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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 25 gennaio 2019

AL REAL MADRID LA "CHAMPIONS" DEI SOLDI


Roma in salita, Juve in discesa, buone performance di Inter e Milan, Napoli “primo dei non eletti”: per le italiane questa è la sintesi del rapporto annuale della Deloitte sulle entrate dei 30 maggiori club europei

Una classifica, 22esima edizione, stilata su tre parametri: il “matchday”, le entrate del giorno della partita con vendita dei biglietti e ospitalità aziendale; diritti tv per campionati e coppe nazionali ed europee; infine, incassi commerciali (sponsorizzazioni, merchandising, tour dello stadio e via dicendo).

IL MEDAGLIERE
Il Real Madrid è la prima società europea a infrangere la barriera dei 700 milioni di euro di incassi, andando oltre i 750. Il Barça si ferma solo a 690 milioni con la piazza d’onore. Terzo il Manchester United con 666 milioni di entrate.
Il giro di incassi dei primi tre club supera i 2 miliardi e 100 milioni mentre la somma totale delle 20 big supera gli 8,3 miliardi di euro. 





COMPOSIZIONE MEDIA DELLE ENTRATE
Mediamente, per ogni società il 43% degli incassi deriva dai diritti tv, il 40% dalle fonti commerciali e il 17% dal matchday. Fondamentale per i bilanci la partecipazione a Champions e Europa Leage.
Tra l’altro, la modifica dei parametri Uefa sui premi già da quest’anno marca ancor più decisamente la differenza economica fra esserci e non esserci: l’esempio migliore viene proprio dalla Roma. Lo scorso anno l’arrivo in semifinale di Champions ha portato nelle casse del club 100 milioni di euro. Quest’anno, essere agli ottavi ha già segnato un +70 da scrivere nella colonna entrate del bilancio del club di Pallotta.  

ITALIA OUT DALLA TOP 10
Per la prima volta l’Italia non esprime neanche un club fra le prime 10 posizioni ma, sulla classifica a 20 squadre, è la seconda nazione più rappresentata dopo gli inglesi. 

LA JUVENTUS
La Juventus fa segnare un incremento del 19% delle entrate grazie all’accordo sui naming rights dello Stadium con Allianz, all’aumento del merchandising e all’accordo con Cygames.
 


LA AS ROMA
La Roma scala nove posizioni in una volta sola, salendo al 15esimo posto con un incasso record di 250 milioni. Per Deloitte “il potenziale aumento delle entrate dal trasferimento al nuovo stadio proposto dal club non è previsto almeno fino all'inizio della stagione 2020/21, il che significa che la presenza costante e le forti prestazioni in Champions League saranno fondamentali se il club vorrà rimanere fra le top 20”.


LE MILANESI
Per il Milan Deloitte segna un aumento dell’8% delle entrate commerciali mentre per l’Inter, al 14esimo posto, l’aumento dei ricavi commerciali è determinato da un’esposizione crescente con l’Asia. 


NAPOLI E LE ALTRE ITALIANE
A parte il Napoli, al 21esimo posto. Nessun altro club italiano è presente nella classifica delle prime trenta società, il che vuol dire, visto che l'ultima, il Benfica, ha entrate di poco superiori a 150 milioni di euro, che tutte le altre italiane stanno al di sotto questa cifra. 



Se da una parte le modifiche al processo di qualificazione della Champions League hanno protetto i club italiani fornendo quattro posti di qualificazione della fase a gironi di Champions League, questo ha anche mascherato alcune sfide commerciali, in particolare quelle dei diritti tv (modesto l’aumento degli introiti per il triennio) e degli incassi da stadio. 










domenica 25 marzo 2018

ROMA, SENZA STADIO NON SI VINCE



Lo stadio di proprietà da solo non basta per garantire certezza nella vittoria ma senza stadio di proprietà, per vincere, occorre un allineamento planetario. Almeno in Europa. 

E, insieme allo stadio di proprietà, servono le tournée estive in giro per il mondo. Portano soldi. Tanti. Che insieme alle entrate derivanti dallo stadio - e non c’è solo la bigliettazione - e ai diritti tv segnano un divario enorme fra la Roma e le prime dieci società a livello europeo. 

Fra la Roma e il Napoli, l’Inter, il Milan e la Lazio. L’unica fra le squadre italiane che “si salva” è la Juventus cui lo stadio di proprietà ha consentito di fare balzi avanti enormi. 
Questo è quanto emerge analizzando i report della Deloitte, una delle quattro più importanti società di consulenza e revisione al mondo. 
La Deloitte, ogni anno, analizza lo stato delle finanze del calcio europeo e pubblica un rapporto in cui si analizzano le entrate (non l’intero bilancio, ma solo le voci di approvvigionamento economico) delle prime venti squadre europee. 

Sostanzialmente ci sono “dieci sorelle” che sono sempre lì, a disputarsi le prime dieci posizioni. 





Nella stagione europea 2004/2005 la prima era il Real Madrid con poco più di 275 milioni di euro di entrate. La Roma stava dietro, a 131 milioni. Un divario di “soli”, si fa per dire, 144 milioni di euro. 
L’ultima stagione vede la Roma incassare 171,8 milioni e la prima in classifica, questa volta il Manchester United, fermarsi ad “appena” 676,3 milioni. Il divario è aumentato a 504 milioni di euro. 
In sostanza, la Roma incassa fra biglietti, merchandise e diritti tv, un quarto di quello che lo United riesce a guadagnare dalle stesse voci. 
In media, negli ultimi dodici anni la Roma ha incassato 149 milioni e mezzo l’anno, il Real quasi 466, poi il Barça con 427, lo United con 414 e così via. 



Anfield, Bernabeu, Camp Nou o Allianz Arena non solo solamente dei fortini assordanti di tifo e impressionanti per il muro umano che si para dinanzi i giocatori delle altre squadre. Sono anche una cassaforte che, in media, pesa ogni anno per circa un terzo delle entrate dei club. Soldi che vengono direttamente dai biglietti e dagli abbonamenti, così come dai contratti faraonici per i diritti sul nome dell’impianto. L’analisi della crescita annuale delle entrate è anche legata agli investimenti fatti per ampliare gli spalti e i posti, magari quelli d’élite assai cari. 
La seconda voce - per alcuni come Real Madrid, Barcellona e Manchester United addirittura la prima - è il merchandise, la vendita di magliette, tute, cappellini, felpe o gadget di ogni genere. In alcuni casi riesce a “pesare” anche quasi per il 50% del totale delle entrate. E, puntualmente aumenta ogni volta che, d’estate, le squadre vanno a fare le tanto vituperate tournée all’estero, negli Stati Uniti, in Asia (tutta) o nei paesi arabi. Praticamente ogni tournée finisce per corrispondere ad un incremento anche del 20-25% della vendita di oggettistica legata alla squadra. 
Terza voce: i diritti tv. Ogni Paese regola i propri in via autonoma ma più una squadra ha tifosi sparsi per il mondo e più mette in cassa dalle tv. 
Alla fine, questo si traduce in un potere economico superiore, capacità di attrazione per i calciatori e quindi vittorie

Che non arrivano automaticamente perché si fanno tournée o si ha uno stadio di proprietà. 

È che senza, semplicemente si partecipa guardando gli altri sul podio.