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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 5 giugno 2020

VIA LIBERA ALLE TALPE DELLA METRO C FINO A PIAZZA VENEZIA


Finalmente, dopo mesi di attesa, la Giunta Raggi è riuscita ad approvare la delibera di Giunta per far proseguire lo scavo dei tunnel della metro C fino a piazza Venezia.
Le talpe ora possono ripartire dopo mesi di ragnatele sotto i Fori Imperiali dovuti all’incapacità amministrativa del Campidoglio di produrre gli atti necessari a sfruttare i 9 milioni di euro stanziati a novembre 2019 dal Ministero delle Infrastrutture. 
Con la delibera approvata, la Giunta ha autorizzato la modifica del progetto. Per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “oggi facciamo un ulteriore passo in avanti verso la prosecuzione di un'opera strategica per la nostra città”. 
L’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, giustifica i mesi di ritardo con un “questa è la prima approvazione di variante messa nero su bianco in completa trasparenza e dopo un attento controllo da parte di Roma Capitale” e ovviamente i ritardi sono colpa di “un impianto amministrativo disastrato, frutto di approcci sbagliati e legati a vecchie logiche”.
Le opposizioni - Svetlana Celli, lista civica; Ilaria Piccolo, Pd - alzano il tiro: “mesi di ritardo non sono un successo”.  
Difficile, però, dimenticare il lungo tira e molla che ha caratterizzato i pentastellati e la loro visione delle metro a Roma. 
Come ricorda MetroXRoma: “Dal "tubone senza fermate in centro" di Alemanno&Marino, al dirottamento a Flaminio, sempre di Marino, a chi doveva infine rappresentare una discontinuità rispetto al passato e che, invece, proprio come i predecessori ha speso tre anni a produrre "berdinate" come il mandare la Metro C a Corviale o a Circo Massimo, condite con tanta colpevole inerzia. Il tutto nonostante gli appelli dei Comitati” e della stampa a partire propri da Il Tempo, alla Raggi e si suoi assessori alla Mobilità, Linda Meleo prima e Pietro Calabrese poi, per accelerare le decisioni ed evitare che le talpe finissero tombate sotto i Fori Imperiali. Ora si apre la partita della richiesta di finanziamenti per la realizzazione della stazione Venezia vera e propria, le cui indagini preliminari sono già in corso e sono visibili anche dalla piazza.

sabato 5 ottobre 2019

METRO C AL GOVERNO: "NOMINATE UN COMMISSARIO"


Metro C spa chiede al Governo di nominare “con carattere di urgenza un apposito commissario straordinario” per la gestione dell’appalto della linea C della metropolitana di Roma ”conferendogli tutti necessari poteri, ai sensi e per gli effetti della normativa richiamata in oggetto, per l’espletamento delle funzioni atte a rimuovere i numerosi ostacoli alla realizzazione e al completamento dell’opera”. 
A smentire le ottimistiche previsioni del sindaco di Roma, Virginia Raggi, sulla prosecuzione delle grandi opere, Metro C per prima, rese giovedì davanti al  consiglio comunale nel dibattito sulla liquidazione di Roma Metropolitane, giunge la lettera che Metro C SpA, il consorzio che la metro la sta costruendo, spedisce a una sfilza di autorità: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri delle Infrastrutture e del Bilancio, Paola De Micheli e Roberto Gualtieri, il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, e per conoscenza inviata anche a Roma Metropolitane, al sindaco di Roma, Virginia Raggi e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti
Metro C “ha appreso in queste ore la decisione del socio unico (il Campidoglio, ndr) di mettere in liquidazione Roma Metropolitane” stazione appaltante dei lavori. 
Questa decisione crea “preoccupazione” alle aziende e a “tutto il sistema bancario che finanzia il processo di realizzazione di un’opera di preminente interesse nazionale, andando ad ostacolare ulteriormente lo sviluppo delle attività oggetto di affidamento, con il concreto rischio di pregiudicare definitivamente l’obiettivo di pervenire al completamento del tracciato fondamentale da Monte Compatri a Clodio”.
Torna ancora il mantra della Giunta Raggi: “l’ingiustificata inerzia e le gravi inefficienze da parte dell’amministrazione” capitolina che ha “assunto in ritardo rispetto alle esigenze del progetto, o in taluni casi addirittura omesso, le determinazioni”. Esempio per tutti la storia delle talpe che scavano la metro e che grazie all’immobilismo della Raggi e della Meleo finiranno sepolte sotto via dei Fori Imperiali obbligando a spendere 80milioni per ricomprarle e a ricominciare gli scavi da piazzale Clodio invece che da piazza Venezia con ritardi e costi ancora incalcolabili: “Entro la fine dell’ anno le due talpe completeranno lo scavo delle gallerie e una volta cementate rimarranno sepolte nel sottosuolo di via dei Fori imperiali. La linea resterà così priva della possibilità della comunicazione fra binari per lo scambio dei treni alla stazione Colosseo, impedendo in tal modo il corretto funzionamento in condizioni di efficienza e sicurezza”. Aggiunge Metro C che questa inerzia e l’irrigidimento del Comune ha portato a una serie di contenziosi per 570 milioni di euro

mercoledì 11 settembre 2019

METRO C VERSO IL DISASTRO: RIPARTONO LE TALPE SENZA L'OK ALLA VARIANTE VENEZIA


Quarantotto giorni da oggi: poi - grazie all’inerzia e incapacità decisionale dell’Amministrazione Marino e, ancor di più per ragioni temporali, di quella Raggi - serviranno un’ottantina di milioni di euro per avere due talpe nuove e, semmai la revisione progettuale della tratta Venezia-Clodio della Metro C uscirà dal limbo dei buoni propositi per accedere a quello del mondo reale, si dovrà ricominciare a scavare da Clodio andando verso piazza Venezia.
Foto 1 - l'attuale collocazione delle talpe 
Questo è il risultato del perverso gioco tenuto prima dalla Giunta Marino poi da quella Raggi: tante chiacchiere sulla metro e pochi o zero atti concreti. E Roma Metropolitane - la società strumentale del Campidoglio che funge da stazione appaltante e di cui la compagine grillina in Comune ancora non sa cosa fare per il futuro - ha appena spedito al Consorzio Metro C l’ordine di riprendere a scavare, anche senza l’ok del Ministero delle Infrastrutture all’ultima variante di progetto
Questo è il quadro generale. Andando per ordine: la metro C viene costruita per tratte. Attualmente è in lavorazione la tratta 3, quella che va da San Giovanni a Colosseo, tratta fondamentale perché consente il cambio con la linea A e con la B. La tratta 2, originariamente piazza Venezia-piazzale Clodio, è un oggetto misterioso: il tracciato originale prevedeva dopo Venezia, fermate a Chiesa Nuova (Campo de’ Fiori e piazza Navona), poi una stazione a San Pietro, una a Ottaviano con nuova intersezione con la linea A e il capolinea a piazzale Clodio/Mazzini. Dal 2013, però, si parla di possibili alternative al tracciato soprattutto per la parte nell’ansa barocca del Tevere con il problema a Chiesa Nuova dei reperti archeologici di tutta l’area. Nulla di impossibile ma tutto molto costoso. In attesa di avviare, con atti protocollati, questa revisione del progetto, da Marino siamo passati alla Raggi con l’unico cambiamento che la stazione a piazza Venezia è stata spostata dalla tratta 3 alla 2 che, quindi, è diventata San Giovanni-Venezia.
Foto 2 - una delle due Tunnel Boring Machine (TMB), più semplicemente "talpe"
Se non che, il problema sulle talpe è questo: semplificando, il progetto originario prevedeva di fermare lo scavo con le talpe subito prima di piazza Venezia con le due grandi trivelle arrestate in prossimità del palazzo delle Generali. E qui sorge il problema: fermate in questo modo, le talpe vanno smontate.


Si staccano le trivelle vere e proprie che finiscono sepolte sotto decine di metri di terra, buone per gli archeologi del futuro, e si recuperano solo i motori. Per riprendere a scavare, quindi, servono nuove “punte” di questo gigantesco trapano. Il cui costo è più o meno di un’ottantina di milioni. Ma c’è anche di più: oltre il danno economico, la beffa è che, alla ripresa degli scavi, per riposizionare le trivelle nuove, sarà necessario ricominciare da piazzale Clodio, unico posto nel quale si potrà aprire il cratere per reimmettere le due talpe.

Foto 4 - ecco lo "scudo frontale", la vera e propria "punta del trapano" della trivella che costa 40 milioni a punta e che rischia di rimanere sepolta per sempre sotto via dei Fori Imperiali se il Ministero non facesse il miracolo di accelerare  il via libera alla variante di progetto

A inizio luglio di quest’anno, con un colpevole ritardo mai troppo sottolineato, il Campidoglio si sveglia e decide di riprendere il vecchio progetto (mai portato a termine) di Marino e cioè di far fermare le talpe dopo piazza Venezia e non prima. Con questa minima modifica - sono 190 metri di ulteriore trivellazione - si evita di dover smontare le macchine e tombarle perché sarebbero già pronte in direzione Chiesa Nuova indipendentemente da quale sia il tracciato effettivamente scelto. Questo enorme ritardo ha come conseguenza che per avere il via libera definitivo a questa modifica progettuale occorrono una serie di passaggi burocratici (genio civile, Cipe, Ministero) che richiedono, se va bene, un semestre di tempo. Roma Metropolitane, quindi, deve dare esecuzione ai lavori anche in assenza di tutti gli ok per evitare penali, spedisce l’ordine a Metro C di riprendere a scavare. La prima talpa è pronta a rimettersi in moto e a concludere il suo scavo per il 29 ottobre. La seconda partirà a metà ottobre e dovrebbe concludere il lavoro entro il 12 dicembre. Se il Ministero delle Infrastrutture dovesse accelerare i tempi e, entro il 29 ottobre, dare l’ok alla modifica progettuale di luglio, il problema sarà risolto. E sarebbe un miracolo del nuovo ministro, Paola De Micheli (Pd). In alternativa, c’è da attendersi quanto meno un’inchiesta della Corte dei Conti per il danno erariale provocato da questa Amministrazione. 

lunedì 5 agosto 2019

METRO C: SOLO IL MINISTTO PUÒ SVEGLIARE LE TALPE


Le due “talpe” che stanno scavando i tunnel della metro C sono arrivate entrambe ai Fori Imperiali, cioè alla futura stazione di scambio fra la C e la linea B di fronte al Colosseo. 
E si sono fermate. Dovranno arrivare a piazza Venezia e poi fermarsi in attesa che il Campidoglio decida davvero (con atti formali) cosa fare e quale percorso seguire: la revisione progettuale sempre annunciata ancora non è partita e, quindi, i tempi si allungano. 
E fra le prime carte sul tavolo del neoministro perle Infrastrutture, la Pd Paola De Micheli, ci sarà la Metro C. Perché fino a che il Ministero non firmerà il via libera al raggiungimento di Piazza Venezia, le talpe rimarranno ferme, nel limbo, sotto i Fori Imperiali. 
Con conseguenze importanti perché lo stop a Fori Imperiali, a cascata, ha effetti di blocco dei lavori anche indietro: a Amba Aradam Ipponio - la stazione con la Casa del Comandante e la Caserma dei legionari - è collocata la base di alimentazione delle talpe. Se le talpe si fermano, si ferma anche la base. Il risultato di questo capolavoro di ritardi, saranno nuovi ritardi anche per Amba Aradam Ipponio. 
Una colpa che l’Amministrazione Raggi condivide appieno e quasi in parti uguali con l’Amministrazione di Ignazio Marino: è dal 2013 che il Campidoglio era consapevole del problema su Piazza Venezia e la decisione di variare il progetto scavi e portare le talpe fino a piazza Venezia (pronte a proseguire quando sarà scelta la direzione successiva) è stata presa solo a inizio luglio 2019. In pratica, l’Amministrazione Raggi, persa nelle diatribe interne sulle grandi opere, si è fermata per un triennio anche solo per prendere una decisione banale come quella di spingere le talpe appena oltre piazza Venezia, pronte, appunto, a riprendere gli scavi se e quando la revisione del progetto per la tratta Venezia-Clodio sarà avviata e portata a termine. Per Marino invece la colpa si limita “solo”a due anni e mezzo di mancanza di decisioni. 
Ora, complice la crisi di Governo e il cambio alla guida del Ministero delle Infrastrutture, passato dalle mani del grillino Danilo Toninelli a quelle della De Micheli, da luglio a oggi nulla è stato fatto. La procedura prevede che sia il MIT ad approvare questa variante del progetto originario e, quindi ad autorizzare le talpe a spingersi fino a dopo piazza Venezia. 
Ogni settimana di ritardo, quindi, a questa autorizzazione corrisponderà a un allungamento dei tempi della C. Anche perché se Amba Aradam Ipponio è, di fatto, già bloccata a breve si dovranno fermare anche le opere nel pozzo sotto Villa Celimontana e, a seguire, nella stessa stazione Colosseo/Fori Imperiali. La ragione è semplice: le talpe scavano le gallerie che, poi, vengono allargate. E questa operazione non si può fare fino a che le talpe non si sposteranno. Al momento, a Fori Imperiali si sta realizzando il corridoio che collegherà la stazione Colosseo della Linea B con la futura stazione Fori della C: un’operazione che comporterà alcuni interventi invasivi (basta osservare che sono state installate delle reti di protezione sovrastanti le banchine della B) tanto che in queste settimane la B vedrà le sue corse limitate. 
La possibile previsione dei ritardi è di almeno un semestre sulla tabella di marcia: i 190 metri aggiuntivi che, rispetto al progetto originario, le talpe dovranno scavare dopo piazza Venezia, richiedono, dopo la decisione del Campidoglio, le approvazioni del Genio Civile, poi del Ministero delle Infrastrutture e del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e, infine la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per completare questo iter, difficilmente si potrà scendere sotto i 6 mesi di tempo: se il calendario ottimistico pensava per il 2024 di aprire Amba Aradam-Ipponio e Fori Imperiali è probabile che queste scadenze vadano riviste. 


giovedì 1 agosto 2019

AGOSTO DI PASSIONE PER I LAVORI: METRO E TANGENZIALE


Per chi rimarrà nella Capitale durante il mese di agosto si preannuncia un periodo di cantieri che potranno avere grandi ripercussioni sulla mobilità. Sta per partire l’abbattimento dei 500 metri di Tangenziale Est all’altezza di Stazione Tiburtina. Dal 5 agosto inizieranno, infatti, i lavori che vedranno la sopraelevata fronte Stazione prima smontata pezzo a pezzo, poi rimossa. Cambierà tutta la viabilità nel quadrante con l’istituzione di una nuova di disciplina di traffico per i cittadini e gli automobilisti che dovranno percorrere strade alternative per i giorni necessari al completamento dei lavori. Nello specifico, sulla Circonvallazione Tiburtina, direzione via Salaria, sarà vietato il transito nella corsia principale della Tangenziale Est in prossimità dello svincolo Portonaccio – Tiburtina. In direzione contraria, quindi, sulla Circonvallazione Nomentana, direzione San Giovanni, non sarà consentito il transito dei veicoli nella corsia principiale, all’altezza del civico 474, in prossimità di via Teodorico. Sarà obbligatorio svoltare a destra verso la corsia complanare con divieto di transito in entrata all’altezza del civico 490/496.
Infine, su via Tiburtina, direzione Piazzale del Verano, divieto di transito sulla rampa di immissione della Tangenziale Est, in prossimità di via Masaniello per i veicoli in direzione via Salaria. Prevista, anche, la chiusura della rampa ad altezza piazzale delle Crociate, direzione Stadio Olimpico.
Lavori che non vedono tutti i cittadini concordi: l’Associazione “Ricerca Educazione Scienza” - Ingegner Roberto Di Marco, architetto Nathalie Grenon, prof. Carlo Lanza e Raffaella Morichetti - ha inviato una lettera a Sindaco, Presidente della Regione, Assessori e tecnici vari per protestar contro la decisione dell’abbattimento della Tangenziale ritenuto “ potenzialmente pericoloso per la salvaguardia dell’ambiente e della salute umana” evidenziando come siano presenti, a giudizio dei ricorrenti, problemi sul trattamento delle acque reflue, sulle normative europee in merito ad appalti e concorrenza e la possibilità di considerare almeno le colonne della Tangenziale come un “manufatto” con lo “status di bene culturale” visti i 60 anni delle stesse. 
E mentre tutte e due le talpe della Metro C hanno raggiunto e superato la stazione Colosseo, iniziando l’avvicinamento a piazza Venezia, sarà la linea A quella a soffrire di più il caldo estivo: partono, infatti, dal 4 agosto i lavori di rinnovo dell’infrastruttura ferroviaria. Quindi, dal 4 al 13 agosto niente treni fra Termini e Anagnina, con l’attivazione di bus sostitutivi. Resterà, invece, regolare il transito da Termini a Battistini. Altro stop, poi, arriverà nella settimana di ferragosto quando i treni della A si fermeranno fra Ottaviano e San Giovanni, rimanendo però attiva fra Ottaviano e Battistini e fra San Giovanni e Anagnina. Ultima sofferenza: fra il 20 e il 25 agosto i treni verranno arrestati fra Battistini e Termini ma rimarranno fra Termini e Anagnina. 

martedì 9 luglio 2019

METRO C, TALPE SCAVERANNO FINO A PIAZZA VENEZIA


Sembra scongiurato il rischio di vedere le due talpe che stanno scavando le gallerie della metro C finire sepolte sotto via dei Fori Imperiali. Stando a quanto pubblicato dal presidente della Commissione Mobilità, Pietro Calabrese, il Campidoglio ha comunicato al Ministero delle Infrastrutture il piano per far proseguire lo scavo fino a piazza Venezia, superare la futura stazione e arrestarsi lì, praticamente sotto la grande aiuola prospiciente il famoso “balcone”, in attesa di proseguire con il percorso sotto Corso Vittorio verso San Pietro.
Di fatto, quindi, il Comune ha semplicemente dato il via libera a quanto deciso nel 2015 (sindaco Marino) in merito: una decisione tardiva, frutto anche della forte pressione mediatica sul tema (Salviamo MetroC; MetroXRoma), che avrebbe potuto arrivare già da tempo ma che, invece, è rimasta impantanata nelle solite elucubrazioni mentali grilline sul da farsi per la terza linea della metro. 
Impossibile, infatti, dimenticare anni di tempo perduto a decidere cosa fare della linea: senza arrivare al folklore di un Paolo Berdini che voleva portarla da San Giovanni a Corviale invece che verso il centro di Roma, nel mondo pentastellato per mesi e mesi si è discusso (sui social più che nelle opportune sedi amministrative) se fermarsi a San Giovanni, oppure a Colosseo/Fori Imperiali, o, ancora, a piazza Venezia; se proseguire da piazza Venezia lungo il tracciato originale (corso Vittorio-San Pietro-Clodio) oppure deviare da Venezia direttamente a Flaminio. A una grande e così vasta chiacchierata su facebook, però, alla fine ha fatto seguito una molto democristiana soluzione conservativa: si riprende di fatto il progetto Marino. Almeno si evita il rischio di dover ricomprare altre due talpe, a un’ottantina di milioni di euro di costo, se e quando poi si deciderà cosa fare del resto della linea. 
Perché il nuovo fronte è esattamente questo: ora si scavano solo le galleria fino a piazza Venezia. La stazione è sotto revisione progettuale, fatte le gallerie, vanno ancora trovati tutti i finanziamenti per completare la stazione vera e propria che, come è noto, sarà un’altra stazione molto archeologica dopo quelle di San Giovanni e Amba Aradam/Ipponio. Dopo di che, c’è da completare la revisione del resto del progetto, accettata dai 5Stelle mesi e mesi fa ma ancora mai partita
In ballo c’è il futuro della linea: se il tracciato inteso come linea di matita resta praticamente quello dell’epoca Veltroni - sotto Corso Vittorio Emanuele, poi verso San Pietro, incrocio con la A a Ottiaviano e prosecuzione almeno fino a piazzale Clodio (sperando che poi si opti pure per la prosecuzione fino a Stadio Olimpico e poi a Grottarossa) - c’è però da decidere molte cose ancora: quante stazioni fare e dove farle, soprattutto. Inizialmente fra Venezia e San Pietro avrebbero dovuto essere quattro. La prima, largo Argentina, è saltata quasi subito. In ballo c’è la fermata Chiesa Nuova, quella fra Campo de’ Fiori e piazza Navona il cui problema di fondo sono le preesistenze archeologiche che rendono la stazione particolarmente costosa, visto che, di fatto, passa sotto il teatro di Pompeo e vicino allo Stadio di Domiziano.

giovedì 4 luglio 2019

QUALITÀ DELLE CITTÀ: SOFIA E BUCAREST MEGLIO DI ROMA


Cumuli di rifiuti da settimane (e ancora per settimane) che adornano e profumano le strade; bus che, quando ci sono, vanno a fuoco; metropolitane con le stazioni chiuse per mesi; verde pubblico a livello giunta urbana; buche da rally: poi arriva il Censis e dice che Sofia e Bucarest, le capitali della Bulgaria e della Romania, battono Roma. Che, se non altro, nell’essere una città poco vivibile è in buona compagnia insieme a Napoli e Palermo.
Questa è la sintesi del focus “Città, la crisi dell'abitare e la mappa dei disagi” promosso da Confcooperative Habitat e realizzato in collaborazione con Censis e Confcooperative. 
Roma, Napoli e Palermo, secondo l'indagine di Censis e Confcooperative, sono "fanalini di coda in Europa: pulizia, trasporto pubblico e le condizioni di strade ed edifici sono la cause principali del collasso. A Roma solo 9 abitanti su 100 sono soddisfatti della pulizia, a Palermo solo il 7%, nessuno in Europa fa peggio”.
A rendere la Capitale sempre più invivibile, dopo tre anni di cura 5Stelle, non ci sono solo i servizi pubblici essenziali che oramai sono un concentrato assoluto di inefficienza quando non di inesistenza. Ci sono anche altri problemi, ovviamente: casa e lavoro, soprattutto. Del resto, siamo in una città in cui da mesi la Giunta non decide cosa fare del più importante cantiere pubblico, la metro C, rischiando di seppellire per sempre le talpe e di dover spendere un’altra ottantina di milioni di euro aggiuntivi se si deciderà davvero di andare avanti. Lo stesso per la più importante opera privata, lo Stadio della Roma, con i suoi 800 milioni di investimenti fermi da mesi per i tentennamenti dei grillini.
La casa "è un incubo più che un sogno per almeno 1,6 milioni di famiglie in affitto sul mercato, in difficoltà a sostenere le sole spese di affitto. Per non parlare dei 60mila sfratti all'anno, 160 al giorno”. Non va meglio "agli oltre 6 giovani su 10 che, nell'età tra i 18 e i 34 anni, vivono ancora a casa con i genitori. Colpisce che siano addirittura uno su due nella fascia 24-35 anni, rispetto a uno su 10, o poco più, di Germania, Regno Unito e Francia. La crisi inoltre ha ridotto fortemente le capacità reddituali sia degli under 35 sia degli over 35".
Per il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardiniil focus del Censis” consegna il quadro di “un disagio economico, sociale, amministrativo” con “giovani che non trovano occupazione e non riescono ad affrancarsi dalle famiglie”. Il disagio sociale “fa il paio con quello economico, acuito dalla crisi iniziata nel 2009 e ancora non pienamente superata”.
L'indisponibilità - spiegano il Censis e la Confcooperative - di case in affitto a basso costo, insieme alla difficoltà a trovare un lavoro stabile, al protrarsi degli studi, determina la lunga permanenza dei giovani in famiglia. Il 66,4% dei giovani italiani, tra i 18 e i 34 anni, vive ancora con i genitori, con una forte differenza tra le donne (56,9%) e gli uomini (68%), ma soprattutto una consistente differenza con la media europea, che si attesta al 48,1%. Se consideriamo la fascia 25-34 anni scopriamo tristemente che interessa il 49,3% dei giovani”.
Per Roma, la classifica del “gradimento” dice che solo il 30% è soddisfatto del trasporto pubblico, il 9% per la pulizia della città, il 20% esprime apprezzamento per lo stato delle strade. Dati positivi: il 65% apprezza gli spazi culturali, il 62% il verde pubblico, il 55% le aree pedonali e il 54% gli impianti sportivi.

mercoledì 26 giugno 2019

METRO C, LA PRIMA TALPA A COLOSSEO


Colosseo-Fori Imperiali: la prima delle due talpe che sta scavando la linea C della metro è a pochi metri dalla futura intersezione fra la “linea verde” e la metro B, di fronte all’Anfiteatro Flavio. 
Metro C, infatti, ha reso noto l’ultimo aggiornamento sulla posizione delle talpe: la prima è praticamente arrivata a Colosseo, la seconda ha superato il pozzo di Villa Celimontana.
Manca poco, quindi, e le due talpe finiranno per essere sepolte lì, sotto via dei Fori Imperiali. L’inerzia più totale del Comune di Roma - versioni Alemanno, Marino e Raggi - sta per determinare l’interramento delle due talpe: nel 2010, Giunta Alemanno, Roma Metropolitane ordina al consorzio costruttore, Metro C, di sospendere le attività di progettazione della tratta T2, quella che va da piazza Venezia a piazzale Clodio passando sotto Corso Vittorio Emanuele prima e a Ottaviano San Pietro poi. 
Sospensione in attesa di “superiori decisioni dell’Amministrazione comunale” che, però, non sono mai arrivate. Con Marino una fetta del Pd voleva deviare il percorso direttamente verso Flaminio. Poi con i 5Stelle, Paolo Berdini arrivò a teorizzare il capolinea a Corviale. Poi lo stop a Colosseo. Poi, finalmente il rinsavimento del Campidoglio e il via libera alla prosecuzione ma, al di là di una richiesta di revisione del progetto per il “dopo piazza Venezia”, nulla è stato fatto. 
E così, di inerzia in inerzia, di centralità delle piste ciclabili e di altri marginalia simili, il Campidoglio sta condannando le talpe a rimanere a disposizione per gli archeologi del futuro: tecnicamente non è possibile realizzare un manufatto di fine tratta da cui estrarre le due talpe che, quindi, superata la stazione Colosseo/Fori Imperiali verranno parzialmente abbandonate nel sottosuolo visto che la stazione Venezia sarà scavata senza di esse. E, in futuro, recuperarle - a tanto ai calcoli degli ingegneri di MetroXRoma - costerebbe un’ottantina di milioni di euro da aggiungere ai costi “ordinari” della costruzione della linea che non sono esattamente a buon mercato.
Nel frattempo, inesorabilmente, le talpe vanno avanti e, con esse, avanzano anche tutti i lavori: a partire dalle opere di consolidamento della Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio sotto cui passa la C. Nonostante la grande profondità del tracciato della linea rispetto alla Basilica, sono stati eseguiti interventi di consolidamento delle varie strutture murarie, delle travi di legno e il restauro di affreschi e mosaici. 
Intanto, a Colosseo sono già stati completate alcune opere sui solai con la rimozione di vecchi pozzi, sono stati montati i pilastri in acciaio che sosterranno il solaio della stazione e, soprattutto, sono terminate le opere di consolidamento dei terreni fondamentali per salvaguardare la stazione della linea B.
In corso, invece, delicatissimi interventi di tipo archeologico con la rimozione controllata di alcune strutture risalenti all’epoca dell’imperatore Nerone con il recupero di alcuni soffitti che sono stati rinvenuti. Insieme a questi, si stanno completando le demolizioni di alcuni muri degli atri delle stazioni. Infine, a brece inizieranno i lavori di scavo del cunicolo di collegamento fra la futura stazione della C e l’attuale stazione della linea B.