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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 14 luglio 2018

PONTE MILVIO, L'ENIGMA DEI REPERTI ARCHEOLOGICI SUL TEVERE


Forse più che una antica villa romana, quella rinvenuta a Ponte Milvio potrebbe essere un luogo di culto, forse cristiano. 
È l’ennesimo rinvenimento spettacolare che il sottosuolo romano restituisce alla città anche se, almeno in questo caso, sarà uno squarcio veloce: a breve, dopo gli opportuni studi, il cantiere archeologico verrà richiuso e coperto e, dopo la posa dei cavi di Acea e Areti, si tornerà a sgambare in bici sulla ciclabile.


L’ENIGMA DELLA CASA SUL TEVERE
Un enigma, la struttura rinvenuta a pochi metri dall’acqua del Tevere: Ponte Milvio dista poche centinaia di metri e, probabilmente, il corso del Grande Fiume, che oggi registra una morbida ansa, all’epoca era probabilmente più dritto e, quindi, un po’ più distante dagli splendidi marmi policromi che coprono alcuni ambienti e non sembrano esserci “tracce di allagamenti o inondazioni”. 


L’epoca è quasi certamente quella della prima metà del Quattrocento dopo Cristo, elemento determinato dal rinvenimento di alcune monete recanti l’effige dell’imperatore Valentiniano III che regnò sull’Impero d’Occidente per 30 anni, fra il 425 e il 455 anche se il potere effettivo fu di fatto nelle mani del generale Flavio Ezio.
Panoramica dell'area degli scavi archeologici: a sinistra il Tevere, a destra il muro di sostegno di Lungotevere Maresciallo Diaz






I LAVORI ACEA
Nell’autunno scorso, durante alcuni scavi di archeologia preventiva per lavori di Areti sui sottoservizi della rete elettrica di Acea, sono iniziati ad affiorare i primi reperti, un paio di metri al di sotto del livello della pista ciclabile e circa 4 metri sotto l’altezza di Lungotevere Maresciallo Diaz. Non appena rilevata la presenza dei reperti sul luogo dello scavo, la squadra di Acea ha immediatamente segnalato il ritrovamento alla Soprintendenza, sospendendo momentaneamente i lavori. 
Il primo ambiente con il pavimento decorato a marmi policromi con disegni geometrici di ispirazione floreale realizzati in opus sectile: forse il pavimento di un edificio di culto






I RITROVAMENTI
Giunto l’autunno e sospeso lo scavo archeologico - diretto da Marina Piranomonte e con il pool di archeologi coordinati sul campo da Giovanni Ricci - per ragioni climatiche, i lavori sono ripresi un mese fa e hanno rivelato prima l’esistenza di un complesso di costruzioni del I e II secolo di probabile destinazione commerciale su cui, poi, è stato edificato il vero “tesoro” di questo ritrovamento: un grande ambiente rettangolare con pavimenti in lussuosi marmi policromi con forme delicate di ispirazione floreale, un possibile abside anch’esso con marmi policromi ma a decorazioni geometriche, due ambienti di forma circolare e un’ultima area in cui sono state rinvenute alcune tombe. 
Il secondo ambiente, di forma semicircolare, forse un abside, con pavimenti policromi in opus sectile con disegni geometrici






Si tratta di in un’area di meno di circa 5 metri quadri in cui si contano tre o quattro tombe, caratterizzato da sepolture di differente tipologia architettonica: alla cappuccina, entro anfore africane tardo antiche e a cupa, creato all’esterno della struttura circolare più grande. 

I due ambienti circolari per i quali la destinazione ipotizzata è quella di mausoleo







 



LE IPOTESI DI LAVORO
La presenza di un’area di sepolcri affiancata a due ambienti circolari e ad altri due riccamente decorati ha suggerito che l’iniziale ipotesi di villa patrizia forse poteva non essere corretta. Quindi, al momento, gli studiosi stanno cercando conferme all’ipotesi che si tratti di una possibile chiesa o un luogo di culto e che i due ambienti circolari siano due mausolei simili a quelli che costeggiano, ad esempio, la via Appia Antica.

L'ultimo ambiente: l'area delle sepolture










Le sepolture e gli ambienti circostanti sono stimati tutti come dello stesso periodo.
Spiegano gli archeologi: “Inizialmente si era ipotizzato di essere di fronte a una ricca villa suburbana di epoca tardo antica. Solo grazie all’allargamento dello scavo si è cominciata a profilare la possibilità che il complesso potesse avere una diversa funzione. La presenza di sepolture, poco compatibile con una abitazione, rimanderebbe invece a un edificio di tipo cultuale, verosimilmente cristiano considerata anche l’epoca delle strutture e la cui esatta denominazione va ancora compiutamente definita. Suggestivo sarebbe comunque pensare, vista la planimetria, a una piccola basilica con annessi due mausolei e un cimitero subdiale; anche se per la costruzione circolare più piccola non si può escludere una differente destinazione d’uso, forse un piccolo battistero vista la presenza in fondazione di un sistema per lo smaltimento dell’acqua"

lunedì 25 giugno 2018

ECCO LA DOMUS ROMANA SOTTO LA CICLABILE




La certezza che sia davvero una Domus imperiale ancora non c’è: a Ponte Milvio, lungo la pista ciclabile, sono oramai in false di conclusione i lavori di scavo dei meravigliosi resti di ambienti di epoca tardo imperiale romana, probabilmente del IV secolo dopo Cristo. Anche il lavoro scientifico sta giungendo al termine e, di qui a qualche tempo, la Soprintendenza di Roma illustrerà i dettagli di questa nuova scoperta archeologica. 
I primi reperti emersero a novembre dello scorso anno: si stavano facendo scavi per i sottoservizi di Acea lungo la pista ciclabile a fianco del Tevere quando, all’altezza di Ponte Milvio, uscì fuori prima muri, poi pavimenti a mosaico, poi altre decorazioni. Ritrovamenti pregiati che fecero subito ipotizzare che gli ambienti così decorati non potessero essere che appartenenti a una grande Domus, a una villa molto signorile se non di più. 
Questo dettaglio verrà chiarito quando la Soprintendenza presenterà i risultati delle analisi scientifiche e storiche su quanto rinvenuto e, magari, chiarirà anche un altro aspetto quanto meno curioso. 
Dalla creazione, dopo il 1870 fino al 1926, dei muraglioni del Tevere che impediscono al grande Fiume di straripare, a Roma, salvo le piene molto scenografiche ma di minino impatto sulla città, il Tevere era noto per le sue esondazioni. 
Alcune di queste furono catastrofiche; nel 1598 il Fiume giunse a sfiorare i 20 metri causando il crollo di tre arcate del Ponte Senatorio, da allora ribattezzato Ponte Rotto; poi quelle del 1530 e del 1557 a sfiorare i 19 metri; poi, ancora quella del 1870 con 17,2 metri. Eppure, nonostante queste piene, il secondo mistero da chiarire su questi reperti è come sia stato possibile costruire così vicino al letto del Tevere.
Dopo i primi rinvenimenti dell’autunno scorso, i lavori furono sospesi e messi in sicurezza per tutto l’inverno, sia per l’impossibilità di effettuare scavi archeologici sotto la pioggia sia per il rischio di un innalzamento del Fiume. Ripresi in primavera, i lavori sono stati condotti molto velocemente e, per il prossimo luglio è attesa la presentazione ufficiale dei risultati.
Dalle prime immagini, però, è possibile ammirare alcuni marmi policromi delle pavimentazioni che disegnano motivi floreali e opere murarie di delimitazione degli ambienti domestici: insieme agli spettacolari ritrovamenti della Metro C (stazioni di San Giovanni e poi di Amba Aradam/Ipponio) siamo in presenza di una nuova pagina del passato più scenografico della nostra città.