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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 2 marzo 2014

I CONVITATI DI PIETRA

"Salva-Roma"; no, macché, sono soldi dovuti; debiti e deficit, default e "io blocco tutto". 
I giorni della passione nella Capitale hanno dei volti precisi: Ignazio Marino, sempre più solo, isolato, criticato, deriso e in bilico. L'assessore al Bilancio, la Daniela Morgante, e il Commissario straordinario per il rientro dal debito, Massimo Varrazzani. Gianni Alemanno, più o meno chiamato in causa con sempre minor convinzione e con un'aura di riconoscimento postumo. E poi, Renzi, Legnini, Letta Enrico. Lega e 5Stelle.

Ognuno di questi personaggi, come in una farsa, pare recitare un ruolo: il più ingrato di questi, tocca a Ignazio Marino da Genova casualmente sindaco di Roma.

Repubblica e Corriere - impossibilitati a difendere ancora il portatore della fascia tricolore - ormai stanno iniziando a sparare alzo zero e a palle incatenate. I "complimenti" migliori che sono volati verso Marino sono quelli di essere un incompetente e un arrogante. Per i peggiori, rimandiamo agli articoli di Giovanna Vitale e di Maria Teresa Meli.

C'è un però. Mancano un bel po' di nomi all'elenco dei colpevoli, i convitati di pietra.

E sono quelli di tre sindaci e di quegli altissimi funzionari in toga che hanno ricoperto negli ultimi 20 anni il ruolo di Presidente della Corte dei Conti.
E i tre sindaci portano i nomi di Franco Carraro, Francesco Rutelli e Walter Veltroni.
In questi giorni, infatti, si sta "buttando in caciara" la questione del debito. Di quale debito parliamo?

Di quello contratto dal Comune di Roma fino al 28 aprile 2008, vale a dire di quei debiti sottoscritti prima che Alemanno divenisse sindaco

La partita di giro dice che sono 22 miliardi circa di debiti e 10 miliardi circa di crediti: in totale, quindi, il Comune era sbilanciato per 12 miliardi e spicci. 

Abbiamo letto che, fra questi debiti, ci sono quelli per gli espropri necessari a costruire gli impianti per le Olimpiadi del 1960. 
Vero. Verissimo. 
Ma la parte del leone, circa l'85% di questo debito, è stata contratta durante le sindacature di Carraro, Rutelli e Veltroni. E pensare, poi, che soprattutto i primi due hanno goduto pure dei finanziamenti per i mondiali del 1990 e del Giubileo del 2000, mette ancora più paura.

Debiti contratti per fare cosa? 
Ecco, questa è la domanda più importante: sicuramente per accendere i mutui per la metro C. Che doveva essere costruita per il Giubileo del 2000 e che ancora non vede la luce. Opera che assorbe mutui onerosi e i cui costi lievitano, lievitano, lievitano nemmeno come Banderas e i suoi pani. 
Opera che oggi alcuni, Athos De Luca, vorrebbero mettere in discussione quando, a suo tempo, invece, venne presentata come la panacea dei mali di Roma. 
Anche dallo stesso De Luca. 

E poi? Per cosa altro si riuscì a contrarre questi debiti? Certo non per la B1, dato che, all'insediamento di Alemanno, c'erano solo 50 milioni dui 450 necessari a costriure l'opera. Né per il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero, di cui si sono perse le tracce.
O per i due prolungamenti della Linea A.

In sostanza, quindi, sarebbe interessante un'inchiesta per capire realmente come sia stato possibile contrarre questo debito e chiederne conto a tutti coloro i quali, Sindaci e Assessori al Bilancio, Ragionieri Generali e Segretari Generali, hanno apposto le loro firme su una condanna a morte della città.

Oltre queste spiegazioni, che sarebbero dovute ma delle quali sui giornali si tace fin troppo volentieri, ci sarebbe da chiedersi: dove stavano le Procure della Corte dei Conti? 
Come mai nessuno dei togati scrisse che Roma stava vivendo al di sopra delle sue possibilità? 
Che stava contraendo debiti che non avrebbe potuto onorare? 
Che, magari, stava utilizzando i fondi per investimenti spostandoli sulla parte corrente e, intanto, contraeva mutui o sottoscriveva contratti derivati con le Banche, per pagare gli investimenti.

Capitolo Alemanno: una collega, brava, competente e intelligente e di sinistra, a domanda risponde: "rimpiango Alemanno per la capacità politica e amministrativa. Certo non per alcuni lestofanti di cui si è circondato. Marino non riesce a fare proprio politica né amministrazione. Non so quale delle due sia meglio".

venerdì 10 gennaio 2014

C’È STUPRO E STUPRO

Quattro a uno. 
No, non è il risultato di una partita di calcio. 
E' il risultato di come la stampa tratta gli stupri: se servono ad attaccare, si fa la prima pagina e si usano 693 parole. Se dobbiamo nascondere la polvere sotto il tappeto, bastano 175 parole. 
Il rapporto è quattro a uno, appunto.


Piazza di Spagna, febbraio 2011: una ragazza denuncia uno stupro alla salita di San Sebastianello. A distanza di poco, si scoprirà che era una falsa denuncia e che non c'era stato alcuno stupro. Ma, in quell'occasione, il Corriere della Sera usò 4.339 battute per descrivere orrore e raccapriccio, il coltello alla gola, la scalinata di piazza di Spagna. Il PD parlò di una Roma fuori controllo.







http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_febbraio_19/violentata-trinita-dei-monti-roma-19050447108.shtml?fr=correlati


Via Borgognona, 9 gennaio 2014: una ragazza viene stuprata - sì, solo palpeggiata, ma la legge non fa differenza - da tre uomini. Vengono aggredite anche due vigilesse, accorse in aiuto della giovane. Giungono altre pattuglie e finalmente i tre porci vengono arrestati. Il Corriere della Sera usa 1.107 battute per questo episodio.






http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/14_gennaio_10/tentata-violenza-una-ragazza-presi-3-polacchi-c1e604ba-79e9-11e3-b957-bdf8e5fd9e96.shtml

Nota bene: via Borgognona è a due passi da Piazza di Spagna.

Il primo, occupò per giorni le aperture delle cronache, mettendo in croce l'allora sindaco Alemanno.
Oggi - che governa Marino - passa tutto in cavalleria: omicidi gay a ripetizione, ma si fa spazio solo alle lacrime (anche un po' ipocrite) di qualche associazione gay; rapine, violenze, stupri, sparatorie, morti ammazzati in strada. 
Si derubrica tutto. 
Si dimentica tutto. 
Si annacqua tutto.

Basta metterla come undicesima notizia...



E poi, c'è Repubblica, la paladina delle donne. A convenienza, uno stupro può divenire un palpeggiamento.





http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/01/10/news/piazza_di_spagna_ragazza_palpeggiata_ferita_lievemente_una_vigilessa_tre_arresti-75542165/


E' chiaro: come ha detto tale Miccoli Marco, oggi deputato ieri fanfara del PD romano, è tutto uno slogan: facite ammuina!




Donne o gay, se servono si usano
Sennò, si possono tranquillamente buttare.

Nelle brevi.

giovedì 26 settembre 2013

Lupus et Agnus

Ci siamo. Il grande gioco del Domino sta arrivando rapidamente alla sua conclusione.
La prima a cadere è stata la testa di Carlo Buttarelli, comandante generale della Polizia Municipale. 

Carlo Buttarelli
 Con lui si è rodata la tecnica del "lupus et agnus", quella, cioè, di utilizzare (palesi quanto inverosimili o leggere) accuse per ottenere prima le dimissioni del vertice nel mirino e poi la possibilità di metterci le mani sopra.Esattamente quello che, nella favoletta di Esopo, faceva il lupo con l'agnello: lo accusava di inquinargli l'acqua anche se il povero ovino beveva a valle del lupo. Una scusa buona per il lupo che giustificava l'aggressione e il successivo "fiero pasto".

Ferinamente e scientemente anche nel caso delle Municipalizzate - e, pur non essendo il Corpo dei Vigili una Municipalizzata, esso ha la stessa valenza strategica di Acea, Ama, Atac o altre - la Giunta Marino utilizza la stessa tecnica.
Dopo Buttarelli è toccato a Diacetti, giovane ma agguerrito manager, chiamato da Alemanno alla guida di Atac pochi mesi prima delle elezioni comunali.

Per Buttarelli la scusa fu data da 48 ore di rallentamenti - ingiustificati, secondo il Sindaco - nell'organizzare e far partire i controlli (fantasma) antiabusivismo in cinque piazza romane. Buttarelli voleva organizzare le cose a puntino e avere la certezza che i soldi promessi per gli straordinari dei Vigili fossero reali e non solo pezzi di carta.
Viste le polemiche, aveva ragione da vendere il povero ex Comandante: i controlli sono stati un fuoco di paglia costoso ma ancora da pagare. E i Vigili sono sul piede di guerra.

Per Diacetti furono non specifiche "inefficienze" di Atac.


Enrico Diacetti

Che Atac sia inefficiente è cosa nota dai tempi di Papa Borgia. Usare questa come scusa per la rimozione è più ridicolo che altro.
Diacetti se ne andò con signorilità e Marino ha potuto mettere i suoi manager al comando.
Dato che il servizio non è migliorato - se non per l'arrivo (scaglionato) dei 399 nuovi bus, quelli rossi, acquistati però da Alemanno - ma, a giudicare dalle lettere dei lettori pubblicate sui vari quotidiani è addirittura peggiorato, appare chiaro che la manovra è servita al Sindaco, o meglio ai partiti che lo sostengono, per rimettere in piedi il carrozzone di controllo sull'azienda.
E, questo si vedrà con più chiarezza fra qualche giorno, quando arriveranno i nuovi "supermanager" targati PD e SeL.

Piergiorgio Benvenuti
Poi è il turno di Ama. Qui la cosa è un po' più complicata. Ghigliottinare Piergiorgio Benvenuti, di area Fratelli d'Italia, dopo che Marino ha elogiato la Meloni e i suoi come "la destra che vorrei" sarebbe un'operazione di difficile gestione politica e di immagine. Quindi, meglio concentrarsi su Franco Panzironi, che guida la Multiservizi, una controllata Ama, dando così soddisfazione a quel "pierino" di Athos De Luca che ne ha fatto, ormai una questione personale, visto che Panzironi è realmente "l'uomo di Alemanno".
Franco Panzironi
Tuttavia, da un punto di vista giuridico, la vicenda è intricata e il rischio è quello di precipitare le cose per accelerarle e poi ritrovarsi fra qualche mese con una sentenza contraria del Tar o di qualche giudice che obblighi a reintegrare il "ragionier Franco".

 
Poi è stato il turno di Assicurazioni di Roma.
Per chi non lo sapesse, Assicurazioni di Roma è la "piccola cassaforte" del consenso e del controllo interno dei 19mila circa dipendenti dell'Azienda Comune di Roma. In sostanza, si occupa di gestire le varie assicurazioni (vita, auto, casa, etc etc) dei dipendenti capitolini; organizza attività simili al Cral e, quindi, è una macchina di consenso. Anche perché se ti si mettono contro i dipendenti capitolini sono guai: hai voglia a fare delibere, resteranno di fatto tutte sulla carta.
Assicurazioni di Roma è sempre stata molto nell'ombra: da sempre viene gestita con metodi clientelari e i sindaci vi hanno messo mano in modo riservato e discreto.
Il primo a rompere questa tradizione è stato Alemanno: l'ha commissariata, generando le vibranti proteste del PD che ne h visto un atto di lesa maestà. Svariati ricorsi del management uscente, però, sono stati respinti confermando la legittimità degli atti di Alemanno.
I bilanci sono tornati bene o male in attivo ma Marino vi ha visto una mala gestio e quindi ha commissariato il commissario. Insomma, vi ha rimesso le mani sopra. In questo caso con estremo gaudio del PD che, finalmente, è tornato a controllare una bella leva di potere.

Questo, però, è un gioco del Domino: Vigili, Atac, Ama e AdR sono le prime tessere, solo le prime tessere di questa vicenda.

L'obiettivo vero - come già scritto un po' di tempo fa, suscitando gli sciocchi quanto ilari commenti di qualche benpensante dell'Ufficio Stampa di Marino - è quello di mettere la mani sulle due casseforti romane: Acea e Camera di Commercio.
 
 
Sono queste due realtà quelle che producono denaro, denaro al quale attingere per organizzare la qualsiasi.
Entrambe sono presiedute da Giancarlo Cremonesi, manager di grande trasversalità politica e imprenditoriale, ma certamente non assimilabile alle realtà più strettamente piddine e men che mai di SeL.
Da qualche giorno il povero Giancarlo è sotto attacco in Camera di Commercio. Ufficialmente Marino (e Zingaretti interessato forse più del Sindaco a mettere le mani su Acea) sta alla finestra non avendo potere diretto.
L'accusa?
Giancarlo Cremonesi
Non aver rispettato un "patto della crostata" per il quale lui avrebbe dovuto passare la mano a Lorenzo Tagliavanti, storico capo della CNA, e uomo forte della sinistra nel mondo economico.
Non esistono meccanismi di sfiducia e Marino non ha la forza per imporre a Cremonesi le dimissioni.
Vi sono solo due strade: un assedio interno  per logoramento e una trattativa esterna per convincimento.
Quindi, Tagliavanti e tutta l'ala piddina, hanno dato vita a un raggruppamento di imprese (piccolissime, piccole e medie) che cerca di minare dall'interno la posizione di Cremonesi per renderne meno salda la gestione. Contemporaneamente, è partito il pressing (molto ben sostenuto da Corriere e Repubblica) per assediare la posizione di Cremonesi. E non tarderanno ad arrivare, da Palazzo Senatorio, quelle "offerte che non si possono rifiutare" per convincere un cremonesi Cremonesi indebolito dopo questo logoramento (così sperano in Campidoglio) a mollare l'osso.

E oggi è partito anche l'assalto ad Acea. Manovra a tenaglia, questa, contro Cremonesi: anche qui, l'accusa è ridicola: le bollette pazze che creano problemi. Le bollette pazze esistono da sempre. Usarle come un "piede di porco" rende però bene l'idea di quanto siano fasulle e strumentali le accuse.
Ma la chiave di lettura è un'altra: se Marino e il Campidoglio attaccano Cremonesi come Acea (cosa in loro potere) ne smuovono la credibilità manageriale anche come Camera di Commercio.
Parafrasando un vecchio adagio... colpirne uno per educarne cento... Qui se ne colpisce uno per prenderne due, di posizioni: quella di guida di Acea e quella in Camera di Commercio.
Così, oltre che mettere finalmente le mani sulle due casseforti, Marino ottenere un terzo (e anche un quarto) risultato da non sottovalutare: sedersi al tavolo delle trattative con Caltagirone con in mano un po' di atout e non di scartine.
Acea, infatti - lo ricordiamo - è una società mista pubblico privato in cui  il socio di maggioranza è il Comune ma il socio di minoranza più importante è Caltagirone, l'editore del Messaggero. Avere in mano una leva di minaccia (oltre quella dell'Urbanistica) può sempre essere utile per ricondurre in un alveo più delicato il Messaggero, oggi la voce più importante dell'informazione non asservita.
Infine, ultimo risultato, tranquillizzare l'ala pubblica della sua riottosa maggioranza: controllare Acea significa dire a PD e SeL che l'acqua resta pubblica e che quando si arriverà alla creazione della holding capitolina per la gestione di tutte le municipalizzate, non ci sarà il rischio di vedere privatizzata l'acqua.
 

giovedì 5 settembre 2013

Buffonate Metropolitane

Va bene appecoronati, come direbbe Nando Mericoni. 
Va bene servili. Ma qui si esagera.
Sì, ogni tanto una bottarella a Marino parte da Rep&Cor, ma ogni volta che sembra che questi due tornino a fare i giornali seri, puntualmente, poche ore, e, dietrofront, anzi, genuflessione!

Il 31 agosto, i titoli di apertura di prima pagina: Metro C, tutto risolto, ecco i soldini e, anzi, guardate come sono stato bravo, ho imposto pure un nuovo cronoprogramma e vedrete come li faccio rigare dritti a questi furboni del Consorzio! 
Tutti felici e contenti.

Ieri, avvisaglia: il Consorzio dice... bello l'armadio e bella la boiserie ma prima pagare moneta, poi vedere cammello. Il tutto riportato solamente da Il Tempo.



Oggi, i cantieri col cavolo che riaprono. L'intesa non si è trovata ma le due corde vocali capitoline trasudano ottimismo.


Niente, in prima non c'è proprio traccia. E sì che come notizia non è male!
Più correttamente - molto più correttamente - si è comportato il Messaggero. 


Stesso identico peso per entrambe le notizie.

Che, poi, a voler essere pignoli, ci sarebbe da ridere.

8 agosto - sono già due giorni che i giornali lanciano l'allarme: occhio che rischiamo la chiusura dei cantieri della Metro C.


Ma, il sindaco pedonalizzatore (per finta) ha le idee chiarissime: tranquilli, entro oggi risolveremo tutto.

Metro C, Marino entro oggi scongiureremo chiusura cantieri

E così, i cantieri restano fermi, l'accordo non si è trovato, ma le buffonate mediatiche proseguono.


lunedì 2 settembre 2013

Frenata d'emergenza

Lo stridìo dei freni è assordante.
Da tre giorni il Sindaco Pedonalizzatore (Ignazio Marino) è più solo: le corde vocali del Campidoglio (Repubblica e Corriere) sembrano soffrire di una fortissima raucedine.
 
Il primo a soffrire di questa grave forma di mal di gola è Repubblica.

Certo, il pezzo è inguattato a pagina 7 della cronaca e non in prima (come sarebbe avvenuto in un caso simile qualche mese fa). Ma la sostanza è un j'accuse che riguardando formalmente il management di Roma Metropolitane, in realtà chiama in causa direttamente sindaco Marino e assessore alla Mobilità, Improta.

Punto primo: Improta - secondo la denuncia del Collegio sindacale di Roma Metropolitane ripresa da Repubblica - avrebbe fatto pressioni per non far pagare l'accordo transattivo sui cantieri di Metro C (quell'accordo per il cui mancato pagamento i cantieri sono ancora chiusi al di là degli annunci). Una decisione "illegittima" secondo il Collegio.
 

Punto secondo: la cosiddetta due diligence (l'esame dei conti) su questa vicenda è stata affidata a caro prezzo a uno studio legale (scelto come?) che ancora non ha prodotto atti.



Punto terzo (e più grave): Roma Metropolitane ha usato i fondi (pubblici) per la Metro C per pagare la (finta) pedonalizzazione dei Fori Imperiali.

Certo, se 'sta roba l'avesse fatta Alemanno... forse Repubblica avrebbe usato un po' meno di guanti bianchi...
Ma accontentiamoci e andiamo avanti.

Un paio di pezzi di "condimento" arricchiscono le cronache:



Certo, il pezzo sull'Ama potrebbe essere un favore fatto a Marino al quale ancora non è riuscito di defenestrare Piergiorgio Benvenuti dall'Ama come ha fatto, invece, con Carlo Buttarelli dalla Polizia Municipale e con Enrico Diacetti dall'Atac
Manca ancora l'Ama, quindi, al Sindaco, per proseguire il gioco del domino delle controllate che, nel mirino finale, vede Acea e Camera di Commercio, le due casseforti della città.

Anche il Corriere fa un paio di ricamini:

Ma è proprio dalle colonne del Corriere della Sera che emerge un quadro abbastanza dettagliato del perché Rep&Cor abbiano smesso di suonare la Sinfonia a Marino.

Certo, la riapertura delle scuole genererà il caos nelle strade circostanti i Fori Imperiali.
Sarebbe, quanto meno, improvvido continuare a dire che va tutto bene e poi il 12 settembre dire che c'è il caos in città. 
Quindi, meglio - delicatamente - preparare un po' il terreno: ne va della credibilità anche delle stesse testate (nonché degli stessi giornalisti).

Ma, a parte questa ovvia considerazione, ve n'è una molto più politica in questo raffreddamento dei rapporti fra Rep&Cor e Campidoglio.
Ed è una spiegazione che coinvolge i rapporti fra Partito Democratico e Sindaco.

Leggiamo con attenzione.


Sfrondiamo il pezzo dalle sovrastrutture.

Bum... Prima bomba: il rapporto fra Pd e Giunta si annuncia "dialettico", c'è un "vuoto amministrativo e politico". Traduzione dal politichese: il Pd si sta stufando dell'iperdecisionismo di Marino che non ascolta nessuno del partito e nemmeno i cittadini.



C'è anche il piccolo depistaggio che Corsetti Orlando prova a fare: eliminare le strisce bianche all'Esquilino per garantire più turnazione di veicoli. 
Al di là del fatto che le strisce bianche - il 20% dei posti auto totali su strada - venne deciso da Alemanno non per un capriccio ma a seguito di una sentenza del Tar del Lazio che obbligò il Campidoglio alemanniano a ridisegnare l'intero sistema della sosta tariffata, forse il problema potrebbe essere affrontato iniziando a combattere la sosta in doppia fila (di Suv, spesso di proprietà cinese) che riduce le strade del quartiere a un girone infernale!

Vi è, però, un secondo articolo che illustra ancora meglio la tensione che serpeggia in Comune.

Il fondo odierno della Cronaca del Corriere è suggestivo.


In sostanza, Sindaco e Pd forse non si odiano, ma certo non si amano.

Un colpo al cerchio - il Pd romano è diviso in bande perennemente in guerra fra loro - ...

... E uno alla botte - Igna' con questi Fori non è che puoi reggere a lungo, inizia a occuparsi anche del resto dei problemi cittadini.

Ma la chiave di lettura è alla fine del pezzo:

Nomine e poltrone: questa è la posta in palio.

Insomma, la guerra fredda fra Marino e il Pd - con SeL spettatore interessatissimo, specie alle poltrone - sembra coinvolgere anche le redazioni.
Vedremo, alla fine, chi vincerà. 

giovedì 29 agosto 2013

Come ti incarto l'abusivo


Primo giorno: gli ambulanti dobbiamo integrarli.
Secondo giorno: sono stato frainteso.
Terzo giorno: facciamo i blitz.
Quarto giorno: abbiamo vinto la battaglia.
Quinto giorno: non ci sono più ambulanti e le foto dei giornali sono di repertorio.

Meno di un mese e questa è la parabola di Ignazio Marino dal Mulino Bianco sugli ambulanti.

Andiamo per ordine.

26 giugno - Ignazio incontra residenti e commercianti e spara: "trovate un lavoro agli ambulanti per integrarli".
Repubblica e Cinquegiorni riportano doverosamente l'uscita del Primo Cittadino.

Passano poche ore, durante le quali residenti e commercianti fanno capire a Marino che Roma è una cosa e il Mulino Bianco è un'altra e che, insomma, "Igna' l'hai fatta fuori del vasino".
Stavolta è il Corrierone a raccogliere lo sfogo - tanto, tanto simile a quelli di Berlusconi - del povero Ignazio: sono stato frainteso.

E per dare più forza alla versione fraintendimento partono i blitz
(Nel clamoroso silenzio della sinistra, di SeL, di Amnesty International e della presidente della Camera, Laura Boldrini!)


E siamo passati in meno di 10 giorni dall'integrazione con posto di lavoro alla caccia all'abusivo!
Emblematico è proprio Cinquegiorni. 
Guareschi avrebbe riutilizzato il vecchio "dietrofront a passo di carica":
Fino qui, se non fossero in ballo le vite degli ambulanti e quelle dei commercianti e residenti, ci sarebbe solo da ridere, soprattutto per l'inginocchiamento della stampa.
Ma, poi, arriviamo dritti dritti al nocciolo del problema.

Che Roma fosse una città difficile sembrava chiaro a tutti. A tutti tranne che a Marino il quale, in campagna elettorale, l'aveva fatta così facile che si poteva essere legittimati a credere che lui fosse in possesso della bacchetta di Sambuco - quella potentissima - del compianto Albus Silente!

Il Primo Cittadino di Mulino Bianco Landia - dopo aver usato questi blitz per mettere le mani sulla Polizia Municipale cacciando il comandante, Carlo Buttarelli - annuncia trionfante: abbiamo sconfitto la piaga del commercio abusivo.

E arriviamo a ieri. Il nostro si fa un bel giretto spot - rigorosamente in bici con vigili ciclisti di scorta - in centro e, gongolante, se ne esce con "eh, non ci sono più gli abusivi di una volta. A quanto pare le immagini dei suo erano di 'repertorio'". 

Un modo diplomatico per dire che sono immagini dell'epoca alemannide?

Apriti cielo: i commercianti osano dire che non è affatto così. 
Ovviamente la querelle viene trasformata dalle corde vocali capitoline in uno scontro.


Certo, difficile smentire la voce capitolina della verità... Buttiamola in caciara, che è meglio!