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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Luca Parnasi. Mostra tutti i post
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mercoledì 18 marzo 2020

STADIO; SI SCRIVONO LE DELIBERE

LINK: ACCORDO FINALE DEFINITO. I TECNICI AL LAVORO SUI TESTI DA VOTARE ALLA RIPRESA DEI LAVORI IN CAMPIDOGLIO


I lavori tecnici di confronto fra il Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio della Roma sono finiti. Pochi giorni prima dell’inizio della quarantena si è svolta un’ultima seduta plenaria di tutti gli attori interessati al dossier Tor di Valle. L’accordo è stato raggiunto e, da quel momento, gli uffici comunali hanno iniziato a scrivere i testi delle delibere che dovranno essere portate al voto del Consiglio comunale. 
Un lavoro di scrittura che dovrà essere approfondito e attento: i testi delle delibere dovranno essere blindatissimi per resistere alla quantità di ricorsi che sono stati annunciati nei mesi scorsi da tutto il variegato fronte “anti stadio”.

SALE LA VALUTAZIONE DEI CONTRIBUTI DEI PRIVATI
Nell’accordo raggiunto, come già Il Tempo aveva anticipato nei mesi scorsi, è stato effettuato un riconteggio delle cifre dell’intero corpus delle opere che ha portato a un aumento della contribuzione, rispetto alle valutazioni iniziali a carico dei proponenti, legata alla valorizzazione economica delle aree. Rispetto alle previsioni iniziali, i nuovi conteggi potrebbero comportare per i proponenti una contribuzione al Campidoglio maggiore di quella inizialmente stimata e la cifra potrebbe essere non di poco superiore anche ai 20 milioni già annunciati.

IL RUOLO DI VITEK NELLE TRATTATIVE
Un elemento che ha contribuito a velocizzare molto gli accordi è venuto dagli emissari di Radovan Vitek che, di fronte a tutte le varie potenziali difficoltà, non da ultime queste sul valore aumentato della contribuzione, non solo non hanno battuto ciglio ma hanno chiaramente detto ai funzionari del Campidoglio che l’importante era giungere a una conclusione della vicenda che fosse positiva per la città, l’Amministrazione e i tifosi. 
Ora, sfruttando queste settimane di quarantena, i funzionari comunali - dell’Avvocatura, del Segretariato generale e dell’Urbanistica - stanno portando avanti, già da qualche giorno, la stesura delle delibere che dovranno essere poi votate dal Consiglio comunale. 
A ciascun funzionario è stata affidata la scrittura di una singola parte. Tutte le parti, poi, verranno riesaminate e armonizzate dai capi dei dipartimenti comunali. 
Il testo da votare è quello di variante al Piano regolatore unita alla Convenzione urbanistica. Dentro la Convenzione urbanistica, ci saranno inseriti i testi degli accordi fra il Campidoglio e la Regione Lazio sugli interventi per la ferrovia Roma-Lido di Ostia di proprietà regionale, quelli fra il Campidoglio e la Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense di proprietà di Palazzo Valentini e quelli fra i privati e Acea per la sistemazione del depuratore. 

L’ITER DI VOTAZIONE
Quando i testi saranno pronti, verranno prima portati in Giunta e approvati. Poi inizieranno l’esame obbligatorio da parte delle Commissioni competenti - almeno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e del Municipio IX. A Commissioni e Municipio spetterà il compito di esaminare i testi ed esprimere pareri obbligatori ma non vincolanti. Completato questo passaggio (difficile meno di un mese) si andrà al voto vero e proprio in Assemblea Capitolina.

I NODI POLITICI
Se da un punto di vista tecnico Vitek e il suo approccio hanno agevolato la conclusione di una trattativa che si trascina da circa un biennio, rimane aperto il nodo politico. Le trattative per la cessione da Luca Parnasi e Radovan Vitek del pacchetto che include anche Tor di Valle e il progetto Stadio sono ferme a causa dell’emergenza Coronavirus che ha bloccato qualunque attività non essenziale. 
Nonostante la Roma continui a nutrire grande ottimismo, è difficile pensare che Virginia Raggi decida di far iniziare effettivamente l’iter di votazione - Giunta, Commissioni/Municipio e Aula - prima che il passaggio di consegne fra Parnasi e Vitek sia effettivo. 
Non a caso, prima che l’emergenza sanitaria assorbisse le attenzioni dell’Amministrazione, il Sindaco aveva deciso di fissare almeno una seduta di approfondimento fra la Giunta, i funzionari di alto grado e i consiglieri comunali di maggioranza. L’obiettivo era illustrare loro i provvedimenti prima che entrassero formalmente nell’iter di votazione con l’obiettivo di evitare l’accusa di far piovere provvedimenti dall’alto e considerare i consiglieri come dei meri esecutori di ordini e, contemporaneamente, contare i voti.

IL CONTEGGIO DEI VOTI IN AULA
Questa conta si è resa obbligatoria anche per un’altra ragione: i consiglieri comunali che votarono a favore del pubblico interesse (versione Raggi) a giugno 2017 sono chiamati a votare favorevolmente anche alle delibere di variante e convenzione che discendono dal voto del 2017. Solo che di quei 28 voti (Raggi compresa) favorevoli espressi nel 2017 ne sono rimasti effettivi solo 20. In 3 - Marcello De Vito, Paolo Ferrara e Davide Bordoni - sono rimasti invischiati nell’inchiesta penale su Parnasi e quindi dovranno astenersi e uscire dall’Aula. Poi ci sono 5 dimissionari, 4 “politici” - Nello Angelucci, Alisia Mariani, Fabio Tranchina e Valentina Vivarelli - e uno “tecnico” - Pietro Calabrese, diventato assessore alla Mobilità - cui sono subentrati Roberto Allegretti, Francesco Ardu, Carlo Maria Chiossi, Massimiliano Simonelli e Costanza Spampinato. Questi 5 non sono vincolati al voto 2017. Non contano i voti delle due espulse dal gruppo pentastellato, Cristina Grancio e Monica Montella, perché nel 2017 risultavano assenti. 
Ecco, dunque, perché il sindaco Raggi aveva deciso - prima della quarantena - di incontrare i suoi consiglieri e illustrare la complessità dei provvedimenti da votare. E perché Radio Campidoglio parlava anche di un incontro con i consiglieri di opposizione. Magari qualche voto può provenire anche dalle fila avverse.  

I TEMPI
Come l’intera vicenda Stadio ha insegnato è molto aleatorio fare previsioni già solo su Tor di Valle che abbiano un certo grado di attendibilità. Stando agli uffici, difficile pensare a meno di un mese/mese e mezzo per la redazione delle delibere. Questo porta il timing alla seconda metà di aprile per il completamento degli atti da votare. E qui ci si ferma. Troppe le altre variabili a partire dalla pandemia che possono rallentare le operazioni del passaggio Parnasi/Vitek e quelle di ripresa dell’attività politica in Consiglio comunale.
  

martedì 3 marzo 2020

A FINE MESE LA SVOLTA PER LO STADIO (?)


Il Coronavirus finisce indirettamente per sortire effetti anche sullo Stadio della Roma. Slitta, infatti, di un paio di settimane la conclusione del procedimento di cessione dell società di Luca Parnasi, transitate in Unicredit, all’immobiliarista ceco Radovan Vitek. Causa: la sospensione di tutte le varie attività a Milano. Il closing era atteso per metà marzo mentre ora la nuova data è indicativamente collocata a fine mese
Questo mentre, al contrario, il Campidoglio sta per avviare lo sprint sull’ultimo miglio
Il vicedirettore generale del Comune, Roberto Botta, infatti, aveva convocato per oggi una sessione plenaria di tutti i soggetti - pubblici e privati - che stanno lavorando sul dossier Tor di Valle. La riunione poi è stata aggiornata senza ancora aver fissato la nuova data, comunque imminente, e, stando a Radio Campidoglio, se non è l’ultima poco ci manca. In pratica, dopo che, in questi mesi di sostanziale attesa iniziata prima di Natale con l’avvio della cessione di tutto il pacchetto da Unicredit/Parnasi a Vitek, si è lavorato a microriunioni tecniche su singoli temi specifici, per completare l’intero corpus di carte, occorre almeno una riunione plenaria dove, Eurnova e Vitek, la Roma, tutti i vari uffici del Campidoglio, Acea per il depuratore, Regione per la Roma-Lido e Città Metropolitana per la via del Mare, diano il semaforo verde all’accordo finale. Dopo di che è attesa la parte politica: la riunione del sindaco, Virginia Raggi, con i suoi consiglieri per fare la conta dei voti.

venerdì 14 febbraio 2020

STADIO; UN ALTRO MESE PER LA CESSIONE A VITEK


È una sorta di nuovo limbo quello in cui si trova ora il procedimento sullo Stadio della Roma: difficile che la situazione possa sbloccarsi prima di un altro mese. Se va bene, per metà marzo si riparte. La velocità lumaca è legata al passaggio di proprietà nel triangolo Parnasi-Unicredit-Vitek. Gli avvocati stanno lavorando di gran lena e, al momento, sono già state scritte e controllate oltre 600 pagine di contratti. Ma ne mancano ancora altri e, fra questi, mancherebbe ancora l’Agenzia delle Entrate che, a quanto risulta a Il Tempo, sta utilizzando ogni settimana a disposizione per accettare il piano di cessione da Parnasi a Vitek. 
Lo scorso 14 gennaio il Consiglio di Amministrazione di Unicredit ha dato il via libera all’operazione: Vitek compra dalla banca due società che erano di Parnasi, Capital Dev e Parsitalia, non interessate dal progetto Stadio, per una cifra pari a circa mezzo miliardo di euro. In più, trattando direttamente con Parnasi, Vitek rileva anche progetto e terreni di Tor di Valle per un’altra cinquantina di milioni di euro. Tre operazioni distinte ma fra loro connesse: semplificando, come in un videogioco occorre superare un livello per accedere al successivo, così è necessario che Vitek acquisisca prima Capital Dev, poi Parsitalia e, terzo step, Tor di Valle. Per farlo, però, occorre completare la ricognizione giurata (“asseverata”) di tutti i debiti e crediti di Parnasi. In pratica, tutti quei fornitori - progettisti, ingegneri, tecnici e via dicendo - che hanno un conto aperto con Parnasi devono portare le loro fatture per farle accettare dagli avvocati e dai commercialisti di Vitek. 
Le riunioni si susseguono quasi senza sosta per accelerare al massimo tutti i passaggi ma fino a che non saranno tutti completati non arriverà la conclusione formale della compravendita
In Campidoglio ovviamente è tutto fermo: gli uffici aspettano il closing per terminare i lavori e, politicamente, la Raggi e i suoi hanno altri problemi di cui occuparsi, tipo i rifiuti. Lo Stadio arriverà dopo.

mercoledì 15 gennaio 2020

STADIO, DA UNICREDIT VIA LIBERA A VITEK. GIP ANCORA NON ARCHIVIA LA RAGGI SU ESPOSTO SANVITTO


L’udienza era ieri e il giudice per le indagini preliminari, Costantino De Robbio, si è riservato di decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nei confronti di Virginia Raggi per la vicenda Stadio della Roma. Il procedimento era nato da un esposto dell’architetto Francesco Sanvitto e del suo Tavolo della Libera Urbanistica contro la Raggi. Per Sanvitto la Raggi avrebbe commesso irregolarità nella gestione del dossier Stadio per quanto riguarda l’iter di passaggio in Consiglio comunale della variante urbanistica. Già ad aprile 2019 la Procura aveva chiesto l’archiviazione ma il gip De Robbio l’aveva negata richiedendo un supplemento di indagine con l’audizione di due consiglieri del IX Municipio, Paolo Barros e Paolo Mancuso. Ascoltati i due e altri funzionari del Campidoglio, a fine giugno la Procura aveva chiesto nuovamente l’archiviazione per la Raggi. Ieri il Gip avrebbe dovuto decidere ma ha preso altro tempo e in Campidoglio la cosa non è stata accolta esattamente con gioia. 
Sul fronte Parnasi/Vitek, ieri si è tenuta anche la riunione del Consiglio di Amministrazione di Unicredit che ha ratificato la cessione di due società già della famiglia Parnasi, Capital Dev e Parsitalia, all’immobiliarista céco Vitek. 
Con il via libera dell’Istituto, Vitek, azionista di maggioranza di Cpi Property Group, acquisterà le due società, che dall’estate 2017 erano passate sotto il controllo della banca. Per quanto riguarda lo Stadio ed Eurnova, invece, dopo questo primo step, il passaggio della proprietà dei terreni e del progetto Tor di Valle a Vitek dovrebbe avvenire dopo il 20 gennaio quando il board di Eurnova deliberà il passaggio delle attività a Cpi Property Group. In totale Vitek dovrebbe investire fra i 400 e i 500 milioni di euro, dei quali una cinquantina per Eurnova e Tor di Valle. Stando a quanto trapela, dovrebbero trovare conferma gli accordi Roma/Parnasi anche con Vitek che dovrebbe occuparsi e gestire le aree destinate a uffici e business park mentre la Roma gestirà il terreno sul quale sorgerà il nuovo stadio e l’area commerciale
Completato il trasferimento di proprietà dovrebbero essere necessari pochi ulteriori incontri per concludere formalmente i lavori tecnici preparatori delle delibere da votare in Consiglio comunale.

giovedì 9 gennaio 2020

UN'ALTRA FIRMA PER LO STADIO


Un’altra firma verso la realizzazione dello Stadio di Tor di Valle: è quella attesa per il prossimo martedì, il 14 gennaio, fra 5 giorni, quando il CdA di Unicredit dovrebbe riunirsi e ratificare l’accordo stretto fra Luca Parnasi da una parte - con le sue società Capital Dev e Parsitalia che il 18 vedranno la seconda udienza dinanzi al tribunale fallimentare - e l’immobiliarista ceco, Radovan Vitek
Se effettivamente giungesse l’ok dell’Istituto bancario, resterebbe solo la firma dei contratti dal notaio e, a quel punto, i Parnasi sarebbero del tutto fuori dall’affaire Stadio
Con grande sospiro di sollievo da parte del Campidoglio. 
Sono giorni convulsi un po’ su tutti i fronti e, come sempre avviene in queste situazioni, si susseguono voci e notizie incontrollate: come quella di una serie di colloqui diretti fra Dan Friedkin e lo stesso Vitek o di presunte rassicurazioni in partenza da Palazzo Senatorio e dirette in Texas. Nessun riscontro. 
Al contrario, maggior certezza in Campidoglio c’è sul prosieguo dell’iter: la sospensione dei lavori e degli incontri fra i tecnici comunali e gli emissari dei proponenti, dovuta tanto alle vacanze natalizie quanto all’attesa del passaggio Parnasi-Vitek, potrebbe interrompersi nei prossimi giorni non appena dovesse giungere la formalizzazione della cessione degli asset all’immobiliarista di Brno. Nel subentrare a Parnasi, Vitek dovrebbe dar vita a una filiale italiana della sua CPI (Czech Property Investments) che subentrerà alla Eurnova (che rimarrà nelle disponibilità di Luca Parnasi) e rileverà i terreni di Tor di Valle e il progetto Stadio. Know-how nel settore delle costruzioni alla CPI non manca. Basta guardare cosa ha edificato in Costa Smeralda, al momento l’unico investimento in Italia sui 327 beni di proprietà dell’azienda: 14 ville extralusso a Borgo delle Stelle, ciascuna con piscina, terrazze e giardini.
Il vero nodo, a questo punto, è quello politico: all’arrivo dell’ufficializzazione del passaggio da Parnasi a Vitek, gli uffici tecnici del Comune potrebbero impiegare davvero pochi giorni per chiudere la pratica. Già è in corso di redazione la relazione finale da consegnare al sindaco Raggi. Poi, ci sarà la stesura delle delibere (variante e convenzioni urbanistiche) da portare prima in Giunta, poi nelle Commissioni e infine al voto in Aula. Ed è qui, almeno ora, che la situazione è meno certa: il quadro politico che può cambiare di giorno in giorno, al momento, in questo periodo, fra bilancio e rifiuti, registra una fortissima tensione in maggioranza. 

venerdì 27 dicembre 2019

LO STADIO C'È, FRIEDKIN QUASI



La doppia svolta è solo rimandata. Da una parte lo stadio di Tor Di Valle, ormai pronto a partire dopo un iter infinito e con un nuovo partner della Roma - il ceco Radovan Vitek al posto di Luca Parnasi - dall’altra la cessione delle quote di maggioranza del club.
La trattativa fra Pallotta e il gruppo Friedkin ha subìto un rallentamento, ma non si è arrestata. E ora, trascorse le feste, si avvicina il momento cruciale: chiuse tutte le due diligence, va trovata l’intesa sul prezzo finale dell’operazione valutata nel complesso intorno al miliardo di dollari inclusi i debiti della società giallorossa (circa 270 milioni di euro) e l’aumento di capitale da massimo 150 milioni di euro già deliberato e da realizzare entro il 2020. Le parti sono divise da qualche decina di milioni, Pallotta è pressato dai suoi soci che vogliono uscire e cerca di ottenere il massimo, Friedkin invece vorrebbe investire di più nella Roma e meno sul prezzo d’acquisto. E farlo il prima possibile. Un comprensibile tira e molla che entro gennaio si potrebbe risolvere positivamente.
Intanto sul fronte dossier Tor di Valle, Comune, As Roma e Eurnova, in modo congiunto, hanno deciso lo slittamento dell’annuncio da parte del Campidoglio sulla chiusura dei lavori tecnici sul progetto. Il Comune voleva più tempo per concludere le ultimissime verifiche ed Eurnova per chiudere gli accordi con Vitek il cui subentro è visto con estremo favore dal Campidoglio dato che, l’uscita di scena dei Parnasi, libererebbe le coscienze di qualche consigliere recalcitrante. Tanto che emissari di Vitek hanno già incontrato i tecnici capitolini. 
Che nel periodo natalizio - data mai ufficialmente fissata - l’annuncio fosse prossimo è confermato dal fatto che fra il sindaco Virginia Raggi, il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e gli assessori Luca Montuori (Urbanistica) e Daniele Frongia (Sport) è circolata, nei giorni scorsi, una bozza di comunicato che Il Tempo ha letto in anteprima. Nel testo si legge che i lavori tecnici sono in via di definizione e viene spiegato come l’inchiesta giudiziaria non abbia riguardato la procedura amministrativa. In ogni modo, la Raggi ha comandato due analisi degli atti, una delle quali è stata quella del Politecnico di Torino sul traffico conclusa con un parere «positivo». 
Nella bozza di testo, il Campidoglio avrebbe sottolineato come lo stadio sarebbe diventato un elemento catalizzatore degli interventi previsti nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, con annesso riferimento alle linee ferroviarie Roma-Lido e Roma-Fiumicino. A seguire, sarebbero state evidenziate le differenze tra la versione Marino e quella Raggi del progetto. L’attesa potrebbe non essere lunga: il passaggio di proprietà fra Parnasi e Vitek è quasi completato e mancano alcuni dettagli. La nuova previsione (aleatoria come le precedenti) è che da metà gennaio in poi ogni giorno possa essere quello buono per l’annuncio della cessione del progetto Stadio a Vitek e della conclusione formale di tutti i lavori tecnici. Un passaggio seguito con grande interesse anche da Friedkin, ma non è lo stadio il nodo da sciogliere con Pallotta. Perché per rendere la Roma più forte in tempi brevi, non si può attendere la costruzione dell’impianto.

domenica 8 dicembre 2019

STADIO; CAMBIO IN EURNOVA: VITEK SUBENTRA A LUCA PARNASI

Cambia il panorama dei partner del progetto Stadio della Roma: l’immobiliarista di Brno (Repubblica Ceca) Radovan Vitek, - patrimonio personale di 3,4 miliardi di dollari, 617esimo uomo più ricco del pianeta - ha, infatti, in queste ore concluso l’operazione di acquisizione da Unicredit dei debiti di due società di Luca Parnasi, la Capital Dev e la Parsitalia, per un ammontare di circa 600 milioni di euro. Nelle prossime ore, inoltre, Vitek dovrebbe rilevare anche il progetto Stadio di Tor di Valle e i terreni per una somma che può arrivare a una cinquantina di milioni. Di fatto, quindi, Vitek “copre” i vecchi debiti di Parnasi con Unicredit e ingloba il progetto Stadio da cui Luca Parnasi è ormai fuori. 


L’operazione, anticipata nelle scorse settimane da Milano Finanza e Il Sole24Ore, è stata confermata da fonti Eurnova
Ai fini del progetto Stadio c’è da capire quali saranno i prossimi passaggi societari: l’ipotesi più plausibile è che Vitek, azionista di maggioranza della CPI Property Group, dia vita a una società italiana proprio per gestire gli ultimi passaggi del dossier tanto che alcuni legali della CPI hanno già preso parte in qualità di consulenti di Eurnova agli ultimi incontri tecnici in Campidoglio.
Che la Roma sia soddisfatta di questo esito societario non è un mistero: al di là dei problemi giudiziari personali di Parnasi, la sua Eurnova era in una cronica crisi di liquidità tanto che lo stesso Pallotta aveva messo in conto l’ipotesi di rilevare terreni e progetto. La Eurnova di Vitek, al contrario, sarebbe un partner di estrema affidabilità economica con un patrimonio societario di 7,9 miliardi di dollari e proprietà in Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia, Italia, Svizzera, Croazia, Ungheria, Romania e Polonia.

Secondo quanto trapela, gli incontri tecnici fra i proponenti e gli staff del Campidoglio stanno oramai volgendo alla conclusione tanto che è possibile un annuncio del Comune sull’andamento dei lavori già prima di Natale

giovedì 5 dicembre 2019

ACQUIRENTE PER EURNOVA




Mentre appare sempre più prossimo l’arrivo di Friedkin nella compagine societaria della As Roma, anche per l’altro pilastro dell’affaire Stadio di Tor di Valle, la Eurnova di Luca Parnasi, sembra approssimarsi un cambiamento nella proprietà. Ormai non si tratta più solo delle voci già anticipate da Milano Finanza e Il Sole24Ore, ma per il nuovo proprietario di Eurnova siamo alla stretta finale: a rilevarla dovrebbe essere Radovan Vitek, immobiliarista nato a Brno nella Repubblica Ceca, azionista di maggioranza della CPI Property Group con un patrimonio, stimato da Forbes, in 3,4 miliardi di dollari, 617esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta. 
In casa giallorossa si vede con favore l’eventuale ingresso di Vitek. Gli accordi iniziali fra la As Roma e Eurnova prevedevano una sorta di “spartizione” dell’investimento: l’area sportiva (Stadio e Nuova Trigoria più le pertinenze) e quella commerciale per la Roma. A Eurnova il Business Park. La successiva crisi di liquidità di Eurnova e i problemi con la giustizia del suo proprietario, Parnasi, avevano spinto la Roma a prepararsi ad acquistare, per circa 110 milioni, l’intero pacchetto cioè tutti i terreni e la globalità del progetto. Se Vitek realmente rilevasse Eurnova quindi sarebbe un bel risparmio per le casse della Roma. Paradossalmente, quindi, mentre proseguono le trattative tecniche sul testo della Convenzione, con la segreta speranza di chiudere l’accordo entro fine anno, sia la Roma che Eurnova potrebbero cambiare assetti societari proprio alla fine di questo lungo percorso. Anche se in Campidoglio, versante politico, i 5Stelle sperano di continuare a classificare come “caso freddo” il dossier Stadio sperando di non doversene occupare in tempi brevi per non aumentare i problemi della disastrata Amministrazione Raggi ormai al crepuscolo. 

venerdì 22 novembre 2019

IN CASO DI VENDITA, LO STADIO VA AVANTI


Negli accordi Comune-As Roma è stato inserito un vincolo di 30 anni che fa della As Roma la “società sportiva utilizzatrice in via prevalente” del futuro Stadio di Tor di Valle

Pallotta può comunque vendere? 
Ovviamente, la risposta è sì. 
Il comunicato della Roma sulle trattative chiarisce che gli investitori puntano alla società “madre”, la As Roma Spv Llc che, tramite la Neep Roma Holding, detiene il controllo della As Roma SpA. La Roma Spv però possiede anche altre due società, la Stadio TdV e la TdV Real Estate, cioè le due aziende che rileveranno i terreni da Luca Parnasi e realizzeranno il progetto. Gli investitori, quindi, acquistando quote - più o meno ampie - della Roma Spv diverranno anche i proprietari delle società che controllano il futuro Stadio. Dal punto di vista degli accordi con il Comune non cambia nulla o quasi, rimanendo indivisa la proprietà fra squadra e stadio. Proprietà che, stando alle carte (leggi, delibere del Comune e bozza di Convenzione) si potrebbe anche spacchettare purché si garantisca che la squadra As Roma continui ad essere l’“utilizzatrice in via prevalente” per 30 anni di Tor di Valle. Solo ed esclusivamente lo scioglimento di questo vincolo che rende Tor di Valle lo “stadio di casa” della Roma - e non quello della proprietà degli asset - farebbe scattare le penali: incasso delle fideiussioni a garanzia, annullamento della delibera di pubblico interesse e di tutti gli atti conseguenti e acquisizione degli impianti sportivi costruiti più danni in tribunale.

giovedì 31 ottobre 2019

STADIO, SERVIRANNO 18 MILIONI IN PIÙ


Un altro tassello nella lunga vicenda del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle va a posto. Le due diligence richieste dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, all’indomani dell’arresto di Luca Parnasi sono concluse. E danno tutte il via libera. 
Che fossero positive era già trapelato nei mesi scorsi ma mancava l’ufficialità. Che ora è arrivata. Tre relazioni - quella del direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti; del direttore del dipartimento Lavori Pubblici, Roberto Botta; e del dipartimento Mobilità, Carolina Cirillo - danno piena luce verde. Quella del direttore del Dipartimento Urbanistica dà pure il via libera alla regolarità delle procedure seguite ma ha anche evidenziato un piccolo errore di calcolo: servono altri 18 milioni che la Roma dovrà versare al Campidoglio. 
Tema estremamente tecnico che si può riassumere in un controllo approfondito dei diversi terreni e delle proprietà. Una parte (oltre la metà) è di proprietà di Eurnova che l’ha acquistata dalla Sais in fallimento. Un’altra parte, circa l’8%, è di proprietà pubblica e sono le aree limitrofe alle strade, alla stazione di Tor di Valle e così via. Il resto sono terreni di altre proprietà (quasi tutte riconducibili a società del Gruppo Armellini) e che dovranno essere espropriate per consentire principalmente la creazione del parco fluviale. Ecco, il ricontrollo delle aree si è concentrato su queste ultime e, da verifiche e controlli incrociati sulle mappe del catasto è emerso un errore nei conteggi che per essere rimesso a posto richiederà un esborso aggiuntivo di circa 18 milioni di euro da parte della Roma. Diciotto milioni di euro che in termini percentuali sono l’1,75% del valore globale del progetto: durante il controllo, infatti, è stato anche verificato l’esatto ammontare dell’investimento totale che la Roma dovrà sostenere che è 1 miliardo e 25 milioni di euro

lunedì 26 agosto 2019

STADIO; ANALISI DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SU DE VITO

Trentuno pagine che sono una mazzata. Non tanto al lavoro svolto dalla Procura, quanto al metodo seguito dal Giudice per le Indagini preliminari (GIP) e poi dal Tribunale del Riesame nel (mal) valutare gli elementi probatori a carico di Marcello De Vito, Camillo Mezzocapo, Gianluca Bardelli e Fortunato Pititto, i quattro indagati e, poi, finiti in carcere o ai domiciliari, nell’ambito dell’Inchiesta “Congiuntura Astrale”, ovvero la costola delle indagini della Procura che nasce dalla vicenda Scarpellini confluita poi nel fascicolo “Rinascimento” a carico di Luca Parnasi, alcuni suoi collaboratori, Luca Lanzalone e altri politici, sullo sfondo del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.

Le trentuno pagine le hanno vergate i giudici della Corte di Cassazione, quindi l’organo supremo della magistratura ordinaria. La sentenza pubblicata integralmente a questo link - numero 1343 del 2019; camera di consiglio dell’11 luglio e depositata in cancelleria il 19 agosto - esamina l’intera vicenda che ha portato alle misure di privazione della libertà personale di De Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina e uomo di punta del Movimento 5Stelle a Roma; l’avvocato Mezzocapo, che di De Vito è socio di studio. Più gli altri due esponenti del mondo grillino, Bardelli e Pititto. 

LA CASSAZIONE ANNULLA L’ORDINANZA DI ARRESTO
I Giudici di ultima istanza sconfessano totalmente l’operato del GIP e del Tribunale del Riesame di Roma, rinviando a quest’ultimo le posizioni di De Vito e Mezzocapo, e annullando senza rinvio le misure cautelari a carico di Bardelli e Pititto. 
Senza rinvio, vuol dire che i due tornano liberi direttamente. 
Con rinvio, vuol dire che il Tribunale del Riesame dovrà rifare la propria ordinanza ma tenendo conto dei rilievi mossi dalla Cassazione alla prima emessa il 3 aprile scorso (e che confermava gli arresti e l’impianto accusatorio così come uscito dalle ordinanza emesse dal GIP). 
In sostanza, o la Procura porterà a questa nuova udienza (fissata per il prossimo 10 settembre) nuove e molto più consistenti prove che il Riesame dovrà attentamente vagliare, oppure De Vito e Mezzocapo torneranno in libertà. Con la possibilità, neanche troppo improbabile, che di lì a poco, De Vito riprenda a condurre i lavori dell’Aula Giulio Cesare.

Vediamo, allora, un po’ più nel dettaglio i rilievi mossi dagli “ermellini” al lavoro svolto da Procura, GIP e Tribunale del Riesame.

CASSAZIONE: SEPARAZIONE FRA INQUIRENTI E GIUDICI
Partiamo da una considerazione che i Giudici esprimono in un passaggio fondamentale (pag. 29): “nella logica del codice vigente, il procedimento di applicazione delle misure cautelari è informato alla netta separazione dei ruoli tra soggetto istante e organo decidente” - ovvero fra Procura (soggeto istante) e GIP e Riesame (organo decidente) - “a significare, cioè, che spetta al pubblico ministero il potere-dovere di richiedere la misura, con il supporto dell’allegazione degli elementi sui cui la stessa si fonda, cui si correla il potere-dovere del giudice di provvedere con un atto motivato”. 


Ovvero: il PM, se le prove lo supportano, ha il potere e il dovere di chiedere le misure di privazione della libertà personale di un indagato, ma il giudice ha il potere-dovere di vagliare queste prove e non è che pedissequamente prende e firma i mandati di arresto.

CASSAZIONE: NON È REATO DIALOGO FRA POLITICI E IMPRENDITORI
Non solo. Stigmatizzano i Supremi Giudici: la discutibile “pressoché automatica criminalizzazione del livello di interlocuzione fra un imprenditore, interessato a un progetto di ampio respiro e di notevole esborso economico, ed un soggetto appartenente alla maggioranza politica che dovrà valutare il progetto medesimo”. 
Ovvero: non è che il semplice fatto che un imprenditore e un politico se parlino ne fa automaticamente dei criminali. 



E, infatti, aggiungono gli ermellini: “il paradigma della corruzione richiede che l’atto oggetto di mercimonio rientri nelle specifiche competenze del pubblico ufficiale corrotto ovvero comunque nella sfera di influenza dell’ufficio cui il predetto è assegnato, per l’effetto in grado di esercitare una qualsivoglia forma di ingerenza”.
Vale a dire: la corruzione non è data da una chiacchierata ma dal fatto che l’atto da corrompere debba essere corruttibile dal pubblico ufficiale. Insomma, io imprenditore che corrompo, devo corrompere qualcuno che possa effettivamente intervenire e darmi una mano.

Questi tre elementi - poteri-doveri del giudice nel valutare le prove; non è corruzione un dialogo fra politici e imprenditori; e, infine, perché vi sia corruzione si deve corrompere qualcuno che possa intervenire concretamente - rendono la posizione del De Vito “corrotto” decisamente poco realistica.



L’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA RAGGI SULLO STADIO
Infatti, a pagina 24, i Giudici affermano che, “in relazione alla realizzazione dello Stadio della Roma”, l’”atto contrario ai doveri d’ufficio” compiuto - secondo la Procura e il GIP e il Riesame - da De Vito andrebbe identificato “nell’aver il De Vito presieduto l’Assemblea del 14 giugno 2017, esprimendo in quella sede il proprio voto favorevole all’approvazione del progetto medesimo e alle connesse varianti di PRG (avvenuta con 28 voti favorevoli e 9 contrari)”.



Ora, sin dall’inizio, è apparso semplicemente un mostro giuridico imputare come reato al Presidente di un’Assemblea elettiva come è De Vito il compimento dei propri doveri connessi con la funzione svolta: il presidente non determina l’iter di una delibera, né il calendario dei lavori che viene deciso dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari (la capigruppo). 
E certo, non poteva essere il voto di De Vito determinante ai fini dell’approvazione del provvedimento visto che questo aveva ricevuto - su 37 voti espressi - ben 29 a favore e solo 9 contro, ovvero c’erano ben altri 10 voti favorevoli che resero quello di De Vito assolutamente ininfluente ai fini dell’approvazione della Delibera di pubblico interesse sullo Stadio (Delibera di Assemblea Capitolina - DAC - 32/2017).
Non mancano, infatti, i giudici di sottolineare questo passaggio: “la ricordata seduta”, scrivono a pagina 25, “del 14 giugno 2017 - presieduta da De Vito coerentemente alla veste istituzionale propria - interviene all’esito di un già apprezzabile iter procedurale scandito, dopo la presentazione del progetto oltre 3 anni prima sotto la sindacatura Marino e una prima dichiarazione di pubblico interesse dell’opera da parte della Giunta del tempo (in realtà dell’Assemblea Capitolina, delibera 132/2014; ndr), da una convergente dichiarazione pubblica in tal senso del sindaco Raggi e dalla successiva adozione di una collimante delibera di Giunta cui avevano fatto seguito i pareri positivi delle Commissioni permanenti e del IX Municipio interessato dell’esecuzione del progetto, prima della seduta” del 14 giugno 2017.



Non solo. I giudici vanno più in profondità e sottolineano in modo molto netto come la votazione della delibera Raggi sul pubblico interesse (DAC 32/2017) si avvenuta senza che siano state prodotte prove che testimonino “l’inopinato mutamento di linea” da parte dei Pentastellati né “un’attività da parte di De Vito” volta o a “scongiurare siffatta ipotesi” di cambio di linea politica o a favorire “gli interessi del privato”.
Insomma, secondo la Cassazione, non esistono prove che De Vito abbia esercitato né un potere di alterazione dell’atto, né una forma di coercizione/convincimento verso i consiglieri del proprio gruppo, né abbia fatto altro che svolgere le proprie funzioni di presidente del Consiglio comunale guidando i lavori dell’Assemblea che approvò la Delibera Raggi che aveva avuto un iter “apprezzabile”.


PERCHÉ DE VITO È IN CARCERE, ALLORA?
E, allora, come mai De Vito è finito in carcere?
Anche qui, i Giudici danno una sferzata piuttosto pesante alle ricostruzioni degli organi inquirenti e dei giudici di prima istanza.
Scrivono gli ermellini: “l’incipit” dell’Ordinanza di arresto firmata dal GIP e successivamente convalidata dal Riesame, si richiama al “metodo Parnasi” e al “gruppo criminale Parnasi”. E, effettivamente, “l’erogazione di denaro in occasione di elezioni” o la “messa a disposizione ai politici di varie altre utilità” può essere “finalizzata all’instaurazione e concretizzazione di vere e proprie pratiche correttive” ma questa “circostanza non può risolversi in un automatico pre-giudizio alla stregua del quale orientare la lettura di tutti i fatti successivi” perchè occorre, soprattutto “in funzione dell’emissione di un provvedimento cautelare”, che esso sia supportato da “una provvista indiziaria che assicuri una qualificata probabilità di colpevolezza” nel giudizio.



A dimostrazione di questa posizione molto netta, la Cassazione scrive che “le dichiarazioni rilasciate da Parnasi” riassunte a pagina 22 non hanno il “valore confessorio dell’esistenza di un patto corruttivo [...] attribuito ad esse dai giudici capitolini” visto che “non rispecchia l’obiettivo tenore delle stesse potendo pertanto riconnettersi solo ad un’operazione interpretativa che assegni loro una portata “addomesticata”” che non è suffragata da “ulteriori dati indiziari”.



Volendo tradurla in maniera spiccia, i soggetti che hanno operato prima della Cassazione, hanno “addomesticato” le dichiarazioni di Parnasi, con un’”operazione interpretativa” che “non rispecchia l’obiettivo tenore” di ciò che Parnasi ha detto. 

TUTTI FUORI?
Come detto all’inizio, già sono stati annullati i provvedimenti di restrizione della libertà personale emessi nei confronti di Bardelli e Pititto. Per De Vito e Mezzocapo, invece, dovrà pronunciarsi nuovamente il Riesame il prossimo 10 settembre. Quindi, per quell’epoca, o la Procura avrà portato prove molto più solide di una “operazione interpetativa” non suffragata da “ulteriori dati indiziari” delle dichiarazioni di Parnasi “addomesticate” oppure anche gli ultimi due inquisiti saranno rimessi in libertà.

CONSEGUENZE POLITICHE
In attesa della nuova pronuncia del Riesame, quindi, si possono già tracciare alcune considerazioni “politiche” sulla vicenda. 
La prima, di ordine politico-giudiziario-mediatico: una persona sottoposta a indagine è colpevole dopo il processo. Quanto meno quello di primo grado, se non si vuole aspetta il compimento dell’intero iter processuale con i suoi gradi di giudizio. E, quando un’inchiesta deflagra, tanto i giornalisti quanto chi legge dovrebbe sempre ricordarsi che intercettazioni, stralci, veline, audio, sono parte solo del sistema messo su dall’accusa. Manca sempre la voce degli accusati che non hanno mai spazio per difendersi. E che, troppo spesso, inchieste roboanti all’inizio si sono sgonfiate in dibattimento come i peggiore dei sufflè.
E questo vale anche per quegli (ignobili) personaggetti politici che, non avendo nulla altro di meglio da dire, vivono per ghigliottinare pubblicamente gli inquisiti al primo sussurro. Salvo poi piangere amare lacrime di coccodrillo quando capita anche a loro di cambiare la posizione e finire sul banco degli imputati, silenziati e aggrediti mediaticamente da altri personaggetti politici di sempre più infimo calibro.

Seconda considerazione: se De Vito tornasse un cittadino libero a tutti gli effetti, avrebbe tutto il diritto di rientrare in Aula Giulio Cesare non solo come consigliere comunale ma nella sua veste di presidente dell’Assemblea. Sarà interessante vedere, in questo caso, cosa accadrà, quali saranno i rapporti con la Giunta (che l’ha prontamente abbandonato al primo tintinnar di manette) e con i consiglieri suoi colleghi di partito.


Terza considerazione, sullo Stadio. Al netto delle problematiche inerenti gli accordi con il Campidoglio sulle opere pubbliche, questa sentenza - se sarà confermata la liberazione di De Vito - smonta in maniera fortissima l’operato della Procura: mancano le prove in un’inchiesta che, per altro stando a quanto dichiarato pubblicamente e con gli atti dalla Procura stessa, non aveva mai toccato in alcun modo l’iter approvativo dello Stadio di Tor di Valle. Quanto meno per De Vito. Quindi, quella fetta di antistadio - ciarliere associazioni di consumatori, consiglieri comunali in cerca di quindici minuti di visibilità, presunte tavolate di urbanisti con e senza ex assessori, omuncoli dell’etere romano, vecchie glorie del giornalismo sulla via del bollito ripassato, rane, mentori degli allagamenti di Tor di Valle, ufologi, terrapiattisti e utilizzatori della pancetta e della panna nella Carbonara - potrà continuare a condurre la propria battaglia ma usando altre armi e non quella dell’iter corrotto.