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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 31 gennaio 2020

AD ATAC NUOVAMENTE LA GESTIONE DELLA SOSTA TARIFFATA


Parcometri e parcheggi di scambio: va in scena oggi, in Consiglio comunale, il dibattito sul nuovo contratto di servizio, che prolunga quello scaduto il 3 dicembre scorso, che il Campidoglio ha con Atac per la gestione della riscossione dei pagamenti con i parcometri e nei parcheggi di scambio. Il testo, in gestazione in Giunta dalla fine dello scorso novembre, è il frutto del lavoro congiunto dell’Assessorato alla Mobilità e di quello al Bilancio e potrà, ovviamente, subire modifiche durante il dibattito in Aula.
In sintesi, ad agosto 2017 viene approvato in Giunta Raggi il contratto di servizio con Atac sui “servizi complementari al trasporto pubblico locale”, la sosta tariffata e i parcheggi di scambio appunto. Scadenza del contratto, il 3 dicembre 2019. Nel frattempo, però, viene varato il concordato fallimentare di Atac che si basa, fra l’altro, su un Piano Industriale valido fino al 2021. Fra gli elementi del Piano Industriale rientra anche la gestione della sosta tariffata e nei parcheggi di scambio. 
Risultato finale: il Campidoglio decide di affidare di nuovo ad Atac la gestione dei parcometri e dei parcheggi. Si legge nel documento che Atac continua a “confermare un buon livello di efficacia nella gestione del servizio affidato, raggiungendo risultati reddituali più che soddisfacenti se paragonati alle altre realtà nazionali”. 
Ecco allora quanto rende ad Atac, ogni anno, la sosta tariffata. 
Per i parcheggi di scambio, il Comune riconosce ad Atac 11,6 milioni per il 2020 e 11,7 per il 2021. Molto più succulenta la quota per i parcometri: 21,2 milioni per il 2020 e 20,2 per il 2021. Poi c’è un altro milione l’anno per i cosiddetti parcheggi aggiuntivi. Il computo finale è di 33,8 milioni per il 2020 e 33,4 per il 2021. A questi fondi, poi, va aggiunta la quota di copertura di dicembre 2019: il vecchio contratto era scaduto il 3 dicembre quindi va “coperto” il lavoro fatto da Atac nello scorso mese. Per questo, la Giunta Raggi riconosce ad Atac una quota supplementare di 2 milioni e 600mila euro. 
La delibera in discussione oggi, poi, chiarisce anche quanto effettivamente Atac dovrebbe incassare dai parcheggi, soldi che poi verranno “girati” al Campidoglio. Due milioni e 700mila incassati a dicembre 2019 e quasi 36milioni per il 2020 e il 2021 che generano, alle casse comunali, un surplus di un paio di milioni abbondanti per ciascun anno e 156mila euro per il mese dello scorso dicembre. 

domenica 18 novembre 2018

SOSTA A PAGAMENTO PER I RESIDENTI, È RIVOLTA

Inizia a montare sui social la polemica sull’eventualità che il Campidoglio rimuova l’esenzione per i residenti alla sosta gratuita per le auto lungo le principali arterie dello shopping romano. 
Secondo quanto pubblicato sulla propria pagina facebook dal presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno (M5S), già a Natale in via sperimentale si potrebbe cancellare questa esenzione per i residenti nei giorni feriali e orari diurni (“dalle 10 alle 18 o 19”) in zone come “viale Libia, via Cola di Rienzo o viale Trastevere” mentre “nelle vie limitrofe, parallele, tangenziali, continueranno ad essere mantenute le attuali esenzioni”. Piano piano, però, al diffondersi della notizia iniziano le prime proteste sulla rete: sulla pagina facebook “Prati in Azione” l’iniziativa è già stata bollata come “un’altra brillante idea per pescare nelle tasche dei cittadini”: “per incentivare il commercio, invece di migliorare il trasporto pubblico, si penalizzano i residenti che da qualche parte la propria auto dovranno pur metterla” e “in certe zone non esistono garage nelle proprie palazzine”. Insomma, al netto dei potenziali vizi di illegittimità, sarà dura per il Campidoglio far digerire un provvedimento simile. 

venerdì 17 novembre 2017

CAOS SULLE STRISCE BLU


Reazioni ufficiali da parte dell’Amministrazione Raggi non ce ne sono state segno evidente che l’annuncio della nuova delibera sulla sosta tariffata anticipato a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, non è certo una sorpresa.
Sulla rete i commenti sono nella quasi totalità negativi: per uno che sostiene le idee dell’Amministrazione grillina altri nove esprimono ben più che scontento. Si va da un ironico “ma nel garage posso sta’ tranquillo o me le mettono (le strisce blu, ndr) pure là” ad un più concreto “mi sembra solo un modo di spillare soldi”. O, ancora: “poi metterei anche gli autovelox in città”, “sta imparando a fare il sindaco, dopo le strisce blu, gli autovelox per fare cassa, poi cambio di limite di velocità ogni 4 o 500 metri”. 


Insomma, i romani non hanno accolto bene l’idea di allargare le aree soggette a sosta tariffata; incrementarne il costo fino a 3 euro; includere nelle strisce blu (calmierate a 50 centesimi) anche gli ospedali; cancellare, almeno in alcune zone, tanto il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio quanto la riserva del 20% di posti auto gratuiti e ridurre a una sola le due targhe esentate dal pagamento per nucleo familiare residente. 


Anche la politica non lascia passare sotto silenzio le idee dell’Amministrazione capitolina. "Quando c’è da mettere le mani nelle tasche dei romani i 5 Stelle sono sempre i primi, ma in materia di trasporto pubblico in 17 mesi hanno fatto solo danni”, dice il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, che aggiunge: è “un modo per fare cassa e colpire i cittadini”. Gli dà manforte il collega di partito, Andrea De Priamo, vicepresidente del Consiglio comunale: “Se davvero i grillini tradurranno gli annunci dell'assessore ombra alla Mobilità Enrico Stefàno in atti concreti siamo pronti ad una grande battaglia alla quale chiameremo i cittadini indignati”. Anche il Pd fa sentire la sua voce: “Allargare le strisce blu su quasi tutta Roma troverebbe una ratio solo se in questi due anni il trasporto pubblico fosse migliorato”, afferma la consigliera comunale Ilaria Piccolo che ricorda come anche Marino tentò un’operazione simile “cui il TAR si oppose bocciando le modifiche proposte”.

E le strisce blu romane approdano anche alla Camera, con la vice capogruppo della Lega, Barbara Saltamartini che dice: “Cara Raggi, se le metti noi le cancelliamo. È assurdo che dopo lo zero fatto fino ad oggi, la Raggi si svegli per varare un provvedimento che è una stangata per i romani. Ennesima conferma che Pd e M5S sono uguali, sempre pronti a fare cassa con i soldi dei romani”.



In origine fu la sentenza 218 del maggio 2008 del Tar: Gianni Alemanno era diventato sindaco di Roma esattamente da un mese e da soli 11 giorni aveva nominato la sua Giunta dove l’avvocato Sergio Marchi ricopriva il ruolo di assessore alla Mobilità. Il 28 maggio si abbatté la sentenza del Tribunale amministrativo che annullava parzialmente la vecchia delibera Veltroni 104/2004 che allargava le strisce blu a dismisura. 
E il Comune non fece ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza. 
Per cui la sentenza divenne definitiva stabilendo che sono necessari “studi con dati obiettivi” per stabilire che “il numero dei parcheggi sia commisurato al fabbisogno effettivo”, rispettando le “esigenze dei residenti”. Inoltre, il Tar ritenne “illegittima la violazione, da parte dei Comuni, dell'obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento”.

Non ricorrere al Consiglio di Stato fu una mia decisione”, racconta oggi l’ex sindaco, Gianni Alemanno. “Io decisi di cavalcare questa sentenza del Tar per ridisegnare completamente il sistema della sosta tariffata su strada”.
E fu la Giunta Alemanno, infatti, a varare l’attuale sistema che, dal 2008, ha resistito già al tentativo di Ignazio Marino di cambiarlo. Un tentativo che si è infranto, di nuovo, sui Tribunali Amministrativi.
L’idea che il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, ha annunciato non tiene conto che dalla crisi economica ancora non siamo fuori e che non sarebbe un modo per privilegiare il trasporto pubblico ma solo uno schiaffo in faccia ai romani. Le cosiddette aree di pregio altro non sono che le vie dello shopping e degli uffici: la maggioranza delle auto che vi sostano sono dei commessi e degli impiegati che, magari, vengono dall’estrema periferia della città dove non ci sono adeguati mezzi pubblici. Aumentare il costo orario delle strisce blu e cassare il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di sosta significa colpire queste categorie, far pagare loro un costo extra per andare a lavorare. Noi saremo in piazza a guidare la rivolta” afferma ancora Alemanno.

Dopo la sentenza del Tar, le strisce blu rimasero sospese in città per 110 giorni fino al 15 settembre. Con le immancabili polemiche: l’allora opposizione di centrosinistra che accusava l’Amministrazione Alemanno di insensibilità, di favorire il traffico e danneggiare l’ambiente e, soprattutto, di danno erariale per i mancati introiti.

Anche la Corte dei Conti mi mise sotto indagine - racconta l’ex Sindaco - per danno erariale. Ovviamente sono stato assolto e l’inchiesta archiviata. E, ovviamente, in quei mesi sono stato sottoposto a una forte pressione mediatica della sinistra che sosteneva una sorta di lotta fra il trasporto pubblico e quello privato. Il Movimento 5Stelle, con questa idea delle strisce blu in tutta Roma, eredita questa contrapposizione per altro fondata sul falso assioma che il trasporto privato finisce per ostacolare quello pubblico. Il problema continua a essere che si ricorre al trasporto privato proprio perché quello pubblico è inefficiente”.


A questo punto, secondo Alemanno, “I 5Stelle devono dotare Roma di un sistema di trasporto pubblico efficiente prima di mettere mano alle strisce blu che devono rimanere così come sono. L’unica strada percorribile è quella, con le opportune verifiche, di costruire parcheggi sotterranei”.


La sentenza del Tar dice che nessuna modifica alla regolamentazione delle strisce blu nella capitale potrà essere adottata senza la partecipazione degli utenti”. In una nota il Codacons rivendica il suo diritto ad essere coinvolto nelle decisioni sulla tariffazione della sosta: “è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato parte nei procedimenti relativi alla definizione dei parcheggi a pagamento di Roma, dopo i ricorsi vinti dall'associazione che portarono sotto la giunta Alemanno alla cancellazione di tutte le strisce blu nella capitale”.
E il Comune farebbe bene a pensarci, visto che fu proprio un ricorso del Codacons, accolto dal Tar, contro la delibera Veltroni 104/2004, a determinare il cataclisma del 2008 che portò il sindaco Alemanno a riformare la sosta tariffata inserendo la quota del 20% dei posti anni gratuiti e il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio, entrati nel mirino della futura “riforma Raggi”. 
E Carlo Rienzi, presidente del Codacons, a Il Tempo dice: “Noi abbiamo la titolarità a discutere con l’Amministrazione comunale e siamo pronti a confrontarci con il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, e il presidente della Commissione, Enrico Stefàno. Prima, però, va interrotta la tolleranza della Polizia Municipale verso la sosta davanti i cassonetti, in doppia e tripla fila. Il Codice della Strada va fatto rispettare, questo prima ancora di tutto. E, in ogni modo, le strisce bianche non si possono eliminare. Anche perché non è vero che aumentare il costo della sosta si traduce in meno macchine in centro: significa solo che in centro finiscono per entrare solo quelli che possono permetterselo”.
E, infatti, la nota del Codacons ribadisce ufficialmente: “Il Sindaco Raggi e il consigliere Stéfano devono convocare il Codacons e far partecipare l'associazione alla definizione della nuova delibera, in rappresentanza dei cittadini romani. In nessun caso sarà possibile eliminare i parcheggi gratuiti perché ciò contrasterebbe con le norme del Codice della Strada, e anche eventuali incrementi tariffari dovranno essere decisi quartiere per quartiere, attraverso una dettagliata istruttoria che individui le zone con particolari criticità sul fronte del traffico e della viabilità”.
Ancora Rienzi: “Le norme che regolano le strisce blu, Codice della Strada, circolari del Ministero dei Trasporti, regolamenti comunali, sono piuttosto stringenti. Qualsiasi delibera che non terrà conto di ciò e che non prevederà la presenza del Codacons alla sua redazione, sarà impugnata al Tar del Lazio e verrà annullata esattamente come le precedenti”. 



La riforma del sistema della tariffazione della sosta, anticipata a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio, il grillino Enrico Stefàno, contempla la possibilità che nella futura nuova delibera quadro che ridisegna il sistema dei parcometri, possano essere cancellati due elementi introdotti dalla Giunta Alemanno in seguito alla sentenza del Tar del 2008. Il primo è il mini abbonamento da 4 euro: inserendo tutti insieme 4 euro nel parcometro, viene consegnato dalla macchinetta un tagliando valido 8 ore consecutive. Il secondo elemento è la riserva del 20% dei posti auto “bianchi”, cioè gratuiti. Alemanno li istituì con due criteri: il primo la diffusione sul territorio, cioè evitare la concentrazione di questi stalli gratuiti tutti insieme ma sparpagliarli sulle strade. Secondo criterio: le auto possono sostare, con il disco orario, solo tre ore. Poi sarebbero obbligate ad andarsene.
La cancellazione di questi due elementi più la riduzione da due a una sola targa per nucleo familiare esentata dal pagamento del parcometro, potrebbe comportare per i romani un aggravio assai consistente delle spese da sostenere.
Non bastassero il bollo di circolazione (la tassa di possesso) e l’assicurazione, in città si rischierebbe di dover ricorrere a un garage privato - altissima la probabilità che possano aumentare vertiginosamente i costi che oggi oscillano per vettura fra i 100 euro fino anche a 250 euro in alcune zone di pregio e prive di posti auto su strada - oppure alla necessità di dover pagare l’abbonamento mensile. Settenta euro, tanto è il costo per poter parcheggiare la propria auto in strada, sulle strisce blu, senza il rischio di beccarsi una multa di 41 euro se non si paga e di quasi 29 se è scaduto il ticket del parcheggio. 

Settanta euro al mese per ogni veicolo oltre il primo: un totale di 840 euro annui, praticamente il costo di un’assicurazione (neanche troppo a buon mercato). 
Difficile quantificare le alternative: le strisce blu sono attive dalle 8 di mattina praticamente tutte, fino alle 18, alle 19, alle 20, alle 23 o anche alle 3 di notte, a seconda delle zone e dei quartieri, più o meno tutti i giorni, con l’esclusione della domenica. Tranne alcune aree all’interno della Ztl a 1,20 € l’ora, il costo è di 1 euro ogni 60 minuti. Coprire integralmente il costo massimo con i ticket potrebbe arrivare a costare anche circa 5mila euro l’anno. Una cifra improponibile.   





giovedì 16 novembre 2017

LA RAGGI CI FA A STRISCE. BLU



Strisce blu praticamente in tutta Roma, via la riserva del 20% di parcheggi gratuiti, cancellazione dei miniabbonamenti da 4 euro/8 ore di sosta; tariffazione anche vicino gli ospedali, riduzione da 2 a 1 targa per nucleo familiare esentata dal pagamento dei parcometri e, dulcis in fundo, aumento fino a 3 euro del costo di ogni ora di parcheggio su strada. Questa è la sintesi della delibera che la Mobilità capitolina sta studiando per portarla in Aula già verso la prossima primavera. 
Spiega Enrico Stefàno, giovane presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio e uno dei quattro “vecchi” della pattuglia 5Stelle in Campidoglio (insieme al sindaco, Virginia Raggi, al presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, e all’assessore allo Sport, Daniele Frongia): “Per febbraio potremmo essere pronti ad andare in Consiglio comunale con una delibera di indirizzo che sarà lo strumento per poi modulare zona per zona la riforma della sosta”.

TUTTA ROMA CON LE STRISCE BLU
Il primo dato della (futura) nuova Delibera è l’allargamento praticamente a tutta la città delle strisce blu, oggi confinate solo nelle zone più centrali. “Vogliamo estendere la sosta tariffata in tutte le sei zone in cui la città è stata suddivisa dal Piano Generale del Traffico urbano (Pgtu)”, spiega Stefàno. In sostanza, se si escludono le aree di aperta campagna al di fuori del Grande Raccordo Anulare, questa estensione delle strisce blu riguarderà ogni zona in cui ci sono case e uffici: da Ostia, Vitinia e Acilia, fino a Pisana, Aurelia e Boccea, Flaminia, Cassia, Grottarossa e Castel Giubileo; Centrale del Latte e La Rustica; Tor Bella Monaca, Torre Angela e Anagnina; Ardeatina, Laurentina e Colombo. “In periferia - aggiunge Stefàno - ovviamente sarebbe un costo molto più basso rispetto al centro”.

LE AGEVOLAZIONI DI OGGI
Oggi i posti auto tariffati sono poco più di 76mila, con un costo di 1 euro l’ora. Però sono previste delle agevolazioni: intanto, dopo una serie di sentenze, il 20% dei posti su strada deve essere lasciato bianco. E, inoltre, è prevista una forma di mini abbonamento giornaliero: mettendo 4 euro nel parcometro, si può lasciare la macchina ferma 8 ore. 

AUMENTANO I COSTI PER I ROMANI
Alziamo la tariffa e via le agevolazioni: “Prevediamo, almeno per alcune zone, di arrivare anche a 3 euro l’ora e di eliminare la possibilità sia dell’abbonamento giornaliero da 4 euro per 8 ore che la cancellazione del 20% di posti auto ‘bianchi’”, spiega Stefàno che chiarisce: “Non si tratta di essere dei talebani contro l’uso delle autovetture private ma dobbiamo far ruotare le macchine e ridurre il traffico privato per fluidificare il trasporto pubblico. L’apertura della Metro C a San Giovanni potrebbe essere una buona motivazione per risolvere il problema delle sentenze del Tar”.
Le zone dove si abbatterà il salasso non sono ancora state identificate ma gli indizi puntano tutti verso le grandi strade dello shopping: via Cola di Rienzo, via Appia Nuova, via Tuscolana, viale Libia. Il che, se da un lato potrebbe evitare che chi fa shopping stia parcheggiato ore e ore, dall’altro potrebbe creare i problemi a chi in quelle strade, nei negozi, ci lavora. E che, quindi, finirebbe per versare una fetta dello stipendio giornaliero nelle casse del Comune.

A PAGAMENTO ANCHE NEGLI OSPEDALI
Altra novità è quella di far pagare la sosta anche vicino gli ospedali: “L’idea - dice Stefàno - è una tariffa calmierata, ad esempio 50 centesimi l’ora. La presenza degli ausiliari della sosta scoraggerebbe l’odioso fenomeno dei parcheggiatori abusivi”. Purtroppo, l’esperienza del Policlinico Umberto I e del Bambin Gesù sul Gianicolo dove la sosta è a pagamento e gli abusivi imperversano dimostra che il rischio concreto è quello che l’automobilista paghi due volte: una l’obolo all’abusivo per non avere danni alla macchina e l’altra il parcometro al Comune. 

MENO AUTO ESENTATE A FAMIGLIA
L’altra grande novità è il taglio, da due a una, delle targhe per ciascun nucleo familiare, esentate dal pagamento della sosta. “Abbiamo verificato che nelle aree di sosta tariffata le due targhe significano trasformare le strade in un garage per i residenti”.

UNA MANNA PER LE CASSE COMUNALI
L’ultimo contratto di servizio fra il Campidoglio e Atac sulla sosta tariffata, siglato dall’Amministrazione Raggi, non lascia molti dubbi: l’incremento dei posti blu avrebbe effetti immediati sulle casse capitoline
Non facili a quantificarsi: i ricavi, fino al 2014, erano pari a 32 milioni e mezzo di euro l’anno. Di questi, Atac riconosceva al Comune poco meno di 4 milioni di euro. Con il nuovo contratto, invece, Atac diventa solamente esattore della tariffa e “gira” tutti gli incassi al Campidoglio. Il quale, a sua volta, paga Atac. Ecco, quindi, che nel bilancio 2016, il Comune stima di incassare oltre 30 milioni di euro dalla sosta e di pagarne ad Atac, come spese, quasi 29. Insomma, rispetto a quando Atac incassava e “girava” al Comune, il Campidoglio ci perde un paio di milioni di euro. Di conseguenza, viste le disposizioni contrattuali fra Atac e Campidoglio, un aumento dei posti blu farebbe incrementare i soldi a disposizione del bilancio comunale 


Napoli e Genova hanno la tariffa minima per le strisce blu più bassa: 50 centesimi l’ora. Milano è la più cara: ogni ora dalla terza in poi, dentro l’Area C (la zona centralissima) costa ben 4 euro e mezzo. 

LE STRISCE BLU NELLE 10 MAGGIORI CITTÀ ITALIANE
Le strisce blu sono ovunque: le dieci più grandi città italiane per popolazione le hanno adottate tutte quante, ogni città ha diviso il tuo territorio in diverse zone modulando i costi. Più si va verso il centro, più lasciare la macchina in strada, costa. E Roma ha, tutto sommato, un costo basso: 1 euro l’ora ovunque tranne le zone a traffico limitato dove il prezzo, stando al sito di Atac, è 1 euro e 20. Una tariffa meno cara di quelle massime di Napoli e Torino (tariffa 2,5 euro/ora), Bologna (2 euro e 40), Bari e Genova (2 euro), Firenze e Palermo (1 euro e mezzo l’ora). Meno di noi solo Catania che ha un costo fisso di 87 centesimi l’ora, qualsiasi zona cittadina.

ABBONAMENTI PER I RESIDENTI
Decisamente diversificata la politica seguita dalle varie amministrazioni cittadine sul modo di trattare i residenti rispetto alla sosta a pagamento. Stando al sito di Atac, un abbonamento mensile per le strisce blu costa 70 euro. La più economica si conferma Catania: un residente può avere l’abbonamento per la sosta a pagamento alla modica cifra di 18 euro e spicci. Napoli e Milano, Bologna e Firenze adottano politiche simili: il costo è legato alla zona di residenza e un abbonamento può arrivare in entrambe sui 150 euro come costo massimo. Bologna e Firenze, invece, sono molto meno esose: si va dai 40 euro di entrambe fino ai 50 del costo massimo nella città di Dante e ai 70 per Bologna. Se Roma sembra cara, aspettare di vedere Torino: sul sito istituzionale il costo di un abbonamento arriva a 180 euro però consentendo a ciascun residente di avere “pagate” due targhe. In modo simile a Torino, quanto fatto da Genova e Bari: la prima targa costa poco, rispettivamente 2t5 e 30 euro, ma la seconda arriva a 300 euro. 

I COSTI DEL TICKET BUS
Leggermente diversa la situazione sul costo del biglietto dell’autobus. Roma, Milano e Torino hanno tutte lo stesso costo: 1 euro e mezzo per 90 minuti di validità. Sempre 90 minuti vale anche quello di Napoli, ma a 1 euro e 60, di Palermo (1 euro e 40) e di Firenze (1 euro e 20), mentre valgono 75 minuti i ticket bus di Bologna (costo 1 euro e 20) e Bari (solo 1 euro). Vince la medaglia d’oro Catania: il biglietto dura 120 minuti e costa solo 1 euro e 20.

ABBONAMENTI MENSILI
La maglia nera del costo sull’abbonamento la prende Atac: un “impersonale”, quindi cedibile, costa 53 euro, a fronte dei 46 di Genova, 42 Palermo, 40 euro Catania e 35 tutte le altre città. Lievemente più complesso analizzare i costi degli abbonamenti per studenti: Roma li lega al reddito Isee, Napoli ha un costo annuale molto basso e la più cara risulta Torino, con una differenza fra l’abbonamento normale (35,5 euro) e quello per studenti (28,4 euro) piuttosto risicata anche perché la tariffa va pagata annualmente.

LA GIUNGLA DELLE ZTL
Roma lega i permessi per la Zona a Traffico limitato al reddito Isee, al tipo di vettura, al numero di targhe associate e alla durata del permesso (annuale o quinquennale). Quindi la giungla dei costi di un tagliando segna da un minimo di 94 euro fino a oltre 2mila per un annuale. 
Milano ha avviato l’Area C: chi ha bisogno di entrare paga un ticket giornaliero che va dai 2 euro per i residenti a Milano ai 3 euro per le aziende ai 5 per i non residenti. 
Il paese della cuccagna dei residenti è dato dal duo Bologna e Catania: qui i residenti non pagano il permesso e possono segnarvi sopra ben due targhe. A Napoli il sito istituzionale riporta un costo di 10 euro per il primo permesso Ztl per i residenti, 25 per una seconda targa e 50 per una terza. Genova si conferma città economica sul primo permesso (27 euro) ma la stangata è sulla seconda targa: 300 euro. Seconda targa non consentita a Bari, Palermo e Torino mentre a Firenze un residente può segnare 3 targhe sul proprio permesso Ztl che costa solo 30 euro.