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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 18 febbraio 2020

STADIO; ANCORA CIARLE IN LIBERTÀ

Ricominciamo.

La storia è sempre la stessa e, in mancanza di meglio, riciccia e si ripropone tipo i peperoni a cena: a gennaio 2017, l’Avvocatura capitolina rende un parere ufficiale al sindaco Raggi sulla possibilità di annullare in autotutela la delibera Marino sullo Stadio di Tor di Valle. È il “parere Murra” protocollo RF/2017/4672 di cui abbiamo già dato conto:

Nello stesso identico periodo, pressata dalla frangia antistadio dei consiglieri grillini, la Raggi fa una cosa strana: chiede all’avvocato Andrea Magnanelli, collega di Rodolfo Murra all’Avvocatura comunale, un secondo parere. Lo chiede al di fuori della via gerarchica e lo ottiene.
In questo parere, Magnanelli sinteticamente sostiene che, se ben motivata, c’è la possibilità per il Comune di procedere all’annullamento in autotutela della delibera Marino.

Un paio di dettagli: per annullamento in autotutela si intende quanto stabilito dall’articolo 21 nonies della legge 241/1990 che si riporta integralmente:

Art. 21-nonies. (Annullamento d'ufficio)
1. Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell'articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell'articolo 20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge. Rimangono ferme le responsabilità connesse all'adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo.
2. È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole.
2-bis. I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali nonché delle sanzioni previste dal capo VI del testo unico di cui al d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.


Di fronte a due pareri di due esperti legali fra loro non esattamente opposti ma banalmente divergenti, la Raggi finisce per assumere la decisione meno rischiosa: si va avanti e si modifica il progetto.

Va incidentalmente ricordato che le norme di formazione del bilancio del Comune impongono, a fronte di una causa con richiesta di risarcimento del danno, l’accantonamento pluriennale delle somme potenzialmente riconoscibili dal giudice in caso di soccombenza in tribunale. Per chiarire: se io faccio causa al Comune e chiedo 1 miliardo di euro di danni, il Comune deve stimare a quanto posso essere ragionevolmente condannato dal giudice (ad esempio: 500 mila euro) e, in caso di sconfitta, devo accantonare quella somma divisa sul bilancio pluriennale (ad esempio: 100 milioni l’anno per un quinquennio).

Sarebbe ora che Virginia Raggifin troppo reticente sul tema Stadio – parlasse e spiegasse pubblicamente e chiaramente perché, di fronte a due pareri divergenti, scelse una strada invece che l’altra, quindi si decise ad andare avanti invece che cancellare tutto.
Spiegare – come immagino – che la decisione fu dettata dalla necessità economica di non esporre il Campidoglio al rischio di una causa con la As Roma (mediaticamente pesante specie dopo il “no” alle Olimpiadi); causa comunque senza certezza assoluta di vittoria nella migliore delle due ipotesi e a rischio sconfitta nella peggiore; e, comunque, con la necessità obbligatoria di dover in ogni modo accantonare e bloccare somme, sarebbe una decisione politica nel segno della trasparenza.

A parte queste considerazione, veniamo ai giorni nostri:

1)    Nel giugno 2017 la Giunta Raggi porta in Consiglio, dove viene approvata con 28 voti favorevoli, una nuova delibera di pubblico interesse allo Stadio.
2)    Ai sensi del comma 2 dell’articolo 21nonies della legge 241/90 (“È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole”) l’approvazione della nuova Delibera sana la possibilità di annullare la vecchia.
3)    La nuova Delibera, per altro, cambia in maniera radicale anche quegli aspetti del “parere Magnanelli” che, secondo l’Avvocato, avrebbero potuto essere utilizzati come argomenti per tentare l’annullamento.
4)    Qualche anima candida potrebbe pensare che i consiglieri votarono quella delibera “senza sapere” cosa contenesse il parere Magnanelli. Difficile da credere visto che c’è una consigliera comunale che da mesi cita il parere dichiarando di averlo letto ma di non averlo potuto né fotocopiare, fotografare o ottenere. Quindi, i consiglieri erano comunque a conoscenza dell’esistenza di due pareri, pertanto quanto previsto dal comma 2bis dell’articolo 21nonies della legge 241/90 (“I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1”) appare davvero difficile da applicare.
5)    Eh ma ora indaga la magistratura!” Veramente, la magistratura non è un unicum ma ha una serie di specializzazioni. C’è quella amministrativa, quella civile, quella penale e quella contabile. Quella penale ha deciso che non ci sono reati contestabili a chi aveva responsabilità nell’iter decisionale del progetto né che l’iter stesso è in qualche modo coinvolto. Quella contabile deve accertare ora se le decisioni assunte dalla Raggi hanno creato un danno erariale. Personalmente credo che quelle decisioni lo abbiano evitato ma con serenità direi di aspettare la conclusione dell’inchiesta della Corte dei Conti (magistratura contabile). Anche perché se vengono continuativamente presentati esposti, la magistratura (di volta in volta quella interessata) apre un fascicolo che, dopo la gran quantità di archiviazioni, sembra servire solo ad alimentare l’esposizione mediatica del fronte del no….
6) Un ultimo accenno al presunto “danno erariale”: senza voler anticipare il lavoro della Procura della Corte dei Conti che sta indagando su un esposto presentato, mi domano (e credo se lo domanderanno anche i magistrati contabili) quale mai possa essere il danno erariale procurato da un procedimento che ancora non si è definitivamente concluso. Ovvero, perché sussista un danno erariale, il danno… deve essere commesso. Non essendo ancora concluso il complesso iter amministrativo – il che non significa che non siano maturati diritti, sia chiaro – che danno potrebbe mai essersi verificato?

Tutto ciò, in conclusione, per dire: da gennaio 2017 il mondo è andato un tantino avanti. L’inchiesta in corso è solo su aspetti erariali, non penali né amministrativi ed è all’inizio. Visti i precedenti – e la fonte di questo esposto è la stessa di quelli penali archiviati – andrei cauto, molto cauto, nel chiedere cose fra il risibile e l’insostenibile, tipo l’annullamento nel 2020 di un atto del 2014 che è stato confermato da un atto del 2017 a sua volta preso con la piena coscienza e consapevolezza di tutti i passaggi amministrativi necessari.

ECCO IL TRUCCO CONTABILE DI ATAC



Lo chiamano “budget aziendale” ed è la “previsione di servizio definita dall’Azienda”. In maniera meno bizantina è lo sconto che Atac si fa (d’accordo con il Campidoglio a 5Stelle) sui km che dovrebbe annualmente percorrere. Un bel modo per “tagliare” le corse perse: ad esempio, sui bus invece di perdere 16 corse su 100, Atac si fa lo sconto e la perdita è “solo” di 8 corse su 100. Un bel 2x1 stile supermercato! Il budget aziendale è una sorpresa ed è stato necessario un lungo contenzioso con Atac per avere copia dei dati. 
I rapporti fra Comune e Atac sono regolati dal Contratto di Servizio, quel documento, ciòè, che, fra i vari articoli, indica anche quanti km ogni anno devono essere percorsi dal “servizio di superficie” - quindi bus, tram, filobus e autobus elettrici - e quanti dal servizio metropolitana, quindi dai treni delle linee A, B/B1 e C. Poi c’è un analogo contratto con la Regione Lazio per le tre ferrovie concesse, la Roma-Lido, la Roma-Viterbo e la Termini-Giardinetti. Da anni le cifre contenute nel contratto non vengono mai rispettate, quanto meno per i servizi di superficie. Per le metro siamo quasi pari e per le ferrovie concesse un po’ più sotto il pareggio delle metro. 

Il mancato rispetto delle previsioni di servizio del Contratto dovrebbe anche determinare l’ammontare delle penali che annualmente il Comune e la Regione dovrebbero comminare ad Atac. In realtà, da quando c’è il Concordato, l’Azienda continua a dire che economicamente è tutto a posto e che il Concordato non è a rischio
Merito del “budget aziendale”. Cioè dello sconto  che Atac si fa. 
Prendendo ad esempio lo scorso anno, da Contratto Atac avrebbe dovuto percorrere 101milioni di km annui in superficie; 8,6 per le metro e poco più 3,8 per le ferrovie concesse. Con lo “sconticino” questi numeri cambiano sensibilmente: invece di 101milioni, la flotta Atac di superficie avrebbe dovuto percorrerne poco meno di 94 (sconto del 7,5%); le metro 8,5 milioni (sconto dell’1,7%) e le ferrovie concesse poco meno di 3,8 milioni (sconto dello 0,6%). 

Tabella di raffronto fra le previsioni del Contratto di Servizio, quelle del budget aziendale
e il servizio effettivamente reso per l'anno 2019
Fonte: Elaborazione su dati forniti da A
tac

A fine anno, il conto reale ha evidenziato l’ennesimo crollo sul servizio di superficie che si è fermato appena sopra gli 86milioni di km ma se rapportato al chilometraggio previsto nel Contratto sarebbero quasi 16 corse su 100 perse, con lo sconto famiglia, la perdita si ferma a 8 corse su 100.
La PEC di Atac contenente la trasmissione dei dati sul "budget aziendale"

Trucchetto due: sulle metropolitane. Il servizio reale è quasi pari alle previsioni del Contratto: 8milioni 634mila km percorsi per le metro contro 8milioni e 685mila da percorrere. Ma arriva lo sconto che abbassa le “pretese” a 8milioni e mezzo. Risultato: le metro hanno fatto più delle previsioni. Magia: i vari parametri di moltiplicazione del servizio per calcolare il rispetto del concordato preventivo finiscono per essere rispettati. E poco importa che ci siano stazioni metro chiuse per mesi: l’importante sono i km che i treni percorrono. E non fa nulla se i bus non passano. L’importante, come dicono mai in forma ufficiale ma ufficiosa da Atac, è pagare i creditori. I passeggeri possono aspettare. 

Ecco la definizione di Atac del "budget aziendale"
 Fonte: https://www.atac.roma.it/files/doc.asp?r=6708
Le tabelle fornite da Atac sul budget aziendale 2019 per il servizio di superficie
Le tabelle fornite da Atac sul budget aziendale 2019 per i servizi metropolitana e ferrovie concesse



sabato 15 febbraio 2020

STADIO; LA MANCANZA DI NOTIZIE GENERA MOSTRI

Da moltissimi giorni, più o meno dall’epoca dell’annuncio delle potenziali compravendite tanto della As Roma quanto del progetto Tor di Valle, si susseguono annunci più o meno attendibili.
Responsabilità primaria di queste notizie-non notizie va ascritta alla mancanza di fonti ufficiali disposte a rilasciare dichiarazioni. 
Le uniche che abbiamo, alla fine, sono quelle della As Roma ma solo perché essendo quotata in borsa è obbligata dalle norme e dalla Commissione di controllo sulla Borsa (Consob) a rendere note le informazioni sui possibili cambi societari.
Per il resto, ciascuno di noi giornalisti si affida alla proprie fonti.
Fonti che spesso giocano partite sulle quali i giornalisti hanno poca incidenza, ammesso che se ne rendano conto.

Detto questo, e vista la quantità di persone che, a ogni sussurro che contenga la parola “stadio” vengono gentilmente a bussare alla mia porta, desidero specificare quanto segue:

-       Ciascuno è libero di credere a ciò che preferisce, alla fonte, alla radio, alla testata, al collega che, a suo giudizio, è il migliore.
-       Non ho nessuna pretesa di esclusività e ci mancherebbe pure

-       Infine, cosa che ho spesso ripetuto, io rispondo delle mie fonti e dei miei articoli. Non commento notizie date da altri per due ragioni, una egoistica e una, diciamo, altruistica. Quella altruistica è che se dovessi commentare una notizia data da un collega dicendo che è falsa, esporrei il collega a una pessima figura. Quella egoistica è che, dovessi dire invece che è vera, vorrebbe dire ammettere di aver preso un buco. Cosa che non fa mai piacere. Ma ce n’è anche una terza: banalmente, se ho una notizia che verifico con estrema attenzione, la pubblico. La verifica si fa incrociando la presunta notizia con più fonti di cui si è già testata l’attendibilità. Se non ce l’ho in pagina, vuol banalmente dire che, quanto meno, a me la notizia non risulta. Ma io non so quali fonti ha il collega che la scrive. Il massimo che posso fare è, appresala, verificare con le mie fonti.

E dopo questa premessa generale, voglio evidenziare quanto io so. E lo so perché l’ho verificato col metodo di cui sopra.

1)   Ci vuole ancora tempo perché Vitek divenga a tutti gli effetti di legge il proprietario del progetto Stadio e dei terreni di Tor di Valle. Le operazioni sono lente e complesse. E, aggiungo, come nel calcio mercato un giocatore è acquistato quando viene presentato (Malcom docet), anche negli affari fino a che non c’è una firma, può sempre saltare tutto. A me risulta che ci vorrà ancora una mesata.
2)   L’accordo fra Parnasi e Vitek è stato trovato e raggiunto prima di Natale. Ma l’accordo da solo non basta. Quando si compra una casa, occorre un atto notarile. Quando si comprano società, pure. E questi atti hanno una gestazione tanto più lunga e complessa quanto più articolata è l’operazione. 
3)   Che io sappia, Vitek non ha intenzione di interrompere l’iter Stadio.
4)   Che io sappia, Friedkin non ha intenzione di interrompere l’iter Stadio per ricominciarlo da zero da un’altra parte.
5)   Come per la storia di Fiumicino, qualunque altra localizzazione del progetto significa:
a.   Ricominciare da capo l’iter
b.   Buttare tutto quel che si è fatto fino a oggi
c.    Gettare al vento un’ottantina di milioni di euro già spesi (oggi da Pallotta ma domani da Friedkin che li verserà a Pallotta)
d.   Essendo modificate le norme, l’eventuale nuovo progetto dovrà essere molto più articolato già in partenza
e.   E questi punti valgono per Fiumicino, Tor Vergata, Tor Tre Teste, Torrenova, Torre Gaia o qualunque Tor(re) vi venga in mente, Parigi o Marte
6)   Quindi, a meno che il Comune non fornisca alla Roma un motivo (rigetto di tutto) per ricominciare da un’altra parte nessuno dei soggetti vecchi e nuovi intende farlo per sport

In conclusione:

A)  Il progetto va avanti a Tor di Valle
B)  I lavori tecnici sono quasi completati ma l’ultimo miglio che manca (più politico che tecnico) dovrà attendere ancora fino al punto C)
C)   Vitek sarà effettivamente proprietario non prima di un altro mese anche se l’accordo stretto data già qualche settimana

D)  Friedkin non ha alcuna intenzione di buttare soldi e tempo dalla finestra

TIBURTINA; MONTUORI: "SARÀ IL NODO DI CONNESSIONE CON L'EUROPA"


Il Piano di assetto di Tiburtina è il frutto della visione di questa Amministrazione che vede in questa Stazione il nodo che connette Roma al resto di Italia e di Europa attraverso le linee alta velocità”.
Luca Montuori, assessore all’Urbanistica, spiega in cosa consisterà il nuovo assetto di Tiburtina che è anche un po’ un “pallino” del Montuori urbanista. 
In quest’ottica, vogliamo riconfigurare i due piazzali della Stazione, quello ovest, dove attualmente sono situati i capilinea dei bus e dei pullman, e est, quello dall’altro lato della stazione. L’idea parte dall’abbattimento della Tangenziale che restituisce dignità all’uscita dalla stazione non più sotto un ponte degradato ma in uno spazio aperto”.

Assessore, nel progetto prevedete lo spostamento del capolinea del pullman?
Noi prevediamo di collocare i pullman nel piazzale est, quello lato Pietralata. La distanza del nuovo capolinea dei pullman dalla stazione metro è di circa 40 metri maggiore nel piazzale est rispetto alla collocazione attuale”.

Perché il consorzio Tibus che gestisce l’attuale capolinea non vuole questo spostamento?
Con Tibus c’è un contenzioso da anni. Secondo me perché sull’altro lato sarà necessario fare una nuova gara oppure potrebbe essere la stessa Amministrazione comunale a gestire i nuovi capilinea”.

A oggi a che punto siamo?
La demolizione della Tangenziale ha consentito l’avvio dei lavori per la realizzazione dell’hotel nel cosiddetto “comparto delle ferrovie”. Gli investitori hanno immediatamente messo mano al portafogli e hanno acquisito il lotto. Noi come Amministrazione comunale ci siamo trovati un progetto uscito nel 2016 dalle varie Conferenze di Servizi e sul quale nessuno aveva mai avuto obiezioni da muovere e, nel 2017, abbiamo deciso di investire fondi pubblici modificando, all’interno della quota del 20% dell’importo complessivo, il progetto”.

Come?
Evitando di realizzare opere che bloccassero l’arrivo del tram, favorendo la pedonalità e sganciando i lati nord e sud della piazza per evitare che continuasse ad essere un’area di passaggio”.

Delle proposte dei comitati?
Quel che potevamo prendere all’interno delle norme lo abbiamo già preso”.     

STAZIONE TIBURTINA, A MARZO LAVORI PER IL NUOVO ASSETTO


Seduta piuttosto calda delle Commissioni congiunte Urbanistica e Mobilità dedicate al futuro assetto della Stazione Tiburtina. Comitati sul piede di guerra contro il progetto del Campidoglio etichettato come un “obbrobrio che non piace a nessuno”.
Il progetto del Comune ridisegna nel complesso l’intera Stazione Tiburtina: un boulevard pedonale alberato in continuità, senza attraversamenti stradali dall’uscita della stazione Tiburtina a largo Mazzoni; una nuova area dedicata ai pedoni di oltre 7mila metri quadri. Saranno 12 gli alberi abbattuti e due quelli spostati ma ne saranno piantati 43 nuovi: 6 platani, 27 lecci, 2 paulonie e 8 jacaranda (questi ultimi, alberi ad alto fusto con splendidi fiori color lilla). La partenza dei lavori è prevista per marzo. Il progetto di riassetto globale della Stazione è legato all’abbattimento dei circa 500 metri della parte sopraelevata della Tangenziale Est e alla creazione della linea tranviaria della Tiburtina i cui finanziamenti (23,5 milioni di euro) sono stati ufficializzati proprio in questi giorni dal Ministero dei Trasporti.
Al momento sono in corso i lavori della fase uno del progetto e la discussione in Commissione si è centrata soprattutto su questa parte: solo successivamente, a lavori conclusi e sistemazione ultimata, si potrà aprire una fase due, probabilmente con un concorso internazionale, al quale potrà partecipare eventualmente anche il progetto dei comitati presenti oggi in commissione.
Durante la seduta - presenti gli assessori all’Urbanistica, Luca Montuori; ai Trasporti, Pietro Calabrese; e ai Lavori pubblici, Linda Meleo - veementi e reiterate le proteste di una parte dei comitati contrari al progetto (Comitato Cittadini Stazione Tiburtina, Associazione Rinascita Tiburtina e CittadinanzAttiva Nomentano): “si doveva parlare del piano di assetto della Stazione Tiburtina, un’area che va ben oltre la sopraelevata, ma la Giunta non ha detto nulla senza avere alcun disegno globale sull’area. La variante dell’Amministrazione è un obbrobrio che non piace a nessuno, è pensata per le macchine e non per i cittadini e compromette ogni possibile riqualificazione futura”. Elemento di critica è l’abbattimento di 12 alberi che i Comitati criticano ferocemente (anche se se ne pianteranno 43 nuovi). 
Con poche modifiche - proseguono i comitati del no - si poteva salvare la piazza, gli alberi e avere una prospettiva moderna di quel pezzo di città. I suggerimenti sono stati avvertiti dagli assessori come un attacco”.