle giunte grilline cadute anzitempo, ad Ariccia e Rocca di Papa, i sindaci (liste civiche), sono deceduti durante il loro mandato: Roberto De Felice da Ariccia per malattia e Emanuele Cristini da Rocca di Papa in seguito ai postumi dell’incendio del palazzo comunale. 
Probabili quattro ballottaggi: ad Anguillara (affluenza 67,41%) fra Michele Cardone (centrosinistra) e Angelo Pizzigallo (centrodestra); a Genzano (affluenza 65,49%) la partita dovrebbe essere ancora fra centrodestra, Piergiuseppe Rosatelli,  e centrosinistra, Carlo Zoccoletti.
Ad Ariccia (affluenza 66,51%), atteso ballottaggio fra Emilio Tomasi (Pd) e Gianluca Staccoli (centrodestra). Ultimo: Rocca di Papa (affluenza 62,58%) a sfidarsi fra 15 giorni dovrebbero essere i candidati di centrosinistra Andrea Croce e di centrodestra Massimiliano Calcagni. 


LE ALTRE PROVINCE
Nel frusinate, a Ceccano (affluenza 71,79%) la sinistra è divisa e il Pd non presenta il proprio simbolo. Roberto Caligiore, sindaco uscente caduto per una fronda interna e oggi candidato per il centrodestra, potrebbe anche vincere al primo turno.
Nel viterbese, a Civita Castellana (affluenza 64,59%) sinistra divisa ma possibile ballottaggio fra il candidato di centrodestra, Luca Giampieri, e quello del Pd, Domenico Midossa.
Infine la provincia di Latina: al voto vanno Fondi (affluenza 72,75%) e Terracina (affluenza 65,69%). Sindaci uscenti di centrodestra  Salvatore De Meo a Fondi e Nicola Procaccini a Terracina - entrambi eletti al Parlamento Europeo e in entrambi i comuni il centrodestra va diviso per cui potrebbe essere necessario il ballottaggio. 

lunedì 7 settembre 2020

ELEZIONI COMUNALI 2020, CENTROSINISTRA: TENERE LE ROCCHEFORTI


Questo snodo elettorale riveste importanza politica per i due partner di coalizione al Governo nazionale, Pd e M5S, per Nicola Zingaretti e Virginia Raggi, e per gli equilibri futuri in vista della competizione per il Campidoglio e per l’eventuale corsa alla Regione Lazio qualora Zingaretti fosse costretto alle dimissioni per entrare a puntellare lo scricchiolante Palazzo Chigi.
Andiamo per ordine. Virginia Raggi è il sindaco della Città Metropolitana. Una carica poco più che onorificam, visto che per diritto il Sindaco di Roma diventa automaticamente anche il Sindaco della ex Provincia. Però la Giunta Raggi a Palazzo Valentini c’è anche se non funziona. E la Raggi può essere considerata uno dei leader del grillismo nel Lazio. Dei Comuni a guida grillina (a parte Roma) si contano Guidonia Montecelio, Pomezia, Ardea, Marino, Anguillara Sabazia e Genzano. Anguillara e Genzano sono saltati con i sindaci, Sabrina Anselmo e Davide Lorenzon, sfiduciati dagli stessi pentastellati. Ad Anguillara i grillini neanche si ripresentano al voto e a Genzano le possibilità di Walter Ippolito di essere eletto sono minime. Insomma, se come Sindaco di Roma il gradimento di Virginia Raggi non è esattamente stellare, le faide interne ne hanno minato l’autorevolezza anche come leader sovracomunale. Impossibile dimenticare, ad esempio, la pubblica fucilazione politica di Fabio Fucci, reo di volersi ricandidare Sindaco a Pomezia, violando nientepopodimeno che il vincolo dei due mandati: lo stesso che i vertici grillini hanno invece avallato con il timbro delle consultazioni sulla piattaforma Rousseau, a favore della Raggi. O il caos rifiuti a Guidonia con le polemiche sulla raccolta dell’immondizia che non funziona e quelle legate all’apertura del TMB.
Per il Pd e Nicola Zingaretti l’appuntamento è cruciale: si parte con tre comuni su 11 di Roma con amministrazioni Pd che devono essere tenuti: Albano Laziale, Colleferro e Zagarolo. Su Colleferro Zingaretti ha investito politicamente tantissimo: per chiudere anticipatamente di un anno l’inceneritore, il Presidente della Regione ha finito per acuire ancor di più lo scontro con Virginia Raggi sul tema rifiuti. Ma se a Colleferro solo un miracolo può consegnare la città al centrodestra, meno certa è la corsa su Albano e ancor più incerta quella su Zagarolo dove il sindaco uscente, Piazzai, ha deciso di non ricandidarsi e questo non è mai un buon segno. 
Dall’altra parte, per il Pd e l’intero centrosinistra ci sono quattro comuni a Roma sui quali ci si gioca la battaglia: i due che hanno segnato il tracollo grillino, Anguillara e Genzano, e i due, Ariccia e Rocca di Papa, i cui sindaci sono deceduti durante il mandato. Ariccia poi, pur se civica, era considerabile di area centrosinistra. Di fatto, quindi, chi fra centrodestra e centresinistra riuscirà in queste quattro città potrà cantare vittoria. Da ultimo, nonostante sia un quadro già visto, il Pd ha comunque una nuova occasione di strappare al centrodestra i due comuni forse più importanti dell’intero “cucuzzaro” al voto: Terracina e Fondi, feudo da sempre del centrodestra che, però, ogni volta pare voler regalare alla sinistra l’occasione di sparigliare con la divisione degli schieramenti. 

ELEZIONI COMUNALI 2020, CENTRODESTRA, SCIPPARE 4 CITTÀ AI DEM


Sul lato centrodestra, questa tornata elettorale negli 11 comuni over 15mila abitanti che vanno al voto il 20 e 21 settembre è un banco di prova in vista di competizioni di maggior rilievo.
Dei sette comuni al voto dell’area romana, Colleferro viene già dato per perso. Sugli altri sei, invece, la partita è aperta: difficile ma non impossibile Albano, più accessibile Zagarolo. Nel primo l’obiettivo è rompere con il gruppo di potere Pd che da un quindicennio regge il Comune. A Zagarolo, invece, si prova a sfruttare la mancata ricandidatura dell’uscente Piazzai. Poi ci sono quattro Comuni che erano retti dai 5Stelle - Anguillara e Genzano - e quelli con i Primi Cittadini scomparsi anzitempo durante il mandato, Ariccia e Rocca di Papa. Di fatto, qualunque risultato sarà positivo perché saranno Comuni strappati agli avversari.
Il quadro, invece, è meno chiaro nelle altre province. A Civita Castellana il sindaco espressione della Lega, Franco Caprioli, è durato un anno: eletto nel 2019, si è dimesso nel 2020. Alle personali questioni di salute del Primo Cittadino, si è sommato uno scontro furioso tutto interno ai salviniani. Che dopo un anno scarso si torni al voto è ovviamente penalizzante per lo schieramento uscente. Confermarsi sarebbe quindi un grande successo ma la strada è tutt’altro che in discesa. 
Quadro ancor più ingarbugliato a Ceccano, in provincia di Frosinone. Qui, Caligiore, sindaco uscente alla guida di una coalizione formalmente civica (ma di destra) ha vinto in una roccaforte rossissima ma dopo poco sono iniziati i problemi con la maggioranza. Una fronda interna si è trasformata in una sorta di congiura di palazzo: Caligiore dimesso; Corsi, il presidente del Consiglio comunale e suo oppositore, candidato contro Caligiore e sostenuto dal Pd che però non si presenta col simbolo. Insomma il caos. Caligiore ha rotto gli indugi e si ripropone alla testa delle liste di centrodestra. Se, come pare, Caligiore finisse per essere rieletto sarebbe una importante vittoria per il centrodestra nel frusinate.
Nella provincia di Latina, invece, il discorso è rovesciato: a Fondi e Terracina, sindaci uscenti di centrodestra, la Lega e Forza Italia stanno da una parte e Fratelli d’Italia dall’altra con diversi candidati. Il rischio è che questa divisione possa avvantaggiare i Dem anche se, va considerato, già nelle passate elezioni si era verificata la stessa spaccatura che ha finito, poi, per ricomporsi nelle urne al ballottaggio. 
Tuttavia, presentarsi divisi costituisce sempre un rischio. Alla fine, dunque, la partita per il centrodestra si gioca a conservare i quattro comuni già in suo possesso, Ceccano, Civita Castellana, Terracina e Fondi, con il tentativo di incrementarli strappando al Pd almeno uno dei tre governati dai Dem in provincia di Roma e giocandosi tutto sui quattro Comuni (Anguillara, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa) dove la partita è del tutto aperta.
Anche perché, qualora il computo delle regionali per cui si vota sempre il 20 e 21 settembre, segnasse un quattro Regioni a due (o addirittura 5 a 1) per il centrodestra, aumenterebbero esponenzialmente le probabilità di uno Zingaretti obbligato ad entrare nel Governo con conseguenti elezioni anticipate alla Regione Lazio. E lì, controllare i territori è fondamentale. 

COMUNALI 2020, ESAME PER RAGGI E ZINGARETTI



Non c’è solo il referendum. Nel Lazio, il 20 e 21 settembre, si voterà anche per il rinnovo di 36 Sindaci e Consigli comunali: 15 in provincia di Roma; nove in quella di Frosinone; sette nel reatino; tre in provincia di Viterbo e due in quella di Latina.
Di questi 36 comuni al voto, 11 hanno popolazione superiore ai 15mila abitanti e, quindi, nel caso che al primo turno nessuno superasse la metà dei voti validi, si andrebbe al turno di ballottaggio fissato per domenica 4 e lunedì 5 ottobre.
Questi 11 Comuni over 15mila sono tutti politicamente rilevanti e gli esiti del voto possono costituire un test in vista dei prossimi appuntamenti come le Comunali di Roma del 2021.

PROVINCIA DI ROMA
Il più popoloso è il Comune di Albano Laziale che conta oltre 38mila abitanti. Dopo due mandati, finisce l’era di Nicola Marini, esponente Pd, che, quindi, non può più ricandidarsi. Al suo posto, sostenuto da ben nove liste, il centrosinistra candida Massimiliano Borelli, consigliere comunale di lunghissimo corso (prima elezione nel 1996) e dal 2010 ininterrottamente presidente del Consiglio comunale. Borelli è anche consigliere in Città Metropolitana nonché uno degli uomini di Zingaretti che lo aveva nel proprio staff quando era presidente della Provincia di Roma e poi ancora in Regione Lazio. Di contro, il centrodestra candida Matteo Orciuoli, sostenuto da 7 liste. Completano il quadro, Luca Nardi per i 5Stelle e Bruno Valentini per il PCI.
Secondo per popolazione è il Comune di Genzano, quasi 24mila abitanti, che torna al voto anticipatamente per il crollo della Giunta 5Stelle eletta nel 2016 con il sindaco Daniele Lorenzon, sfiduciato dai suoi a marzo 2019. Qui i 5Stelle si ripresentano con Walter Ippolito ma la partita vera si gioca fra il centrodestra che candida Pierluigi Rosatelli, e il Pd (con 4 civiche) che porta Carlo Zoccoletti. Chiudono l’elenco degli aspiranti sindaci, Flavio Gabbarinim sostenuto da 3 civiche, e Roberto Borri, PCI e una civica.
Altre elezioni il cui esito ha un forte rilievo politico sono quelle di Colleferro. Qui, l’uscente Pierluigi Sanna (Pd e 4 civiche) si ripresenta forte della chiusura anticipata dell’inceneritore della città decisa, un anno prima della scadenza contrattuale, dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha così regalato a Sanna un bel viatico per la rielezione. Anche perché il centrodestra, consapevole di non avere chance, a preferito tentare la strategia della divisione fra candidati - Rocco Sofi sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia più una civica, e l’ex sindaco Mario Cacciotti portato da Forza Italia e due civiche - per tentare la carta della massimizzazione dei consiglieri comunali eletti. I 5Stelle si presentano con Daniele Capuano e conclude l’elenco dei candidati Valerio Giuffré con una civica a sostegno.
Altro comune dove i 5Stelle hanno miseramente fallito riportando l’amministrazione al voto anticipato è Anguillara Sabazia dove venne eletta nel 2016 Sabrina Anselmo sfiduciata dai suoi a febbraio di quest’anno. Qui, i grillini non si ripresentano nemmeno. Quindi, la partita si gioca fra Michele Cardone, per il Pd, e Angelo Pizzigallo, per il centrodestra, che però ha in Sergio Manciuria, altro candidato sostenuto da tre liste civiche, un pericoloso competitor a destra. Conclude l’elenco dei candidati Francesco Falconi, avvocato, consigliere comunale uscente e nella passata consiliatura sostenitore della giunta grillina.
Anche ad Ariccia e a Rocca di Papa si terranno elezioni anticipate ma non a causa dei dissidi di maggioranza quanto per il decesso dei due sindaci eletti nel 2016: Roberto De Felice ad Ariccia, scomparso a febbraio scorso; e Emanuele Crestini a Rocca di Papa deceduto nel giugno 2019 a seguito degli esiti di un incendio sviluppatosi nel palazzo comunale dal quale il primo cittadino uscì per ultimo, dopo aver messo in salvo tutti i presenti. Entrambi erano stati eletti con liste civiche e in entrambi i comuni si affrontano 6 sfidanti per la poltrona di sindaco. Ad Ariccia, per il centrosinistra corrono Emilio Tomasi (centrosinistra), Gianluca Straccoli (centrodestra), Emanuele Imperioli (M5S) e tre civici: Enrico Indiati, Giorgia La Loggia e Emilio Cianfanelli.
A Rocca di Papa, i 6 in corsa sono: Andrea Croce (centrosinistra), Massimiliano Calcagni (centrodestra), Marco D’Antoni (M5S). Anche qui, chiudono tre civici: Elisa Pucci, Veronica Cimino e Enrico Fondi.
Chiude l’elenco dei Comuni sopra i 15mila abitanti della provincia di Roma, quello di Zagarolo. Qui, il sindaco uscente, Lorenzo Piazzai (Pd e tre civiche) ha deciso di non ripresentarsi per il secondo mandato e lascia, quindi, il campo alla vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Emanuela Panzironi. Contro di lei il centrodestra schiera Marco Bonini. Assenti i 5Stelle, ci sono però tre candidati civici: Giacomo Vernini, Marco Ricciardi e Giovanni Luciani.



PROVINCIA DI LATINA
Sono solo due i comuni al voto in provincia di Latina e sono entrambi al di sopra dei 15mila abitanti: Terracina e Fondi. I sindaci uscenti, Salvatore De Meo a Fondi (Forza Italia) e Nicola Procaccini a Terracina (Fratelli d’Italia) sono stati entrambi eletti al Parlamento europeo solo che il primo, diventato sindaco nel 2015, ha di fatto completato il mandato da primo cittadino mentre il secondo, sindaco dal 2016, porta il Comune al voto anticipato di un anno. In entrambi i comuni il centrodestra si presenta diviso: a Fondi, Lega e Forza Italia sostengono Beniamino Maschietto, mentre FdI porta Giulio Mastrobattista. A Terracina, i meloniani candidano Roberta Ludovica Tintari, e Lega e forzisti Valentino Giuliani. In realtà non è la prima volta che accade questa divisione alle elezioni anche se alla fine ha comunque prevalso il candidato di centrodestra. Di contro, a Fondi il Pd candida Ranieri De Filippis, dirigente della Regione Lazio. I 5Stelle si presentano con Giuseppe Manzo e chiudono due candidati civici: Luigi Parisella e Francesco Ciccone. 
A Terracina, invece, il Pd candida Armando Cittarelli, i 5Stelle Pietro Vanni e si contano tre civici: Andrea Bennato, Gianfranco Scisione e Gabriele Subiaco.



PROVINCIA DI FROSINONE
Qui c’è un solo comune over 15mila che va al voto: Ceccano. Anche in questo caso di tratta di un voto anticipato dovuto alla caduta del sindaco Roberto Caligiore, eletto nel 2015, alla testa di liste civiche e sfiduciato nel marzo 2019. Caligiore si ripresenta sotto le insegne del centrodestra mentre il Pd, che non ha presentato il proprio simbolo, candida l’ex presidente del Consiglio Comunale, Marco Corsi, il quale dovrà anche guardarsi a sinistra da Emanuela Piroli, in lista con i Verdi e due civiche. Qui, assenti sia i 5Stelle che altri candidati civici.

PROVINCIA DI VITERBO
Anche qui, c’è un solo comune che supera i 15mila abitanti e che va al voto: Civita Castellana. Lo scorso anno venne eletto un candidato della Lega, Franco Caprioli, che, dopo una serie di scontri interni con la sua maggioranza e problemi di salute, ha preferito dimettersi lo scorso giugno. Qui vanno al voto per il centrodestra Luca Giampieri, per il Pd Domenico Ciancilla, per Rifondazione Comunista Yuri Cavalieri e, infine, per i 5Stelle, Maurizio Selli.