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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Contratto di Servizio. Mostra tutti i post
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venerdì 5 giugno 2020

LE LINEE S FINISCONO IN PROCURA


Finiscono in Procura le “linee S”, quelle linee di bus supplementari cioè che il Campidoglio ha attivato per supplire alle deficienze di Atac. Sono quattro linee, affidate formalmente a Roma Tpl, il consorzio che gestisce per conto del Comune un centinaio di linee di periferia e il cui contratto è scaduto da due anni. Queste linee, servite con pullman gran turismo anziché con autobus di linea, uniscono con due sole fermate intermedie, alcuni punti della periferia con il centro.
Tre società - la Gamma Travel, la SAURO e l’abruzzese SATA - hanno presentato un esposto in Procura per irregolarità nell’iter seguito dal Campidoglio.
Il 15 aprile - si legge nel ricorso - il Campidoglio chiede a tutte le società di trasporto di “manifestare la disponibilità a fornire i propri mezzi” per la ripartenza post quarantena. Arrivano svariate risposte positive ma il Comune prima scompare poi affida tutto a Roma Tpl. O almeno così è stato propagandato.
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Perché, stando alle carte, dai almeno due capilinea, Termini e Subaugusta, partono “bus con la scritta Troiani”: “dalle prime verifiche - scrivono i legali delle tre società - il servizio integrativo è esercitato dalla società Autoservizi Troiani srl” il cui legale rappresentante è Giovanni Troiani che è membro del CdA di Roma Tpl e con la sua società detiene un terzo del capitale del Consorzio Italiano Trasporti che controlla Roma Tpl. 
Altra annotazione dei legali dei ricorrenti: le proroghe. Il Contratto di Servizio fra il Comune e Roma Tpl è scaduto il 31 maggio 2018 e da allora ha già avuto quattro proroghe l’ultima delle quali scadrà a fine ottobre 2020 ma già se ne prospetta una quinta. 
Ora, esattamente come Il Tempo aveva già evidenziato, per le aziende che hanno presentato l’esposto “l’esercizio delle linee S da parte della Autoservizi Troiani lascia intendere un affidamento in via diretta oppure in via mediata tramite Roma Tpl”. 
I servizi di trasporto svolti con pullman gran turismo sono estranei al contratto di appalto” con Roma Tpl e la presunta “assenza di costi aggiuntivi”, decantata dal Campidoglio, risulta “paradossale” visto che le cifre - 63mila euro al giorno, poco meno di due milioni al mese - usate per pagare questi servizi provengono da soldi trattenuti sì come penale ma quindi non più vincolati. 
Alla fine, quindi, i ricorrenti chiedono alla Procura di sequestrare tutti gli atti per verificare se vi sia stato abuso d’ufficio da parte del Direttore del Dipartimento Mobilità, Alberto Di Lorenzo, e se sia stato violato l’obbligo di fare la gara d’appalto. 




La prima pagina dell'esposto sulle linee S

martedì 2 giugno 2020

ATAC, I CONTI NON TORNANO, RIVEDERE IL CONTRATTO DI SERVIZIO



Nonostante i proclami di propaganda, Atac e i suoi conti sono sempre più a rischio: non c’è solo il periodo della quarantena, il calo dei biglietti e i costi lievitati; c’è il concordato preventivo i cui obiettivi erano e restano sempre più difficili da soddisfare e rischiano di condannare l’Azienda al fallimento. Altro che “Atac rinasce”.
A certificarlo è Franco Middei, capo del settore legale. Middei, ascoltato in Commissione Mobilità, mette nero su bianco quanto la crisi economica aziendale sia seria: servono (almeno) 150 milioni per coprire il “buco” del Covid e solo una parte dei creditori saranno pagati a giugno. Un’altra parte deve slittare, forse dopo il 2022. Infine, serve pure di riscrivere da capo il contratto di servizio: quello in vigore, fatto dalla Raggi, non funziona e l’Azienda non lo rispetta.

CONTRATTO DISATTESO
Un dato, quest’ultimo, che Il Tempo aveva già evidenziato quando era emersa l’enorme divario fra i km previsti dal Contratto e quelli realmente percorsi. Per dare le cifre più significative: nel 2019 Atac avrebbe dovuto percorrere 101milioni e mezzo di km con il servizio di superficie (bus, tram e filobus). Ma si è fermata a poco più di 86milioni. Per metro e ferrovie concesse, obiettivi mancati ma con scarti decisamente inferiori.

LO SCONTO CON IL TRUCCO
Tanto che Comune e Atac avevano stabilito nuove cifre con il cosiddetto “budget aziendale”: una specie di sconto necessario a provare a rispettare i parametri del concordato preventivo. Praticamente, con questo “sconto”, il Comune accordava ad Atac di fare meno km (non più 101 milioni in superficie ma 93) per avere alla fine un conto meno disastrato sulla resa del servizio. 
Che non è solo un problema con i passeggeri ma anche un problema di conti: Atac prende soldi in base ai km che effettivamente percorre.  

SPARITI I RAPPORTI MENSILI
Non a caso, da dicembre 2019, Atac non pubblica più mensilmente i dati sui km percorsi limitandosi a celare i veri numeri dietro comunicati stampa di propaganda non verificabili. 

RIPENSARE I BIGLIETTI
Se ancora non siamo alla richiesta di aumentare il costo dei biglietti, Atac però vuole rivedere il sistema dei Bit, i biglietti giornalieri a tempo, i cui incassi vanno per l’86% a Atac e il resto a Cotral e Trenitalia: “si possono creare ‘titoli Roma’ in cui il 100% dei ricavi va lasciato ad Atac”.

“RIVEDERE IL CONTRATTO DI SERVIZIO”
Il governo - spiega Middei - nel Decreto Aprile ha previsto 500 milioni per coprire la mancanza di ricavi di tutte le aziende di trasporto pubblico italiane. Per noi sono risorse assolutamente insoddisfacenti. Abbiamo calcolato una perdita al mese, per tutte le aziende di tpl locali più il ramo regionale di Fs, di 200 milioni” di cui 150 solo per Atac. Di conseguenza: “Abbiamo, quindi, richiesto a Roma Capitale la revisione del contratto”.

PAGHIAMO I CREDITORI PRIVILEGIATI 
Poi il tema del pagamento dei creditori: “abbiamo pubblicato il piano di riparto” necessario per pagare la “quota dei creditori con privilegio” e “da questa settimana si potrà cominciare a pianificare i pagamenti per arrivare alla scadenza 25 giugno ad onorare questi creditori”.

GLI ALTRI CREDITORI ASPETTERANNO
Poi ci sono i creditori “chirografari” (quelli senza diritti privilegiati): “Per loro siamo orientati ad una ripianificazione, non del quanto, ma del quando”. “Il 1 aprile e il 1 ottobre di ogni anno Atac deve fotografare la cassa e dividere la quota da mettere a disposizione. Nel 2020 la quota di disponibilità è stata calcolata di circa 75 milioni, quindi circa 38 ogni semestre. Ma la congiuntura ha fatto venire meno notevoli risorse e quindi non abbiamo potuto pagare integralmente”. E il Covid non c’entra nulla: erano soldi da trovare sul 2019 quando il Covid non c’era. Per i “chirografari” se va bene se ne parla da 2023.

sabato 4 aprile 2020

CORONAVIRUS, ATAC NON RIMBORSA GLI ABBONAMENTI


A Parigi rimborsano gli abbonamenti del trasporto pubblico locale per il mese di aprile. A Roma, no.
La conferma arriva direttamente dall’account twitter ufficiale dell’Azienda di via Prenestina. Alla domanda di un utente se potevano essere prevedibili “proroghe per far recuperare” il tempo perso per la quarantena a chi aveva acquistato abbonamenti annuali, Atac risponde in modo molto netto in due tweet: “Gli abbonamenti seguono la durata naturale. Il sistema di Tpl è, infatti, a disposizione per gli spostamenti per comprovato motivo e per gli addetti in attività. In caso di novità,  aggiorneremo” e “Non sono previste proroghe alla durata degli abbonamenti. Garantiamo la mobilità a chi si sposta per comprovati motivi e agli addetti ai servizi essenziali. La quantità di offerta, inoltre, è molto superiore alla domanda per un viaggio in sicurezza. In caso di novità aggiorniamo”.
Che sia un viaggio in sicurezza suona abbastanza ilare visto che anche durante queste settimane di quarantena 8 bus, fra Atac e Roma Tpl, sono andati a fuoco. Senza considerare, ovviamente, tempi di attesa e orari ridottissimi (si chiude alle 21 e le cadenze dei passaggi sono quelle agostane).
A Parigi, invece, la presidente della Regione dell’Île de France, Valérie Pécresse - omologa di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio - ha annunciato il rimborso dei diversi abbonamenti al trasporto pubblico per il mese di aprile. Il Tempo ha fatto un po’ di conti in tasca ad Atac: un mese di rimborsi, fra ordinari, studenti, agevolati, potrebbe costare alle casse Atac una cifra intorno agli 8 milioni di euro. Solo come rimborsi. Poi c’è tutta la perdita dovuta ai mancati incassi. In sintesi: il Comune paga con il Contratto di Servizio circa due terzi dei costi operativi di Atac e il restante terzo viene pagato con biglietti e abbonamenti. Stando alle ultime cifre di Atac, relative a gennaio 2020, l’Azienda incassa da ticket e abbonamenti circa 22 milioni di euro al mese. Che, ovviamente, causa quarantena, non vengono venduti più. Inoltre, il Contratto di servizio col Comune basa i pagamenti sui km effettivamente percorsi. Che, ora, sono molti di meno del previsto.
Chiaramente, Atac (che annuncia la riapertura delle scale mobili di Valle Aurelia Metro A) subisce gli effetti delle decisioni assunte dal Governo e dalla Regione quindi non è obbligata a rimborsare. E, a meno che Regione e Governo non si attivino per inserire la proroga il rimborso, magari parziale, degli abbonamenti in una qualche forma di sussidio ad Atac, il “no” ai rimborsi rimarrà definitivo.


martedì 18 febbraio 2020

ECCO IL TRUCCO CONTABILE DI ATAC



Lo chiamano “budget aziendale” ed è la “previsione di servizio definita dall’Azienda”. In maniera meno bizantina è lo sconto che Atac si fa (d’accordo con il Campidoglio a 5Stelle) sui km che dovrebbe annualmente percorrere. Un bel modo per “tagliare” le corse perse: ad esempio, sui bus invece di perdere 16 corse su 100, Atac si fa lo sconto e la perdita è “solo” di 8 corse su 100. Un bel 2x1 stile supermercato! Il budget aziendale è una sorpresa ed è stato necessario un lungo contenzioso con Atac per avere copia dei dati. 
I rapporti fra Comune e Atac sono regolati dal Contratto di Servizio, quel documento, ciòè, che, fra i vari articoli, indica anche quanti km ogni anno devono essere percorsi dal “servizio di superficie” - quindi bus, tram, filobus e autobus elettrici - e quanti dal servizio metropolitana, quindi dai treni delle linee A, B/B1 e C. Poi c’è un analogo contratto con la Regione Lazio per le tre ferrovie concesse, la Roma-Lido, la Roma-Viterbo e la Termini-Giardinetti. Da anni le cifre contenute nel contratto non vengono mai rispettate, quanto meno per i servizi di superficie. Per le metro siamo quasi pari e per le ferrovie concesse un po’ più sotto il pareggio delle metro. 

Il mancato rispetto delle previsioni di servizio del Contratto dovrebbe anche determinare l’ammontare delle penali che annualmente il Comune e la Regione dovrebbero comminare ad Atac. In realtà, da quando c’è il Concordato, l’Azienda continua a dire che economicamente è tutto a posto e che il Concordato non è a rischio
Merito del “budget aziendale”. Cioè dello sconto  che Atac si fa. 
Prendendo ad esempio lo scorso anno, da Contratto Atac avrebbe dovuto percorrere 101milioni di km annui in superficie; 8,6 per le metro e poco più 3,8 per le ferrovie concesse. Con lo “sconticino” questi numeri cambiano sensibilmente: invece di 101milioni, la flotta Atac di superficie avrebbe dovuto percorrerne poco meno di 94 (sconto del 7,5%); le metro 8,5 milioni (sconto dell’1,7%) e le ferrovie concesse poco meno di 3,8 milioni (sconto dello 0,6%). 

Tabella di raffronto fra le previsioni del Contratto di Servizio, quelle del budget aziendale
e il servizio effettivamente reso per l'anno 2019
Fonte: Elaborazione su dati forniti da A
tac

A fine anno, il conto reale ha evidenziato l’ennesimo crollo sul servizio di superficie che si è fermato appena sopra gli 86milioni di km ma se rapportato al chilometraggio previsto nel Contratto sarebbero quasi 16 corse su 100 perse, con lo sconto famiglia, la perdita si ferma a 8 corse su 100.
La PEC di Atac contenente la trasmissione dei dati sul "budget aziendale"

Trucchetto due: sulle metropolitane. Il servizio reale è quasi pari alle previsioni del Contratto: 8milioni 634mila km percorsi per le metro contro 8milioni e 685mila da percorrere. Ma arriva lo sconto che abbassa le “pretese” a 8milioni e mezzo. Risultato: le metro hanno fatto più delle previsioni. Magia: i vari parametri di moltiplicazione del servizio per calcolare il rispetto del concordato preventivo finiscono per essere rispettati. E poco importa che ci siano stazioni metro chiuse per mesi: l’importante sono i km che i treni percorrono. E non fa nulla se i bus non passano. L’importante, come dicono mai in forma ufficiale ma ufficiosa da Atac, è pagare i creditori. I passeggeri possono aspettare. 

Ecco la definizione di Atac del "budget aziendale"
 Fonte: https://www.atac.roma.it/files/doc.asp?r=6708
Le tabelle fornite da Atac sul budget aziendale 2019 per il servizio di superficie
Le tabelle fornite da Atac sul budget aziendale 2019 per i servizi metropolitana e ferrovie concesse



martedì 4 febbraio 2020

IL LENTO VIAGGIODI AUTOBUS E METROPOLITANE


Non sono bastati i nuovi bus: Atac continua ad avere una seria emorragia di chilometri percorsi: il rispetto del contratto di servizio è un miraggio e, con esso, anche il concordato preventivo è a fortissimo rischio. Propaganda a parte, i numeri sono impietosi. A dicembre 2019 il servizio di superficie (bus, tram, autobus elettrici e filobus) è sotto del 12% circa. In pratica, su 100 corse Atac ne perde 12. 
La metro è appena sopra il pareggio: lo 0,42% in più di km percorsi rispetto al contratto di servizio. Le ferrovie in concessione (Roma-Lido, Roma-Viterbo e Termini-Giardinetti) perdono 11 corse su 100: un dato ben presente ai passeggeri. 
Su base annuale, il computo è ancor più tragico: mancano 15 corse su 100 in superficie, 7 su 100 delle ferrovie concesse e anche le metro stanno con il meno davanti, anche se di poco (-0.59%). 
Il dato sulle metropolitane è inquietante: le stazioni chiuse (Repubblica, Barberini e Spagna, più Baldo degli Ubaldi e Cornelia e le altre per i noti problemi sulle scale mobili) hanno diminuito i tempi di percorrenza dei treni che non devono fermarsi e, quindi, aumentato la quantità di chilometri percorsi. Eppure rimane il segno meno. 
Scorporando i dati su base annuale, ai bus erano richiesti quasi 94 milioni di km da percorrere. Ci si è fermati a poco più di 80. 
Rispetto al 2018 c’è un vago miglioramento: all’epoca il contratto di servizio prevedeva per i bus sempre 94 milioni di km da percorrere in un anno ma ci si era fermati a 79,6 con uno scostamento del 16% circa. Lo scostamento del 2019 invece si ferma appena, si fa per dire, al 14,4% di differenza fra il previsto e l’effettivamente percorso. 
Errata anche la previsione sui bus elettrici rientrati in servizio a metà anno: da contratto di servizio dovevano percorrere 395mila km e si sono limitati a 123mila (-68%). 
L’insoddisfazione politica dei 5Stelle è palpabile: a parte la propaganda martellante, l’esito disastroso del management nominato dai grillini è palese nelle rilevazioni di gradimento effettuate dall’Agenzia per il controllo sulla qualità dei servizi pubblici locali del Comune con un 4 come voto dei cittadini al servizio reso da Atac.  

lunedì 3 febbraio 2020

NIENTE SCIOPERO ATAC MA STOP ALLE AUTO PER LO SMOG


Scongiurato lo sciopero del trasporto pubblico che, a Roma, avrebbe interessato solo Atac (“A fronte dell'invito del Prefetto, e per evitare nuovi blocchi la segreteria differisce lo sciopero”, scrive il sindacato S.L.M Fast Confsal), si riaffaccia l’incubo stop del traffico per lo smog. 
Nel pomeriggio di ieri, il Campidoglio, poco prima dell’annuncio della revoca dello sciopero del trasporto pubblico, ha diffuso la nota di allarme: “Considerato il superamento dei livelli di PM10 rilevato dalla rete urbana di monitoraggio e validati dall’Arpa Lazio, e la previsione di criticità prevista per domani, è stata disposta la limitazione della circolazione veicolare lunedì 3 febbraio nella Ztl Fascia Verde. Nello specifico, oltre ai divieti già previsti, le misure stabilite dall’ordinanza hanno tenuto in considerazione la concomitanza dello sciopero da parte di una sigla sindacale, limitando il blocco obbligatorio della circolazione dalle ore 7.30 alle 20.30 per i seguenti veicoli: ciclomotori e motoveicoli Euro 0 ed Euro 1. Autoveicoli Benzina Euro 2. Il provvedimento prevede che gli impianti termici sull’intero territorio comunale dovranno essere gestiti in modo da garantire una temperatura dell’aria negli ambienti non superiore a 18°C o 17°C in funzione del tipo di edificio. Gli interventi sono stati adottati sulla base dei criteri indicati nel Piano di intervento operativo, come stabilito dalla delibera n.76 del 28 ottobre 2016”. 
Dopo le polemiche feroci degli scorsi giorni, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, non ha inserito anche i veicoli diesel euro6 fra quelli da bloccare ma non è da escludersi che, se la situazione dei rilevamenti delle centraline dovesse rimanere oltre la soglia nonostante i blocchi del traffico, possa essere necessaria una ulteriore stretta. 
Attesa per oggi la probabile riapertura della stazione della metro A Barberini ma solamente in uscita, rimane comunque una situazione assolutamente insostenibile dal punto di vista del trasporto pubblico: nonostante ormai tutti i nuovi mezzi Atac, i 38 a noleggio e i 277 acquistati, siano entrati regolarmente in servizio da almeno due mesi, la resa del servizio espletato in superficie dall’Azienda continua a essere ben lontana da quanto previsto dal contratto di servizio. A questo va sommato il problema delle scale mobili, con le chiusure e i disservizi sull’intera rete delle metropolitana romana, problema che rischia di aggravarsi sulla metro B per la fine vita di 22 scale e ascensori nel 2020. Insomma, con la macchina no, almeno per ora solo se è vecchia davvero, ma anche con Atac problemi: a Roma spostarsi è davvero un’impresa. 


domenica 19 gennaio 2020

L’ATAC PERDE 12 CORSE SU 100




La propaganda è una cosa che quasi sempre racconta una verità non necessariamente vera, i numeri sono la realtà e non ingannano: i 227 bus nuovi, tutti in servizio non bastano. Atac perde 12 corse su 100. Gli obiettivi del concordato fallimentare sono stati mancati. E ci vorrà l’ennesima giravolta matematico-interpretativa del Campidoglio e dei vertici di Atac per raccontare ai romani che va tutto bene. 
Atac ha pubblicato i dati sul servizio reso a novembre. Per i bus mancano 800 mila km all’appello: ne dovevano percorrere 7 milioni e 800 mila e ci si è fermati appena sopra i 7 milioni. Ventidue mila i km percorsi dai bus elettrici contro una previsione da contratto di 51mila. I filobus dovevano farne 222mila e a mala pena hanno superato i 144mila e, infine, i tram: invece dei 422mila km previsti nel contratto ne hanno percorsi poco meno di 338mila. Risultato finale del servizio di superficie: manca un milione di km tondo tondo (7 e mezzo quelli percorsi, 8 e mezzo quelli da percorrere). 

Anche le metropolitane stanno sotto anche se di poco. A mantenere a galla il servizio (mancano solo 11mila km a quanto contrattualizzato) ci pensa la linea A che percorre quasi 321mila km contro i 317 previsti. Male la B cui mancano quasi 10mila km e la C che sta sotto di poco più di 6mila km. 
Numeri secchi che non lasciano spazio ai post sui social stile Pravda anni 70: l’obiettivo stabilito nel concordato preventivo è miseramente fallito. Nel 2018 Atac avrebbe dovuto incrementare il servizio di superficie reso nel 2017 del 3% e nel 2019 del 10% sul 2018. Per il 2020 addirittura si dovrebbe registrare un +16% sul 2018. 
L’Azienda, ovviamente, una scappatoia tecnica ce l’ha: il Contratto di Servizio stabilisce dei numeri, degli obiettivi da raggiungere. Poi, questi vengono “edulcorati” con i “livelli adeguati di servizio”, ovvero, come spiegano ufficiosamente da via Prenestina, il servizio da rendere all’utenza  indicato nel contratto di servizio viene poi calibrato sulle reali capacità dell’azienda. È un po’ come se, alla multa dei vigili, questa venisse pagata in base alle disponibiltà del multato. 

E l’oscura Azienda dei trasporti capitolini evita accuratamente di fornire i dati sul contratto di servizio: alle richieste di accesso agli atti, viene opposto un rifiuto motivato dalla eccessiva “curiosità”. In questo modo è impossibile verificare le sanzioni - pure previste nel contratto - e gli effettivi trasferimenti di risorse dal Comune all’Azienda. Tutta roba ottima per continuare a fare propaganda. 


martedì 26 novembre 2019

CONTINUA IL DISSERVIZIO ATAC: A OTTOBRE PERSA PIÙ DI UNA CORSA SU 10


Nonostante l’arrivo di quasi l’intera fornitura dei 227 bus turchi, Atac continua a perdere corse e chilometri: come a settembre, anche a ottobre si perde più di una corsa su dieci. E viene fuori pure un trucco contabile per poter continuare a sostenere che va tutto bene. 
Andiamo per ordine. 
L’Azienda di via Prenestina ha diffuso i dati sul servizio reso ad ottobre quando, sui 227 nuovi bus prodotti in Turchia, ne erano stati consegnati già 203. Il risultato è lontanissimo dal rispettare i parametri del Contratto di Servizio col Comune
Ad ottobre Atac avrebbe dovuto, da contratto, percorrere oltre 9 milioni di km fra bus, tram, filobus e i minibus elettrici
S’è fermata ben al di sotto degli 8 con una differenza di quasi un milione e 100 mila km in meno pari a un -12%. Ovvero, salta ben più di una corsa su dieci.
Guardando più nel dettaglio: i bus, quelli di Atac rinasce” della vulgata grillina, dovevano fare quasi 8,3 milioni di km. In realtà ne hanno percorsi 7,4 con un ammanco di 900mila km (-10,7%). Tragico il risultato dei bus elettrici, quelli piccolini che transitano per il centro storico che segnano un -58% fra km percorsi e quelli previsti. Salta una corsa su tre per i filobus e manca il 16% delle corse dei tram


Tabella 1 - I dati Atac sul servizio reso rispetto al programmato nel mese di Ottobre 2019

Tabella 2 - Il raffronto dei dati sul servizio reso rispetto al programmato
nei mesi di Ottobre 2016, 2017, 2018 e 2019

Tabella 3 - Il raffronto dei dati sul servizio reso rispetto al programmato 
nei primi 10 mesi degli anni 2016, 2017, 2018 e 2019

Passando alle metropolitane lo scostamento fra il programmato e il percorso è molto più contenuto: invece di 800mila km, le tre linee ne hanno percorsi 790 mila (-1,26%).

Leggendo con attenzione questi rapporti, viene fuori anche quello che appare a tutti gli effetti un trucchetto contabile per sistemare le perdite di km
Nei report di settembre e ottobre è stata inserita questa dicitura: “Il servizio "programmato" è quello previsto dai "livelli adeguati di servizio'' (LAS del Contratto di Servizio) , indicati nella Delibera Giunta Capitolina N°273/2015, che non coincide con la previsione di servizio definita dall'Azienda (Budget Aziendale)”. 
Tradotto: il Comune e Atac hanno siglato un contratto. Poi, io azienda Atac faccio come mi pare. 
Fino ad agosto il riferimento era solo alle previsioni del Contratto di servizio che è di esclusiva competenza del Consiglio comunale e non della Giunta. 
Il report sul servizio reso rispetto al programmato nel mese di Ottobre 2019

Il report sul servizio reso rispetto al programmato nel mese di Settembre 2019

Il report sul servizio reso rispetto al programmato nel mese di Agosto 2019
Abbiamo chiesto spiegazioni ufficiali ad Atac senza ottenerne. Informalmente, spiegano che la discrepanza, autorizzata dalla Giunta, è alla base del pagamento reale del chilometraggio percorso e delle penali comminate ad Atac per i disservizi.

giovedì 19 settembre 2019

ATAC, CROLLO DEL SERVIZIO. -35 MILIONI DI CONTRIBUTI


Meno 35 milioni: se il trend del servizio reso da Atac in termini di km annui percorsi sarà confermato a fine dicembre, le casse dell’azienda di via Prenestina potrebbero incassare 35 milioni in meno del pattuito. Perché, con la diffusione del dato sul servizio reso a giugno, il quadro appare piuttosto chiaro: prosegue inesorabile il crollo del servizio reso all’utenza.
Tab. 1 - I dati su base mensile (Giugno) di raffronto fra gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019 (Fonte: Atac. Il dato include i km non percorsi per cause esogene, pagati al 75% della normale tariffa)
A giugno 2019, Atac ha percorso meno di 6 milioni e 450mila km con il servizio di superficie (bus, filobus, tram e vetture elettriche), con quasi 2 milioni di km in meno rispetto agli 8,4 previsti dal contratto di servizio, pari a un -23,4%. Un po’ meno male la metro: 701mila km percorsi contro i 713mila previsti dal contratto (-11mila pari a un 1,5%). Negative anche le prestazioni sulle ferrovie regionali concesse: Roma Lido 126mila km percorsi contro i 135 previsti; Roma Viterbo 126mila percorsi contro i 131mila previsti; Roma-Giardinetti 40mila invece che 45mila; con una prestazione totale inferiore del 6% alle attese.
Esaminando il dato su base semestrale, il primo elemento che emerge è che il servizio di superficie ha percorso nel 2019 in 8,5 milioni di km in meno di quanto previsto dal contratto di servizio (-16,7%), le metropolitane sono quasi in linea (solo 60mila km in meno sul contratto) come pure le ferrovie concesse che, in totale, di attestano poco sopra il milione e 850mila km contro una previsione di 1,9 milioni di km per un 3,7% in meno.
Tab. 2 - Il dato su base semestrale di raffronto fra gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019
(Fonte: Atac. Il dato include i km non percorsi per cause esogene, pagati al 75% della normale tariffa)
Allargando l’analisi, però, appare in tutta la crudezza il dato sul crollo della produzione rispetto agli anni scorsi: nel primo semestre 2016, infatti, il servizio di superficie percorse 47 milioni di km contro i 50 previsti registrando un -6.6%. L’anno dopo (primo semestre 2017) si scese a 44milioni percorsi contro i 50 attesi con uno scostamento di 6,2 milioni (-12,4%). Nel primo semestre dello scorso anno, poi, ulteriore calo: 43,2 milioni percorsi contro i 51 previsti e una perdita di 7,7 milioni di km (-15,1%) per poi passare, nel primo semestre di quest’anno a soli 42 percorsi invece dei 51 previsti (-8,5 milioni pari a -16,6%). Insomma, la peggiore performance in superficie dell’era Raggi. 
Diverso l’andamento della metro che registra un miglioramento delle prestazioni dai 3,9 milioni di km del 2016 a 4,2 del 2019 anche, se ovviamente, va considerato l’aumento della rete dovuto all’apertura di San Giovanni Metro C.
In termini economici - nel giorno della presentazione dell’avvio del servizio “tap&go” per pagare i biglietti con bancomat e carte di credito - la proiezione su fine anno basata sui conti inseriti nel contratto di servizio porta una stima per le casse Atac di minori introiti per circa 35 milioni di euro. Né la piena operatività (che ancora non c’è) dei 227 bus turchi sembra in grado di invertire questo trend.  


sabato 23 febbraio 2019

RAGGI "RESUSCITA" ATAC CON 38 BUS A NOLEGGIO


Sono trentotto e saranno bianchi: sono i primi bus che il Campidoglio a 5Stelle ha noleggiato. A queste 38 vetture che sono nuove e che sono state prese dalla Cialone, si aggiungeranno altri 70 veicoli, però già vecchietti di 8 anni di età, noleggiati in Israele
In totale, quindi, quando arriveranno i 70 (marzo/aprile), saranno 108 vetture in più a circolare per le strade romane, per 12 mesi con possibile proroga di altri 6
Inutile sottolineare il noleggio sia visto dai 5Stelle come la rinascita di Atac e dal Pd come l’ennesima certificazione del fallimento dei grillini. 
Un fallimento sancito anche dal Tar che ha annullato la gara per la messa a bando del servizio di trasporto pubblico di periferia, quello oggi svolto da Roma Tpl e che il Campidoglio a trazione grillina sta tentando di mettere a bando senza riuscirci andando di proroga in proroga. Le motivazioni della decisione del tribunale amministrativo saranno rese note all’emanazione della sentenza ma, intanto, la gara è ferma e torna indietro.
Fonte: Relazione dei Commissari Giudiziali (prof. avv. Giorgio Lener, prof. dott. Giuseppe Sancetta, avv. Luca Gratteri) alla sezione fallimentare del Tribunale ordinario di Roma per il Concordato preventivo Atac, pag. 592.
Nel frattempo, l’Amministrazione - che con le gare d’appalto, mantra pentastellato, non pare avere un gran feeling - prova il rilancio con questo provvedimento tampone. Diciotto mesi massimi di noleggio, 38 vetture nuove e 70 usate non paiono neanche lontanamente sufficienti ad arginare il crollo del servizio offerto da Atac, oramai stabilmente vicino al 72% del contratto di servizioAlla fine, le 38 nuove (20 da 8 metri e 18 da 12 metri) costeranno fra 50mila e 80mila euro annui di noleggio, mentre le 70, tutte 12 metri, costeranno 60mila euro a bus. Totale dello scherzo: 6milioni e 640mila euro per 1 anno o poco meno di 10milioni se fossero 18 mesiAnche perché dall’insediamento dell’attuale Amministrazione sono già andati a fuoco e completamente distrutti 35 bus mentre quelli danneggiati sono già 98, il che, quindi, porta il totale delle vetture uscite dal servizio ad aver ampiamente superato il centinaio. Insomma, nella migliore delle ipotesi, queste 108 vetture aggiuntive - al netto dei costi di noleggio - potranno a mala pena compensare, per un anno, al massimo uno e mezzo, il numero degli autobus persi da quando la Raggi è sindaco. Numeri impietosi che, al di là della propaganda, non appaiono essere sinonimo di rilancio dell’azienda, al massimo di un galleggiamento. 

Calcolo aggiornato delle sole vetture Atac/Roma TPL completamente distrutte da incendi



venerdì 23 febbraio 2018

RISORSE PER ROMA, SPESE FOLLI E POCHI RISULTATI



In uscita Massimo Bartoli, presidente e amministratore delegato di Risorse per Roma, lo è da maggio dello scorso anno. Ma l’inerzia dell’Amministrazione Raggi nell’identificare e poi nominare un successore ancora tiene l’ex Direttore Esecutivo del Campidoglio nell’era Marino ben saldo sulla poltrona che gli assegnò proprio l’ex Sindaco Pd della città. 
Nel frattempo, però, il valore e il numero delle pratiche lavorate per il Condono edilizio (una delle incombenze base che Risorse per Roma compie per conto del Campidoglio insieme all’assistenza sull’Urbanistica, all’affrancatura del diritto di superficie e alla progettazione ingegneristica) scende clamorosamente: nel 2013, anno di pieno regime della Società dopo le ristrutturazioni avviate nella consiliatura Alemanno, era di poco più di 10 pratiche di condono esaminate (quasi 8mila accolte e oltre 2.200 respinte) per un controvalore di circa 19 milioni di euro. Nel 2015, ultimo anno della gestione Marino, le pratiche lavorate erano calate a poco più di 9mila, meno di 7mila accolte (-13%) e sempre 2.200 respinte, per un valore di 17 milioni con un meno 11% rispetto a due anni prima. Nel 2017 la situazione è ancora più drasticamente peggiorata: appena poco più di 6mila le pratiche lavorate (-34% rispetto al 2015 e -40% sul 2013) con un calo tanto di quelle accolte, quanto di quelle respinte e un controvalore che perde quasi il 20% sul 2017 e addirittura il 27% sul 2013 attestandosi poco sotto i 14 milioni di euro. 
Anche il contratto di servizio scema di valore: nel 2013 il Campidoglio pagava a Risorse per Roma 54 milioni annui ora si è scesi a 42 milioni. 
Eppure si registrano anche tante incongruenze: segretarie che percepiscono la bellezza di 6.741 euro di busta paga lorda. È il caso di I.F.T. assunta a tempo indeterminato nel 2009 come “quadro”, vale a dire con diploma e categoria retributiva “C”, con il compito di “assistenza all’Amministratore delegato”. All’epoca, la paga base era di 1400 euro e un superminimo di 2819 euro che, con contingenze, indennità e altro, portava il totale a 4918 euro lordi al mese. La busta paga di ottobre, invece, registra un superminimo quasi raddoppiato: dai 2800 euro del 2009 si è passati a ben 4018 del 2017. 
Non bastassero le segretarie con stipendi decisamente consistenti, ci sono altri elementi che imporrebbero al Campidoglio (e all’Inps) una rapida e approfondita indagine. Escludendo persone colpite da gravi malattie, si registrano altissimi tassi di assenteismo: nell’ultimo anno ci sono dipendenti che hanno accumulato addirittura 140 giorni di assenza. 
È il caso di E.P. che, però, è in buona compagnia: M.C. ne segna 120, L.P. 110, F.S. 101. L’elenco si chiude con S.C., al quattordicesimo posto, con 35 giorni di malattia accumulati nell’ultimo anno. In sostanza c’è chi sta a casa un giorno su 10 e chi arriva a rimanerci anche quasi uno su due. Non è dato di sapere se Risorse per Roma abbia mai richiesto all’Inps visite fiscali: trattandosi di una controllata pubblica RpR è comunque soggetta alle normative stabilite dalla legge Madia. Ma a differenza di altre società pubbliche, il Contratto di Lavoro prevede che Risorse per Roma paghi il 100% dello stipendio quando si è in malattia con un costo di centinaia di migliaia di euro l’anno. 
Oggi Risorse per Roma conta circa 630 dipendenti: un numero cresciuto a dismisura nell’era Alemanno quando alle circa 300 unità lavorative originarie si sommarono più o meno altrettante persone provenienti dalla società Gemma che si occupava di condoni edilizi cui seguirono poi un’ottantina di persone incaricate di effettuare la vigilanza nei Villaggi della Solidarietà (campi rom). Proprio fra questi ultimi, scesi nel frattempo a 76 persone, si registrano altissimi livelli di assenza dal lavoro. Ogni giorno, su 76 dipendenti, per malattie, ferie, permessi, assistenza a parenti invalidi ai sensi della legge 104, ne mancano 10 (dato più o meno uguale nel 2015, 2016 e 2017) con punte di 19 assenti nei mesi di agosto del 2015 e 2016 e di oltre 20 nell’agosto 2017.