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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 6 settembre 2016

STADIO, SI ENTRA NELL'ITER FINALE


Il gong suona alla mezzanotte di oggi. 
È il tempo “concesso” dalla Regione Lazio al Comune di Roma perché gli uffici capitolini possano inviare una lettera formale con la quale si assumono la responsabilità di affermare che il progetto sullo Stadio della Roma di Tor di Valle non risponde a quanto stabilito dalla delibera di pubblico interesse votata a dicembre 2014 dall’Assemblea Capitolina. 
Lo scorso 30 agosto, il Campidoglio aveva trasmesso il progetto alla Regione con alcune relazioni allegate. Ma, per gli uffici regionali, era necessario che a questa trasmissione fosse aggiunta una sorta di dichiarazione ufficiale con la quale il Comune attestava che il progetto rispondeva alle prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. 
Questa posizione della Regione aveva dato vita a un paio di botta e risposta a mezzo stampa fra Paolo Berdini, assessore comunale all’Urbanistica, e la Pisana. In sostanza, il Campidoglio sosteneva che questa sorta di “conferma” del pubblico interesse fosse implicita nella trasmissione stessa degli atti. Per uscire fuori da questo ginepraio, la Regione ha giocato sul silenzio-assenso: se entro il 6 settembre tu Comune non mi neghi questa conferma, la daremo per assodata. 
Sono le ultime ore, dunque, che, però, da quanto si apprende, trascorreranno tranquillamente senza che ci siano scambi ulteriori di corrispondenza fra la Pisana e gli uffici comunali. 
Ore che, in Regione, si stanno utilizzando per compilare la lista degli uffici da convocare per l’insediamento della Conferenza di Servizi. Il segretario generale della Regione, Andrea Tardiola, sta predisponendo le lettere di convocazione e sta esaminando se e come applicare la riforma Madia alla Conferenza di Servizi. 
In sostanza, secondo quanto Il Tempo ha appreso, quella che si aprirà nei prossimi giorni – la data precisa ancora non è stata fissata mentre la sede degli incontri dovrebbe essere con tutta probabilità quella degli uffici della Giunta regionale in via Cristoforo Colombo – potrebbe essere una conferenza molto ristretta: anche solo poco più di una decina di partecipanti in rappresentanza di svariati Enti e uffici. 

Il Campidoglio avrà un solo componente, come, per altro, già previsto nella stessa Delibera del 2014 in cui si fa riferimento al “rappresentante di Roma Capitale”, che parlerà per tutti i vari dipartimenti coinvolti (Ambiente, Sport, Urbanistica, Lavori Pubblici, Mobilità, Attività Produttive). La nomina di questo rappresentante, una nomina tecnica, è una competenza del dirigente del dipartimento in cui era incardinato il procedimento: nello specifico, quindi, è una nomina che spetta al direttore del Dipartimento Urbanistica, Annamaria Graziano. Che, con ogni probabilità, nominerà l’architetto Vittoria Crisostomi, direttore della Direzione Trasformazione Urbana, che, poi, è l’ufficio che specificatamente ha seguito più da vicino tutto l’iter dello Stadio. 
Fra gli enti e gli uffici che parteciperanno, salvo capire rappresentati da chi, sono previsti: Atac, Ama, Acea, Terna, Enel, Autorità di Bacino del Tevere, Prefettura di Roma, Vigili del Fuoco, Soprintendenza per l’area archeologica di Roma. Da verificare la presenza della Presidenza del Consiglio e del Ministero per i Beni Culturali e del Genio Civile. 
Fatti i debiti conti, quindi, già nella giornata di oggi è attesa una comunicazione ufficiale da parte della Regione e, nei prossimi giorni, finalmente, Comune, Regione, Enti vari e As Roma potranno sedersi al tavolo e aprire il corposo progetto: 55mila pagine da esaminare in 180 giorni.

sabato 3 settembre 2016

STADIO; MARTEDÌ 6 SETTEMBRE LA SVOLTA

Sul progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle, ieri, fra Regione e Comune sono stati scambiati colpi di sciabola, più che di fioretto. Tutta roba da circo mediatico, però, schermaglie politiche più che amministrative. 
In realtà, in assenza di sorprese dell’ultima ora, il prossimo martedì 6 settembre verrà convocata la Conferenza di Servizi regionale per esaminare, finalmente, il progetto su Tor di Valle. L’impasse degli ultimi due giorni, quindi, sembra essersi sbloccata. 
La conferma è arrivata nel pomeriggio di ieri, con una nota della Regione, in cui si sintetizza una lettera formale inviata in Comune con la quale si ribadisce “l'assenza dell'esplicitazione da parte di Roma Capitale della conferma dell'interesse pubblico per il progetto per il nuovo stadio della AS Roma”, aggiungendo: “poiché il Comune, pur segnalando carenze nei documenti e negli elaborati, ha richiesto l'avvio della Conferenza dei servizi, la Regione Lazio invita l'Amministrazione capitolina ad esplicitare, entro il 6 settembre, un'eventuale mancanza d'interesse pubblico”. 
In sostanza, il Campidoglio ha tempo fino a martedì per dire se il progetto “non” rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse del dicembre 2014
La nota della Regione, infatti, si conclude con l’affermazione che “in assenza di una formale espressione di contrarietà, si procederà quindi alla convocazione della Conferenza dei Servizi per esaminare con tutti i soggetti competenti, in modo pubblico e trasparente, la documentazione pervenuta”. 
Una geniale mossa del cavallo, da parte della Giunta Zingaretti: sfruttando il concetto di silenzio assenso, la Regione in questo modo esce dall’angolo nel quale la prima dichiarazione (“senza la conformità non convochiamo la Conferenza”) l’aveva infilata e rigetta, di fatto, la palla nel campo del Comune. 
Con questa missiva, la Regione si mette al riparo da eventuali giochini politici e, pur se in maniera non esplicita come inizialmente richiesto, obbliga il Comune a metterci la faccia. 
Ora, quindi, dal Campidoglio o parte una lettera formale che blocchi la convocazione della Conferenza con la motivazione che il progetto non risponde al dettato della delibera sul pubblico interesse del dicembre 2014 o, cosa più probabile, si conteranno tre giorni di silenzio e dal 6 settembre ci si sederà intorno al tavolo per esaminare, entro 6 mesi, nel dettaglio il progetto. Evidentemente, secondo quanto trapela dagli uffici comunali e da quelli regionali, il colloquio di mercoledì scorso fra il vicesindaco, Daniele Frongia, e il vicepresidente della Regione, Massimiliano Smeriglio, è servito a trovare una via d’uscita onorevole per entrambi gli enti. Anzi, secondo indiscrezioni, il vicesindaco si sarebbe mostrato molto ben disposto nei confronti del progetto giallorosso. 

Tuttavia, più ad uso e consumo delle agenzie e per far fibrillare ancora un po' i cuori dei tifosi della Roma, nel tardo pomeriggio l'assessore all'Urbanistica del Comune, Paolo Berdini, dirama una nota di risposta alla Regione: "Apprendo con vero stupore che la Regione Lazio pretende la formalizzazione dell'esistenza dell'interesse pubblico per il progetto del nuovo stadio della AS Roma entro il 6 settembre 2016, come reso noto da un comunicato di oggi. La Regione Lazio chiede dunque al Comune di Roma di preparare il provvedimento tecnico amministrativo, di discuterlo nella competente commissione consiliare e infine di sottoporlo all'Assemblea capitolina in sole 24 ore, visto che lunedì 5 sarebbe il primo giorno utile per avviare questa complessa procedura".

Si gioca un po' sull'equivoco: la Regione non domanda al Campidoglio una nuova delibera che confermi o smentisca la precedente ma chiede che vi sia una dichiarazione comunale con la quale o si riconosce o si smentisce che, per gli uffici comunali, il progetto presentato dalla Roma rispecchi quanto sancito dal Consiglio comunale nel 2014 con la delibera sul pubblico interesse. Una richiesta quella della Regione che, pur se politicamente sensata (obbligare il Comune a mettere da solo dei paletti per evitare sorprese in Conferenza di Servizi e porsi al riparo dal eventuali inchieste giudiziarie) è comunque un atto ridondante poiché la semplice trasmissione del progetto dal Comune, non essendo accompagnata da un atto espresso che neghi la rispondenza fra lo stesso e la delibera, è sufficiente a confermare che il pubblico interesse è stato rispettato. 


Paolo Berdini, assessore all'Urbanistica di Roma Capitale

Per onor di cronaca, qualora fosse necessaria una nuova delibera comunale, l'iter da seguire sarebbe proprio quello evidenziato da Berdini nella prima parte della sua nota che, però, prosegue asserendo: "Forse, azzardiamo, il rientro dalla ferie è stato traumatico e ha creato confusione. Ma, volendo tornare alla serietà del rapporto istituzionale si deve ancora una volta ricordare che il parere di sussistenza dell'interesse pubblico è già stato espresso dall'Assemblea capitolina nella precedente consiliatura. Se la Regione Lazio ritiene indispensabile che la nuova Assemblea capitolina debba confermare o smentire il precedente parere, deve chiederlo formalmente, sulla base della legislazione vigente, e concedere un congruo lasso di tempo. Il Comune di Roma ha più volte sostenuto che la conferma della sussistenza dell'interesse pubblico debba essere espressa in forma collegiale prima della formale apertura della Conferenza dei servizi, ma è ben disponibile ad accettare il percorso amministrativo che l'Ente Regione dovrà esprimere con atto formale e non attraverso dichiarazioni stampa". 

Michele Civita, assessore all'Urbanistica della Regione Lazio
Pronta la risposta di Michele Civita, assessore all'Urbanistica di Zingaretti: "Informo l'assessore Berdini che la verifica, richiesta formalmente più volte dagli Uffici regionali ai competenti uffici capitolini è tecnico-amministrativa e riguarda la conformità tra le prescrizioni contenute nella delibera approvata dall'Assemblea capitolina che ha riconosciuto il pubblico interesse e il progetto definitivo della stadio della Roma presentato. Quindi è una verifica che devono fare i competenti uffici capitolini e non l'Assemblea capitolina che si è già espressa. Tale verifica è propedeutica all'indizione della Conferenza dei Servizi. Confermo comunque l'indicazione espressa nella lettera inviata oggi di avviare la Conferenza dei Servizi se entro il 6 settembre l'amministrazione capitolina non espliciterà un'eventuale mancanza d'interesse pubblico sul progetto".
Insomma, schermaglie politiche che giocano molto, equivocando, sulle parole e poco hanno attinenza con le procedure. 
Da martedì 6 settembre, quindi, è probabile attendere l'inizio del conto alla rovescia: 180 giorni per decidere se la Roma potrà avere una “casa” di proprietà e coronare un sogno lungo praticamente 20 anni. 

mercoledì 31 agosto 2016

LO STADIO FRA PONZIO E PILATO


Un’euforia durata pochi minuti quella dei tifosi della Roma: alla notizia dell’avvenuto trasferimento in Regione da parte degli uffici capitolini delle carte relative al progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle, i social network sono letteralmente esplosi. 
Neanche il tempo, però, di assaporare la fine del limbo in cui il progetto era finito negli ultimi 3 mesi che dalla Regione arriva, attraverso una nota, la doccia fredda: “Il Comune di Roma
Capitale ha trasmesso il progetto del nuovo Stadio della Roma presentato dalla Società Euronova il 30/5/2016. Nella nota di presentazione del progetto manca l’espressione del parere di conformità alla delibera votata dal Consiglio comunale con la quale si dichiarava la pubblica utilità dell’opera e si evidenzia esclusivamente il permanere di alcune carenze di documenti/elaborati. Nella nota di accompagno al progetto, a firma del Direttore del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale e a seguito del lavoro svolto dal gruppo interdipartimentale, sono allegate inoltre, le relazioni dei dipartimenti interessati. Nei prossimi giorni gli Uffici della Regione esamineranno l’intera documentazione pervenuta”.
In sostanza, nel trasmettere la documentazione, l’assessorato all’Urbanistica guidato da Paolo Berdini – che, secondo quanto si apprende, avrebbe gestito tutta la pratica in splendida solitudine – avrebbe omesso di inserire una dichiarazione con la quale si certifica che il progetto rispecchia tutti i dettami della delibera di pubblico interesse del dicembre 2014, ribadendone, quindi, la pubblica utilità. 
Una certificazione questa che potrebbe anche essere considerata ridondante: il semplice fatto di aver trasmesso il progetto, senza accompagnarlo, come avvenne nel 2015 con la prima lacunosa versione, da una lettera che lo identifichi come non idoneo a entrare in Conferenza di Servizi, dovrebbe sottintendere che, questa volta, esso sia completo in ogni
sua parte. Anche perché questa richiesta della Regione va a contraddire lo spirito e la lettera della “legge stadi” che è quello di semplificare e snellire le procedure.

Tuttavia, dalla Regione, che avrà ora 5 giorni di tempo per esaminare i documenti spediti dal Campidoglio e chiedere le integrazioni che riterrà necessarie a partire proprio da questa “dichiarazione di conformità”, trapela una lettura che va al di là del formalismo burocratico: si vuole evitare, in sostanza, che sia la Regione a sostituirsi al Campidoglio in un atto di competenza comunale e, contemporaneamente, mettersi al riparo dal rischio di cambi di parere in corso di Conferenza di Servizi e da eventuali future inchieste giudiziarie.
Uno scoglio, questo, che, tutto sommato, sarebbe possibile superare in pochi minuti: si tratta di redigere una semplice lettera con la quale il Campidoglio ribadisce che il progetto presentato dalla Roma rispecchia quanto stabilito nella delibera del dicembre 2014. Un atto che, se c’è la volontà politica, si può redigere in un quarto d’ora.

Dal Campidoglio, però, parte l’ennesima supercazzola: di fronte all’obiezione avanzata dalla Regione, la Giunta Raggi si limita a dichiarare: “Roma Capitale ha trasmesso il progetto dello stadio dell'A.S.Roma, presentato dalla società Euronova, alla Regione Lazio. Ogni parere nel merito verrà espresso in sede di Conferenza dei servizi, che sarà occasione di confronto limpido e trasparente tra le parti". Nella nota, il Campidoglio ribadisce "la volontà, da parte dell'amministrazione capitolina, di realizzare lo stadio nel pieno rispetto delle regole". Un mantra, questo del rispetto delle regole, che sembra solo un modo per prendere tempo. 
A stretto giro, parte una velina ufficiosa del Campidoglio: “Il parere di conformità non è in alcun modo vincolante all'apertura della Conferenza dei servizi. Se fosse confermato che della Pisana sono pronti a bloccare l'iter naturale del progetto rinviando l'apertura della Conferenza sarebbe molto grave. Ci auguriamo e vogliamo sperare che la Regione Lazio non si metta di traverso. L'iter del progetto deve andare avanti”.
La Roma e Parnasi, intanto, esprimono comunque soddisfazione per l’avanzamento dell’iter: James Pallotta, presidente dell’AS Roma, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti per l’avanzamento della procedura, un ulteriore passo verso la realizzazione di una delle opere più importanti in Italia”, mentre Luca Parnasi, presidente di Eurnova, ha dichiarato: “Desidero esprimere, da imprenditore che opera nella nostra città, un sentito ringraziamento a tutti gli uffici coinvolti e confermare la nostra disponibilità ad un constante dialogo durante la prossima fase dell'iter amministrativo”.

Cosa succede a questo punto. 
La Regione, da quanto si apprende, non intende convocare e aprire la Conferenza di Servizi decisoria in mancanza di questo parere e, trascorsi i prossimi 5 giorni, da via Cristoforo Colombo dovrebbe partire alla volta del Campidoglio una richiesta formale per ottenere questo documento. Il Comune, oltre guadagnare 5 giorni con questa melina, si troverà o a dover poi fornire il documento mancante o ad assumersi la responsabilità politica di non far aprire la Conferenza regionale. 

Con la Roma, i suoi tifosi e un investimento da 1,7 miliardi di euro, messi in mezzo in una partita a tennis fra Ponzio e Pilato.


lunedì 29 agosto 2016

STADIO; TERMINI SCADUTI, TUTTO ANCORA FERMO


Termine scaduto: i 90 giorni che la legge 241/90 attribuisce al Comune per dare una qualunque risposta circa il progetto Stadio della Roma a Tor di Valle sono terminati ieri. Cadendo il 28 agosto di domenica, la deadline slitta ad oggi. 
Ma non sembra che, per la giornata odierna, si debbano attendere novità da parte del Campidoglio. 
Siamo, sostanzialmente, fermi a prima delle vacanze estive: gli uffici hanno completato l’iter di esame preliminare delle carte e, nelle relazioni prodotte, nessun funzionario, in attesa di un sussurro che palesi la reale volontà politica della Giunta Raggi, sembrerebbe essersi assunto l’onere di indicare se il progetto può essere trasmesso in Regione oppure necessiti di ulteriori documenti integrativi. La cui eventuale richiesta, comunque, oggi andrebbe fuori tempo massimo e suonerebbe molto come un disperato tentativo di prender tempo. 

I proponenti tuttavia si attendono un qualche tipo di cenno da parte degli uffici capitolini entro questa settimana. Il distacco dell’assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, in tutta questa vicenda, però, non lascia margine ad eccessivi ottimismi. 

Resta da giocare, per i proponenti, la carta ricorso al Tar. 

Al momento, secondo quanto trapela da Casa Roma, l’ipotesi di ricorrere alla giustizia amministrativa viene vista come una extrema ratio, una strada da seguire se dovesse permanere questo silenzioso e grigio limbo entro cui Berdini ha confinato il progetto sul quale sia lui che lo stesso Sindaco avevano espresso in molte e diverse occasioni ben più che mere riserve. Un ricorso al Tar che, qualora avvenisse, segnerebbe un cambiamento netto nei rapporti fra la Roma e il Campidoglio, fino ad oggi improntati su una cauta freddezza e che, dal momento dell’eventuale presentazione del ricorso, si trasformerebbero di fatto in una guerra aperta. 

sabato 20 agosto 2016

STADIO; IL COMUNE NELL'IMPASSE

La grande impasse: è il titolo dell'aria che tira nei corridoi dei dipartimenti capitolini sul dossier Stadio della Roma di Tor di Valle.

La data del 28 agosto - scadenza dei 90 giorni di tempo che la legge (241/90) assegna alla Pubblica Amministrazione per rispondere a una qualsiasi istanza presentatale e, quindi, dire se il progetto può andare in Regione o meno - si avvicina a grandi passi e, pubblicamente, si ostenta grande tranquillità.
È il caso del vicesindaco, Daniele Frongia che, l'altro ieri ancora rassicurava: "Stiamo lavorando, siamo nei tempi stabiliti dalla legge e siamo in procinto di mandare la documentazione in Regione per la conferenza dei servizi. La data fissata, anche se dovrei parlarne con l’assessore competente (Paolo Berdini, ndr), credo sia fine mese". Se non che, in realtà, l'esame delle carte è praticamente fermo a fine luglio. Da allora, più o meno a turno, tutti i funzionari sono andati in ferie - compreso lo stesso Berdini che rientrerà lunedì 22 - e molti di loro sono ancora al mare o in montagna. 
E tutto, appunto, è fermo a quanto già, bene o male, si sapeva. L'esame delle carte da parte dei diversi dipartimenti capitolini, riuniti in un apposito gruppo di lavoro interassessorile dall'epoca di Caudo e Marino, è terminato. E anche da un bel po'. 

Talmente da tanto tempo che alla fine, i funzionari, hanno iniziato anche a "prenderci gusto" e ad entrare nel merito delle soluzioni progettuali adottate. Cosa che, però, compete alla Conferenza di Servizi regionale. Al Comune, a questo punto dell'iter, spetta un unico compito: verificare se il dossier presentato sia completo a termini di legge (DPR 207/2010) e adempia agli obblighi previsti dalla delibera di pubblico interesse del 22 dicembre 2014. Un compito riassumibile in una specie di spunta della "lista della spesa". 



Invece, le incertezze e i tentennamenti della Giunta Raggi che, oramai, sul tema è passata dal "low profile" al "no profile", hanno spinto i funzionari comunali a temporeggiare e ingannare il tempo, diciamo così, entrando nel merito, quasi si fosse già giunti in Conferenza di Servizi decisoria. 
E le relazioni prodotte fin qui, relazionano sì ma non decidono. 
In sostanza, da quanto si apprende, nessun ufficio si è voluto assumere la responsabilità di dire "no, il progetto è incompleto e non può andare in Regione", né di dire "sì, per noi è a posto, mandatelo pure". 

Siamo nel limbo, dunque, legato, secondo radio Campidoglio, proprio alla sostanziale indecisione dell'Amministrazione. Le posizioni espresse in campagna elettorale dal sindaco Virginia Raggi ("revocheremo il pubblico interesse"), dall'assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini ("uno scempio"), e - al di là di parole di circostanza - anche dal vicesindaco Daniele Frongia ("non è una nostra priorità") sembrano pesare come macigni. Insomma, tanto non si sa che pesci prendere, che dall'Urbanistica stavano lavorando a una ipotesi di lettera da spedire a tutti i vari Dipartimenti capitolini più o meno del tenore: "vista la vostra relazione, qual è la vostra conclusione? Avete bisogno di ulteriori integrazioni documentali o possiamo mandare le carte in Regione?".



Attenzione: qualora qualche ufficio chiedesse, oramai a ridosso della scadenza, ulteriori carte, si aprirebbe un fronte di potenziale attrito con la Roma. 
Arrivare sotto la scadenza dei 90 giorni e scoprire che manca qualcosa - in special modo se fosse qualche carta non fondamentale - farebbe intendere solo una tattica dilatoria, quasi ai limiti di una possibile impugnabilità. 
Dallo staff della Raggi viene ribadita grande serenità: "Non c'è nessun ritardo sull'iter procedurale. La scadenza è fissata al 28 agosto. L'Amministrazione si è insediata questa estate e gli assessorati di competenza sono al lavoro sul progetto. Già nei prossimi giorni potranno esserci sviluppi e, come ribadito più volte, c'è tutta la volontà che lo Stadio si faccia nel pieno rispetto delle regole".



Dal lato Roma, inizia a trapelare un po' di preoccupazione per questo limbo in cui il progetto è precipitato dall'insediamento della Raggi lo scorso 7 luglio. Un punto fermo dei proponenti è quello che il progetto vada in Conferenza regionale e che sia quella la sede per eventuali "trattative" sul merito e, contemporaneamente, trapela la disponibilità a confrontarsi purché si annodi un dialogo ad oggi inesistente. Resta da capire se, qualora la data del 28 agosto trascorresse senza che vi siano novità, ci sia la volontà di attendere ancora le decisioni del Comune e per quanto, oppure ricorrere al Tar per la nomina del commissario ad acta.